Thomas Fabbiano, da Federer per l'assalto ai grandi

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Thomas Fabbiano, da Federer per l’assalto ai grandi

Migliore stagione della carriera per l’azzurro, capace di risalire la classifica fino alla settantesima piazza. Merito di un tennis finalmente più aggressivo

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FOLIGNO, GARANZIA DI RISULTATI

A Foligno un piccolo birillo rosso, icona per eccellenza per gli amanti del biliardo, al tempo dello storico caffè sul corso materializzava quello che secondo l’antica tradizione era il cosiddetto centro del mondo. Leggenda a parte, la città umbra rappresenta, se non per il mondo intero sicuramente per l’Italia della racchetta, un importante punto di riferimento grazie alla presenza sul suolo cittadino della Tennis Training School di Villa Candida. Se giusto un anno fa in compagnia dei suoi atleti di punta noi di Ubitennis ne celebravamo il riconoscimento quale miglior scuola italiana secondo la federazione, è notizia proprio di questi giorni la riconferma al vertice per la scuola diretta da Fabrizio Alessi anche per l’annata appena archiviata. Tra i meriti che hanno indirizzato la scelta, assodata la bontà della struttura, c’è ovviamente anche la fruttuosa attività dei professionisti di casa. Uno di questi è Thomas Fabbiano, reduce dalla miglior stagione della carriera che lo ha visto prima rientrare tra i primi cento giocatori al mondo e poi chiudere i battenti alla posizione numero 73, passando per un best ranking tre posizioni più in alto nella seconda metà di settembre.

VERSO IL 2018… INSIEME A ROGER FEDERER

 

Il tennista di Grottaglie, Puglia, nel momento in cui scriviamo si trova in Dubai per avvicinarsi, come afferma lui stesso, alle condizioni in cui si giocheranno i primi tornei del 2018. E proprio da Dubai è arrivata una bellissima sorpresa di fine stagione per l’azzurro. Quale? Ecco il racconto dello stesso Thomas su Facebook: “Sapevo che Federer era a Dubai. Ieri mi ha scritto Ivan Ljubicic chiedendomi se fossi disponibile ad allenarmi con Roger. Il mio allenamento del giorno dopo era già programmato con il mio allenatore, due ore di cesto per mettere a posto qualche accorgimento sui miei colpi. Ma non potevo non cogliere quest’occasione. Vedere dall’altra parte della rete colui che mi ha fatto emozionare per anni in tv, non nego che mi ha fatto un certo effetto. Grazie a questo sport per avermi fatto provare queste emozioni!“.

ASIA, TERRA DI CONQUISTA

Ventotto primavere e professionista da una decina d’anni, Fabbiano – terzo giocatore d’Italia per il computer dietro a Fognini e Lorenzi – ha dato il via alla sua scalata alla classifica in Australia. Gennaio, nello Slam down under, dopo averle mancate in precedenza a Doha e Sydney, centra le qualificazioni sotto il sole di Melbourne Park prima di arrendersi all’esordio nel main draw dalla promessa, mantenuta ma non troppo, Donald Young. Un paio di tornei di rodaggio per affinare lo stato di forma – Dubai e Marsiglia in tal senso non offrono spunti di particolare interesse – e dalla Cina arriva il primo segnale. L’oriente, per tradizione, è terreno di caccia preferenziale per Thomas e il rally asiatico nel circuito Challenger significa, in successione, la finale a Zhuhai persa con Evgeny Donskoy, i quarti a Shenzhen sconfitto da Yuichi Sugita e il trionfo a Quanzhou con lo scalpo all’atto conclusivo di Matteo Berrettini, un altro che probabilmente ricorderà questo 2017 come quello, si spera, della svolta. Tutto ciò prima dell’accoppiata vincente sudcoreana, in bacheca finiscono infatti i titoli di Gimcheon e Seoul, dove a cadere sotto i colpi rinfrancati di Fabbiano sono rispettivamente Teymuraz Gabashvili e l’enfant du pays Soonwoo Kwon. Tre titoli in un amen, dunque, e una classifica prossima di nuovo alla Top 100. “La chiave che mi ha consentito di mantenere per gran parte della stagione un’alta intensità di gioco e quindi un rendimento elevato per più partite – racconta Thomas – è la solidità che ho saputo dare al rovescio”. E ancora: “Questo miglioramento ora rende possibile un posizionamento più attiguo alla linea di fondo e una maggiore facilità nel girarmi sul diritto per ribaltare con il mio colpo migliore l’inerzia dello scambio”. Analisi lucida di un giocatore spesso impeccabile nelle scelte sul campo.

POCA TERRA ROSSA PRIMA DEI PRATI

Fisico compatto e piedi veloci, che Fabbiano prediligesse per attitudine e caratteristiche tecniche le superfici rapide non lo si scopre certo ora. Saggia all’uopo la scelta di limitare al minimo sindacale la stagione sul rosso, fatta di pochi tornei in previsione dello Slam parigino e, appunto, l’apparizione fugace in Bois de Boulogne: sette partite in tutto e quattro sconfitte. Nulla di grave. Con alle spalle il mattone tritato, giugno e luglio per il circus significano sostanzialmente prati verdi, rimbalzi bassi e gambe che si piegano ancora più del consueto. A Nottingham la cavalcata nell’ATP 250 che si disputa in riva al fiume Leen è entusiasmante. Lieto fine escluso, che tuttavia non sposta di una virgola la valutazione globale della prestazione fornita dal pugliese nella terra d’Albione. Un’aggressività in campo tutta nuova consente infatti all’allievo della coppia Gorietti-Torresi di issarsi fino alla finale poi persa senza demeritare per mano di Dudi Sela – giocatore, l’israeliano, di una certa competenza nonché ex numero 29 al mondo – dopo aver sbarrato la strada al next-gen dall’avvenire che è già quasi certezza, Denis Shapovalov. La prova del nove per quanto concerne il salto di qualità nel tennis di Fabbiano giunge prima da Eastbourne, due settimane più tardi, dove Steve Johnson si vede costretto ad attingere a tutto il mestiere disponibile per prevalere e poi anche da Wimbledon nonostante un pessimo sorteggio e la relativa sconfitta già al primo turno. Nel bianco di Church Road, Thomas per due set, giocati sul filo di lana e magnificamente persi, costringe il futuro semifinalista Sam Querrey in stato di grazia a sudare le proverbiali sette camice per avere la meglio. Una sconfitta agrodolce, tuttavia, che lascia in premio a Fabbiano, quale parziale consolazione, la consapevolezza di poter essere competitivo anche ai livelli più alti.

CEMENTO, CASA DOLCE CASA

Ad agosto con il carrozzone dei tennisti che marcia spedito in direzione New York, quarto e ultimo major stagionale, il cemento ancora una volta gli è amico. Nei prestigiosi “mille” di Montreal e Cincinnati, Fabbiano, intanto, si toglie la soddisfazione di accedere ai tabelloni principali. Due esordi, una maggiore esposizione mediatica e due sconfitte secondo pronostico nel continente nordamericano, ma è già tempo di pensare agli US Open. Racconta Thomas: “Il momento migliore di questo 2017 è coinciso con il torneo di Flushing Meadows e in particolare con l’incontro di secondo turno con Thompson. Quel giorno non stavo affatto giocando bene e non avevo sensazioni positive eppure sono riuscito a lottare con tutte le energie che avevo. La mia prima vittoria in 5 set, una grande soddisfazione”. Ammesso per diritto di classifica nel main draw newyorchese, Fabbiano fa dunque il suo ingresso nella Grande Mela contro John-Patrick Smith, per la verità non un granché come avversario. Avanti comodamente per due set a zero, il match dell’italiano rischia però di complicarsi, ma è bravo Thomas nel fermare la rimonta dell’australiano con un vittorioso tie-break che chiude quarto parziale e partita. Un paio di giorni più tardi è invece la volta di Jordan Thompson, altro aussie ma tutt’altra consistenza. In ritardo per due volte di un set, l’azzurro riesce con caparbietà ad avere la meglio grazie a un finale in crescendo. È un derby tricolore, pertanto, a sancire la prima apparizione di Fabbiano in un terzo turno di uno Slam ma nella circostanza, ghiotta per entrambi, è troppo solido il senese Paolo Lorenzi per non cogliere l’occasione, forse, della vita. Ma la classifica si impenna.

OBIETTIVI A BREVE SCADENZA

Di fatto la stagione del rilancio per Fabbiano si chiude qui, complice una comprensibile stanchezza per i tanti incontri disputati. Fissato il best ranking al numero 70, ben 54 posizioni più in alto rispetto a 365 giorni prima, disputa senza infamia e senza lode il torneo di San Pietroburgo – fuori con Jan-Lennard Struff al secondo turno – e quello di Mosca – sconfitto subito dall’ottimo Damir Dzumhur di questo autunno – passando per il Challenger di Tashkent, prima, e gli ATP di Vienna e Parigi, poi, dove si annoverano solo le ultime sconfitte di dodici mesi da ricordare.

Con la mia attuale classifica – riflette Thomas ad alta voce – ho la certezza di entrare nei tabelloni dei principali tornei almeno fino a marzo, quindi l’obiettivo è quello di farmi trovare pronto fin da subito. Umile e infaticabile lavoratore, Fabbiano ci ha abituato ogni anno a ripresentarsi ai blocchi di partenza con una freccia all’arco tutta nuova, pronta per essere scoccata. Abbiamo apprezzato la versione 2.0 dell’azzurro decisamente più propositiva, con il diritto – il colpo che Thomas si porta da casa – protagonista assoluto e un rovescio assai più solido che in passato. Grazie alla fiducia scaturita dai buoni risultati ottenuti, il target puntato sulla cinquantesima piazza del ranking potrebbe non essere affatto una chimera. Per i tennisti italiani, esempi in tal senso se ne contano diversi, la maturità tennistica prevede spesso una lunga gestazione e anche per Fabbiano il momento propizio potrebbe essere arrivato.

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Numeri: i 60 record che fanno grande Federer

La grandezza di Roger oscilla tra numeri ed emozioni: vediamo le statistiche impressionanti che non dicono tutto… ma tanto

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Roger Federer - Wimbledon 2021 (dai suoi profili social)

0 – Le statistiche capaci di rendere giustizia alla carriera di Roger Federer. Del resto di fronte a uno dei più grandi sportivi di sempre -utilizzando la descrizione usata per lui da Novak Djokovic durante la Laver Cup- persino le migliore penne del giornalismo (e non solo) nel momento dell’effettiva conclusione dell’attività del campione svizzero hanno trovato difficoltà. Risulta troppo arduo restituire la gratitudine mischiata a tristezza vissute in questi giorni da milioni di fan nel mondo. Soprattutto lo è farla provare a chi non ha potuto osservare per sufficiente tempo la grandezza assoluta dell’atleta, l’ipnotica eleganza coniugata alla grande efficacia dei gesti tecnici e le emozioni che è stato in grado di regalare nel corso dei suoi match. Il commovente addio al tennis professionistico di Federer consumatosi durante la Laver Cup ha anche avuto la meritata fortuna di essere sublimato dalla fotografia scattata negli attimi del commiato dello svizzero al suo adorante pubblico.

La mano di Roger tenuta stretta in quella del rivale di sempre Rafa Nadal, anch’egli molto commosso, è destinata a diventare un’immagine eterna nel racconto sportivo, essendo un’icona meravigliosa di cosa possa comunque essere lo sport professionistico: non solo spettacolare intrattenimento per le grandi masse, ma anche veicolo educativo per le nuove generazioni. Quelle lacrime e quei gesti condivisi tra due rivali acerrimi ma rispettosi della grandezza umana e professionale altrui hanno così colpito l’immaginario collettivo da evocare in qualche modo un’altra immagine già entrata nella leggenda sportiva. Parliamo di quella con protagonisti due grandissimi campioni che nel Dopoguerra dividevano gli appassionati, due sportivi così diversi tra loro per carattere e peculiarità tecniche ma entrambi rispettosi delle leggi del fair play: la mitica fotografia che ritrae Bartali e Coppi nell’attimo del passaggio della borraccia durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France del 1952

Venendo alla approfondita celebrazione statistica che vogliamo provare a fornire della straordinaria carriera del campione svizzero, se è difficile con le parole scrivere con compiutezza di Federer, gli straordinari numeri da lui raccolti non possono come detto fare di meglio. I record di Roger sono in ogni caso un utile corollario e una incontestabile testimonianza di quanto abbia fatto straordinariamente bene nel circuito ATP. Questa rubrica che dal gennaio 2018 con cadenza quasi settimanale prova con l’ausilio dei numeri ad approfondire e commentare cosa avviene nel circuito professionistico ha così vagliato con attenzione l’ampia centinaia di record statistici detenuti dallo svizzero. Per una questione di spazi e per consentire di dare degna attenzione a quelli più significativi ne sono stati selezionati i sessanta ritenuti più importanti, dividendoli poi per tipologia, in modo da facilitare ai lettori la consultazione.

 

Di ciascun primato- tutti relativi all’Era Open- sono stati anche indicati il secondo e il terzo tennista ad aver fatto meglio nella determinata sezione, mostrando anche i relativi punteggi ottenuti: un modo per celebrare -oltre a Federer- anche tanti altri campioni che hanno scritto la storia del tennis. A questi sessanta record, molti dei quali impressionanti, per completare di senso questa commemorazione statistica abbiamo aggiunto undici importanti primati del tennis in cui anche il piazzamento nel podio di Roger aiuta dal punto di vista numerico ad aggiungere tasselli alla celebrazione della sua incredibile carriera. Sarebbe impossibile in un solo articolo commentarli e approfondirli tutti e preferiamo lasciare spazio alle osservazioni dei lettori, sperando non ci si divida anche in questo caso per fazioni e non si finisca per indugiare sull’inutile diatriba sull’identità del Goat, il tennista più forte di sempre.

La priorità deve essere celebrare Roger, i cui numeri restituiscono in tanti aspetti anche molto diversi tra loro la sua grandezza. Leggendoli facilmente emerge un minimo comune denominatore: l’incredibile capacità del campione svizzero di mantenersi competitivo ai massimi livelli durante tutta la sua presenza nel circuito ATP. Nel corso della sua lunghissima carriera, grazie a uno smisurato talento tennistico, alla voglia di non smettere di migliorarsi e a un’attenta preparazione atletica, contro qualsiasi avversario non è quasi mai partito sfavorito. Una circostanza vera su qualsiasi superficie (a tal proposito sull’erba le statistiche sembrano indicare come oggettivamente al momento nessuno abbia mai giocato meglio di lui sui prati) e sia in condizioni outdoor che indoor. E anche in quei rari casi in cui Roger non aveva dalla sua i favori del pronostico (basti pensare a quando affrontava Nadal sulla terra rossa) il suo avversario entrava in campo conscio che per uscire vincitore avrebbe dovuto giocare al meglio delle proprie possibilità.

In ogni caso qualsiasi tipo di record è fatto per essere battuto, anche quelli di Federer, ma proprio uno sembra molto difficile venga superato, quantomeno a breve: la quantità dell’affetto e dell’ammirazione degli appassionati nei suoi confronti.

Nb: tutti i record sono relativi all’Era Open e quando ci si riferisce al cemento sono raggruppate le statistiche relative ai match giocati su tale superficie in condizioni outdoor e indoor

* Record detenuto in coabitazione

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ATP

ATP Sofia: pomeriggio nero per l’Italia, Sinner si arrende a Rune e al dolore ed esce dalla top10

Già sotto di un break nel terzo set, Jannik Sinner si fa male alla caviglia destra e, sotto 5-2, è costretto al ritiro contro Holger Rune

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Jannik Sinner - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

[5] H. Rune b. [1] J. Sinner 5-7 6-4 5-2 rit.

Per la prima volta in carriera Jannik Sinner non vince una partita al Sofia Open (11/11 fino ad oggi). Questo, però, è con ogni probabilità l’ultima preoccupazione nella testa dell’altoatesino, costretto al ritiro nel terzo set per essersi girato la caviglia destra. Holger Rune, già comunque in vantaggio di un break nel parziale decisivo, sfrutta il ritiro del suo avversario e suggella una prestazione in crescendo, che gli permette di centrare la prima finale in carriera sul cemento. Grazie a questa vittoria il danese conquista anche il suo best ranking, issandosi al numero 26 del mondo (guadagnerà un’altra posizione in caso di successo in finale contro Huesler). Per Sinner, invece, la sconfitta fa male tanto in ottica ranking – perderà due posizioni, finendo al numero 12 – quanto, soprattutto, in vista della corsa alle ATP Finals di Torino. Obiettivo che ora si complica sensibilmente.

IL MATCH – C’è grande equilibrio in avvio di partita, con entrambi i giocatori piuttosto solidi nei propri turni di servizio, anche se sembra che Sinner possa far male da un momento all’altro. Negli scambi da fondo l’azzurro cerca sempre di prendere il controllo per primo, trovando spesso il modo di incidere con il dritto. È lui a crearsi la prima chance in risposta, dominando sempre con questo fondamentale e procurandosi la prima palla break. Anche con la risposta il numero 1 del seeding fa la differenza, ma Rune si tira fuori da una situazione complicata con grande coraggio e due efficaci serve&volley consecutivi e salendo sul 3-3. La partita è frizzante e divertente, anche perché i due protagonisti cercano di mantenere sempre i piedi ben saldi sulla linea di fondo, spingendo al massimo ogni colpo.

 

Nell’ottavo gioco il danese, in vantaggio 40-15, si rilassa e concede altre due palle break, entrambe però salvate con due prime pesanti. Il numero 31 ATP continua a faticare nei suoi turni di battuta, mentre Sinner è sempre impeccabile e garantisce il tie-break portandosi sul 6-5. Sul 30-30 va in scena lo scambio più bello dell’incontro – forse del torneo – ma se lo aggiudica Rune. L’italiano riesce comunque a procurarsi il quarto break point complessivo, il primo che vale anche un set point. Sono soltanto due challenge a fare la differenza, entrambi di marca azzurra. Il primo chiama fuori l’apparente ace del 19enne di Copenaghen, il cui rovescio lungolinea, nello scambio successivo, finisce di poco largo (sentenza confermata anche in questo caso dall’occhio di falco). Il risultato è un 7-5 che probabilmente, visto il totale controllo dei propri turni di servizio, sta anche stretto all’allievo di Vagnozzi.

https://twitter.com/TennisTV/status/1576250391942995968

Anche il secondo parziale scorre in modo decisamente rapido, calcando il solco del primo. I primi quattro game non regalano praticolari emozioni ma nel quinto, per la prima volta nel match e totalmente all’improvviso, arrivano tre palle break consecutive in favore di Rune. Il danese risponde molto bene e sfrutta al meglio i due gratuiti del suo rivale, entrambi con il dritto, e con un bello sventagio di dritto strappa il servizio a Sinner, infilando un importante parziale di 12-2 per passare a condurre 4-2.

La situazione si è lentamente capovolta rispetto al primo set, con l’azzurro che si trova nuovamente sotto pressione. Sul 30-30 tuttavia, grazie ad un provvidenziale ace e una delicata stop volley, toglie le castagne dal fuoco e si fa sotto nell’ottavo gioco. Sul 40-40 la testa di serie numero 1 arriva comodamente su una smorzata, ma sbaglia la direzione del recupero e viene punito. Rune conquista un game fondamentale – costellato di seconde di servizio – e, poco dopo, va a servire per il set sul 5-4. Qui il numero 5 del tabellone rischia grosso, sbagliando tre rovesci: con il primo si auto-cancella il set point, con gli altri due concede altrettante chance di break. Nel momento del bisogno, tuttavia, trova un ace e una sostanziosa seconda al corpo e, alla seconda opportunità, pareggia i conti: 6-4.

L’inerzia del match è tutta in favore del 19enne di Copenaghen che, nonostante la maratona di ieri contro Ivashka, appare decisamente più pimpante ed energico a livello fisico. Sinner è piuttosto lento in uscita dal servizio e all’alba del terzo set viene sorpreso, cedendo la battuta a 15: Rune risale da 0-30 si porta sul 2-0. Da questo momento in poi il match si gioca nei turni di battuta del danese, che però appare decisamente poco incline a concedere qualche opportunità al suo avversario per rifarsi sotto. Il numero 10 del mondo riesce a rimanere a galla in un quinto game durissimo, salvando una possibilità di doppio break con una seconda vincente.

Sotto 2-3 e avanti di un quindici nel sesto gioco, durante uno scambio la caviglia destra di Sinner cede e si gira. L’azzurro cade al suolo ed è costretto ad un medical time-out, in cui gli viene operata una vistosa fasciatura. La sua idea è quella di provare a continuare a lottare, ma negli spostamenti verso destra mostra evidenti difficoltà. Il 21enne nativo di San Candido non può far altro che tentare di accorciare il più possibile gli scambi, prendendosi però numerosi rischi. Perso ancora il servizio, sotto 2-5 Sinner è costretto ad alzare bandiera bianca (per la quarta volta quest’anno): Rune si impone 5-7 6-4 5-2 rit. e raggiunge la sua prima finale in carriera sul veloce. Troverà Marc-Andrea Heusler, giustiziere di Lorenzo Musetti nella prima semifinale. Il 2002 di Carrara viene scavalcato proprio dal danese, che da lunedì sarà almeno n°26 del ranking.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Sofia

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WTA Tallinn: Kontaveit si aggiudica il derby estone. In finale la attende Krejcikova

Krejcikova vince in rimonta la sfida maratona con Belinda Bencic. Kontaveit regola in due set la connazionale Kanepi

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Anett Kontaveit - WTA Tallinn 2022 (foto Facebook WTATallinnOpen)

Saranno la ceca Barbora Krejcikova e l’estone Anett Kontaveit a giocare l’ultimo atto del Tallinn Open, torneo WTA 250 alla prima edizione in corso di svolgimento nella capitale estone. Seconda finale stagionale per l’ex numero 2 del mondo dopo quella persa a gennaio contro Badosa a Sidney. Quarta finale per l’estone che andrà alla caccia del secondo titolo stagionale dopo quello conquistato a San Pietroburgo, il settimo della carriera.
Una vittoria a testa nei precedenti tra Krejcikova e Kontaveit. L’estone ha sconfitto Krejcikova alle WTA Finals di Guadalajara dello scorso anno, mentre Krejcikova ha battuto l’estone ad inizio stagione nelle semifinali del torneo di Sidney.

[7] B. Krejcikova b. [2] B. Bencic 6-7(5) 7-6(2) 6-2
Sfida tra due giocatrici molto diverse, Bencic gioca in maniera più potente e aggressiva, Krejcikova varia di più, andando alla ricerca di angoli e usando spesso lo slice per rallentare il ritmo. Un primo set che vive di alti e bassi, come un viaggio sulle montagne russe. Belinda Bencic è la prima a piazzare il primo break, complice un sanguinoso doppio fallo della ceca. Chiamata a servire per il set la campionessa olimpica si trova a fronteggiare una ceca che gioca a braccio sciolto. La ceca colpisce senza paura tanto da conquistare agilmente due palle break. Bencic non pare intenzionata a mollare e con due ottime prime si spiana la strada per rimettere il game in equilibrio. Alla terza palla break, un altro dritto a rete di Bencic vale il controbreak per la ceca.

Bencic continua ad andare in difficoltà, al punto da dover fronteggiare due set point nel dodicesimo game. Sul primo Bencic fa correre la ceca e annulla con un dropshot. Sul secondo si salva con una prima vincente. La tenacia di Bencic viene ripagata nel tie-break. La svizzera tiene duro per fare poi la differenza nel tie-break (7-5), conquistando un set nel quale ha dovuto salvare 8 break point.

 

Krejcikova dal canto suo perde il set nonostante abbia vinto un maggior numero di punti (51 a 49) e un saldo migliore a quello della svizzera, seppur negativo per entrambe, emblema di un set nervoso che ha vissuto di strappi: 16 vincenti e 17 gratuiti per la ceca, 10 vincenti e 22 gratuiti per Bencic.

Il secondo set viaggia sulla stessa intensità. Nessuna delle due giocatrici cede il servizio, anche se Bencic ha dovuto salvare altri tre break point. Primi quattro game arrivati lottati ai vantaggi, poi prende il servizio diventa maggiormente un fattore. Entrambe si dimostrano molto efficaci con la prima, con oltre l’80% di punti conquistati, latitano sulla seconda con Bencic che raccoglie un disastroso 18%. La ceca, tuttavia, anche nel secondo set, non è in grado di convertire le palle break, con Bencic che alza il livello del gioco ogni volta che si trova ad un passo dal baratro. A decidere il parziale è nuovamente il tie-break che questa vola si rivela a senso unico con Krejcikova che domina 7-2. A fine secondo set l’orologio segna 2h35′ di gioco!

Nel terzo set Bencic accusa il colpo. Con un contropiede di rovescio Krejcikova piazza il break che si rivelerà decisivo. La ceca vola 3-0, poi 4-1 e 5-2. Nell’ultimo game la campionessa olimpica annulla cinque match point, di cui tre di fila sullo 0-40, ma è costretta ad alzare bandiera bianca al sesto tentativo dopo 3 ore e ventidue minuti.

[1] A. Kontaveit b. K. Kanepi 6-4 6-4

A delineare il nome della seconda finalista del Tallinn Open è il derby tra le due atlete di casa: la numero 4 al mondo Anett Kontaveit e la numero 32 Kaia Kanepi. Neanche il tempo di scendere in campo che Kontaveit fa subito capire quali siano le sue intenzioni. Aggressiva in risposta la più giovane delle due estoni si conquista subito una palla break. Kanepi si salva sulla prima, ma cede subito sul break alla seconda occasione dato che la risposta potente e centrale di rovescio di Kontaveit piega la resistenza di Kanepi sul lato del rovescio. Kontaveit sembra in controllo mentre Kanepi sembra tremare sopratutto quando si trova a servire la seconda. Nel settimo game le accelerazioni della  testa di serie numero 1 mettono in difficoltà Kanepi che si trova in un balena sotto 0-40. A riprova delle difficoltà di Kanepi con la seconda, una risposta vincente di Kontaveit vale il secondo break. Chiamata a servire per il set il braccio di Kontaveit trema come spesso le è capitato nella partita importanti in questa stagione. La numero 4 al mondo fallisce 3 set point, addirittura uno con un doppio fallo. Le occasioni fallite da Kontaveit fanno fiducia a Kanepi che recupera uno dei due break di svantaggio. Sul 5-4 Kontaveit si issa facilmente sul 40-0, fallisce il quarto match point, ma alla quinta occasione mette in cascina il primo parziale dopo 43 minuti di gioco con un comodo smash.

Il secondo set segue lo stesso copione del primo con Kontaveit che piazza subito il break in apertura. Il match segue l’andamento dei servizi, con entrambe le tenniste brave a gestire lo scambio sopratutto quando la prima entra in campo. Infatti, è  la seconda a tradire Kanepi che chiuderà la partita con 8 punti su 24. Chiamata a servire per il match Kontaveit ritorna quella del finale di stagione dello scorso anno, quando conquistò 4 titoli e il pass per le Finals. Il match si chiude con un ace che vale il 6-4 6-4 dopo un’ora e ventuno minuti di gioco. 

Il tabellone completo del WTA di Tallinn

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