Federer: "Parlare alla stampa è una sfida, altri hanno paura"

Interviste

Federer: “Parlare alla stampa è una sfida, altri hanno paura”

Roger riflette dopo la facile vittoria al primo turno: “Se c’è una storia migliore di me che vinco 6-2 6-2 al primo turno, è quella a meritare spazio”. Poi il suo rapporto con Belinda Bencic

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Pensi che i campi siano più rapidi, più lenti o della stessa velocità dello scorso anno?
La stessa, direi la stessa. Ma l’anno scorso è un sacco di tempo fa. Stasera ho sentito il campo piuttosto rapido, di solito quando cala la notte sono più lenti. Ma penso che sia io sia Bedene stessimo cercando di colpire la palla con anticipo, andando fino in fondo con i colpi. Quando servi bene e connetti bene i colpi, vieni ricompensato.

Le previsioni dicono che giovedì farà molto caldo. Farai richiesta per essere di nuovo programmato in notturna?
Se posso scegliere, preferisco sempre giocare tutto il torneo nelle stesse condizioni. O sempre di giorno, o sempre la sera. So che non sempre è possibile, ma chiederò di giocare la sera semplicemente perché ho giocato la sera oggi. È più facile di fare notte, giorno, notte, giorno, notte, giorno. E ti aiuta con il ritmo, ti aiuta a sentire il campo. Ma alla fine decide il torneo.

Monfils, che giocherà contro Djokovic al prossimo turno, ha detto che i top player, quando tornano a giocare anche dopo sei mesi, sono forti quanto prima semplicemente perché arrivano e sono già pronti. È davvero così facile?
È davvero così facile? Non lo so. Per me non è stato facile per nulla. Sembra sempre così quando torniamo, sembra logico, ma penso che sia perché se metti me, Rafa e Novak insieme abbiamo normalmente un margine di vantaggio su molti degli altri giocatori. Così quando torniamo ritroviamo facilmente quel livello, magari. Anche se non ci sentiamo al meglio, alla fine riusciamo sempre a trovare un modo di giocare bene, mentre gli altri faticherebbero già dall’inizio e per loro sarebbe tutto molto più difficile. Sì, penso che a sostenerci siano i nostri precedenti risultati. Mentalmente e fisicamente sappiamo che saremo lì. La domanda è se il nostro gioco si abbastanza buono. Penso sia per questo che è molto interessante seguire i rientri dei grandi giocatori che sono stati infortunati, come Stan e Novak questa settimana. Giocare contro Gael al secondo turno è un test importante. Non ho visto molto di Novak oggi, ma il risultato mostra che per lui è stata una passeggiata. Tenete d’occhio quel match.

 

Da quando sei diventato professionista, sei stato intervistato qualcosa come tremila volte. Come mantieni l’interesse, l’entusiasmo anche per quelle?
Beh, come prima cosa penso che parlare in lingue diverse sia sempre una cosa interessante. Per me è una sfida, dire le frasi nel modo giusto, trasmettere quello che voglio con onestà. Lo svizzero tedesco è il più facile, è dove mi sento più a mio agio ovviamente. In un certo senso ci sono cresciuto con le interviste, quindi so come gestirle ora e anche come ricavarne un po’ di gioia. Penso che sia importante. Cerco di vedere la stampa come un ponte: spero sempre di fornire una bella storia per le persone che leggono o guardano la TV, in modo che pensino “Il tennis è un grande sport, è interessante sai?” Cerco di dare loro qualcosa di più di “Il mio dritto ha lavorato bene, devo migliorare sulla seconda di servizio” e andarmene via. Quello è noioso. Cerco sempre di dare un piccolo extra. Magari ci sono delle cose che ho detto un po’ troppe volte, ma cerco di essere onesto. Per la maggior parte dei casi questo atteggiamento mi ha ripagato. E ho sempre cercato di rimanere me stesso. È sempre stata una sfida non cambiare nel tempo ma adattarmi alle nuove situazioni come trovarmi più in alto nel ranking, o sentirmi fare domande più spinose nel corso degli anni. So che voi della stampa avete un lavoro da fare, e anche io ne ho uno. Ma a volte penso che esageriamo, troppe conferenze stampa dopo un singolo incontro. Se c’è una storia migliore di me che vinco 6-2 6-2 al primo turno di un torneo, penso che sia quella a meritare spazio e non il mio incontro. Lo capisco, devono mettermi davanti alla stampa, e io ci vado. Ma a volte vorrei essere altrove. Stasera sono contento di essere qui però, quindi va tutto bene (Sorride).

Hai detto che lo capisci. Pensi che altri giocatori non lo capiscano?
Ho la sensazione che abbiano paura di voi semplicemente perché pensano di essere stati male interpretati in passato. Me ne sono reso conto proprio all’inizio della mia carriera. Come giocatore, se hai una certa personalità, vieni messo molto rapidamente in un certo “cassetto”. Lui è quello divertente, lui è quello serioso, lui è quello noioso, eccetera. E devi combatterci per un lungo periodo di tempo. A volte riflette la realtà, ma non aiuta certo ad avere fiducia in se stessi. Il potere del microfono è molto interessante. Alcuni giocatori fanno molta fatica. Vorrei vedere più giocatori che sono davvero loro stessi di fronte alla stampa, più rilassati, non così tanto preoccupati dal commettere errori. Voi sapete che non tutte le parole andrebbero rigirate. Sapete quando qualcuno intendeva qualcosa di diverso, non fatelo pagare così caro per un errore. Preferireste comunque quello a dei robot a destra e a sinistra. Alcuni giocatori sono diventati un po’ troppo robot. Vorrei che si sciogliessero un po’ e fossero loro stessi. Io cerco sempre di farlo. Non è sempre facile ma ci provo al massimo.

Durante gli ultimi due mesi di gennaio hai seguito molto Belinda Bencic, che ieri ha vinto. Cosa ti è piaciuto in particolare del suo gioco quando la hai vista?
Non sono il suo coach ma posso parlare un po’ di tennis femminile. È vero, ho passato del tempo con lei. L’ho vista giocare al mio fianco in doppio. Sono molto contento per lei, è stata in grado di proseguire la striscia positiva dalla fine dello scorso anno alla Hopman Cup e ora anche qui. Persino sulla Rod Laver Arena contro Venus, è stata in grado di portare il suo meglio. Questo dimostra che le situazioni di grande pressione non sono un problema per lei. È ancora così giovane, ha una grande carriera davanti. Cerco di aiutarla quando posso. Penso sia quello che si fa quando si passa del tempo insieme. Nella mia carriera sono passato attraverso così tante esperienze che hanno funzionato o che non hanno funzionato, posso parlarle di quelle. Ha lavorato molto duramente con Melanie, la madre di Martina, e anche con suo padre per anni. Aesso ha un nuovo team che sembra funzionare molto bene. Sono semplicemente contento che stia vivendo un buon momento di serenità e che i risultati lo stiano dimostrando. Spero che avrà una grande stagione, a differenza dello scorso anno dove le cose si sono molto complicate con il suo polso e tutto il resto. Cambia direzione molto bene, risponde alla grande, è sempre offensiva. Ha ancora molto da migliroare, ma questa è davvero una ottima base da avere.

Il tuo video con Barilla è stato visto da 92 milioni di persone. Quanto tempo hai impiegato per realizzarlo? E qual è stata la cosa più difficile?
Sono servite in tutto dieci ore, a Milano. La sola sequenza con la foglia di menta ha richiesto 45 minuti, mi sono dovuto concentrare molto. Nessun problema a usare i pomodori come palline, con il fuoco e con lo spadellare, ma mi hanno chiesto di fare attenzione a quando sminuzzavo velocemente con il coltello. A un certo punto ho anche fatto finta di non guardare nemmeno… È stato strano ma molto divertente.

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Nadal: “Io gioco per essere felice. Non esistono solo gli Slam”

Rafa dopo la finale dello US Open e il suo 19esimo trionfo Slam: “Non posso perdere energie per inseguire il numero 1”

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Felice, ma anche riflessivo, dopo la finale Rafa Nadal evita il più possibile i discorsi sulla “gara Slam” e sulla corsa al numero 1 ATP.

“Emozioni forti… Le ultime tre ore del match sono state tanto intense, mentalmente e fisicamente. Daniil ha il merito di aver fatto diventare memorabile questa serata, è un campione, avrà altre occasioni. Queste partite in finali Slam sono più speciali, se poi diventano così drammatiche diventano storiche, o almeno saranno parte della mia storia. Lui ha 23 anni, gioca in modo impressionante, ha un gran futuro davanti, vincerà Slam, è difficile fare previsioni, ma la sua carriera promette molto molto bene.

 

Mentre guardavo il filmato sullo schermo pensavo: ‘Beh, stiamo diventando vecchi, e io sono ancora qui dopo tutto quello che ho passato’. Per me è speciale, mi sono tornati alla mente tanti momenti ed è stato difficile nascondere le emozioni.

Quando ti trovi in situazioni negative, l’esperienza ti aiuta a vedere le possibilità di farcela comunque. I miei pensieri, all’inizio del quinto, erano di tenere il servizio, sapevo che se ci fossi riuscito avrei avuto le mie possibilità. Non penso a cosa farò tra 4 anni, all’età di Roger, penso nel breve periodo, nella vita può capitare di tutto, bisogna godersi i momenti. Ho adattato il mio gioco ai miei problemi e ai miei obiettivi, come l’utilizzo del serve&volley.

Essere ancora competitivo, lottare per il numero uno? Non lotto per quello, voglio solo essere competitivo nel modo che voglio io. Alla mia età non posso perdere tempo o energie per inseguire il numero 1 ATP, io voglio poter giocare il più a lungo possibile. Dovessi arrivarci, fantastico, ma non è il mio obiettivo.

Se avessi perso, mah… ero sotto palla break nel quinto, ma di solito non penso a cosa avrei detto se avessi perso. Lui era in una situazione diversa quando l’ha pensato, sotto due set. Ho giocato un buon game per andare 3-2, ma alla fine le cose si sono complicate di nuovo.

19 Slam, la gara tra noi tre… io non la vedo così, certo che mi piacerebbe essere quello che ha vinto di più, ma non mi alleno e non gioco per questo. Lo faccio perché amo questo sport, non esistono solo gli Slam, io gioco per essere felice. Poi certo se la cosa crea interesse nei tifosi, va bene, e mi sento onorato di essere parte di questa battaglia. Ho ottenuto tanto nella mia carriera, dovessi arrivare sopra gli altri non sarei ne più né meno felice che se non ci riuscissi”.

Rafa Nadal – US Open 2019 (photo Jennifer Pottheiser/USTA)

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Medvedev: “I Fab 3 sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro”

Le parole di Daniil dopo la finale dello US Open persa al quinto contro Nadal: “La migliore atmosfera della mia vita. Rafa era una belva”

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Soddisfatto anche dopo la sconfitta, Daniil Medvedev racconta la sua prima finale Slam.

“Certo che mi ricorderò questa serata, fantastica partita, fantastica estate. Come Rafa si ricorda la sua prima finale, anche se lui l’ha vinta! Sotto due set e break, pensavo: ‘Tra 20 minuti devo fare un discorso, che dirò?’. Sono sicuro che tutti noi giovani stiamo lottando per far avvenire il cambio generazionale, ma questi sono forti, non posso dire altro, sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro. Se mi avessero detto 15 giorni fa che avrei incontrato Djokovic e Federer e che poi sarei arrivato in finale addirittura al quinto set con Nadal non ci avrei creduto, mi sarei accontentato dei quarti di finale.

 

Mia moglie mi dice sempre di non essere troppo critico con me stesso, per esempio stasera non sono soddisfatto di aver perso, ma devo essere contento del mio torneo, di queste ultime settimane. I primi due set stavo lì, ma Rafa era una belva, trovava soluzioni a tutto quello che facevo. Quei tre sono incredibili anche tatticamente. Poi non so nemmeno io come, ma sono riuscito a rientrare nella partita. Io cerco di essere me stesso, spero di essere riuscito a farmi capire dal pubblico. Quando ho recuperato il break nel terzo ho sentito che volevano ancora tennis, mi tifavano come matti, e ho lottato anche per loro.

Nel tennis, il cosiddetto ‘atteggiamento russo’, l’indolenza, a volte ti porta a non impegnarti. Io non sono così, voglio lottare su ogni palla, per poter dire di aver fatto tutto quello che potevo. Stare là fuori stasera è stato un piacere, sentire il mio nome gridato oltre a quello di Rafa, la migliore atmosfera della mia vita. A rete ci siamo fatti le congratulazioni a vicenda, i complimenti. Penso che tra loro tre sia una bella gara, bella anche da vedere.

Nel tennis certo che puoi avere paura, puoi perdere fiducia. Questa estate non ne ho avuta, né stasera, era Rafa che aveva tanto da perdere. Ho giocato a tennis per 17 anni ormai, ero pronto per un momento come questo. Era solo questione di due tennisti che combattevano uno contro l’altro, lui è stato il migliore, e basta.

Quando avrò 33 anni mi vedo ancora a competere, lo spero, sì. Ma come ha detto Rafa lui ha cambiato il suo gioco, chissà se ne sarò capace. Sto lavorando tantissimo sul fisico, il mio allenatore mi uccide per essere pronto a questi tornei. Mangio la pasta, certo, e anche la pizza. So che gli italiani potrebbero fischiarmi per questo, ma mi piace la pizza con l’ananas!”.

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Bianca Andreescu: “Mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo”

La campionessa dello US Open è raggiante: “Sognavo una finale Slam con Serena da tutta la vita”

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Sorride da un orecchio all’altro, e ci mancherebbe, la trionfatrice dello US Open 2019. Applausi della sala stampa per lei, e perfino momenti di commozione. Tutta l’ammirazione del mondo per Serena Williams nelle parole di Bianca, e tutta la felicità del mondo nei suoi occhi.

Sul 5-5 ho avuto dubbi, mi ricordavo le sue capacità di rimonta, stava giocando meglio, il tifo la aiutava. C’era un frastuono incredibile, non sentivo nemmeno i miei stessi pensieri, ma è quello che fa di questo torneo una cosa speciale. Certo, quando lei ha rimontato, da campionessa qual è, la cosa è stata difficile, ho dovuto essere brava, fare il mio gioco, e ha funzionato.

 

Prima del match avevo tanti pensieri, più di qualsiasi volta precedente. Ho cercato di respirare, tenere sotto controllo i nervi, non è stato facile per nulla. Il primo game, credo lei abbia fatto un doppio fallo, è stato buono per me! Non ricordo esattamente la finale dell’anno scorso con Naomi, non l’ho guardata, solo degli highlights. Ero a casa, seduta, infortunata all’epoca! A entrambe, me e Serena, piace tenere brevi i punti, spingendo con aggressività a partire dal servizio.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Me lo ero immaginato di giocare una finale contro Serena Williams un giorno, ragazzi, per tutta la vita, è un momento che ho sognato da quando ho vinto l’Orange Bowl (ha un momento di commozione). Lo visualizzavo ogni singolo giorno, che sia avvenuto davvero è pazzesco. No, sto bene, continuiamo, devo fare l’antidoping dopo, meglio stare qui in conferenza! (risate). Era un mio obiettivo ispirare le persone, specialmente gli atleti canadesi. Spero che questi miei risultati ci riescano, tanti atleti del mio paese mi hanno ispirato e aperto la strada, ora tocca a me.

Un anno fa mi deprimevo e mi venivano spesso pensieri negativi, rompevo racchette, anche in allenamento, ma ho visto che non funzionava comportarmi così. Ho chiesto aiuto e consiglio ad altre persone, e ho imparato ad avere una visione positiva anche nelle difficoltà. Ho fatto meditazione questa mattina, l’ho fatto per tutto il torneo, cerco di immaginare e visualizzare situazioni che potrebbero capitare nei match, e immagino come potrei risolverle. A questo livello tutte sanno giocare bene a tennis, la cosa che separa le campionesse dalle altre è l’attitudine mentale. Nella vita non avrai mai solo fasi positive, devi sempre continuare a lottare per i tuoi sogni, insistere, e credere che ci potranno essere momenti migliori in seguito, questo ti può far superare le difficoltà.

Essere famosa e riconosciuta? (ride) Beh immagino che sia bello, non ci ho mai pensato, i miei sogni fin da piccola erano vincere Slam e diventare numero 1, non la fama. Ma certo, non mi lamento se mi riconoscono, questa stagione è stata una corsa incredibile.

Durante il cambio campo sul 6-5, mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo, e di respirare con calma. Volevo vincere il primo punto del game per farle vedere che c’ero. L’ho vinto? Manco me lo ricordo… Non sono l’unica che ha avuto Serena come ispirazione e riferimento, non solo sul campo, anche per quello che fa al di fuori. È carinissima, un cuore d’oro, è venuta a parlarmi negli spogliatoi e mi ha detto cose belle. Spero di riuscire a essere come lei un giorno.

Non ho mai avuto tanti soldi in vita mia! (tre milioni e 850.000 dollari, n.d.r.). Ma evidentemente l’immaginazione, tutte quelle meditazioni e visualizzazioni hanno funzionato per me! Sono solo tanto felice di non aver mai rinunciato ai miei sogni. Quando vado in campo cerco di mostrare i lati migliori del mio carattere, se Serena, Roger, Steve Nash (ex giocatore canadese in NBA, n.d.r.) possono farlo, posso forse farlo anch’io.

Crescere in Canada con genitori immigrati non è stato affatto difficile, è un paese meraviglioso, multiculturale, per questo amo il mio paese così tanto. Non potrò mai ringraziare abbastanza Tennis Canada, da quando avevo 10 anni sono con loro, il programma della federazione mi ha aiutato così tanto, non sarei di certo qui senza di loro”.

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