Tennis Training School: da Foligno a Melbourne con Vanni e Fabbiano

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Tennis Training School: da Foligno a Melbourne con Vanni e Fabbiano

Una giornata ospiti della Training Tennis School di Foligno. Dal Direttore della scuola – il maestro Fabrizio Alessi – e dai professionisti di casa – Thomas Fabbiano e Luca Vanni – ci siamo fatti raccontare come è nato questo ambizioso progetto e perché la federazione quest’anno ha scelto proprio loro come i migliori d’Italia

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“[…] i migliori in questo campo siamo noi”. Così cantava Edoardo Bennato in una delle sue composizioni più celebri ed è quello che, se solo non fossero baciati dall’umiltà di chi nella vita si è sudato ogni singolo traguardo, potrebbe dire di sé lo staff della Tennis Training School di Foligno, a cui la federazione ha attribuito proprio di recente l’ambito riconoscimento di miglior scuola tennis italiana per l’anno 2016. Lungo la strada del Sagrantino, in questo incantevole spicchio d’Umbria che dalla piana di Foligno – “lu centru de lu munnu” secondo la tradizione – si inerpica tra filari di viti, cantine e uliveti fino a Montefalco, più che nei collodiani gatto e la volpe ci si può dunque imbattere nel triumvirato, tutto sostanza, allegria e competenza, composto da Fabrizio Alessi, Fabio Gorietti e Federico Torresi. Maestri, nell’accezione più ampia del termine, che non più tardi di una decina di anni or sono hanno dato il là all’ambizioso progetto di portare il tennis già presente in Villa Candida su livelli di assoluta eccellenza. E non poteva esserci location più azzeccata per puntare così in alto se non, appunto, quella assicurata dal celebre edificio settecenteso griffato dal Piermarini – architetto, tra l’altro, anche del Teatro alla Scala di Milano e della Villa Reale a Monza – che lo sport, grazie alla passione della Tennis Training School, ha restituito al suo antico splendore. Che dire, missione compiuta e un valido motivo – per noi di Ubitennis – per celebrare questa bella realtà tutta italiana.

Se tutto intorno il verde ordinato dei prati strizza l’occhiolino al blu cobalto di un cielo per l’occasione eccezionalmente terso, varcata la soglia d’ingresso ci si spalanca un mondo nel quale, ben prima del tennis, è proprio l’uomo con tutte le sue esigenze ad essere il coccolato epicentro. Un mondo in cui l’organizzazione rigorosa dei tempi e degli spazi propria delle attività d’avanguardia come questa, anziché reprimerlo, riesce ad esaltare il concetto basilare di famiglia che qui, entro le mura di Villa Candida che trasudano storia, funge da indissolubile filo conduttore e riecheggia nei pensieri di tutti coloro che abbiamo avuto il piacere di incontrare. Professionalità sì, ma a misura d’uomo. La sensazione positiva che un avventore benché occasionale riesce a percepire rimbalzando tra playground e club house è quella di tornare nella propria città natia al termine di un lungo viaggio, per poi scoprire come tutto, in barba all’incedere inesorabile del tempo, sia rimasto proprio come lo si era lasciato il giorno dell’arrivederci. Quindi, persone indaffarate di tutte le età casualmente si incontrano, si abbracciano e si salutano con un sorriso spontaneo, ed è solo allora che, animate da questo spirito, scendono in campo. Per lavoro o per diletto, per una sessione di allenamento o per un’ora di svago, professionisti affermati o semplici aficionados della racchetta. Tutti, senza alcuna distinzione.

Il compito di far gli onori di casa è toccato a Fabrizio Alessi, Direttore della scuola, socio fondatore nonché tecnico nazionale di lunga data. Approfittando di una disponibilità non comune lo abbiamo intervistato a lungo e quella che segue è la sintesi del nostro incontro.

 

Direttore buongiorno, innanzitutto grazie per l’ospitalità. Ci vuoi raccontare un po’ di questa Tennis Training School?
La Tennis Training School è innanzitutto una scuola tennis che poi è anche circolo. Rispetto a come in genere sono strutturati gli altri club, la nostra può essere definita essenzialmente una scuola – di tennis ma non solo – con una appendice sociale, i soci che giocano. La predominanza è, appunto, la scuola e la nostra missione è insegnare e allenare e ogni nostra risorsa a disposizione è quindi finalizzata a quello. La nostra location è quella di Villa Candida che è stata inaugurata nel 1982 e ha sempre avuto un percorso proprio caratterizzato da una scuola tennis classica; noi come Tennis Training School, invece, abbiamo preso il via da zero, o quasi, solo nel 2007. Io, Fabio Gorietti e Alessio Torresi abbiamo ereditato la situazione precedente con soli otto bambini e da lì ci siamo chiesti se fosse possibile fare qualcosa di innovativo qui in Umbria. La storia di Villa Candida è quella di una ventina di appassionati di tennis che all’epoca rilevarono una villa abbandonata con del terreno intorno e vi crearono un club. Con un lavoro porta a porta hanno cercato i soci che poi sono diventati anche azionisti. Per 10-15 anni il club è quindi andato avanti col volontariato degli stessi azionisti poi la proprietà ne ha dato in gestione le strutture a delle associazioni. Ora c’è la Tennis Training School che, ripeto, sostanzialmente svolge una funzione di insegnamento.

Prima scuola d’Italia 2016 nella classifica stilata dalla federazione. Cosa significa?
Un grande orgoglio. Siamo stati giudicati migliori d’Italia perché ci sono, tra i criteri di assegnazione, dei parametri oggettivi legati sia all’attività individuale dei ragazzi che delle squadre. Ogni ragazzo che si allena qui da noi porta un certo punteggio, poi c’è l’attività dei professionisti a portare anch’essa un punteggio. E così via. Comunque non è stata una sorpresa. L’anno scorso siamo già arrivati secondi dietro al Parioli e per una scuola giovane come la nostra – a Foligno, in Umbria che è una regione di soli ottocentomila abitanti come un solo quartiere di Roma – era già un risultato eccezionale. Essere primi, però, ha significato trovare il nostro nome sulle locandine dei giornali in edicola e finalmente anche la città Foligno si è accorta di noi, di cosa facciamo, della nostra portata. Sembra paradossale ma, se gli addetti ai lavori di tutta Italia già da tempo ci conoscevano e riconoscevano la bontà del nostro operato, era proprio nella nostra città che difettavamo di popolarità ma ora con questo riconoscimento abbiamo colmato questa lacuna. Il Comune, proprio di recente, nella persona del Sindaco ed alla presenza del presidente regionale del CONI e di tutti i nostri ragazzi, ci ha premiato consegnandoci il gonfalone con riprodotto il simbolo di Foligno. Hanno speso parole molto belle che ci hanno fatto enormemente piacere.

Sempre a proposito di visibilità, una mia curiosità. Perché la scelta di rinunciare a priori alla possibilità di creare qui a Foligno una squadra per disputare i campionati nazionali? Non sarebbe un traino prezioso per la vostra immagine?
L’obiettivo dichiarato, come ti dicevo, è quello di allenare perché noi siamo una scuola. La strada è quella dell’alleniamo ma non tesseriamo. Certamente una squadra che disputi la seria A, o la serie B, sarebbe per noi un plus di visibilità ma il mio pensiero a riguardo è che per un socio, un ragazzo che gioca qui da noi o un bambino che inizia un percorso, sia più formativo vedere un Luca Vanni, per esempio, che si alleni qui tutti i giorni. Ammirarne il comportamento, la serietà e la professionalità giorno dopo giorno piuttosto che vederlo scendere in campo sporadicamente giusto qualche week-end all’anno e solo in occasione dei campionati. Siamo come una struttura  matrioska: i ragazzi più grandi osservano e carpiscono i segreti dai professionisti e a loro volta sono presi ad esempio da i più piccoli che si affacciano al tennis. Così si forma un effetto traino benefico per la scuola.

Com’è il vostro rapporto con la Federazione?
Da tre anni siamo anche centro federale (precisamente un Centro Tecnico Permanente, ndr) perché la federazione per l’allenamento dei migliori Under 17, nell’ottica di decentrare l’attività di Tirrenia allargando la base del movimento, ha scelto quattro posti in Italia che sono Bari, Palazzolo sull’Oglio, Vicenza e, appunto, Foligno. Nel nostro caso lo ha fatto probabilmente per la centralità geografica e, soprattutto, perché alle spalle c’è un movimento consolidato di tecnici e giocatori, anche professionisti. Il nostro centro pertanto vive di continue sinergie con il nucleo della federazione. I rapporti sono quindi sempre ottimi intanto perché come ti dicevo poc’anzi ci hanno scelto come sede e di questo non possiamo che essere orgogliosi. Ti faccio un altro esempio. Alessio Torresi, un nostro socio fondatore, da quest’anno è stato assunto proprio dalla federazione e qui ha la sede del Centro Periferico di Allenamento che segue l’attività regionale dei ragazzi di età compresa tra 11 e 15 anni. Torresi, quindi, durante i week end organizza i raduni qui da noi per conto della federazione e così tiene sotto controllo la crescita una cerchia di ragazzini di massimo interesse.

Mi rendo conto sia difficile pensare a come migliorarsi quando si sono raggiunti i vostri livelli di eccellenza. Tuttavia se dovessi fissare un obiettivo per il 2017 cosa sceglieresti?
Il nostro obiettivo è intanto quello di mantenerci su questi livelli e poi di ampliare, in accordo con la proprietà, ulteriormente la struttura. C’è già un progetto in atto e che stiamo ultimando con un amico architetto che prevede la formazione di altri quattro campi in cemento e di creare una foresteria interna alla struttura. Ci auguriamo con ciò di far lavorare meglio sia i ragazzi che i maestri e, perché no, di dare qualche spazio in più ai nostri soci che attualmente non hanno a disposizione tantissime ore di gioco. Mi parli di sponsor? Quali sponsor? Anzi se ne hai ne tu qualcuno da suggerirmi lo annoto volentieri (ride). Sono periodi tutt’altro che floridi anche se limitatamente al tennis non è un brutto momento in quanto a popolarità. Rispetto alla mole di lavoro che svolgiamo abbiamo pochissimi aiuti, qualcosa solo grazie alla generosità di qualche amico. Come scuola abbiamo in atto piccole collaborazioni ma ci auguriamo che per il futuro qualche azienda possa farsi avanti.

Ho avuto il piacere di conoscerli di persona e di vederli allenare. Cosa mi dici dei tuoi professionisti, fiore all’occhiello della Tennis Training School?
Stupendi, con tutti. Nemmeno sembra che siano stati e siano giocatori tra i primi e più bravi al mondo. Sono persone squisite e di grande disponibilità con i ragazzi più giovani. Guarda, ho dietro di te che scorre in televisione l’immagine del calcio, penso che un giocatore di Serie B, tra virgolette, se la tiri molto di più di un tennista che può essere il numero cento al mondo (ride). Gli addetti ai lavori lo sanno bene ma forse il tifoso non conosce appieno la differenza tra i sacrifici che compie un tennista rispetto a quelli, per esempio, di un calciatore ed è forse questa fatica quotidiana che li rende così disponibili, così umili. Non vivo ogni giorno la realtà del calciatore ma mi è capitato in più circostanze di poterlo constatare di persona. Tornando alla scuola, la nostra è una grande famiglia della quale fanno parte dai figli maggiori – i nostri Pro – fino ad arrivare ai nipotini che si approcciano con il tennis. Sono tutti preziosi allo stesso modo e non bisogna mai trascurare nessuno. La storia di Luca (Vanni, ndr) lo dimostra, a 16 anni era solo un quarta categoria eppure col tempo ha ottenuto i risultati che sappiamo.

A proposito di ragazzini, quanto è difficile per le famiglie sostenere le spese connesse all’attività del figlio? E più in generale, c’è nel mondo del tennis un problema irrisolto legato a costi e ricavi?
Il tennis, non è una novità, è uno sport costoso. Non è solo l’allenamento a pesare sul bilancio, ci sono i tornei, le trasferte. Anche i più piccoli adesso sono in giro per l’Europa. L’attività è impegnativa, in base a quanto la famiglia può investire si può creare un percorso ad hoc per il ragazzo. Ultimamente c’è da dire  che la federazione – che non può ovviamente aiutare tutti – i ragazzini di un certo livello prova a supportarli nelle spese. Ma i costi sono alti. Più che a livello nazionale, a livello internazionale si dovrebbe anche trovare un sistema di premiare di più, e meglio, i giocatori che gravitano fuori dai primi 200-300 al mondo. E qui veniamo alla questione montepremi che lontano dai grandi palcoscenici andrebbe a mio parere risolta. Io sono per la meritocrazia, ci mancherebbe, ma sarebbe forse opportuno mettere un limite ai guadagni dei più forti, la questione morale è proprio questa. Uno guadagna uno, due, dieci milioni di euro e poi basta, dai, quanto vuoi guadagnare? Se si mettesse questo tetto, contemporaneamente si potrebbe destinare di più per la seconda fascia di tennisti. Non è possibile che un atleta che vinca un Challenger, che è comunque torneo di alto livello, si porti a casa seimila euro lordi. Non va bene. Secondo me questi giocatori che non sono tra i primissimi dovrebbero essere maggiormente incentivati a continuare nella loro attività e con ciò ne beneficerebbe tutto il movimento. Anche se non so se realmente ci sia questo interesse ad ampliare la base perché, come nel calcio gli ascolti li fa la Champions League e non la Lega Pro, l’interesse ruota tutto intorno alle principali competizioni.

Capitolo finale: ringraziamenti di rito. Carta bianca…
Per cominciare ringrazio tutti i maestri, a partire da Fabio (Gorietti, ndr) in giù. Il lavoro del maestro è prezioso, una passione senza la quale non potrebbe essere svolto 365 giorni all’anno, feste incluse come hai potuto constatare in questi giorni. Poi ringrazio i professionisti che danno l’esempio e che spiegano con i fatti cosa significhi essere un giocatore e, ovviamente, ringrazio la proprietà che ci supporta e ci ha promesso ulteriori aiuti. Ecco, mi viene in mente una cosa che non si fa quasi mai. Spesso non si ringraziano a sufficienza i genitori che sono fondamentali. Mi spiego. In uno sport individuale come il tennis se non ci fossero i genitori sarebbe dura perché, per esempio, ogni ragazzino gioca circa 60 partite l’anno e non sempre può essere seguito direttamente dai maestri e quindi subentrano mamma e papà. Un grazie sentito va dunque ai genitori, disposti a modificare il proprio stile di vita pur di assecondare la grande passione del figlio.

Dopo aver assistito alla sessione mattutina di allenamento, abbiamo più o meno casualmente intercettato – sempre a proposito di disponibilità – Thomas Fabbiano e Luca Vanni.

Thomas, ti rubo solo un minuto. Dimmi quel che ti va sulla Tennis Training School…
Sono arrivato qui ormai quattro anni fa e dal primo momento ho subito trovato l’ambiente giusto, il migliore d’Italia in questo momento, per potermi allenare. La parola più adatta per la nostra scuola è a mio avviso qualità. Il giusto numero di campi e di maestri, tutti preparati e che vanno nella stessa direzione. A Foligno si vive bene. Mi manca la Puglia soprattutto per il clima perché il freddo non è tra le cose che preferisco, ma qui posso sopperire alle mancanze che ci sono dalle mie parti. Il punto forte della nostra scuola è la capacità di migliorarsi di continuo grazie ai piccoli investimenti che ogni anno si fanno. Mi chiedi se chiudo qui la carriera? Può succedere (ride). Per ora ci sono le condizioni migliori per continuare a lavorare.

Chiudiamo con te, Lucone. Stessa cosa, una battuta sulla scuola la vuoi fare?
Non voglio dire la solita ovvietà preconfezionata ad uso giornalistico ma davvero la prima cosa che mi viene da dirti pensando alla nostra scuola e quel che rappresenta è il concetto di famiglia. Qui siamo tutti dei seri professionisti – penso (ride) – chi più bravo e chi meno bravo, ma quello che conta è che ci consideriamo e siamo considerati tutti allo stesso modo, dal primo all’ultimo. É la verità, la cosa che mi viene dal cuore se parlo della mia esperienza nella Training Tennis School è proprio questa.

Per finire, un doveroso ringraziamento va a Roberto Fabbiano che si è adoperato nell’organizzazione della giornata.

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Medvedev sotto pressione, ma carico: “Posso fare grandi cose tra Cincinnati e New York”

Numero 1 a rischio per il russo, reduce dal k.o. contro Kyrgios. Nadal può superarlo, in una battaglia proiettata anche allo US Open dove Medvedev difenderà il titolo

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @miamiopen)

La precoce sconfitta di Montreal contro Nick Kyrgios – uno che, in giornata ‘sì’, può battere chiunque – ha messo un filo di pressione addosso a Daniil Medvedev. Il russo è pronto all’esordio a Cincinnati contro l’olandese Botic Van de Zandschulp (battuto due volte a livello Slam), e sa di non non poter sbagliare se vuole difendere il primo posto nel ranking. Il sorpasso in vetta da parte di Rafa Nadal avverrebbe infatti in caso di successo del maiorchino nel torneo e contemporanea eliminazione di Medvedev prima dei quarti di finale. In ogni caso, è una battaglia destinata a riaccendersi allo US Open dove il 26enne di Mosca – anche qui, pressione non poca – difende il titolo conquistato esattamente un anno fa.

Nell’incontro con i media in apertura del Masters 1000 dell’Ohio, Medvedev ha ricordato come proprio da Cincinnati nel 2019 fa partì la sua ascesa (primo trofeo sollevato in un torneo di questo livello) con l’approdo immediatamente successivo alla finale dello US Open (persa, in quella occasione, proprio contro Nadal). “Arrivai alle 4 del mattino per un ritardo aereo e il giorno dopo avrei giocato il primo turno – ha ricordato -, ero molto stanco, ho iniziato nell’ottica di vedere man mano come mi sentissi. Alla fine sappiamo com’è andata e ho grandi ricordi, specie della semifinale vinta contro Djokovic. Questo torneo non è cambiato, sa offrire una grande atmosfera.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

 

ROAD TO NEW YORK – Della sconfitta con Kyrgios in Canada, onestamente, Medvedev sembra aver smaltito le tossine. Impermeabile (questa volta) anche agli screzi con il pubblico che al solito hanno fatto notizia. Ma senza lasciare strascichi. “È sempre orribile perdere al primo turno – la sua analisi a freddo -, detto ciò, avevo di fronte un avversario di alto livello e ho giocato comunque una buona partita“. Capitolo chiuso, perché è opportuno guardare subito avanti in una coda d’estate per lui così densa di significato: “I risultati delle ultime stagioni qui negli Stati Uniti mi danno fiducia – ha concluso -, credo di poter fare grandi cose sia in questa settimana sia poi a New York. Vincere giocando bene rappresenta ovviamente la strada migliore verso lo US Open, ma va anche detto che il livello di questi primi turni è molto alto, bisogna pensare partita per partita“. Agli ottavi di finale, in proiezione, potrebbe trovare Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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ATP Cincinnati: tiebreak fatali a Berrettini, eliminato da Tiafoe

Terza sconfitta consecutiva per il numero 2 d’Italia, che non perde mai il servizio ma è costretto a cedere al tiebreak del terzo

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Matteo Berrettini - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

F. Tiafoe b. [12] M. Berrettini 7-6 (3) 4-6 7-6 (5)

È un Berrettini decisamente diverso rispetto a quello visto a Montreal, più vivo, più combattivo ma ancora lontano dalla miglior condizione. Va detto che sulla sua strada il numero 15 del mondo ha trovato un avversario in stato di grazia o quasi, un Francis Tiafoe clamoroso in risposta nei momenti decisivi – vedi i due tiebreak – e impenetrabile al servizio nel terzo set (emblematico il 96% di punti vinti con la prima). Dal canto suo, il finalista di Wimbledon 2021 può essere tutto sommato soddisfatto, anche se ovviamente una vittoria avrebbe fatto molto bene al morale. Questo KO è infatti il terzo consecutivo dopo la sconfitta al primo turno a Montreal la scorsa settimana e la finale persa a Gstaad contro Ruud.

IL MATCH Berrettini parte piuttosto contratto in avvio, commettendo tre errori di dritto e uno di rovescio nel primo game. Tiafoe ha subito a disposizione due palle break, sventate dall’azzurro con due seconde che lo aiutano a sbloccarsi. Lo statunitense nel complesso inizia meglio: più reattivo in risposta e meno errori da fondo, ma dopo quattro giochi il punteggio recita 2-2. La testa di serie numero 12, nonostante una mobilità non perfetta, inizia a scaldare i motori, trovando qualche prima in più e una maggiore incisività e profondità coi propri colpi. Il 26enne di Roma non riesce però ad essere pericoloso nei game in risposta, con la partita che scorre via più velocemente: dopo appena 33 minuti Berrettini sale 5-4.

 

Superate le incertezze del primo game del match, l’italiano concede appena tre punti nei successivi quattro turni di battuta, soltanto uno negli ultimi tre. Nel decimo gioco Tiafoe tentenna, incappa in qualche gratuito di troppo e concede un set point al suo avversario, cancellato però con un’ottima prima. Dopo un turno di battuta da sette minuti lo statunitense riesce a salvarsi e, poco dopo, si arriva al tiebreak, che inizia con due gravi errori (uno per parte). Berrettini parte con un doppio fallo, ma Tiafoe restituisce subito il favore sbagliando un dritto decisamente comodo. L’azzurro si porta avanti 3-2 ma, da quel momento, non conquisterà più un punto. Lo statunitense, infatti, orchestra alla grande il punto del 4-3, poi trova due minibreak consecutivi grazie ad altrettante risposte profonde, archiviando 7-6 (3) il primo parziale.

Nel secondo gioco del secondo set Berrettini riesce ad interrompere la striscia di dieci punti consecutivi vinti da Tiafoe (dal 2-3 nel tiebreak del primo parziale all’1-0 0-15 del secondo), portando a casa ai vantaggi il game dell’1-1. Il numero 25 del ranking allenta per un momento la presa, cedendo i primi due quindici ma riuscendo, anche lui ai vantaggi, a tornare avanti nel punteggio. Fino a questo momento la vera differenza tra i due (seppur non così marcata) risiede nella risposta al servizio. È decisamente efficace quella di Tiafoe, come evidenziato in modo lampante nel tiebreak del primo set, mentre è meno penetrante quella di Berrettini, anche considerando che le percentuali di prime in campo dello statunitense non sono così elevate (50% nel primo set, 43% nei primi due giochi del secondo parziale).

Non è un caso, infatti, che la situazione cambi non appena il 26enne romano alzi leggermente il livello con questo fondamentale. Accade nel quinto game, in cui Berrettini trova maggiore profondità fin dall’inizio dello scambio, procurandosi due chance di break consecutive. Basta la prima perché il 24enne del Maryland, forse anche nel tentativo di essere più aggressivo con la seconda, commette doppio fallo. Nel gioco successivo la testa di serie numero 12 va subito avanti 30-0, perde tre punti di fila ma dal 30-40 infila tre prime eccezionali, con cui si salva e sale 4-2. Si gioca ormai nei suoi turni di battuta, ma Berrettini riesce a garantirsi l’opportunità di servire per il set sul 5-4. Annullata con coraggio una pericolosissima palla break, l’italiano conquista 6-4 il secondo parziale, rimandando ogni verdetto al terzo.

Nonostante il set appena perso è Tiafoe a partire meglio, risultando praticamente ingiocabile al servizio. Nei primi tre game il numero 25 ATP conquista sempre i primi tre punti, spianandosi sempre la strada anche grazie al 9/9 con la prima. Sotto 2-3 Berrettini si vede costretto a fronteggiare due break point consecutivi: il primo svanisce grazie al consolidato schema servizio-dritto, mentre nell’occasione successiva è lo statunitense a mandare lunga di pochi centimetri la risposta alla seconda del suo avversario. Il numero 2 d’Italia ringrazia e conquista un game importantissimo, al termine del quale si lascia andare in un urlo liberatorio. Poco dopo, con Tiafoe avanti 4-3, la storia si ripete: Berrettini vince un punto clamoroso sul 15-30, sbaglia con il dritto sul 30-30 ma annulla la palla break con una prima pesante. Con grande fatica l’azzurro si salva ancora ai vantaggi, caricandosi nuovamente: 4-4.

Il copione della partita è ben definito, con il 24enne del Maryland che tiene con grande tranquillità i propri turni di battuta (concedendo soltanto tre punti in cinque giochi) e viene acclamato dal pubblico. Ben più complicati invece quelli del finalista di Wimbledon 2021, che impatta comunque sul 5-5. Tiafoe deve fronteggiare il primo – piccolo – momento di difficoltà del terzo set sul 30-30, ma se la cava e si porta in modo rocambolesco sullo 0-30 nel dodicesimo gioco. Berrettini riesce ad approdare ai vantaggi, annullando un match point incredibile: la risposta dello statunitense colpisce il nastro, l’italiano si avventa sulla palla e attacca con il dritto. Tiafoe tenta il passante incrociato di rovescio e sembra trovarlo: non si sente, infatti, la chiamata dell’occhio di falco live, ma la palla è fuori di una manciata di millimetri. Nei due punti successivi Berrettini trova un ace e un dritto vincente, raggiungendo il tiebreak che, come il resto del match, è estremamente equilibrato. È Tiafoe a trovare il primo minibreak sul 3-3, frutto ancora di una gran risposta che indirizza lo scambio e, tenendo i due servizi successivi, si procura altri tre match point, volando sul 6-3. L’azzurro annulla i primi due, ma al quarto complessivo deve cedere: finisce 7-6 (3) 4-6 7-6 (5) in favore di Tiafoe, che vince meritatamente un match davvero intenso. Questa vittoria per lui assume un sapore ancora più dolce considerando che, prima di questo match, il bilancio di Berrettini nei tiebreak stagionali era di 11-3. Una piccola impresa dunque quella del numero 25 del ranking, che al secondo turno troverà Sebastian Korda.

Il tabellone completo dell’ATP Masters 1000 di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati: Murray vince la maratona con Wawrinka, sarà derby con Norrie. Avanti anche Cilic e Bautista

Accedono al secondo turno anche Schwartzman, Karatsev e Isner. Subito fuori Goffin, Basilashvili scherzato da McDonald

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Andy Murray e Stan Wawrinka, Cincinnati 2022 (foto: twitter @CincyTennis)

È stato un lunedì ricchissimo quello appena trascorso al Western & Southern Open, con diverse battaglie ad intrattenere gli appassionati. Su tutte, non si può che partire dal match del giorno, ossia la sfida numero 24 tra Andy Murray e Stan Wawrinka. Lo svizzero, in tabellone usufruendo del ranking protetto, è stato l’unico ad avere palle break nel primo set (una nel terzo gioco, due consecutive nell’undicesimo), pur non riuscendo mai ad allungare. Ci ha pensato lo scozzese, allora, a portarsi avanti di un set, con due minibreak chirurgici al tiebreak: uno all’inizio e uno alla fine. Wawrinka non aveva però nessuna intenzione di mollare e, facendo forza anche sul suo fantastico rovescio, è riuscito a fatica a pareggiare il computo dei set. Più l’incontro proseguiva e più si alzava il livello di tennis, con i due (ormai non più giovanissimi) costretti a diversi interventi del fisioterapista durante i cambi campo. Alla fine è stato Murray a spuntarla 7-6 (3) 5-7 7-5, commovendosi durante l’intervista post partita e regalando alcune perle di rara bellezza.

Il tennis britannico può sorridere grazie a Sir Andy ma non solo: vince all’esordio anche Cameron Norrie, che sarà proprio l’avversario di Murray al secondo turno. La testa di serie numero 9 prevale – anche in questo caso dopo una lunga battaglia – su Holger Rune, in evidente crisi di risultati. Il danese infatti, dopo la grande stagione sulla terra culminata con i quarti al Roland -Garros, ha inanellato sette sconfitte consecutive, subendo 10 KO negli ultimi 12 incontri. Termina 7-6 (5) 4-6 6-4 in favore del campione di Indian Wells 2021 che, come detto, troverà Murray.

 

In generale si può dire che sia stata un po’ la giornata dei terzi set, dato che pochissimi match si sono conclusi in due. Tra questi da segnalare c’è la roboante sconfitta di Nikoloz Basilashvili, che racimola soltanto un game contro Mackenzie McDonald: 6-0 6-1. Partita a tratti surreale, con 29 gratuiti del georgiano – a fronte di soli 8 vincenti – e un misero 14% di punti conquistati con la seconda di servizio. Decisamente più solido lo statunitense, che al secondo turno raggiunge la testa di serie numero 3 Carlos Alcaraz. Vittoria in straight sets anche per Aslan Karatsev, sempre pericoloso su questi campi (7-5 7-5 a Brandon Nakashima), oltre che per Marin Cilic (6-3 6-3 a Jaume Munar), Marcos Giron (6-3 6-4 a David Goffin) e Emil Ruusuvuori (7-6 6-2 a Jeffrey John Wolf).

A prendersi la scena tuttavia, come detto, sono i trionfatori alla distanza. Il primo è Roberto Bautista-Agut, che rimonta un Francisco Cerundolo ancora a secco di vittorie sul cemento americano: termina 6-7 (5) 6-4 6-2 in favore della testa di serie numero 15. Ora per lui c’è Giron, con vista su un probabile ottavo di finale contro Rafa Nadal. Un’altra rimonta tocca a Diego Schwartzman, che piega 5-7 6-4 6-2 la resistenza di Alex Molcan e raggiunge Karatsev al secondo turno. Profeta in patria John Isner, che conquista il passaggio del turno grazie a due grandi tiebreak in risposta prima che al servizio: nulla da fare per Benjamin Bonzi, steso, 7-6 (11) 3-6 7-6 (4). Per Long John ora c’è l’ostacolo Hubert Hurkacz.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

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