Dove sono finiti i giovani campioni?

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Dove sono finiti i giovani campioni?

Che fine hanno fatto i ragazzini su cui il tennis avrebbe dovuto costruire? Ripercorriamo le carriere dei campioni juniores di Wimbledon degli ultimi vent’anni

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Essere vincenti under 18 raramente si traduce in una carriera da campione tra i pro. Infatti andando a guardare i nomi tra i campioni slam a livello junior tra il 1983 (anno in cui Edberg fece il grande slam junior, unico nella storia) ed il 1998 (anno in cui Federer vinse il titolo a Wimbledon) scopriamo che nessuno è riuscito a confermarsi tra i grandi. D’accordo erano gli anni in cui i più forti vincevano gli slam ad un’età in cui avrebbero potuto giocare i tornei junior (Becker, Wilander, Chang, Sampras, lo stesso Edberg hanno tutti vinto il loro primo slam a meno di vent’anni). Dal 1998 in poi solo in cinque sono stati campioni slam sia a livello junior che da pro: Federer, Roddick, Wawrinka, Murray e Cilic, ma il solo Federer vinse il titolo junior a Wimbledon. Seguendo un interessante spunto del Telegraph (qui l’articolo originale) andiamo quindi a cercare i vincitori di Wimbledon Junior degli ultimi venti anni per vedere come se la sono cavata da grandi.

Uomini

1997: Wesley Whitehouse
Sudafricano classe 1979, fece tre finali slam a livello junior ma non riuscì a coronare il sogno di una vera e propria carriera da professionista a causa di una serie di infortuni che lo hanno martoriato dal 2000 in poi. Tra il 2002 e il 2004 ha avuto il momento migliore in carriera raggiungendo la posizione 214 in classifica e vincendo 7 titoli futures. Nel 2006 batté Safin ad Indianapolis e nel 2007 vinse l’ottavo ed ultimo futures della sfortunata carriera.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era.

 

1998: Roger Federer
Non c’è bisogno di dire gran che sulla carriera del ragazzino svizzero che vinse il torneo junior nel 1998. Diciotto slam parlano da soli (in senso figurato, anche se non sappiamo che cosa si dicano tutti quei trofei in bacheca quando nessuno li guarda). Vale la pena notare che Federer ha rotto la ‘maledizione di Stefan Edberg’. Infatti dopo che lo svedese ha realizzato il grande slam junior nel 1983 nessun giocatore capace di vincere uno slam a livello junior aveva poi vinto uno slam tra i grandi… fino a Federer.
Quest’anno a Wimbledon: è arrivato come favorito numero uno, nonostante i 35 anni suonati. Ha raggiunto la seconda settimana per la quindicesima volta.

1999: Jurgen Melzer
L’austriaco è stato numero 8 nel 2011 e semifinalista al Roland Garros nel 2010. Ha raggiunto gli ottavi a tutti gli altri slam senza mai riuscire ad andare oltre. Nel 2010 ha vinto Wimbledon in doppio (con Petzschner) ed in doppio misto (con Iveta Benesova). In singolo ha vinto cinque tornei, nessuno sull’erba (unica finale a Newport nel 2003).
Quest’anno a Wimbledon: attualmente numero 130 del mondo quest’anno ha perso al primo turno delle qualificazioni dal giovane De Minaur.

2000: Nicolas Mahut
Ha perso la partita più lunga della storia proprio a Wimbledon (con Isner, 70-68 al quinto). A Wimbledon ha vinto un titolo in doppio, l’anno scorso con Herbert, e sull’erba ha vinto tutti i suoi titoli in singolare. Forse non tutti sanno che tra i giocatori in attività lui e Federer sono quelli ad aver vinto più titoli sull’erba da over 30 (quattro). Non sarà un record memorabile ma sempre meglio di niente.
Quest’anno a Wimbledon: sconfitto al primo turno in tre set da un altro veterano, Youzhny.

2001: Roman Valent
Un altro svizzero, un po’ meno famoso di Federer. Valent chiuse il 2001 come numero 3 junior al mondo ma non è mai esploso tra i grandi. Al massimo è stato numero 300 al mondo, nel 2003. Un solo match giocato a livello ATP, perso con Giquel al primo turno del torneo di Marsiglia nel 2009. Due futures vinti (uno nel 2002 ed uno nel 2005) e carriera chiusa nel 2010.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era.

2002: Todd Reid
Un’altra vittima degli infortuni, ritiratosi a soli 21 anni, dopo aver raggiunto la posizione 105 nella classifica ATP. Reid ha giocato quasi unicamente a livello Futures e Challenger. A Wimbledon ha una partecipazione, sconfitto al primo turno nel 2004 da Spadea.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era.

2003: Florin Mergea
Il romeno non è mai riuscito ad affermarsi tra i pro, complice qualche infortunio ed un calo di motivazione nel singolare, ha preferito specializzarsi nel doppio. In coppia con Bopanna nel 2015 ha vinto a Madrid e fatto semifinale a Wimbledon, raggiungendo la posizione numero 7 al mondo. In singolare non è mai entrato nei primi 200 (massimo 243) ed a Wimbledon ha giocato le qualificazioni, perdendo al secondo turno nel 2004. Attualmente è numero 39 in doppio.
Quest’anno a Wimbledon: è ancora in gara in doppio in coppia con Qureshi.

2004: Gael Monfils
Il francese ha avuto un’ottima carriera seppur non da vero campione. Nel 2004 fece ¾ di slam tra i piccoli ma tra i grandi, l’ex numero 6 del mondo, vanta ‘solo’ due semifinali (a Parigi nel 2008 e a New York l’anno scorso). Miglior risultato a Wimbledon il terzo turno, raggiunto sei volte senza mai approdare alla seconda settimana.
Quest’anno a Wimbledon: ha perso al terzo turno da Mannarino.

2005: Jeremy Chardy
Carriera dignitosa per il francese che ha raggiunto la posizione numero 25 nel 2013 ed almeno gli ottavi in tutti gli slam (a Wimbledon nel 2014, sconfitto da Cilic in tre set). Un titolo vinto in carriera, a Stoccarda (ma sulla terra) nel 2009 ed in Australia il miglior risultato in uno slam (i quarti nel 2013).
Quest’anno a Wimbledon: ha perso all’esordio da Berdych in quattro set.

2006: Thiemo De Bakker
L’olandese, ex numero uno junior nel 2006, è stato al massimo al numero 40 nel 2010, il suo anno migliore. A Wimbledon ha raggiunto il terzo turno quello stesso anno approfittando di uno stracotto Isner al secondo turno. Dopo di allora, complici anche alcuni infortuni, De Bakker è sprofondato in classifica ed oggi si trova oltre la posizione numero 500.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era.

2007: Donald Young
Il campione di Wimbledon junior 2007 aveva vinto il torneo junior in Australia due anni prima, il più giovane della storia. Donald è stato anche il più giovane a raggiungere il primo posto nella classifica junior. Purtroppo tale precocità non si è tradotta in una carriera ad alti livelli. Best ranking di numero 38, nessun torneo vinto e due volte ottavi di finale all’US Open sono i suoi highlights. A Wimbledon mai oltre il secondo turno.
Quest’anno a Wimbledon: ha fatto quel che ha potuto perdendo in tre set da Nadal al secondo turno.

2008: Grigor Dimitrov
Lo chiamavano baby fed per lo stile di gioco ed in molti avranno scommesso che Grigor a Wimbledon avrebbe vinto. Finora non è successo. Semifinalista nel 2014 il bulgaro fa dentro e fuori dai top 10 (massimo numero 8) e sembra sempre sul punto di fare il grande salto. Sei titoli vinti di cui uno sull’erba (Queen’s), una carriera fin qua dignitosa ma al di sotto delle aspettative dei più. Quest’anno ha iniziato la stagione con una semifinale in Australia e poi si è un po’ perso sulla terra battuta.
Quest’anno a Wimbledon: Ha raggiunto la seconda settimana per la seconda volta in carriera.

2009: Andrey Kuznetsov
Il russo è in lenta ma costante ascesa, avendo chiuso il 2016 tra i primi 50 per la prima volta, ma potrebbe essere già troppo tardi con una nuova generazione di russi alle porte (attualmente è sceso al numero 76). Nessun titolo vinto in carriera e negli slam il miglior risultato sono gli ottavi in Australia l’anno scorso. A Wimbledon ha raggiunto due volte il terzo turno.
Quest’anno a Wimbledon: è stato sconfitto al primo turno dal più giovane connazionale Khachanov.

2010: Marton Fucsovics
L’ungherese, 25 anni, sta finalmente riuscendo a scalare la classifica e si trova adesso a ridosso dei primi cento dopo aver vinto il challenger di Ilkley. Finora Marton vanta poche apparizioni in tabelloni ATP e una discreta presenza a livello challenger, con tre titoli in carriera, l’ultimo dei quali ottenuto il mese scorso a Vicenza. Prima di Wimbledon la sua unica partita in un tabellone principale in uno slam era stata la sconfitta da Almagro a New York lo scorso anno.
Quest’anno a Wimbledon: per la prima volta accede al tabellone principale, sconfitto all’esordio da Muller.

2011: Luke Saville
L’australiano aveva iniziato a scalare la classifica nel 2014. Accedendo al main draw di Wimbledon per la prima volta e superando Thiem al primo turno, prima di perdere da Dimitrov, Saville era entrato tra i primi 200. Un infortunio al tendine ed un’involuzione nel gioco hanno rallentato l’ascesa dell’australiano che oggi si trova fuori dai primi 300.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era.

2012: Filip Peliwo
Nel 2012 il canadese di origini polacche fece finale in tutti e quattro gli slam junior, vincendone due. Dopo di allora la carriera tra i pro è stata confinata principalmente ai tornei Futures. Due sole vittorie a livello ATP (una per ritiro ed una con Volandri) mentre a livello slam, due partecipazioni alle qualificazioni dell’Australian Open, senza mai accedere al tabellone principale.
Quest’anno a Wimbledon: classificato oltre la posizione numero 300 quest’anno non c’era.

2013: Gianluigi Quinzi
La speranza italiana sta finalmente facendo progressi, anche se non è ancora riuscito a sfondare il muro dei primi 200. Quest’anno ha vinto la sua prima partita in un torneo ATP a Marrakech, prima di arrendersi con onore a Paolo Lorenzi.
Quest’anno a Wimbledon: ha perso al primo turno di qualificazioni dal coetaneo Garin, era la sua prima partecipazione ad uno slam.

2014: Noah Rubin
L’americano sta entrando stabilmente nei primi 200 ed ha già raccolto una certa esperienza da pro. In Australia ha passato un turno sia l’anno scorso sia quest’anno (sconfitto onorevolmente da Federer). In Australia quest’anno ha pure vinto il secondo challenger in carriera. La sua ascesa è stata rallentata da un infortunio al polso patito a Houston lo scorso aprile.
Quest’anno a Wimbledon: non c’era a causa dell’infortunio al polso.

2015: Reilly Opelka
Il diciannovenne americano ha già iniziato a scalare la classifica ed è solo questione di tempo prima che entri tra i primi 100 (attualmente è 129). Lo scorso novembre ha vinto il suo primo challenger a Charlottesville. In Australia quest’anno ha giocato per la prima volta nel tabellone principale di uno slam perdendo in cinque set da Goffin.
Quest’anno a Wimbledon: ha perso al primo turno delle qualificazioni da Ram in due tie break.

2016: Denis Shapovalov
Il giovane canadese è in costante ascesa. Famoso per l’episodio di coppa Davis ad inizio anno, Shapovalov si era già fatto notare l’anno scorso in Canada dove aveva superato Kyrgios. Denis, in Marzo quest’anno, ha vinto il quarto futures ed il primo challenger della giovane carriera perdendo in finale in un altro challenger la settimana successiva (17 vittorie consecutive) ed ora è stabilmente tra i primi 200 e in ascesa.
Quest’anno a Wimbledon: ha perso al primo turno da Janowicz la sua prima partita nel tabellone principale di uno slam.

Donne

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ATP Cordoba, Cecchinato supera per la prima volta Bagnis e accede agli ottavi

Marco Cecchinato si fa riprendere al momento di chiudere, ma riesce comunque a far suo il match in due set. Al prossimo turno Federico Coria

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

M. Cecchinato b. F. Bagnis 6-2 7-6(4)

Dopo tre sconfitte in altrettanti scontri diretti, Marco Cecchinato coglie la prima vittoria nei confronti di Facundo Bagnis. L’italiano ci aveva perso due volte tra il 2014 e il 2015, e l’ultima volta due anni or sono a Santiago per 6-3 al terzo. Anche nel mercoledì del Cordoba Open come nelle altre occasioni la superficie era la prediletta dai due, e l’l’azzurro ha prevalso approfittando anche di una prestazione senza mordente di Bagnis.

Il primo set scorre inaspettatamente veloce; l’argentino non riesce a fare male con i suoi colpi di rimbalzo troppo corti per impensierire il trentenne palermitano, il quale guida gli scambi con il dritto e aggredisce la seconda palla con buoni dividendi. Ottiene il break al terzo gioco costringendo Bagnis ad un dritto che cade ben oltre la linea di fondo; nel settimo gioco inizia con una palla corta di dritto per chiudere il game in quattro punti. Nel game successivo l’italiano centra il primo traguardo.

 

Nel secondo set il trentatreenne di Rosario aggiusta la consistenza del servizio e si assiste a degli scambi più equilibrati e agonisticamente consistenti. Il momento più importante della frazione si ha nel secondo gioco: Bagnis si procura due palle break, che però non trasforma, complice un ace e un dritto fuori misura.

Cecchinato si salva e si arriva al sesto gioco, dove il padrone di casa ritorna agli umili standard del primo set, cedendo il game a zero con il suggello di un doppio errore sullo 0-40. Marco ringrazia e arriva due volte a match point nel nono gioco, ma il sudamericano ne esce indenne con bravura.

È comunque un Cecchinato più falloso e meno intraprendente; il pensiero delle occasioni perdute probabilmente lo condiziona e lo spinge a lasciare l’iniziativa al rivale, che con l’aiuto di qualche errore dell’italiano strappa finalmente, all’ultima chance, il servizio allo sfidante.

I contendenti arrivano così al tie-break, e i primi cinque punti sono dell’azzurro, che osa di più e chiama a rete il mancino rivale, costringendolo all’errore nella volée. Sul cinque a zero un doppio fallo di Ceck rianima l’avversario, che sul 5-4 sbaglia però un dritto. Un altro errore nel punto successivo chiude la contesa.

Per Cecchinato ora l’appuntamento è con un altro argentino, il sesto del seeding Federico Coria, contro il quale ha perso l’unica sfida a livello di main draw ATP, ma è 2-2 complessivamente.

“Ero un po’ teso alla fine perché sono i primi match dell’anno e ho bisogno di trovare fiducia” ha spiegato Ceck dopo la vittoria.”È stato il primo incontro sulla terra battuta dopo tre mesi, devo ritrovare il feeling con la superficie, ma sono molto contento del risultato. Voglio rimanere concentrato su ogni partita, sto lavorando sodo, mi alleno parecchio ogni giorno e penso a fare un passo alla volta”.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI CORDOBA

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ATP

ATP Montpellier: Bublik spacca tre racchette e perde con Barrere. Il diciottenne Fils domina Bautista e vola ai quarti

Alexander Bublik scatena la sua frustrazione a pochi punti dalla sconfitta. Exploit del classe 2004 Arthur Fils che batte Bautista Agut in due set

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Alexander Bublik, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Scott Davis

G. Barrere b. [6] A. Bublik 6-4 6-7(12) 7-6(3)

La giornata non troppo felice dell’Open Sud de France di Montpellier viene movimentata da uno dei personaggi più “rock” del circuito: Alexander Bublik. Il detentore del titolo (sconfisse in finale Zverev 6-4 6-3) si presenta con le migliori intenzioni, nonostante un solo campione nella storia del torneo sia riuscito sinora a replicare nell’edizione successiva, e cioè Richard Gasquet nel 2016, in finale contro Paul-Henri Mathieu. Ebbene, “Ritchie” rimarrà per quest’anno ancora l’unico nell’intento, in quanto dopo due ore e mezza di contesa dura ed equilibratissima, a prevalere è stato il francese.

Il primo set vede due contendenti non troppo precisi con la prima palla (48% e 53%, con leggera prevalenza del kazako) ma con percentuali di conversione intorno al novanta per cento per entrambi. Bublik cancella due palle break nel secondo gioco, poi pochi sussulti fino al decimo, quando il numero sei del tabellone perde qualche volta di troppo il comando del gioco, facendosi aggredire sulla seconda; al primo set point Barrere fa sua la frazione.

 

Nel secondo set la posizione di vantaggio al servizio è tale che in una sola occasione, all’undicesimo gioco, si va oltre i sei punti. Bublik serve nove ace e si presenta al tie-break con le spalle al muro. Nei primi dodici punti solo una volta a testa i due ottengono un break; il francese sale tre volte a match-point, il kazako per quattro volte, a un passo dalla vittoria di frazione, viene ripreso. Ma la quinta è quella buona, e dopo un’ora e un minuto si chiude un set assai avvincente.

Nel set decisivo si allenta la letalità delle battute, ma non ci sono occasioni per il break, fino a quando nel sesto gioco per la prima volta Bublik strappa il servizio allo sfidante; potrebbe sembrare fatta, ma nel game successivo il ventottenne di Charenton le-Pont rischia in risposta e forza al momento giusto le difese di Bublik: è contro-break.

Il francese deve salvare un’altra chance per l’avversario nel gioco successivo, ma esce dalla trappola e si arriva al secondo jeu decisif. E d’incanto crolla l’equilibrio: Barrere si prende i primi sei punti. Al cambio di campo Bublik perde la testa: spacca la racchetta colpendo cinque volte il terreno, poi si reca verso la propria sedia e ne rompe allo stesso modo altre due. Il pubblico lo copre di ululati; lui annulla tre palle del match, ma lì si deve arrendere.

Reazione smodata la sua, con echi sanremesi di Blanco, il quale lo scorso anno cantava “Brividi”, ma ci ha fatto rabbrividire ieri sera sfasciando tutti i fiori. Bublik ha rotto solo cose sue, quindi il danno è autoinflitto, ma la magra rimane la stessa. Gregoire Barrere vince e si prepara ad affrontare domani il georgiano Basilashvili.

GLI ALTRI MATCH – Problemi non solo per Marton Fucsovics, che ha dato forfait prima della sfida con Jannik Sinner. Ugo Humbert è costretto al ritiro in seguito a una brutta caduta nel corso del tie-break del secondo set dopo aver vinti il primo parziale contro Alejandro Davidovich Fokina. Il francese rimane in campo giusto per concludere il parziale, poi deve arrendersi tra le lacrime sul punteggio di 1-6 7-6(2).

Chi ha motivo di sorridere è invece Arthur Fils, classe 2004, che al primo turno aveva messo a segno il suo primo successo nel Tour ai danni di Gasquet. Il teenager francese ha impressionato dominando Roberto Bautista Agut per 6-3 6-4. Ai quarti troverà il vincente fra Davidovich e Halys.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI MONTPELLIER

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Flash

WTA Abu Dhabi: Ostapenko dura un set, primo quarto nel 2023 per Zheng. Avanti anche Kudermetova e Bencic, si ritira Kontaveit

La 2002 cinese guadagna tre posizioni nella classifica live e si avvicina al best ranking. Kudermetova ok su Mertens, Bencic fatica ma doma Kostyuk in due set. Anett perderà una decina di posizioni in classifica

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Qinwen Zheng - WTA Abu Dhabi 2023 (foto: twitter @wta)

Q. Zheng b. [5] J. Ostapenko 7-6(10) 6-1

Sono Qinwen Zheng, Veronika Kudermetova e Belinda Bencic (in quest’ordine) le prime giocatrici a qualificarsi per i quarti di finale del Mubadala Abu Dhabi Open, WTA500 in corso sui campi in cemento degli Emirati Arabi Uniti. La giovane cinese scala tre posizioni nel ranking live (al momento è n°26) e si porta ad una sola posizione dal suo best ranking di n°25. Niente da fare per Jelena Ostapenko, che perde un primo set giocato probabilmente meglio e crolla alla distanza. Kudermetova non ha grossi problemi contro Elise Mertens, se non al momento di chiudere il match, mentre Bencic rischia di essere trascinata al terzo da Marta Kostyuk, che però si spegne sul più bello.

IL MATCH – Nel primo incontro in programma al Mubadala Abu Dhabi Open Jelena Ostapenko parte decisamente meglio rispetto a Qinwen Zheng, conquistando tutti i pimi dieci punti dell’incontro e portandosi subito sul 3-0, pur annullando un break point nel terzo gioco. Nel game successivo, tuttavia, è proprio la lettone ad avere altre due chance (non consecutive) per il doppio break di vantaggio, ben cancellate però dalla cinese, che si mantiene in scia. La partita inizia a cambiare volto e la n°12 del mondo, dal 4-1 sopra, vede la sua avversaria prima avvicinarsi e poi superarla. La 20enne di Shiyan trova il primo break della sua partita nel settimo game, impatta sul 4-4 e fa ancora la differenza in risposta, conquistando il quarto gioco di fila e portandosi a servire per il set.

 

Ostapenko è però brava in questa situazione a non lasciar andare un parziale dove nel bene e nel male ha sempre dominato, rimontando da 30-15 e operando l’aggancio: 5-5. Sembra tutto indirizzato verso il tie-break – che effettivamente sarà il culmine della prima frazione – ma prima Zheng è chiamata a salvare un set point sotto 5-6. Il tie-break ricalca di fatto l’andamento del primo set, con la testa di serie n°5 che parte in vantaggio (2-0), viene raggiunta e superata ma, al momento di chiudere il set sul 5-4 e due servizi a disposizione, la cinese li perde entrambi. La lettone ha così un nuovo set point sul 6-5, che non sfrutta, così come accade con quello sul 7-6. Si va ad oltranza e soltanto la n°29 WTA riesce a portarsi ad un punto dal chiudere il parziale, in ben quattro occasioni. L’ultima è finalmente quella buona, con cui chiude 12-10 il tie-break di un primo set a dir poco altalenante.

Il secondo set assume tutta un’altra piega rispetto al primo, con la vincitrice del Roland Garros 2017 che, perso il primo turno di servizio dopo 18 punti giocati, di fatto molla la partita. Zheng ringrazia, conferma l’allungo e trova un ulteriore break nel quarto game, difendendosi ai vantaggi e salendo sul 5-0. Ostapenko riesce quantomeno ad evitare il bagel, ma dopo quasi due ore è costretta ad arrendersi. Finisce 7-6(10) 6-1 in favore della giovane cinese, che approda così al suo primo quarto di finale in stagione, dove troverà una fra la n°1 del seeding Daria Kasatkina e la svizzera Jil Teichmann.

GLI ALTRI INCONTRI – A seguire sono scese in campo Veronika Kudermetova ed Elise Mertens, anche se quest’ultima è sembrata arrivare un po’ in ritardo all’appuntamento con il match. I primi quattro game, infatti, sono finiti tutti nelle mani della russa, che nel primo parziale ha vinto l’89% dei punti con la prima di servizio. Avanti 5-1 la n°11 del mondo ha trovato un terzo break, archiviando 6-1 un set dominato e garantendosi la possibilità di servire per prima nel secondo. Sull’1-1 è finalmente arrivata la reazione della belga, che ha strappato a zero il servizio alla sua rivale, ma poco dopo si è vista costretta a restituire immediatamente il break.

Dall’1-2 Kudermetova ha infilato un nuovo parziale di quattro giochi di seguito, portandosi sul 5-2 dopo aver annullato tre break point nel settimo game. La 25enne di Kazan ha faticato più del previsto al momento di chiudere, cedendo la battuta sul 5-3 e mancando due match point in altrettanti turni di risposta. Alla fine, però, al terzo tentativo la russa si è imposta 6-1 7-5, approdando ai quarti di finale. Qui potrebbe dar vita ad un derby russo contro Liudmila Samsonova, se la n°8 del seeding riuscirà a sconfiggere Barbora Krejcikova.

Match ben più combattuto quello tra Belinda Bencic e Marta Kostyuk. La svizzera, autrice di un ottimo primo set, si fa bastare il break conquistato nel settimo game dopo aver concesso appena un punto nei primi tre turni di battuta. L’ucraina paga caro l’unico strappo del set, chiuso 6-4 dalla n°9 WTA, che parte meglio anche nel secondo parziale. Un break in apertura sembra consegnarle le chiavi dell’incontro, ma dallo 0-2 la n°57 del ranking vince cinque dei successivi sei game, trovando due break e portandosi sul 5-3 e servizio.

Al momento di approdare al set decisivo, tuttavia, nel momento migliore della sua partita Kostyuk commette un grave doppio fallo che regala due break point alla sua avversaria. Bencic non si fa scappare l’occasione e conquista tutti gli ultimi quattro giochi della partita, imponendosi 6-4 7-5 e negando ancora all’ucraina la vittoria contro una top10, contro cui ha un bilancio di 0-12.

Nell’ultimo incontro di giornata, Anett Kontaveit è costretta al ritiro contro la qualificata Shelby Rogers. 4-6 6-3 4-1 il punteggio a favore della statunitense. Sotto 0-3 nel terzo set, Anett, n. 18 WTA, ha chiesto un MTO durante il quale ha ricevuto un trattamento alla schiena. Non riesce quindi a difendere i 500 punti del trofeo di San Pietroburgo e perderà almeno 9 posizioni, lei che è stata la seconda giocatrice del mondo lo scorso giugno. Vola invece ai quarti Rogers, che affronterà la n. 2 del seeding Belinda Bencic.

Il tabellone completo del WTA500 di Abu Dhabi

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