ATP Houston: Sock ferma Haas in una giornata a stelle e strisce

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ATP Houston: Sock ferma Haas in una giornata a stelle e strisce

Qualche patema d’animo per Sock e Isner. Avanzano anche Querrey, Johnson e Lopez, che frena gli impeti del next-gen Chung. Avanza invece Escobedo

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In una Houston finalmente confortata da un bel sole, si sono completati gli ottavi di finale dell’unico torneo ATP su terra rossa che si disputi negli Stati Uniti.

Primo incontro sul centrale semivuoto fra John Isner, numero 2 del seeding, e l’argentino Leonardo Mayer, proveniente dalle qualificazioni. Il copione è quello di cui lo statunitense sembra aver depositato il copyright: tiene il servizio, non insidia quello dell’avversario. Inevitabile il tie-break a decidere il primo parziale. Due minibreak per parte nei primi sei punti, poi Mayer alza un po’ il livello e, complice una seconda del pivot di Greensboro, al secondo setpoint in suo favore l’argentino chiude il set sul 7-5. Seconda partita in cui l’americano chiama il fisioterapista durante il cambio campo. Il suo linguaggio del corpo non indica niente di buono, ma comunque tiene botta. Le palle break, merce non certo rara per un match su rosso, oggi si trovano al mercato nero: nessuna in 24 game. Altro jeu décisif, allietato da due lampi di marca USA per altrettanti minibreak. Ace per il 7-3 finale e contesa riportata in parità. La terza frazione vede Isner ciondolare sofferente in campo, prendere due time violation (l’ultimo dei quali lo costringe a battere direttamente la seconda), ma incredibilmente essere graziato da un Mayer distratto dall’infortunio dell’avversario, nonché innervosito e polemico per le “perdite di tempo”. Risultato? Pessimo game sul 2-3 e l’argentino che cede di schianto, consegnando gli ultimi 3 game e il match allo statunitense.

Di tutt’altro tenore il match seguente, fra Dustin Brown e il californiano Steve Johnson, il favorito numero 4 del torneo. Le accelerazioni dell’istrionico tedesco non conoscono limiti di superficie. Break a freddo in suo favore e belle trame d’attacco, con l’americano solo apparente coprotagonista, ma in attesa del suo momento. Già, perché Brown paga anche stavolta la cambiale dell’inconsistenza, che lo porta presto a perdere il vantaggio. Si giunge al tie-break. Schizofrenia pura, con Brown che si ritrova sotto 0-5, per poi recuperare ma perdere dopo 26 punti, fra caterve di setpoint per parte. Sarà la chiave di volta del match. Un sempre meno convinto Dustin continua la sua pervicace battaglia contro il tennis percentuale anche nel secondo parziale. Butta alle ortiche un game sul 2-2 e consente al buon Steve di chiudere il set sul 6-4 e procedere al piccolo trotto verso i quarti.

 

Altro confronto USA-Argentina, nel terzo match in programma sul centrale quest’oggi. Ne sono protagonisti il vincitore di Acapulco, Sam Querrey, terza testa di serie, e Horatio Zeballos, che con le sue traiettorie mancine può rappresentare un’insidia, specie sulla terra. Ma la grande efficienza al servizio del nativo di San Francisco e un turno di battuta condito da un paio di errori di troppo da parte del suo avversario consentono a Querrey di incamerare il primo set. Confortato dall’andamento della partita, l’americano appare più a suo agio negli spostamenti laterali. Tiene gli scambi e mette a frutto la maggior potenza, brekkando sull’1-1. Si tratta solo di tenere, un po’ a fatica, i restanti servizi per chiudere la tenzone con un periodico 6-4.

L’ultimo singolare sul main court è l’occasione per una passerella, quella del tedesco Tommy Haas, veterano che si divide fra gli ultimi scampoli di tennis giocato, dopo l’ennesimo infortunio, e il nuovo ruolo di tournament director di Indian Wells. Dall’altra parte della rete, Jack Sock, numero 1 del tabellone e autore di un 2017 molto costante. I quasi tre lustri di differenza a favore dello statunitense non possono non pesare. Subito un break in apertura per andare a condurre una frazione priva di pathos, ma non dominata dal giovane di Lincoln, come testimonia il 6-4 finale. Per contro, si segnala qualche bel colpo dell’amburghese, il cui stile classico è sempre un piacere per gli occhi. Nel secondo set, Haas pare prenderci gusto e dopo aver annullato una pericolosa palla break sul 3-3, strappa il servizio a Sock nel game successivo. Quanto basta per allungare la partita alla frazione decisiva. Di certo il favorito sulla carta ci ha messo del suo, facendosi prendere dall’atmosfera da “esibizione”. Ma ora c’è partita e l’americano patisce un po’ il contraccolpo. Alla fine sale 4-1 al termine di 5 game non certo strepitosi, vincendo le resistenze del guerriero teutonico, che mostra una grande orgoglio nel remare come un ragazzino. Altri 3 game per chiudere sul 6-3 una pratica che probabilmente considerava più facile.

Gli altri incontri

La testa di serie numero 5, Fernando Verdasco, ha faticato solo un set contro l’argentino Nicolas Kicker. Il tempo di un parziale trapunto di break, che il madrileno si è aggiudicato per 7-6. Sull’abbrivo, la seconda frazione è volata via liscia: 6-1 il punteggio finale. Molto più dura la partita del numero 8 del draw, Thomaz Bellucci, che ha brekkato il qualificato argentino Maximo Gonzalex all’ultimo game utile, sotto di un set e 3-5 nel secondo. Agguantato e vinto il successivo tie-break, il mancino brasiliano ha chiuso la frazione decisiva sul 6-2. Bella prova di carattere del 20enne USA Ernesto Escobedo, in tabellone grazie a una wild card. L’ennesimo next-gen è stato capace di rimontare un set al brasiliano Thiago Monteiro e continuare la sua avventura nel torneo texano. Cosa invece non riuscita al suo omologo Hyeon Chung, 21 anni fra un mese, che non è riuscito a sfruttare un set di vantaggio contro Feliciano Lopez, numero 6 del seeding. Lo scontro generazionale ha arriso al decano di Toledo, che ha chiuso con un perentorio 6-1 il set decisivo.

Risultati:

[1] J. Sock b. [PR] T. Haas 6-4 3-6 6-3
[2] J. Isner b. [Q] L. Mayer 6-7 (5) 7-6 (3) 6-3
[3] S. Querrey b. H. Zeballos 6-4 6-4
[4] S. Johnson b. D. Brown 7-6 (12) 6-4
[5] F. Verdasco b. N. Kicker 7-6 (4) 6-1
[6] F. Lopez b. H. Chung 4-6 6-2 6-1
[8] T. Bellucci b. [Q] M. Gonzalez 2-6 7-6 (5) 6-2
[WC] E. Escobedo b. T. Monteiro 4-6 6-4 6-4

Andrea Ciocci

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Holger Rune sogna in grande per il 2023: “Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam”

La svolta per il danese è arrivata cambiando piano nutrizionale: “Non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno”

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Holger Rune - ATP Parigi-Bercy 2022 (foto: twitter @atptour)

Holger Rune è senza dubbio uno dei nomi nuovi del 2022, anno in cui ha centrato il primo titolo 1000 (Parigi-Bercy) e la prima top 10 della carriera. Ora il danese classe 2003 si candida per un 2023 da grande protagonista.

Il danese si è concesso al sito “Relevant tennis” in un’intervista a tutto campo dove ha parlato della sua vita e dei suoi obbiettivi prossimi. Su di sé ha detto: “Ho 19 anni, sono una persona molto calma e gioiosa. Sul campo da tennis mi piace lavorare sodo, amo le sfide e amo migliorarmi. Sono super ambizioso e voglio vincere”. Rune si sofferma dunque su quanto sia importante nutrirsi in maniera adeguata e di quanto lo facesse male prima:Senza energia il motore si spegne. Ho un piano nutrizionale ora, quindi so si assumere quello di cui ho bisogno. Abbiamo capito che non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno, per questo avevo cali di zuccheri e crampi”. Il suo allenatore dice sempre: “una Ferrari senza carburante è inutile“. Holger sembra aver imparato la lezione dato che adesso ha molta più consapevolezza di quello che mangia: “anche se adoro la pizza e il gelato”.

Il colpo che fatto le fortune del danese quest’anno è il servizio, riconosciuto già ora come uno dei migliori del circuito: “Sto ancora crescendo – dice – il mio servizio diventerà ancora più letale. Sto lavorando sull’essere ancora più preciso. Quando mi alleno con Novak sono sempre impressionato dalla sua precisione, specie al servizio. Sto lavorando su questo, su spin e altri effetti. L’anno scorso non ho fatto particolare attenzione a questo fondamentale. Mi piaceva di più scambiare la palla. Sto studiando molto ora. Quando ti applichi con energia in qualcosa, migliori sempre“. Rune si sofferma poi sulle sue fonti di ispirazione da bambino: “Ho avuto molti idoli quando ero piccolo. Ora che sono un giocatore professionista, mi concentro sul diventare la versione migliore di me stesso. Anche giocando a tennis, ci sono ancora atleti che mi ispirano: Djokovic è uno di questi. Il serbo è un tennista fantastico e cerco di imparare molto da lui: il servizio, la precisione dei colpi e la tenuta fisica”.

 

Alla memoria riaffiora subito la finale poi vinta a Parigi contro Nole: “Vincere a Parigi contro di lui è stato incredibile. È stata una finale da sogno contro un avversario che rispetto molto per tutto quello che ha ottenuto nel mondo del tennis. Novak è sempre stato molto generoso. Come ho detto prima, è una grande ispirazione per me. I Big 3 sono molto speciali. Sono stato molto felice di vedere Novak vincere le ATP Finals a Torino e uguagliare Roger Federer in un’altra statistica” . In chiusura Rune ha parlato degli obiettivi che cercherà di raggiungere il prossimo anno: “A dicembre, io e il mio allenatore fissiamo gli obiettivi per la stagione successiva. Per noi la classifica non è solo un numero. Analizziamo ogni torneo che intendo giocare. Nel 2022 mi sono posto l’obiettivo di raggiungere la top 25, e l’ho superato di gran lunga. Non vedo l’ora di parlare con il mio allenatore e fissare gli obiettivi per il 2023. So già cosa voglio. Ho vinto un ATP 250 , ho raggiunto la finale di un ATP 500 e ho vinto un Masters 1000. Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam” 

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Ruud, la terza è quella buona. All’esibizione di Quito batte Nadal e pensa all’Australian Open

Dopo Quito il tour d’esibizione si sposterà prima a Bogotá, e poi sarà la volta di Ciudad da Messico.

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Casper Ruud - Nitto ATP Finals Torino 2022 (foto Twitter @atptour)

Continua il tour di esibizioni in Sudamerica di Nadal e Ruud: dopo le due sconfitte a Buenos Aires e Belo Horizonte, Casper centra la prima vittoria contro Rafa nel match di esibizione a Quito, con il punteggio di 6-4 6-4. Davanti a circa 12.000 spettatori che hanno praticamente riempito il Coliseo Rumiñahui, Nadal e Ruud hanno offerto uno spettacolo degno della loro classifica ATP.

Le condizioni del campo in sintetico erano piuttosto veloci, favorendo così il tennis propositivo del norvegese. Con questi presupposti Ruud ha saputo sfruttare i suoi potenti servizi e ha vinto molti punti con il suo diritto mettendo Rafa più volte in difficoltà. Certo non sono mancati anche i momenti piacevoli: ad esempio quando Nadal ha portato fuori dal pubblico un bambino per disputare un punto contro Ruud. Il norvegese alla fine ha portato a casa l’agognata vittoria senza essere mai breakkato. A proposito della nuova stagione imminente il norvegese ha dichiarato: “In questa stagione non sono stato in grado di giocare l’Australian Open; quindi, per me sarà come una rivincita e spero vivamente di poter fare bene. Non vedo l’ora di andare in Australia, sperando di ottenere buoni risultati. Non vedo l’ora di iniziare una nuova stagione e di poter tornare a giocare i cinque set. Sono affamato per ottenere un buon risultato anche lì e sono curioso di vedere come andranno le cose il prossimo anno.

Il tour d’esibizione di Nadal proseguirà attraverso l’America Latina che lo ha già portato nei giorni scorsi a Buenos Aires, Santiago del Cile e Belo Horizonte. Adesso dopo Quito toccherà a Bogotá e Città del Messico.

 

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Djokovic numero 1, due italiani in top 10. Ecco i giocatori più vincenti del 2022

Ecco i dieci migliori giocatori con il rapporto migliore vittorie/sconfitte nel 2022: indietro Tsitsipas e Medvedev, il numero uno attuale è al terzo posto, spunta Kyrgios al quarto

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Il 2022 del tennis mondiale è stato un anno sui generis per diversi motivi. Uno Slam come Wimbledon non ha assegnato punti ed ha escluso i giocatori russi e bielorussi per motivi bellici, si è giocato un torneo 1000 in meno (Shanghai) e il 21 volte campione Major Novak Djokovic ha rinunciato a due Slam e quattro 1000 per la scelta di non vaccinarsi. Una serie di circostanze che rendono la classifica mondiale attendibile fino a un certo punto, viste le tante circostanze particolari. Dunque è possibile affidarsi a criteri differenti da quelli del ranking ATP per misurare la bontà della stagione dei migliori tennisti al mondo. Un dato che può essere preso in esame a tal fine è il rapporto tra vittorie e sconfitte, ossia la percentuale di vittorie in base a quanto ogni tennista ha giocato.

Sono tre i giocatori ad andare oltre l’80%: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Carlos Alcaraz. Il serbo ha vinto ben 42 partite perdendone appena 7: l’85,7% di successi in una stagione nella quale ha giocato “part-time” per i noti motivi. Per giunta, la maggior parte delle sconfitte sono arrivate nella parte iniziale dell’anno, quando ancora l’ex numero 1 del mondo non era in condizioni perfette. Dalla sconfitta nei quarti del Roland Garros contro Nadal ha perso una sola partita: la finale di Bercy contro Holger Rune. Numeri inequivocabili che parlano di una stagione pazzesca, malgrado le condizioni difficili.

 

Un’annata di fattura notevole è anche quella di Nadal: 39 vittorie e 8 sconfitte, 83% di successi. Possiamo definire agli antipodi le stagioni di Nadal e Djokovic: lo spagnolo ha infatti brillato nella prima parte della stagione, con due Slam vinti in Australia e a Parigi. La flessione c’è stata invece nella seconda parte: poche partite giocate dopo l’infortunio a Wimbledon e le uscite premature a Cincinnati, US Open, Parigi-Bercy e ATP Finals.

L’81,4% di vittorie invece per Alcaraz: lo spagnolo ha però giocato decisamente di più rispetto a Nadal e a Djokovic. Ben 57 vittorie e 13 sconfitte: l’attuale numero 1 del mondo ha avuto grandi momenti di fulgore, come quello del 500 vinto a Rio e i due 1000 di Miami e Madrid o la splendida cavalcata agli Open degli Stati Uniti, alternati ad altri di appannamento. Non semplice è stato il periodo post Roland Garros: le due sconfitte con Sinner a Wimbledon e Umago, il k.o. in finale ad Amburgo con Musetti. Difficile anche l’ultimo scorcio di stagione dopo lo US Open, chiuso con il ritiro nel match contro Rune a Bercy per l’infortunio all’addome che ha decretato la fine della sua stagione. Con l’andare avanti degli anni sarà sempre più importante per il murciano gestire al meglio la programmazione, evitando di giocare tantissimi tornei.

Lo stacanovista per eccellenza è stato Stefanos Tsitsipas: per lui un’ottima classifica (n.4 ATP) a fine anno giocando tantissime partite, probabilmente troppe. Il greco ha vinto 61 partite su 85 giocate, per un 71,76% che lo pone solo al nono posto nella nostra speciale graduatoria. Sette finali raggiunte avendone vinte due (Montecarlo e Maiorca). Forse la decisione migliore per l’ellenico sarebbe giocare qualche match in meno e provare a fare un ulteriore salto di qualità: la quantità di partite giocate a lungo andare può rivelarsi controproducente.

Subito dietro a Tsitsipas in decima posizione c’è Daniil Medvedev: 45 vittorie e 19 sconfitte, per una percentuale del 70,3% di vittorie. Un dato che testimonia un’annata tutt’altro che eccezionale per il russo che sembra aver smarrito qualcosa dopo la finale persa in modo incredibile agli Australian Open. Solo due titoli vinti, un 250 a Los Cabos e un 500 a Vienna e neanche una finale in un torneo 1000.

Al numero 4 di questa particolare classifica c’è Nick Kyrgios. L’australiano ha vissuto senza dubbio la migliore stagione della carriera con 37 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Il ranking non è eccelso soprattutto per i punti non assegnati a Wimbledon, che sarebbero stati 1200. Un titolo a Washington e tre vittorie contro top-5: due contro Medvedev tra Montreal e US Open e una contro Tsitsipas a Wimbledon.

In sesta posizione Alexander Zverev: 29 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Brutto colpo per il tedesco è stato l’infortunio al Roland Garros nella semifinale contro Rafa Nadal: non è riuscito più a rientrare alle gare. La prima parte dell’anno racconta come il teutonico sarebbe stato verosimilmente grande protagonista anche nella seconda parte dell’anno.

Ottavo Andrey Rublev: 51 vittorie su 71 (71.83%). Il russo si è costruito la qualificazione alle ATP Finals e la classifica nella top-8 grazie ai tanti tornei giocati.

Lasciamo volutamente in conclusione la posizione numero 5 e numero 7: sono occupate rispettivamente da Jannik Sinner e Matteo Berrettini. L’altoatesino, malgrado tutti i problemi fisici, ha sfiorato il 75% di vittorie (74,6%) con 47 successi e 16 sconfitte in stagione. Un 2022 che l’ha visto raggiungere i quarti di finale in tre Slam su quattro e gli ottavi di finale al Roland Garros. Un dato positivo riguarda le vittorie con i giocatori piazzati peggio in classifica (41/47), mentre solo 3/12 quando si ritrova ad affrontare un giocatore avanti nel ranking. Una stagione che sarebbe potuta svoltare in positivo convertendo il match point contro Alcaraz agli Us Open nei quarti di finale, ma con i se non si scrive la storia.

Estremamente positivo anche il bilancio di Berrettini: per lui 32 vittorie e 12 sconfitte (72,7%) in un anno, come per Jannik, caratterizzati dai tanti problemi fisici. La grande partenza in Australia con la semifinale raggiunta nel Major inaugurale della stagione, poi gli stop per l’infortuni alla mano e al piede, oltre a quello per Covid a Wimbledon. Malgrado ciò sono arrivati due quarti Slam su due Slam giocati e due titoli sull’amata erba a Stoccarda e al Queen’s. Statistiche che sono una magra consolazione per un anno davvero sfortunato per i due giocatori italiani migliori, ma che devono far ritenere il bicchiere mezzo pieno con la consapevolezza che gli azzurri, se stanno bene, sono estremamente competitivi ad alti livelli.

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