Rublev è il secondo nome delle Next Gen Finals (ma in realtà il primo)

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Rublev è il secondo nome delle Next Gen Finals (ma in realtà il primo)

Andrey Rublev si qualifica per le Next Gen Finals. È il secondo a riuscirci, ma quasi certamente sarà la prima testa di serie

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Il quadro delle Next Gen Finals si sta lentamente, molto lentamente delineando. Dopo Alexander Zverev, saldamente al comando della Race to Milan dallo scorso gennaio e in grado di ottenere il pass per Milano già due mesi fai canali ufficiali della manifestazione meneghina hanno annunciato la qualificazione aritmetica anche di Andrey Rublev, secondo nome nella Race to Milan con 1219 punti. 

La notizia della qualificazione ha preceduto l’evitabile sconfitta contro il qualificato Krajinovic in cui è incappato ieri il russo nel torneo di Mosca. Rublev attende ora novità confortanti da Vienna, dove il suo nome figura nella seconda casella degli “alternates”; non dovessero liberarsi altri due posti in tabellone sarebbe costretto a disputare le qualificazioni. Il russo ha fondati motivi per sperare, considerando che l’attuale entry list non ha fatto ancora spazio al quarto slot riservato alle wild card (il torneo austriaco di solito ne assegna soltanto tre) e a quello destinato all’eventuale richiesta di Special Exempt. Prima di chiudere la stagione a Milano Rublev sarà anche a Parigi-Bercy, torneo in cui ha già l’ingresso assicurato nel main draw.

Questa è la situazione attuale della Race to Milan (in grassetto i qualificati ufficiali, in corsivo quelli virtuali, asterisco sui tennisti ancora in campo questa settimana; l’ottavo nome sarà una wild card italiana)

  1. A. Zverev 4400
  2. Rublev 1219
  3. Khachanov 1020
  4. Shapovalov 926
  5. Coric 886
  6. Donaldson 870
  7. Chung* 760
  8. Medvedev* 727
  9. Tiafoe* 656
  10. Fritz 504
  11. Escobedo* 491
  12. Bublik* 472
  13. Tsitsipas* 471
  14. Halys 428
  15. Berrettini 401

La prossima settimana saranno certi di scendere in campo solo Shapovalov e Chung (Basilea) e Khachanov (Vienna). Tutti gli altri sono in bilico tra speranza di rientrare nel tabellone principale e onere di disputare le qualificazioni (per chi ha classifica sufficiente).

Rublev è quindi il primo under 21 che certamente vedremo battersi nella sede di Fiera Milano dal 7 all’11 novembre. Su Sascha Zverev incombono infatti grosse perplessità a causa della prossimità delle ATP Finals, al via il giorno successivo alla finale di Milano. Non ravvisandosi nei regolamenti – quantomeno in quelli ufficiali e dunque consultabili – alcun obbligo di prendere parte all’evento Next Gen, ci si riferisce alla logica comune e alle dichiarazioni di Chris Kermode, n.1 ATP. Durante la presentazione ufficiale delle Next Gen Finals, avvenuta a Londra – durante le Finals ATP – il 19 novembre 2016, Kermode si era espresso in questi termini.

Quello di Milano sarà un evento obbligatorio. Un evento obbligatorio con un montepremi. Il fatto che sia una grande opportunità di marketing lo rende molto interessante da disputare per i giocatori. Abbiamo concordato che se un giocatore si qualifica e disputa le ATP World Tour Finals, non è costretto a giocare le Next Gen Finals”.

Riesce complesso percepire da dove nasca – anche in assenza del doppio impegno a cui sarebbe costretto Zverev – l’obbligatorietà “effettiva” di prendere parte a un torneo che non figura nel rulebook ufficiale ATP, sebbene sia dall’ATP organizzato, presieduto e sponsorizzato, e la cui graduatoria è puramente arbitraria e (al momento) non riconosciuta dai regolamenti ufficiali. A meno di immaginare disposizioni contrattuali esterne, o semplici “incentivi” alla partecipazione con i quali gli organizzatori milanesi potrebbero assicurarsi la presenza di chi maturi per classifica i requisiti di partecipazione. Sia detto sotto voce (ma neanche troppo): ad oggi l’unico tennista oltre a Zverev – e solo in parte Rublev – in grado di esercitare un certo appeal su stampa e tifosi sembra essere Denis Shapovalov. Per il resto, che a Milano ci vadano Chung e Medvedev oppure Tiafoe e Fritz, escludendo le naturali (e soggettive) fluttuazioni di gradimento, è difficile credere che l’impatto mediatico possa essere differente.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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ATP

Sospensione di due mesi per Verdasco, positivo all’antidoping per una dimenticanza

Fernando Verdasco non aveva rinnovato l’esenzione medica che gli permetteva di usare il farmaco vietato. Potrà tornare a giocare dal 9 gennaio

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

‘Tutto bene quel che finisce bene’ verrebbe da dire leggendo fino in fondo l’ultimo comunicato ufficiale dell’ITIA, l’Agenzia internazionale per l’integrità nel mondo del tennis. Il protagonista della vicenda è Fernando Verdasco, 39 anni lo scorso 15 novembre e numero 125 del mondo. Lo spagnolo sta scontando in queste settimane una sospensione di due mesi figlia di un accordo volontario con la stessa ITIA, in seguito a un test antidoping positivo effettuato nel febbraio di quest’anno durante il torneo di Rio de Janeiro. La sostanza vietata che è stata rintracciata in quell’occasione è il metilfenidato, contenuto in un farmaco che Verdasco usa per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I problemi sono però sorti in quanto l’ex numero 7 del mondo aveva dimenticato di rinnovare l’esenzione per uso terapeutico (TUE) che dunque non lo poteva tutelare al momento del test.

Nel comunicato dell’ITIA si legge però che l’Agenzia “accetta che il giocatore non aveva intenzione di imbrogliare, che la sua violazione è stata involontaria e non intenzionale, e che non ha alcuna colpa o negligenza significativa. Nelle circostanze specifiche di questo caso, in base al grado di colpa del giocatore, il TADP (il “Tennis Anti-Doping Programme”, ndr) consente di ridurre il periodo di ineleggibilità applicabile da due anni a due mesi”. Verdasco ha infatti immediatamente ammesso la violazione e ha dato prova della diagnosi e della prescrizione medica del farmaco in questione.

Lo scorso 9 novembre, giorno della sua ultima partita ufficiale, il giocatore nato a Madrid ha accettato volontariamente una sospensione provvisoria dopo la notifica dell’accusa e potrà quindi tornare a giocare già dal prossimo 9 gennaio, senza dover saltare la trasferta australiana. Dopo l’antipasto della United Cup (dal 29 dicembre al 5 gennaio), proprio nelle settimana del 9 prenderanno il via le qualificazioni al primo Slam stagionale.

 

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Compie 54 anni Simone Tartarini, storico coach di Musetti: “L’aspetto fisico, tecnico e mentale di Lorenzo si sono saldati assieme” [ESCLUSIVA]

Approfittiamo del suo compleanno, per tracciare il bilancio di una stagione che ha visto Musetti vincere i primi tornei ATP e scalare impetuosamente la classifica. “Il meglio deve ancora venire”. Su Berrettini in Davis: “Volandri ha puntato sull’entusiasmo”. Sulle voci di un nuovo coach: “Un po’ danno fastidio ma fanno ridere”

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Oggi è il compleanno di Simone Tartarini, lo storico coach di Lorenzo Musetti. Due anni fa lo intervistammo e ci parlava di un adolescente che grazie al suo infinito talento riusciva a giocare a tennis contro gli adulti, oggi abbiamo invece a che fare con un giovane uomo che ha scalato le classifiche e che a breve volerà a Melbourne per giocare l’Australian Open da testa di serie. Due giorni fa gli abbiamo telefonato per sentire dalla sua viva voce un bilancio della stagione appena conclusa e i propositi per quella che inizierà fra poco, dopo una pausa che ogni anno è sempre più breve.

Buongiorno Simone, come stai?

TARTARINI: Molto bene grazie, anche se stanchissimo. Adesso sto badando a mio nipote (Giulio Leone di due anni, ndr) che è abbastanza agitato perché siamo in partenza per una settimana di vacanza (in effetti in sottofondo si sentono i rumori del bambino che sta mettendo a ferro e fuoco la casa, ndr).

 

Dove andate?

TARTARINI: In Egitto, sul Mar Rosso. La mia intenzione era portare solo ‘Giulione’, ma mio figlio e mia nuora hanno detto che è troppo piccolo per affidarmelo in esclusiva…così vengono anche loro. Ma stiamo via solo una settimana perché il giorno 8 dicembre si riprende già la preparazione. Il 24 infatti partiamo per l’Australia e passeremo il Natale in aereo. Ma non si poteva fare diversamente perché il 29 a Brisbane esordiremo nella United Cup contro il Brasile (l’altro avversario del girone sarà la Norvegia, ndr).

Va in vacanza anche Lorenzo?

TARTARINI: Sì, va una settimana alle Maldive.

Da solo?

TARTARINI: No, con un’amica. No, non ridere, è davvero solo un’amica che conosce da tempo, una persona con cui va molto d’accordo. Niente fidanzate all’orizzonte perché al momento è talmente focalizzato sul tennis che vede molto difficile poter conciliare le due cose, visto che un rapporto strutturato porta via tempo ed energie.

Poi ha già te da portare in giro.

TARTARINI: Esatto (ride, ndr). Come rapporto stretto basta questo.

Siete ancora compagni di camera quando andate in trasferta?

TARTARINI: Dal gennaio 2022 abbiamo camere separate (ride, ndr). Così ognuno ha la propria intimità. Diciamo che Lorenzo dopo 12 anni di convivenza ‘forzata’ ha conquistato la propria indipendenza.

Mi dicevi che Lorenzo è arrivato distrutto a fine stagione. Ti dirò che si vedeva, sia alle Next Gen di Milano che in Coppa Davis a Malaga.

TARTARINI: Più che a livello fisico era completamente prosciugato come energie nervose. Problema che è stato aggravato dal ‘fattaccio’ di Milano dove noi ci eravamo cancellati dopo la partita di Parigi Bercy contro Djokovic, anche per tirare un attimo il fiato in previsione delle Finals di Coppa Davis. Poi Lorenzo aveva anche un po’ male al braccio e quando abbiamo esposto il problema alla F.I.T. che ha capito benissimo e ci aveva dato il benestare. Gli organizzatori da parte loro ci avevano confermato che non serviva il certificato medico, salvo cambiare idea il giorno dopo e minacciarci di una multa di 25.000 euro se non ci fossimo presentati. Noi siamo caduti dalle nuvole perché pensavamo di essere stati inappuntabili nel nostro percorso. Ma il discorso della multa ci dava molto fastidio, non tanto per i soldi (non andando rinunciavamo ad una cifra ben superiore), ma per il fatto che saremmo stati esposti ad una brutta figura, tra l’altro del tutto immeritata.

Lorenzo Musetti a pranzo con i genitori e Simone Tartarini

Così siete andati malvolentieri e questo ha ovviamente avuto ripercussioni sulla Davis.

TARTARINI: Certo, Lorenzo era veramente senza benzina. E la stanchezza in questi casi gli si trasforma subito in nervosismo. Così mentre contro Fritz è riuscito a giocare alla pari, con Auger- Aliassime non ne è andata una per il verso giusto. Ad esempio non gli veniva bene il lancio di palla sul servizio e visto che dopo questi mesi bellissimi lui ormai dava per assodato che il movimento del servizio fosse acquisito ha cominciato ad innervosirsi. Lui vinceva i propri turni di servizio ma servendo non bene e la cosa con il passare dei minuti lo metteva in una tensione sempre crescente. Nel secondo set si era un attimo tranquillizzato ma poi è bastato uno stupido errore sul 4-4 su una palla corta e si è fatto ribrekkare. In ogni caso non dimentichiamoci che, pur nella sua peggior giornata, ha perso per due soli break contro un top 10, probabilmente il giocatore più caldo del circuito.

Poi giocare da numero uno è una bella responsabilità.

TARTARINI: In Davis, e non dico niente di nuovo, c’è un’atmosfera tutta particolare. A lui piace molto l’idea di giocare da numero uno, ma il problema è che poi vai in campo e trovi giocatori di un livello molto alto e se non sei al top arrivano subito i problemi. In questo caso è stato il lancio di palla, altre volte può essere il diritto o la risposta, ma sono tutti particolari su cui scarica la propria tensione e inizia a giocare una sorta di partita parallela che lo prosciuga ulteriormente. E visto che queste sono partite che si giocano su pochi punti…

Avrai letto di tutte le polemiche seguite alla decisione di Volandri di schierare Berrettini in doppio. QUI L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SUL TEMA

TARTARINI: Ho letto, ho letto. Matteo aveva detto che sarebbe venuto unicamente per fare il tifo e non si era mai parlato del fatto che potesse giocare. Infatti non si era mai allenato con noi, i due Lorenzo giocavano tra loro e Fognini con Bolelli. Ma purtroppo Simone già a Parigi aveva accusato un dolore al polpaccio per cui non era arrivato nelle migliori condizioni. Un problema al polpaccio che sembrava risolto ma che invece si è riacutizzato dopo il match con gli USA. Una risonanza ha così evidenziato che sotto la cicatrice precedente si era formato un altro piccolo edema. Lui avrebbe voluto giocare comunque ma il dottore l’ha vivamente sconsigliato, innanzitutto perché l’infortunio avrebbe potuto aggravarsi ma soprattutto perché era forte il rischio di doversi ritirare durante l’incontro. A quel punto la decisione era del capitano e non poteva essere una decisione facile. Devo dire che tra noi non c’era sentore che Matteo potesse scendere in campo e l’abbiamo imparato solo una volta scesi negli spogliatoi dopo il match di Lorenzo contro Auger-Aliassime.

Per Volandri non sarà stata una decisione facile. Ha chiesto la disponibilità di Musetti e/o Sonego?

TARTARINI: No, non ha chiesto niente a nessuno dei due e sicuramente la scelta era difficile. Bisogna anche dire che qualsiasi decisione avesse preso avrebbe sbagliato. Sonego era stanchissimo e Lorenzo era molto abbacchiato per la sconfitta, quindi Filippo ha preferito scommettere sul talento, sull’esperienza e sul servizio di Matteo. Scommessa persa, ma questo lo sappiamo adesso, con il senno del poi.

Forse Matteo ci credeva, a dispetto dell’evidenza.

TARTARINI: Sicuramente, se l’è giocata tutta sull’entusiasmo, presumendo che un grande Fognini e il servizio potessero supplire alla mancanza di allenamento. Ma era un mese che non toccava palla e nel tennis non si inventa niente. Temo che non potesse che finire così.

Torniamo al nostro Lorenzo. Nell’intervista di due anni fa si parlava ancora del bambino che faceva fatica a camminare sugli scogli, adesso invece di un giovane tennista che tra un mese prenderà l’aereo per andare in Australia da testa di serie. Un cambiamento epocale.

TARTARINI: Sì, siamo felicissimi perché finalmente nell’ultima parte di stagione si è visto in campo tutto quello su cui stavamo lavorando e che io già intravvedevo in allenamento ma che non riuscivamo a trasferire con continuità in partita. Diciamo che finalmente l’aspetto fisico, tecnico e mentale si sono saldati assieme. E Lorenzo ha dimostrato che quando sta bene, quando l’atteggiamento è quello giusto può giocare bene su tutte le superfici e che il veloce non rappresenta più un problema.

Due anni fa dicesti che sul diritto faceva un po’ fatica perché arrivava a colpire con i piedi troppo vicini, così la sua base d’appoggio non era abbastanza ampia.

TARTARINI: Quel discorso significava che arrivava a colpire senza il necessario equilibrio. Siamo passati a caricare molto di più sul destro per poi scaricare la potenza sul colpo. Ma in questo modo purtroppo rimaneva un po’ arretrato. Ora abbiamo trovato un po’ la quadra e quando sta bene si vede che gli appoggi sono ben equilibrati e che il peso passa correttamente dal destro al sinistro. Poi certo il diritto rimane il colpo termometro e in Davis, visto che non stava benissimo, è stato il primo a risentirne, infatti si trovava sempre un po’ arretrato. Ma è soprattutto una cosa di testa, quando sei mentalmente in difesa perché non ti senti tranquillo finisce che non vai dentro alla palla e che ti ritrovi in difesa anche tecnicamente.

Altra cosa: adesso risponde più vicino alla riga di fondo.

TARTARINI: Anche lì ci sono tanti step. Lui è partito lontano e questa rimane la sua condizione migliore. Quest’anno abbiamo però investito tanto sullo stare più vicini, cosa che lui non aveva mai fatto. E piano piano ha preso familiarità, ad esempio a Parigi Bercy contro Cilic ha risposto solo da vicino. Ma questo non deve diventare un dogma, con l’esperienza capirà da solo, a seconda degli avversari e delle superfici, quando avvicinarsi e quando allontanarsi dalla riga di fondo. Con Ruud ad esempio dopo un po’ gli ho detto di allontanarsi e lì è girata la partita a nostro favore. Lui deve saper fare entrambe le cose e poi valutare. Lo step successivo sarà fare sempre meglio le cose che sta già facendo bene, tipo rispondere in modo aggressivo come ormai fanno tutti i top 10.

Lo sai che il rispondere più da vicino era una delle cose che ti venivano imputate quando si vociferava di un coach da affiancarti. Queste voci ti hanno fatto arrabbiare?

TARTARINI: Un po’ mi hanno dato fastidio ma soprattutto mi hanno fatto ridere perché nel nostro team questa non è mai stata nemmeno un’ipotesi. E tra i giocatori di vertice questi casi sono rarissimi, tutti girano con i loro allenatori storici e nessuno trova niente da ridire. Forse a certi opinionisti può sembrare un passo obbligato dopo il divorzio tra Sinner e Piatti. Ma si sa, sui social, che io non frequento, ci si mette poco a montare un caso e a fare del male alle persone.

Tra l‘altro non sembra che a Jannik questo cambiamento stia portando bene.

TARTARINI: Ma sai, bisognerebbe conoscere le cose dall’interno altrimenti si rischia di dire delle sciocchezze. Magari è un momento di transizione, mai dire mai. Sembrava uno che non potesse giocare sull’erba poi a Wimbledon ha fatto i quarti ed era due set avanti contro Djokovic. Ogni volta che uno fa un’affermazione, nel giro di pochi giorni la realtà s’incarica di smentirti.

A Pagina 2 le risposte su Lorenzo Musetti e le considerazioni in vista della stagione 2023

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