I match dell'anno: alla 'Caja' il clamoroso sgambetto di Eugenie

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I match dell’anno: alla ‘Caja’ il clamoroso sgambetto di Eugenie

Ripercorriamo il 2017 attraverso le partite più belle ed emozionanti. Maggio: la notte della resa dei conti tra Sharapova e Bouchard, alla Caja Mágica di Madrid

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Voi direte, come può il secondo turno di un Premier Mandatory che si disputa tra una giocatrice non testa di serie (n.60 del mondo) e una wild card (n.258 del mondo) essere una partita tanto attesa, e poi confermarsi persino incertissima e vibrante sotto il profilo emozionale? La risposta è ‘Bouchard-Sharapova‘. Sin dalla prima – e per ora unica – stagione di alto livello disputata dalla canadese, quel 2014 ormai quasi sepolto da una sequela di figuracce, Eugenie si era posta un po’ come ‘l’anti-Maria’. Voleva prenderne il posto tanto sul campo quanto – e forse più – fuori, aizzando una battaglia per l’accesso alle copertine, al cuore dei fan, al dominio dei social e di tutto quanto attiene al mondo del glamour tennistico. L’occasione di rinverdire la sua posizione si è presentata con la squalifica per doping di Sharapova: Bouchard si è sistemata in testa alla fila delle accusatrici, arrivando a definire Maria “un’imbrogliona che non dovrebbe più giocare a tennis“. Va da sé che queste dichiarazioni, rese pubbliche meno di due settimane prima del torneo di Madrid, hanno contribuito a caricare di significati la sfida disputata l’otto maggio. Che è stata, in tutto e per tutto, una resa dei conti.


IL PRE-PARTITA

Di ‘pre’ nel torneo di Madrid c’è ben poco, poiché l’incontro si è disputato in occasione del secondo turno. Entrambe si sono presentate alla Caja Mágica con ben pochi risultati positivi alle spalle: Maria per essere rientrata in campo soltanto una manciata di giorni prima, nel Premier di Stoccarda, Genie per aver disputato un solo buon torneo nel 2017 (l’International di Sydney a gennaio) e poi essere incappata in una serie di sei sconfitte consecutive nel circuito maggiore, intervallate dalla partecipazione all’ITF di Indian Harbour in cui la canadese è riuscita comunque a “distinguersi” archiviando una sconfitta (con bagel) dalla numero 896 del mondo.

A Madrid l’urna riserva loro un esordio insidioso. Sharapova batte in rimonta Lucic-Baroni, che avrebbe poi incontrato nuovamente a Roma arrendendosi per un infortunio che le avrebbe impedito di prendere parte alla stagione sull’erba. Bouchard supera Cornet in tre set per tornare a vincere un incontro dopo tre mesi di digiuno. Esordi insidiosi, dicevamo, ma non abbastanza da impedire la quinta edizione del ‘Bouchova‘, fino a quel momento una rivalità senza storia in virtù delle quattro affermazioni su quattro di Maria con un solo set perso, sulla terra del Roland Garros nel 2014. E quella era la miglior Bouchard di sempre.

 

LA PARTITA

E. Bouchard b. [WC] M. Sharapova 7-5 2-6 6-4 (2h e 51 m)

Start ore 20:15, sotto le stelle primaverili di Madrid, e appena al quinto punto dell’incontro Maria già manda un segnale importante alla sua avversaria tirando “alla figura” un passante di rovescio che poteva certamente essere giocato in modo meno bellicoso. Ma insomma, sarà una battaglia e lo si capisce sin da subito. Anche perché Genie è presentissima in campo: corre, lotta, tiene sul rovescio, si carica. Ma si carica alla sua maniera anche Maria, ad ogni pericolo scampato (e ce ne sono parecchi sul suo servizio un po’ ballerino).

HIGHLIGHTS PARTITA

I tre set si caratterizzano per una particolarità: nessun break nei primi cinque game, bailamme totale da quel momento in poi con il tasso di rottura dei servizi che si dimostra fuori scala per ogni rilevatore, pur tarato sugli standard parecchio alti del circuito WTA dove un break non è esattamente l’evento più inusuale in una partita di tennis. Alla fine però la gestione emozionale dell’incontro è più spesso nelle mani di Bouchard, e questa invece è una novità considerando la ferrea capacità di Sharapova di navigare in acque tempestose e uscirne sana e salva. La canadese è la prima ad andare sotto, la prima a rimontare, per poi chiudere in proprio favore la prima sequenza di break e contro-break. Nel secondo set Maria rimette le cose a posto, ma lungi dall’essere sparita dall’incontro Genie ritrova cuore e testa nel terzo e intensissimo parziale, non certo immune da capovolgimenti di fronte. Sul 5-4 (e servizio) annulla una palla break delicatissima a Maria e converte il secondo match-point con un dritto di notevole cilindrata. Dopo quasi tre ore di gioco esultanza con doppio salto, stretta di mano a un paio di gradi centigradi e post su Twitter di deliziosa sfrontatezza: “Che ne dite di questo?“. 

Post Instagram Bouchard

PERCHÉ PROPRIO QUESTA?

L’unico Slam che fa la sua comparsa a maggio è un pezzettino di Roland Garros, che nei match disputati negli ultimi quattro giorni del mese non ha offerto uno spettacolo memorabile (per la verità neanche dopo, missili di Ostapenko e Halep-Pliskova a parte). Bouchard-Sharapova è stato non solo il match più significativo del mese, ma probabilmente anche il più avvincente. La qualità in campo è stata superiore alle aspettative, considerando l’affrontarsi di due giocatrici, sebbene diverse, comunque piuttosto monotematiche nel loro piano di gioco. Duole notificare l’edizione non memorabile degli Internazionali d’Italia femminili, vinti dalla regina dei Premier 5 Elina Svitolina (3/5 nel 2017). Se oltre alle polemiche sullo stadio mezzo vuoto nella finale contro Halep uno dei pochi motivi di interesse è stata una conferenza della sempre apprezzabile Jelena Jankovic, beh, forse si poteva fare meglio.

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Il Rio Open è anche un po’ italiano: Mager e Sonego ai quarti

Lorenzo Sonego supera la seconda testa di serie Lajovic, Gianluca Mager sconfigge il qualificato Domingues

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Lorenzo Sonego - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Inizio di giornata trionfale per i colori azzurri giovedì pomeriggio al Rio Open. Impegnati contemporaneamente sui due campi principali del torneo carioca, gli unici due italiani rimasti in gara all’ATP 500 brasiliano hanno superato entrambi il secondo turno accedendo ai quarti di finale.

Il primo a conquistare il lasciapassare per gli ultimi otto del torneo è stato il qualificato Gianluca Mager, n. 128 del ranking ATP, che dopo la splendida affermazione al primo turno contro il norvegese Casper Ruud ha avuto “in dono” (è proprio il caso di dirlo) al secondo turno un altro qualificato, il portoghese Joao Domingues, oltre quaranta posizioni indietro rispetto a lui nella classifica mondiale, che all’impegno precedente aveva superato il lucky loser Federico Gaio.

Primo set deciso da un solo break al quarto game e nel quale Mager ha preso immediatamente il comando delle operazioni per poi mettere in cascina il parziale senza alcuna esitazione per 6-3 in 41 minuti. Decisamente più complicato il secondo set: l’atleta sanremese ha avuto un passaggio a vuoto sull’1-2 cedendo a zero la battuta con tre errori gratuiti e mandando così Domingues avanti per 4-1. Mager si è comunque ripreso subito dal momento negativo, infilando tre giochi consecutivi e riuscendo ad andare a servire per il set sul 6-5 dopo che due game prima Domingues aveva sprecato un set point mettendo lungo un diritto di palleggio. Lì però la tensione si è fatta sentire, e con tre errori gratuiti il tennista italiano ha concesso il controbreak mandando il set al tie-break. Mager sembrava potesse vincere con grande agio il “gioco decisivo” quando si è portato subito sul 6-1, ma ha avuto bisogno di ben sei match point per chiudere la partita 7-5 finendo sdraiato sulla terra battuta “a stella marina” per celebrare il risultato ottenuto.

 

Nei quarti di finale Mager (che la settimana prossima salirà in classifica per assestarsi intorno alla posizione n. 112) affronterà il vincente della partita tra Dominic Thiem e Jaume Munar.

Sul campo Kuerten è stato invece Lorenzo Sonego ad uscire vincitore da una battaglia di due set ed oltre due ore contro la testa di serie n. 2 Dusan Lajovic. Il match è stato molto equilibrato con i due protagonisti che sono sempre rimasti molto vicini nel punteggio fatta eccezione per l’inizio del secondo set nel quale Lajovic è scappato subito sul 3-0 per poi essere immediatamente ripreso da Sonego sul 3-3. Il tennista torinese aveva avuto un primo set point nel primo parziale sul 5-4, quando dopo uno straordinario punto ottenuto in difesa non è riuscito a controllare in risposta una buona prima esterna del serbo. Nel successivo tie-break un solo mini-break, concesso da Lajovic con un errore di rovescio, è stato sufficiente per decidere il parziale.

Nel secondo set, dopo lo scambio di break iniziale nessuno dei due giocatori è riuscito ad arrivare oltre il “30” nei game di risposta, quindi si è dovuti ricorrere ad un altro tie-break giocato punto a punto fino al diritto in rete di Lajovic sul 5-6 che ha chiuso il match.

Sonego, che con questo risultato dovrebbe rientrare comodamente nei primi 50 e potrebbe anche ritoccare il suo best ranking di n.46, se la vedrà nei quarti con la testa di serie n.5 Borna Coric, che al secondo turno ha battuto la wild card locale Thiago Seyboth Wild al tie-break del terzo set.

I risultati completi:

L. Sonego b. [2] D. Lajovic 7-6(5) 7-6(5)
[Q] G. Mager b. [Q] J. Domingues 6-3 7-6(5)
[5] B. Coric b. [WC] T. Seyboth Wild 6-3 1-6 7-6(5)
[1] D. Thiem vs J. Munar

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Marcelo Rios: “L’ATP è la m**** più grande che esiste. Ha beccato e coperto Agassi”

Le uscite dell’ex numero uno del mondo fanno sempre scalpore. Questa volta accusa direttamente Agassi di essersi dopato

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Quando si tratta di parlare con la stampa, Marcelo Rios tende spesso a rifuggire il linguaggio forbito in favore di espressioni più o meno letteralmente scatologiche. Dopo la multa per il… suggerimento dato ai giornalisti due anni fa, “el Chino” rilascia una lunga intervista al quotidiano di Santiago la Tercera, trattando svariati argomenti: dalle Finali della Caja Mágica, dove la squadra cilena è stata subito eliminata, alla sua recente operazione all’anca, con il conseguente dolore che gli rende difficile dormire. Questo per anticipare, se mai ce ne fosse bisogno, che non mancherà l’ampio ricorso alle sue espressioni preferite una volta toccati temi più “caldi”, ma almeno c’è la scusante dell’irritazione dovuta alla mancanza di sonno. Scusante a cui anche noi ci appelliamo per renderle un po’ più attenuate.

Il giornalista Carlos González Lucay non può esimersi dall’introdurre l’argomento doping dopo la positività proprio in Coppa Davis e relativa sospensione provvisoria in attesa di giudizio del concittadino Nicolas Jarry. Rios, presente a Madrid come supporto tecnico a capitan Massú, ricorda il giorno in cui Nico e Garin sono stati controllati. “Quando giocavo io, testavano solo le urine; oggi anche il sangue, così è molto difficile nascondere qualcosa” spiega. E aggiunge: “Io non metto la mano sul fuoco per nessuno. Ho detto a Nico, ‘continua a essere Nico Jarry se ti sospendono per quattro anni o quello che sarà. Ti voglio bene come amico, ti voglio bene come giocatore e, se non giocherai mai più, sarai ancora mio amico”. Marcelo sa come rassicurare le persone che gli stanno accanto. In ogni caso, crede che sia difficile che Jarry abbia assunto volontariamente delle sostanze proibite. “È metodico, ordinato, molto professionale: perché rovinarsi la carriera per il doping? Credo che lo sanzioneranno di sicuro, ma spero siano mesi. Sta cercando di dimostrare che dice la verità e non ha commesso alcun errore. In un caso così, anche se ti squalificano, l’importante è uscirne con l’immagine pulita.

A un passo dal rientro nel Tour poco più di un anno fa, Rios dice che bisogna separare quello che (ti) fai nella vita privata dal doparsi per avere un vantaggio in campo. Quanto successo con Korda, è stato per quel vantaggio. Proprio in uno Slam che avrei potuto vincere. Non è come nell’atletica, dove in questi casi danno il titolo al secondo arrivato. Adesso uno se la ride, però nel suo palmares rimane la vittoria [dell’Australian Open 1998]”. Marcelino assicura che non ha mai fatto uso di sostanze proibite durante la sua carriera: “Alcolici sì, però marijuana e droghe pesanti no, sia per i controlli sia perché non mi interessava restare incastrato in quelle porcherie”.

 

L’ex numero 1 del mondo, l’unico senza Slam nel circuito maschile, scalda i motori quando l’intervistatore introduce il caso Agassi. Lo hanno beccato quattro volte e l’ATP lo ha coperto perché era Agassi e perché il tennis sarebbe finito giù per lo scarico”. Giova ricordare che all’interno della sua autobiografia, ‘Open’, lo stesso Agassi ha ammesso di aver assunto metanfetamina nel 1997 e di aver fallito un controllo antidoping, evitando però la squalifica grazie alla menzogna (presa per buona dall’ATP) secondo cui l’assunzione sarebbe stata accidentale. “Trovo l’ATP la schifezza più sporca che esista [traduzione particolarmente edulcorata]. Gringo impiccioni. I Master erano sempre sul veloce indoor in modo che vincesse Sampras. Con Bruguera, discutevamo di cambiare ogni anno la superficie del Master. Chi è stato danneggiato? I tennisti sudamericani”.

Con i suoi 175 cm, non poteva sommergere gli avversari di servizi vincenti, costretto così a correre sul duro per cinque set. “L’unico sport che cambia quattro superfici. Neanche ho mai capito perché ci siano a disposizione due servizi. È come nel golf quando giochi con gli amici che hai il mulligan [seconda possibilità di tirare il colpo iniziale per quelli scarsi]. È assurdo. Qualcuno lo ha inventato e adesso è un vantaggio per lo scemo di turno che misura 214 cm. Guardavo Karlovic, ha quarant’anni… quando mai si ritira se batte da un palazzo!. Il povero Ivone non ha però colpa della sua (di Rios o propria) altezza. Chissà se gli staranno fischiando le orecchie. No, è troppo buono per prendersela per queste inezie. E, comunque, le parole cilene probabilmente si sono spente prima di arrivare in cima al palazzo.

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Jannik Sinner: “Guardo al presente e ci vuole pazienza”

MARSIGLIA – Le dichiarazioni postmatch del giovane azzurro: “Per me è importante raccogliere tante informazioni e guardare tanto tennis”. Al prossimo turno sfiderà Medvedev: “È un giocatore che capisce molto bene la partita”

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da Marsiglia, la nostra inviata

Che Jannik Sinner fosse un ragazzo particolarmente calmo e riflessivo si sapeva, ma al suo arsenale si aggiungono già maturità e prudenza. Dopo aver superato Norbert Gombos con una prestazione di carattere, giovedì affronterà il n. 5 del mondo Daniil Medvedev. Esattamente un anno fa cominciava la bellissima, nuova avventura ad alto livello del giovane altoatesino. Di seguito vi proponiamo le dichiarazioni post-match di Jannik, che si è presentato in sala stampa alla fine del suo match di doppio, disputato in coppia con Simone Bolelli. Il duo azzurro è stato superato dalla coppia Bopanna/Shapovalov.

Oggi è il 18 febbraio, esattamente un anno fa hai conquistato il primo match al Challenger di Bergamo, torneo che poi hai vinto. Cosa pensi di questo anno? Che sensazioni hai pensando al percorso che hai compiuto fino ad ora e alla vittoria di oggi? Sicuramente l’anno scorso è stato molto bello. Ma io resto sul presente. Quello che è successo è successo; sto provando a migliorare giorno dopo giorno, anche la partita di oggi non era facile e ho dovuto abituarmi a questi campi. Però ho provato a stare lì, ad avere pazienza e sono felice della mia prestazione. Per un ragazzo di 18 anni giocare questi tornei è bello, però alla fine devi cercare di trovare il modo di affrontare come si deve tutti questi eventi e anche alzare il livello. Ma per questo ci vuole pazienza; io invece, a volte, voglio andare un po’ di fretta e quindi, grazie al mio team, riesco a stare un po’ più calmo. Provo a raccogliere più informazioni possibili, ne parlo con Riccardo ed è davvero importante per me avere sempre tante informazioni“.

Un commento sul prossimo avversario di Jannik, il n. 5 del mondo, nonché n. 1 del tabellone, Daniil Medvedev: “Affronterò questo match come tutti gli altri. Non sarà facile, lui sul cemento gioca molto bene; ha giocato molto bene soprattutto l’anno scorso. È un giocatore che capisce molto bene la partita e io dovrò provare ad anticipare quello che potrebbe fare lui in campo. È un giocatore nuovo per me; mi sono allenato insieme a lui una volta a Rotterdam però l’allenamento è completamente diverso dalla partita“.

E poi una cosa curiosa. Sinner conferma ad un altro collega italiano presente in sala stampa, di guardare tantissimo tennis: “Sì, è vero. In una settimana guardo il tennis il più possibile. Credo che guardando le partite si possa imparare tantissimo; riusciamo a capire meglio gli avversari. La cosa buona è che non mi stanco di guardare il tennis, pur trascorrendo la maggior parte del tempo a giocarlo. Prendo la cosa con molta tranquillità e con Riccardo guardiamo tante partite insieme”.

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