Troicki, amico e padre: "Nole e mia figlia, cambiare ci aiuterà"

Interviste

Troicki, amico e padre: “Nole e mia figlia, cambiare ci aiuterà”

PARIGI – Uno dei migliori amici di Nole nel circuito, in esclusiva per Ubitennis: “Con Agassi farà benissimo. Il mio momento può ancora arrivare”

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da Parigi, il nostro inviato (con la collaborazione di Ilvio Vidovich)

“Hello, nice to meet you”, dice sorridente dal suo metro e novanta, mentre striscia leggermente le infradito sul pavimento della zona interviste. Tutto intorno e un delirio di annunci all’altoparlante, badge identificativi e giornalisti che chiedono il loro momento per l’intervista. La zona dedicata alle one to one è composta da comodissime poltrone in pelle marrone: su una di queste Viktor Troicki quasi si abbatte, sospirando soddisfatto. Ha appena vinto il suo primo turno contro Evgeny Donskoy, il russo eroe del 2017: l’unico giocatore ad aver battuto Federer quest’anno, a Dubai. “Sono svariati anni che faccio bene qui a Parigi, è lo Slam che mi ha dato più soddisfazione (quarto turno nel 2011, 2013 e 2016: non è mai andato oltre in un Major, ndr). L’erba però è alle porte. È una superficie adatta al mio gioco e mi diverto molto (nel 2015 finale a Stoccarda, persa contro Nadal), anche se l’anno scorso non ho fatto risultati. Quest’anno ci arrivo più rilassato. Mi ci concentrerò al massimo: sono pronto”. Ha perso al secondo turno, qui al Roland Garros, in tre tie-break contro Nikoloz Basilashvili. Mentre risponde gesticola, inarca le sopracciglia, ha un viso che sembra uscito da un cartone animato: il più lontano possibile dalle sfuriate di cui si è reso protagonista negli anni passati.

Ma il futuro, soprattutto sul lato del comportamento e della maturità, sta per riservargli un cambiamento piuttosto drastico: a fine 2016 si è infatti sposato con Alexandra. “Il matrimonio non ha cambiato troppo le cose, vivevamo già insieme, la routine non è cambiata in realtà. Ma a breve sarà diverso, molto!”, esclama alzando la voce e continuando a muoversi sul cuscino morbido che soffre sotto il suo fisico imponente. Tra pochi giorni infatti, Viktor diventerà padre: “Mia figlia dovrebbe nascere tra due settimane al massimo. Cambierà la nostra vita, sarà la nostra priorità. Spero potrà rendermi più maturo e più responsabile, non vedo l’ora ovviamente. Potrà rendermi una persona migliore, prima ancora che un giocatore diverso. Insomma il mio approccio alla vita cambierà“.  Alterna momenti di grande serietà, quando si concentra e crea rughe di riflessione sulla fronte, a fragorose risate che gli alterano bonariamente il viso oblungo: lo scorso anno l’obiettivo dichiarato era la top 20, ma non è riuscito a chiudere la stagione oltre quella soglia. “Però un paio di settimane sono stato davvero in top 20, giuro! Ero 19, poi non ho mantenuto alto il livello. È il tennis, possono capitare momenti di altalena: ci sono giovani che stanno uscendo alla grande e gli anziani che continuano a giocare benissimo, è difficilissimo, con entrambe le generazioni al massimo o quasi. C’è da essere costanti, risultati continui senza cali. Il mio obiettivo è ancora la top 20: il mio momento può ancora arrivare, ne sono convinto. Annuisce, mentre maneggia distrattamente il suo accredito. “Viktor Troicki, joueur”, giocatore.

Lo staff dell’ufficio stampa è indaffaratissimo, passano in sequenza Cilic, Gulbis, Siniakova, Goffin. La nutrita squadra di media cinesi rincorre Qiang Wang, sconfitta da Venus Williams, come se fosse Graf. Viktor ne ride, poi parla del di lei marito: Agassi è la scelta migliore che Novak potesse fare, dice convinto. Troicki e Djokovic sono grandissimi amici, legati ovviamente dalla nazionalità e da anni trascorsi insieme tra juniores e circuito maggiore. “Andre era il mio idolo, l’ho adorato e vederlo nel box di Novak è stato speciale. Ieri mi sono allenato con loro, è stato incredibile. Una leggenda come lui potrà aiutare Nole con consigli, aiutarlo psicologicamente, è la mossa giusta: sarà interessante vedere come potrà migliorare”. Parlando di Djokovic viene fuori l’attaccamento che Troicki, e tutti i serbi in realtà, sentono rispetto alla propria patria. Nel 2010 la vittoria in Coppa Davis, a Belgrado in finale con la Francia: Viktor trionfò nel singolare decisivo, superando Llodra in tre set: “Fu meraviglioso, un’emozione incredibile. Davanti al pubblico di casa, certe cose le porterò dietro tutta la vita“. La semifinale di quest’anno riproporrà la stessa sfida, stavolta in Francia e probabilmente sul rosso: “Manca ancora del tempo eh!”, come a scacciare il pensiero. “Certo abbiamo ricordi fantastici contro di loro, ma sono la squadra forse più forte della competizione, hanno una quantità pazzesca di giocatori di altissimo livello, sia in singolo che in doppio. In trasferta e sulla terra rossa sarà durissima: speriamo sopratutto di avere il team al completo“.

 

Team composto interamente da giocatori over 30: Djokovic, Troicki, Tipsarevic, Zimonjic. E per il futuro? Ci sono un paio di giovani molto promettenti per il futuro. Djere (che ha raggiunto la sua prima semifinale ATP quest’anno a Budapest, ndr) c’è Milojevic, che era numero uno Juniores. Kuzmanovic è il numero uno Juniores adesso ed è a ridosso della top 400. Il futuro può essere roseo, ovviamente devono lavorare e crederci, non possono adagiarsi sui buoni risultati da giovani. Noi lasciamo una discreta eredità, starà a loro portare alto il nostro nome. Così come è arrivato, va via, facendo strisciare le ciabatte al suolo. Terrà altre due interviste e un intervento in TV, sempre allegro e un po’ agitato. Lo stesso che litigava con l’arbitro e gridava nel silenzio di Wimbledon: sarà senz’altro materiale divertente da far vedere alla figlia, tra qualche anno.

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Interviste

Federer: “Il ginocchio sta bene. Vedremo per quanto potrò ancora competere”

Secondo estratto della lunga intervista rilasciata da Roger Federer a Zeit Magazine: “Il tennis mi mancherà tanto dopo il ritiro. Il primo Wimbledon è il ricordo più emozionante”

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le due operazioni al ginocchio terranno Roger Federer lontano dal Tour ATP per tutto il resto della stagione 2020. L’ultimo match ufficiale disputato dallo svizzero è la semifinale dell’Australian Open persa in tre set da Djokovic, ma prima di finire sotto i ferri e poche settimane dopo in quarantena è riuscito anche a esibirsi di fronte a 52.000 sudafricani a Cape Town, contro il suo rivale di sempre, Rafa Nadal. Di questo e tanto altro ha parlato nella seconda parte dell’intervista a Zeit Magazine, di cui vi abbiamo già proposto un primo estratto incentrato sulla figura di papà Robert.

“Negli ultimi anni ho deciso di viaggiare ancora e ancora in Sud Africa” racconta Roger. “Poi è sorto il sogno: devo assolutamente giocare in Sudafrica finché sono ancora in attività. Ci sono voluti alcuni anni per organizzare, ma poi tutto è stato perfetto e abbiamo fatto anche il record del mondo di spettatori”. Qualche anno fa durante uno dei suoi viaggi in Africa, in Malawi, per la Roger Federer Foundation, gli era capitato qualcosa di unico: Quando incontro qualcuno qui in Svizzera, il 99% delle persone sa chi sono. In Malawi ho incontrato un gruppo di bambini che non mi hanno riconosciuto. Continuavo a pensare a un modo per spiegare loro il mio mestiere. Poi ho disegnato un campo da tennis, uno stadio con i cameraman, i bambini e la palla”.

Con tutta probabilità Federer non tornerà più a giocare davanti a un pubblico in Sudafrica se non da ex-giocatore. Parlare del suo ritiro fa sempre un effetto particolare. Forse perché vederlo in campo per quell’ora e mezza di partita circa dove regala quei fugaci momenti… “Federer” – come li definisce Foster Wallace – scaccia dalla nostra mente l’idea che il campione di Basilea possa appendere la racchetta al chiodo. Allora lo visualizziamo ancora in campo tra cinque anni, mentre affronta una nuova generazione sul Centrale di Wimbledon o alla St. Jakobshalle. Ma è solo immaginazione. La realtà riporta tutti coi piedi per terra.

 

Lo stop forzato causa COVID-19 e causa infortunio al ginocchio potrebbe aver piazzato dietro l’angolo l’addio di uno dei più grandi sportivi della storia. Mi mancherà tanto il tennis quando smetterò” ha commentato il 39enne. “Il ginocchio ora va bene, sono in riabilitazione. Inoltre dopo tutti questi anni il mio fisioterapista conosce il mio corpo come nessun altro. Sente quando sono stanco e teso anche mentalmente anche se non parliamo più di tanto: lui vuole concentrarsi e io rilassarmi. Ora voglio tornare in campo sano e poi vedrò per quanto potrò restarci. Ora dobbiamo solo essere pazienti, il Tour sta per ripartire”.

A tal proposito facciamo un inciso; molti hanno riportato un virgolettato inesatto, secondo cui Federer avrebbe detto che ‘il ritiro si sta avvicinando’ e che per lui sarebbe più facile ritirarsi in questo momento, ma vuole darsi ancora una chance di godersi il tempo che gli rimane da spendere sul campo. Si tratta di considerazioni plausibili, che però Federer non ha fatto – non direttamente in questa intervista, almeno. Del resto, che il ritiro si stia avvicinando per un atleta prossimo a compiere 39 anni è abbastanza lapalissiano.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

IL SOGNO DI BAMBINO E… FARE COME MJ? – Durante la fase di lockdown non ha solo badato ai suoi gemelli o palleggiato contro il muro. Ha potuto anche stare a lungo sul divano col telecomando in mano, guardando film e serie TV. Uno dei prodotti più visti durante la quarantena forzata è stato “The Last Dance”, la serie-documentario targata Netflix che racconta Michael Jordan e la sua epopea con i Chicago Bulls: “Non l’ho ancora vista” ha detto Roger, fan e amico del sei volte campione NBA. “L’ho salvato con l’obiettivo di vederlo una volta che tutti gli episodi fossero disponibili, non mi piace l’attesa. Ma ho già sentito dire che è fantastico”. Nel tennis esiste già un esempio piuttosto importante, il documentario realizzato da Amazon sul ritorno in campo di Andy Murray. Anche Federer è stuzzicato dall’idea di trasformare in un documentario parte della sua carriera? “Certo, uno come me pensa: dovrei avere una troupe televisiva con me per documentare la mia vita? Con la famiglia è sempre un po’ difficile. E poi, ho davvero bisogno di più persone nella mia vita che siano sempre attorno a me?“.

Quel che appare certo, è che Roger non vede l’ora di tornare a colpire la pallina sul campo e sentire il boato dello stadio dopo ogni suo punto. Ora quelle sensazioni, che sembrano così lontane, fluttuano libere nella sua mente in mezzo ai ricordi dei suoi successi: Quando riesco a ‘sentire’ la palla e non a esprimere solo forza bruta, questo mi dà la massima soddisfazione. Ti stupisci sempre. Ti alleni molto, molto duramente e a volte nelle partite accadono cose incredibili. Il mio ricordo più bello? La mia prima vittoria a Wimbledon. Quello è stato il momento che sognavo sin da bambino”. L’autore dell’intervista scrive che Roger imita sé stesso da bambino dicendo: “Sì, vinco Wimbledon!” Poi, con tono più grave, quello del Federer venti volte campione Slam, conclude: “Improvvisamente è realtà. È stato il momento più bello e importante della mia vita”.

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Gilles Simon: “Djokovic è così forte che rompe le p…e. Federer poco presente per i giocatori”

Il giocatore francese è uno dei pochissimi a difendere Novak Djokovic: “Ha fatto più di chiunque altro per i giocatori. I fatti dell’Adria Tour un grande errore perché si è dato la zappa sui piedi. Federer? Ora è poco coinvolto”

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Gilles Simon - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Gilles Simon non è mai banale, né dentro né fuori dal campo. Lucido, equilibrato e soprattutto schietto, il 35enne tennista francese, impegnato in questi giorni al Challenger Elite FFT nella sua Nizza, è stato intervistato da Frank Ramella per L’Equipe sul recente “scivolone” di Novak Djokovic e sulla situazione attuale dei giocatori ATP alla luce del nuovo calendario del circuito, al via nella metà di agosto. Gilles è uno dei pochi colleghi a difendere pubblicamente il serbo mentre “bacchetta” Roger Federer reo, secondo lui, di non essere stato particolarmente presente negli ultimi, difficili mesi segnati dalla pandemia da coronavirus. Ricordiamo che Federer fa parte del Player Council dell’ATP, di cui Djokovic è presidente.

“Per ora, mi sono convinto che avrei giocato a Cincinnati e allo US Open per fissarmi una scadenza” ammette Simon. “È una buona idea? Sì, no? Tutti esprimono il proprio parere. Si vede soprattutto che non c’è una guida, o per lo meno un’unica guida per tutti . Ognuno ha interessi diversi, ognuno tenta di giocare le proprie carte come può a seconda delle regole, delle leggi, delle condizioni di certi paesi. E noi giocatori, siccome non abbiamo un organismo e una rappresentanza definita, dobbiamo subire ed è colpa nostra. Mi dicono di riprendere allo US Open? Ok, andrò allo US Open, grazie e arrivederci“.

Non facile, stando alla situazione sanitaria attuale negli Stati Uniti… “Aspetterò la loro decisione. Preferirei che ci dicessero ‘Finché avremo questo genere di condizioni, non si gioca’. Ma non siamo noi a decidere“.

 

E allora, che fare? “Da tempo si parla di un sindacato dei giocatori… Bisogna che tutti i giocatori capiscano che da soli sono deboli e che uniti sono fortissimi. Ci sono cinquanta maniere diverse per dividere i giocatori, utilizzate tutte dagli agenti, le federazioni, i tornei. Ora, basta vedere che gli americani vogliono giocare lo US Open, i francesi saranno al Roland Garros. Lo fanno perché possono farlo, è semplice. Sta a noi impedirlo ed essere ascoltati. All’inizio della carriera, i giovani tennisti si credono protetti dall’ATP. Adesso, ci sono sempre più giocatori che auspicano la creazione di un’associazione”.

Allora perché un “sindacalista” come Gilles, che si preoccupa del bene comune, si sorprende del seguito che hanno avuto le dichiarazioni di Noah Rubin (che si è scagliato contro Djokovic)? “Ho solo espresso l’opinione che Novak, all’Adria Tour, ha fatto il grande errore di fare qualcosa che poteva danneggiarlo. È un gran peccato. E vorrei dire a Noah Rubin che, per il prize money nei Challenger o nelle qualificazioni, nessuno ha lottato per questo più di Novak. Quindi, quando chiede le dimissioni di Novak dalla presidenza del consiglio dei giocatori, si dà la zappa sui piedi”.

Perché, dunque, tutte queste critiche nei confronti di Djokovic? “Lo si vede anche nel pubblico, in campo, nella finale dell’Australian Open. Si ha la sensazione che, se battesse i record di Roger, darebbe fastidio a tutti. È così forte che rompe le p…e. Lo sfogo contro Novak è un errore enorme. Gran parte del pubblico non lo considera come Roger o Rafa“.

A tal proposito, Federer non si è fatto sentire molto, per quanto riguarda le questioni ‘politiche’ e organizzative, in questo periodo complicato… No. Ho conosciuto un Roger capace di farsi avanti quando c’erano discussioni sul prize money degli Slam, tempo fa. Ho l’impressione che l’abbiamo perso per strada, che gli importi poco di rappresentare i giocatori. Eppure, se c’è una voce autorevole, è proprio la sua!“.

In questo momento, la voce più autorevole dovrebbe essere quella di Djokovic, che ricopre il ruolo di presidente del consiglio dei giocatori. Lo sta svolgendo al meglio? “Lo considero come tutti gli essere umani, con le sue qualità e i suoi difetti. Come Roger. Come Rafa. Ma, per quanto riguarda Federer, si parla solo dei suoi pregi. E solo dei difetti di Novak. È a causa del gioco mediatico. Credo che Novak tenti di affrontare questioni complicate nell’interesse generale dei giocatori. E mi è dispiaciuto per questa storia dell’Adria Tour perché, commettendo un grave errore, tutto questo lavoro va a rotoli. Ormai è facile dire: “Mi raccomando, non date più retta a Novak!”.

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Brandon Nakashima: “Amo Federer ma il mio tennis è simile a quello di Djokovic” (intervista esclusiva) 

Il suo ricordo più vivo è l’allenamento con Rafa Nadal a Wimbledon. I duelli con Musetti e Tseng Chun-Hsin, la stima per Sebastian Korda e Hugo Gaston. “Non amo le discoteche”. Cosa gli dice il nuovo coach Pat Cash

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Brandon Nakashima - ATP Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Brandon Nakashima, nato il 3 agosto 2001, ha 18 anni. Il suo nickname è B-Nak. È nato 13 giorni prima di Jannik Sinner. Numero 220 ATP (best ranking di 218) è secondo solo all’altoatesino nel ranking dei 18enni. Il cognome è giapponese, ma il nonno con il quale ha cominciato a giocare a tennis all’età di poco più di tre anni era quello materno, vietnamita. Alto 1.85×78 kg, i tratti fisici sono orientali, ma lui è nato a San Diego e anche il padre Wesley è nato in California, mentre la madre è nata in Vietnam ma a cinque anni si è trasferita in California. I genitori sono entrambi farmacisti.

Ha giocato per il college dell’University of Virginia ed è stato dichiarato freshman (matricola) dell’anno nel 2019 della Atlantic Coast Conference, per poi passare professionista. Dal torneo di Delray Beach di quest’anno è allenato da Pat Cash e lì subito ha raggiunto i quarti battendo quattro Top 100. Il colpo migliore è il rovescio, l’idolo è Roger Federer. Poderoso atleta, è considerato uno dei migliori talenti statunitensi. Si considera timido ma non appare poi troppo in questa intervista, una volta sbloccatosi. Va matto per il sushi ma, confessa, anche per i dolci. Nell’intervista dice quali siano già state le vittime di maggior prestigio, il prestigio delle quali fa pensare che il suo attuale ranking sia bugiardo.

IL VIDEO DELL’INTERVISTA

 

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

Minuto 00:00: Introduzione con annesso elenco dei suoi scalpi di maggior prestigio: Sam Querrey, Cameron Norrie, Jiri Vesely, Marcos Giron, Salvatore Caruso, Yuichi Sugita.

03:40: Come si è comportato durante la pandemia: “Indosso sempre la mascherina in pubblico, cerco di stare attento quando esco”. È grato della possibilità che ha avuto di allenarsi su campi privati, così da poter continuare a lavorare e giocare match con avversari di livello.

05:07: Il rapporto speciale con il nonno materno: “È originario del Vietnam, ed è stato lui a portarmi in campo a tre anni e mezzo. Abbiamo iniziando sui campi pubblici, e da allora ho iniziato ad allenarmi tutti i giorni”.

06:45: Come sta andando con il suo nuovo coach, Pat Cash, e come è cambiato il loro legame durante la pandemia? “Ci siamo visti per la prima volta dopo il mio match d’esordio a Delray Beach. Da lì abbiamo iniziato con qualche sessione d’allenamento qui in California, e soprattutto nell’ultimo periodo è diventato sempre più presente. Siamo entrambi contenti di star creando un legame sempre più stretto”.

07:38: Cash ha detto di aver subito notato la straordinaria manualità del ragazzo – pensa anche lui che sia la sua qualità migliore? “Ho sempre avuto una buona mano, e infatti da piccolo ero bravo in tanti sport diversi. Da quando lavoro con Pat ho continuato a migliorare sotto questo aspetto, perciò sì, credo che la manualità sia probabilmente la mia qualità migliore”.

08:42: Il loro primo incontro: “Avevamo un paio di amici comuni al tempo del mio ingresso fra i pro, e io stavo cercando un buon allenatore. Pat mi è stato consigliato da più parti, così ci siamo sentiti al telefono per conoscerci meglio. A Delray Beach era un periodo di prova, ma dopo un paio di settimane abbiamo deciso di proseguire a tempo pieno sul tour”.

11:53: Chi sono i suoi idoli d’infanzia? “Mi è sempre piaciuto veder giocare Federer, ma penso che il mio gioco sia più simile a quello di Djokovic”.

12:40: Com’è stato allenarsi con Nadal? “Un paio d’anni fa stavo giocando Wimbledon juniores, e ho conosciuto Rafa mentre si scaldava per uno dei suoi match. È stata una grande esperienza; lui era ovviamente focalizzato sull’incontro, ma è stato veramente carino e rispettoso nei miei confronti. Prima di allora non avevo mai giocato con nessuno che avesse colpi tanto arrotati sia sul dritto che sul rovescio!

14:36: Chi sono i migliori talenti del tennis europeo? “Nel 2018 ho giocato le ITF Junior Finals in Cina, quindi ho affrontato I sette migliori altri junior. Ho giocato contro gente come Musetti e Tseng Chun-Hsin, e penso che avranno tutti un grande avvenire. Hugo Gaston è un altro giocatore di grande talento, e si muove bene”. Per quanto riguarda gli USA, la sua scelta ricade su Sebastian Korda, con cui gioca spesso nel Challenger Tour.

17:20: Brandon ci parla della transizione dai junior ai professionisti: “Per me è stato fondamentale andare all’università [a Virginia, ndr] per una stagione a 17 anni, ha aiutato tantissimo il mio gioco e mi ha fatto maturare come persona. Consiglierei a un sacco di giocatori di provare l’esperienza universitaria, perché è un modo per verificare se si è pronti o meno a passare pro. In autunno ho deciso di provare a giocare dei Challenger e ho ottenuto dei buoni risultati; ho capito che il mio gioco era pronto per il tour professionistico e che ero abbastanza maturo da provarci, e così ho deciso di fare il salto”.

19:45: Un breve riassunto dei suoi migliori risultati negli Slam juniors: “Il primo anno [2018, ndr] ho fatto i quarti a Parigi e New York, mentre la scorsa stagione sono arrivato in semifinale a Flushing Meadows”.

21:25: Come si sta sviluppando il suo gioco con Pat Cash? “Durante gli allenamenti qui in California abbiamo deciso di lavorare tanto sul gioco in avanzamento e su quello a rete, così da poter variare maggiormente gli schemi. Ovviamente Pat era uno dei migliori giocatori di serve-and-volley, quindi sto solo cercando di imparare da lui e dalla sua competenza”.

Pat Cash, Brandon Nakashima e Angel Lopez (via Twitter, @angelprotennis)

23:55: Quali sono i suoi piani sul breve termine? “Ora come ora è difficile programmare, visto che non sappiamo quando e se si inizierà a giocare, ma stiamo lavorando come se lo US Open si dovesse disputare normalmente [l’intervista è avvenuta prima dell’annuncio della USTA di mercoledì scorso sullo Slam americano, ndr]. Mi sto preparando dal punto di vista fisico, anche se il mio ranking non è abbastanza alto da entrare direttamente in tabellone, e non sono sicuro che ci saranno le qualificazioni [in seguito all’annuncio di cui sopra, le qualificazioni sono infatti state cancellate, ndr], quindi la mia unica opzione è chiedere una wildcard”.

25:35: Come la pensa sul tennis a porte chiuse: “Sarà interessante, siamo tutti abituati ad avere persone che ci guardano mentre giochiamo, quindi credo che per molti sarà un po’ strano all’inizio. Per quanto mi riguarda non sarà una questione importante, mi sto concentrando sul mio gioco e credo di poter fare bene con o senza di loro”.

26:47: La vita fuori dal campo: “Cerco di rilassarmi e divertirmi. Mi piace giocare ad altri sport, quindi nei giorni liberi gioco a golf con gli amici o sto a casa a guardare la TV, cerco di distrarmi dal tennis. Non mi piace andare in discoteca, non è mai stata la mia idea di uscita – preferisco le serate tranquille con gli amici”.

30:04: Quanto ne sa di storia del tennis? “Non molto, in realtà. Mi piace però guardare partite del passato, incontri di decenni fa, per notare le differenze con il gioco attuale. Il loro stile era completamente diverso, tutto serve-and-volley, si cercava di prendere rapidamente la rete. È interessante vedere quanto il gioco sia cambiato, quanto i giocatori siano cambiati”.  

31:30: Le prospettive di Brandon per il 2022/2023: “L’obiettivo è di migliorare a livello di risultati e di classifica. Forse per allora sarò riuscito a raggiungere la Top 10”.

33:20: Dopo i Big Three, chi diventerà il nuovo N.1? “Fra i Top 10 attuali, credo che Medvedev e Tsitsipas abbiano le chance migliori di vincere degli Slam. Fra noi giovani, invece, i NextGen, trovo che Shapovalov abbia un buon gioco, e anche Auger-Aliassime ha buone possibilità di fare bene”.

36:10: I consigli più frequenti di Pat Cash: “Devo migliorare il footwork, soprattutto nell’ottica dei match al meglio dei cinque, e devo lavorare sulla condizione atletica. Il dritto e il senso del campo devono salire di livello. Pat mi dice spesso anche di variare il gioco e di offrire palle diverse all’avversario, cose che credo potranno aiutarmi a vincere tante partite e a non essere troppo prevedibile. Imparare ad avanzare verso la rete mi aiuterà anche a variare di più da fondocampo”.   

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