I match dell'anno: del Potro a New York è come a casa

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I match dell’anno: del Potro a New York è come a casa

Ripercorriamo il 2017 attraverso le partite più belle ed emozionanti. Settembre. Juan Martin del Potro regala l’ennesimo successo al quinto ai suoi tifosi battendo Dominic Thiem

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Il mese di settembre non era iniziato neanche da una settimana ma con l’avvicinarsi delle fasi finali dello Slam newyorkese i match memorabili erano nell’aria. Se la parte bassa del tabellone è stata piuttosto acerba sotto questo punto di vista, quella alta non ha deluso le aspettative. E anche se l’attesissimo Federer-Nadal sull’Arthur Ashe Stadium non si è avverato gli incontri da leccarsi i baffi non sono mancati. Quello proposto è la sudata vittoria – l’ennesima – dell’eroe argentino del Potro sul giovane (ancora per quanto?) Dominic Thiem.

IL PRE-PARTITA

Del Potro si è presentato al suo Slam preferito in buone condizioni fisiche e i risultati nei Master Nord-Americani sono stati tutto sommato dignitosi (sconfitta al secondo turno a Montreal con Shapovalov che l’indomani avrebbe battuto anche Nadal, e sconfitta agli ottavi a Cincinnati con Dimitrov che avrebbe poi vinto il torneo). Il suo cammino a Flushing Meadows non aveva avuto sussulti nei primi tre incontri i quali si erano conclusi tutti 3 set a 0. Discorso analogo per Dominic Thiem che a Cincinnati fece leggermente meglio dell’argentino – venendo sconfitto ai quarti da Ferrer – mentre agli US Open aveva perso un solo set contro Taylor Frits nel secondo turno.

 

LA PARTITA

[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4

Se non si conoscesse il personaggio, si direbbe che del Potro è un tennista svogliato che spesso scende in campo senza voglia di lottare e appena il set pende in suo sfavore non fa nulla per riconquistarlo. O almeno queste sono le impressioni che si sono avute nel guardare i primi due parziali del suo ottavo di finale agli US Open. In 75 minuti l’argentino riuscì a conquistare solo tre game contro Dominic Thiem, e se fosse stata una partita ATP entrambi avrebbero già preso le vie degli spogliatoi considerando il netto 6-1 6-2. Per fortuna però del Potro è tutt’altro che svogliato e nel suo arsenale può anche contare su un’arma che non è possibile migliorare in allenamento: il sostegno incondizionato del pubblico. Stando alle parole di chi era presente, il Grandstand da 8000 posti era gremito e persino i posti in piedi completamente occupati. Nel terzo set l’andamento è cambiato in suo favore e il sostegno albiceleste è stato un fattore da non sottovalutare.

Dopo un terzo set di comprensibile calo da parte di Thiem, anche il quarto sembrava aver preso subito la via di Tandil. Agli inizi di settembre tuttavia Dominic non aveva ancora iniziato a mostrare evidenti carenze dal punto di vista mentale (a differenza di quanto accadde nei mesi seguenti, quando persino il suo allenatore sottolineò gli attacchi di deconcentrazione che influirono negativamente sui risultati del suo assistito) ed era ancora un osso duro da battere. Lo dimostra anche la sua capacità di risalire dallo 0-2 fino al 5-3 e portarsi a due punti dalla vittoria. Del Potro a questo punto è costretto a superarsi e si salva con un passante di rovescio (!) anche se subito dopo è lui a scavarsi la fossa. Con qualche errore di troppo concede due match point che alla fine non si giocheranno ma non per l’arrivo improvviso di un temporale, bensì per l’arrivo di due tuoni sotto forma di ace messi a segno dall’argentino. Il fatidico quarto set si chiuderà con un tie-break a senso unico e dal quel punto in poi la strada per palito è tutta in discesa.

Lui l’ha percorsa alla massima velocità, dovendosi comunque scrollare di dosso ancora un paio di volte l’austriaco. Dominic Thiem è rimasto presente fino all’ultimo punto quando, dopo 3 ore e 35 minuti, non ha più trovato la forza mentale e fisica per mettere la pallina in gioco: un doppio fallo ha sancito la fine dell’incontro. Questa vittoria ha dato inevitabilmente slancio a del Potro il quale, dopo un giorno di riposo, ha sconfitto anche Roger Federer guadagnandosi così una semifinale Slam, (traguardo che gli mancava da Wimbledon 2013), ma questa è un’altra storia.

Insomma del Potro ci ha abituato a partire lentamente nei match per poi dare il meglio di sé quando si giunge alle fasi conclusive. Ci si augura che la sua carriera possa seguire un andamento analogo e, dopo anni costellati da infortuni (e uno Slam che sembra risalire ad una vita precedente) possa arrivare il trionfo della consacrazione.

https://www.youtube.com/watch?v=C34ZxGHrbAU

PERCHÉ PROPRIO QUESTA?

La seconda metà del 2016 era stata per del Potro ricca di successi: una medaglia olimpica, un titolo ATP e in compagnia dei suoi connazionali aveva portato a casa per la prima volta l’insalatiera. Tutti questi risultati (che comunque non lo ripagano della lunga assenza dal circuito) avevano indotto i suoi tifosi a sperare in qualcosa di più in questo 2017 e con l’avvicinarsi degli US Open, viste anche le assenze illustri, era inevitabile non tornare con la mente indietro al 2009. La vittoria contro Dominic Thiem ha aperto le porte alla possibilità di compiere di nuovo il miracolo: battere nello stesso torneo Federer e Nadal per trionfare a New York. La netta sconfitta con lo spagnolo gli ha impedito di bissare l’impresa (altrimenti davvero si sarebbe dovuto preparare il fascicolo da presentare a Bergoglio per la canonizzazione) ma anche questa è un’altra storia. Quella che vi abbiamo proposto qui invece è a lieto fine.

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ATP

Hyeon Chung, tra quella carriera rotta e il sogno di tornare, riprende ad allenarsi

Il 26enne sudcoreano annuncia, tramite un video su Instagram, il ritorno in campo con una racchetta in mano

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Hyeon Chung - Australian Open 2018 (@RDO foto)

24 gennaio 2018, più di quattro anni fa, forse non tanti, ma neanche così pochi. In uno sport, possono essere una vita; nella carriera di Hyeon Chung, appaiono un’era geologica. Quel giorno di gennaio, battendo Tennys Sandgren, il sudcoreano trovò una clamorosa semifinale Slam all’Australian Open, tra le imprese più incredibili nel tennis degli ultimi anni, contando che sul suo cammino aveva anche eliminato Djokovic in ottavi di finale. Sembrava il trampolino verso qualcosa di grande, una carriera da ricordare… ma dall’ora più lucente subito venne il buio più nero. Giocò bene qualche altro mese, arrivò in top 20, per poi iniziare a spegnersi gradualmente, e negli anni definitivamente crollare. Il ragazzo, classe 1996, ha sofferto di vari problemi fisici, che lo hanno più volte portato sotto i ferri, impedendogli di regalarsi quel sogno di una carriera, di una vita, brevemente accarezzata e troppo bruscamente interrotta.

L’ultima partita ufficiale risale ormai al 23 settembre del 2020, una sconfitta in due set contro Renzo Olivo alle qualificazioni del Roland Garros. Da allora, il nulla più totale, se non allenamenti fisici, stretching e perfezionamento del corpo, con la racchetta che sembrava ormai un’utopia. Eppure ieri, un fulmine a ciel sereno sul suo profilo Instagram: un video di Chung che si allena, che tira a pieno braccio con quella racchetta che tanto aveva fatto sognare lui, il movimento asiatico e tanti appassionati, accompagnata da una semplice descrizione: “Hello!. Non ci è dato sapere se e quando tornerà Hyeon Chung, né come lo farà, ma possiamo avere la certezza che quel sogno proibito (così lo definì nella sua rubrica “Chi l’ha visto” a gennaio il nostro Marco Lorenzoni) stia piano piano tornando sui binari che riavvicinano alla realtà.

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ATP

ATP/WTA Cincinnati, teste di serie: guidano Medvedev e Swiatek, attenzione a Nadal. Presenti anche Berrettini e Sinner tra i favoriti

Intriga la presenza del maiorchino dietro il russo, sempre imprevedibile la WTA da Iga in giù

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Se c’è una cosa che ci porteremo in dote, come monito ancor più presente del passato, da questa gita in Canada (specie con l’ATP a Montreal) è che spesso le teste di serie lasciano il tempo che trovano. Dei primi 5 del tabellone maschile, ben quattro di loro (tranne Ruud, la quarta tds) sono usciti all’esordio in questa Rogers Cup, in una notte di San Lorenzo che ha visto cadere un bel po’ di stelle, come ha ben analizzato Carlo Galati. Ma la cosa più bella della frenetica estate tennistica americana, è proprio che non c’è neanche il tempo di recriminare che già si gioca la settimana dopo un altro torneo importante, dato che il tour si sposterà a Cincinnati per un altro 1000 combined (sia maschile che femminile), il cui sorteggio del tabellone principale si terrà a mezzanotte tra venerdì a sabato ora italiana, ovvero alle 18:00 ora locale..

E le teste di serie, come spesso capita, sono molto simili all’Open del Canada. Partendo dall’ATP, il seed è guidato da Daniil Medvedev, n.1 al mondo, ma stavolta dietro di lui al n.2 c’è Rafael Nadal, pronto a rientrare in pista alla caccia della prima piazza del ranking (che raggiungerebbe in caso di vittoria e sconfitta del russo prima dei quarti), che completa i big 4 del torneo insieme a Carlos Alcaraz e Stefanos Tsitsipas, entrambi in cerca dello splendore perduto. Per quanto riguarda gli italiani, Matteo Berrettini perde una posizione nel seed, passando da undicesima a dodicesima forza, ma comunque non avrà agli ottavi nessuno dei primi 4 da sorteggio; e idem per Jannik Sinner, che scivola alla decima posizione tra le teste di serie, avendo perso i 500 punti di Washington 2021. Di seguito l’elenco dei magnifici 16 (noterete l’assenza di Nick Kyrgios, ancora una mina vagante, un rischio all’esordio):

  1. Daniil Medvedev (RUS)
  2. Rafael Nadal (ESP)
  3. Carlos Alcaraz (ESP)
  4. Stefanos Tsitsipas (GRE)
  5. Casper Ruud (NOR)
  6. Andrey Rublev (RUS)
  7. Félix Auger-Aliassime (CAN)
  8. Hubert Hurkacz (POL)
  9. Cameron Norrie (GBR)
  10. Jannik Sinner (ITA)
  11. Taylor Fritz (USA)
  12. Matteo Berrettini (ITA)
  13. Diego Schwartzman (ARG)
  14. Marin Cilic (CRO)
  15. Reilly Opelka (USA)
  16. Roberto Bautista (ESP)

Le teste di serie della WTA sono invece fondamentalmente invariate rispetto a questa settimana, sempre guidate dall’inarrivabile Iga Swiatek, ancora in gara a Toronto in attesa di partire per l’Ohio, seguita da Kontaveit, in pienissima crisi di risultati ma ancora alla seconda piazza delle favorite, e da Badosa, Sakkari e Jabeur a completare la top 5 a Cincinnati. Le grandi incognite sono proprio le condizioni della spagnola e della tunisina, costrette al ritiro in Canada, che certamente possono dire la loro in un tabellone come sempre apertissimo per le signore. Ancor di più alla luce dell’assenza tra le 16 di giocatrici del calibro di Collins, Krejicikova, Rybakina, Kvitova, la rediviva Andreescu, che al primo turno possono essere un ostacolo davvero duro. Ecco le forze del tabellone alla vigilia:

 
  1. Iga Swiatek (POL)
  2. Anett Kontaveit (EST)
  3. Paula Badosa (ESP)
  4. Maria Sakkari (GRE)
  5. Ons Jabeur (TUN)
  6. Aryna Sabalenka (BLR)
  7. Jessica Pegula (USA)
  8. Garbiñe Muguruza (ESP)
  9. Daria Kasatkina (RUS)
  10. Emma Raducanu (GBR)
  11. Coco Gauff (USA)
  12. Belinda Bencic (CAN)
  13. Leylah Fernández (CAN)
  14. Karolina Pliskova (CZE)
  15. Simona Halep (ROM)
  16. Jelena Ostapenko (LET)

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ATP

ATP Montreal, ad Alcaraz è fatale la tds n.2: “È la prima volta che non riesco a gestire la pressione”

Tommy Paul: “La chiave di volta del match? Quando ho compreso che la fuga di Carlos era dipesa da un vistoso calo del mio livello, e non da un innalzamento del suo”

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Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022
Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022

Dopo essersi dati battaglia per oltre tre ore e venti di partita, Carlos Alcaraz e Tommy Paul si sono presentati in sala stampa, ovviamente con stati d’animo diametralmente opposti. Di seguito i passaggi più rilevanti delle loro conferenze post partita, partendo da quella di Carlitos

ALCARAZ CONTRO SE STESSO – Pur riconoscendo la grande prestazione di Paul, in alcuni tratti della partita si è avuta la sensazione di assistere ad una lotta dello spagnolo contro sé stesso: “In parte sì. Direi che non ho potuto mostrare la mia migliore prestazione qui. Ma come ho sempre detto, nei primi round di ogni torneo, devi combattere contro i tuoi avversari e, naturalmente, anche contro te stesso. Ovviamente è stato difficile gestire quei momenti, sapendo che non mi stavo esprimendo al massimo delle mie possibilità. Naturalmente, quindi, è stata anche una lotta con me stesso”.

Quale sarà stato il punto di svolta del match, l’eccezionale livello mostrato dall’americano o gli errori di Carlos? L’allievo di Ferrero sembra avere le idee chiare: “Ho avuto delle possibilità. Ovviamente sono stato un break sotto nel secondo set, ma ho avuto l’opportunità di vincere la partita. Però mi è mancato molto. Ovviamente lui ha giocato davvero bene nei momenti difficili. In conclusione quindi direi, un mix di entrambi: lui ha giocato alla grande e io non ho mostrato il mio meglio”.

 

Il 19enne murciano ha sicuramente fatto vedere le migliori cose, nella fase conclusiva del match, quando ha cancellato quattro match point. Quindi quantomeno, potrà comunque portarsi a casa degli aspetti positivi da questa sconfitta, ma la delusione e la rabbia per la prestazione messa in campo non possono lasciare tranquillo il giovane iberico: Sono arrabbiato in questo momento. Ho avuto concrete possibilità per strappargli il servizio all’inizio del terzo set. Ricordo ad esempio alcuni punti, in quel frangente di gara, che stavo dominando e che alla fine però ho perso prendendo decisioni sbagliate. Questo chiaramente mi ha provocato parecchia frustrazione. Forse solo alla fine del terzo set, quando ho annullato quei match point sul 5-3 con Tommy al servizio, ho giocato alla grande. Probabilmente quella è stata l’unica parte della partita in cui ho visto veramente il mio gioco”.

Il n. 4 del mondo si rivela come sempre, molto sincero, riconoscendo caldamente che questa prima volta da n. 2 del tabellone in un torneo così importante gli è costata un brutto scherzo, facendo sì che si trovasse impreparato nel gestire la pressione derivante da un simile status: “In questo momento quello che posso dire, è che si tratta della prima volta in cui non sono riuscito a gestire la pressione. Ho sentito la pressione di essere la testa di serie n. 2 in questo tipo di tornei, da n. 4 al mondo. Era la prima volta che sentivo quella pressione e non sono riuscito a gestirla. Tutto quello che posso affermare, dopo questa partita è che devo allenarmi, devo essere pronto ad avere questa pressione, ad avere questo tipo di momenti e ad imparare a gestirli. Questo è tutto ciò che posso dire in questo momento”. Sulla programmazione a medio termine, il modus operandi è modello Berrettini: ancora qualche dì nella città dell’Ontario e poi dritti verso l’Ohio per il Wester&Southern : “In questo momento penso di passare qualche giorno qui a Montreal e poi concentrarmi su Cincinnati. Devo allenarmi, come ho detto, per prendere delle lezioni da questa partita, cercando di essere al mio massimo a Cincinnati”.

PAUL BRAVO A RITROVARSI NEL MOMENTO PIU’ DIFFICILE – Per il campione del Roland Garros junior 2015, la vittoria su Alcaraz rappresenta un scalpo di enorme prestigio, tuttavia ci tiene a ricordare il valore di ogni singola vittoria, le quali sono propedeutiche a costruire quell’indispensabile stato di fiducia per un tennista: “Sì, voglio dire, penso che ogni vittoria crei fiducia. D’altro canto si sente di giocatori, che abbassano il livello delle competizioni a cui partecipano, per sfidare avversari di livello inferiore e costruire fiducia nei loro mezzi. Penso che ogni vittoria aggiunga fiducia e la costruisca. Ovviamente più batti i migliori giocatori, più grande sarà la soddisfazione e il prestigio del successo”. Tommy con questa vittoria ha centrato la terza vittoria della carriera contro un Top Ten, descrive come si sente ad affrontarli: “Sicuramente è difficile non essere pieni di adrenalina. Quando gioco, ad esempio, contro avversari di questo livello sono davvero eccitato, mi sveglio la mattina alle 6:45 e non penso che sia così male (sorridendo).

Anche al 25enne del New Jersey viene chiesto un parere su quale potrebbe essere stato il momento di rottura dell’incontro. Questa la disamina di Paul: “Probabilmente il momento di svolta è stato molto prima del match point che ho cancellato, direi quando era sopra 4-1. Ero dalla parte del mio allenatore, mi ha detto che avevo abbassato il mio livello. Allora mi ha indicato la strada per rialzarlo. E mi è bastato pochissimo per rendermi conto subito, che rispetto all’equilibrio del primo set ero calato, lui aveva solo mantenuto quel livello ma non era salito esponenzialmente. Questa era la differenza. Quindi ho cambiato mentalità, ho ripreso il mio livello e gli ho fatto davvero guadagnare il secondo set: qui il match è svoltato, se voleva vincere doveva sudare, io non gli avrei regalato la partita”.

In conclusione viene chiesto al n. 34 ATP se in campo ha percepito la frustrazione di Alcaraz nel vedersi scippare l’incontro, subendo la rimonta. L’americano scherza sulle parole del baby prodigio di El Palmar, in merito al peso di ricoprire il ruolo di secondo favorito dell’evento, dichiarando che spera un giorno di poter godere anche lui della tds n. 2 in torneo così importante: “No, non è qualcosa a cui stavo pensando in campo. Immagino che probabilmente aggiunga un pò di pressione in più. Voglio dire, mi piacerebbe essere il n. 2 qui un giorno e quando lo sarò potrò dirvi cosa si prova (sorridendo). Chiunque poi abbia un set e un break di vantaggio e finisce alla fine per perdere, sarà frustrato”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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