ATP Pechino: Nadal graziato da Pouille

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ATP Pechino: Nadal graziato da Pouille

Rafa annulla due match point nel tiebreak del secondo set (risalendo da 4-6 a 8-6). Chiude al terzo per 7-5. Nick Kyrgios domina, Dimitrov soffre. Lorenzi lotta ma non basta. E del Potro…

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POUILLE SI ILLUDE… – Archiviata la Laver Cup e il doppio da sogno con Federer, Nadal si rituffa nel tennis che conta, anche se con un po’ di angoscia per i fatti riguardanti la sua Spagna come da lui dichiarato, e lo fa con una vittoria su Lucas Pouille, numero 23 ATP, dal sapore particolare, perchè perde il primo parziale, sbanda nel secondo quando addirittura cancella due match point al tie-break (era dalla vittoria contro Sascha Zverev a Indian Wells nel 2016 che non vinceva un match annullando match point) e nel terzo nel momento di maggiore lotta viene fuori il guerriero che ha sempre contraddistinto la sua carriera. Rafa non disputava un incontro ufficiale dalla finale vinta agli Us Open, già proprio gli Us open teatro dell’ultimo confronto andato in scena nel 2016 tra i due giocatori, vinto da Pouille, mentre il bilancio totale prima di questo match era di 1-1. L’inizio del numero 1 al mondo fa ben sperare visto che tiene il servizio a zero nel primo game, poi però fa fatica in battuta e diventa poco reattivo in risposta, col risultato di permettere a Pouille di portarsi in vantaggio di un break nel quinto gioco grazie ad un errore di dritto di Nadal. Il transalpino nel nono game si ritrova avanti 0-30, con un gran rovescio vincente lungolinea arriva al set point, Rafa si salva col servizio, ma nulla può quando Pouille nel gioco successivo chiude 6-4 al secondo set point con un errore del tanto amato dritto, che nel primo parziale non lo assiste considerati i zero vincenti del colpo migliore del mancino spagnolo.

… MA RAFA NON MOLLA MAI – Alla ripresa del gioco la musica non cambia, è Pouille a comandare da fondo, Nadal non tiene il ritmo, è costretto a variare i sui colpi e i suoi movimenti (talvolta anche esagerati considerata la caduta nel quinto game quando addirittura perde una scarpa), annulla una palla break nel terzo gioco, ma per il momento si tiene a galla con il servizio. Eppure Nadal c’è, è vivo, riesce ad arrivare 0-40 nell’ottavo game, ma Pouille affronta con freddezza questa situazione e si riporta in parità sul 4 pari. Entrambi mantengono, pur con qualche apprensione, i propri turni di battuta e allora decisivo diventa il tie-break con Nadal che ci arriva con due punti in più: il primo a trovare un mini-break è Pouille, Rafa però gioca con coraggio e al termine di uno scambio intenso, grazie allo smash da fondo trova il punto del 3 a 3 con un pubblico estasiato. Il francese gioca a tutto braccio, trova il punto del 5 a 3, solo uno straordianrio rovescio in recupero tiene a galla Nadal che accorcia sul 5-4. Pouille arriva a match point sul 6-4, ma grazia Nadal sul primo con un dritto comodo a botta sicura che stampa sul nastro, mentre sul secondo il maiorchino si viene a prendere il punto a rete per il 6 pari e addirittura si procura un primo set point con il servizio vincente. Rafa si sa, è duro a morire e difatti sfrutta l’errore causato dalla delusione per le occasioni mancate del suo avversario che sbaglia ancora col dritto. Secondo set Nadal al tie-break per 8 punti a 6 con due match point annullati. Il terzo set è all’insegna dell’equilibrio, è una dura lotta a livello mentale e fisico che il sedici volte vincitore slam riesce a sbloccare nell’undicesimo game con un parziale di 8 punti a 1 che consegnano una grande e sofferta vittoria per 7-5 al nativo di Manacor dopo due ore e trenta minuti complessivi. Il pubblico è contento, potranno rivederlo in campo nel prossimo turno.

NICK ISPIRATO – Avevamo lasciato Nick Kyrgios con le lacrime alla Laver Cup. Lo ritroviamo a Pechino, alla sua prima partecipazione in questo torneo dopo che l’anno scorso disputò e vinse quello di Tokyo, come numero 8 del seeding e subito convincente all’esordio contro il georgiano Nikoloz Basilashvili, numero 60 del mondo. Inizio in scioltezza per il nativo di Canberra: vola subito sul 5-0, per poi vincere il parziale al servizio nel corso del settimo game, grazie ad un rovescio incrociato al primo set point. Primo set Kyrgios 6-1. Non cambia la musica nella seconda frazione, l’australiano è in giornata di grazia tennistica: chiede prima un medical time out, poi strappa nel quinto game il servizio all’avversario e regala spettacolo al pubblico presente nel settimo game quando effettua una risposta vincente di rovescio a due mani sulla linea del servizio, ma ancora meglio con un colpo vincente con la racchetta in mezzo alle gambe in avanzamento. Il successivo gioco serve solo a chiudere la contesa, con Nick che lo fa per 6-2 al primo match point con un ace. Al prossimo turno affronterà Mischa Zverev.

 

GRIGOR AL TERZO – Damir Dzumhur si conferma un osso duro per tutti in questo momento. Grigor Dimitrov, tds 3, riesce a sconfiggere il numero 36 ATP al termine di tre set dove, nel decisivo parziale, è stato più volte a rischio. Tra i due vi era un solo precedente a favore di Dimitrov risalente a Delray Beach nel 2016. Il match si apre con Dimitrov che annulla una palla break, non riesce successivamente a concretizzare lo 0-40 in risposta, ma è il preludio a un set di dominio che il campione di Cincinnati conquista con il punteggio di 6-1. Dzumhur non è certo tipo che molla la partita, anzi è bravo a rimanere concentrato anche quando sul 3-3 annulla una pericolosa palla break, ma lo è ancora di più quando riesce a sfruttare la sua occasione nell’ottavo gioco, strappando il servizio al suo avversario per la prima volta e servendo con successo per il set, che si aggiudica con il punteggio di 6-3. Il folletto di Sarajevo ha pure tre palle break in apertura di terza partita, Dimitrov resiste e si salva. Ancora più intricata la situazione nel quinto gioco, con Dzumhur che non sfrutta altre due chances, sulla prima stecca con il dritto, sulla seconda è il nastro a dare una grossa mano al bulgaro, per la frustrazione del recente vincitore del suo primo titolo a San Pietroburgo (finale contro Fognini) che urla e scaraventa più volte a terra la racchetta. Occasione non sfruttata, occasione subita: il numero 8 del mondo nell’ottavo gioco piazza l’allungo decisivo con il break che gli consente di andare a servire per il match, prontamente conquistato grazie a un ace dopo quasi due ore di partita.

PAOLO FUORI CON ONORE – Ancora una battuta d’arresto per Lorenzi. L’azzurro, dopo le sconfitte a San Pietroburgo e quella più bruciante a Shenzhen, perde ancora all’esordio al termine di tre set tirati e questa volta lo fa contro un giocatore esperto come Leonardo Mayer, numero 54 del mondo, che predilige il rosso come lui (due trionfi ad Amburgo datati 2014 e 2017). Un solo precedente vinto da Mayer a Estoril nel 2016. Paolino non sfrutta per due volte un break di vantaggio nel primo set, Mayer recupera ed è quindi il tie-break a decidere l’esito della prima frazione: si cambia campo sul 5 a 1 a favore dell’argentino, Lorenzi riesce addirittura a portarsi sul 5 pari, ma nel punto successivo rimane passivo nello scambio e subisce il vincente di Mayer. L’argentino non sfrutta il primo set point, ma se ne procura un altro sul 6 pari e questa volta concretizza l’occasione grazie all’errore del trentacinquenne italiano. Primo set Mayer per 8 punti a 6 nel tie-break. Il secondo set segue i servizi senza scossoni. Lorenzi ha un’occasione di break nel settimo game, mentre Mayer ha due palle break nel decimo gioco, ci si aspetta che sia il tie-break a concludere la partita e invece il nostro connazionale a zero strappa il servizio al suo avversario, aggiudicandosi cosi il parziale per 7-5, rimandando tutto al terzo. La svolta dell’intero match è nel quinto game, poiché Mayer coglie l’opportunità di strappare il servizio a Paolo con un gran dritto vincente e si prende il break di vantaggio che sarà fatale. L’azzurro fronteggia e annulla un primo match point alla battuta nel nono gioco. Ha anche l’occasione per rientrare nel set, ma Mayer la annulla e al secondo match point con il servizio archivia la pratica col risultato di 6-4 dopo quasi tre di gioco.

DELPO SENZA STRAFARE – Inizia bene il cammino per il neo ventinovenne Juan Martin del Potro a Pechino. Accreditato di una wild card, il numero 24 del mondo sconfigge in due set Pablo Cuevas, numero 32 ATP. Un solo incrocio prima di oggi tra i due con la torre di Tandil vittoriosa nel 2011 a Estoril. Nel primo set del Potro concede e annulla col dritto una sola palla break e lo fa nel game inaugurale, poi non soffre più al servizio. Lo imita Cuevas che sempre col dritto cancella un’occasione di break nel decimo gioco. Spartiacque dell’incontro è il tie-break: regna l’equilibrio fino al 5-4 Delpo, con i due tennisti che non concedono mini-break, ma è proprio li che l’argentino allunga con due punti sul servizio dell’uruguaiano che gli consegnano il parziale per 7 punti a 4. Del Potro si porta in vantaggio subito nel game inaugurale della seconda partita grazie ad un prezioso break, che conserva fino al decimo gioco: in questa situazione si trova sotto 15-40, riesce a risalire e al secondo match point con un servizio vincente chiude 6-4. Sarà dunque Juan Martin l’avversario di Dimitrov al prossimo turno.

SASCHA COL TIE-BREAK – Prosegue la campagna asiatica per Alexander Zverev, numero 2 del seeding e già qualificato per le Finals di Londra, che supera in due set Kyle Edmund, numero 47 del ranking mondiale. Il tedesco gioca bene nella prima frazione ma dilapida decisamente troppe opportunità e rischia seriamente di ritrovarsi al terzo, venendone poi fuori alla grande nel tie-break. Zverev, sotto lo sguardo del suo coach Ferrero, matura il primo break di giornata nel terzo gioco alla prima occasione grazie all’errore nello scambio di Edmund, da fondo è troppo solido e si muove troppo velocemente. Il risultato è che il ragazzo di Amburgo strappa a zero il servizio al suo avversario anche nel nono gioco, aggiudicandosi cosi il primo parziale per 6-3. Sascha avrebbe l’occasione già di allungare nel quarto gioco quando si trova avanti 0-40, ma in questa occasione il britannico risale e si salva, portandosi sul 2 pari. Un’altra chance arriva nell’ottavo game con un nuova palla break, che viene annullata anche questa e a furia di sprecare occasioni, Edmund nel nono gioco si procura la sua prima palla break e riesce a sfruttarla, andando a servire per il set, dove Zverev arriva ad una nuova palla break grazie ad una risposta fulminante, Edmund ribalta arrivando a set point, ma è ancora il ventenne numero 4 del ranking a reagire e a strappare il servizio, rimettendo in discussione il set sul 5 pari. Edmund serve sotto 6-5, Sascha va 15-40 con due match point che però vengono cancellati. Si arriva in questo modo rocambolesco a un delicato tie-break: si gira in pieno equilibrio sul 3 pari, equilibrio che viene spezzato con il fantastico passante di rovescio di Alexander che centra il primo mini-break e trova l’allungo decisivo con una volee di dritto sul match point che suggella la vittoria per il tedesco grazie al tie-break conquistato per 7 punti a 3. Al prossimo turno attendiamo la sfida con Fabio Fognini.

PROMOSSI I RUSSI – Completano il programma di giornata la vittoria di John Isner, tds 6, contro Malek Jaziri, numero 90 del ranking. L’americano non concede alcuna palla break, mentre è letale in risposta e il risultato di 6-2 6-3 certifica la vittoria agevole per John. Karen Khachanov, numero 42 ATP, dispone facilmente in due set con il punteggio di 6-4 6-2 della wild card cinese Di Wu, numero 231 in classifica mondiale. Per il Next-Gen ora arriva l’impegno di ben altra caratura contro Nadal. Thomas Berdych, numero 7 del seeding, regola in tre set Jared Donaldson, numero 56 mondiale. Il ceco gioca bene nel primo set vincendolo per 6-3, poi sparisce dalla partita e si prende addirittura un bagel, ma riesce a ritrovare il suo gioco, chiudendo la contesa per 6-2 nel decisivo parziale. Chi aveva l’impegno, Rafa a parte, sulla carta più difficile era Jack Sock, numero 21 del mondo, contro il martello russo Andrey Rublev, altro esponente di lustro Next-Gen arrivato al numero 39 ATP dopo i quarti di finale raggiunti a New York. L’americano parte meglio vincendo il primo set per 6-3, poi però subisce il ritorno del diciannovenne di Mosca che demolisce il suo avversario nei successivi due parziali, surclassandolo con il punteggio di 6-1 6-2.

Risultati:

[3] G. Dimitrov b. [SE] D. Dzumhur 6-1 3-6 6-3
[8] N. Kyrgios b. N. Basilashvili 6-1 6-2
L. Mayer b. P. Lorenzi 7-6(6) 5-7 6-4
[WC] J.M. del Potro b. P. Cuevas 7-6(4) 6-4
[6] J. Isner b. [Q] M. Jaziri 6-2 6-3
[1] R. Nadal b. L. Pouille 4-6 7-6(6) 7-5
[7] T. Berdych b. J. Donaldson 6-3 0-6 6-2
A. Rublev b. J. Sock 3-6 6-1 6-2
K. Khachanov b. [WC] D. Wu 6-4 6-2
[2] A. Zverev b. K. Edmund 6-3 7-6(3)

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Australian Open: Fognini thriller, altra vittoria al quinto

Fabio spreca tante chance ma finisce comunque per battere Jordan Thompson al quinto match point dopo oltre 4 ore

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Fabio Fognini - Australian Open 2020

[12] F. Fognini b. J. Thompson 7-6(4) 6-1 3-6 4-6 7-6(10-4)

Altro giorno, altra maratona per Fabio Fognini, che dopo la rimonta contro Opelka torna in campo 24 ore dopo e porta a casa una partita schizofrenica nella quale sembrava poter dominare il suo avversario, coriaceo ma chiaramente inferiore dal punto di vista tecnico, e invece si è fatto raggiungere dopo aver vinto i primi due parziali chiudendo solamente al quinto match point nel tie-break decisivo. “È troppo facile vincere in tre set” ha detto il ligure alla folla rimasta fin oltre la mezzanotte per vedere una partita piena di alti e bassi, nella quale Fognini ha comunque finito per far prevalere il suo maggiore tasso tecnico su un avversario che ha provato a giocare a trazione anteriore nei due set vinti, ma alla fine non ha avuto la forza per poter continuare ad attaccare fino alla fine.

L’inizio del match avviene con il tetto della Margaret Court Arena aperto ma soltanto di poco: le previsioni meteo sono piuttosto brutte per la serata, quindi gli organizzatori preferiscono tenere il tetto… “socchiuso” per poterlo chiudere in tempo molto breve senza necessariamente dover sospendere la partita. Fognini inizia in maniera quasi svogliata: corre rapido tra un punto e l’altro, commette errori che di solito non commette e sembra non trovare le opportune contromisure per i colpi a parabola alta di Thompson, specialmente sul diritto.

 

È proprio l’azzurro a concedere la prima palla break, sull’1-2, e il primo break sul 2-3. Il diritto funziona a corrente alternata a Fognini, e Thompson è velocissimo a rincorrere le palle corte. Sono proprio due brutti diritti in rete a concedere all’australiano due set point sul 4-5, peraltro annullati subito in maniera brillante con altrettanti vincenti. Il set arriva al tie break, che è una festa di minibreak (7 su 11 punti giocati), nel quale Fognini gioca come sa, si porta subito sul 5-1 e chiude al quarto set point sul 7-4 dopo un’ora di gioco.

Il secondo parziale è un monologo per Fabio, che sembra aver preso una delle nuvole che stanno riversando pioggia su Melbourne ed aver iniziato a giocarci sopra: da bordo campo il rumore della sua pallina che schiocca dalle sue corde è quasi una sinfonia e tutto sembra stargli dentro. Thompson non sa davvero che pesci pigliare, sullo 0-4 lancia la racchetta, sull’1-5 la frantuma prendendosi una sacrosanta ammonizione. In 32 minuti uno dei più bei set probabilmente giocati da Fognini da parecchio tempo a questa parte si perfeziona il 6-1 che manda Fognini avanti per due set a zero.

Mentre il DJ si impegna a far ballare il pubblico con il classico riempipista “YMCA” dei Village People, il ligure ne approfitta per andare negli spogliatoi a cambiarsi d’abito: l’aria condizionata impiega un po’ ad entrare in funzione quando il tetto si chiude, e la giornata è stata particolarmente umida. Al suo ritorno in campo però la nuvoletta sembra essersene andata e qualche colpo comincia ad uscire dalle righe. Thompson dal canto suo non ci sta ad essere sculacciato a questo modo davanti al suo pubblico e non molla di un millimetro: si conquista la prima palla break aggrappandosi a un punto nel quale rimanda due smash ed alla terza opportunità allunga sul 2-0 nel parziale. Fognini sembra aver smarrito la bacchetta magica, sullo 0-3 si salva per il rotto della cuffia da 0-40, poi sembra ritrovare il feeling con la palla, ma ormai è troppo tardi per raddrizzare il terzo et, anche se nel gioco finale ha una palla del contro break peraltro sprecata con un errore in corridoio.

Dopo due ore e 16 minuti si comincia il quarto set con i servizi più o meno dominanti. Con un paio di recuperi Thompson si procura una palla break e un errore gratuito di Fognini infiamma la folla per il 3-2. Il ritmo della partita tra un punto e l’altro è elevatissimo, entrambi impiegano non più di 15 secondi tra un punto e l’altro e sembra più una gara balistica che non un incontro di tennis. L’australiano è intrattabile con il servizio a disposizione: dopo il break ottenuto cede appena due “quindici” (di cui uno con un doppio fallo) in tre turni di battuta e porta il match al quinto set quando mancano sette minuti alle tre ore di gioco.

Si parte nel quinto parziale con Thompson che spinge sulle battute, tirando la prima di servizio sempre sopra i 200 all’ora e attingendo a piene mani dalla sorgente del serve&volley. Ha capito che sullo scambio Fognini ha troppe più armi e cerca di evitare lo scontro frontale sui fondamentali da fondo. Sull’1-2 il giocatore “aussie” viene fuori brillantemente da una situazione di 0-30 con quattro punti consecutivi. La prima palla break arriva a favore di Fognini, sul 4-3, ma un bel serve&volley. Due game più tardi l’australiano viene fuori da un game di 16 punti, nel quale annulla con grande coraggio due match point, uno con un ace ed un altro con un diritto vincente, e sigla il 5-5. Fognini si prende un’ammonizione per aver preso a pugni la racchetta, esattamente come aveva fatto il giorno prima contro Opelka infortunandosi la mano, ma tiene il servizio e si procura altri due match point sul 6-5, anche quelli però annullati da Thompson.

Si arriva dunque al tie break decisivo a 10 punti (che il giudice di sedia Carlos Ramos ricorda a tutti per evitare problemi di ogni sorta): a un errore di diritto di Thompson sull’1-1 risponde Fognini con un doppio fallo subito dopo. Ma sono due gratuiti durante il palleggio di Jordan che mandano l’italiano avanti fino al 7-3, con la partita che si chiude sul 10-4 e Fognini che lancia la racchetta in aria dopo 4 ore e 5 minuti.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open: Djokovic, il terzo turno è servito

Il serbo passeggia contro Tatsuma Ito e vola al terzo turno dove troverà Nishioka. Ottimi numeri al servizio per il numero due del mondo: “In off season ho lavorato sulla battuta”

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Dopo un primo turno con qualche grattacapo contro Jan-Lennard Struff, Novak Djokovic liquida in tre rapidi set il giapponese Tatsuma Ito per raggiungere il terzo turno degli Australian Open 2020. Il tabellino di Nole riporta un ottimo saldo di 31 vincenti a fronte di 17 non forzati, soprattutto perché ottenuto in regime di vento (anche se la situazione nella Rod Laver Arena era sicuramente migliore). Strepitosi i numeri al servizio per il numero due del mondo: 16 ace, 11 punti persi in tutto il match con la battuta a disposizione e 93% di punti vinti con la prima (43/46).

Condizioni difficili? Io amo il vento! No dai, sto scherzando. Onestamente, non credo che a nessuno piaccia giocare in queste condizioni. Devi accettarle, accettare il fatto che sarai messo alla prova non soltanto dal tuo avversario ma anche delle condizioni di gioco. L’ho fatto, l’ho accettato e in generale sono soddisfatto della mia prestazione, ha dichiarato Nole in conferenza stampa. “Il mio servizio sta funzionando molto bene, è una cosa su cui ho lavorato durante la off season, per cercare di prendermi qualche punto facile con la prima palla”.

Troppo leggeri e troppo puliti i colpi di Ito per poter davvero infastidire Djokovic, che infatti in meno di 20 minuti era già avanti 5-0. Più “lottato” il secondo parziale, nel senso che il giapponese ha strenuamente lottato per ritardare il break salvandosi in tre occasioni nel terzo e nel settimo game. Djokovic però ha ben presto ripreso in mano la partita vincendo nove degli ultimi undici giochi e guadagnandosi il passaggio del turno in un’ora e trentacinque minuti di gioco. Al prossimo turno il serbo incrocerà la strada di un altro tennista giapponese, Yoshihito Nishioka che ha superato in tre set Daniel Evans (6-4 6-3 6-4). Sto sfidando tutti i giapponesi del tabellone“, ha detto Djokovic sorridendo. “È molto veloce, uno dei giocatori più veloci del circuito. So quali sono i suoi punti di forza e le debolezze, quindi spero di poter attuare il mio piano di gioco“.

In conferenza stampa, Nole ha speso anche qualche parola sul suo connazionale Filip Krajinovic, avversario al secondo turno di Roger Federer. “Ho parlato con Filip ieri sera. Abbiamo discusso un po’ delle cose che può fare, in modo da essere la sua miglior versione possibile. Ma non dipende soltanto da lui, dipende da come giocherà Roger. Penso che Krajinovic sia un giocatore molto talentuoso ed è sul circuito da un po’ di tempo, conosce il gioco di Roger. Molto dipenderà dall’inizio…“.

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Australian Open: rimonta incompiuta per Berrettini

Sconfitta in cinque set per Matteo contro Tennys Sandgren. Rimpianti per le occasioni avute dall’azzurro nel quinto set

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Matteo Berrettini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

T. Sandgren b. [8] M. Berrettini 7-6(7) 6-4 4-6 2-6 7-5

Si conclude prematuramente l’avventura di Matteo Berrettini nel primo torneo del Grande Slam che disputa da Top 10. Si sapeva che la partita sarebbe stata difficile, ma rimane il rammarico per un primo set che si poteva portare a casa (set point fallito nel tie break) e soprattutto per quella tripla chance di andare a servire sul 5-3 nel quinto set, sulla quale però Sandgren ha messo a segno due bei servizi ed ha poi approfittato di un errore da fondo di Matteo. Alla fine delle 3 ore e 23 minuti di battaglia la migliore condizione atletica di Sandgren, che ha corso a destra e a manca per tutto il tempo senza mostrare alcun segno di flessione, hanno probabilmente fatto pendere l’ago della bilancia in favore dell’americano nella volata finale del quinto set nella quale Berrettini ha conquistato solamente due punti negli ultimi tre giochi.

Il primo set è un prevedibile tiro al piccione interrotto, in risposta, dal solo Berrettini. Complice un momento di distrazione di Sandgren, che a gioco fermo rischia di colpire una ball girl con una pallata del tutto gratuita, l’italiano ha a disposizione le uniche due palle break del parziale. C’è grosso rimpianto soprattutto per la prima, in occasione della quale Matteo fallisce un comodo passante incrociato di dritto. Sandgren annulla la seconda con il servizio e non offre altre occasioni fino al tie-break, mentre Berrettini raggiunge l’ultimo gioco dopo aver ceduto punti in appena due turni di servizio su sei. A tradire Berrettini nel tie-break è quel pizzico di pigrizia nelle gambe che accompagna l’errore di dritto che consegna a Sandgren il primo set point, prontamente convertito con il servizio che vale il punto del 9-7. Poco rammarico invece per il set point (si era sul 6-5) annullato da Sandgren con una rischiosissima volée sulla riga. Allo statunitense va inoltre il merito di aver sbagliato pochissimo: nelle statistiche di fine set gli vengono accreditati appena cinque errori gratuiti.

 

Il vero punto di forza di Matteo nella scorsa stagione è stato la capacità di reagire ai momenti negativi all’interno della partita, ma quest’oggi di quella invidiabile tempra non si vede che una copia sbiadita. Le variazioni tentate da Berrettini non risultano efficaci, anche perché Sandgren è giocatore dotato di buon tocco, il resto lo fa lo scarto di fiducia che il primo set ha proseguito a scavare tra i due giocatori. Berrettini è costretto ad annullare due palle break nel terzo game, poi ne fallisce una nel successivo – ancora bravo Sandgren con il servizio – e nel quinto game finisce sotto 15-40. Evidentemente scoraggiato, urla ‘Non faccio un passo, Vincenzo!‘ rivolto al box presidiato da coach Santopadre, forse nella speranza di ricevere una soluzione per le gambe meno mobili del solito.

La panacea però non esiste, e il colpo successivo è un brutto rovescio colpito con il corpo all’indietro che si spegne in rete. È il break decisivo per Sandgren, che non si volta più indietro e chiamato a servire per il set sul 5-4 si cava dall’impaccio con due servizi vincenti consecutivi. Il vantaggio raddoppia per lo statunitense, che ha commesso circa lo stesso numero di errori del primo set (sei): il suo parziale è fermo a quota undici, a fronte di venticinque vincenti (solo uno in meno di Berrettini). Fino a questo momento sta meritando la vittoria, c’è poco da dire. Negli ultimi game sono anche calate le percentuali di Matteo con il servizio, soprattutto quella riguardante i punti vinti con la seconda di servizio.

Sotto due set a zero, Berrettini non si dà per per vinto, si rimbocca le maniche e ricomincia a pedalare aggrappandosi al suo servizio che però quest’oggi fa meno male. Sandgren sembra aver trovato la quadratura del cerchio in risposta, soprattutto sulla seconda di servizio che attende diversi metri dietro la linea di fondo riuscendo quasi sempre a far iniziare il palleggio. Nel terzo set Berrettini deve fronteggiare una delicatissima palla break sul 3-3 che però annulla con un bello schema “servizio+diritto”. Il match inizia a girare sul 5-4 per Matteo, che grazie a due errori da fondocampo di Sandgren ottiene due setpoint, il secondo del quale è quello buono per riaprire il match.

Ora gli errori di Berrettini sono molti meno, anche se il vento persiste a spazzare il campo, ma il romano ha la pazienza e la regolarità per aspettare la palla giusta e piazzare i suoi affondi di diritto. Sandgren è sempre rapidissimo, corre da una parte all’altra del campo come una scheggia esibendosi in una sequenza di spaccate davvero notevole. Berrettini però è decisamente in fiducia, sul 2-2 rimonta un game da 0-30 e sullo slancio se ne va per conquistare il 6-2 nel parziale in soli 31 minuti.

Dopo una pausa fisiologica inizia il quinto set nel quale il giocatore alla risposta racimola la miseria di due “quindici” nei primi sette game. Sul 4-3 Sandgren inizia il turno di battuta con un doppio fallo e poi Berrettini si issa sullo 0-40 vincendo un corpo a corpo a rete. L’americano tutta via mette a segno cinque punti consecutivi, con una grande occasione sprecata da Matteo su un passante di diritto messo in rete, e conquista il 4-4. Berrettini tiene la battuta per il 5-4 ma quello è il suo ultimo gioco: la sequenza finale è di 12 punti a 2 per Sandgren, decisamente più vivo dal punto di vista atletico rispetto a Berrettini che da fondo non riesce a muoversi come all’inizio e risulta vulnerabile dalla parte del rovescio.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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