Borg-McEnroe: le cronache del ghiaccio e del fuoco

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Borg-McEnroe: le cronache del ghiaccio e del fuoco

Applausi a scena aperta per l’attesissimo film sulla storica rivalità tra i due giganti del tennis. È in concorso alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Più Borg che McEnroe: “Mi fanno la fare la figura del coglione! Speravo fosse un bel film…”. Due modi diversi di essere uomini

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Borg-McEnroe, si va in scena

“Il tennis insegue il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, amore (love)… Ogni match è una vita in miniatura”. È con una citazione tratta dall’autobiografia di André Agassi che si apre “Borg McEnroe”, il film sulla storica rivalità tra i due mostri sacri del tennis premiato alla Festa del Cinema di Roma con il Premio del Pubblico BNL e che vedremo nelle sale di tutta Italia a partire dal 9 novembre, distribuito da Lucky Red.

 

La vicenda ruota intorno alla forse più celebre finale di Wimbledon mai disputata, di sicuro la più citata da certi scriba, quando Ice Borg e il Super Monello si sfidarono a duello sull’erba battuta del centrale gremito dell’All England Club sotto gli occhi del mondo.

È il 5 luglio del 1980. Le ovazioni dei tifosi in preda al delirio che dagli spalti invocano i nomi dei due campioni si sovrappongono al monito dell’arbitro che ribadisce l’ennesimo “quite, please”. Le voci dei cronisti si accavallano con eccitazione mentre il commento musicale dei violini introduce il quinto drammatico atto del match. Un’ombra sul volto di Bjorn. La sfida, negli occhi di John. Rapida sequenza di colpi. È l’inizio dell’ultimo e decisivo set. Il pubblico grida “Borg, Borg, Borg, Borg”. Bjorn al servizio lancia la pallina e la colpisce. È l’inizio del film. Dovremo aspettare più di un’ora per ritornare al primo quindici del quinto set del 5 luglio. Parafrasando Ephraim Lessing, l’attesa è essa stessa il film, non la partita. Un’attesa costituita da flashback ed ellissi temporali che raccontano il passato di Bjorn e John a partire dall’infanzia fino al tempo presente, rivelando mano a mano i particolari umani e psicologici di due personalità contrapposte che, sfidandosi nell’agognato e sofferto scontro finale, segnano lo spartiacque definitivo l’uno nella carriera dell’altro. “Non si trattava solo di due uomini che giocavano a tennis”, dichiara il regista Janus Metz: “Si trattava dello scontro tra due continenti. Due comportamenti, due caratteri opposti messi uno di fronte all’altro. Due modi diversi di essere uomini”.

L’Orso Borg, ribattezzato tale a causa del significato letterale del suo nome in svedese, si presentò a Wimbledon 1980 da numero uno incontrastato del tennis alla rincorsa della quinta vittoria consecutiva del titolo (con in tasca già cinque Roland Garros). Per la prima volta nella storia, la risonanza mediatica e sociale di un tennista era simile a quella di una rock star. Si stima che avesse una trentina di sponsor e che, tra esibizioni e pubblicità, guadagnasse cifre astronomiche. Nel film, la compagna e futura prima moglie di Borg, la tennista Mariana Simionescu, tenta timidamente di convincerlo a organizzare il matrimonio imminente in forma privata a dispetto degli agenti sanguisughe che invece vorrebbero vendere i diritti dell’evento. Borg fu il primo tennista-talent a far parte della IMG, l’agenzia colosso degli sportivi fondata da McCormack negli anni ’60 e che cambiò la faccia del professionismo sportivo (in seguito vi hanno fatto parte personaggi come Sampras, Agassi, le Williams e lo stesso McEnroe). Con Borg, il tennis iniziò la sua parabola verso la globalizzazione. Anche per i giornalisti avvicinare l’Orso era un’impresa e, come per i Beatles e i Rolling Stones, le groupie scalpitanti del tennis si strappavano capelli e reggiseni stregate dalla bellezza vichinga dell’uomo di ghiaccio.

Il carattere almeno apparentemente calmo, misurato e impassibile dell’uomo si trasferiva nel giocatore assumendo le sembianze di quello che oggi chiameremmo un regolarista ma che allora poteva essere certamente considerato un modo nuovo di esprimere tennis. Precursore del topspin e del rovescio a due mani, nonostante avesse fatto dell’ancoraggio alla linea di fondo il proprio cavallo di battaglia, sui prati inglesi l’Orso imparò l’utilizzo dell’approccio di rovescio tagliato e migliorò il gioco di volo quel tanto che bastava per aggiudicarsi quattro di titoli di fila. Forte di una condizione fisica straordinaria (la leggenda narra che in una gara di mezzofondo Borg sconfisse persino Edwin Moses) e di una capacità di concentrazione degna di un monaco tibetano, in tutta la carriera l’Orso non dimostrò mai di perdere la pazienza. Mai un grido. Mai un’imprecazione. Mai uno sgarro! Merito sicuramente dell’educato conformismo svedese e delle pulsazioni cardiache sotto i quaranta battiti al minuto ma forse e soprattutto merito del faticoso adattamento alla disciplina mentale richiesta dal gioco imposta dall’allenatore storico Lennart Bergelin.

“Voglio che mi prometti che non mostrerai più una sola cazzo di emozione. Sarai come una pentola a pressione. Tutta la tua rabbia, tutta la paura, l’angoscia che provi… le metterai in ogni colpo. Mi hai capito?”, chiede minacciosamente Bergelin a un Borg poco più che ragazzino in una delle scene più significative del film. Perché il glaciale Borg, fino ai primi anni dell’adolescenza in realtà fu un tizzone ardente, irrequieto e anticonformista fuori e dentro le righe, incline a perdere le staffe facilmente e a “sventolare la racchetta per aria” ogni qual volta il colpo non venisse come desiderato. Fu soprattutto grazie alla disciplina, dunque, che Bjorn divenne Borg dominando i suoi avversari per gran parte della carriera.

Per McEnroe fu tutta un’altra storia. Di temperamento infuocato come le stesse sfumature dei ricci rossastri che tradivano le origini irlandesi ma che sbandieravano la libertà americana, John McEnroe, mancino eclettico dalla volée fatata, espresse il miglior tennis di quegli anni, basando il suo stile di gioco sull’attacco e sul rischio. In pochi direbbero che dietro le sue celebri sfuriate, le parolacce gridate in mondovisione e la maleducazione sfoggiata a mo’ di star, si nascondesse un bambino molto timido e dall’indole tranquilla. Come egli stesso dichiarò in un’intervista fiume rilasciata al The Guardian, prima di diventare McEnroe, il piccolo John era un bambino silenzioso e disciplinato. Cresciuto nel mito della perfezione inculcatogli da entrambi i genitori, molto presenti ma rigidi (in particolar modo mamma Kay) fin dalla tenera età fu costantemente stimolato ad andare oltre i propri limiti. E che questi limiti siano stati superati, in tutti i sensi, non v’è alcun dubbio. Fu un percorso di sublimazione inverso a quello di Borg ma con lo stesso unico scopo: essere il migliore, essere il numero uno.

“Perde facilmente la concentrazione” suggerisce timidamente Mariana a Bjorn mentre questi osserva il suo rivale prendersela con i piccioni mentre disputa un incontro. “No. Tutt’altro. Guardalo”. Borg sa bene cos’è la rabbia e nel furioso e famelico McEnroe riconosce gli stessi sentimenti che, in modo diverso, lo animano segretamente. Al contrario però di quanto viene raccontato nel film, McEnroe non si presentò alla storica finale da isterico sprovveduto. Tutt’altro. Nelle ultime due stagioni aveva battuto il gigante svedese tre volte su sette e nel 1980 aveva toccato la vetta della classifica, sostituendosi all’Orso per ventidue giorni di fila. Il film racconta poco della sua infanzia e concentra furbescamente l’attenzione sui turpiloqui incresciosi e gli assalti verbali ai danni dei poveri arbitri. Che se ne sia accorto anche il Super Monello è cosa certa.

Già prima dell’uscita e quindi in tempi non sospetti, McEnroe senza peli sulla lingua dichiarò di non aver mai apprezzato i film sul tennis. “Tutti quelli che ho visto sono terribili” (non gli si può dar torto). Non che dopo le cose siano andate meglio. “Il problema è che gli sceneggiatori hanno inventato storie immaginarie per farmi sembrare un coglione quando invece c’erano un sacco di cose reali da raccontare che avrebbero giovato al film alla grande”. E ancora, dopo il primo round della Laver Cup di Praga, intervistato al riguardo dichiara: “Speravo fosse un bel film ma non lo è. Mi dispiace dirlo. Il racconto non è accurato e non capisco perché. C’erano un sacco di cose da raccontare, ma davvero una miriade. Se volevano farmi apparire come un coglione, nella mia modesta opinione, avrebbero potuto farlo meglio”.

Chissà se il disappunto di McEnroe è da considerarsi relativo agli aspetti drammaturgici del film oppure al fatto che sceneggiatore e regista, entrambi svedesi (così come la maggior parte dei fondi che lo hanno finanziato), abbiano relegato l’americano al ruolo dell’antagonista, facendo di Bjorn Borg e dei suoi conflitti interiori – sempre suggeriti, mai espressi – il motore trainante della narrazione. La scena simbolo del film, con Borg che esegue delle complicate flessioni sulla balaustra di un grattacielo è emblematica e bellissima. Lo svedese, interpretato per sottrazione dal bravissimo Sverrir Gudnason (impressionante la somiglianza fisica!) viene inquadrato di spalle in un bellissimo campo lungo mentre con la sola spinta delle braccia si solleva sul ciglio del parapetto a strapiombo. La macchina da presa si avvicina lentamente alla silhouette di Borg sospesa tra il buio dell’appartamento e il mare sconfinato su cui si riflette il sole. È il contrasto tra dentro e fuori. È l’equilibrio tra la forza interiore e la necessità di abbandono che l’inconscio, rappresentato dall’acqua che scorre, reclama. Diversamente, il personaggio McEnroe è spesso introdotto sulla scena da fiammeggianti note rock che ne anticipano l’impertinenza caratteriale. L’interprete Shia Lebeouf, quasi sempre sopra le righe, non cerca l’emulazione a tutti i costi ma trasferisce dentro di se tutta la sfacciataggine del campione aggiungendo umanità e sensibilità notevoli. “Guardare McEnroe giocare è come ascoltare Mozart (…) McEnroe usò la rabbia per fabbricare la propria intensità e caricarsi. In questo senso, è un’artista”. Due artisti, ma completamente diversi.

Della mitica partita si è scritto e parlato molto, e come suggerisce McEnroe nessuna fiction può restituire l’emozione della realtà, soprattutto quella del tie-break più adrenalinico della storia del tennis vinto da McEnroe al sesto tentativo per 18 punti a 16 dopo aver annullato diversi match point.

L’epilogo dell’ultimo set, vinto da Borg per 8 giochi a 6, per alcuni fu scontato. Sulla distanza, lo sapevano tutti, Borg era imbattibile. Nel dopo partita dichiarò che quella, di cinque finali, era stata certamente la più difficile e l’unica nella quale aveva avuto realmente paura di perdere. McEnroe si prese la prima rivincita agli US Open dello stesso anno e poi definitivamente l’anno successivo, battendo Borg in quattro set sull’erba di Wimbledon e consacrandosi, di lì a un mese circa, il nuovo numero 1 del mondo. La nuova star. Che Wimbledon 1981 sarebbe stato l’ultimo Wimbledon di Borg non era invece affatto scontato. Di lì a un paio d’anni l’Orso si sarebbe definitivamente ritirato (il breve ritorno sulle scene all’inizio degli anni novanta è cosa da poco). Dio era morto a soli 25 anni.

La finale di Wimbledon 1980 non fu solo una gran partita di tennis ma fu il teatro di due umanità, due vite in miniatura a confronto, come scrive Agassi nel suo bellissimo Open. Il tennis che si fa cinema e viceversa. La vittoria di uno decretò il successo dell’altro, la sconfitta di McEnroe segnò la fine di Borg. Come se avessero bisogno l’uno dell’altro, i predestinati. John aveva bisogno di Bjorn per affermarsi e Bjorn di John per smettere di resistere al fuoco emotivo che bolliva sotto il ghiaccio. Negli anni successivi al ritiro tentò il suicidio, ebbe problemi con la droga, divorziò, si risposò due volte e passò un brutto quarto d’ora col fisco. Oggi tutto sembra rientrato nella norma. I due li abbiamo visti insieme recentemente alla Laver Cup capitanare rispettivamente il Team Mondo e il Team Europa e qualche anno fa, per la Tesco, sono stati i protagonisti di questo divertentissimo spot. Nulla in fondo è cambiato.

Nonostante il tennis abbia fatto da cornice a diversi film – pochi e dimenticabilissimi – questo è sicuramente il primo nel quale il nostro amato sport diventa il centro assoluto della Storia. Una partita, la più bella. Due leggende viventi. Chissà se tra una ventina d’anni qualche regista illuminato deciderà di fare un film il cui titolo suonerebbe benissimo (viene in mente un certo Fedal). Bisogna solo sperare che non siano ancora lì a giocare (e a vincere). Per come vanno le cose, nonostante le scarse probabilità oggettive, non è del tutto da escludere.

Gianluca Falessi

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Torneo ITF Circolo Antico Tiro a volo: stamattina la presentazione ufficiale

ROMA – Nella caratteristica location della sala carte del Circolo, ufficialmente, presentata la XII edizione di questo importante torneo ITF

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Circolo Antico Tiro a volo - Roma 2022 (foto Pellegrino Dell'Anno)

Stamattina alle ore 12, nella panoramica e deliziosa cornice del Circolo Antico Tiro a Volo, a Roma in zona Parioli, si è tenuta la conferenza di presentazione della XII edizione del torneo qui ospitato. Si parla di un ITF da 60.000 dollari, che torna in calendario dopo due anni di assenza forzata, con entusiasmo e tante aspettative. Una tappa importante per molte giocatrici, con un albo d’oro che vede nomi come Errani, Garbin, Yastresmka, e anche tante partecipazioni importanti della caratura di Pegula, McHale, Rybakina. Un torneo che evidenzia l’importanza anche di unire sport con cultura e territorio, sottolineata dalla presenza di ospiti come Vito Cozzoli (presidente di Sport e Salute), l’assessore allo sport per la città di Roma Alessandro Onorato e l’attuale direttore del torneo Adriano Albanesi, gold coach che ha allenato tra le altre anche Tsurenko.

Ad aprire la conferenza, e a presentare il tutto con i soliti ringraziamenti di rito, è il presidente del circolo, il dottor Giorgio Averni, che oltre a ricordare quante giocatrici importanti siano passate da qui (anche ad allenarsi, vedi Muguruza e Osaka) sollecitato da una domanda, spiega l’importanza e la voglia di puntare sul torneo WTA: “Da anni abbiamo scelto così, il tennis (e lo sport) femminile non è un ripiego per noi, e abbiamo scelto di dargli lustro. La cornice che offriamo a queste ragazze è importante, i loro coach e manager sono estasiati dal nostro trattamento e ospitalità, che spesso non trovano neanche a Parigi. Inoltre, questo circolo è aperto alle donne, e attento alla famiglia e ai ragazzi: vogliamo insegnare ai futuri uomini a rispettare le regole, l’avversario, e la competizione che poi ci sarà anche nella vita. Questo torneo è una settimana di festa, dello sport e non solo, ci saranno eventi e il gran galà di martedì, dove premieremo atleti che hanno fatto la storia dello sport italiano“.

Giocandosi a Roma, questo torneo è certamente secondo solo agli Internazionali d’Italia come importanza tennistica nella capitale, e difatti non manca l’intervento di Cozzoli (di cui già avevamo riportato delle dichiarazioni post IBI): “Quest’estate è importante per Roma, per il tennis e lo sport italiano. Abbiamo iniziato con gli IBI con maggior pubblico e incasso della storia, oltre ad ospitare eventi di padel, beach volley, skateboard. Questa al circolo è un’occasione di sport, di promozione dello sport, di valorizzare un’organizzazione che richiede sempre entusiasmo e competenza. Tutti gli eventi di Sport e Salute, come questa attività, fanno emergere il legame dello sport con il sociale. Il circolo ha anche questa vocazione, e i circoli in generale sono fondamentali nel promuovere lo sport. Intanto anche al Foro ci stiamo già preparando per gli Internazionali del prossimo anno, che saranno su dodici giorni“.

 

Roma, sport e grandi eventi sono un’assonanza storica, e sempre di successo, come testimoniano le iniziative già intraprese, e le parole oggi espresse, dell’assessore Onorato, altro ospite d’eccellenza della presentazione: “Roma ha una vocazione naturale ai grandi eventi, in particolar modo sportivamente e culturalmente (qui al Circolo ad esempio, alle Olimpiadi del ’60 si teneva la specialità del tiro a volo). I grandi eventi, nella stragrande maggioranza dei casi, aiutano la diffusione degli sport di base, attualmente le iscrizioni alle Federazioni di tennis e atletica sono aumentate grazie ai grandi risultati della scorsa estate. Abbiamo la fortuna di avere gli Internazionali, e con Binaghi ci siamo posti l’obiettivo di coinvolgere tutta la città, migliorare i servizi: abbiamo realizzato per la prima volta in 79 edizioni una stazione dei taxi dedicata al torneo. A Roma, il torneo del circolo è secondo solo agli Internazionali, e si deve lavorare per allargarne la portata d’interesse oltre gli appassionati e soci“.

Le wild card sono state assegnate dagli organizzatori a Verena Meliss, Matilde Paoletti, Camilla Rosatello e Diletta Cherubini. Nelle qualificazioni Nuria Brancaccio, reduce da ben due medaglie ai Giochi del Mediterraneo di Orano, e le giovani Lisa Pigato e Melania Delai.

Alla fine della conferenza, Onorato ha risposto anche a una domanda in esclusiva ad Ubitennis, riguardo i suoi progetti già annunciati di riportare grandi eventi a Roma (“Lei ha espresso la voglia di restituire grandi eventi a Roma, anche sponsorizzare e far crescere storici circoli culturali come questo, tramite tornei, occasioni sportive e non, può essere un punto di partenza?“): “Sì, assolutamente, perché i tennisti stessi sono coinvolti direttamente in un evento importante. E anche se non si tratta degli Internazionali, che sono tra i primi 7-8 tornei al mondo, rende il tennis qualcosa di più spendibile, che anche partendo dal basso può salire e rendere grandi eventi una realtà. E anche fare in modo di aumentare la visibilità di questi eventi italiani“.

Infine, abbiamo anche potuto realizzare un paio di domande, qui integralmente riportate, al direttore tecnico di quest’anno Adriano Albanesi, che ha anche fatto qualche nome interessante di giovani giocatrici presenti quest’anno al torneo dell’Antico Circolo Tiro a Volo (Andreeva, Jiménez Kasintseva) o altre sul panorama internazionale come la russa che si allena in Spagna Vanesian. E proprio l’aver assegnato a lui la direzione tecnica della manifestazione mostra l’importanza che ha l’evento anche come trampolino di lancio per giovani giocatrici in ascesa, come ribadisce qui di seguito(tra l’altro con gran cortesia e proprio di fronte al ricco buffet offerto dal circolo).

D: “Sei un coach WTA gold, e quest’anno ti è stata anche affidata la direzione del torneo. Cosa ti ha fatto provare questa investitura?

Albanesi: “Questo per me è un grande momento, perché è la mia prima esperienza in questo senso. Ogni volta che è stata preparata un’avventura nuova, come quella da coach, è una grande emozione, e altrettanto quella da direttore del torneo. Penso che la macchina organizzativa possa far bene, ma soprattutto mi aspetto un livello alto, un bel potenziale, da parte delle giocatrici.”.

D: “Il torneo vanta nomi importanti nell’entry list, tu da ex allenatore, di giocatrici come anche Tsurenko(che ha giocato abbastanza bene anche a Wimbledon), ritieni che questo torneo sia un importante trampolino di lancio per le giocatrici più giovani?

Albanesi: “Certo, perché già nelle edizioni passate era successo che tanti nomi iscritti all’interno di questa lista, sono poi esplosi. Ma anche perché il torneo fa parte di una fascia poco poco sotto ai WTA, che proprio fa da ponte. Quindi c’è la possibilità che molte giovani scelgano questa data, scelgano questo torneo, perché ha un grande potenziale, ma soprattutto perché permette di prendere quei punti che magari servono per confermarsi o iniziare ad avvicinarsi alle qualificazioni o ai tabelloni degli Slam“.

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Wimbledon, il ritorno al top di Halep: dall’onore mancato del primo martedì all’obiettivo del bis a Londra

Nei quarti di finale la tennista rumena affronterà Amanda Anisimova a cui ha concesso tre game a Bad Homburg due settimane fa

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Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Per Simona Halep le premesse per questo Wimbledon non erano delle migliori. Era reduce dal forfait di Bad Homburg, per quel problema al collo che l’ha costretta al ritiro prima della semifinale con Andreescu: “Mi dispiace, ma sfortunatamente stamattina mi sono svegliata con il collo bloccato. Non avrei potuto giocare al massimo“. Con queste parole la campionessa 2019 di Wimbledon si congedava dal torneo, accompagnata da una dose di scetticismo circa il suo stato di salute in vista dei Championships.

Poi il rientro, e la speranza di aprire il programma sul Centre Court nella seconda giornata del torneo, un onore che solitamente spetta alla vincitrice uscente, ovvero Ashleigh Barty, che nel frattempo si è ritirata. La possibilità per Halep di aprire la seconda giornata dell’edizione 2020 da campionessa in carica se l’era portata via il Covid, lo scorso anno è stato un infortunio al polpaccio, mentre quest’anno Iga Swiatek. Non erano pochi coloro che pensavano fosse giusto assegnare ad Halep l’onore di aprire il programma del primo martedì di Wimbledon.

 

Simona ha accettato la decisione degli organizzatori senza battere ciglio. Poi è scesa in campo e ha messo in fila: Muchová, Flipkens, Fręch e Badosa. Ma sono stati mesi duri per Halep ““È stato l’anno più difficile della mia vitaha detto del suo 2021. Il ritiro sembrava un porto sicuro per non essere travolta dalla tempesta. Poi il cambio di allenatore, l’arrivo del guru Mouratoglou che l’ha aiutata a credere in se stessa, a darle la possibilità di realizzare i suoi sogni: “Mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

E poi la vita restituisce sempre, a Simona ha restituito il suo agognato centrale ieri contro Paula Badosa. Si è trattato di un assolo della rumena che alla spagnola n.4 del ranking ha concesso solo 3 game. Una prova di forza su un palcoscenico che aspettava da tre anni; quanta vita trascorsa da allora, quante cose le sono capitate. Ora secondo gli addetti è lei la favorita per il torneo, e anche per le maggiori agenzie di scommesse. Intanto c’è da giocare un quarto di finale contro Anisimova: sarà il quinto quarto di finale giocato a Wimbledon, terza tra le tenniste in attività dietro alle sorelle Williams, il sedicesimo a livello major. Il match sarà complicato, ma le due si sono affrontate poche settimane fa a Birmingham e la romena rifilò all’americana un 6-2 6-1. “Sarà un match complicato rispetto a quello – si schermisce Halep -. Mi concentro su me stessa, l’obiettivo è replicare il livello di gioco visto contro la Badosa. Sono pronta e carica“. Anisimova e le altre sono avvisate: Simona Halep sembra tornata al suo top della forma. E per le avversarie non è una bella notizia.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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