Coppa Davis: Australia e Francia passano ai quarti, GB in vantaggio

Coppa Davis

Coppa Davis: Australia e Francia passano ai quarti, GB in vantaggio

Groth e Peers non danno scampo sotto il sole cocente di Melbourne a Vesely e Satral (infortunato Stepanek). A Tokyo Herbert e Mahut liquidano in 3 set Sugita e Uchiyama. Ad Ottawa Jamie Murray e Inglot portano il secondo punto alla Gran Bretagna

Pubblicato

il

COPPA DAVIS, Ottavi di finale

AUSTRALIA-R.CECA 3-0 (da Melbourne Robbie Cappuccio)

L’Australia completa la pratica Ceca con un’altra autoritaria vittoria per 3 set a 0 nel doppio, col punteggio di 6-3 6-2 6-2, e accede ai quarti dove incontrerà con tutta probabilità gli Stati Uniti. La coppia australiana Groth-Peers ha dimostrato buon affiatamento e determinazione per chiudere la sfida velocemente, mentre i cechi – che hanno cambiato la formazione all’ultimo momento, schierando i singolaristi Vesely e Satral a causa dell’infortunio di Stepanek – sono apparsi svogliati, commettendo molti errori e mostrando di essere una coppia raffazzonata.

 

S.Groth/J.  Peers b. J. Vesely/J. Satral 6-3 6-2 6-2

Un sabato estivo oggi a Melbourne con temperatura oltre i 30°C e solleone. Gli spalti sono ragionevolmente pieni e coloriti; in Australia, quando si va a sostenere la propria squadra, vestire i colori dei beniamini è d’obbligo. Ecco quindi signore sulla 70ina con maglie verde-oro, e i mariti con bandierine australiane infilate sui cappelloni parasole. Ci sono poi i Fanatics, il gruppo storico di supporter tennistici, con tanto di banda musicale. Qualche malore per il caldo, tanti applausi e qualche sbadiglio, per la poca resistenza offerta dai cechi. Il momento più emozionante è stato senza dubbio il gavettone di Groth e Peers a Hewitt nel dopopartita durante l’intervista a bordo campo. Di sotto il video divertente postato su twitter da Tennis Australia.

Della partita c’è poco da dire perché dura 6 game, con l’Australia che strappa il servizio a Satral in apertura, ma poi lo perde con Peers, partito un po’ teso o forse con la testa ancora al trionfo all’Australian Open in doppio. C’è un nuovo break a Satral e poi Peers decide di giocare, infila 4 prime e chiude il set 6-3. Groth è semplicemente magistrale, non solo al servizio (ace a 237 km/h) ma soprattutto in risposta sia di dritto che di rovescio, bloccando, sbracciando, lobbando e prendendo in contropiede i cechi. Nel secondo set è Vesely ad essere breakkato in apertura e poi al quinto gioco, in cui Satral riesce a mancare uno smash e steccare la volee successiva. Sul 5-2 tocca a Groth chiudere con 2 ace e gioco a zero. I due australiani comunicano molto tra i punti e anche durante il gioco, coprono bene la rete e mettendo sempre in difficoltà i cechi che invece hanno continui fraintendimenti e sembra non sappiano cosa fare in campo. “È la prima volta che abbiamo giocato assieme” dice Vesely in conferenza stampa “ma non è che con Stepanek sarebbe stato diverso, loro sono stati semplicemente troppo bravi”. Satral e Vesely vanno in spogliatoio per un cambio maglia e lasciano la grinta residua là: nei successivi 4 giochi fanno un punticino soltanto. Nel quinto gioco salvano 4 break point ed evitano il cappotto finale, che con questo caldo non occorre. Chiude qualche minuto dopo Groth con un ace in un’oretta e mezza. “I ragazzi non si sono risparmiati nella preparazione, ed è bello vedere come il duro lavoro paghi” dice Hewitt in conferenza stampa, ringraziando l’intero team, compresi gli sparring partner Alex DeMinaur e John Patrick Smith. “È stato un fantastico lavoro di squadra e non potrei essere più orgoglioso dei ragazzi”.

I rimanenti incontri si disputeranno al meglio dei 3 set, sempre che si giochi, visto il temporale in arrivo domani. Per ora, tutti al mare. Nei quarti per gli australiani probabile sfida con gli Stati Uniti, che sarà giocata in casa contrariamente alla regola dell’alternanza (l’ultima sfida tra le due nazionali fu giocata l’anno scorso in Australia). Questo perché nel 1999 gli Usa ospitarono per la seconda volta consecutiva gli “aussie” su decisione dell’ITF che quell’anno celebrò il centenario della Coppa Davis dando il vantaggio del fattore campo alla nazionale del paese dove la manifestazione era nata. Per equilibrare le cose, ora l’Australia avrà nel caso dovessero affrontare gli Stati Uniti, di nuovo il vantaggio del fattore campo.

GIAPPONE-FRANCIA 0-3 (Corrado Boscolo)

P.H. Herbert/N. Mahut b. Y. Sugita/Y. Uchiyama 6-3 6-4 6-4

Sabato dedicato al doppio nel primo weekend di Coppa Davis. Ariake Arena non esattamente stracolma per spingere il Giappone, che deve vincere per trascinare l’incontro a domenica e sperare di avere ancora qualche possibilità di vittoria. Sugita e Uchiyama sono chiamati ad una grande prestazione contro la coppia numero 1 al mondo e vincitrice Slam Mahut ed Herbert. I campioni di Wimbledon 2016 strappano la battuta al sesto gioco, grazie ad una gran risposta di rovescio con Mahut. Transalpini che annullano una palla break sul 5-3 e servizio di Herbert, poi Mahut chiude il set con una volèe di rovescio. Giapponesi però presenti e attivi in campo, dando vita ad un doppio gradevole: le coppie si proiettano spesso avanti e cercano di chiudere il campo verso la rete il più possibile.

Secondo set con i francesi un pizzico meno concentrati: Mahut concede tre palle break conclusive nel quarto gioco, tutte annullate con ottime soluzioni. Il lob di Uchiyama ne procura una quarta, Herbert però fa buona guardia a rete. Mahut sistema tutto grazie ad un hawk-eye che certifica l’ace centrale per il 2 pari. Il set gira al nono gioco: Uchiyama compie doppio fallo e concede palla break, Herbert gioca una gran risposta nei piedi, Mahut vollea bene e provoca l’errore della coppia giapponese. Herbert così può servire per il set e con attenzione chiude a 30, 6-4 e Francia ad un set dai quarti di finale. Terzo set che è l’ultima chiamata per i giocatori di casa, in un match che finora si è deciso su una manciata di punti.Il break però lo conquistano i francesi sul 2-2: smash orripilante di Sugita sul 15-40 che esce di un metro abbondante e Francia a pochi game dalla vittoria. I tifosi francesi ballano in tribuna. Giappone che può recriminare sulle percentuale di palle break convertite durante l’incontro finora: 0/8. Francesi molto più concreti: 3/3. Mahut e Herbert in totale controllo: altre tre palle break, lo smash di Herbert regala il secondo break e la possibilità di servire per la partita. Panchina giapponese che prova a caricare i propri giocatori in campo. Sostegno che porta i nipponici sullo 0-40, Herbert si incarta e concede il break. 5 a 3 Francia. Uchiyama tiene il servizio a 30 e mantiene il Giappone in corsa. I conti li chude Mahut che con il servizio non dà nessuna possibilità chiudendo la partita dopo un’ora e 47 minuti. 6-4 finale e Francia che porta a casa una trasferta piuttosto segnata già al giovedì. In luglio i galletti sfideranno la vincente tra Canada e Gran Bretagna, al momento sull’ 1 a 1. In caso di vittoria del Canada saranno costretti alla trasferta, in caso di vittoria dei britannici avranno il vantaggio del fattore campo

CANADA-GRAN BRETAGNA 1-2 (da Ottawa, Vanni Gibertini)

D. Inglot/J. Murray b. D. Nestor/V. Pospisil 7-6(1) 6-7(3) 7-6(3) 6-3

Poteva essere un grande doppio, visto i talenti in campo (due ex n.1 del mondo e medaglie olimpiche), ma purtroppo non lo è stato, un po’ per lo sfortunato andamento del punteggio (tre tie-break a senso unico) ed un po’ per il gioco quasi speculare delle due coppie, è mancato il pathos dei grandi incontri. Il cinquantesimo incontro di Davis disputato da Nestor non ha portato fortuna al Canada, che prima dell’inizio del doppio si è trovato ad affrontare un insolito problema logistico: per eliminare alcune bolle d’aria che erano rimaste intrappolate sotto il tappeto nella zona degli “out” gli organizzatori hanno spostato le apparecchiature di Hawk-Eye, creando alcuni punti ciechi nel campo. Si è quindi deciso, poco prima del doppio, di disputare il match senza l’ausilio del “falco elettronico”. Grazie alla giornata non lavorativo il pubblico ha avuto modo di arrivare per tempo sugli spalti del TD Place per fare da cornice all’inizio del match. C’è subito grande atmosfera, grazie anche al manipolo di tifosi inglesi che ha effettuato il viaggio in Canada sfidando il freddo e la neve (anche oggi -9C). Questo doppio è uno di quelli tradizionali, giocati da specialisti della disciplina, e non vede nessuno dei lunghi scambi da fondo campo cui si assiste in qualche incontro di Davis disputato da singolaristi. Il serve and volley è una religione, i corpo a corpo a rete sono all’ordine del giorno e non si disdegna l’uso di pallonetti difensivi tattici.

Tutti partono controllando a meraviglia i propri turni di battuta; il primo a tentennare è Daniel Nestor, che a causa di tre volée consecutive sbagliate (una da lui stesso, le altre due dal suo compagno Pospisil) si trova ad affrontare la prima palla break del match, salvata non senza qualche patema al terzo smash consecutivo su altrettanti lob difensivi della coppia britannica. Un quarto d’ora più tardi tocca ad Inglot salvare con un altro smash una palla break che è contemporaneamente set point sul 5-6. Il successivo tie-break è senza storia: Nestor cede tuti e due i punti sul proprio servizio e sul 6-1 Pospisil chiude il parziale con un doppio fallo. Nel secondo set è Murray a cedere la battuta in avvio, nonostante fosse quello dei due britannici a sembrare più solido al servizio. Inglot prova ad imitarlo due game più tardi con due doppi falli consecutivi, ma alla fine si salva bene con un ace ed una volée di rovescio. È sempre Nestor il tallone d’Achille della coppia di casa in questa fase iniziale della partita (si gioca da poco più di un’ora): nell’ottavo gioco Murray ed Inglot trovano una serie di buone risposte alle sue prime ed il controbreak è cosa fatta per il 4-4. Da quel momento in poi non ci saranno più break in tutta la partita, che nonostante abbia presentato uno spettacolo tecnico di pregevole fattura, soprattutto per gli appassionati del doppio, ha visto in campo due coppie che si sono quasi annullate a vicenda, a discapito della spettacolarità del match. Il tie break del secondo set è quasi la copia rovesciata del primo: i canadesi vanno subito 3-0 e poi 6-2 per impattare il match sull’1 set per parte dopo 1 ora e 39 minuti.

Dal terzo set in poi è Pospisil a calare alla battuta, iniziando a soffrire sempre di più, mentre Nestor riesce a non far quasi mai avvicinare gli avversari. Le uniche tre palle break del parziale arrivano sul suo servizio, una sul 2-2 e due sul 4-4 15-40. Il servizio e Nestor lo salvano, e si arriva al terzo tie break della giornata, anche questo senza storia: i britannici volano subito 4-0 e 6-1 per chiudere 7-3. Il massaggiatore canadese si concentra sul ginocchio di Vasek, che prima del match aveva detto alla televisione canadese Sportsnet di non aver dormito quasi per nulla e di aver preso antidolorifici prima della partita. Ma le cure non sembrano essere troppo efficaci: nonostante sia lui ad iniziare a servire invece di Nestor cui sarebbe toccato in base alla rotazione esistente, la sua energia va scemando ed al sesto gioco si scava la buca dello 0-40 in fondo alla quale lo sbatte una risposta vincente di Inglot a siglare il break. La partita termina lì, con i britannici a festeggiare un punto importante ed il Canada a leccarsi le ferite, soprattutto quelle di Pospisil che deve vincere il terzo singolare con Evans per mantenere vivi i sogni di quarti di finale per i suoi colori.

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

Pubblicato

il

Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

Pubblicato

il

Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement