US Open: Carreno stoppa Shapo, Schwartzman e Querrey ai quarti

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US Open: Carreno stoppa Shapo, Schwartzman e Querrey ai quarti

Le sei partite consecutive si fanno sentire per Shapovalov: passa Carreno Busta con 3 tie-break. Primi quarti Slam per Schwartzman. Mischa Zverev non può nulla contro Zio Sam

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[12] P. Carreno Busta b. [Q] D. Shapovalov 7-6(2) 7-6(4) 7-6(3) (da New York, Luca Baldissera)

Domenica di mezzo allo US Open 2017, siamo a metà torneo, si iniziano a giocare gli ottavi di finale. Domenica di pioggia, è anche il “labour day weekend” qui, lunedì è festa, l’equivalente del nostro primo maggio, e il parco di Flushing Meadows è piuttosto affollato di volenterosi appassionati di tennis, nonostante per ora si giochi solo sul campo centrale coperto dal tetto. Va in scena il match tra il canadese Denis Shapovalov (18 anni, 69 ATP) e lo spagnolo Pablo Carreno Busta (26 anni, 19 ATP), non si erano mai incontrati in precedenza. Ormai, vista la situazione della parte bassa del tabellone, in cui pressochè qualsiasi giocatore rimasto in gara può legittimamente sognare il risultato della vita, ogni partita pesa moltissimo, ed è carica di significati e aspettative.

 

Shapovalov entra in campo con la consueta incosciente faccia tosta, sorprendente se si considera che si tratta pur sempre di un diciottenne catapultato in poche settimane dalla bolgia dei Challenger ai riflettori dello stadio più grande del mondo. Il giovane canadese porta a casa con due ace il primo gioco dell’incontro e si fa subito pericoloso con la risposta, profonda e penetrante sia col dritto che col rovescio. Lo spagnolo è costretto a cancellare con la prima ben due palle break prima di tenere il servizio. Nel quinto gioco, tocca a Shapovalov annullare una palla break con un ace esterno. Il diciottenne mancino sembra comunque più lucido e in palla dell’avversario: regge molto bene lo scambio da fondo e i miglioramenti dal lato del dritto sono evidenti (sia lo sventaglio che il “toppone” liftato in manovra mettono in difficoltà l’iberico). Il break del sesto gioco è la naturale conseguenza del leggero predominio mostrato finora, meno naturale è la freddezza con la quale si porta sul 5-2. Al momento di servire per il set però un po’ di ansia si intravede: Denis mette poche prime e permette a Carreno Busta di recuperare il break di svantaggio. Per niente scosso da questo contrattempo il canadese ritorna a macinare il suo gioco, spostando l’avversario per poi chiudere lungolinea. Si procede spalla a spalla fino al dodicesimo gioco, quando Shapovalov si procura due set point consecutivi sul servizio di Carreno. Entrambi vengono annullati al termine di due lunghi scambi ( il secondo in particolare molto teso). Un nastro beffardo concede una terza chance ma lo spagnolo mette in campo tre prime vincenti e si rifugia nel tiebreak. Carreno fa valere la sua maggiore esperienza e dilaga 7-2 contro uno Shapovalov forse rimasto col pensiero alle tante occasioni mancate.

Un bel set, 22 vincenti e 24 errori Denis, 5 vincenti e 9 errori Pablo, è chiaro chi ha fatto gioco, ma l’inesperienza a questi livelli per un ragazzo così giovane ha il suo peso e si è visto. Il pubblico incoraggia il canadese, dall’altra parte lo spagnolo sta dimostrando che non è un top-20 per caso, la sua solidità e la sua lucidità tattica sono esemplari, sarà durissima per “El Shapo” oggi. Infatti, l’esperto Pablo piazza un break al quarto gioco, sale 3-1, annulla un’opportunità del controbreak (tutti errori di Denis più che vincenti di Carreno Busta questi punti decisivi), e allunga fino al 4-1. Battere giocatori come lo spagnolo, i classici “cagnacci” che non regalano nulla (in questo momento, 27 gratuiti Denis, 7 Pablo) e fanno male in accelerazione appena possono, è un esame veramente tosto per un emergente, su questo campo e a questo livello Slam, poi, serve un’impresa. Sul 5-3, quando Carreno va al servizio per chiudere il secondo set, la mini-impresa arriva, sotto forma di uno scambio spettacolare chiuso a rete da Shapovalov (gran volée in allungo, poi due smash), che gli consente di brekkare, e poi di pareggiare 5-5. Gran reazione del ragazzino, pochi fronzoli e tanta spinta, bravissimo. Poco dopo, è di nuovo tie-break, Carreno serve bene, Shapovalov commette un paio di errori di rovescio e uno di dritto (succede, se si spinge sempre ogni palla), e il canadese si trova sotto 6-3 e tre set point. La gran risposta di dritto che manda Pablo, alla prima occasione, in vantaggio 2 set a zero, 7-6 7-6, è un ottimo esempio di tennis percentuale, il rischio giusto preso nel momento giusto. E’ proprio qui il margine di miglioramento per Shapovalov, tecnicamente già altro che competitivo, che potrebbe e dovrebbe imparare molto da questa partita, comunque vada a finire.

Il primo game del terzo parziale sembra confermare le difficoltà di denis, che annulla due palle break (con bravura, spingendo lui), ma poi il canadese ha un guizzo dei suoi, molla quattro pallate, strappa il servizio a zero a Carreno, 2-0, sempre a zero tiene il suo, ed è il 3-0. La striscia per lui è di 13 punti consecutivi, vincenti a destra e a sinistra, il pubblico è rumorosissimo ed eccitato, striscia interrotta da un errore di Denis sullo 0-30 del quarto game, ma altre due palle break arrivano comunque. Sulla seconda, male a rete il canadese, e alla fine Carreno tiene la battuta, però era un’occasione per ipotecare seriamente il set, Shapovalov potrebbe pagarla più avanti. Il conto, salato, arriva invece immediatamente, sotto forma di due doppi falli che consegnano il controbreak a Pablo, sempre bravissimo a esserci quando bisogna concretizzare. Durante il cambio campo il canadese parlotta fra se e se, evidentemente infastidito, e ne ha ben donde. Un rovescio in rete di Denis gli consegna il 3-3, errore numero 42, sono tanti, ma sono esattamente tanti quanti i vincenti, il tennis di “El Shapo” è questo, fuori tutta, e una cosa è certa, gli spettatori apprezzano molto. Sul 4-4 si vede, in pochi punti, proprio questo, il meglio e il peggio (attuali) del tennis di Denis, prima tre erroracci e 0-40 e tre palle break, poi di nuovo spinta, vincenti, rimonta e 5-4 per lui. Carreno, in questa fase, come si suol dire fa lo spettatore non pagante, ma la sua bravura, affrontando tanta esplosiva discontinutà, è non disunirsi, attendendo con concentrazione e lucidità l’occasione giusta, come nei due set precedenti. Stanno giocando bene entrambi, comunque, due game dopo tocca a Pablo far venire giù l’Arthur Ashe con una fantastica difesa vincente in arretramento, per conquistare il terzo tie-break. Parecchi tifosi canadesi, con foglie d’acero sia sulle magliette che dipinte in faccia, si alzano in piedi per incitare il loro ragazzo, ma il primo punto, purtroppo per Denis, è un suo doppio fallo. Carreno allunga bene fino al 3-0, attacca con il dritto e pressa da fondo, Shapovalov sembra molto affaticato a tratti, si cambia sul 5-1, e alla fine Pablo con il servizio chiude per 7-3, meritatissimi i secondi quarti di finale in carriera dopo il Roland Garros di quest’anno.

La differenza di rendimento nei momenti delicati si è vista chiaramente, come non mai, tra un solido 19 ATP (e per classifica, primo favorito per la finale nella parte bassa del tabellone) e un ragazzo fortissimo ma ancora inevitabilmente acerbo. In tre tie-break, il canadese ha fatto 9 punti in tutto, sono aspetti che pesano. Gran torneo anche per Denis, in ogni caso, non dimentichiamo che questa era la sua settima partita, forse col senno di poi una wild-card la avrebbe meritata, e avrebbe potuto fare la differenza. Nel frattempo, Pablo attende il vincitore tra Lucas Pouille e Diego Schwartzman.

(ha collaborato Lorenzo Colle)

[29] D. Schwartzman b. [16] L. Pouille 7-6(3) 7-5 2-6 6-2 (Andrea Ciocci)

Una prateria dove non rotolano nemmeno le balle di fieno. Così appare la metà inferiore del tabellone dello US Open. Situazione rarissima per la seconda settimana di uno slam. Proprio per questo, importava solo vincere questo ottavo di finale fra il francese Lucas Pouille e l’argentino Diego Schwartzman. E il più cinico e caparbio è stato il nativo di Buenos Aires, che avrebbe sbrigato la pratica con discreto agio se non fosse stato per un risentimento muscolare. Il resto, ossia la gamma di situazioni insolite che questa strana quanto intrigante edizione degli US Open sta offrendo, interessa pubblico e addetti ai lavori. Il duello giovani contro veterani. Il confronto fra onesti pedalatori e campionissimi. La voglia di cambiamento da opporre alla delusione per la caduta degli dei. Volendo, di paralleli ne proponevano anche loro. Il talentuoso francese dai modi gentili, con chi ha confuso la cafonaggine con l’originalità. E l’argentino, il tenace trottolino, con la sua stessa altezza, come chiunque debba rendere mediamente 15 centimetri all’avversario.

La trama è abbastanza chiara: il transalpino punta a spingere maggiormente, mentre il nativo di Buenos Aires cerca di non basare tutto sul contrattacco, tenendo bene gli scambi. Si ha l’impressione che il match si giocherà su pochi punti. Il risultato è gradevole, con alcuni picchi, fra cui un tweener di Pouille da circoletto rosso. Giusto che a decidere la prima frazione sia il tie-break. E qui è l’argentino ad essere più aggressivo. Un lob per il minibreak. E una notevole aggressività al servizio e da fondo campo. Il 7-3 finale che gli consegna il parziale è frutto anche di una certa passività di Lucas, incapace di trarre vantaggio dalle deboli seconde di Diego. Nel secondo set, gli schemi si arricchiscono di alcune belle palle corte. Il francese sembra poter sfondare il muro del contrattaccante di Buenos Aires. Ma, come nel primo parziale, non gestisce bene il vantaggio di un break e per due volte si fa rimontare. Al contrario, Schwartzman è un vero cannibale nello sfruttare le opportunità. Sul 6-5 gioca magistralmente e chiude con un passante notevole con cui incamera anche la seconda partita.

Purtroppo per Diego, il terzo set prende una piega inaspettata. Complice un risentimento alla coscia destra, che comporta un MTO con annesso antidolorifico, l’argentino non riesce che a vincere due game. Ora è tangibile come Pouille non segua più alcuno schema, centrato com’è sull’infortunio del rivale anziché sul suo gioco. In un festival della leziosità, il francese esagera con le palle corte. Diego, per contro, sembra tornato quello dei primi due set. Per l’ennesima volta, Lucas si fa rimontare il break di vantaggio e ne concede un altro. Ormai è una corsa alla doccia per il francese. Schiacciato probabilmente dal peso della grande opportunità offerta dal draw, il transalpino cede a zero l’ultimo servizio. Regalando letteralmente i quarti di finale a un raggiante Schwartzman, comunque ancora dolorante, come rivela nell’intervista post-match. Ora lo attende il coriaceo Carreno Busta. Ma, ancora per un po’, che gli sia concesso di sognare. E di scorrazzare, gamba o non gamba, per la prateria che si è conquistato.

[17] S. Querrey b. [23] M. Zverev 6-2 6-2 6-1 (Antonio Ortu)

Con una prestazione pazzesca, Sam Querrey demolisce Mischa Zverev nell’ultimo match in programma sull’Arthur Ashe, cedendo solo cinque giochi. Centrati i quarti di finale per il secondo Slam di fila, dopo che a Church Road, eliminando Murray, si è spinto fino alla semifinale, come non accadeva dal 2009 per un giocatore degli Stati Uniti. Si tratta del suo terzo quarto di finale in uno Slam in totale, il primo allo US Open. Dal 2011 un americano non raggiungeva i quarti a New York, quando ci arrivarono Isner e Roddick. Oggi il californiano è stato autore di una prestazione che ha lasciato tutti a bocca aperta, nonostante uno Zverev sottotono, il quale ha mancato l’appuntamento al secondo quarto di finale Slam stagionale. Era, tuttavia, anche il suo esordio nella sessione serale sul centrale di Flushing Meadows. Sam, grazie a questa vittoria, raggiungerà per certo il suo best ranking di numero 15 ATP, scavalcando John Isner per diventare il nuovo numero uno USA. Supera anche Andy Murray, issandosi al settimo posto della classifica Race.

Querrey è subito sceso in campo col giusto piglio. Una partenza bruciante gli frutta un break nel secondo gioco, guadagnato con un passante di rovescio vincente. Da lì, alla battuta non lascerà più scampo al maggiore dei fratelli Zverev, che prima evita nel sesto gioco di scivolare 1-5, ma nel suo turno successivo il californiano chiude un set rapidissimo, 6-2 in 24 minuti di dominio. Tuttavia non si è limitato a mettere in campo due prime su tre e piazzare sette ace in quattro turni. Sam ha anche trovato con facilità il passante e ha così mandato in tilt il tedesco fin da subito. Inizio più equilibrato nel secondo parziale, ma solo per merito di Mischa, che serve leggermente meglio, così da coprire la rete con più facilità e tenere i primi due turni. Al termine del quinto gioco si palesano però alcuni (prevedibili) problemi fisici per il tedesco, che chiama il fisioterapista per farsi massaggiare la spalla sinistra, dolorante. Il match esiste solo in questo frangente. Con game di altissimo livello, Querrey, che gioca cinque passanti superlativi, si prende un break di vantaggio anche nel secondo. In un amen il californiano è in vantaggio due set a zero, sotto l’ora di gioco. Chiude un set da 21 vincenti e soli due errori non forzati. Da non credere. Nel primo game del terzo, va sotto 0-30 con un doppio fallo e un non forzato. Piazza però quattro ace, spazzando via ogni speranza residua in Zverev, che cede nel gioco successivo la battuta a zero, destabilizzato dalle botte giocate in risposta dell’americano. C’è un ulteriore break per ipotecare l’ottavo di finale. Querrey, con 55 vincenti e soli 8 errori non forzati, stravince, giocando 77 minuti in the zone, per andare a sfidare Kevin Anderson, contro cui ha perso in due set l’ultimo confronto diretto a Montreal (8-6 in totale per Sam). Una prestazione memorabile per lui. Conferma – se ce ne fosse ulteriore bisogno –  di essere il candidato più palpabile a raggiungere la finale nella parte bassa del tabellone, salvo la tensione di giocare “in casa” non faccia brutti scherzi.

Un giocatore statunitense non centra la finale allo US Open dal 2006, quando Federer batté Roddick, e non vince il titolo dal 2003 (vittoria proprio di Andy su Ferrero).

Risultati:

[12] P. Carreno Busta b. [Q] D. Shapovalov 7-6(2) 7-6(4) 7-6(3)
[29] D. Schwartzman b. [16] L. Pouille 7-6(3) 7-5 2-6 6-2
[28] K. Anderson b. P. Lorenzi 6-4 6-3 6-7(4) 6-4
[17] S. Querrey b. [23] M. Zverev 6-2 6-2 6-1

A Lorenzi non basta il solito cuore, passa Anderson

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US Open, COVID edition: istruzioni per l’uso

Il direttore medico della USTA spiega quali sono le condizioni che dovranno essere rispettate per far svolgere il torneo. I protocolli sanitari potrebbero rendere impraticabile la disputa a porte chiuse

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

A questo punto dell’emergenza, si tratta sicuramente della domanda che tutti si pongono con maggiore insistenza: si giocherà lo US Open? Se sì, si disputerà nella data prevista oppure sarà posticipato? E si rimarrà a New York, in questo momento travolta dall’epidemia di COVID-19, oppure si traslocherà? Sarà a porte chiuse?

Tante domande che al momento hanno poche risposte certe, la maggior parte delle quali sono state riassunte dall’articolo di Alessandro Stella a inizio settimana. La Federazione Americana USTA ha instaurato un comitato tecnico scientifico che tra qualche settimana fornirà il proprio parere sulla possibilità di tenere il quarto Slam stagionale (almeno prima che il Roland Garros si auto-spostasse a ottobre) e a quali condizioni. Tra i membri di questo comitato c’è anche il Dr Brian Hainline, che dal 1992 al 2007 è stato Chief Medical Officer dello US Open, per poi diventare Chief Medical Officer della USTA e, più di recente, il massimo responsabile medico per la National Collegiate Athletic Association (NCAA), l’associazione che governa tutto lo sport a livello di college negli Stati Uniti.

La prestigiosa rivista Sports Illustrated ha parlato con il Dr Hainline la settimana scorsa per fare il punto della situazione e cercare di capire a che tipo di scenario giocatori e appassionati potrebbero trovarsi davanti a fine agosto in caso di svolgimento del torneo. “Le due condizioni da sviluppare rapidamente per far si che si possa giocare il torneo sono il monitoraggio e test su larga scala. Sono convinto che nel prossimo mese ci sarà uno sviluppo notevole delle capacità di effettuare test che possano dare risultati rapidi. Parliamo di PCM testing (Phase-contrast microscopy), così come i test sierologici che possono identificare la prima risposta immunitaria relativa alla presenza del virus, oppure i test IGM per identificare la presenza di immunoglobuline o anticorpi che rappresentano l’immunità al virus”.

 

Ammesso e non concesso che come dice il Dr Hainline nel prossimo mese sarà possibile sviluppare la capacità di effettuare test su larga scala, rimane comunque da capire se sarà possibile organizzarsi in modo da avere a disposizione la capacità di realizzare tutti i test necessari nella sede del torneo. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza dello sforzo richiesto, basta considerare che in occasione della riunione UFC 249 di “mixed martial arts” tenutasi a Jacksonville, Florida la settimana scorsa sono stati effettuati circa 1200 test per garantire la sicurezza di tutti i presenti, ovvero circa una trentina di atleti e circa 150 membri dello staff (contro i 300 che solitamente vengono utilizzati per una riunione di questo tipo). “Stiamo probabilmente parlando di una spesa di almeno 1000 dollari a persona per tutti i test” ha ipotizzato il Dr Hainline, e considerando la quantità di giocatori, allenatori, manager, addetti e giornalisti che sono necessari per far funzionare un torneo come lo US Open si può capire come il conto delle misure sanitarie potrebbe essere particolarmente salato.

Sarà fondamentale definire in maniera estremamente rigorosa una “inner bubble (una bolla interna), composta da tutte le persone necessarie a mettere in scena la manifestazione, e una eventuale “outer bubble (bolla esterna) per tutte le altre persone presenti all’impianto, che siano pubblico o altro – ha continuato il Dr Hainline – Per ognuna di queste bolle sarà necessario creare un protocollo molto preciso che prevede una descrizione delle procedure da seguire e la tempistica dei test”.

In definitiva, sempre secondo il Dr Hainline, perché ci sia qualche possibilità di disputare lo US Open sarà necessario che l’Amministrazione della città di New York rimuova il lock-down tuttora in vigore, che tutti i membri della bolla interna siano disposti ad effettuare una quarantena di 14 giorni negli Stati Uniti prima dell’inizio del torneo (cosa che non dovrebbe essere un problema per i tennisti), fare in modo che ogni giocatore giochi esclusivamente con le proprie palle, e che ogni giocatore accetti di essere testato prima di ogni partita.

Roger Federer – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Come si può vedere si tratta di un buon numero di “se”, e la lista non è per nulla esaustiva. Non è infatti improbabile che tutta la “bolla interna” debba alloggiare in alberghi predeterminati nel Queens o comunque lontani da Manhattan. Per quest’anno dunque niente ristoranti, niente teatri, niente shopping, niente New York experience.

Altra questione tutta da definire è poi quella della “bolla esterna”, che potrebbe includere anche il pubblico. Al momento già la definizione di un protocollo per la bolla interna potrebbe richiedere sufficienti risorse finanziarie ed energie da rendere improponibile l’ipotesi di avere spettatori allo US Open 2020. Fatto questo che sposta notevolmente il bilancio economico del torneo.

Senza spettatori infatti vengono meno gli introiti della biglietteria, delle concessioni di cibo e bevande e soprattutto il denaro della hospitality per gli sponsor, una voce di bilancio estremamente importante per gli eventi tennistici. Secondo quanto riferito da Bret McCormick dello Sports Business Journal, per un torneo di piccole dimensioni come potrebbe essere un ATP 250 i diritti televisivi rappresentano poco più del 10% del fatturato totale, mentre tutto il resto è dipendente dalla presenza di spettatori sugli spalti. Disputando il torneo a porte chiuse sarebbe certamente possibile risparmiare qualcosa sulle spese (costruzione di tribune temporanee, villaggio commerciale, uscieri, etc…), ma i costi supplementari per mettere in piedi un protocollo sanitario adeguato alla “bolla interna” vanificherebbe quei risparmi e andrebbe a mangiarsi quasi tutti i proventi dai diritti TV, rendendo quindi economicamente sconveniente la disputa del torneo a porte chiuse.

A conti fatti, dunque, il numero di tornei per i quali un’edizione senza pubblico avrebbe senso dal punto di vista del bilancio si può contare sulle dita delle mani: gli Slam, qualche Masters 1000, le Finals ATP e WTA e la Coppa Davis. Nel loro caso la consistenza dei contratti per i diritti televisivi possono far sì che valga la pena giocare solamente per gli spettatori da casa. Per gli altri davvero non ha senso pensare di giocare a botteghini chiusi, a meno di non avere sovvenzioni da parte di enti pubblici o di altro tipo.

Mentre un barlume di ottimismo sembra illuminare l’Italia che prova faticosamente a ripartire dopo quasi due mesi di economia ibernata, il conto alla rovescia continua inesorabile per la stagione tennistica che si trova a combattere contro lo spettro di una cancellazione totale. Il primo vero passaggio da brivido sarà quello dello US Open, seguito a breve dal Roland Garros: la disputa dei due Slam potrebbe salvare la stagione e fornire a tutti gli altri tornei un manuale d’istruzioni su come gestire la nuova realtà nel tennis ai tempi del Coronavirus.

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ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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