Direzione Milano: otto italiani a caccia di una wild card

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Direzione Milano: otto italiani a caccia di una wild card

Scatta venerdì 3 novembre allo Sporting Milano 3 il torneo di qualificazione. In palio l’invito per le Next Gen ATP Finals. Berrettini è il favorito. In gara anche Gianluigi Quinzi

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La trepida attesa dei curiosi si è mischiata nei mesi all’inquietudine di chi vede come il fumo negli occhi le innumerevoli modifiche al regolamento proposte, ma ormai il conto alla rovescia sta per terminare: venerdì 3 novembre la macchina delle prime Next Gen Finals della storia si metterà in moto con le qualificazioni azzurre in programma presso lo Sporting Milano 3 di Basiglio, che metteranno in palio la preziosa wild card per il Masters tra i migliori under 21 del globo. A giocarsi l’invito saranno gli otto tennisti italiani nati dopo il primo gennaio ’96 a godere della miglior classifica ATP. Alcuni sono in costante ascesa, altri mai usciti dal pantano del passaggio tra mondo junior e professionismo, altri ancora stanno scalando ognuno con il proprio passo la vetta hors catégorie della graduatoria, ma tutti hanno se non altro la chance di rendersi noti al mondo. E di fare un’esperienza comunque interessante. Ecco gli otto candidati:

  1. Matteo Berrettini (n.122 ATP)
  2. Gianluigi Quinzi (n.294 ATP)
  3. Andrea Pellegrino (n.385 ATP)
  4. Liam Caruana (n.424 ATP)
  5. Filippo Baldi (n. 459 ATP)
  6. Cristian Carli (n.519 ATP)
  7. Riccardo Balzerano (n.678 ATP)
  8. Gian Marco Moroni (n.719 ATP)

Il più atteso è Matteo Berrettini. Nato il 12 aprile del 1996 e allievo di Vincenzo Santopadre al Circolo Canottieri Aniene, il tennista romano aveva battuto i primi colpi nell’ultimo rettilineo della stagione scorsa con la finale raggiunta da wild card al Challenger di Andria e persa contro Luca Vanni, ma aveva iniziato il 2017 fuori dai primi 400 del mondo. Nel nuovo anno, subito un successo in un Future svizzero, seguito da una scalata prepotente: Matteo ha vinto il primo Challenger in carriera a San Bebedetto del Tronto e ha raggiunto altre tre finali a Quanzhou, Portorose e Istanbul. Rarissimo esemplare di tennista autoctono incline al veloce, meglio se indoor, avendo in dotazione un servizio visto poche volte nel Bel paese oltre a un dritto esplosivo, Berrettini occupa attualmente la centoventiduesima posizione del ranking e promette di salire ancora: le sue inclinazioni tecniche lo rendono il giocatore più moderno ed esportabile tra gli otto in lizza, e avrebbe forse meritato una wild card diretta.

Capitolo Quinzi. Un capitolo doloroso e lunghetto, che non sembra voler terminare in tempi brevi. Atteso sin dalla prima adolescenza come il messia che avrebbe riscattato in un colpo solo decenni di stenti di un popolo affamato di campioni, “Giangi” ha percorso tutte le tappe classiche del fenomeno. Dotato di fisico e tigna a lungo ingestibili per i pari età, ha fatto man bassa di trofei tra la Davis junior e il leggendario Wimbledon sottratto in finale a Hyeon Chung, arrampicandosi fino al primo posto della classifica under 18. Il salto nel professionismo è stato però traumatico, e i risultati molto al di sotto delle aspettative lo hanno gravato di una pressione insopportabile, facendolo entrare in un pericoloso vortice di scelte sbagliate. Novello Zamparini del tennis con la deteriore nomea di mangia-allenatori, per ora Quinzi ha rastrellato qualche trofeo Future e ha vinto solo quest’anno, a Marrakech contro Paul-Henri Mathieu, la prima partita in un tabellone principale del circuito maggiore. Naturalmente la classifica, dov’è collocato ai margini della top 300, piange. Le speranze dei più in vista di un futuro radioso per il tennista di Porto San Giorgio stanno evaporando: chissà che la cosa non finisca per aiutarlo.

 

I più accreditati outsider attesi alla kermesse milanese sono Liam Caruana, Andrea Pellegrino e Filippo Baldi. Nato a Roma nel gennaio del 1998 ma “americano” di formazione, essendo cresciuto sul duro del Texas dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro, Liam Caruana è un prodotto italiano naturalmente atipico, amante del cemento e di un tennis aggressivo che sembra particolarmente adatto al momento storico che stiamo osservando. Salito fino alla posizione 423 del ranking, il buon Liam ha vinto nell’annata in corso il primo titolo Future nell’Illinois e ha raggiunto la semifinale in estate al Challenger di Todi.

Di notorio talento sin dalla tenerà età, il pugliese Andrea Pellgerino quest’anno sta trovando il passo, ed è entrato tra i cinquecento con l’ottimo rovescio bimane di serie, vincendo peraltro recentemente due 25.000 dollari. Filippo Baldi è stato un membro fondatore del quartetto delle grandi speranze azzurre completato da Quinzi, Napolitano e Donati. A dirla tutta Baldi era il secondo violino dietro alla star di Porto San Giorgio, anch’egli con potenzialità da predestinato. Vincitore dell’Avvenire nel 2012 e top 5 nella classifica under 18 l’anno successivo con tanto di quarti a Wimbledon e successo in doppio all’Orange Bowl, il suo impatto con il mondo del professionismo è stato durissimo. Per anni disperso nella periferia degli ITF, il lombardo Filippo quest’anno sembra aver finalmente trovato la propria casa in Sicilia, dove, sotto l’occhio paterno di Francesco Cinà, ha ottenuto i primi due successi Future in Tunisia ed è entrato tra i cinquecento del ranking.

Chiudono la rosa dei partecipanti Cristian Carli, romagnolo e terraiolo di origine controllata, salito recentemente all’onore delle cronache per aver debuttato in un tabellone Challenger all’ultimo Due Ponti Roma, disputando peraltro una gran partita contro quella vecchia volpe di Adrian Ungur; il protetto di Diego Nargiso Gian Marco “Jimbo” Moroni; e Riccardo Balzerani, teenager reatino con inclinazione al rapido. Grazie a un autunno particolarmente fruttuoso i tre hanno superato al rush finale la concorrenza di Raul Brancaccio, studente napoletano nell’accademia di David Ferrer a Javea, e di Jacopo Stefanini.

Il vincitore, dunque, andrà a far compagnia ai vari MedvedevKhachanov e ShapovalovGiusto riservare un posto al migliore dei giovani leoni di casa o sarebbe stato meglio affidarsi ai migliori in assoluto decretati dal computer? Il dibattito è aperto da mesi e non sembra volersi esaurire molto presto. Alla fine, come sempre, sarà il campo a decidere se le fatidiche qualificazioni di Basiglio saranno state una buona idea.

FORMULA E PROGRAMMA DEL TORNEO

Gli otto si sfideranno in un mini-tabellone a eliminazione diretta, sperimentando le novità di regolamento che verranno definitivamente implementate a Milano. Quindi set brevi a 4 game, regola del no-let a servizio e niente vantaggi sul 40-40. Di seguito il programma di gioco:

  • Venerdì 3/11: quarti di finale a partire dalle ore 12.00
  • Sabato 4/11: semifinali a partire dalle ore 15.00
  • Domenica 5/11: finale alle ore 18.00

COPERTURA TELEVISIVA E BIGLIETTI

Il torneo verrà trasmesso quasi interamente in diretta da Supertennis TV, ad eccezione del primo dei quarti di finale (venerdì il LIVE partirà infatti dal secondo incontro, circa alle 14). Per assistere dal vivo alla manifestazione (biglietti acquistabili QUI) è possibile acquistare un tagliando giornaliero al prezzo di 10 euro o un abbonamento valido per i sette incontri al prezzo di 25 euro.

IL SORTEGGIO

Quarti di finale

[1] M. Berrettini vs [5] F. Baldi
[3] A. Pellegrino vs [8] G. Moroni

[6] C. Carli vs [5] L. Caruana
[7] R. Balzerani vs [2] G. Quinzi

MONTEPREMI (totale €20,000)

  • Vincitore: wild card per le Next Gen Atp Finals
  • Finalista: € 7,000 (alternate per le Next Gen Atp Finals)
  • Semifinalisti: € 3,500 (ognuno)
  • Quarti-finalisti: € 1,500 (ognuno)

ATP NextGen Finals: la guida completa

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WTA multa Wimbledon e LTA per l’esclusione di russi e bielorussi: da pagare 1 milione

La Federazione britannica dovrà sborsare 750 mila dollari. Mentre per l’All England Club la multa è di 250 mila dollari

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Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la WTA ha deciso di sanzionare la Lawn Tennis Association (che gestisce i tornei di Nottingham ed Eastbourne) e l’All England Club con una multa di un milione di dollari nel complesso, spartita in questo modo: 750 mila dollari per la Federazione britannica e 250 mila all’All England Club per l’esclusione di atleti russi e bielorussi da Wimbledon e dagli altri tornei in Gran Bretagna. Come confermato dalla BBC, il club ha presentato ricorso contro la decisione; nonostante questo le multe andranno comunque pagate interamente prima che inizino le udienze per l’appello.

Sally Bolton, amministratore delegato del club che organizza Wimbledon, ha detto ai giornalisti che l’organizzazione è “profondamente delusa” dalla reazione del tour. Alla domanda sulle multe, ha detto: “Penso che la prima cosa da dire sia che è oggetto di un procedimento legale, quindi non posso commentarlo in modo specifico”. Ma ha aggiunto: “Rimaniamo fedeli alla decisione che abbiamo preso, siamo profondamente delusi dalle reazioni dei tour a quella decisione e probabilmente non posso dire altro al riguardo in questo momento”. Alla domanda se l’AELTC avrebbe presentato ricorso, ha risposto: “Sì, abbiamo presentato ricorso”.

 

Come è noto la LTA (federazione tennis britannica) ha seguito la scia di organizzazioni sportive – come la FIFA o la UEFA – che hanno optato per l’esclusione delle nazionali e delle squadre di club russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. L’All England Club si era giustificato a suo tempo sulla decisione attraverso un comunicato “Abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte per favorire lo sforzo generale del governo, dell’industria, delle istituzioni dello sport e dello spettacolo per limitare l’influenza globale della Russia. E sarebbe inaccettabile che il regime russo ottenga benefici di qualunque genere dalla presenza di atleti russi e bielorussi a Wimbledon“.

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ATP

Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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