Shanghai e i Super-Masters del futuro

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Shanghai e i Super-Masters del futuro

Dal 2019 il torneo di Shanghai potrebbe avere un tabellone da 96 giocatori ed una durata di 10 giorni. Simile destino per Roma e Madrid, che si affiancherebbero così a Miami e Indian Wells. Si creerebbe una nuova super-categoria

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C’è voglia di crescita a Shanghai. E non stiamo parlando del PIL o della bilancia commerciale del gigante asiatico, parliamo del nostro “piccolo” mondo del tennis. Passeggiando per i corridoi di un impianto troppo grande per l’evento che ospita, con infrastrutture tali da consentire la conclusione regolare del torneo anche in una settimana in cui è piovuto per quattro giorni su otto, appare evidente come la scatola sia pronta per una sorpresa più grande. Poco importa se l’afflusso di pubblico è il più basso di tutti i Masters 1000 (“si tratta di un problema culturale e generazionale” ci dicono) e se in questo frangente di stagione post-US Open ci sono un bel po’ di tennisti che si trascinano malvolentieri in questa trasferta asiatica. D’altra parte “pecunia non olet” e se a Shanghai ci sono dei problemi, non sono sicuramente problemi di denaro, tanto che sono disposti a mettere sul tavolo un montepremi ad otto cifre per avere quello che vogliono.

Già nei primi giorni della settimana si era intuito qualcosa, tra i sussurri in sala stampa e qualche parola confidata a microfoni spenti, ma poco prima del week-end finale dello Shanghai Rolex Masters 2017 si è avuta la conferma ufficiale che il torneo cinese è molto vicino ad ottenere dall’ATP un allargamento del proprio tabellone a 96 giocatori, con una conseguente estensione della sua durata a 10-11 giorni, sulla falsariga di quello che già accade per Indian Wells e Miami ed in linea con quello che sembra essere il destino anche di Roma e Madrid. Con l’eccezione che a Shanghai non hanno alcun interesse a coinvolgere nel loro progetto anche le signore: niente “combined”, quindi, anche perché il “combined” di lusso sembra essere nelle mire dell’altro torneo cinese, quello di Pechino, che già ospita un Premier Mandatory WTA in “coabitazione” con l’ATP 500 più ricco dell’anno (ben oltre 4 milioni di dollari di montepremi) e che non fa mistero di puntare alla qualifica di Masters 1000 per la propria competizione maschile.

Il direttore dello Shanghai Rolex Masters Michael Luevano ha spiegato alla reporter francese Carole Bouchard, nostra dirimpettaia in sala stampa nella settimana del torneo, che la proposta per questo upgrade è già stata presentata all’ATP nel corso degli incontri che hanno preceduto gli ultimi US Open, e sperano di poter ottenere un voto per l’approvazione definitiva già alle ATP Finals a Londra il prossimo novembre. Ovviamente si tratta di una decisione che ha un impatto abbastanza profondo sulla struttura del calendario, dal momento che si tratterebbe di arrivare a occupare un periodo più lungo della tradizionale settimana: sembra che la soluzione prevista sia quella di un inizio alla domenica per arrivare a disputare la finale il mercoledì, ovvero a metà della “seconda settimana”. Non è ancora chiaro quale tipo di riassestamento coinvolgerà gli altri tornei della tournée asiatica, tuttavia è già noto che dal 2019 dovrebbero esserci alcuni cambiamenti nel calendario globale dell’ATP: l’associazione giocatori è infatti impegnata da oltre 12 mesi in assemblee e incontri con tutte le parti in causa (giocatori, organizzatori e tornei vari) per preparare il nuovo assetto della stagione professionistica che dovrebbe essere comunicato nei prossimi mesi, probabilmente all’inizio del 2018.

 

Shanghai ha dunque fatto le proprie mosse per ottenere un posto al sole facendo leva sul suo potere economico e sull’accesso al più grande mercato in crescita del mondo. Ma non si tratta in verità di una sorpresa assoluta: già poco meno di due anni fa, nel marzo 2016, poco prima di compiere uno dei più clamorosi passi falsi nella storia recente del tennis, l’ex direttore del torneo di Indian Wells Raymond Moore aveva già anticipato la volontà di ritagliare un ruolo più importante per il BNP Paribas Open, insieme con Shanghai e i tornei europei sulla terra battuta di Madrid e Roma. Poi si lanciò nel suo famoso “harakiri” producendosi nella spiegazione di come la WTA dovrebbe inginocchiarsi a ringraziare il tennis maschile, finendo così per ricevere il benservito il giorno seguente, ma aveva comunque anticipato ciò che si stava muovendo dietro le quinte e che ora sembra sul punto di concretizzarsi. Lo stesso anno i due tornei principali della stagione sul “rosso”, Madrid e Roma, si erano scambiati “gentilezze” a colpo di comunicati stampa, lasciando intendere come fosse in corso una competizione per diventare un torneo “a-la-Indian Wells”, con tabelloni da 96 giocatori e giocatrici e una durata di 10-11 giorni. Sembra che la competizione sia finita con un nulla di fatto, con entrambi gli eventi che cresceranno di dimensione e arriveranno a occupare tre settimane di calendario, circa 10-11 giorni ciascuno, con il primo che vedrà le fasi finali disputarsi di mercoledì mentre l’altro avrà uno svolgimento dei vari turni più “canonico” con la conclusione domenicale.

Se questo misto di indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali dovesse essere confermato, si verrebbe a creare di fatto una super-categoria all’interno dei Masters 1000 che vedrebbe Indian Wells, Miami, Madrid, Roma e Shanghai stagliarsi sugli altri, per durata, dimensioni del tabellone e montepremi, lasciando Montecarlo, la Rogers Cup, Cincinnati e (soprattutto) Parigi Bercy a rincorrere. Al momento non sembrano previste modifiche nella classificazione, ovvero tutti quanti dovrebbero assegnare sempre lo stesso numero di punti, ma sembra chiaro che la situazione non potrebbe essere sostenibile nel lungo periodo, e che a fronte di un impegno economico ed organizzativo così chiaramente più pesante i “Super-Masters 1000”, se così li vogliamo chiamare, arriverebbero in tempi brevi a reclamare un trattamento privilegiato.

Bocche cucite al momento da parte dell’ATP, che ha declinato la nostra richiesta di un commento, probabilmente perché siamo alla vigilia della votazione che potrebbe dare il via libera a questa mini-rivoluzione ancora allo stato embrionale sulla carta, ma, stando alle voci sempre più insistenti che arrivano da più parti, ormai abbastanza definita. Se così dovesse essere, bisognerà vedere come reagirà (e se reagirà) la WTA, che si troverebbe a dover stare al gioco almeno per quel che riguarda i “combined” di Madrid e Roma, e che potrebbe decidere di ripensare la propria classificazione dei tornei, quantomeno nella nomenclatura, al momento estremamente confusa con 21 dei suoi 53 tornei che possono al momento godere dell’etichetta di “Premier”, all’interno della quale però si distinguono 4 Premier “Mandatory”, 5 Premier “5” e 12 Premier… e basta.

La mini-rivoluzione maschile potrebbe esacerbare la situazione del più debole dei Masters 1000, ovvero il Rolex Paris Masters in corso di svolgimento questa settimana della Accor Hotels Arena di Bercy, che a causa della sua collocazione in calendario è sempre stato il più traballante dei nove Masters 1000 in calendario. Posizionato alla fine di una stagione sempre più lunga e faticosa, troppo vicino alle ATP Finals (anche se ha ottenuto una settimana di cuscinetto un paio di anni fa), ha sempre fatto fatica ad ottenere quello che il suo status dovrebbe garantirgli di diritto, ovvero la presenza di tutti i migliori per un tabellone di grande livello. Sfortunatamente non sembra esserci una soluzione semplice alla questione: qualche anno fa si vociferava di un possibile spostamento a febbraio, facendo diventare l’appuntamento parigino quindi il primo Masters 1000 della stagione  il fulcro della stagione indoor invernale europea, ma queste voci non hanno mai avuto seguito e il Rolex Paris Masters è rimasto il “figlio problematico” della nidiata, il cui status privilegiato sta sempre più diventando una potenziale preda delle aggressive tigri asiatiche, come il torneo di Pechino di cui si parlava in precedenza.

Anche se nulla è ancora ufficiale, molto sembra già deciso. Tra non molto sapremo come sarà il calendario ATP 2019, che potrebbe essere il primo di una nuova era, nel bene o nel male.

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WTA Cincinnati, Karolina Pliskova su Venus Williams: “Sono rimasta sorpresa del suo livello”

L’ex numero uno del mondo parla del suo futuro e riflette sulla carriera di Venus e Serena Williams

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Karolina Pliskova - US Open 2021 (photo Garrett Ellwood/USTA)

Karolina Pliskova ha sconfitto Venus Williams nel primo turno del WTA1000 di Cincinnati, e la conferenza stampa dell’ex numero uno del mondo è chiaramente ricca di domande sulle due sorelle Williams, con Serena che si ritirerà dopo lo US Open. “No, sicuramente sono ancora enormi leggende non importa quale età abbiano, o il loro tennis recente. Naturalmente né Venus né Serena hanno vinto molte partite nell’ultimo anno. Ma sono comunque delle grandi giocatrici. Senti il peso del giocare contro di loro. L’ho sentito oggi. In realtà, ha giocato molto bene il primo set. Sono rimasta sorpresa perché ho visto alcune delle sue partite l’ultima volta settimana a Washington, e pensavo che non stesse giocando così bene. Quindi sono rimasta un po’, tipo, sorpresa. Ma, voglio dire, non dovrei essere sorpresa perché è una grande giocatrice. Vediamo quanto tempo Venus giocherà. Ovviamente sappiamo già che Serena si ritirerà fra poco.“.

La tennista ceca ha proseguito parlando delle sue prospettive di carriera, con Pliskova ormai trentenne che non sente il ritiro vicino. “Quando avevo 20 anni pensavo, ok, gioco fino a 30
e basta. Ho 30 anni e sono ancora qui. Non ho proprio voglia di smettere di giocare a tennis in questo momento, mi diverto ancora come anche Venus e Serena. Quindi penso di voler solo vedere come andrà quest’anno, o l’anno prossimo. Ma voglio anche mantenere un certo livello. Non voglio cominciare a perdere tanto e a farmi vedere con un livello di gioco basso. Non mi ci vedo a giocare piccoli tornei e a stare attorno alla trecentesima o quattrocentesima posizione. Amo il tennis ma non mi ci vedo in quella situazione. Sarà difficile lasciare, quando sarà.
“.

Pliskova chiude con un pensiero sul suo allenamento con Jez Green, preparatore fisico di Dominic Thiem, che ha recentemente elogiato per averle aperto gli occhi su un certo tipo di preparazione fisica. “Ha una buona esperienza con giocatori simili a me, ovviamente tutti maschi perché ha lavorato con Murray e Zverev. Zverev ha un corpo simile al mio, quindi penso che sappia come lavorare con gli atleti alti, e ha appena fatto il piano in questo modo. Non è come un piano generale che, sai, se vai da un preparatore atletico, mi dice, va bene, oggi corri, domani fai palestra. L’ha reso così specifico. […] Mi sento davvero molto meglio in campo, ed alla fine quella è la cosa più importante di tutte.

 

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Rientro amaro per Bouchard al WTA 125 di Vancouver

Sconfitta in due set per la canadese Eugenie Bouchard, al rientro dopo oltre un anno. Vince facile Bronzetti, out Cocciaretto

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Eugenie Bouchard - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

C’era molta attesa su cosa potesse offrire Eugenie Bouchard al ritorno in campo dopo oltre un anno. La tennista canadese è ritornata a disputare un torneo nella sua terra natia, grazie alla wild card concessa dagli organizzatori del WTA125 di Vancouver. Tuttavia, l’esordio stagionale della ventottenne di Montréal non ha avuto un esito positivo. Infatti sul campo è arrivata la sconfitta con un doppio 6-2 per mano dell’olandese Arianne Hartono, numero 166 del ranking WTA, maturata in poco più di 70 minuti di gioco.

L’ex numero 5 del mondo, attualmente senza ranking, aveva disputato il suo ultimo match nel marzo 2021, arrendendosi in due set alla cinese Lin Zhu. Poi è arrivato un intervento alla spalla che ha posto la parola fine alla stagione della canadese, alimentando i dubbi di un suo ritorno al tennis giocato. Dubbi diventati sempre più forti alla luce dell’attività sui social e del ruolo di commentatrice tecnica per TennisTV.

Rientro che in realtà doveva già avvenire lo scorso giugno dato che Bouchard risultava nell’entry list del torneo di Wimbledon grazie al ranking protetto, ma la scelta degli organizzatori di non assegnare punti ha portato la tennista canadese a rinunciare all’evento, posticipando la data di rientro.

 

Ho maturato molta esperienza fuori dal campo. Ho attraversato momenti davvero difficili che hanno messo alla prova la mia pazienza, tutto questo mi ha fatto capire quanto amassi il tennis. Prima d’ora non sono mai dovuta rientrare da un intervento chirurgico, non avevo mai avuto un infortunio così grave, per me è come ricominciare da zero” ha dichiarato la tennista canadese al termine dell’incontro.

Se l’esordio in Canada ha visto Bouchard conquistare solo quattro game, l’opportunità di riscatto è già dietro. Proprio grazie al ranking protetto la tennista canadese sarà tra le tenniste in gara nelle qualificazioni dello US Open che prenderanno il via la prossima settimana. Non vi è solo la Bouchard tra le protagoniste del WTA 125 di Vancouver. Infatti, al via erano presenti due nostre portacolori che stanno rifinendo la preparazione per l’imminente US Open. Subito semaforo rosso per Elisabetta Cocciaretto, sconfitta il tre set dalla britannica Watson. Esordio senza problemi, invece, per Lucia Bronzetti. La numero 66 WTA e testa di serie numero 2 del torneo canadese non ha avuto problemi nel regolare la qualificata britannica Miyazaki.

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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