Australian Open day 14: il racconto del ventesimo trionfo Slam di Roger Federer – Ubitennis

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Australian Open day 14: il racconto del ventesimo trionfo Slam di Roger Federer

Risultati, dichiarazioni e aggiornamenti di ogni genere, minuto per minuto. Segui la nostra diretta della finale maschile da Melbourne Park

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Siamo all’ultimo atto di questi Australian Open. Roger Federer disputerà la sua trentesima finale Slam (19-10), e per la seconda volta troverà Marin Cilic. L’unico precedente in finale si è tenuto a Wimbledon lo scorso anno, quando Federer vinse in tre set approfittando anche dei problemi fisici dell’avversario. Cilic ha vinto il confronto per lui più importante, la semifinale di quegli US Open 2015 che dominò con un tennis stellare, di fatto mai più rivisto.

 

12:35 – 5-1 FEDERER! 

12:26 – BREAK FEDERER! Sale subito 3-1 Federer, che riprova l’allungo fallito nel parziale precedente. I tre game sono stati comunque tutti lottati, ma adesso Cilic ha bisogno di un altro mezzo miracolo


12:05 – IT’S TIME TO DECIDER! Eravate tutti convinti della mattanza, vero? E invece no, Cilic dimostra grande personalità e sfrutta un piccolo calo del suo avversario per portare la contesa al quinto set. 6-3, bravo davvero Marin: la finale è decisamente salita di intensità. Le statistiche del quarto set:


12:03 – Cilic è tarantolato! Federer ha provato a salvarsi, sfoderando anche un ace di seconda, ma il croato piazza il secondo break consecutivo e va a servire per il set: 5-3, il quinto set è ora vicinissimo

https://twitter.com/AustralianOpen/status/957569615797735425


11:49 – …e invece Marin Cilic non ci sta! Due game consecutivi, break e il punteggio torna in parità, 3-3. Fiammata improvvisa del croato, salito nuovamente con il dritto. Entrambi giocano prevalentemente con questo fondamentale


11:44 – L’allungo sembra quello decisivo: Federer sale 3-1, chiudendo il quarto game del set con una deliziosa palla corta in uscita dal servizio. Se non serve un miracolo a Cilic, ora, poco ci manca (ricordiamo comunque che è nato a Medjugorie)


11:30 – ROGER, AGAIN! Terzo set rapidissimo, meno di trenta minuti. Lo vince Federer per 6-3. Lo svizzero è a sei game (vinti) di distanza dal suo 20esimo Slam


11:25 – Come è ben noto, i pronostici li sbaglia solo chi li fa quindi Roger Federer ha sentito la preoccupazione dei nostri due inviati e si è rimesso a giocare (eccome): break ottenuto e subito confermato, 5-2. Lo ha fatto con QUESTO dritto, su cui ci riserviamo di mantenere un silenzio di ammirazione

https://twitter.com/doublefault28/status/957560048938602497


11:18 – L’opinione dei nostri due inviati, nonché santoni, nonché stakhanovisti: prima Luca Baldissera

Ho vibrazioni negative, tipo con Goffin a Londra. I piedi e il dritto gli frullano la metà rispetto al primo set. Poi, oh, può ancora vincerla alla grande: è Roger Federer

Poi Vanni Gibertini, che si concentra sul croato

Cilic gioca un tennis decisamente a bassa probabilità


11:13 – Parte il terzo set, il croato adesso sembra completamente in partita. 2-2 il punteggio e Cilic si concede un altro cambio di racchetta. Ora possiamo confermare: abbiamo una (vera) finale


11:00 – ALL’IMPROVVISO CILIC! Federer trascina il set al tie-break e lì il croato si inventa un paio di dritti al fulmicotone e si prende il parziale: 7-6 (e 7 punti a 5 il tie-break) e la finale torna inaspettatamente in equilibrio. Le statistiche del secondo set:


10:40 – Marin Cilic annulla un’altra palla break (la terza, in tre turni di servizio sui cinque complessivi) e si porta sul 5-4. Finalmente il croato sta mettendo in campo un’attitudine positiva


10:28 – Rispostina deliziosa di Roger, palla break, ma Marin annulla ancora. Poi sul suo servizio lo svizzero ci mette poco più di un minuto: 3-3


10:18 – C’è una parvenza di partita adesso, siamo sul 2-2. Entrambi hanno salvato palle break in questo avvio di set: prima Federer è risalito da 15-40, poi Cilic è venuto a capo di un game complicato


10:10 – Questo è il comunicato degli organizzatori sulla scelta di disputare la finale con il tetto chiuso. È stata seguita alla lettera la heat policy, secondo la quale si chiude il tetto (o non si gioca, se su quel campo il tetto non c’è) quando un indice che prende in esame temperatura, umidità, vento e UV index supera una soglia prestabilita. Questa soglia è stata superata oggi per la prima volta da quando è iniziato il torneo


10:00 – Ora italiana e voto di Federer finora: 6-2, purtroppo al momento non c’è partita. Il croato ha dovuto faticare per evitare il bagel. Le statistiche del primo set:


09:54 – Cilic vince un game, il che visto l’andazzo al momento sembra una notizia. Ma è 5-1 Federer, il primo set sembra già compromesso. Il nostro inviato Luca Baldissera descrive così questi sei game:

ragazzi, dal vivo il braccio di Roger va talmente veloce che fa l’effetto sfumato. Quando la fa scorrere così non ce n’è per nessuno


09:45 – Dopo due game e mezzo di ‘profondo equilibrio’ (10 punti a 2 in favore di Federer, con break di vantaggio), Cilic sostituisce la racchetta e allora sì che le cose cambiano: Federer strappa un altro servizio al croato. 3-0, inizio terrificante di Cilic


09:31 – Sorteggio, foto di rito, abbracci: ora Marin e Roger hanno iniziato a scaldarsi e scambiarsi servizi. Tocca iniziare a parlare di tennis, ma prima…


09:24 – Chiunque dovesse vincere, a Melbourne non si faranno cogliere impreparati


09:15 – Casey Dellacqua stabilisce delle priorità: ok la finale maschile, sì, ma Bernard Tomic nella giungla…

(l’australiano parteciperà a un reality show ambientato in una giungla africana)


09:10 – Ora è ufficiale: il tetto verrà chiuso per la finale tra Federer e Cilic. Si giocherà indoor


09:08 – Finalmente il ‘caldo fa caldo‘ del nostro meteorologo si è tradotto in qualcosa di più preciso: ore 19:08 a Melbourne, ci sono ‘appena’ 38 gradi. Freschetto no?


09:00 – E intanto, mentre la querelle tetto chiuso/tetto aperto continua a tenere banco, la finale del doppio misto l’hanno portata a casa la canadese Gabriela Dabrowski e il croato Mate Pavic (sconfitti Bopanna e Babos). Per Pavic è il secondo titolo di specialità, ma soprattutto è il secondo Slam che vince in queste due settimane: in coppia con l’austriaco Marach ha infatti vinto anche il titolo di doppio maschile


 

08:52 – Rassegna stampa australiana tutta per Caroline. E si trepida per Federer-Cilic


08:42 – L’aggiornamento del meteorologo: “tetto chiuso per la finale del misto, non si sa se aprono per quella maschile. Caldo fa caldo“. Professionalità


08:30 – La penultima diretta dei nostri inviati, sulla finale femminile. Eroi

Australian Open – Day 13

Pubblicato da Ubitennis su Sabato 27 gennaio 2018


Verso la finale: 

È successo nel Day 13:

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Australian Open LIVE: la decima giornata

Commenta con noi la decima giornata dell’Australian Open 2019

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L’ordine di gioco, i campi e gli orari del DAY 10
Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

 

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01:55 – Dopo cinque break consecutivi, alla fine il set finisce nelle mani di Osaka: 6-4, la giapponese ha fatto e disfatto lasciando l’avversaria in balia delle sue bordate, vincenti ed errate.

01:40 – La pressione giapponese si concretizza nel primo break: 4-2 Osaka. Nel game successivo però si distrae e restituisce subito il break, 4-3.

01:00 – È tutto pronto per l’inizio della decima giornata dell’Australian Open 2019, che chiuderà il programma dei quarti di finale. Si gioca solo sulla Rod Laver Arena, aprono il programma Naomi Osaka ed Elina Svitolina: c’è in palio per entrambe la prima semifinale a Melbourne

Tutto quello che c’è da sapere sull’Australian Open 2019

Cronache dal day 9

Approfondimenti 

La diretta FB dei nostri inviati

Australian Open Day 9 – Tsitsipas è una realtà , Nadal è avvisato

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 22 gennaio 2019

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Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

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Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

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Australian Open

Nadal: “Felice di come sono arrivato in semifinale”

Il maiorchino già con la mente rivolta alla semifinale con Tsitsipas: “Lui è in costante miglioramento, sarà dura”

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La cronaca del match di quarti con Tiafoe
Nadal nel nuovo spot KIA [VIDEO]

Quali sono alcuni dei tuoi riti giornalieri che continuano a farti esibire al meglio?
Non ho riti giornalieri. Normale gestione. No, non c’è qualcosa di particolare che faccio ogni giorno, no, no. Davvero.

Avevi un cerotto sulla zona addominale. È per lo stesso problema di cui hai sofferto lo scorso anno?
Sono in semifinale. Non è il giorno adatto per parlarne. Grazie mille per esserti preoccupato. Sono cose che succedono durante il torneo, tutto qui.

 

L’Australian Open è spesso una sfida, piena di ostacoli. Cosa significa per te raggiungere la semifinale dopo essere stato fuori dal tour per un lungo periodo?
È una bella sensazione, ovviamente. È vero, ho avuto un infortunio dopo l’altro per qualche mese. Come sempre, non è facile dire che non è stato un periodo facile per me perché la vita è molto più difficile per la maggior parte delle persone che per me, ovviamente. Ma a livello personale, ovviamente ci sono stati dei problemi uno dopo l’altro, quindi non una situazione facile. Sì, l’ultimo problema si è presentato ad Abu Dhabi, quindi non ho avuto la possibilità di giocare a Brisbane. È stato, naturalmente, un momento difficile. Allo stesso tempo è stato positivo che mi sono sentito di giocare bene, che mi sono allenanto bene a Brisbane. Quella è stata una settimana positiva per gli allenamenti. Sono venuto qui con la sensazione positiva di aver fatto tante cose bene prima dell’inizio del torneo. Poi devi competere, devi vincere le partite, perché dopo qualche tempo senza competizioni è sempre una sfida. Ma ho fatto davvero tante cose bene durante l’intera settimana. Per me, sì, è molto speciale essere di nuovo dove sono oggi. Significa che ho iniziato di nuovo bene la stagione, e questo è molto positivo per me. Certo, ora mi aspetta un’altra partita difficile contro Stefanos. Ma essere in semifinale nel primo Grand Slam dell’anno dopo quello che è successo negli ultimi mesi, che accadano cose grandiose nei prossimi due giorni o meno, è comunque stato un inizio dell’anno positivo per me.

Sei ben consapevole di come tutti parlano dell’ascesa dei NextGen, che mettono alla prova voi altri. È importante per te, quando li affronti in questa fase di uno Slam, premere sull’acceleratore, batterli in modo da assicurarti che non inizino ad acquistare fiducia in se stessi nei vostri confronti?Ad essere onesto, per me, io gioco un’altra partita, che siano NextGen o no. Per me quello che conta davvero è vincere la partita e darmi la possibilità di passare al prossimo turno. Questo è quello che sento veramente in questa fase della mia carriera. Non si tratta di dargli fiducia o no. So che sono bravi. So che lotteranno per i risultati più importanti nei prossimi due anni. Io non la prendo in questo modo. La vedo come una partita difficile contro giocatori che hanno un sacco di energia. Tutto qui. È un’altra partita. È una partita difficile. Cerco di fare quello che so fare, di farlo bene per cercare di darmi la possibilità di passare.

Qual è stata la tua impressione sul gioco di Frances ora che hai avuto l’occasione di giocare contro di lui per la prima volta?
Sì, è veloce. Ha un dritto fortissimo. A volte è difficile leggere il suo gioco perché può andare a rete, qualche volta può giocare uno slice, può fare anche un buon rovescio. Può fare ottimi colpi da ogni punto del campo. Questa è la mia sensazione. Poi è vero che ho giocato una partita molto solida. La sensazione di avere il break all’inizio di ogni set, mi ha dato molta fiducia. Poi ho servito bene, ho giocato in modo solido. Lui è stato sotto nel punteggio per tutto il tempo: non è facile giocare quando è così.

Puoi guardare avanti alla tua semifinale contro Tsitsipas. Cosa ti viene in mente dalle volte in cui ci hai giocato in passato?
Sì, è un giocatore che non so se quello che è successo in passato avrà un grande impatto o meno su quello che può accadere, no? Quando affronti questi giovani giocatori, sono in costante miglioramento. Lui è sicuro. Ha vinto tanti buoni match. Sarà dura. Per me è sempre lo stesso: sei in semifinale di un Grand Slam, non puoi aspettarti un avversario facile. Stefanos è uno dei migliori giocatori del mondo. Per avere la possibilità di essere in finale, ho bisogno di giocare al meglio, ed è quello che cercherò di fare.

Hai visto la sua partita contro Roger? Cosa ti ha colpito di più?
Ho visto il primo set, poi sono andato a cena. Per la verità, ho visto il primo set e poi, sì, sono andato a cena con la squadra. Siamo spagnoli, quindi andiamo a cena tardi. Non rientriamo così presto. Sì, c’è stato un tennis di ottima qualità in quel primo set. Tiebreak molto emozionante. Poi non l’ho più guardato. Ma l’ho visto giocare oggi. L’ho visto giocare l’altro giorno contro Basilashvili. È un giocatore carismatico. Ottimi colpi da entrambi i lati, ottimo servizio. Sì, è una bella sfida per me. Spero di essere pronto. Penso che sto giocando bene.

Sei stato sorpreso di tornare e scoprire che aveva vinto?
Penso che Roger nel secondo set sia stato sfortunato. Stavo seguendo il punteggio dal vivo. Tanti breakpoint in momenti cruciali che se ne avesse trasformato uno, uno di quei breakpoint, probabilmente avrebbe fatto una grande differenza nel punteggio finale. Sorprendente o no, non dirò di no perché quando Federer è in campo, è sempre una sorpresa se perde, no? Ma sappiamo che sono bravi. Sappiamo che Stefanos è uno di quei giocatori che può vincere contro chiunque. È stata una sorpresa ma non una gran sorpresa. So che Stefanos è pronto a vincere contro chiunque.

Hai giocato molte partite brevi. È uno dei tuoi anni migliori in Australia? ti senti in una buona posizione quest’anno?
Sto giocando bene. Ho fatto bene molte cose in questa settimana e mezzo. Vediamo. Non lo so. Non posso prevedere ciò che succederà. Vado avanti giorno per giorno e sono molto felice di come sono cominciate le cose per me, come ho detto prima. Il modo in cui sono arrivato in semifinale è molto positivo. Questa è l’unica cosa che posso dire. Per il resto cercherò di essere pronto.

Traduzione di Beatrice di Loreto

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