Nei dintorni di Djokovic: Petar Popovic, l'uomo dei sogni

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Nei dintorni di Djokovic: Petar Popovic, l’uomo dei sogni

Con lui Andrea Petkovic è diventata top 10. E Ivo Karlovic è arrivato nei quarti a Wimbledon e a 36 anni in top 20. Ora con Krajinovic, dopo aver sfiorato la vittoria in un “1000”, insegue un altro sogno: la top ten ATP

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Il nome di Petar Popovic è diventato improvvisamente famoso due mesi fa, quando le immagini della sua esultanza per la vittoria nella semifinale del Masters 1000 di Parigi-Bercy del giocatore da lui allenato, Filip Krajinovic, hanno fatto il giro del mondo su Internet. In effetti la manifestazione della sua gioia era stata, a dir poco, colorita: un coach che festeggia la vittoria del suo giocatore togliendosi la maglietta e rimanendo a torso nudo in tribuna non è di certo una cosa che si vede tutti i giorni nel tennis professionistico (e non solo nel tennis). Ma tra gli addetti ai lavori e gli appassionati più esperti, il 35enne allenatore serbo era molto ben conosciuto da diversi anni. E non per dei comportamenti fuori le righe, ma per i risultati ottenuti dai suoi giocatori. Popovic ha infatti iniziato la carriera di allenatore nel 2009, dopo aver smesso di giocare l’anno prima, a soli 26 anni (best ranking in singolare n. 411, nel 2005). Una carriera che lo ha visto seguire sempre giocatori di alto livello, sia a livello ATP che WTA. Ha infatti iniziato con il croato Ivo Karlovic, ai tempi top 30, con cui ha lavorato tra il 2009 ed il 2010. Ha poi proseguito con l’allora ventiduenne tedesca di origine serba Andrea Petkovic, che si trovava attorno alla 40esima posizione mondiale, che ha affiancato dal 2010 al 2013. È tornato poi ad essere il coach di “dr. Ivo” dal 2014 fino allo scorso agosto, quando è iniziata l’attuale collaborazione con il connazionale Filip Krajinovic.
Della sua carriera, dell’incredibile settimana vissuta con Krajinovic a Parigi e dei prossimi obiettivi che insieme al suo giocatore si sono posti per il 2018, l’allenatore nativo di Novi Sad ha parlato in esclusiva con il sito serbo b92.net.

Partendo da una riflessione sulla sua carriera e sui giocatori che ha allenato.
“In questi anni ho allenato tre giocatori completamente diversi, come profilo e visione del gioco, e con metodi di allenamento totalmente differenti. Con Andrea Petkovic abbiamo lavorato molto sul cambio di ritmo – usare bene lo slice, alzare le traiettorie, accelerare al momento giusto e variare il gioco. A Karlovic ho cercato di far capire come per lui fosse necessario rischiare molto di più con la seconda di servizio, attaccare col serve&volley e colpire meno palle possibili. Filip è diverso dagli altri due – abbiamo cercato di farlo giocare più vicino alla riga di fondo in modo che non lasci troppo campo agli avversari. Ha sempre avuto colpi fantastici e da questo punto di vista non ho toccato niente, ma aveva il grosso problema di stare troppo indietro rispetto la riga di fondo. Considerando che ha dei colpi molto puliti, tutto questo significava concedere troppo tempo agli avversari per colpire e questo non puoi permettertelo, neanche contro il n. 70 al mondo. Adesso sta con i piedi sulla linea di fondo, gioca un tennis simile a quello di Davydenko e questo riescono a farlo in pochi. Krajinovic è estremamente veloce, ha talento ed è tecnicamente completo, ha le capacità per giocare in questo modo. Per ogni giocatore imposto un metodo di allenamento specifico, sulla base delle sue esigenze: non si possono allenare allo stesso modo Nadal e Karlovic. Ogni giocatore lavora su ciò che è necessario per imporre il proprio gioco all’avversario. È il metodo di lavoro che differenzia i top 20 dagli altri.”

Curioso notare come da allenatore Popovic abbia frequentato esclusivamente quel massimo circuito professionistico che da giocatore non era riuscito nemmeno a sfiorare, dato che non si era spinto oltre a qualche secondo turno a livello Challenger. E come da coach sia riuscito a far realizzare ai suoi giocatori quelli che probabilmente erano stati i suoi sogni di tennista e che aveva dovuto lasciare nel cassetto. Nel primo periodo in cui collaborò con Karlovic arrivarono gli unici quarti di finale a livello Slam mai raggiunti dal gigante croato, a Wimbledon nel 2009. Insieme a lui Andrea Petkovic si spinse fino alla top ten, diventando n. 9 WTA del 2011. E ancora, parlando dei risultati raggiunti con Karlovic tornati a lavorare assieme, tre titoli ATP 250, la prima finale in un 500 e il ritorno a 36 anni – dopo sette anni di assenza – tra i primi venti giocatori al mondo.
“Ho cominciato con Karlovic. Abbiamo lavorato insieme per circa un anno, fino a quando sono iniziati i problemi al tendine di Achille ed ha dovuto operarsi. Abbiamo interrotto la nostra collaborazione e ho iniziato a lavorare con Andrea, che fino a quel momento non era mai entrata tra le prime trenta al mondo e non aveva mai battuto una top 20. Siamo riusciti ad entrare nella top 10, è stato un risultato eccezionale. Dopo ho ripreso con Karlovic, quando tutti pensavano fosse pronto per la pensione dato che era da un po’ che viaggiava attorno alla centesima posizione. Ogni anno doveva lottare sino all’ultimo torneo della stagione per riuscire ad entrare nel main draw degli Australian Open. Ivo ed io abbiamo realizzato un piccolo miracolo – è entrato nei top 20 a 36 anni e mezzo, una cosa incredibile.”

 

Come detto, con Filip Krajinovic la collaborazione è iniziata da qualche mese. Merito soprattutto delle insistenze del 25enne di Sombor, a sentire Popovic.
“Al termine dello scorso torneo di Wimbledon ho concluso la collaborazione con Karlovic e l’ho comunicato sui social. Dopo 10 minuti mi arriva un messaggio di Filip. È stato il primo contatto ufficiale: mi ha detto che desiderava che lavorassimo assieme, ma io volevo prendere un po’ di fiato. Ho riflettuto sulle varie opzioni, sulla direzione che volevo dare alla mia carriera: per la precisione se continuare con un “pro” oppure lavorare per qualche federazione, dato che in molti mi avevano contattato. Dovevo riflettere, ma lui ha continuato ad insistere. Ho capito che era estremamente motivato e che voleva veramente che lavorassimo insieme. Dopo 4-5 giorni gli ho mandato un messaggio per dirgli che ero pronto: in quello stesso giorno lui è venuto a Novi Sad, siamo andati a cena e ci siamo messi d’accordo su tutto. Tutto il resto è storia nota.”

La storia nota è che Krajinovic ha “svoltato”. Lui che sino al settembre scorso era stato capace di entrare a fatica e solo per poco tempo nei top 100, con i picchi rappresentati dal n. 86 nel 2015 e n. 87 nel 2016, oggi è n. 34. Da fine agosto, dopo essere stato eliminato al secondo turno delle qualificazioni degli US Open, sino al termine della stagione il suo score è stato impressionante: 26 vittorie e 4 sconfitte. Vediamolo nel dettaglio. Tornato da New York, a livello Challenger, dopo due semifinali a Como e a Siviglia, vince due tornei di fila, a Roma e ad Almaty, senza perdere un set. Poi passa al circuito ATP. A Mosca supera le qualificazioni e torna nel tabellone principale di un torneo del circuito maggiore dopo più di un anno (Umago 2016) e perde al secondo turno, che non raggiungeva da più di un anno e mezzo (Sofia 2016). Ma il bello deve ancora venire. Si qualifica per il main draw del Masters 1000 di Parigi-Bercy battendo due top 100 nelle qualificazioni (il n. 64 Pella ed il connazionale Djere, n. 90), supera Sugita (n. 38), Querrey (n. 13) e Mahut (n. 111 ma già n. 37, che aveva appena eliminato il n. 11 Carreno Busta), sfrutta il forfait di Nadal per entrare in semifinale e poi elimina il n. 14 del ranking John Isner, regalandosi la prima finale ATP, lui che al massimo era arrivato in semifinale in un 250 (a Belgrado nel 2010), dove si arrende solo al terzo al futuro top 10 Jack Sock. A fine agosto era n. 126, il giorno dopo la finale parigina si trova in 33esima posizione: veramente una cosa da sogno.
“Quello che ha fatto a Parigi-Bercy è stato eccezionale. Io ero l’unico che dall’inizio credeva in lui, ha sorpreso tutti. Ha giocato in modo fantastico ed ha dimostrato che può giocarsela con tutti. È stato un torneo da sogno, ha battuto diversi ottimi giocatori, Sugita, Querrey, Mahut, Isner. In particolare è stato impressionante contro Isner. Io ci credevo e glielo avevo detto che poteva farcela, se giocava in modo aggressivo e colpendo da vicino la riga da fondo, ma ha comunque stupito anche me, con Isner che ha servito sopra l’80% e con velocità superiori ai 220 km/h. E considerato anche che non avevano mai giocato contro e che a Filip non piace affrontare giocatori così, che non gli danno ritmo.”

Doveroso un commento su quell’esultanza al termine del vittorioso match con Isner che lo ha reso popolare su Internet.
“Ora capisco bene cosa provano i calciatori che si tolgono la maglietta dopo aver segnato, anche se sanno che si prenderanno l’ammonizione. Sei in trance, non riesci a controllarti. È stata la seconda volta che ho vissuto un’emozione simile, la prima fu nel 2009 quando Karlovic arrivo nei quarti a Wimbledon. Ero agli inizi della mia carriera da allenatore e vivere un’emozione del genere… Io sono uno che si fa coinvolgere molto in queste situazioni, sono un vero fanatico del tennis, questo sport rappresenta tutta la mia vita. Ogni vittoria per me ha un valore, specie poi una dopo un match folle come è stato quello con Isner.”

L’esultanza è stata anche un modo per il coach serbo di scaricare l’enorme tensione accumulata. Perché in tribuna un coach soffre, eccome se soffre.
“Premesso che per un giocatore è più difficile, non è facile neanche per l’allenatore perché non può in alcun modo influire su quanto sta accadendo in campo. Nel tie-break del terzo set io avrò avuto sicuramente i battiti a 200. Nonostante i miei successi e la mia esperienza. Ma sapevo quanto fosse importante ed ero impotente. Si scatenano emozioni enormi: sarei entrato in campo perché neanche quando giocavo mi è mai capitato che il cuore mi battesse così forte come in quella semifinale. Però, ripeto, è stato difficile ma non posso dire che lo sia stato più che per Filip che ha dovuto superare un giocatore come Isner.”

Krajinovic nei giorni immediatamente successivi al suo exploit parigino ha rivelato che non lo credeva possibile, tanto che aveva già preso i biglietti per andare a vedere a Londra la partita di Europa League della Stella Rossa di Belgrado. Dichiarazioni che sono sembrate avvalorare la tesi sostenuta da molti in questi anni, ovvero che il talentuoso tennista di Sombor non avesse la serietà e la convinzione necessarie per ottenere a livello professionistico quei successi che tanti in Serbia si aspettavano da lui dopo i grandi risultati ottenuti a livello juniores.
“Non si trattava di mancanza di serietà, lui è un vincente nato. A 16 anni era tra i primi 5 al mondo ed era dotato di quella sana arroganza sportiva necessaria per puntare in alto, ma a causa delle circostanze l’ha persa. Lo hanno limitato gli infortuni, ha giocato tornei minori e quindi con il tempo gli è venuta a mancare. Sinora aveva giocato, forse, dieci partite contro i migliori e non aveva mai vinto. Li vedeva solo alla televisione e pensava fosse un altro sport, irraggiungibile per lui. Forse l’ha aiutato anche la mia esperienza, che in questi anni ho allenato ad alto livello. Io sono certo che quando riesce ad esprimere il suo tennis, non ci sono differenze rispetto ai giocatori che gli stanno davanti in classifica. Quando gioca come sa, per lui non ci sono limiti.”

Da questo punto di vista, per il tennista di Sombor ha significato molto anche il supporto di Novak Djokovic.
“Anche per me significa molto il supporto di Novak, non solo per Filip. Mi piace stare in sua compagnia, a Parigi siamo andati insieme a cena e abbiamo trascorso tre ore assieme. Dico sempre che dobbiamo passare quanto più tempo possibile con persone come lui, perché ci spingono in alto. Sono grandi campioni, hanno sempre il consiglio giusto da darti ed ogni momento passato con loro vale oro.”

La domanda che si pongono ora gli addetti ai lavori ed appassionati serbi è ovvia: Krajinovic nel 2018 riuscirà a confermare quanto di buon ha fatto vedere nell’ultima parte della stagione? Ma Popovic è uno che con Karlovic e Petkovic si è abituato a puntare in alto e non intende certo smettere adesso: lui nel 2018 del suo nuovo allievo non vede una conferma, ma una ulteriore crescita.
“Ai giornali serbi ho parlato dei piani 2018 e forse sarò sembrato completamente pazzo, ma io sono un visionario e sapevo che sarebbe diventato un top 20 quando è entrato nei primi cento ed ha conquistato il Challenger a Roma. Sono convinto che riuscirà a farcela. Ecco, mi piacerebbe riuscisse ad entrare tra i primi 16 prima del Roland Garros. Sarà estremamente difficile perché significa che nei tornei da qui fino a maggio deve essere in grado di ottenere almeno quattro grandi risultati, ma perché no? Insieme sogniamo di entrare nei top 10 – questo è l’obiettivo, ma significa anche entrare in una dimensione del tutto nuova. La nuova stagione sarà molto dura perché tornano Djokovic, Murray, Wawrinka, Nishikori, Raonic… L’obiettivo è difficile, ma noi sogniamo. Innanzitutto speriamo che Filip sia sempre sano, ma dobbiamo anche considerare che giocando ad un altro livello ci saranno anche più sconfitte. Dovrà abituarsi a questa situazione perché nel 2017 ha giocato per la maggior parte a livello Challenger e ha perso raramente. Qui è dove dimostrerà se è un campione – se riesce a mantenere l’intensità degli allenamenti, la positività e la voglia nonostante le sconfitte, mi dimostrerà che è pronto per la top ten.”

Sognare in grande costa esattamente come sognare in piccolo. Questo Popovic lo ha capito da tempo. Alzare l’asticella al massimo possibile, anche leggermente più in là di quello che ritieni possibile, è una delle caratteristiche necessarie a raggiungere i tuoi obiettivi. Soprattutto quando sei consapevole del tuo valore. Adesso, dopo Parigi-Bercy, Filip Krajinovic lo è, come ha sottolineato Popovic nell’intervista sempre riferendosi alla vittoriosa semifinale contro lo statunitense Isner.
“Forse sembrerà folle quello che dico, ma sapevo che aveva quel tennis dentro di sé e che doveva solo mostrarlo sul campo. Mostrarlo agli altri e – la cosa più importante – a se stesso.”
Già, perché ora anche Krajinovic (che questa settimana a Doha ha iniziato la stagione essendo per la prima volta testa di serie in un torneo ATP: tanto per restare in tema di sogni che si realizzano, anche se la sconfitta all’esordio contro Gojowczyk è stato un brusco risveglio e la conferma delle parole del suo coach sul fatto che quest’anno sarà dura) ha capito che può e deve sognare in grande.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

 

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Franchetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

 

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Nadal: “Wimbledon? Sia l’ATP che il torneo hanno una parte di ragione”

Le parole di Rafa dopo l’esordio vittorioso in tre set su Thompson: “E’ stato un buon esordio, ma devo migliorare in tutto”

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Dopo i dubbi romani legati alle sue condizioni fisiche che hanno seguito la sconfitta contro Shapovalov, Nadal torna vincente e lo fa a Parigi con la vittoria n.299 in una prova slam, ai danni dell’australiano Jordan Thompson. Il piede che lo tormenta? Per ora è un ricordo lontano. La testa adesso è proiettata a fare bene, una partita alla volta, un passo alla volta. Ecco le parole dello spagnolo durante la conferenza stampa.

IL MODERATORE: Quanto eri felice della tua prima partita qui al Philippe Chatrier?

RAFAEL NADAL:Beh, è ​​un buon inizio, ovviamente, tre set filati. Questo è tutto. Voglio dire, ho giocato bene per un po’. Ci sono cose che potrei fare meglio e che devo fare meglio. Ma è un inizio positivo, e questo mi dà la possibilità di avere un altro giorno di allenamento domani e poi un’altra possibilità dopo domani”.

 

D. Passando al secondo round. Hai detto che c’erano alcune aree che vorresti migliorare. Quali sono queste aree? È questo il tipo di partita del primo turno che ti aspettavi di avere?

RAFAEL NADAL: “Non prevedo le cose (sorridendo). Non lo so. Ho bisogno di migliorare in tutti i modi. Penso di aver bisogno di migliorare il mio movimento, per qualche istante la velocità del mio diritto, la velocità di palla, che penso potrebbe essere migliore e dovrebbe essere migliore. È vero che ho fatto le cose bene, per un po’ è andata bene. È vero che oggi le condizioni erano più pesanti del solito qui, molto umido, il campo lento. Non so perché. Non so perché oggi il campo fosse molto umido, avendo il tetto sopra per molto tempo. Sì, voglio dire, sono contento della performance, comunque, no? È stato un inizio positivo. Poi ovviamente sono un tipo di giocatore che cerca sempre qualcos’altro, cose da migliorare. È quello che cercherò di trovare negli allenamenti di domani e poi nella prossima partita”.

D. Sembravi abbastanza in forma, almeno per il primo set e mezzo, ma come sta il tuo piede in questo momento? Come va l’infortunio? Con questo infortunio tu hai giocato solo cinque partite sulla terra rossa prima di Parigi, com’è il tuo livello di fiducia rispetto agli anni passati?

RAFAEL NADAL: “Ovviamente la fiducia è maggiore quando vinci Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid o Roma. Senza dubbio le cose in questo mondo sono facili da capire, no? Quando vinci più partite e più tornei, hai più fiducia. Anche gli avversari lo sentono e alla fine sei più abituato al livello che devi giocare per vincere le partite. Quando questo non è il caso, le cose sono diverse. Ma non mi sarei mai aspettato di vincere 15 Monte-Carlo e Roma, quindi questa è la situazione oggi. Mi sono infortunato, e basta. Quello che è successo è passato, ed eccoci qui. Siamo al Roland Garros. Sono qui per fare del mio meglio. E come è il mio livello di fiducia, come sarebbero le cose o se non mi fossi fatto male, non lo so. Non lo sapremo mai. Non sono un grande fan del pensare alle cose che potrebbero accadere se — “se” è una parola pericolosa. E poi è il momento di accettare il momento, di accettare la situazione e di avere la fiducia per mettere tutti i miei sforzi in ogni singolo giorno, per migliorare sempre di più. Vediamo fino a che punto posso andare avanti”.

D. La mia domanda non riguarda la partita di oggi, ma Toni, tuo zio ed ex allenatore, che ora è consigliere di Felix Auger-Aliassime. Cosa ti ha dato all’inizio della tua carriera e che tipo di allenatore è? Cosa può dare a Felix nella sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Beh, più di ogni altra cosa è mio zio, quindi quello che mi ha dato è: tutto. Gioco a tennis grazie a lui. Se sono un giocatore professionista, senza dubbio è merito suo, no? Per il resto è una domanda per Felix, non più per me. Puoi chiedergli quali sono le cose che sente che Toni gli porta, e sono sicuro che Toni può aiutarlo e lo sta aiutando in modo positivo. Ha molta esperienza ed è appassionato di questo sport. È intelligente, no? Sa molto di tennis, quindi sono sicuro che sarà in grado di aiutarlo“.

D. Qual è la tua opinione sulla decisione dell’ATP di rimuovere i punti in classifica da Wimbledon?

RAFAEL NADAL: “Non ho un’opinione chiara. Il problema da parte dei giocatori è sempre lo stesso. C’è sempre una persona e un board, una persona o un board che prendono le decisioni. E il resto delle persone che gestiscono l’evento seguono quella posizione. Nel nostro tour, ogni singolo giocatore ha un’opinione diversa, ed è per questo che non raggiungiamo mai le cose che potremmo ottenere se fossimo coesi. Alla fine, in questo mondo, è necessario che qualcuno prenda decisioni. Se io sono d’accordo o meno, oggi non importa. Il consiglio, il consiglio dell’ATP prende una decisione. Dobbiamo accettare questa decisione. Per il resto non sarò il giocatore che viene qui e che mette il mio board in una posizione difficile per la decisione che prende. Questo è il mio punto di vista. Penso che noi giocatori, non siamo preparati abbastanza bene per prendere decisioni importanti, perché alla fine è uno sport individuale. Ognuno ha la propria opinione personale in termini di quanto profitto ottiene da ogni singola decisione presa dall’ATP. Alla fine, capisco entrambe le parti. Rispetto e capisco la posizione di Wimbledon, senza dubbio, ma d’altra parte capisco e rispetto anche che l’ATP stia proteggendo i suoi membri. Questo è tutto. Non è che uno sta facendo una cosa negativa e l’altro sta facendo la cosa buona. A mio parere personale, hanno entrambi buone ragioni per prendere le decisioni che prendono oggi. Si spera che ATP e Wimbledon possano stare insieme e sedersi insieme e negoziare un futuro migliore per entrambe le parti”.

Q. Ho una domanda sul tuo avversario oggi. Ha servito in kick molto bene da sinistra. Quale pensi sia stata la cosa più difficile da superare per te in questa partita?

RAFAEL NADAL: “Beh, la partita è iniziata bene per me, no? Immediatamente ho avuto dei break, quindi i risultati dicono che è stata più o meno una partita solida da parte mia. È vero che quando sta servendo bene le cose diventano più difficili, no? È veloce. Ha buone gambe e può essere veloce e può essere pericoloso. Ma è vero che qui con un campo così grande come questo e giocando sulla terra battuta si hanno più possibilità contro un giocatore come lui che può fare grandi punti e grandi colpi, ma allo stesso tempo sbaglia anche lui. Quindi sulla terra è difficile”.

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