ATP IW: Berdych è Psycho, impresa Nishioka. Avanti i big

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ATP IW: Berdych è Psycho, impresa Nishioka. Avanti i big

Il ceco va 6-1 5-2 prima di incartarsi e perdere in tre contro Nishioka. Match impeccabile di Thiem contro Mischa Zverev. Wawrinka e Goffin in due set su Kohlschreiber e Ramos-Vinolas. Monfils batte nettamente Isner

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[10] G. Monfils b. [20] J. Isner 6-2 6-4 (Andrea Franchino)

Nello Stadium 1 dell’impianto di Indian Wells va in scena l’incontro tra John Isner (22 ATP e testa di serie n°20) e il francese Gael Monfils (11 ATP e testa di serie n°10) del torneo per accedere agli ottavi di finale ed andare ad incontrare Dominic Thiem. Fin dall’inizio Monfils appare decisamente attento in risposta con l’obiettivo di riuscire a mettere in difficoltà l’americano e non consentirgli di mettere in pratica il suo schema preferito (servizio-diritto). La scelta tattica si rivela corretta tanto da consentire al giocatore francese di ottenere 2 palle break già al 3° gioco, la seconda delle quali gli consente di rompere l’equilibrio del match. Dopo aver tenuto il successivo turno di servizio in scioltezza, Gael aumenta la pressione sull’avversario e riesce a ottenere altri 3 break points consecutivi, i primi 2 annullati da Isner che poi si suicida con uno sciagurato doppio fallo che fissa il risultato sul 4-1. Il set si conclude sul 6-2 (dopo che il francese non aveva sfruttato una palla set sul servizio di dell’americano) in soli 26 minuti.

Nella seconda frazione lo scenario non cambia con Monfils che prosegue con il suo schema tattico ed Isner che cerca di evitare di cadere nella ragnatela dell’avversario, apparentemente senza grande successo, visto che deve annullare 1 palla break al 3° gioco per poi capitolare nel turno successivo di servizio dove il francese sfrutta l’occasione per portarsi in vantaggio e mettere definitivamente in cassaforte il match. A Monfils basta proseguire a servire in tranquillità (nessun break point concesso) per arrivare ad ottenere nel 10° gioco due palle match, la prima annullata da Isner con un pregevole passante in corsa di rovescio, lo statunitense poi però capitola sulla seconda sbagliando malamente la risposta di diritto. Match in archivio dopo 1 ora e 8 minuti con Gael Monfils che, se riuscisse a giocare sempre così concentrato, potrebbe fare strada nel torneo.

 

[LL] Y. Nishioka b. [13] T. Berdych 1-6 7-6(5) 6-4 (Jacopo Bartalucci)

Antefatto: è mercoledì 8 marzo, siamo all’ultimo turno delle qualificazioni e Nishioka, con una prestazione al limite della decenza, raccoglie la miseria di quattro games contro lo svedese Elias Ymer. Due giorni dopo, per uno strano scherzo del destino, i due si affrontano nuovamente: questa volta al primo turno del tabellone principale. Stavolta però, è il lucky loser giapponese ad impartire una severa lezione al suo nuovo amico Elias che di giochi ne mette insieme appena cinque. Morale: il tennis è tutto fuorché una scienza esatta e Yoshihito è uno che, quando passa il treno giusto, difficilmente se lo lascia scappare. Ne sa qualcosa anche Ivo Karlovic (sette palle break non sfruttate), vittima del piccolo mancino dagli occhi a mandorla nel turno successivo. Ma soprattutto, ne sa qualcosa il suo avversario odierno, quel Tomas Berdych mai del tutto apprezzato dalle folle nonostante i 13 titoli in carriera e nonostante abbia saputo vivere con grande professionalità e compostezza, quasi con timore ed eccessiva riverenza, una carriera all’ombra dei Fab Four. Fatto sta che il nuovo adepto di Goran Ivanisevic è sempre alla ricerca di quell’acuto soltanto sfiorato a Wimbledon nel 2010 quando, dopo aver regolato Federer e Djokovic, dovette arrendersi in finale a quella iena di Nadal.

Tutto ciò premesso, complice il solito inspiegabile black out del giocatore ceco a partita praticamente chiusa, il match di oggi di emozioni ne regala a più non posso. Non nel primo set però, che è a senso unico, con Berdych che ha il controllo totale di gioco e punteggio. Finisce 6-1 in meno di mezz’ora e la sensazione è che la pesantezza di palla del ceco ( oggi anche diverse volte a rete e questa sì, è un’altra notizia ) non lasci scampo alle timide velleità di Yoshihito. Del secondo set invece, si potrebbe parlare addirittura per ore ed ore grazie a quel che accade sul 5-2 e servizio Berdych, con il nipponico già sotto la doccia. Tomas pensa bene di mangiarsi il match point e di cedere due volte consecutive la battuta regalando una nuova incedibile partita al fortunato pubblico pagante e non pagante. Sì perché non contento, al tie-break, sul 5-5 e servizio commette doppio fallo e finisce col consegnare il secondo set al redivivo samurai del Sol Levante. Il terzo set, ovviamente, è una guerra di nervi (cinque i doppi falli di Berdych, dieci in totale) e ad aggiudicarsela, insieme al più che meritato pass per gli ottavi di finale, non può che essere il piccolo e ciondolante (ma solo tra un punto e l’altro, ben inteso) giapponese. Che ora, dopo essersi assicurato un significativo balzo in avanti in classifica, potrà affrontare Stan Wawrinka con lo spirito di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. Chapeau.

[8] D. Thiem b. [29] M. Zverev 6-1 6-4 (Chiara Nardi)

Sul campo 1 Dominic Thiem, testa di serie n. 8, affronta Mischa Zverev per la seconda volta in carriera. Il loro primo incontro si era disputato a Stoccarda nel 2015, quando ad imporsi fu la sorpresa degli ultimi Australian Open. Il primo set è dominato dal talento austriaco, che se lo aggiudica in soli 22 minuti. Thiem è molto concentrato, serve benissimo e commette un solo errore gratuito. Zverev, al contrario, ricava pochissimo dal suo gioco fatto di serve & volley e molte variazioni. Il tedesco ha grosse difficoltà a rete e perde il servizio nel secondo e nel sesto game. Thiem fa suo il set alla prima occasione con uno schiaffo al volo di dritto dopo un’ottima prima. Il secondo parziale è più equilibrato per merito di Mischa, che riesce ad essere più concreto e a conquistare con facilità i suoi turni di battuta. L’equilibrio si rompe sul 3 pari, con Zverev che si fa riprendere da 40-15 e cede il servizio alla prima palla break, su cui aveva tentato una difficile demi-volée in uscita dal servizio. Il nono game è il più lungo del match: Zverev annulla cinque match point, di cui tre consecutivi, grazie al servizio e al gioco di volo, allungando l’incontro alla terza opportunità. Tornato al servizio, Dominic non pensa alle opportunità non sfruttate in precedenza e chiude la sfida in meno di un’ora grazie a una risposta sbagliata dell’avversario. Al prossimo turno affronterà Monfils.

[3] S. Wawrinka b. [28] P. Kohlschreiber 7-5 6-3 (Gabriele Ferrara)

Stan Wawrinka vince in due rapidi set contro Philipp Kohlschreiber. Buona prova per il campione di Losanna, con poche sbavature e nessuna palla break concessa. Nei quattro precedenti tra i due il tedesco aveva vinto solamente un set, in occasione della sfida dell’autunno 2008 nel torneo di Madrid (quando si giocava sul cemento indoor). Si parte con Wawrinka estremamente centrato al servizio, mentre il teutonico è costretto a salvare tre palle break, di cui due consecutive, nel secondo game. Si scambia molto poco, con “Stanimal” che ottiene moltissimo dalla battuta ma che conferma i propri limiti in risposta. Nel decimo gioco il campione degli US Open trova uno splendido dritto inside-in che lo porta sul 30 pari, ma il giocatore nato ad Augusta rimedia con due servizi non risposti. Nel dodicesimo game “Kohl” subisce una risposta di dritto del rivale e mette in rete un rovescio che gli costano tre set point. Sul primo è fortunato, perché il rovescio d’incontro del numero 3 del mondo termina di poco out, ma sul secondo un dritto incrociato profondissimo da parte di Stan chiude il parziale: 7-5 in 44 minuti.

Kohlschreiber sembra non crederci più e già nel quarto gioco deve salvare due palle break, anche a causa di tre gratuiti di rovescio. Sulla prima se la cava con il dritto in contropiede, ma sulla seconda Wawrinka trova un rovescio in diagonale stretto sensazionale che gli regala il break.Nel game seguente Stan commette un doppio fallo che lo porta sotto 15-30, ma trova nuovamente un servizio al corpo che lo cava fuori dalla buca, consolidando poi il vantaggio con un’altra prima vincente. Il numero 31 ATP non vince più un punto con la seconda e un lob di Stan che rimane in campo – seguito da un’accelerazione di dritto che induce Philipp all’errore – consegna allo svizzero altre tre opportunità di break. Stavolta però il tedesco gioca con coraggio e, complici due errori di dritto del vodese, rimane a galla: 4-2. I colpi di Wawrinka sono sempre più potenti e tengono Kohlschreiber lontano dal camp0 non consentendo a quest’ultimo di essere pericoloso negli scambi che superano i 4 colpi. Wawrinka riesce così a chiudere la contesa senza patemi con lo score di 7-5 6-3 dopo un’ora e 17 minuti di gioco. Mercoledì “Stan The Man” se la vedrà con Nishioka, in un match inedito che potrebbe portare lo svizzero ai quarti di finale nel torneo californiano per la prima volta dal 2011.

[11] D. Goffin b. [22] A. Ramos-Vinolas 7-6(3) 6-3 (Marco Pardini)

Non delude le aspettative David Goffin, testa di serie numero 11 e semifinalista ad Indian Wells lo scorso anno, che supera in due set lo spagnolo numero 22 del seeding Albert Ramos-Vinolas, recente finalista sulla terra di San Paolo. Il belga, autore di un più che positivo inizio di stagione che gli ha permesso di entrare per la prima volta in top 10, è il grande favorito della parte più alta del tabellone orfana da sabato di Murray e Tsonga. I primi giochi scivolano via velocemente con entrambi molto efficaci al servizio ma allo stesso tempo in difficoltà alla risposta. Goffin, che non aveva mai affrontato prima lo spagnolo, fatica inizialmente a prendere le misure alle rotazioni mancine di Ramos, che lo costringono a commettere diversi errori nel palleggio, ma è comunque il primo a tentare l’allungo riuscendo a strappare il servizio nel settimo gioco. È solo un’illusione, Goffin non concretizza il vantaggio e, al servizio per chiudere il set, incappa in una serie di gravi errori di dritto che rimettono in partita lo spagnolo molto solido da fondocampo. La situazione si complica ulteriormente nel dodicesimo gioco con il belga costretto ad annullare un set point al termine di un lungo scambio in cui riesce a forzare Ramos all’errore di rovescio. Si arriva al tie-break dove Goffin continua a comandare gli scambi lavorando ai fianchi il suo avversario che rema umilmente da fondo in attesa dell’errore gratuito, ma il belga eleva la qualità del suo tennis e chiude in 52 minuti un set piuttosto equilibrato.

Il match continua ad essere molto combattuto e ricco di lunghi scambi anche nel secondo parziale. Tuttavia Goffin riesce ancora una volta ad innalzare il suo livello nei punti cruciali sprigionando accelerazioni precise, violente ed eleganti e ottenendo così il break nel sesto gioco. Ma come nel primo set il belga si fa recuperare il vantaggio complici alcuni errori di dritto e un doloroso doppio fallo sulla palla break. Questa volta però non si scompone e riesce a trovare un nuovo e decisivo break nel decimo gioco sconfiggendo così le ultime strenue resistenze dello spagnolo. Negli ottavi il belga affronterà l’uruguaiano Pablo Cuevas.

Risultati:

[8] D. Thiem b. [29] M. Zverev 6-1 6-4
[3] S. Wawrinka b. [28] P. Kohlschreiber 7-5 6-3
[10] G. Monfils b. [20] J. Isner 6-2 6-4
[27] P. Cuevas b. F. Fognini 6-1 6-4
[LL] Y. Nishioka b. [13] T. Berdych 1-6 7-6(5) 6-4
[11] D. Goffin b. [22] A. Ramos-Vinolas 7-6(3) 6-3
[21] P. Carreno Busta b. [16] R. Bautista Agut W/O
[Q] D. Lajovic b. [Q] V. Pospisil 6-7(4) 6-3 7-5

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Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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Opelka ancora contro l’ATP: “Un sistema corrotto che va a discapito della remunerazione del talento”

Il gigante statunitense si sfoga su Twitter criticando l’operato del Board dell’ATP e del consiglio dei giocatori in merito alle modifiche del calendario

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Assente dai campi da gioco dalla sconfitta contro Nick Kyrgios in quel di Washington, torna a fare sentire la sua voce fuori dal coro Reilly Opelka. Il servebot statunitense è noto per esprimere sempre la sua opinione sui social e nelle interviste su quello che non funziona nei rapporti tra tornei e giocatori, con aspre critiche nei confronti di Gaudenzi, più volte invitato alle dimissioni. Pertanto, non sorprende che in seguito alle ultime novità nel panorama tennistico, Opelka abbia detto sulle modifiche del calendario previste a partire dal 2023 e non solo.

Riepiloghiamo, a partire dal prossimo anno vi saranno diverse novità nel calendario. La più significativa riguarda i tornei più importanti a livello ATP, ossia i Masters 1000. Infatti, dal 2023 non saranno solo Indian Wells e Miami i tornei che si svolgeranno su 2 settimane, bensì anche Roma, Madrid e Shanghai. Dal 2025 la riforma riguarderà anche gli altri due mille nord americani, Canada e Cincinnati.

Questa riforma si innesta in un periodo di “compravendite” per quanto riguarda i diritti di alcuni tornei. Lo scorso febbraio la USTA, proprietaria dei diritti del torneo ATP di Cincinnati, ha messo in vendita la licenza andando a caccia di un acquirente disposto a spendere un importo almeno a nove cifre. Acquirente che secondo le ultime voci dovrebbe essere Ben Navarro, celebre milionario statunitense, proprietario del torneo femminile di Charleston.

 

A fine 2021 ero stato invece il torneo di Madrid a cambiare “organizzazione”, con l’uscita di scena di Ion Tiriac e l’ingresso della società di managemente IMG, già proprietaria dei diritti del torneo di Miami.

Questo giro di denaro ha mandato su tutte le furie Opelka alla luce delle disparità che secondo lui vi sono a livello ATP, tra quanto spetta ai tornei e quanto invece finisce del prize money a disposizione dei giocatori.

Quindi fatemi capire bene, Madrid e Cincinnati vengono vendute per $ 400 milioni / $ 300 milioni. Nello stesso anno il Board dell’ATP decide di concedere ai Masters 1000 una tonnellata di giorni in più, riducendo nel contempo le players commitment protections, portando a sanzioni molto più severe per eventuali Masters 1000 saltati”.

Ma le critiche non si sono limitate solo alle decisioni dell’ATP. Con un sarcasmo per nulla celato Reilly ha giudicato negativamente l’operato dei rappresentati ei giocatori, rei di non aver negoziato accordi negli interessi dei giocatori stessi che loro rappresentano.

“Sembra che il board dei rappresentati dei giocatori abbia fatto una grande lavoro nel negoziare per nostro conto. Hanno ottenuto un incremento del 2% dei prize money e acconsentito alla più grande presa in giro [Opelka la definisce ‘biggest known sucker play’] per la compartecipazione dei ricavi [dei tornei], accettando una percentuale sul profitto netto, invece che lordo”.

Opelka rincara la dose evidenziando come l’accordo permetta ai tornei di poter “manipolare” i numeri secondo il proprio tornaconto:[Questo accordo] permette ai tornei di continuare la pratica di manipolazione dei loro numeri. Basta chiedere a chiunque è coinvolto nel processo le differenze tra i numeri che i tornei presentano ai potenziali venditori rispetto a quelli che utilizzano durante la negoziazione dei prize money”.

La frecciata finale è rivolta alla USTA: “Quanto ha pagato la USTA per la licenza [del torneo di Cincinnati]? Prima che qualcuno polemizzi sul fatto che un atleta professionista parli di denaro, qui si parla di denaro, ma si parla di un sistema corrotto che sistematicamente va a discapito della remunerazione del talento in questa così detta partnership.

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Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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