La vittoria della Francia, il capolavoro di Noah

Coppa Davis

La vittoria della Francia, il capolavoro di Noah

Dopo 16 anni la Davis torna sotto la Torre Eiffel. Innegabili i meriti dell’unico uomo che da sempre sa compattare l’ambiente francese, mai facile da gestire

Pubblicato

il

La vittoria di Lucas Pouille contro Steve Darcis nell’ultimo singolare della finale di Coppa Davis tra Francia e Belgio ha sancito il ritorno alla vittoria della Francia nella competizione dopo ben 16 anni (l’ultima volta era accaduto nel 2001 a Melbourne, allora un vero e proprio miracolo contro l’Australia di Hewitt e Rafter e oltretutto sull’erba).

Una vittoria più complicata di quello che si sarebbe potuto pensare, perché David Goffin ha dimostrato anche in questa occasione quanto sia stato nel finale di stagione uno dei tennisti più in forma. Due vittorie in terra asiatica nel circuito, poi la finale al Master, ed infine la seconda finale in 3 anni in Davis, dove davvero più di tanto in questo week-end non poteva fare. Il nuovo nr.7 del ranking ha prima dominato Lucas Pouille e poi stroncato l’esplsività di Jo-Wilfried Tsonga, di certo non l’ultimo arrivato.

Cosa è mancato allora al Belgio per cogliere lo storico successo? Innanzitutto, Steve Darcis. L’uomo Davis per eccellenza dei belgi è venuto clamorosamente meno in questa tre giorni di Lille. Se pensiamo che praticamente da solo aveva eliminato la Germania dei fratelli Zverev al 1° turno e poi colto il fondamentale successo contro Thompson nella semifinale con l’Australia, non sappiamo veramente a cosa ascrivere i due singolari davvero incolori di questo week-end. Un dato su tutti, l’attuale nr. 76 del ranking Atp ha conquistato in due match appena 10 giochi, 6 contro Tsonga (e forse ci può anche stare), appena 4 contro Pouille in quella che doveva essere la partita della vita. Probabilmente quel break a freddo subito nell’ultimo match gli ha fatto subito capire che non sarebbe stata la sua giornata, ma onestamente doveva e poteva fare qualcosa di più, soprattutto da un punto di vista mentale, anche se deve essere molto difficile giocare il punto decisivo per il tuo paese e capire che non sei al meglio. Psicologicamente un Everest da scalare.

 

Ma l’impressione è che la finale per il Belgio sia girata nel doppio di sabato, che come al solito in Davis è stato poi decisivo per la vittoria finale. Dopo un inizio disastroso De Loore e Bemelmans si sono venuti a trovare un set pari e 5-4 e servizio Bemelmans nel terzo, occasione più che mai propizia per andare due set a uno. Lì è crollato Ruben Bemelmans, ben conscio di ciò quando poi a fine match è scoppiato in lacrime sulla panchina belga. Perso il servizio (con annessi un paio di disastri dello stesso Bemelmans), i belgi hanno ceduto il set al tie break e di lì la partita è totalmente cambiata. Cosa sarebbe successo se la coppia belga fosse andata avanti due set a uno? La controprova non l’avremo mai, ma in quel momento Herbert e Gasquet (non proprio due tipi dal carattere forte) sembravano davvero in grossa difficoltà.

Lo “sliding doors” del doppio ci consente di passare dalla parte dei vincitori. La Francia torna con merito a vincere la Davis, anche se ad onor del vero come già scritto nella preview di questa finale, in finale ci era arrivata battendo 3 avversari privi dei loro numeri 1. Prima il Giappone senza Nishikori, poi la Gran Bretagna senza Murray ed infine la Serbia senza Djokovic (e Troicki). Ma per quella che è la storia della manifestazione e l’importanza che da sempre il movimento francese ha nel circuito tennistico, era giusto che dopo un digiuno di 16 anni si potesse festeggiare nuovamente la Davis.

Ed è alquanto scontato rimarcare quanto sia stata importante, al di là dei vari Tsonga, Pouille, Gasquet ed Herbert (senza dimenticare Mahut, Chardy, Simon e Benneteau), ai fini della vittoria finale la presenza sulla panchina francese di quel signore chiamato Yannick Noah. Perché dopo i 4 moschettieri degli anni ’30 non c’è dubbio che Noah sia una delle icone del tennis transalpino.

È stato l’ultimo francese a vincere in campo maschile uno Slam (1983 Roland Garros), è stato con lui in panchina che la Francia nel 1991 interruppe dopo 48 anni il digiuno di vittorie in Davis, con la fantastica vittoria in finale contro gli Usa di Pete Sampras e Andre Agassi (e del fortissimo doppio Falch/Seguso) a Grenoble. Fu lui che nell’occasione si affidò al “vecchio” rivale Henry Leconte che letteralmente travolse con il suo rovescio esplosivo un acerbo Sampras, talmente frastornato che sul 2-1 francese si fece poi anche battere da Guy Forget, allora nr 1 dei “blues”. Noah con Leconte a stento si parlava, ma in quell’occasione lo caricò a dovere e tutti insieme compirono l’impresa.

E fu sempre con Noah in panchina che la Francia vinse un’incredibile Davis in Svezia nel 1996, dopo aver in semifinale fatto un miracolo contro l’Italia di Gaudenzi e Furlan, che a Nantes era in vantaggio 2-0 dopo la prima giornata. L’Equipe il sabato mattina propose una vignetta con la mano e le treccine di Noah che emergevano (solo quelle) dalle sabbie mobili. Allora fu bravissimo a tenere sulla corda i suoi uomini che infatti compirono una impensabile (ahinoi) rimonta. E fu altrettanto mitico a guidare Arnaud Boetsch contro Niklas Kulti in una delle più palpitanti finali a Malmoe contro la Svezia. Sul 2-2 Kulti arrivò a 3 match point consecutivi sul 7-6 del quinto set 40-0. Boetsch non solo li annullò ma poi vinse 10-8 conquistando la Coppa.

Anche stavolta Noah è stato chiamato a compattare un gruppo potenzialmente di primo livello ma consumato dalle polemiche interne. La finale del 2014 a Lille contro la Svizzera ne fu una palese dimostrazione. Fermo restando l’indubbio valore di Federer e Wawrinka, in quell’occasione successe di tutto nel team francese, mal gestito da Arnaud Clement in panchina, che dimostrò di non avere l’esperienza e la “grandeur” alla Noah per gestire situazioni delicate. Prima tutto il gruppo francese dichiarò improvvidamente nei giorni precedenti l’inizio della finale di avere lo “champagne pronto in frigo” poi Tsonga non confessò un fastidio al ginocchio, giocò e perse contro Wawrinka nel primo singolare e poi rimase fuori dal doppio e la domenica, attirandosi le critiche dei compagni. La conferenza stampa finale dei francesi fu alquanto imbarazzante, era chiaro che nel gruppo c’era qualcosa che non andava.

Noah non fa sconti a nessuno, il gruppo prima di tutto. Monfils l’anno scorso contestò prima la scelta di giocare la sfida con il Canada nella lontana Guadalupe, poi decise di non giocare in Croazia lamentando problemi fisici, vincendo però un torneo la settimana seguente. Noah non gliel’ha mai perdonata e quest’anno lo ha tenuto fuori sempre, perché il suo obiettivo era avere il gruppo unito, sempre e comunque. Sono stati ben 8 i giocatori convocati dal capitano francese quest’anno e tutti hanno vinto almeno un match con il punteggio ancora in bilico.

Ma il capolavoro Noah lo ha fatto durante la finale. Prima ha cambiato il quartetto, sacrificando Mahut e convocando Gasquet, per avere comunque una scelta in più in singolare (scelta sacrosanta seppur rischiosa). Poi ha schierato in doppio una coppia inedita, Gasquet/Herbert, rinunciando a Tsonga che con lo stesso Gasquet aveva già giocato e vinto in Davis. “Mi è capitato di giocare in Davis con un compagno con il quale non avevo mai fatto coppia, non ci fu nessun problema” la tesi di Noah, ancora una volta esatta. Gasquet e Herbert seppur con qualche difficoltà il 2-1 lo hanno conquistato. “Se avessero perso mi avrebbero tagliato la testa” ha detto il capitano francese nella conferenza post-doppio, testa che sarebbe volata sicuramente stasera quando Noah ha deciso di schierare nel singolare decisivo Pouille invece di Gasquet (come tutti o quasi pensavamo). Chi lo avrebbe criticato se avesse schierato Gasquet e Richard avesse poi perso? E se invece avesse perso Pouille? Ma Noah non fa ragionamenti “politici”, lui fa quello che sente, quello in cui è convinto, lo ha fatto sempre e per questo non è un personaggio facile. Ma proprio per questo la vittoria della Francia è soprattutto sua, ancora una volta un vero leader, dentro e fuori il campo. Che poi sia entrato nella storia perché è il quarto capitano di Davis dall’abolizione del Challenge Round (1972) ad aver vinto almeno 3 volte il trofeo (affianca Fraser, Olsson e Pilic) è un dettaglio, nella storia del tennis Noah vi è da un bel po’.

Ultima osservazione. Non è stata una finale di Davis molto entusiasmante, ma lo spettacolo di pubblico e le emozioni non sono mancate. Speriamo che il sig. Haggerty ed i suoi uomini ci ripensino, ridurre le sfide al meglio dei 3 set sarebbe un vero e proprio delitto. Ieri su twitter qualcuno ha scritto “Nella Davis non c’è mai nulla di logico”, sacrosante parole e per questo non andrebbe mai cambiata. Lunga vita alla Davis.

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

Pubblicato

il

Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

Pubblicato

il

Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement