Serie A1 maschile: Aniene di nuovo campione d'Italia

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Serie A1 maschile: Aniene di nuovo campione d’Italia

Il doppio formato da Matteo Berettini e Flavio Cipolla regala al Circolo Canottieri Aniene il terzo scudetto dal 2010, TC Parioli battuto 4-2

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Il Circolo Canottieri Aniene è il nuovo campione d’Italia, per la terza volta nella sua storia. Nella finale che ha assegnato lo scudetto della Serie A1 maschile a squadre 2017, andata in scena al PalaPaternesi di Foligno, il club romano si è imposto per 4-2 nel derby capitolino con il Tennis Club. È stato il doppio formato da Matteo Berrettini e Flavio Cipolla a firmare il punto decisivo: i due hanno battuto in rimonta, per 46 61 10-5 Francesco Bessire e Matteo Fago. In precedenza il primo dei due doppi in programma aveva visto l’affermazione per 57 63 10-4, in un’ora e 26 minuti di gioco, della coppia formata da Gian Marco Moroni e Miljan Zekic ai danni di Simone Bolelli e Jacopo Berrettini. La seconda e decisiva giornata della finale si era aperta con il successo di Flavio Cipolla per 64 62, in un’ora e 5 minuti di gioco, su Gian Marco Moroni, quindi nella sfida tra i numeri 2 Simone Bolelli aveva regolato per 63 64, sempre in un’ora 5 minuti, Matteo Fago, portando l’Aniene in vantaggio per 3-1. Sabato nel primo singolare, quello tra i numeri 4, Jacopo Berrettini aveva sconfitto per 63 64, in un’ora e 12 minuti di gioco, Francesco Bessire, mentre nella sfida tra i numeri uno il serbo Miljan Zekic aveva battuto in rimonta per 36 63 64, dopo poco meno di due ore di gioco, Matteo Berrettini.

Per il secondo doppio Vincenzo Santopadre si è affidato alla coppia composta da Matteo Berrettini e Flavio Cipolla, mentre l’altra capitano Vittorio Magnelli ha puntato sul duo Francesco Bessire/Matteo Fago. Nella prima frazione l’equilibrio si è rotto sul 3-3 quando un pessimo settimo game è costato all’Aniene il break a zero, incassato da Matteo Berrettini, e al contempo ha lanciato il duo pariolino, trascinato da un ispiratissimo Matteo Fago, alla conquista del primo set. Il secondo però ha visto la reazione decisa dei portacolori dell’Aniene, che hanno strappato per due volte la battuta ai rivali (prima a Bessire e poi a Fago) volando sul 5-0 per poi pareggiare la situazione con il 61, rendendo necessario così un altro super tie-break. Nel quale è salito in cattedra, con la solidità dei suoi colpi da fondo, Matteo Berrettini, spingendo i suoi sul 5 a 2 e poi avanti 8 a 5 con una risposta vincente di rovescio e poi inducendo all’errore a rete Fago. E il sigillo sullo scudetto l’ha messo poi, con due prodezze, l’esperto Cipolla.

“Sono partito un po’ sotto livello io, mentre i nostri avversari hanno disputato un primo set impeccabile” – ha riconosciuto Flavio a caldo. “Poi sono cresciuto e ho dato il mio contributo a Matteo, che ha giocato bene per tutta la partita. E alla fine siamo riusciti a chiuderla al match tie-break, che un po’ è sempre un terno al lotto”. Molto felice è Matteo Berrettini, che con questo punto decisivo ha riscattato l’amara sconfitta patita sabato in singolare“Ci tenevo a dare il meglio e ho cercato di restare sempre concentrato dall’inizio alla fine. C’era tanta tensione in campo, a maggior ragione trattandosi di un derby assai sentito da ambo le parti. Dobbiamo fare i complimenti al Parioli per il campionato e la finale disputati, però adesso noi possiamo goderci il terzo titolo tricolore”, le parole di Berrettini, prima di subire un gavettone d’acqua dai compagni di squadra.

 

Doppia possibilità di chiudere i conti per l’Aniene che per il primo doppio ha puntato sulla solidità di Simone Bolelli e l’entusiasmo di Jacopo Berrettini, già a segno sabato in singolare. Parioli ha risposto schierando il serbo Miljan Zekic e Gian Marco Moroni. Primo set giocato punto a punto con quasi tutti i game decisi al “killer point”. Aniene ha sprecato un primo break di vantaggio, ottenuto nel terzo game, facendosi riagganciare sul 4 pari ma poi nell’undicesimo gioco hanno nuovamente strappato il servizio agli avversari chiudendo quindi il parziale nel game successivo. L’equilibrio è proseguito anche nel secondo set ma si è interrotto nell’ottavo gioco quando Jacopo Berrettini ha ceduto la battuta a zero con Parioli che è andato a servire per il parziale sul 5-3. E Zekic non se lo è fatto ripetere ed ha pareggiato il conto dei set. Nel super tie-break poi, complice qualche errore di troppo di Bolelli, Zekic e Moroni hanno tenuto in vita le speranze scudetto del Parioli chiudendo 57 63 10-4. ”Nel primo set il capitano ci aveva detto di giocare forte e non ha funzionato: poi ci ha detto di tirare più piano ed abbiamo vinto”, ha scherzato Zekic. “È stata una grande rimonta: noi siamo ancora qui e ci crediamo”, ha aggiunto Moroni.

Aveva centellinato le apparizioni nella fase a gironi, per poi entrare in scena nella semifinale playoff vinta contro Maglie. E anche in questo caso Simone Bolelli, già protagonista degli scudetti vinti dall’Aniene nel 2010 e nel 2014, si è dimostrato un valore aggiunto. Il 32enne bolognese, numero 172 del ranking Atp, ha strappato subito in apertura la battuta a Matteo Fago e su quel vantaggio ha vissuto di rendita, incamerando il parziale (63) dopo che il pariolino era riuscito ad annullare 5 palle break evitando di trovarsi sotto 1-5. Copione che non è mutato di una virgola anche nel secondo set, con il giocatore di Ceprano a faticare nei suoi turni di servizio, fino a cederlo al quinto gioco. Il davisman azzurro, con una velocità di crociera regolare, non ha concesso alcuna chance all’avversario per rientrare in partita, chiudendo il discorso in poco più di un’ora con 35 vincenti e solo 6 errori gratuiti. “Sono stato molto solido al servizio e questo mi ha consentito di comandare lo scambio e fare il mio gioco. Su una superficie rapida come questa è stato determinante poter spingere con continuità e questo ha fatto sì che non dessi chance al mio avversario” . È soddisfatto Simone Bolelli per aver portato alla causa dell’Aniene il terzo punto individuale avvicinando non poco il titolo“Ormai sono sette-otto anni che faccio parte di questo gruppo, siamo uniti come squadra e noi più esperti cerchiamo di supportare le forze giovani che crescono” – ha aggiunto il bolognese ai microfoni di SuperTennis. “Mi spiace solo che nel recente passato per via dei problemi fisici non sono potuto essere sempre disponibile. Ora però sto bene, il ginocchio è a posto e quindi mi auguro di poter dare il mio contributo per conquistare insieme lo scudetto”.

Se vinci sei singolari su sette in campionato qualcosa vorrà pur dire. Eppure Gian Marco Moroni, portacolori del Parioli, ha avuto bisogno di un paio di game, e di subire un break, prima di riuscire ad entrare in partita nella sfida tra numeri 3 con il veterano Flavio Cipolla, protagonista delle vittorie/scudetto dell’Aniene nel 2010 e nel 2014. Quel turno di battuta perso in avvio è costato caro a Moroni che ha ceduto il primo parziale per 6-4. Come in un film già visto il 19enne romano ha subito il break anche in avvio di seconda frazione (complici ben quattro doppi falli). Cipolla ha continuato a non concedere nulla sui propri turni di servizio ma anzi nel quinto gioco si è preso un secondo break di vantaggio prima di archiviare l’incontro per 64 62 al terzo match-point, con un stop-volley alta di rovescio incrociata, regalando il vantaggio all’Aniene.

”Sono davvero contento perché era un punto importante” – ha esordito Cipolla”Ho giocato un bel match, sono stato molto solido al servizio e non ho concesso palle-break. Questa non è la mia superficie preferita ma mi sono adattato piuttosto bene. E’ un anno e mezzo che sono quasi totalmente fermo, mi sono operato alla caviglia ma conto di riprendere. Bello vedere questo derby di finale con tanti tennisti romani, anche molto giovani, in campo e con due circoli storici della capitale. Per quanto mi riguarda è una vita che gioco per l’Aniene e per questo club riesco a dare sempre il 110%”. Un po’ deluso, chiaramente Gian Marco Moroni”Flavio ha giocato veramente bene: io ho dato il massimo ma lui ha sbagliato davvero poco. Potevo gestire meglio i due turni di apertura di entrambi i set ma la partita l’ha vinta lui”.

FINALE SERIE A1 MASCHILE 2017

Circolo Canottieri Aniene – Tennis Club Parioli 4-2

sabato 9 dicembre
Jacopo Berrettini (A) b. Francesco Bessire (P) 6-3 6-4
Miljan Zekic (P) b. Matteo Berrettini (A) 3-6 6-3 6-4

domenica 10 dicembre
Flavio Cipolla (A) b. Gian Marco Moroni (P) 6-4 6-2
Simone Bolelli (A) b. Matteo Fago (P) 6-3 6-4
Miljan Zekic/Gian Marco Moroni (P) b. Simone Bolelli/Jacopo Berrettini (A) 5-7 6-3 [10-4]
Matteo Berrettini/Flavio Cipolla (A) b. Francesco Bessire/Matteo Fago (P) 46 61 [10-5]

ALBO D’ORO MASCHILE

1922 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1923 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1924 – Tennis Club Napoli (Michele Avitabile, Carlo D’Avalos)
1925 – Società Lawn Tennis Genova (Mino Balbi di Robecco, Placido Gaslini)
1926 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1927 – Tennis Club Juventus Torino (Pier Giovanni Pietra, Emanuele Sertorio, Mario Sertorio)
1928 – Tennis Club Milano (Leonardo Bonzi, Uberto De Morpurgo)
1929 – Tennis Club Parioli Roma (E Barbato, Clemente Serventi)
1930 – Tennis Club Parioli Roma (Giorgio De Stefani, Clemente Serventi)
1931-1932 – non disputata
1933 – Tennis Club Parioli Roma (Oscar De Minerbi, Giovanni Palmieri, Clemente Serventi)
1934 – Tennis Club Parioli Roma (Oscar De Minerbi, Carlo Della Vida, Giovanni Palmieri)
1935 – Tennis Club Parioli Roma (Carlo Della Vida, Clemente Serventi)
1936 – non disputata
1937 – Tennis Club Parioli Roma (Marcello Del Bello, Giorgio De Stefani, Carlo Della Vida, Giovanni Palmieri)
1938 – non disputata
1939 – Tennis Club Parioli Roma (Gianni Cucelli, Gino Vido)
1940 – Tennis Club Parioli Roma (Gianni Cucelli, Marcello Del Bello, Gino Vido)
1941 – Tennis Club Parioli Roma, SS Bruno Mussolini (Gianni Cucelli, Marcello Del Bello)
1942 – Tennis Club Parioli Roma, SS Bruno Mussolini (Marcello Del Bello, Rolando Del Bello, R Monti)
1943-1945 – non disputata
1946 – Tennis Club Varese (Marcello Del Bello, Rolando Del Bello, Cralo Sada)
1947 – Tennis Club Juventus Torino (Gianni Cucelli, Carlo Sada)
1948 – Tennis Club Juventus Torino (Gianni Cucelli, Carlo Sada)
1949 – Tennis Club Milano (Giuliano Caccia, Marcello Del Bello, Fausto Gardini)
1950 – YCC Posillipo Napoli (Mario Belardinelli, Rolando Del Bello)
1951 – Tennis Club Milano (Giuliano Caccia, Marcello Del Bello, Enzo Pautassi)
1952 – TC Ambrosiano Milano (Gianni Cucelli, Fausto Gardini, Franco Zampori)
1953 – TC Ambrosiano Milano (Umberto Bergamo, Gianni Cucelli, Fausto Gardini)
1954 – Tennis Club Milano Bonacossa (Gianni Cucelli, Giorgio Fachini, Fausto Gardini)
1955 – Tennis Club Milano Bonacossa (Giorgio Fachini, Fausto Gardini, Alberto Parri)
1956 – Società Tennis Como (Antonio Maggi, Orlando Sirola)
1957 – CT Chatillon Edison Milano (Giorgio Fachini, Orlando Sirola)
1958 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1959 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1960 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1961 – TC Ignis Comerio (Fuasto Gardini, Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola)
1962 – TC Ignis Comerio (Fausto Gardini, Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola)
1963 – Circolo Canottieri Roma (Sergio Jacobini, Franco Olivieri, Nicola Pietrangeli, Michele Pirro)
1964 – Circolo Canottieri Roma (Edison Mandarino, Franco Olivieri, Nicola Pietrangeli)
1965 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Martin Mulligan)
1966 – Società Canottieri Olona Milano (Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini)
1967 – Società Canottieri Olona Milano (Gaetano Di Maso, Giuseppe Merlo, Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini)
1968 – Società Canottieri Olona Milano (Marco Gilardelli, Martin Mulligan, Nicola Pietrangeli)
1969 – Società Canottieri Olona Milano (Giorgio Bologna, Giordano Maioli, Martin Mulligan, Nicola Pietrangeli)
1970-1976 – non disputata (sostituita dalla Coppa De Morpurgo, campionato a squadre misto)
1977 – non disputata
1978 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Mario Caimo, Massimo Di Domenico, Fabrizio Gasparini, Enzo Vattuone)
1979 – Tennis Club Genova (Emilio Casareto, Augusto Possenti, Piero Toci, Enzo Vattuone)
1980 – Tennis Club Monviso Grugliasco (Luca Anselmi, Massimo Baiona, Stefano Bertone, Maurizio Bonaiti, Franco Merlone, Alejandro Pierola)
1981 – Tennis Club Triestino (Marco Armellini, Paolo Bertolucci, Flavio Mazzocchi, Dale Ogden)
1982 – Circolo Tennis Villa Carpena Forlì (Maurizio Aracri, Patrizio Parrini, Gianluca Rinaldini)
1983 – Circolo Tennis Certosa Calci (Paolo Bertolucci, Enzo Vattuone, Antonio Zugarelli)
1984 – Circolo Tennis Certosa Calci (Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Antonio Zugarelli)
1985 – Tennis Club Crema (Fabio Moscino, Claudio Panatta, Ferrante Rochi)
1986 – Tennis Club Crema (Simone Colombo, Claudio Panatta, Ferrante Rocchi)
1987 – Tennis Club Crema (Paolo Canè, Ugo Colombini, Simone Colombo)
1988 – TC Mozzo ’80 Bergamo (Marcello Bassanelli, Walter Bertini, Paolo Canè)
1989 – TC Mozzo ’80 Bergamo (Marcello Bassanelli, Massimiliano Narducci, Michiel Schapers)
1990-1997 – non disputata
1998 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Elia Grossi, Marzio Martelli, Massimo Valeri)
1999 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Elia Grossi, Marzio Martelli, Mosè Navarra, Massimo Valeri, Filippo Volandri)
2000 – CRB Club Bologna (Alberto Albertini, George Bastl, Daniele Bracciali, Cristian Brandi, Stefano Galvani, Gianluca Gatto, Marco Pontartin, Uros Vico, Adrian Voinea)
2001 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Stefano Galvani, Gianluca Gatto, Adrian Voinea)
2002 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Edwin Kempes, Dick Norman, Gianluca Gatto, Uros Vico, Filippo Volandri)
2003 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Igor Gaudi, Tuomas Ketola, Uros Vico, Filippo Volandri)
2004 – Tennis Club Cagliari (Tomas Behrend, Giorgio Galimberti, Julian Knowle, Federico Luzzi, Davide Sanguinetti, Andreas Seppi)
2005 – Geovillage SC Olbia (Florian Allgauer, Daniele Bracciali, Marcelo Charpentier, Fabio Docche, Younes El Aynaoui, Igor Gaudi, Gianluca Pozzi, Thomas Tenconi, Filippo Volandri)
2006 – Capri Sports Academy (Carlos Cuadrado, Alessandro Da Col, Giorgio Galimberti, Roko Karanusic, Giancarlo Petrazzuolo, Razvan Sabau, Davide Sanguinetti, Potito Starace)
2007 – Capri Sports Academy (Carlos Cuadrado, Giorgio Galimberti, Marc Gicquel, Roko Karanusic, Albert Montanes, Giancarlo Petrazzuolo, Razvan Sabau, Davide Sanguinetti, Pablo Santos Gonzales, Daniele Silvestre, Potito Starace)
2008 – Capri Sports Academy (Marcos Baghdatis, Adriano Biasella, Marc Gicquel, Daniele Giorgini, Pablo Santos Gonzales, Giancarlo Petrazzuolo, Davide Sanguinetti, Potito Starace, Filippo Volandri)
2009 – Capri Sports Academy (Marc Gicquel, Daniele Giorgini, Giancarlo Petrazzuolo, Andreas Seppi, Potito Starace, Filippo Volandri)
2010 – Circolo Canottieri Aniene (Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Alessio Di Mauro, Vincenzo Santopadre, Grzegorz Panfil)
2011 – Castellazzo Tennis Club (Daniele Bracciali, Alberto Brizzi, Andey Golubev, Luca Vanni, Giuseppe Montenet, Alessandro Tombolini, Riccardo Trasinelli)
2012 Tennis Club Italia Forte dei Marmi (Davide Bramanti, Daniele Giorgini, Matteo Marrai, Guillrmo Olaso, Luca Pippi, Walter Trusendi, Filippo Volandri)
2013 – Società Tennis Bassano (Andreas Seppi, Paolo Lorenzi, Jesse Huta Galung, Alessio Di Mauro, Marco Crugnola)
2014 – Circolo Canottieri Aniene (Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Matteo Berrettini, Vincenzo Santopadre, Simone Vagnozzi, Grzegorz Panfil)
2015 Tennis Club Italia Forte dei Marmi (Matteo Viola, Matteo Marrai, Walter Trusendi, Filippo Volandri,Jan Lennard Struff)
2016 Park Tennis Genova (Andrea Arnaboldi, Alessandro Giannessi, Gianluca Mager, Frederik Nielsen, Gianluca Naso)
2017 – Circolo Canottieri Aniene (Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Jacopo Berrettini)

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Il dritto di Rafael Nadal: un trionfo di spin e velocità dal bicipite ipertrofico

Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ogni piccolo movimento dello spagnolo è progettato per annichilire l’avversario

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Rafael Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il circuito ATP questa settimana è fermo e Rafael Nadal ha già dato appuntamento al 2022 per risolvere i suoi ultimi guai fisici. Dopo aver analizzato da diverse angolazioni l’esito dello US Open 2020, abbiamo deciso di iniziare a ‘scongelare’ dall’archivio degli articoli non ancora pubblicati, alcuni pezzi di approfondimento buoni per tutte le stagioni.

Questo venerdì abbiamo selezionato la traduzione di uno straordinario articolo comparso sul Telegraph ad opera di Simon Briggsqui l’articolo originale (accessibile solo agli abbonati) – prima della disputa del Roland Garros 2021, torneo in cui Nadal è stato sconfitto da Djokovic. Il tema è la biomeccanica del dritto di Rafael Nadal, un tema pluri-dibattuto ma forse mai con questa profondità. [NOTA: questo pezzo è stato pubblicato prima del Roland Garros 2021, e i dati numerici sono stati modificati per tenere conto dei risultati del 2021]


Il momento meccanico non è mai stato un processo privo di sforzi, per Rafael Nadal, ma è il fulcro della sua vita sportiva. Bicipiti delle dimensioni di una padella, una racchetta più leggera della media e uno swing di dritto non convenzionale, inclinato all’indietro, lavorano tutti allo stesso scopo: far ruotare una pallina da tennis come una se fosse una banderuola durante una tempesta. Il suo dritto rivoluzionario è stato molto ammirato ma molto poco imitato, forse perché sembra strano e scomodo.

 

Guardando Roger Federer scivolare nel suo movimento di diritto, si potrebbe pensare ad un bagnante spensierato mentre lancia un sasso sul pelo dell’acqua. Nadal è più simile a un gladiatore impegnato nel lancio del disco, con una pletora di grugniti e faticosi sforzi a far da contorno. Ma i risultati parlano da soli, soprattutto sulla terra battuta. Non solo i 62 titoli su questa superficie – che rappresentano il 70 per cento del totale delle vittorie complessive dello spagnolo – ma l’assurdo record di 105 a 3 fra vittorie e sconfitte al Roland Garros (quest’anno Nadal ha subito la sua terza sconfitta a Parigi, mancando l’appuntamento col 14° titolo, ndr)

Per me, questa è la statistica più straordinaria in tutti gli sport“, afferma Mark Petchey, ex numero 1 britannico, ora commentatore, esperto e analista. “Quante volte Rafa ha dovuto affrontare il dolore o una giornata no? A Parigi, il suo gioco di livello C batte il gioco di livello A degli altri, e tutto questo ruota attorno al suo dritto. È spettacolare, ma soprattutto è anche incredibilmente robusto, perché il topspin gli dà bersagli più grandi e margini più ampi rispetto a chiunque altro”.

RENDERE OGNI COLPO INGIOCABILE

Perché il topspin? Perché dà sicurezza. Puoi colpire la palla in alto sopra la rete, facendo affidamento sull’effetto Magnus – che fa curvare la traiettoria di una palla rotante verso la stessa direzione della sua rotazione – per farla ricadere prima della linea di fondo (Ubitennis ne ha parlato in questo articolo). Ci sono pro e contro. Un colpo piatto, simile a un laser, come quelli che usava Maria Sharapova, procederà più rapidamente di una palla in rotazione, specialmente su una superficie liscia come l’erba. Ma i margini di errore di Sharapova erano minuscoli, e il suo bersaglio sul campo era una fessura delle dimensioni di una cassetta della posta in cima alla rete.

Nadal mira verso una di quelle doppie porte che permettono di accedere ad una stalla, con la metà superiore spalancata. Un secondo vantaggio del topspin pesante è che la palla si alza più rapidamente quando rimbalza, perché atterra con un angolo molto più scosceso. Questo aspetto è enormemente amplificato sulla terra battuta, dove ogni impatto lascia un minuscolo cratere nella superficie. I dritti di Nadal rimbalzano infatti meglio di chiunque altro. Sulla terra battuta, l’altezza media del rimbalzo porta i suoi avversari a dover colpire da una altezza di 64 pollici (162 cm), molto al di sopra della zona di attacco ideale e quasi il doppio di quella che sarebbe su un campo in cemento (33 pollici, 83 cm). La maggior parte dei professionisti si sente a suo agio con i dritti alti, ma il rovescio a una mano è una questione diversa, come ha scoperto Federer a sue spese. Sebbene uomini alti come Stefanos Tsitsipas (193 cm) siano in una posizione migliore per farcela, per ribattere un colpo del genere è comunque preferibile un rovescio a due mani.

Stefanos Tsitsipas si trova a colpire all’altezza della spalla – Australian Open 2021 (via Twitter, @australianopen)

Con la palla che rimbalza sopra l’altezza della sua spalla, anche un grande giocatore di rovescio come Novak Djokovic deve arrampicarsi per controllare il colpo. Una palla con meno topspin rimbalzerebbe più in basso, nella hit zone preferita dell’avversario. Questo spiega perché Novak Djokovic ha ottenuto solo otto vittorie (su 27 tentativi, anche se l’ultima al Roland Garros 2021 ha un grande peso, ndr) contro Nadal sulla terra battuta. Anche se equipaggiato con il rovescio bimane più versatile del gioco, Djokovic riesce a vincere solo poco più di una partita su quattro.

LO “STRANO TRUCCO” CHE CONTRADDISTINGUE NADAL

Diamo un’occhiata alla meccanica dello swing di diritto di Nadal. Inizia con il peso sul piede posteriore (il sinistro). Il ginocchio della gamba sinistra in questa postura è profondamente piegato e il gomito sinistro è nascosto dietro di lui, con la mano sinistra vicina al fianco. In un fermo immagine, potrebbe sembrare un cowboy che sta per estrarre una sei colpi. Poi arriva l’azione d’impatto: non un movimento in fluido e in avanti come per il dritto di Federer, ma un violento sussulto verso l’alto mentre il braccio sinistro arriva come una frustata dal basso verso l’alto e termina in quel caratteristico movimento ad elicottero intorno alla sua testa. Guardando Nadal di lato, la componente orizzontale dello swing è meno evidente di quella verticale. Questo colpo è una macchina che genera topspin.

La racchetta di Nadal arriva sopra la spalla destra prima di ruotare attorno alla testa – essendo mancino, la racchetta finisce sopra la spalla sinistra dopo una sorta di arabesco. Ora, qualsiasi giocatore anche mediocre può eseguire ciò che è variamente noto come “reverse forehand”,  “lasso forehand” o “buggy whip” (frustino per cavalli). Di solito è una manovra difensiva, deviando la palla sopra la rete con un pesante topspin senza importare molta velocità. Per un mancino, la racchetta sale bruscamente e finisce in un movimento circolare sopra la stessa spalla sinistra.

Ed è qui che Nadal mostra di appartenere ad una classe tutta sua. Per prendere in prestito il linguaggio del clickbaiting, si può dire che Nadal “usi uno strano trucco”. Incontra la palla molto avanti, in una classica posizione di impatto, mentre continua a frustare verso l’alto ad alta velocità – cosa che nessun altro ha imparato a fare. La sua racchetta continua quindi ad accelerare verso la spalla opposta – la spalla destra – fino al punto in cui il suo braccio non può più estendersi ulteriormente, chiudendo con il caratteristico elicottero.

Il reverse forehand di Nadal – Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

È un’illusione ottica“, dice Petchey. “Vedi persone che cercano di emulare il dritto di Rafa e non hanno idea di dove impatti la pallina, perché succede tutto così velocemente. Ma ci sono enormi vantaggi nel portare la racchetta davanti prima dell’impatto, principalmente perché ti dà molto più spazio – almeno 30 cm – per accelerare dalla posizione iniziale. Hai bisogno di un braccio incredibilmente veloce per ottenere questo movimento, motivo per cui la racchetta di Rafa è insolitamente leggera. Inoltre, fisicamente è un mostro“.

Quando si trova sul campo di allenamento, Nadal tende a colpire il diritto del 20% più forte di quanto non faccia durante una partita. Impiega anche uno swing leggermente diverso, finendo con la racchetta avvolta dietro la sua spalla destra anziché sopra la sua testa. L’equilibrio cinetico si inclina quindi verso più velocità, meno spin. Ma non appena l’arbitro chiama “Play”, torna a un approccio più sicuro e verticale. Questo percorso di oscillazione unico è anche la spiegazione dell’enorme bicipite sinistro di Nadal, secondo Jez Green, il preparatore che lavora con Alexander Zverev. “Lo schema è ‘carica ed esplodi“, afferma Green. “Rafa affonda l’anca posteriore, poi risale con le gambe. Nel frattempo, il braccio sta tirando la racchetta verso l’alto, e questa è la funzione cui è chiamato il bicipite. L’intero movimento è così raccolto che, quando finisce, ha a malapena bisogno di eseguire un recovery step”.

LA STRATEGIA CHE AMMANETTA GLI AVVERSARI

In termini scientifici, Nadal sta impartendo due componenti principali della forza. Una è il momento meccanico, mentre l’altra è più lineare, anche se un fisico potrebbe cavillare sul fatto che l’energia si perde anche in sottoprodotti come il calore e il suono, specialmente quando il suo dritto rimbomba come un cannone.

Qui arriva lo scambio più importante. Più energia investe Nadal nella rotazione, facendo contatto verticalmente, meno gliene rimane per accelerare in avanti. Quando non si sente sicuro, tende ad acquistare ulteriore sicurezza enfatizzando eccessivamente il topspin – in queste situazioni la palla atterra corta e viaggia relativamente lenta. Ne abbiamo visto un esempio sulla terra battuta di Madrid quest’anno: Nadal è stato battuto da Zverev – un gigante di 1.98 con un servizio mostruoso – in due set. A Nadal non è mai piaciuto giocare nell’altura di Madrid, dove i servizi viaggiano più velocemente e l’effetto Magnus è smorzato dall’aria più rarefatta. Ha vinto Madrid “solo” cinque volte, mentre il suo bottino di titoli negli altri tre principali tornei europei su terra battuta (Monte Carlo, Barcellona, ​​Roland Garros) è in doppia cifra. Queste statistiche non sono coincidenze: rappresentano la fisica del tennis in azione.

Il Roland Garros chiude la sequenza europea, come un boss di fine livello in un videogioco. Avendo padroneggiato l’arte del picco di prestazione in vista di Parigi, Nadal arriva invariabilmente con un dritto tirato a lucido, offrendo il massimo mordente possibile. Qui, sul campo Philippe Chatrier, una delle arene di gioco più grandi del tour, Nadal accede a parti del campo che altri giocatori non possono raggiungere.

A Rafa piace indietreggiare nella classica posizione spagnola dove non è esattamente nel mezzo della linea di fondo, ma un paio di passi verso il suo angolo di rovescio“, afferma Petchey. “Se colpisce un dritto da lì, ha due opzioni molto diverse. Può colpirlo a sventaglio, diagonalmente lontano da sé stesso, facendolo affondare dopo la rete in modo che atterri molto corto in campo e raggiunga un angolo incredibilmente acuto; oppure può andare lungolinea, ciò che chiamiamo dritto ‘inside-in’. Per ottenere questo effetto, cerca un colpo alto ma anche profondo, con il rimbalzo che si allontana dal ricevente. Se destrorso, l’unica opzione che hai è un rovescio difensivo sopra la spalla. Il topspin amplia letteralmente il campo, sballottandoti in giro, ammanettandoti in modo che tu non possa ferirlo. Ha molte più opzioni di te, e sa benissimo che gli serve solo il 51 per cento dei punti per vincere”.

Rafa Nadal – Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

L’UNICO MODO PER FARLO SBAGLIARE

Potremmo pensare a Nadal come a un superuomo che massacra gli avversari tirando vincenti da ogni posizione a Parigi, ed in effetti quasi sempre vince in meno di due ore in questo modo. Ma quando la sfida è più lottata, si accontenta di ridurre sistematicamente e gradualmente i suoi avversari all’impotenza. “La sua mentalità è perfetta perché si gode l’intera esperienza della sofferenza“, afferma Green. “Se comincia a prendere vantaggio diventa ultra-aggressivo e farà del suo meglio per vincere 6-0, 6-0, 6-0 (che in realtà è il suo modo di mostrare rispetto per i suoi avversari), ma ama anche quella sensazione tipica della terra battuta del costruire punti lentamente, sfornando vittorie di puro sforzo, prendendo la strada più lunga”.

Si può notare questa forma mentis nella risposta di Nadal quando una volta gli è stato chiesto di un miracoloso vincente di diritto sulla linea. ‘È stato un colpo fortunato’, ha risposto. ‘Preferisco i diritti per i quali so che la palla entrerà’”. Ecco la radice della sua continuità. Piuttosto che cercare colpi spettacolari, Nadal preferisce far girare a vuoto i propri avversari assumendo il minimo rischio. Nella maggior parte dei casi, sono loro a perder la pazienza per primi.

Allora come batterlo? Le palle alte non servono a molto perché è cresciuto sulla terra, con il suo caratteristico rimbalzo ripido. Le palline basse, in particolare gli slice, sono anche peggio.

Normalmente, ti piace che il tuo avversario entri in contatto al di sotto dell’altezza della rete“, afferma l’allenatore inglese Calvin Betton. “È come una squadra di calcio che mette la barriera davanti a un calcio di punizione; stai sfidando l’attaccante a far salire e scendere la palla abbastanza velocemente da segnare. Questo non funziona con Rafa, però. Con la frusta che mette sul dritto, è in grado di banchettare sugli slice. Può metterli dove vuole – e questo toglie a Roger Federer uno dei suoi schemi preferiti. In effetti, Roger ora ha rinunciato alla sua risposta standard di rovescio slice quando gioca con Rafa, e ha iniziato invece ad aumentare i colpi in topspin da entrambi i lati, dritto e rovescio”.

Negli ultimi anni, l’unica tattica che ha preoccupato costantemente Nadal è l’uno-due di Djokovic. Per prima cosa, Djokovic lo butta fuori dal lato del rovescio, quindi reindirizza la palla sul lato di diritto così rapidamente che Nadal deve colpire sempre in corsa – sembra abbastanza facile sulla carta, ma solo Djokovic ha la precisione e l’equilibrio per farlo regolarmente contro i colpi da fondo del dritto serpentesco di Nadal. È un approccio coraggioso, perché sembra sfidare Nadal nel suo campo: il dritto in corsa lungolinea è il suo colpo più spettacolare, come c’insegna YouTube. Ma non è affidabile come un dritto convenzionale, perché non gli consente di salire sulla palla in modo così efficace durante lo sprint, perdendo così l’amato margine di sicurezza.

Può anche essere che Nadal non si muova rapidamente verso sinistra a 36 anni come avrebbe potuto fare a 20. Un report di Golden Set Analytics ha scoperto che in passato era il secondo migliore in tour – dopo Djokovic – nel colpire i dritti in corsa, quasi sfidando gli avversari a giocare in quella zona. Ora non è più tra i primi dieci in questa categoria, e un attacco profondo al suo dritto in corsa sta producendo meno vincenti e più errori rispetto al passato. Tuttavia, queste crepe non danno comunque molto margine agli avversari.

Sul rosso Nadal è l’equivalente di Smaug – il drago di JRR Tolkien, la cui unica debolezza era la toppa nuda nell’incavo del suo pettorale sinistro. Il divario era talmente esiguo che solo un grande arciere l’avrebbe potuto colpire, e solo una volta. Eseguire lo stesso schema più e più volte, come è necessario per vincere una partita al meglio dei cinque set al Roland Garros, è praticamente impossibile. Il che ci riporta al punto centrale di Petchey: il topspin dà a Rafa “bersagli più grandi e margini più ampi di chiunque altro. Aspettiamoci che il suo dritto metta di nuovo a ferro e fuoco Parigi.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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Focus

Indagine esclusiva: il tennis ha un problema di inclusività nei confronti della comunità LGBT+?

È solo una coincidenza il fatto che nel circuito maschile non ci siano giocatori che abbiano fatto coming out, oppure c’è una ragione più significativa con cui il mondo del tennis dovrebbe fare i conti?

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Alison Van Uytvanck - WTA Budapest 2019 (foto via Twitter @HUNgarianTENNIS)

Il tema dell’inclusività continua ad essere centrale nella conversazione tennistica. Per questo motivo abbiamo deciso di riproporre in italiano un’intervista di inizio 2021 di Adam Addicott a diversi addetti ai lavori su questo tema. Seguirà nei prossimi giorni la traduzione di un altro articolo comparso su Ubitennis.net, nel quale abbiamo approfondito le modalità tramite cui l’ATP si sta muovendo per rendere l’ambiente più accogliente per gli appartenente alla comunità LGBT+.

Qui potete leggere l’articolo originale di ubitennis.net

Il tennis ha una reputazione illustre nel campo della rappresentatività LGBT+ rispetto ad altri sport. Billie Jean King, il cui orientamento sessuale è stato reso pubblico dai media nel 1981, ha giocato un ruolo determinante nella creazione del circuito WTA e nella campagna per la parità dei montepremi, sottolineata dal suo famoso match contro Bobby Riggs, la “Battle of the Sexes”. Sempre nel 1981, Martina Navratilova ha fatto coming out; nonostante fosse una delle più grandi star del tennis, la pluricampionessa Slam ammette di aver perso contratti di sponsorizzazione per via del suo orientamento sessuale. Oggigiorno la situazione e la promozione di giocatori LGBT+ sono migliorate, ma è necessario fare qualcosa in più?

 

Negli ultimi anni il tennis ha aderito in maniera incostante alla campagna Rainbow Laces, con il forte sostegno della British Lawn Tennis Association. L’iniziativa è nata dall’associazione LGBT+ Stonewall ed era inizialmente rivolta nello specifico alla Premier League. L’idea è di far indossare ai giocatori lacci delle scarpe color arcobaleno così da sensibilizzare sul tema della rappresentatività LGBT+ nello sport. L’efficacia nel contrastare l’omofobia rimane discutibile.

“Nel Regno Unito le squadre hanno supportato Rainbow Laces per gli ultimi sette anni, eppure il linguaggio omofobico rimane diffuso. Due terzi dei calciatori adolescenti e quasi metà dei rugbisti maschi hanno ammesso di aver usato recentemente linguaggio omofobo verso i compagni (ad esempio, frocio [fag nell’originale, NDT]) che in genere fa parte del loro gergo e senso dell’umorismo. A livello amatoriale, gli uomini gay e bisessuali rimangono invisibili”. Così scrive in una relazione Erik Denison del Laboratorio di Ricerca delle Scienze Comportamentali dell’università Monash. “Comunque, ricerche recenti suggeriscono che spostare l’attenzione dell’attuale campagna Rainbow Laces, che è ancora in corso, dalle squadre professionistiche allo sport amatoriale potrebbe aiutare a risolvere questi problemi. Dobbiamo anche cambiare qualcosa nell’istruzione che viene impartita”.

È importante prendere con le pinze la conclusione di Denison visto che il suo giudizio si basa solamente su sport di squadra e non sul tennis. Alcune delle sue conclusioni potrebbero ovviamente essere applicabili al tennis, ma non si sa chiaramente fino a che punto. Se l’approccio di Rainbow Laces non aiuta in qualche modo la comunità LGBT+ e quindi i giocatori che tengono nascosto il proprio orientamento, i vertici del tennis dovrebbero fare di più per promuoverlo? Ubitennis ha contattato tre organi di governo per raccogliere i loro punti di vista, e tutti e tre si sono detti a favore della partecipazione dei giocatori.

Un portavoce ATP ha dichiarato a Ubitennis che “il lavoro che la Premier League e Stonewall stanno facendo per aumentare la consapevolezza verso l’inclusione LGBT+ dà un grande esempio, e noi supporteremmo assolutamente qualsiasi giocatore ATP desideroso di sostenere un’iniziativa del genere o di esprimersi personalmente. Crediamo che il tennis giochi un ruolo importante nella promozione dell’inclusività nello sport e in tutta la società, e nel 2020 Tennis United è stato uno strumento attraverso cui l’ATP ha dato spazio alle opinioni su questo importante tema. L’ATP ha indirizzato i suoi sforzi per un cambiamento positivo con il programma ATP Aces For Charity, che si occupa di varie cause, e al momento stiamo valutando il nostro approccio complessivo su questo tema”.

Al contrario della controparte femminile, al momento non c’è alcun giocatore apertamente membro della comunità LGBT+ nel circuito ATP, e nella storia ce ne sono stati pochi. Bill Tilden, vincitore di 10 titoli del Grande Slam negli anni 20, ha lottato con la sua sessualità in un periodo in cui il sesso tra gay era illegale e non tollerato dalla società. Più recentemente l’americano Brian Vahaly, ex top 100 nei primi anni 2000, ha fatto coming out ma solo dopo il suo ritiro dal tennis.

La WTA fa notare di aver lavorato con l’ATP nella scorsa stagione e di aver affrontato le questioni LGBT+ durante lo show “Tennis United trasmesso online. Un comunicato afferma che “la WTA è stata fondata su principi di uguaglianza e pari opportunità, assieme al progresso e alla positività, e supporta e incoraggia con tutto il cuore l’impegno verso iniziative LGBT+ di giocatori, membri dello staff, partner e appassionati. La WTA sostiene progetti LGBT+ degli Slam e degli altri tornei sia dal punto di vista finanziario che logistico, fa sentire le voci delle nostre atlete sull’argomento grazie alle piattaforme globali del circuito, e ha sensibilizzato incorporando lo spirito LGBT+ nella nostra identità aziendale a giugno, su tutte le nostre piattaforme globali. Nonostante le sfide del 2020, quest’anno abbiamo celebrato il mese dell’orgoglio LGBT+ con una serie di podcast e articoli sul web, abbiamo intervistato ospiti provenienti dalla comunità LGBT+ durante lo show virtuale Tennis United di WTA e ATP, e attraverso la collaborazione di WTA Charities con You Can Play, abbiamo donato equipaggiamento e fatto donazioni, mentre le giocatrici hanno partecipato ad un gruppo di discussione virtuale”.

L’ITF è responsabile per la supervisione della gestione del circuito juniores, della Coppa Davis, della coppa Billie Jean King (la vecchia Fed Cup) e del torneo olimpico. Un portavoce ha dichiarato che la ITF supporterà qualsiasi campagna contro le disparità nel tennis facendo riferimento alla campagna Advantage All, che punta a “sviluppare e sostenere il tennis come uno sport a vantaggio equo per tutti”: “Il tennis ha una lunga e illustre storia di atleti in prima linea come portavoce di cambiamenti sociali positivi, che hanno usato la loro voce e i loro canali di comunicazione per sensibilizzare. Noi sosterremo le iniziative che ribadiscono il messaggio positivo che il tennis è uno sport equo, aperto a tutti”.

È NECESSARIO FARE DI PIÙ?

Visto che ATP, WTA e ITF sembrano incoraggiare entusiasticamente campagne come Rainbow Laces o simili, c’è una domanda chiave: il tennis deve lavorare di più sulle sue politiche di inclusione LGBT+?

Dal punto di vista accademico ci sono stati pochi studi condotti in questo campo negli ultimi anni, ma un gruppo di ricercatori in Australia ha cambiato le cose: Ryan Storr, Jessica Richards e Gina Curro della Western Sydney University sono le menti dietro a “Game On”, uno studio di 31 pagine che esplora l’inclusione LGBT+ nel sistema del tennis australiano. Hanno concluso che “uno dei messaggi più chiari provenienti dai dati della relazione è che molti partecipanti hanno avuto esperienze iniziali negative nello sport, e hanno un forte desiderio di poter giocare e dedicarsi al tennis in un ambiente sicuro e proattivo”. Hanno inoltre scritto: “Quindi un messaggio chiave da tenere a mente per coloro che lavorano nel tennis e operano per facilitare l’inclusione LGBT+ è che quei giocatori, e gli uomini gay in particolare, non arrivano al tennis con un foglio bianco, ma bensì con esperienze ed emozioni negative quali paura del giudizio, vergogna e stigma, nonché poca autostima riguardo alle proprie abilità di gioco (ad esempio per via dello stereotipo secondo cui le persone omosessuali non sono brave negli sport)”.

La ricerca non riguarda il tennis professionistico, ma bensì quello amatoriale. Ad ogni modo, alcuni di questi punti chiave possono essere facilmente estrapolati per migliorare l’approccio ai giovani tennisti, in particolare quello dei giocatori adolescenti che intendono praticare lo sport a livello professionistico ma potrebbero nutrire riserve per via del loro orientamento sessuale. Uno studio condotto da un gruppo di accademici italiani ha rivelato che gli uomini gay hanno più probabilità di smettere di giocare per via di “un timore di essere vittime di bullismo e una maggiore pressione familiare a conformarsi a sport più mascolini”.

Queste “esperienze negative” sono state raccontate in precedenza dall’ex N.63 ATP Vahaly, che ha dichiarato ad atptour.com quanto segue: “Non ho mai sentito di avere persone nello sport con cui potessi parlarne, perché sapevo che era un ambiente iper-mascolino e intenso e sapevo che non avrebbero capito. Francamente è anche difficile essere vulnerabili davanti a giocatori con cui sei in competizione, perché stiamo combattendo per lo stesso assegno. È una cosa che ho dovuto inevitabilmente accettare”.

Il tennis è storicamente stato sempre un ambiente accogliente per esponenti LGBT+ e sono state condotte diverse campagne a riguardo. Fra questi, gli eventi di maggior successo sono quelli di LBGTennis di Nick McCarvel, in cui le persone possono discutere di argomenti legati alla comunità gay; sono organizzati in concomitanza dei maggiori tornei di tennis, e in passato hanno ospitato figure quali Kevin Anderson. “C’è un po’ di conservatorismo nello sport, e questo va bene, ma se hai la possibilità di essere il vero te stesso sul campo, negli spogliatoi, in sala stampa, nei corridoi degli stadi degli Slam in giro per il mondo – è una cosa veramente, estremamente importante”, ha dichiarato McCarvel a Ubitennis l’anno scorso.

Però sembra ancora esserci una certa distanza su questo argomento se si pensa agli enti governativi del tennis. Forse ci vorrà che qualcuno di essi prenda l’iniziativa per mettere in moto gli altri, una cosa che gli autori di “Game On” sperano possa accadere presto. Gli autori concludono che “Tennis Australia dovrebbe usare le sue piattaforme e mostrare alle persone LGBT+ in Australia e nel resto del mondo come il tennis sia uno sport in cui si può essere sé stessi, accettati e accolti per ciò che si è. Sii te stesso e gioca a tennis”.

COME ANDARE AVANTI?

Forse la direzione più giusta da prendere dovrebbe essere indicata dalle esperienze dei pochi giocatori dichiaratamente omosessuali che sono già nel circuito. Tara Moore ha come best-ranking il numero 145 al mondo, e ha vinto nove titoli ITF. Moore ha scritto per e-mail a Ubitennis che “quello che le squadre di calcio e la Football Association stanno facendo con Rainbow Laces e Rainbow Bands è una grande iniziativa, e mette in luce l’inclusività e soprattutto l’accettazione all’interno del loro sport. Nel tennis, anche se siamo accettati dai nostri colleghi, credo che la WTA e la ATP potrebbero adottare qualcosa di simile ai lacci arcobaleno e far parlare del tema i loro giocatori più in vista. Il fatto che negli sport maschili ci siano così pochi gay dichiarati parla chiaro, c’è ancora uno stigma a riguardo”.

I discorsi di Moore su un potenziale stigma causano preoccupazione in molti, incluso Ryan Storr, che sottolinea come un atleta che provi a nascondere la propria sessualità potrebbe avere un impatto negativo sulle sue prestazioni.  

Parlando con Ubitennis, Storr fa notare come il tennis sia uno sport popolare tra gli uomini gay nonostante la mancanza di giocatori gay dichiarati. “Una cosa evidente è la quantità di uomini gay nel campione, quindi sappiamo che gli uomini gay sono attratti dal tennis, ma ai livelli più alti non fanno outing”, ha commentato sulla sua ricerca per lo studio Game On. “Confrontiamoli però con le donne, tra cui ci sono moltissime giocatrici di punta dichiarate, sia presenti che passate (Demi Schuurs, Sam Stosur) rispetto a pochi uomini, sotto i riflettori soprattutto dopo aver fatto coming out. Jan-Michael Gambill posta regolarmente su Instagram riguardo al suo compagno, ma non ci sono molti articoli in cui parli della propria omosessualità. Brian Vahaly ne ha parlato e adesso ha anche una famiglia. Una cosa da sottolineare è che quando atleti professionisti uomini devono nascondere la loro identità e chi sono veramente, questo avrà senza dubbio un impatto sulle prestazioni”.

L’anno scorso la International Review for the Sociology of Sport ha pubblicato uno studio che ha rilevato come gli atleti tendano ad essere più felici e ad avere più fiducia in sé stessi dopo aver fatto coming out. Tali scoperte sono basate sulle testimonianze di 60 atleti che sono state pubblicate su outsports.com. Storr spiega che “quando i giocatori possono essere sé stessi e fare outing, c’è un impatto positivo sulle persone LGBT+ che può attirarle verso lo sport, visto che hanno la percezione che esso sia accogliente. Se gli organi direttivi vogliono far crescere il loro giro di affari, vendere più biglietti, attrarre più fans, e sviluppare un vero business case, devono mostrare di essere inclusivi, e i loro giocatori sono il maggior punto di forza per vendere. Dovrebbero fare tutto quel che è in loro potere per aiutare i giocatori ad essere sé stessi, pubblicizzarli adeguatamente e supportarli”.

Riguardo a quanto dovrebbe essere fatto, una raccomandazione per gli organi direttivi del tennis è di mettere in atto una strategia pensata nello specifico per le persone LGBT+ così da attirarle verso lo sport. Da qui l’importanza di una campagna come Rainbow Laces, almeno in una certa misura. Stanno perdendo per strada un gruppo di talenti LGBT+, se tali atleti non percepiscono il mondo del tennis come sicuro e accogliente. Ma consideriamo che dalle stime le persone LGBT+ risultano essere, nelle società occidentali, circa il 10-15 percento della popolazione. Da organizzazione sportiva globale non possono ignorare e non coinvolgere e promuoversi verso una così larga parte della popolazione”, spiega ancora Storr. “Ecco perché eventi come quello gestito da Nick McCarvel e l’Australian Open (il Glam Slam e la Pride Arena) sono così importanti per promuovere e in ultimo comunicare che il tennis, o qualsiasi organizzazione tennistica, sono accoglienti e vogliono che le persone LGBT+ si sentano coinvolte e sappiano di essere supportate”.

Ci sono oltre 1500 giocatori con un ranking professionistico nel circuito ATP, ma nessuno di essi è apertamente LGBT+. Forse, come con la Premier League, ci vuole una prima persona coraggiosa che faccia outing e inizi il cambiamento. Ad ogni modo, è chiaro che serva fare di più.


Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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Flash

WTA Lussemburgo: Tauson sorprende Alexandrova. Avanti anche Cornet

La diciottenne danese elimina la testa di serie numero quattro al tiebreak del terzo. Comoda vittoria per la francese che rifila un doppio 6-3 a Minella

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Prima giornata di ottavi di finali al WTA di Lussemburgo, anche se in verità si è giocato anche un incontro di primo turno (il tabellone è da 32 giocatrici), quello vinto da Marie Bouskova ai danni di Zhang Shuai. La ceca portato a casa il match in tre set, mancando qualche chance per chiudere in due e soffrendo più del dovuto nel terzo, mentre la cinese, fresca campionessa in doppio dello US Open, non ha mai trovato continuità. Vinto il primo set 6-2, Bouzkova ha perso al tiebreak un lottatissimo secondo parziale nel quale entrambe hanno avuto (e non concretizzato) molte palle break: 0/5 per Zhang, 0/7 per la ceca. Nel terzo, Bouzkova è andata avanti 3-1, ma si è fatta riprendere e addirittura ha rischiato di finire sotto di un break. Scampato il pericolo, la ceca ha strappato lei la battuta all’avversaria e ha posto fine alla partita.

Chirurgica vittoria per Liudmila Samsonova, che è venuta a capo di una buona Oceane Dodin vincendo entrambi i tiebreak. Il primo set è finito nelle tasche della russa dopo 72 minuti di battaglia, fatta di break e controbreak: cruciale probabilmente la palla break salvata nel nono gioco, che avrebbe mandato Dodin a servire per il set. Nel secondo i game sono filati via più lisci e, al momento della verità, Samsonova ha rapidamente preso il largo 5-1, senza più voltarsi indietro. Avanti in due set, pur soffrendo molto meno, pure Alizé Cornet, che ha rifilato un doppio 6-3 a Mandy Minella.

Bel successo anche per la diciottenne Clara Tauson, in periodo nel quale le classe 2002 stanno cominciando a brillare (vedasi finale femminile dell’ultimo US Open). La danese ha vinto in tre set contro la numero 33 WTA e testa di serie numero 4 del torneo, Ekaterina Alexandrova, dando prova di grande carattere. Dopo aver fatto proprio il primo set in maniera convincente, Tauson si è vista raggiungere e superare dall’avversaria, che nel terzo si è presa un vantaggio di tre giochi a uno. La reazione della giovane danese non si è fatta attendere ed è culminata in un tiebreak pressoché perfetto, concluso con un netto 7-1.

 

Il tabellone completo

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