WTA Hobart: Elise Mertens fa il bis in Tasmania

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WTA Hobart: Elise Mertens fa il bis in Tasmania

Alla fine della lunga battaglia, 2 ore e 31 minuti con lunghe pause dovute al maltempo, Mertens riesce a confermare il successo dello scorso anno

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[1] E. Mertens b. M. Buzarnescu 6-1 4-6 6-3

La città belga di Lovanio (Leuven), situata nella regione delle Fiandre, è nota per le università e per la birra. Cose che a quanto pare poco interessano ad Elise Mertens, sebbene lì sia nata, ventidue anni or sono. Elise è in gran forma, quindi con ogni evidenza poco incline all’assunzione di alcol. E, più che allo studio, in vita sua s’è dedicata al tennis, sin da tenera età. E i risultati, buon per lei, stanno arrivando. Il 2017 è stato per Mertens un anno di crescita importante, abbastanza ricco di vittorie e di soddisfazioni. Anno nel corso del quale ha, tra l’altro, vinto il suo primo titolo WTA (Hobart) e raggiunto un’altra finale (Istanbul). Ed ha così chiuso il 2017 da n. 1 belga, passando dalla posizione n. 120 a quella n. 35, suo best ranking (deve di certo migliorare il suo rendimento negli Slam, ove, al momento, può vantare “solo” due vittorie, avendo raggiunto il 3° turno al Roland Garros).

Come accennato, Elise ha ottenuto il suo miglior risultato del 2017 proprio ad Hobart (prima vittoria WTA in carriera, con tanto di trofeo conquistato partendo dalle qualificazioni). E in Tasmania s’è ripresentata a distanza di dodici mesi, stavolta però da n. 1 del seeding, nella – mai comoda – veste di favorita. Quest’anno il cammino di Mertens verso la finale di Hobart è stato peraltro agevolato dal ritiro (a quanto pare a causa di un problemino fisico al collo) di Monica Niculescu, avversaria che avrebbe incontrato ai quarti di finale, in quella che sarebbe stata la rivincita della finale 2017. Quindi Mertens è approdata in finale con soli tre match nelle gambe, ed avendo lasciato per strada un solo set, in semifinale, contro la britannica Heather Watson.

 

A contenderle il titolo 2018 c’è la – ventinovenne – romena Mihaela Buzarnescu, onesta giocatrice mancina, dotata di una certa propensione offensiva e di un dignitoso dritto “rotante”, ma mai prima d’ora in top 50 WTA. Mihaela, figlia unica di un papà ex giocatore, è la classica promessa del tennis “parzialmente mantenuta”. Nel suo curriculum, buoni risultati a livello juniores e discreti risultati a livello ITF. La nativa di Bucarest, nonostante la non più tenera età, non può esattamente dirsi una veterana del circuito WTA, essendo la finale odierna (appena) la sua tredicesima partita nei tornei “dei grandi”. Detto ciò, va sottolineato che Mihaela ha conquistato con gran merito l’ultimo atto del torneo di Hobart, senza perdere un solo set prima della finale, piegando – tra le altre – Cornet [4] al primo turno e Tsurenko [5] in semifinale. Gli unici due precedenti tra Buzarnescu e Mertens risalgono al 2015 (circuito ITF). In entrambi i casi si è giocato sulla terra rossa, ed ha prevalso ambo le volte la belga, all’epoca neppure ventenne.

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La cronaca

Buzarnescu inizia il match al servizio e, sin dai primi punti, prova ad esprimere il suo gioco aggressivo con esiti non del tutto soddisfacenti. I primi quattro giochi dell’incontro risultano ad ogni buon conto gradevoli ed equilibrati (con due game decisi solo ai vantaggi). Tuttavia, la maggiore solidità – tecnica e mentale – della belga le consente di portarsi subito avanti nel punteggio. Sul 3-1 per Mertens, entra però in gioco la terza – indesiderata – protagonista del match odierno, ossia la pioggia, che costringe le (altre due) interpreti ad un riposo forzato di un paio d’ore.

Al rientro in campo, la belga, motivata e concentrata (tanto da non perdere il punto neppure quando nel corso del quinto game le si impiglia per un istante la treccia bionda nella racchetta), chiude rapidamente il primo set 6-1, con un emblematico parziale di 12 punti a 4 negli ultimi tre giochi. Parziale a dire il vero facilitato dall’atteggiamento un po’ troppo remissivo della romena, autrice nel solo primo set di ben diciassette errori gratuiti e di attacchi poco convinti alternati ad errori esiziali: tra tutti, un doppio fallo ed una facile volée sbagliata nel corso del settimo (ed ultimo) game della prima partita.

Nel secondo set la prima a servire è la belga, che tenta subito di fare la voce grossa, dimostrandosi intenzionata a non concedere nulla all’avversaria e rappresentando il proprio intendimento con tre servizi vincenti nel game d’esordio, conquistato a zero, in poco più di un minuto. Brava, ad ogni modo, Buzarnescu a non mollare e a tenere (a trenta) il successivo game di servizio, pareggiando i conti. Agevole anche il seguente game di battuta per la detentrice del titolo, con un solo quindici lasciato alla romena. E match di nuovo interrotto per molto tempo – causa pioggia, sempre sgradita – nel corso del quarto game del secondo set, sul punteggio di 2-1 per Mertens, senza break.

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Alla ripresa, l’incontro procede senza troppe emozioni fino al punteggio di 4-4. Nel nono game la belga si lascia però sorprendere dall’intraprendenza in risposta dell’avversaria, brava a restare fino a quel momento in partita, anche grazie ad una serie di buone soluzioni offensive. Il secondo set si conclude quindi 6-4 a favore di Buzarnescu, abile a tenere il servizio nel decimo game. Il verdetto finale è rimandato quindi al terzo set.

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La giovane e lucida belga inizia a servire, ritrovando i suoi colpi più convincenti, e al quarto game strappa con determinazione il servizio alla più attempata (e forse meno lucida) contendente. Portandosi quindi avanti 4-1 nel punteggio. Nel gioco successivo Buzarnescu raduna le energie residue e tiene a fatica il servizio, annullando ben tre palle break a Mertens. Quest’ultima si porta comunque sul 5-2, con un’attenta gestione del successivo turno di battuta. Nel corso dell’ottavo game, la belga fa in tempo a sciupare due match point, prima dell’ennesima interruzione del gioco, sul punteggio di “vantaggio pari” (dopo dodici punti giocati), sempre per colpa della (oramai oltremodo odiosa) pioggia.

Si rientra in campo a distanza di un altro non banale lasso di tempo e comunque a distanza di oltre otto ore (!) dal primo quindici giocato. E finalmente Mertens, dopo aver sprecato altri due match point sul servizio dell’avversaria, riesce a chiudere i conti con il servizio, sconfiggendo la fatica, la pioggia e la tensione, e sfruttando al meglio il quinto match point concessole dalla romena, autrice di troppi errori gratuiti nelle fasi decisive dell’incontro. Alla fine, la visibilmente sollevata Elise può così a sua volta sollevare il secondo trofeo della sua giovane carriera. Si tratta peraltro dell’unica giocatrice ad aver vinto due volte ad Hobart.

Meritata vittoria per la tennista nata nelle Fiandre, buon biglietto da visita in vista dell’imminente Australian Open, ove Elise è ora chiamata a migliorare il proprio status (oramai acquisito) di astro nascente. Al primo turno troverà una qualificata. All’eventuale secondo turno, possibile incrocio con Daria Gavrilova. In ogni caso, grazie ai punti confermati e alla finale vinta, la belga, in attesa degli immancabili scossoni derivanti dagli esiti del primo (incerto) Slam della stagione, resterà stabile nel ranking WTA. A Mihaela Buzarnescu resta la soddisfazione di aver disputato il miglior torneo della propria carriera. E con i punti ottenuti scalerà altre posizioni in classifica, entrando per la prima volta tra le prime 50 giocatrici al mondo.

Giuseppe Paparella

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WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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WTA Lussemburgo: la finale sarà Ostapenko-Tauson

Ostapenko si complica la vita nel secondo set, ma alla fine elimina Samsonova senza andare al terzo. Tauson supera Vondrousova in tre

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Jelena Ostapenko e Clara Tauson si giocheranno la finale 2021 del WTA 250 di Lussemburgo. La lettone ha superato in due set Liudmila Samsonova, complicandosi non poco la vita in dirittura d’arrivo in pieno stile Ostapenko. La partita è infatti filata liscia fino al 6-1 5-1 risultato toccato quando ancora mancavano una decina di minuti allo scoccare della prima ora di gioco, poi improvvisamente qualcosa si è inceppato e, dopo il controbreak a zero sul 5-2, il dominio di Jelena si è rapidamente dissolto. Dopo cinque game consecutivi persi, Ostapenko si è aggrappata al dritto e ha centrato l’approdo al tiebreak, iniziato in maniera orribile con uno svantaggio di 4-1. Da quel momento in poi però, complice anche un po’ di leggerezza di Samsonova, la lettone è tornata a spingere con coraggio, aggiudicandosi tutti i successivi sei punti e con essi il match.

Decima finale in carriera per Jelena, che domenica andrà a caccia del quinto titolo (il secondo in Lussemburgo dopo quello del 2019). Ad attenderla ci sarà Clara Tauson, danese classe 2002, che ha eliminato in tre set la testa di serie numero 5, Marketa Vondrousova. La diciottenne – compirà gli anni il prossimo 21 dicembre – è stata molto brava a gestire i vantaggi sfumati nel primo e nel terzo set, così come il secondo dominato da Vondrousova. In tutto questo va segnalato anche un problemino alla coscia sinistra (che presentava una vistosa fasciatura), che l’ha costretta a chiedere l’intervento della fisioterapista sotto 4-3 (senza break) nel terzo. In verità la pausa potrebbe averle anche permesso di rimettere in ordine le idee, tanto è vero che al rientro in campo Tauson ha vinto tre game di fila, facendo suo il match.

La danese ha gestito piuttosto bene gli scambi e soprattutto l’insidiosa diagonale sinistra, sulla quale Vondrousova è riuscita a imporsi con continuità solo nel secondo set tra incrociati liftati e repentini lungolinea. Quella di domenica sarà la seconda finale della giovane carriera di Tauson, che è emersa vincitrice dalla prima, giocata lo scorso marzo a Lione (6-4 6-1 a Viktorija Golubic).

 

Il tabellone completo

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