US Open: Osaka straripante, Kerber fuori dalla top 10. Keys e Pliskova ok

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US Open: Osaka straripante, Kerber fuori dalla top 10. Keys e Pliskova ok

Le sconfitte di Kerber non fanno più notizia, ma questa di oggi pesa il doppio: la campionessa in carica perde sei posti in classifica. Magnifica Osaka. Keys supera Mertens

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N. Osaka b. [6] A. Kerber 6-3 6-1 (Manuel Dicorato)

Prosegue la crisi di Angelique Kerber, fuori al primo turno in uno Slam per la seconda volta in questo disastro 2017, aperto in cima alla classifica WTA. Senza storia l’incontro, tutto troppo facile per Naomi Osaka, giapponese con la doppia cittadinanza nippo-americana, alla prima vittoria contro una top 10 dopo nove sconfitte consecutive. L’incontro, il primo tra le due, inizialmente propone Kerber abbastanza centrata, ma è solo una fiammata che si spegne sulla palla break annullata nel quinto gioco da Osaka con uno schiaffo di rovescio. Da quel momento la campionessa in carica (la prima ad uscire al primo turno dai tempi di Svetlana Kuznetsova, anno 2005) abbandona mentalmente la partita: il game del break decisivo nel primo set è l’ottavo, quando la tedesca con due doppi falli consegna all’avversaria il break che risulterà decisivo. Infatti nel nono gioco, nonostante due palle break – di cui una annullata con una passante di dritto lungolinea da fuori dal campo – Osaka porta a casa meritatamente il primo parziale.

Il termometro del disastroso primo set dell’ex numero 1 del mondo è il servizio: in ogni game ha commesso almeno un doppio fallo. Il secondo set prosegue sulla falsariga del primo: Osaka infatti prima strappa il servizio alla più quotata avversaria, poi annullando una palla break è bravissima a salire sul 2-0. Il terzo game del secondo set vinto a zero dalla Kerber, interrompe il parziale di cinque games consecutivi della nipponica ma è anche l’ultimo acuto della testa di serie numero 6. Da quel momento infatti, sarà un monologo targato Osaka, che dopo sessantacinque minuti, con un’esultanza sobria saluta la vittoria più prestigiosa della sua giovane carriera. Per Kerber prosegue il periodo di crisi: l’ultimo torneo vinto è stato proprio lo US Open l’anno scorso e nel 2017 l’unica finale raggiunga (sul cemento di Monterrey) l’ha vista sconfitta. Questa sconfitta ha un prezzo altissimo per la tedesca: uscendo dal Major statunitense, abbandona la top 10 dopo quasi due anni (vi era entrata nel settembre del 2015) e abbandona la corsa al numero 1 del Mondo. Prosegue il torneo di Osaka, che aspetta la vincente della sfida tra Allertova e Peterson.

 

[1] Ka. Pliskova b. M. Linette 6-2 6-1 (Manuel Dicorato)

Vittoria ed accesso al secondo turno semplici (ma non semplicissimi) per la numero 1 del mondo che in un’ora e diciotto minuti, e a dispetto di un punteggio severissimo, ha la meglio per la quinta volta su sei incontri della polacca Linette. La partita si apre con una Pliskova determinata a far presto: il break nel secondo gioco sembra il preludio ad una passeggiata ma così non sarà. Nel terzo gioco infatti Linette gioca un game superbo con entrambi i colpi di rimbalzo e trova il controbreak immediato. Nel quarto gioco Pliskova sfruttando la maggiore potenza dei suoi colpi, trova il terzo break di fila dell’incontro. La svolta nel primo set in favore della la testa di serie numero 1 arriva sul 4-2: Linette riesce ad arrivare sullo 0-40, ma la ceca grazie al servizio ed al dritto respinge ogni avanzata dell’avversaria e, prima sale 5-2, poi trovando il terzo break del primo set chiude sul 6-2.

Il secondo set si apre con una grande novità: a causa di una leggera pioggia, sull’Artur Ashe Stadium si provvede alla chiusura del tetto ma il treno Pliskova non si ferma ed apre il secondo set come aveva aperto il primo: con un break. L’incontro trova la sua svolta definitiva nel quinto game: la polacca arriva ben sei volte a palla break ma come nel primo parziale, Pliskova tira fuori tutti i conigli del suo cilindro – un anno fa li aveva abilmente raccontati il nostro Luca Baldissera – e prima sale 4-1, per poi concludere il match vincendo gli ultimi 10 punti. Al secondo turno la ceca aspetta la vincente della sfida tra la paraguaiana Cepede e l’americana Gibbs.

[15] M. Keys b. E. Mertens 6-3 7-6(6) (da New York, il nostro inviato Bruno Morobianco)

Il turno serale del martedì è aperto dalla sfida inedita tra le coetanee Keys-Mertens. La padrona di casa, attualmente nr 16 del ranking WTA, ha recentemente trionfato al torneo di Stanford ma qui agli US Open non è mai andata oltre il quarto turno. La belga Mertens invece sta disputando la sua migliore stagione.Le sue sono credenziali interessanti: vincitrice a Hobart, semifinalista la settimana scorsa a New Haven e a Bastad contro Wozniacki, finalista a Instabul contro Svitolina e vincente in Fed Cup contro Vesnina e Pavlyuchenkova. Una serie di risultati che le hanno permesso di raggiungere la 46esima posizione del ranking WTA. Ha vinto Keys, ma non senza qualche affanno di troppo. L’avvio di gara è pro Keys. Nonostante due palle break concesse per errori di misura, la padrona di casa si trova subito avanti 2-0. La prima di servizio non trova opposizione e la belga non trova le misure. Sembra il preludio di una gara in discesa.

In realtà, complici i tanti errori a rete di Keys, Mertens recupera già nel terzo gioco il break di svantaggio e con esso una maggiore sicurezza nel gioco. Il leitmotiv della gara non subisce variazioni. Keys sfrutta il repertorio di maggiore rendimento della prima di servizio e con esso rimangono gli errori che consentono alla belga di rimanere in scia. Come nel più classico dei film, il distacco arriva al settimo gioco. Un doppio fallo in apertura di gioco e un preciso passante condizionano il turno di battuta. Recuperare da 0-30 non è facile e la belga è costretta ad alzare i suoi ritmi gioco e con essi arriva l’errore decisivo. È il break che condiziona il primo set, vinto agevolmente per 6-3. Il secondo set, a differenza del primo, non conosce allunghi. Sia Mertens, con un gioco più ragionato e con un paio di intelligenti discese a rete, che Keys con le sue prime veloci e profonde riescono a tenere il proprio turno di servizio, sebbene la precisione non sempre accompagni le due giocatrici. Keys sfrutta l’undicesimo gioco per piazzare l’ipotetico break della vittoria. Al rientro in campo, quello che sembrava una prassi non si rivela tale e il set si decide al ti break, fedele specchio di quanto visto fino a questo momento. Avanti 4-2, Keys concede a rete punti all’avversaria. Ciò permette a Mertens di rientrare in gara, avere perfino un set point, annullato con un drittone a uscire, prima che Keys vinca 8-6. I numeri che meglio descrivono la prestazione di Keys sono indicati nei 32 vincenti e 44 errori che contro avversarie più attrezzate potrebbero costare caro.

Gli altri incontri

Pochissima battaglia nei primi incontri di giornata. Nella sfida molto “hipster” tra Barbora Strycova e Misaki Doi c’è poco da commentare, se non un dominio piuttosto evidente della 23esima teste di serie. Con lo stesso 6-1 6-3 Cirstea si libera della qualificata Kerkhove, mentre con i parziali invertiti viene eliminata la quinta testa di serie del torneo femminile: Lesia Tsurenko (28) cede alla belga Wickmayer. La campionessa del Roland Garros Ostapenko finisce il match iniziato sul campo 17, sotto il tetto dell’Arthur Ashe Stadium. Batte Lara Arruabarrena 6-1 al terzo set.

Risultati:

[23] B. Strycova b. M. Doi 6-1 6-3
[1] Ka. Pliskova b. M. Linette 6-2 6-1
Y. Wickmayer b. [28] L. Tsurenko 6-3 6-1
S. Cirstea b. [Q] L. Kerkhove 6-1 6-3
N. Osaka b. [6] A. Kerber 6-3 6-1
[15] M. Keys b. E. Mertens 6-3 7-6(6)
[12] J. Ostapenko b. L. Arruabarrena 6-2 1-6 6-1
[4] E. Svitolina vs K. Siniakova 6-0 6-6 rinviata
A. Petkovic vs J. Brady 4-6 4-3 rinviata
F. Schiavone vs [Q] K. Kanepi 6-0 2-4 rinviata
[14] K. Mladenovic vs M. Niculescu 3-6 1-1 rinviata
V. Cepede Royg vs [Q] N. Gibbs 0-6 6-1 0-1 rinviata

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US Open, COVID edition: istruzioni per l’uso

Il direttore medico della USTA spiega quali sono le condizioni che dovranno essere rispettate per far svolgere il torneo. I protocolli sanitari potrebbero rendere impraticabile la disputa a porte chiuse

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

A questo punto dell’emergenza, si tratta sicuramente della domanda che tutti si pongono con maggiore insistenza: si giocherà lo US Open? Se sì, si disputerà nella data prevista oppure sarà posticipato? E si rimarrà a New York, in questo momento travolta dall’epidemia di COVID-19, oppure si traslocherà? Sarà a porte chiuse?

Tante domande che al momento hanno poche risposte certe, la maggior parte delle quali sono state riassunte dall’articolo di Alessandro Stella a inizio settimana. La Federazione Americana USTA ha instaurato un comitato tecnico scientifico che tra qualche settimana fornirà il proprio parere sulla possibilità di tenere il quarto Slam stagionale (almeno prima che il Roland Garros si auto-spostasse a ottobre) e a quali condizioni. Tra i membri di questo comitato c’è anche il Dr Brian Hainline, che dal 1992 al 2007 è stato Chief Medical Officer dello US Open, per poi diventare Chief Medical Officer della USTA e, più di recente, il massimo responsabile medico per la National Collegiate Athletic Association (NCAA), l’associazione che governa tutto lo sport a livello di college negli Stati Uniti.

La prestigiosa rivista Sports Illustrated ha parlato con il Dr Hainline la settimana scorsa per fare il punto della situazione e cercare di capire a che tipo di scenario giocatori e appassionati potrebbero trovarsi davanti a fine agosto in caso di svolgimento del torneo. “Le due condizioni da sviluppare rapidamente per far si che si possa giocare il torneo sono il monitoraggio e test su larga scala. Sono convinto che nel prossimo mese ci sarà uno sviluppo notevole delle capacità di effettuare test che possano dare risultati rapidi. Parliamo di PCM testing (Phase-contrast microscopy), così come i test sierologici che possono identificare la prima risposta immunitaria relativa alla presenza del virus, oppure i test IGM per identificare la presenza di immunoglobuline o anticorpi che rappresentano l’immunità al virus”.

 

Ammesso e non concesso che come dice il Dr Hainline nel prossimo mese sarà possibile sviluppare la capacità di effettuare test su larga scala, rimane comunque da capire se sarà possibile organizzarsi in modo da avere a disposizione la capacità di realizzare tutti i test necessari nella sede del torneo. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza dello sforzo richiesto, basta considerare che in occasione della riunione UFC 249 di “mixed martial arts” tenutasi a Jacksonville, Florida la settimana scorsa sono stati effettuati circa 1200 test per garantire la sicurezza di tutti i presenti, ovvero circa una trentina di atleti e circa 150 membri dello staff (contro i 300 che solitamente vengono utilizzati per una riunione di questo tipo). “Stiamo probabilmente parlando di una spesa di almeno 1000 dollari a persona per tutti i test” ha ipotizzato il Dr Hainline, e considerando la quantità di giocatori, allenatori, manager, addetti e giornalisti che sono necessari per far funzionare un torneo come lo US Open si può capire come il conto delle misure sanitarie potrebbe essere particolarmente salato.

Sarà fondamentale definire in maniera estremamente rigorosa una “inner bubble (una bolla interna), composta da tutte le persone necessarie a mettere in scena la manifestazione, e una eventuale “outer bubble (bolla esterna) per tutte le altre persone presenti all’impianto, che siano pubblico o altro – ha continuato il Dr Hainline – Per ognuna di queste bolle sarà necessario creare un protocollo molto preciso che prevede una descrizione delle procedure da seguire e la tempistica dei test”.

In definitiva, sempre secondo il Dr Hainline, perché ci sia qualche possibilità di disputare lo US Open sarà necessario che l’Amministrazione della città di New York rimuova il lock-down tuttora in vigore, che tutti i membri della bolla interna siano disposti ad effettuare una quarantena di 14 giorni negli Stati Uniti prima dell’inizio del torneo (cosa che non dovrebbe essere un problema per i tennisti), fare in modo che ogni giocatore giochi esclusivamente con le proprie palle, e che ogni giocatore accetti di essere testato prima di ogni partita.

Roger Federer – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Come si può vedere si tratta di un buon numero di “se”, e la lista non è per nulla esaustiva. Non è infatti improbabile che tutta la “bolla interna” debba alloggiare in alberghi predeterminati nel Queens o comunque lontani da Manhattan. Per quest’anno dunque niente ristoranti, niente teatri, niente shopping, niente New York experience.

Altra questione tutta da definire è poi quella della “bolla esterna”, che potrebbe includere anche il pubblico. Al momento già la definizione di un protocollo per la bolla interna potrebbe richiedere sufficienti risorse finanziarie ed energie da rendere improponibile l’ipotesi di avere spettatori allo US Open 2020. Fatto questo che sposta notevolmente il bilancio economico del torneo.

Senza spettatori infatti vengono meno gli introiti della biglietteria, delle concessioni di cibo e bevande e soprattutto il denaro della hospitality per gli sponsor, una voce di bilancio estremamente importante per gli eventi tennistici. Secondo quanto riferito da Bret McCormick dello Sports Business Journal, per un torneo di piccole dimensioni come potrebbe essere un ATP 250 i diritti televisivi rappresentano poco più del 10% del fatturato totale, mentre tutto il resto è dipendente dalla presenza di spettatori sugli spalti. Disputando il torneo a porte chiuse sarebbe certamente possibile risparmiare qualcosa sulle spese (costruzione di tribune temporanee, villaggio commerciale, uscieri, etc…), ma i costi supplementari per mettere in piedi un protocollo sanitario adeguato alla “bolla interna” vanificherebbe quei risparmi e andrebbe a mangiarsi quasi tutti i proventi dai diritti TV, rendendo quindi economicamente sconveniente la disputa del torneo a porte chiuse.

A conti fatti, dunque, il numero di tornei per i quali un’edizione senza pubblico avrebbe senso dal punto di vista del bilancio si può contare sulle dita delle mani: gli Slam, qualche Masters 1000, le Finals ATP e WTA e la Coppa Davis. Nel loro caso la consistenza dei contratti per i diritti televisivi possono far sì che valga la pena giocare solamente per gli spettatori da casa. Per gli altri davvero non ha senso pensare di giocare a botteghini chiusi, a meno di non avere sovvenzioni da parte di enti pubblici o di altro tipo.

Mentre un barlume di ottimismo sembra illuminare l’Italia che prova faticosamente a ripartire dopo quasi due mesi di economia ibernata, il conto alla rovescia continua inesorabile per la stagione tennistica che si trova a combattere contro lo spettro di una cancellazione totale. Il primo vero passaggio da brivido sarà quello dello US Open, seguito a breve dal Roland Garros: la disputa dei due Slam potrebbe salvare la stagione e fornire a tutti gli altri tornei un manuale d’istruzioni su come gestire la nuova realtà nel tennis ai tempi del Coronavirus.

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ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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