Coppa Davis: Australia e Francia passano ai quarti, GB in vantaggio

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Coppa Davis: Australia e Francia passano ai quarti, GB in vantaggio

Groth e Peers non danno scampo sotto il sole cocente di Melbourne a Vesely e Satral (infortunato Stepanek). A Tokyo Herbert e Mahut liquidano in 3 set Sugita e Uchiyama. Ad Ottawa Jamie Murray e Inglot portano il secondo punto alla Gran Bretagna

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

AUSTRALIA-R.CECA 3-0 (da Melbourne Robbie Cappuccio)

L’Australia completa la pratica Ceca con un’altra autoritaria vittoria per 3 set a 0 nel doppio, col punteggio di 6-3 6-2 6-2, e accede ai quarti dove incontrerà con tutta probabilità gli Stati Uniti. La coppia australiana Groth-Peers ha dimostrato buon affiatamento e determinazione per chiudere la sfida velocemente, mentre i cechi – che hanno cambiato la formazione all’ultimo momento, schierando i singolaristi Vesely e Satral a causa dell’infortunio di Stepanek – sono apparsi svogliati, commettendo molti errori e mostrando di essere una coppia raffazzonata.

 

S.Groth/J.  Peers b. J. Vesely/J. Satral 6-3 6-2 6-2

Un sabato estivo oggi a Melbourne con temperatura oltre i 30°C e solleone. Gli spalti sono ragionevolmente pieni e coloriti; in Australia, quando si va a sostenere la propria squadra, vestire i colori dei beniamini è d’obbligo. Ecco quindi signore sulla 70ina con maglie verde-oro, e i mariti con bandierine australiane infilate sui cappelloni parasole. Ci sono poi i Fanatics, il gruppo storico di supporter tennistici, con tanto di banda musicale. Qualche malore per il caldo, tanti applausi e qualche sbadiglio, per la poca resistenza offerta dai cechi. Il momento più emozionante è stato senza dubbio il gavettone di Groth e Peers a Hewitt nel dopopartita durante l’intervista a bordo campo. Di sotto il video divertente postato su twitter da Tennis Australia.

Della partita c’è poco da dire perché dura 6 game, con l’Australia che strappa il servizio a Satral in apertura, ma poi lo perde con Peers, partito un po’ teso o forse con la testa ancora al trionfo all’Australian Open in doppio. C’è un nuovo break a Satral e poi Peers decide di giocare, infila 4 prime e chiude il set 6-3. Groth è semplicemente magistrale, non solo al servizio (ace a 237 km/h) ma soprattutto in risposta sia di dritto che di rovescio, bloccando, sbracciando, lobbando e prendendo in contropiede i cechi. Nel secondo set è Vesely ad essere breakkato in apertura e poi al quinto gioco, in cui Satral riesce a mancare uno smash e steccare la volee successiva. Sul 5-2 tocca a Groth chiudere con 2 ace e gioco a zero. I due australiani comunicano molto tra i punti e anche durante il gioco, coprono bene la rete e mettendo sempre in difficoltà i cechi che invece hanno continui fraintendimenti e sembra non sappiano cosa fare in campo. “È la prima volta che abbiamo giocato assieme” dice Vesely in conferenza stampa “ma non è che con Stepanek sarebbe stato diverso, loro sono stati semplicemente troppo bravi”. Satral e Vesely vanno in spogliatoio per un cambio maglia e lasciano la grinta residua là: nei successivi 4 giochi fanno un punticino soltanto. Nel quinto gioco salvano 4 break point ed evitano il cappotto finale, che con questo caldo non occorre. Chiude qualche minuto dopo Groth con un ace in un’oretta e mezza. “I ragazzi non si sono risparmiati nella preparazione, ed è bello vedere come il duro lavoro paghi” dice Hewitt in conferenza stampa, ringraziando l’intero team, compresi gli sparring partner Alex DeMinaur e John Patrick Smith. “È stato un fantastico lavoro di squadra e non potrei essere più orgoglioso dei ragazzi”.

I rimanenti incontri si disputeranno al meglio dei 3 set, sempre che si giochi, visto il temporale in arrivo domani. Per ora, tutti al mare. Nei quarti per gli australiani probabile sfida con gli Stati Uniti, che sarà giocata in casa contrariamente alla regola dell’alternanza (l’ultima sfida tra le due nazionali fu giocata l’anno scorso in Australia). Questo perché nel 1999 gli Usa ospitarono per la seconda volta consecutiva gli “aussie” su decisione dell’ITF che quell’anno celebrò il centenario della Coppa Davis dando il vantaggio del fattore campo alla nazionale del paese dove la manifestazione era nata. Per equilibrare le cose, ora l’Australia avrà nel caso dovessero affrontare gli Stati Uniti, di nuovo il vantaggio del fattore campo.

GIAPPONE-FRANCIA 0-3 (Corrado Boscolo)

P.H. Herbert/N. Mahut b. Y. Sugita/Y. Uchiyama 6-3 6-4 6-4

Sabato dedicato al doppio nel primo weekend di Coppa Davis. Ariake Arena non esattamente stracolma per spingere il Giappone, che deve vincere per trascinare l’incontro a domenica e sperare di avere ancora qualche possibilità di vittoria. Sugita e Uchiyama sono chiamati ad una grande prestazione contro la coppia numero 1 al mondo e vincitrice Slam Mahut ed Herbert. I campioni di Wimbledon 2016 strappano la battuta al sesto gioco, grazie ad una gran risposta di rovescio con Mahut. Transalpini che annullano una palla break sul 5-3 e servizio di Herbert, poi Mahut chiude il set con una volèe di rovescio. Giapponesi però presenti e attivi in campo, dando vita ad un doppio gradevole: le coppie si proiettano spesso avanti e cercano di chiudere il campo verso la rete il più possibile.

Secondo set con i francesi un pizzico meno concentrati: Mahut concede tre palle break conclusive nel quarto gioco, tutte annullate con ottime soluzioni. Il lob di Uchiyama ne procura una quarta, Herbert però fa buona guardia a rete. Mahut sistema tutto grazie ad un hawk-eye che certifica l’ace centrale per il 2 pari. Il set gira al nono gioco: Uchiyama compie doppio fallo e concede palla break, Herbert gioca una gran risposta nei piedi, Mahut vollea bene e provoca l’errore della coppia giapponese. Herbert così può servire per il set e con attenzione chiude a 30, 6-4 e Francia ad un set dai quarti di finale. Terzo set che è l’ultima chiamata per i giocatori di casa, in un match che finora si è deciso su una manciata di punti.Il break però lo conquistano i francesi sul 2-2: smash orripilante di Sugita sul 15-40 che esce di un metro abbondante e Francia a pochi game dalla vittoria. I tifosi francesi ballano in tribuna. Giappone che può recriminare sulle percentuale di palle break convertite durante l’incontro finora: 0/8. Francesi molto più concreti: 3/3. Mahut e Herbert in totale controllo: altre tre palle break, lo smash di Herbert regala il secondo break e la possibilità di servire per la partita. Panchina giapponese che prova a caricare i propri giocatori in campo. Sostegno che porta i nipponici sullo 0-40, Herbert si incarta e concede il break. 5 a 3 Francia. Uchiyama tiene il servizio a 30 e mantiene il Giappone in corsa. I conti li chude Mahut che con il servizio non dà nessuna possibilità chiudendo la partita dopo un’ora e 47 minuti. 6-4 finale e Francia che porta a casa una trasferta piuttosto segnata già al giovedì. In luglio i galletti sfideranno la vincente tra Canada e Gran Bretagna, al momento sull’ 1 a 1. In caso di vittoria del Canada saranno costretti alla trasferta, in caso di vittoria dei britannici avranno il vantaggio del fattore campo

CANADA-GRAN BRETAGNA 1-2 (da Ottawa, Vanni Gibertini)

D. Inglot/J. Murray b. D. Nestor/V. Pospisil 7-6(1) 6-7(3) 7-6(3) 6-3

Poteva essere un grande doppio, visto i talenti in campo (due ex n.1 del mondo e medaglie olimpiche), ma purtroppo non lo è stato, un po’ per lo sfortunato andamento del punteggio (tre tie-break a senso unico) ed un po’ per il gioco quasi speculare delle due coppie, è mancato il pathos dei grandi incontri. Il cinquantesimo incontro di Davis disputato da Nestor non ha portato fortuna al Canada, che prima dell’inizio del doppio si è trovato ad affrontare un insolito problema logistico: per eliminare alcune bolle d’aria che erano rimaste intrappolate sotto il tappeto nella zona degli “out” gli organizzatori hanno spostato le apparecchiature di Hawk-Eye, creando alcuni punti ciechi nel campo. Si è quindi deciso, poco prima del doppio, di disputare il match senza l’ausilio del “falco elettronico”. Grazie alla giornata non lavorativo il pubblico ha avuto modo di arrivare per tempo sugli spalti del TD Place per fare da cornice all’inizio del match. C’è subito grande atmosfera, grazie anche al manipolo di tifosi inglesi che ha effettuato il viaggio in Canada sfidando il freddo e la neve (anche oggi -9C). Questo doppio è uno di quelli tradizionali, giocati da specialisti della disciplina, e non vede nessuno dei lunghi scambi da fondo campo cui si assiste in qualche incontro di Davis disputato da singolaristi. Il serve and volley è una religione, i corpo a corpo a rete sono all’ordine del giorno e non si disdegna l’uso di pallonetti difensivi tattici.

Tutti partono controllando a meraviglia i propri turni di battuta; il primo a tentennare è Daniel Nestor, che a causa di tre volée consecutive sbagliate (una da lui stesso, le altre due dal suo compagno Pospisil) si trova ad affrontare la prima palla break del match, salvata non senza qualche patema al terzo smash consecutivo su altrettanti lob difensivi della coppia britannica. Un quarto d’ora più tardi tocca ad Inglot salvare con un altro smash una palla break che è contemporaneamente set point sul 5-6. Il successivo tie-break è senza storia: Nestor cede tuti e due i punti sul proprio servizio e sul 6-1 Pospisil chiude il parziale con un doppio fallo. Nel secondo set è Murray a cedere la battuta in avvio, nonostante fosse quello dei due britannici a sembrare più solido al servizio. Inglot prova ad imitarlo due game più tardi con due doppi falli consecutivi, ma alla fine si salva bene con un ace ed una volée di rovescio. È sempre Nestor il tallone d’Achille della coppia di casa in questa fase iniziale della partita (si gioca da poco più di un’ora): nell’ottavo gioco Murray ed Inglot trovano una serie di buone risposte alle sue prime ed il controbreak è cosa fatta per il 4-4. Da quel momento in poi non ci saranno più break in tutta la partita, che nonostante abbia presentato uno spettacolo tecnico di pregevole fattura, soprattutto per gli appassionati del doppio, ha visto in campo due coppie che si sono quasi annullate a vicenda, a discapito della spettacolarità del match. Il tie break del secondo set è quasi la copia rovesciata del primo: i canadesi vanno subito 3-0 e poi 6-2 per impattare il match sull’1 set per parte dopo 1 ora e 39 minuti.

Dal terzo set in poi è Pospisil a calare alla battuta, iniziando a soffrire sempre di più, mentre Nestor riesce a non far quasi mai avvicinare gli avversari. Le uniche tre palle break del parziale arrivano sul suo servizio, una sul 2-2 e due sul 4-4 15-40. Il servizio e Nestor lo salvano, e si arriva al terzo tie break della giornata, anche questo senza storia: i britannici volano subito 4-0 e 6-1 per chiudere 7-3. Il massaggiatore canadese si concentra sul ginocchio di Vasek, che prima del match aveva detto alla televisione canadese Sportsnet di non aver dormito quasi per nulla e di aver preso antidolorifici prima della partita. Ma le cure non sembrano essere troppo efficaci: nonostante sia lui ad iniziare a servire invece di Nestor cui sarebbe toccato in base alla rotazione esistente, la sua energia va scemando ed al sesto gioco si scava la buca dello 0-40 in fondo alla quale lo sbatte una risposta vincente di Inglot a siglare il break. La partita termina lì, con i britannici a festeggiare un punto importante ed il Canada a leccarsi le ferite, soprattutto quelle di Pospisil che deve vincere il terzo singolare con Evans per mantenere vivi i sogni di quarti di finale per i suoi colori.

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L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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Coppa Davis: Medvedev batte Cilic, RTF campione

Marin Cilic regge un set poi Medvedev corre tranquillo verso la vittoria. È la terza Coppa Davis per la formazione russa

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Daniil Medvedev - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Era la squadra favorita dall’inizio della manifestazione e ha confermato le previsioni: la Russian Tennis Federation si aggiudica la Coppa Davis 2021 battendo la Croazia per 2-0. La rivelazione di queste Finals, il ventitreenne di Spalato Borna Gojo, non è riuscito nell’impresa di battere anche Andrey Rublev, in realtà arrivato all’appuntamento di Madrid in condizioni ben diverse da quelle espresse nella prima parte della stagione, ma pur sempre numero 5 del mondo e autore di un’ottima prestazione in semifinale contro Dominik Koepfer. Mancata la ciliegina quasi impossibile sulla torta confezionata dal campione a squadre NCCA 2018, il tie ha imboccato ancor più inesorabilmente la strada di Mosca; subito dopo, infatti, Daniil Medvedev ha superato come da copione Marin Cilic, portando l’Insalatiera in Russia per la terza volta dopo i successi del 2002 e del 2006.

D. Medvedev b. M. Cilic 7-6(7) 6-2

Tocca a Daniil Medvedev il compito di sigillare la finale con il secondo singolare per evitare che la sfida si prolunghi al doppio, situazione che invertirebbe i favori del pronostico in virtù della formidabile coppia croata Pavic/Mektic. Il numero 2 del mondo non delude e batte Marin Cilic in un’ora e mezza, peraltro confermando l’esito dei due precedenti – l’ultimo quest’anno a Wimbledon rimontandogli due set. Sceso per la prima volta in campo sullo 0-1 in queste Finals, Cilic ha offerto una prestazione complessivamente buona, ma sarebbe stato necessario raggiungere e mantenere quei momenti migliori visti contro Jannik Sinner per poter davvero avere una chance contro un Medvedev che ha concesso una sola palla break, prontamente annullata. Un primo set di buon livello con Marin che ha creato qualcosa di più, ma ha regalato qualcosa di troppo con il dritto, il fondamentale che gli porta vincenti ma che tende anche a risentire dei momenti di tensione. Percentuale di prime croate in calo e secondo parziale molto più agevole il secondo parziale per un Medvedev che, viepiù solido e tranquillo, si è diretto quasi indisturbato verso la vittoria.

 

IL MATCH – Si comincia con entrambi tengono con estrema facilità i propri turni di battuta, nonostante Medvedev non metta tante prime in campo. Come d’abitudine, il russo sceglie di rispondere da parecchio lontano, ben oltre la scritta Davis Cup. Al settimo game, due dritti steccati di Cilic e un altro gratuito con lo stesso fondamentale danno all’avversario un’opportunità del sorpasso, ma senza tremare il trentatreenne di Medjugorje si affida alle accelerazioni per risolvere la situazione. Rincuorato da quanto appena fatto, Marin cerca ancora qualche cambio di ritmo – idea in genere sempre ottima contro il ventiquattrenne moscovita – e al gioco successivo è lui a procurarsi il 30-40, ma una buona seconda esterna rimette a posto le cose. Buona l’interpretazione del match da parte di Cilic che propone qualche slice con il rovescio, finge di rifugiarsi in una remata per poi accelerare senza preavviso, cerca angoli con il dritto, non teme di cambiare in lungolinea né, pur facendolo meno di quanto potrebbe, di prendere la rete. Medvedev è nei panni sé stesso, ottiene indispensabili punti diretti con il servizio, mette a segno qualche dritto storto, spaventa quando si allunga lo scambio sul ritmo.

Arriva così il tie-break, caratterizzato dalla posizione particolarmente conservativa di Daniil, tanto che sono interamente lasciati nelle mani croate un paio di scambi di mini-break. Medvedev si affida a due prime che non tornano indietro per arrivare a set point che si vede annullato da uno smash non banale. Una seconda palla per chiudere, gentilmente offerta da un comodo dritto in corridoio a campo sguarnito, se ne va con il doppio fallo russo, ma è buona la terza: errore in palleggio di Cilic con il rovescio (sarà forse il primo con quel fondamentale?) e RTF a un solo set dal trionfo.

Si riparte allo stesso modo del primo parziale, con i turni di battuta che vanno via veloci. In realtà, però, il quarto gioco che pareva confermare la tendenza si complica; un bel dritto profondo, un rovescio lungolinea e Daniil si prende il 3-1, subito confermato. La salita per Cilic e la sua squadra si è ormai fatta ripidissima e neppure lui sembra crederci di fronte a un Medvedev che, com’è ovvio, lascia partire i suoi colpi senza più alcuna pressione. Altro break ed è 6-2: la vittoria numero 63 in stagione di Daniil vale la Coppa Davis alla RTF.

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Coppa Davis

COPPA DAVIS, Finale: troppo Rublev per Gojo, 1-0 Russia

Il russo concede le briciole sul suo servizio e chiude in due set, 6-4 7-6(5). Gojo comunque encomiabile. Ora Medvedev può conquistare il titolo battendo Cilic

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(Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

COPPA DAVIS, Finale
RUSSIA-CROAZIA 1-0

A. Rublev b. B. Gojo 6-4 7-6(5)

Come da previsioni la finale 2021 della Coppa Davis inizia con la sfida tra Andrey Rublev e Borna Gojo, i due numeri 2 di Russia e Croazia.

 

Martic non rinuncia a quello che potremmo definire l’MVP di queste Finals. Un solo precedente tra i due, quello delle Finals 2019 con la vittoria con un doppio 6-3 di Rublev. C’è curiosità nel vedere come Gojo, dopo aver fatto fuori il nr. 61 Atp Popyrin, il numero 27 Sonego e il numero 33 Lajovic, si comporterà con il numero 5 del mondo. L’asticella si alza e non poco.

Il primo gioco con Gojo al servizio è già una battaglia. Scambi infiniti da fondo campo, con il tennista croato che risponde con veemenza alle bordate del suo avversario. Rublev risale dal 40-15 e si procura una palla break ma poi sbaglia un comodo rovescio e Gojo con due servizi vincenti porta a casa la battuta. Rublev non batte ciglio, tiene la battuta a zero e si procura una nuova palla break nel terzo gioco. Ancora bravo il tennista croato che piazza due ace intervallati da un servizio vincente e va sul 2-1. Seguono tre giochi consecutivi tenuti a zero da chi serve, sul 3-3 però Rublev mette la freccia. Il russo riesce a rispondere meglio, tiene gli scambi lunghi, cambia anche un po’ il ritmo degli scambi e mette in difficoltà Gojo che commette tre gratuiti e concede il break. Il numero 2 del mondo procede spedito sul proprio servizio, cede il primo punto alla risposta commettendo un doppio fallo nell’ottavo gioco e il secondo sul 5-4 40-0 complice una risposta incredibile di Gojo che pizzica la linea del corridoio. Ma è troppo poco, il secondo set point è quello buono, Rublev piazza il secondo ace del set e chiude in 35 minuti 6-4. Gojo fa quel che può ma al momento il suo avversario non gli sta concedendo alcuna possibilità di entrare in partita.

Rublev prova a dare la mazzata definitiva alla partita all’inizio del secondo set ma Gojo grazie ad uno splendido servizio si salva alla grande. Il russo ha due palle break nel gioco d’apertura, ma il suo avversario gliele annulla e tiene la battuta grazie anche a 4 ace. E poi ne ha 3 consecutive sullo 0-40 nel terzo gioco, ma Gojo si riporta in parità e poi mette altri due ace per il 2-1. Rublev concede sempre pochissimo al servizio, ma il numero 2 croato nemmeno scherza e soffre solo nel nono game quando si trova 15-30 prima di recuperare nuovamente e issarsi sul 5-4. Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Gojo va ancora una volta sotto 15-30 nell’undicesimo gioco ma Rublev stecca due diritti e facilita il compito del tennista croato che non molla e si garantisce il tie break. Il russo non concede tanto per cambiare nulla e tie break sia.

Il croato lo inizia nella maniera peggiore, doppio fallo, probabile figlio della tensione che sale sempre di più. Gran voleé di Rublev in allungo, 2-0. Ma Gojo non ci sta, si difende alla grande con il diritto e costringe il suo avversario all’errore, 2-1. Il croato serve benissimo ma lascia una risposta di Rublev nettamente dentro, errore sanguinoso, 3-1 Russia. Gratuito di rovescio di Rublev, Gojo resta attaccato al match, 3-2 Rublev. Stavolta il gratuito di rovescio lo commette il croato, 4-2 Rublev e si cambia campo. I due tennisti stanno profondendo il massimo sforzo, fisico e psicologico. La tensione attanaglia anche il tennista russo che commette ancora un gratuito e Gojo recupera un altro minibreak, 4-3 Croazia, che diventa 4-4 con un servizio vincente, primo aggancio nel tie break per il nr. 279 del mondo. Il quale non si ferma e con un ace sigla il 5-4, davvero bravo Gojo. Rublev si salva alla grandissima da un attacco di Gojo con un diritto lungolinea vincente, 5-5. Arriva il primo match point Russia dopo l’ennesimo diritto vincente di Rublev, 6-5. Gojo sbaglia un rovescio incrociato e dopo 1 ora e 33 minuti. 1-0 Russia ma tanti applausi a Borna Gojo, davvero encomiabile

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