Coppa Davis, Argentina-Italia 0-2: bene Lorenzi e Seppi

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Coppa Davis, Argentina-Italia 0-2: bene Lorenzi e Seppi

Nessun problema per il senese: triplo 6-3 a Guido Pella. Seppi schierato al posto di Fognini, colpito da gastrenterite, si complica la vita contro Berlocq ma alla fine chiude al tie break del quarto set

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

ARGENTINA-ITALIA 0-2

Lorenzi-Pella

 

Italia ad un passo dai quarti di finale, ad un punto dall’estromettere i campioni in carica dell’Argentina. Meglio di così diciamoci la verità non poteva andare. Alla fine hanno prevalso la migliore condizione fisica ed il maggior tasso tecnico dei nostri tennisti rispetto ai loro avversari.

Troppo solido e regolare Lorenzi per Guido Pella, più incisivo e continuo Andreas Seppi (in campo al posto di Fognini colpito da gastroenterite) rispetto a Charly Berlocq. Anche se, mentre Lorenzi con un triplice 6-3 si è sbarazzato agevolmente del suo avversario, Andreas come al solito ci ha fatto penare al momento di chiudere la sua partita. Avanti 5-2 nel quarto set con doppio break di vantaggio e 6-3 nel tie break finale, l’azzurro ha conquistato il 2-0 solo al quarto sospiratissimo match point. Ma come si dice in questi casi, tutto bene quel che finisce bene, ora proveremo a chiudere la contesa con il doppio di domani. Vedremo quale sarà la coppia schierata da Barazzutti, visto che Bolelli è al rientro e Fognini al momento indisposto.

P. Lorenzi b. G. Pella 6-3 6-3 6-3

Nel primo singolare della sfida tra Argentina e Italia sono Paolo Lorenzi, nr.1 italiano, e Guido Pella, nr.2 argentino a scendere in campo. Gli spalti del Parque Sarmiento sono abbastanza vuoti (colpa del giorno lavorativo), la temperatura invece pare alquanto alta. Sono due i precedenti tra i due tennisti, ma entrambi a livello di challenger, situazione in perfetta parità, 1-1.

Lorenzi va a servire per primo e tiene la battuta senza problemi, qualche piccola sofferenza in più per Pella che invece il suo game lo tiene ai vantaggi. Il tema tattico del match si delinea subito, Lorenzi cerca la profondità e la palla molto alta, soprattutto sul diritto del suo avversario, di modo da non dargli ritmo. Il mancino argentino di contro prova a metterla sulla potenza e cerca di prendere quando può l’iniziativa, ma non sempre i suoi colpi sono accompagnati dalla precisione. Fa capolino anche Maradona sugli spalti, “aficionados” sfegatato del team tennistico “albiceleste”, mentre Lorenzi concede la prima palla break del match con un paio di gratuiti di rovescio, ma poi con lo stesso colpo si salva e porta a casa la battuta. Si seguono i turni di battuta sino al 3-2 Lorenzi, poi nel sesto game Pella sbaglia un paio di diritti e concede il break all’azzurro. L’argentino ha subito 3 opportunità per rientrare in partita, ma difetta in continuità ed alterna ottime scelte a svarioni clamorosi. Lorenzi si salva con il servizio (la percentuale di prime è vicina al 60% ma quando Paolo mette la prima fa 8 punti su 10) e conferma il break, salendo 5-2. Pella perde progressivamente fiducia, i gratuiti aumentano, l’argentino si salva nell’ottavo game dove annulla ben 3 set point, ma nulla può nel gioco successivo sul servizio di Lorenzi, che così dopo 49 minuti chiude il primo set 6-3. Aberrante il bilancio vincenti-gratuiti del tennista di casa, 3-11, non tanto meglio Lorenzi (5-15) che però nei momenti cruciali si è dimostrato più solido.

Pella inizia il secondo set alla battuta ma lo fa nel modo peggiore, subito break di Lorenzi che pare ora avere il vento in poppa, praticamente padrone degli scambi. Pella al di là di un paio di diritti vincenti in corsa non sembra avere ben chiare le idee su come ribaltare l’inerzia del match ma soprattutto non riesce mai a sfruttare quelle occasioni che il match gli propone. Così l’argentino salva una pericolosa palla dello 0-3, ma poi manca due opportunità del controbreak con Lorenzi che ancora una volta trova il servizio nel momento topico. Pella continua nei suoi alti e bassi e annulla altre due pericolose palle break nel quinto game, ma poi ne spreca a sua volta ancora una nel gioco successivo. L’argentino inanella 3 gratuiti di rovescio sul 2-4 e cede nuovamente la battuta, Lorenzi va a servire per il secondo set ma Pella prova a ravvivare la sua partita, centrando il primo break dell’incontro e provando a rimettere in discussione il parziale. L’illusione dura il tempo di un game, quello successivo, disastroso da parte dell’argentino che perde per la terza volta la battuta e cede anche il secondo set con il punteggio di 6-3. Se pensiamo che Lorenzi lo ha vinto con il 43% di prime messe in campo, abbiamo chiaro che partita di livello mediocre stia giocando il suo avversario, al di là dei meriti e della regolarità del tennista italiano.

La musica non cambia nel terzo set, Lorenzi di base non fa alcuna fatica a tenere la sua battuta, Pella invece soffre sempre oltre il limite, complici gratuiti sia di diritti che di rovescio che non hanno né capo né coda. Il puntuale break di Lorenzi arriva nel quarto game, la partita sembra in discesa oramai, ma Pella (che oltretutto pare non stare proprio bene fisicamente), decide di provare ad allungarla, stavolta grazie anche ad uno dei rari momenti di distrazione di Lorenzi che dal 30-0 cede la battuta complici anche due doppi falli. Ma Pella fa e disfa a suo piacimento, Lorenzi ora indovina anche un paio di palle corte millimetriche e riallunga immediatamente, break per il 4-2, subito dopo confermato senza esitazioni. Pella salva un match point nel game successivo ma nulla può nel nono gioco, nel quale Lorenzi tiene la battuta a zero e sigla l’1-0 Italia. Partita sicuramente non bella esteticamente, ma giocata in maniera tatticamente perfetta dal nostro atleta.

Queste le dichiarazioni di Lorenzi a fine match: “I primi due set sono stati molto duri, nel terzo ho accusato un po’ di stanchezza ma anche lui è calato e quindi sono soddisfatto di come sia andata la partita. Il mio obiettivo era allungare quanto più possibile gli scambi e direi che ci sono riuscito. Ho avuto qualche problema con il servizio, devo migliorare la percentuale di prime, la velocità va bene, ma la percentuale no”.

A. Seppi b. C. Berlocq 6-1 6-2 1-6 7-6(6)

Berlocq-Seppi

Charly Berlocq, chiamato all’ultimo minuto al posto dell’infortunato Zeballos, si ritrova addirittura titolare nella sfida con l’Italia, viste le non perfette condizioni fisiche di Diego Schwartzman, sulla carta il nr.1 locale. Così Berlocq festeggia il suo compleanno in campo (è nato infatti il 3 febbraio del 1983) affrontando Andreas Seppi, con l’obiettivo di portare l’Argentina sull’1-1 dopo la sconfitta di Pella contro Lorenzi. I due si sono affrontati anche nella sfida di Davis del 2014, con Berlocq che dopo aver perso il primo set travolse il nostro giocatore lasciandogli le briciole nei restanti tre set.

Il tennista di casa comincia molto bene tenendo la battuta a zero, ma sarà per circa un’ora l’unico segno di vita dell’argentino. Seppi infatti parte piano, ma a poco a poco sale in cattedra, giocando molto profondo e spostando a piacimento il suo avversario da una parte all’altra del campo. Seppi fa male con il servizio e con le sue accelerazioni improvvise, Berlocq cede la battuta nel terzo game e scompare letteralmente dal campo, messo in un angolo dal tennista italiano. L’unico momento di difficoltà di Seppi è sul 4-1, quando si vede costretto ad annullare 3 palle break. Ma per il resto il parziale è una passeggiata di salute, Berlocq cede nuovamente la battuta nel settimo game per il 6-1 dell’azzurro.

Andreas non ha alcuna intenzione di fermarsi, la sua è una cavalcata travolgente e trionfale, Berlocq appare completamente impotente ed oltretutto lontano dalla condizione fisica migliore. Seppi va con un parziale di 12 punti a 1 subito sul 3-0 ed amministra il vantaggio abbastanza tranquillamente, correndo qualche rischio solo sul 4-2 quando deve annullare in un game lunghissimo (16 punti giocati) due palle break. Scampato il pericolo Andreas breakka nuovamente Berlocq e chiude anche il secondo set con il punteggio di 6-2, lasciando intravedere una facile vittoria.

Ma Berlocq è animale da Davis e vende cara la pelle sempre, anche nelle giornate peggiori. Ecco che la partita cambia improvvisamente volto. Seppi perde la battuta ad inizio terzo set e il suo avversario si galvanizza, ritrovando grinta e colpi, al contrario del tennista italiano che invece si spegne gradualmente, lasciando campo libero al suo avversario. Berlocq diventa una furia, non molla una palla, le prende tutte. In un attimo l’argentino porta a casa il terzo set con il punteggio di 6-1, sospinto da una folla che crede alla clamorosa rimonta.

Una dote di Seppi è sicuramente quella della pazienza, della calma. L’azzurro riordina con calma le idee, fa passare la sfuriata dell’argentino e poi riprende il filo del discorso interrotto nel terzo set. Difatti, dopo i primi 4 game che seguono i servizi, è Andreas che con due diritti vincenti strappa la battuta a Berlocq è riparte in testa. L’argentino a questo punto sembra sfinito, fuori dal match di testa e di fisico. Arriva un altro break di Seppi che va a servire per il set sul 5-2. Sembrerebbe finita…sembrerebbe. Seppi come spesso gli capita si inceppa sul traguardo, Berlocq dal canto suo riprende a crederci, succede l’impossibile. L’argentino infila 4 giochi di seguito e addirittura si porta sul 6-5, Seppi è incredulo, ma deve dare tutto se stesso per non portare il match al quinto, lo stadio diverrebbe una bolgia. Il tennista altoatesino tiene tranquillamente la battuta e porta il set al tie break. Tie break che chiaramente segue la falsariga del set, Seppi spreca a ripetizione e si complica la vita. L’azzurro allunga sul 4-2, perde il minibreak di vantaggio, poi approfitta di due clamorosi gratuiti di Berlocq e sale 6-3 con 3 match point a disposizione di cui 2 sul suo servizio. Finita? Macché, Berlocq risale sul 6-6, Andreas trova un diritto vincente, 7-6, quarto match-point. Stavolta è quello buono, gratuito di Berlocq, 2-0 Italia, ma che sofferenza…

La gioia e il sollievo di Seppi per aver chiuso un incontro che si era fatto sempre più spinoso trovano quindi sfogo in un gesto goliardico, rivolto verso i compagni dopo la stretta di mano con l’avversario. Qualcuno, sempre alla ricerca di polemiche, lo ha voluto interpretare come una mancanza di rispetto verso i tifosi argentini seduti sugli spalti retrostanti la panchina azzurra. Ma quel qualcuno non deve avere ben chiaro l’uomo Seppi: la serie di abbracci, “cinque alti” e sorrisi che hanno fatto da immediato seguito testimoniano a favore dell’altoatesino, regalandoci inoltre un’istantanea del bel clima che si respira nel “nostro” spogliatoio. Queste le dichiarazioni di Seppi a fine partita: “Nei primi due set ho giocato davvero bene. Ma si sa, nei match 3 su 5 è sempre difficile mantenere un buon livello di gioco con continuità. Sono stato però bravo a tornare aggressivo nel quarto set, la potevo chiudere prima, ma va bene così”.

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Coppa Davis, Germania-GB 2-1: Krawietz e Puetz trascinano i tedeschi in semifinale

Incredibile rimonta della Germania, che elimina la Gran Bretagna dopo il doppio decisivo e sabato sfiderà per un posto in finale la vincente del tie tra Federazione Russa e Svezia

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La squadra tedesca festeggia la semifinale - Finale Coppa Davis Innsbruck 2021 (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

GERMANIA – GRAN BRETAGNA 2-1
D. Evans b. P. Gojowczyk 6-2 6-1
J-L. Struff b. C. Norrie 7-6(6) 3-6 6-2
K. Krawietz/T. Puetz b. J. Salisbury/N. Skupski 7-6(10) 7-6(5)

Strabiliante rimonta tedesca, in parte favorita dal discreto suicidio britannico. Prima Dan Evans demolisce uno smarrito Peter Gojowczyk, poi, nettamente sfavorito, Jan-Lennart Struff batte al terzo Cameron Norrie preparando la strada al colpo della coppia formata da Kevin Krawietz e da un sublime Tim Puetz, che fermano in due tie break Joe Salisbury e Neal Skupski per regalare ai tedeschi la prima semifinale in Davis dal 2007. La Germania contenderà sabato a Madrid un posto nel duello per il titolo a chi emergerà vincente dalla sfida tra Federazione Russa e Svezia.

Piuttosto coraggiosa e incredibilmente sbagliata si rivela la scelta del Kapitän Michael Kohlmann di schierare Peter Gojowczyk, n. 86 ATP, come singolarista n. 2. Nel rubber di apertura, infatti, il trentaduenne di Monaco patisce l’emozione e non riesce mai a entrare nel match, con un piano di gioco che, qualunque fosse, non poteva essere messo in pratica tra doppi falli, unforced sparsi e tutto quello che deriva dalla tensione. Ha così vita fin troppo facile Daniel Evans nell’imporsi cedendo appena tre game in meno di un’ora: tanti rovesci tagliati, qualche accelerazione al momento giusto dopo i palleggi incrociati in sicurezza e la Gran Bretagna è sull’1-0.

 

A sorpresa, però, Jan-Lennard Struff sconfigge Cameron Norrie per 7-6(6) 3-6 6-2, salvando due set point nel tie-break del primo (Norrie aveva anche servito per il set sul 6-5) e dando ai suoi il pareggio. Come negli incontri con Serbia e Austria, quindi, la coppia Krawietz/Puetz cercherà di dare il punto della vittoria ai teutonici: i loro avversari saranno Salisbury e Skupski, che di doppio decisivo ne hanno vinto uno contro la Cechia. Ricordiamo che la vincente troverà o la Svezia o la squadra della federazione russa (RTF).

Qualificazione dunque demandata al doppio e infine colta dalla coppia tedesca, bravissima a superare in due set al termine un match ricco di delizie tecniche sebbene definito da pochi crocevia fondamentali il combo britannico. Decisivi due tie break, entrambi tirati anche se molto diversi tra loro: nel primo Krawietz e Puetz prevalgono al ventiduesimo punto dopo aver sprecato tre set point complessivi (due nel tie break stesso) e avendone cancellati quattro a Salisbury e Skupski; nel secondo i tedeschi appongono la fatidica ciliegina sulla torta mettendo incredibilmente a segno sette punti in fila dallo zero-cinque.

PRE-TIE – Si potrebbe dire che la Germania sia alla ricerca della rivincita perfetta, visto che l’ultimo precedente risale ai quarti dell’ultima edizione delle Finals, anche se quella sconfitta giunse a Madrid. Tuttavia, il capitano Kohlmann la vede diversamente: “Non si tratta di rivincita perché è una squadra diversa”, spiega. “L’ultima volta, non c’erano né Tim [Puetz] né Peter [Gojowczyk], mentre avevamo Philipp Kohlschreiber e Andreas Mies”. Il capitano della squadra nazionale che non ha chiaro il concetto di squadra nazionale? Poi, però, sembra contraddire quanto appena detto: “L’obiettivo è di prenderci la semifinale, ma è bello giocare due volte contro di loro nei quarti così possiamo capire se siamo migliorati o meno”.

L’importante è che abbia ben chiare sul tie che può portarli a Madrid. Ecco appunto la relativa sorpresa: colui che preferisce la terra battuta al duro, che ha perso tre volte su tre da Evans e ha sbagliato tutto contro Rodionov, in una parola Koepfer, viene sostituito da Gojowczyk, quello che da n. 119 e in preda ai crampi batté Tsonga 8-6 al quinto nell’edizione 2014 della Coppa Davis. Altri tempi. Struff confermato singolarista n. 1, mentre l’eventuale doppio decisivo sarà quasi certamente affidato agli specialisti Krawietz e Puetz.

PRIMO SINGOLARE – Parte contratto, Gojowczyk, che sbaglia in palleggio e al servizio. L’inglese è invece sembra già caldo, ma davvero il suo avversario quasi non gli dà modo di dimostrarlo: quattro doppi falli per lui e 3-0 pesante per la Gran Bretagna. Peter dà l’illusione di entrare in partita chiudendo un bello scambio con l’amato rovescio lungolinea, ma la prima di servizio di Evans ritarda l’iscrizione a referto del tedesco fino al quinto gioco. Portatore sano di un soprannome che non suona bene il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia, Gojo potrebbe tentare come piano base di inchiodare l’altro sul lato del rovescio aspettando uno slice più comodo da attaccare, mentre Evo, che comunque può anche rimanere su quella diagonale a sbecchettare per ore contro quei colpi relativamente piatti, adotta diverse soluzioni per evitare di scambiare sul ritmo. L’illusione di avere una partita rimane finora tale e arriva il 6-2.

L’inizio del secondo parziale non è troppo dissimile da quanto visto mezz’ora prima e la seconda battuta tedesca ben sotto il nastro consegna subito il servizio. La fatica di Gojowczyk a trovare il tempo sui colpi di Evans continua evidente, con i piedi poco reattivi che danno il loro contributo in negativo, ma almeno riesce a salvare lo 0-3. Di fronte a un avversario in ambasce che sforna gratuiti a ripetizione e compie spesso scelte poco lucide, Evans gioca tranquillo, copre il campo con agilità quelle volte – poche, in verità – in cui è chiamato a farlo e, anche se sbaglia qualcosa di più rispetto al primo parziale, piazza un altro break con un delizioso passante slice che rientra cadendo sull’ultima piastrella disponibile. In vantaggio 5-1, Evans si permette di sfoderare anche un paio di ottimi rovesci coperti e alza le mani in segno di esultanza dopo 55 minuti sul settimo doppio fallo Gojowczyk.

SECONDO SINGOLARE – Scelta infelice quella di schierare Gojowczyk, probabilmente, e tie che pareva compromesso prima della sfida tra i due numeri uno. Nettamente favorito Cameron Norrie, per ranking e periodo storico: recente campione a Indian Wells e ripescato alle Finals, Norrie è uno dei giocatori più caldi dell’autunno tennistico. Eppure, anche nel clima lunare di un palazzetto, quello di Innsbruck, privato del pubblico per la nuova emergenza pandemica, la Davis del presente e del futuro continua a restare allergica ai pronostici scontati. E infatti Struff rovescia il tavolo a sorpresa vincendo 7-6(6) 3-6 6-2, e spinge il quarto tra Germania e Gran Bretagna al doppio decisivo.

E dire che, nonostante il precoce break incamerato in avvio, il buon Jan-Lennard a lungo non dà la sensazione di poter riuscire nel miracolo. Gioca colpi tonanti, questo sì, ma rimangono appunto colpi isolati, immersi in un canovaccio tattico perlopiù improvvisato. Il tennista da Warstein sa di essere inferiore nello scambio e allora tira tutto quello che vede, con risultati alterni. Oppure scende a rete, spesso e volentieri, venendo spesso e volentieri passato da un Norrie più calmo e dentro la partita dopo un avvio incerto. Dal 4-1 Germania, il mancino nato a Johannesburg piazza un parziale di cinque giochi a uno, e quando al termine dell’undicesimo game-fiume da quattordici punti piazza il break e si apposta a servire per il primo set, non solo il set medesimo, ma la contesa tutta pare avviata a una felice conclusione per i sudditi di Sua Maestà.

Il merito di Struff è quello di ribellarsi al destino segnato. Gioca un gran game in risposta e forza il tie-break; tie-break che non molla anche quando deve fronteggiare due set point: quattro punti in fila per il tedesco dal 4-6 e prima frazione Germania: sorprendente, considerata l’inerzia che pareva aver segnato il set. Inopinato, anche, l’andazzo preso dal match nel secondo parziale: Struff, che avremmo previsto rasserenato dal vantaggio, perde da subito certezze al servizio; annaspa ma galleggia fino al sesto gioco, quando Norrie gli scippa con merito la battuta e veleggia comodo verso il set decisivo.

Ma l’inerzia non è di casa, in questo palazzo vuoto e gelido. Rimessi a posto i cocci, il favorito non pareva più doversi guardare indietro. Sua la prima occasione di break nel primo gioco, poi il buio. Turbato e pallido via via sempre più, Norrie perde campo e convinzione, mentre in modo inversamente proporzionale Struff conquista metri e fiducia. Continua a tirare tutto, il tedesco, ma adesso la palla tende a stare più dentro che fuori. Dal due pari Jan-Lennard si prende gli ultimi quattro game, insieme all’insperato punto del pareggio per la Germania.

IL DOPPIO DECISIVO – Finisce con Michael Kohlmann impazzito nel mimare improbabili colpi pugilistici per festeggiare Kvin Kravwietz e Tim Puetz, che completano l’insperata rimonta della Germania sulla Gran Bretagna: sabato, a Madrid, a contendere un posto in finale alla vincente dell’incontro tra RTF e Svezia ci saranno i tedeschi. Il doppio dirimente sfocia in una partita di qualità sopraffina, prevedibile considerati percorsi e palmarès dei quattro protagonisti sul rettangolo di gioco. Esecuzioni ormai estinte nei pressi della rete, rispostoni di bellezza abbacinante, pathos a dosi massicce sebbene concentrato in pochi momenti spartiacque, alla faccia di chi vorrebbe – e in parte ha già voluto – ridurre la disciplina a una roulette russa umiliata dal killer point.

Poche le occasioni per i turnisti in risposta: la prima, al dodicesimo gioco del primo set, procurata da un pasticciaccio di Neal Skupski con lo smash in rete da fondocampo: prima palla break dell’incontro, coincidente con il set point a favore dei tedeschi, ma la risposta di Puetz è fuori. Decisone delegata a un tie break feroce per intensità ed equilibrio, risolto dai tedeschi al ventiduesimo punto e al quarto set point a favore dopo averne annullati altrettanti ai britannici, questi ultimi incapaci di trasformare l’unico capitato sulla racchetta della coppia al servizio: commettendo un esiziale doppio fallo sul quattro pari, Kravietz aveva concesso ai brits di chiudere in battuta, ma sul sei-quattro Skupsi aveva scialacquato mandando lunga una volée. Buon per i tedeschi, già crucciati per aver sprecato due volte (sul 2-0 e sul 4-2) un mini break di vantaggio.

Ancora più liscio il secondo set per i battitori, indisponibili a concedere una singola chance al poligono. Altro tie break, inevitabile, e qui va in scena l’incredibile, specie in un match a coppie: avanti per cinque a zero, con due mini break di vantaggio e ormai sicuri di aver portato la contesa al terzo, Skupski e Salisbury si fanno rimontare subendo sette punti consecutivi, vittime attonite di un Tim Puetz in completa trance agonistica. Non sarà una bella nottata per i britannici, mentre i rivali orfani di Sascha Zverev possono alzare i boccali: la semifinale di Davis, da quelle parti, mancava addirittura dal 2007.

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Coppa Davis: nuova formula con gironi in Europa e fase finale ad Abu Dhabi. Sarebbe il colpo di grazia?

Le Finali di Coppa Davis “costrette” all’esilio negli Emirati. Dubbi su quanto pubblico potra assistere ai match di Abu Dhabi

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Coppa Davis a Madrid - Finali 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’indiscrezione trapelata qualche giorno fa che suggeriva Abu Dhabi come potenziale la nuova sede delle Finali di Coppa Davis aveva generato qualche preoccupazione sul futuro successo della manifestazione, ma ora che sono emersi altri dettagli sui piani di sviluppo di Kosmos per i prossimi cinque anni le preoccupazioni sono cresciute e sono più che legittime.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano inglese The Daily Telegraph, lo stesso che aveva dato per primo la notizia del possibile spostamento negli Emirati Arabi, la rinnovata formula della manifestazione vedrà la partecipazione di 16 squadre, divisi in quattro gironi da quattro, e la fase di round robin verrà ospitata da quattro località europee da definirsi. Le prime due classificate di ogni girone si qualificheranno poi per la fase a eliminazione diretta, che avrà luogo invece ad Abu Dhabi, secondo un contratto di cinque anni che sarà firmato da Kosmos con gli organizzatori degli Emirati.

Maggiori dettagli saranno ufficializzati domenica prossima alle 11 quando in un albergo del centro di Madrid Kosmos Tennis presenterà alla stampa il nuovo meccanismo delle Finali di Coppa Davis. Tuttavia se queste indiscrezioni dovessero essere confermate c’è di che temere per la sorte della manifestazione.

 

Quando Kosmos Tennis aveva rilevato dalla Federazione Internazionale la gestione commerciale della Coppa Davis, uno dei capisaldi della loro visione era quello che intendeva trasformare la più antica competizione a squadre dello sport in un evento che riunisse tutti i Paesi partecipanti nello stesso luogo nel corso di un periodo di tempo circoscritto, esattamente come succede per i Mondiali di calcio e per le Olimpiadi. Infatti nelle immagini che sono state trasmesse nell’ultima settimana dalle tre sedi di Madrid, Innsbruck e Torino si poteva veder campeggiare lo slogan “The World Cup of Tennis”. Ma se ciò poteva essere con la sede unica di Madrid dell’edizione inaugurale del 2019, il modello che sembra stia per essere adottato appare sempre più lontano da questa visione.

Il trasloco ad Abu Dhabi può essere giustificato soltanto se si riesce a trasformare la Coppa Davis in un “destination event” in tutto e per tutto, nel quale la presenza e il calore del pubblico sugli spalti fa principalmente affidamento agli appassionati dei Paesi in gara che seguono la propria nazionale in trasferta che non l’interesse della popolazione locale. È inverosimile infatti pensare che gli spettatori di Abu Dhabi o della relativamente vicina Dubai (circa 130 km) possano da soli riempire gli spalti delle fasi conclusive della Coppa Davis.

Tuttavia, se i gironi dovessero veramente svolgersi in quattro città europee, sarebbe molto complicato per i tifosi programmare la trasferta in Medio Oriente non potendo avere la certezza che la loro squadra sarà qualificata ai quarti di finale fino a qualche giorno prima di dover partire. Una cosa è chiedere ai fans di pianificare un viaggio negli Emirati per assistere alla manifestazione ed eventualmente prolungare il soggiorno per seguire anche le finali, un’altra è aspettarsi che possano modificare i loro piani in maniera così significativa nel giro di pochi giorni.

E anche dal punto di vista dei giocatori la situazione si profila tutt’altro che ideale: passi per le 6-7 ore di volo che separano l’Europa da Abu Dhabi (si tratterebbe di un volo simile a un costa a costa negli Stati Uniti, con tanto di fuso orario), ma ci si troverebbe anche a dover cambiare completamente scenario, passando dall’indoor di un palazzetto europeo ai campi all’aperto sotto il sole mediorientale.

Il Telegraph suggerisce che la scelta di Abu Dhabi sia stata più o meno forzata, dato che non erano state presentate alternative credibili. E allora viene da pensare che Kosmos abbia fatto il passo più lungo della gamba mettendo sul tavolo la favolosa cifra di 3 miliardi di dollari per 25 anni, sovrastimando il potenziale commerciale della Coppa Davis, e ora stia cercando di trovare qualunque soluzione per non rimetterci anche la camicia.

Ne sapremo sicuramente di più tra qualche giorno quando potremo mettere insieme tutti i pezzi e fare una valutazione più completa della situazione, ma gli ingredienti per un potenziale disastro ci sono tutti.

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Coppa Davis

Coppa Davis: Fognini e Sinner, niente impresa. Mektic e Pavic portano la Croazia a Madrid

Troppo forte la coppia croata per gli azzurri. L’Italia esce ai quarti di finale e deve rinviare i sogni di gloria. La Croazia va in semifinale e attende la Serbia di Djokovic o il Kazakistan

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da Torino il nostro inviato

N. Metkic/M. Pavic (CRO) – J. Sinner/F. Fognini (ITA) 6-3 6-4

L’orchestra croata suona all’impazzata e i sostenitori biancorossi esultano. Ne hanno ben d’onde perché i campioni del 2018 hanno espugnato il Pala-Alpitour staccando il biglietto per Madrid e per la semifinale contro la vincente di Serbia-Kazakistan.

 


Per l’Italia è una cocente delusione, ma dopo il clamoroso ko di Sonego contro il numero 276 del mondo Borna Gojo e la grande rimonta di Jannik Sinner contro Marin  Cilic, battere il doppio croato Mektic-Pavic, coppia più forte al mondo, era un’impresa ai limiti dell’impossibile per Fognini e Jannik, preferito a Bolelli.

La squadra di capitan Volandri, non dimentichiamolo, orfana del suo numero uno Matteo Berrettini infortunatosi durante le Atp Finals (ma anche i croati hanno dovuto rinunciare al lungodegente Borna Coric), ha pagato forse lo scotto dell’inesperienza di Lorenzo Sonego, esordiente  in Davis e la necessità di improvvisare la composizione del doppio. E così il sogno di eguagliare la mitica formazione del 1976 si è infranto sullo scoglio croato. Ma è una squadra giovane e sicuramente nei prossimi anni avrà la chance di arrivare fino in fondo a questa manifestazione.

La partita
Loro sono il numero 1 e il numero 2 del mondo nelle classifiche di doppio e quest’anno hanno vinto nove tornei tra cui Wimbledon, le Olimpiadi di Tokyo, Roma, Montecarlo e Miami.
Per trovare Fabio Fognini e Jannik Sinner in classifica dobbiamo andare oltre la pagina dei primi 100 e inoltre i due hanno giocato insieme per la prima volta l’altra notte (hanno finito alle 02.30) contro i colombiani, perdendo di misura.
Ma quanto contano le classifiche in un doppio decisivo in Coppa Davis?
In ogni caso Fabio uno slam in doppio lo ha vinto con Bolelli qualche anno fa e Jannik…beh è Jannik! Come ha detto Capitan Volandri, può giocare singolo, doppio e triplo.

Alla prova del campo però la coppia croata si dimostra subito di livello superiore alla nostra, purtroppo  improvvisata. I game con Fognini al servizio sono quelli critici per i nostri, non solo perché Fabio è poco incisivo con quel colpo ma anche perché Jannik a rete ha ancora difficoltà nella scelta della posizione e del tempo di inserimento. Il break infatti arriva con Fabio in battuta (3-1) e sul 5-2 gli azzurri sono bravi ad annullare con coraggio e qualche numero ben 5 set point. Pavic con il suo servizio mancino  è però implacabile e in 37 minuti la Croazia si aggiudica il primo set.

Fabio e Jannik parlano molto, cercando un’intesa che per i nostri avversari ha vecchia data. Fognini appare un po’ spento emotivamente, difatti è sempre e solo Sinner ad invocare l’aiuto del pubblico con ampi gesti.

I nostri si salvano dal break nel terzo gioco del secondo parziale, sempre sul sevizio Fogna, grazie ad una prodezza con il rovescio del ligure ma non hanno chance nei turni di battuta croati.


Pavic per fortuna concede qualcosina a rete ma è ancora e sempre nel turno di battuta di Fognini che andiamo in difficoltà e finiamo per concedere nuovamente il vantaggio ai croati (4-3) con un doppio fallo dell’ex numero 1 azzurro che si trattiene a stento fallo svegliare la racchetta al suolo.
Il pubblico prova a scaldare gli azzurri con un mogio popopopopo ma Pavic è inscalfibile e chiude i giochi con un ace dopo un ‘ora e diciannove minuti di dominio croato.

 
 
 
 
 
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