Lega giocatori: l’ATP trema, ma i big fanno sul serio?

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Lega giocatori: l’ATP trema, ma i big fanno sul serio?

Djokovic e Murray sembrano intenzionati a fare la rivoluzione, Nadal e Federer restano vaghi. Tutti si dicono d’accordo, ma un vero sindacato comporta scelte durissime

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Novak Djokovic, alla vigilia dell’Australian Open, si è riunito privatamente con un centinaio di colleghi e ha discusso con loro su come migliorare la situazione attuale dei tennisti, in particolare soffermandosi sulle difficoltà finanziarie dei giocatori oltre la cinquantesima posizione del ranking. L’intenzione di Novak è mettere in piedi una lega dei giocatori che tuteli i loro interessi. Nella conferenza stampa dopo il match di primo turno contro Donald Young, vinto in tre set, Nole ha precisato con forza che non c’è nessuna intenzione di boicottare in futuro lo Slam australiano, anzi ha detto che la loro intenzione era solo “discutere per i fatti nostri, non capita quasi mai, mentre abbiamo bisogno di cooperare di più fra noi”. Ubitennis ha già sottolineato come l’interesse di Djokovic di gettare acqua sul fuoco delle indiscrezioni sia logico e opportuno nel bel mezzo di uno Slam, essendo per tutti i protagonisti prioritario concentrarsi sulle prestazioni in campo. Ovvio però che la vicenda avrà un seguito.

LE POSIZIONI, VERE E PRESUNTE, DEI GIOCATORI

I primi a parlare alla stampa sono stati Victor Troicki e Ryan Harrison. Il connazionale e amico di Novak ha rimarcato quello che sembra essere stato il vero cavallo di battaglia dell’ex n.1 del mondo nella riunione a porte chiuse: “Gli Slam stanno aumentando i prize-money, ma in maniera molto minore rispetto alla crescita dei loro fatturati. Rispetto al totale degli incassi, ciò che arriva ai giocatori è ridicolo. Un’unione dei giocatori è l’unica cosa che ci permetterebbe di rivendicare efficacemente qualcosa”. Victor faceva riferimento al dato per cui i tornei dello Slam rendono ai tennisti il 7% dell’incasso complessivo, mentre nell’NBA (il basket professionistico americano) ai cestisti ritorna il 50% del totale. Anche il n.4 USA si concentra sul paragone con gli sport di squadra a stelle e strisce: “Quando pensi a un giocatore dell’NBA o dell’NFL (la lega di football americano), pensi a un conto in banca a sette cifre, cosa neanche immaginabile per la maggioranza dei giocatori iscritti ai main draw degli Slam”.

 

Kevin Anderson, attuale vicepresidente del Players’ Council, vorrebbe dettare una linea più morbida di quella del presidente Djokovic: “La situazione di noi giocatori è migliorata rispetto a 4-5 anni fa: se oggi sei nei primi 100 del ranking hai un ottimo tenore di vita. Il nostro obiettivo è estendere questa situazione ai primi 150-200: capisco che quei ragazzi vogliano di più. Lo meritiamo tutti, ma comprendo anche le istanze altrui”. Gilles Simon, interpellato sulla vicenda, non ha fatto trapelare nulla, limitandosi a dire che non aveva cambiato opinione rispetto al passato, come quando nel 2012 disse che “l’uguaglianza nei pagamenti non funziona nello sport. Il tennis maschile è oggi più interessante di quello femminile”. Ecco, non sappiamo se l’equiparazione dei montepremi per uomini e donne sia stata affrontata dai cento carbonari capeggiati da Djokovic. Sappiamo però che non sono in pochi a pensarla come Gillou. The Telegraph – pur senza riportarne dichiarazioni – cita fra questi anche Alexander Zverev.

Rafa Nadal, dopo il vittorioso secondo turno contro Leonardo Mayer, pur senza esporsi troppo (in un primo momento non voleva nemmeno proferir verbo a riguardo) ha rilasciato qualche dichiarazione interessante: Il mercato è il mercato e non si può combattere”, qui Rafa rispondeva al parallelismo tra guadagni del calcio e del tennis, dove il primo consente a molti più professionisti di mantenersi rispetto al secondo (Ci vedi una giusta proporzione tra 6.000 calciatori che guadagnano più di $100.000 l’anno contro 150 tennisti?). Rafa ha poi aggiunto che ogni sport va per la sua strada e i tennisti e tutto il movimento devono pensare a come rendere migliore lo spettacolo offerto, altrimenti non si otterrà nessun miglioramento. Magari non è il pensiero del n.1 del mondo, ma se si sostiene che “non si può andare contro il mercato” è poi difficile stare dalla parte di chi come Billie Jean King pretende gli stessi premi anche per il movimento femminile, in particolare in questo periodo in cui tra le donne mancano le stelle che invece continuano ad affascinare il tennis degli uomini. Comunque la si pensi e al di là della singola posizione del Re del Roland Garros, è facile che una delle leve su cui agiranno i tennisti per avere una fetta più grande della torta passi proprio dalla rivendicazione di prize money più generosi rispetto alle ragazze. Su questo fronte, non saranno pochi i direttori di tornei che, bilanci alla mano, alzeranno le orecchie.

Ciò che conta davvero è fare in modo che ci siano più giocatori in grado di vivere grazie al tennis. Per fare questo i tennisti devono parlare tra loro, è secondario parlare di ‘unione’ o non ‘unione’: dimenticatevene”. Rafa dunque condivide in pieno l’impostazione di fondo che ha animato la riunione voluta da Djokovic, mentre non convince la sua esortazione ad andare oltre l’unione, ovvero la lega giocatori. Semplicemente, anche Nadal come lo stesso Nole vuole minimizzare la portata del fenomeno in pieno Australian Open, ma è chiaro che l’unico modo che i tennisti hanno per parlare fattivamente tra loro è proprio attraverso un loro ente ufficiale (di peso ben superiore all’attuale Players’ Council, come vedremo a breve).

LA PORTATA DELLA LEGA GIOCATORI E COSA SIGNIFICHEREBBE FARNE PARTE

L’unione d’intenti di Nadal e Djokovic – che sempre a quanto riporta The Telegraph sembrerebbe trovare un altro grande alleato in Andy Murray – è del tutto condivisibile. Da molti anni l’ATP è l’Associazione dei tennisti professionisti solo di nome, non di fatto. L’organismo presieduto da Chris Kermode è infatti il vero carrozzone che muove la macchina del tennis maschile e dei suoi guadagni (molto più della Federazione Internazionale), facendo gli interessi sì dei giocatori ma anche (leggasi soprattutto) degli organizzatori dei tornei. Un ente unico che rappresenti sia l’interesse dei primi che dei secondi (per natura almeno in parte divergenti) è destinato a partorire un focolaio di rivolta che ha avuto la prima sommossa a Melbourne pochi giorni fa. Gli organizzatori cercano di ottenere il massimo profitto da un torneo, poi nella suddivisione degli incassi devono dividere la torta in varie fette, principalmente a loro stessi e ai giocatori, ma potrebbero intervenire altri attori come ad esempio la municipalità cittadina che stipula un contratto con chi organizza il torneo. Inoltre ci sono le tasse locali, aspetto che – per citare un caso noto – da diversi anni fa mugugnare i big quando si tratta di prolungare la sede delle ATP Finals a Londra.

Oltre all’alto numero di tagli alla torta, ritorna il tema del calendario. La fonte vicina a Djokovic che ha fornito a Ubitennis le prime indiscrezioni sulla riunione a porte chiuse che ha dato il via alla vicenda (il giornalista Vojin Velickovic di Sportski zurnal, quotidiano sportivo serbo) ha insistito sul fatto che oggi il calendario è determinato dagli interessi di tornei e sponsorizzazioni, trattando i giocatori “come gladiatori”. Si potrebbe obiettare che sono gli stessi giocatori che poi si precipitano a prendere parte alle ricche esibizioni che infittiscono ulteriormente lo stesso calendario. Vero, ma è esattamente l’assenza di un vero e proprio sindacato dei giocatori che permette ad ognuno di loro di agire individualmente, senza farsi carico degli interessi di quelli meno in vista, che a queste esibizioni non verranno mai invitati. Istituire una lega di giocatori che prenda decisioni comuni da quelli che vi aderiscono è infatti questione molto delicata. Oltre a sostenerne oneri e costi (amministratori, avvocati, tasse), i componenti devono trovare soluzioni condivise e poi sottostare ad esse. Se sono oltre i 100 del mondo, possono avere difficoltà nell’immediato a sostenere i costi di questo sindacato. Se sono tra i primi venti della classifica, hanno molto da perdere e poco da guadagnare. Facciamo un esempio: se la Lega decide a maggioranza che d’ora in poi, per risultare credibili nella critica al calendario, i suoi giocatori non prenderanno più parte ad alcun torneo ad esibizione, Federer e Nadal dovranno rinunciare a Laver Cup e compagnia. Un sindacato credibile agisce in questo modo, senza eccezioni. Ecco perché pare che non siano in pochi a mostrarsi scettici di fronte a questa proposta.

Non sappiamo se effettivamente Roger Federer abbia ribadito ai colleghi che sia solo l’ATP l’unico organo che deve rappresentare gli interessi del tennis maschile, come ha scritto sempre The Telegraph. Nella conferenza dopo la vittoria al secondo turno contro Struff ha usato tutta la sua diplomazia (altra qualità di cui dispone in abbondanza) per non scoprirsi, limitandosi a sottolineare che è positivo quando i tennisti si parlano fra loro, ma senza dire apertamente se è favorevole o contrario alla lega. Roger ha effettivamente affermato che la percentuale delle entrate dei torneinon è come dovrebbe, ma poi, dato il colpo al cerchio l’ha subito dato anche alla botte, difendendo l’operato degli organizzatori in merito al gran caldo e lodando l’ATP. Di certo, una sua dissociazione da questa lega sarebbe coerente e comprensibile. Magari egoistica, ma certamente apprezzabile per l’immediata chiarezza:Voglio capitalizzare gli ultimi anni di carriera e vi dico chiaramente che non sono dei vostri, sarebbe il significato di tale dissociazione.

Così come è corretta l’idea di Djokovic, perché l’ATP tutela gli interessi dell’intero movimento, non specificamente dei tennisti, e l’attuale Players’ Council da lui presieduto dallo scorso Settembre non ha nessun peso reale. Lo avrebbe invece questa Lega, appunto nella misura in cui prenderebbe a maggioranza decisioni cui tutti i suoi componenti darebbero seguito, anche chi non le condivide. Se così fosse, i giocatori acquisterebbero molta più importanza di fronte agli organizzatori e, così come per la quota degli incassi a loro destinata, davanti a giornate infuocate come le ultime a Melbourne Park potrebbero davvero fare fronte comune rifiutandosi di scendere in campo. A quel punto le eventuali aminacce di ATP e ITF perderebbero peso e le conseguenze sarebbero imprevedibili e molto forti. Affinché però la lega si materializzasse, occorrerebbe trovare larga disponibilità e pochi… crumiri. Se a Federer (ammesso e non concesso che voglia effettivamente dissociarsi) si unissero altri giocatori in vista, potrebbe crearsi un effetto domino con la conseguenza di scoraggiare Djokovic e gli altri big più volenterosi, che in questa lega, per quanto sopra descritto, hanno molto più da perdere che da guadagnare.

La salvaguardia dello status quo e dell’attuale potere dell’ATP passa da qui, ossia dalla disponibilità dei primi cinquanta del mondo di farsi davvero carico dei problemi dei tennisti che vengono dopo di loro. Migliorare la situazione di questi significa rinunciare a molti vantaggi: saranno disposti ad accettare di non giocare ricche esibizioni e a sottostare alle decisioni della lega per il bene altrui?    

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

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ATP

Classifica ATP: eppur si muove

Nadal torna fra i primi cinque, Sinner rientra in Top 10 dopo una settimana. Best ranking per Auger-Aliassime, grandi exploit per Cressy e Kokkinakis

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Jannik Sinner - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)

Il caso Djokovic rischia di diventare per il tennis l’equivalente di un buco nero in astrofisica: una vicenda che inghiotte tutto ciò che la circonda. Per ribellarci a questo destino, dedichiamo tempo e attenzione anche a ciò che accade al di fuori delle vicende che hanno coinvolto il tennista serbo e le autorità australiane, cominciando dalla classifica ATP che, nonostante la stagione sia appena cominciata, “eppur si muove”.

E i movimenti che compie sono interessanti. Di seguito la Top 20:

17/01/2022Giocatore03/01/2022Differenza
1Djokovic10
2Medvedev20
3Zverev30
4Tsitsipas40
5Nadal6+1
6Rublev5-1
7Berrettini70
8Ruud80
9Auger-Aliassime11+2
10Sinner100
11Hurkacz9-2
12Norrie120
13Schwartzman130
14Shapovalov140
15Karatsev18+3
16Thiem15-1
17Federer16-1
18Bautista Agut19+1
19Garin17-2
20Monfils21+1

 

Qualche annotazione:

  • Il canadese Felix Auger-Aliassime – grazie alla vittoria del Canada nella ATP Cup, ottenuta anche con il suo decisivo contributo – torna ad occupare una posizione tra i 10 migliori giocatori del mondo, la numero 9, dopo una fugace apparizione al numero 10 lo scorso novembre. Hubert Hurkacz scende al numero 11: Jannik Sinner torna dunque in Top 10 dopo una fugace uscita la scorsa settimana.
  • Aslan Karatsev, grazie alla vittoria conquistata a Sidney, eguaglia il proprio best ranking: il numero 15.
  • Il francese Arthur Rinderknech – finalista ad Adelaide 2 – entra tra i primi 50. È numero 48.
  • Maxime Cressy – uno degli ultimi interpreti del serve & volley – è stato protagonista di un grande inizio di stagione, prima con la finale di Melbourne e poi con i quarti di finale a Sidney. Questi risultati gli sono valsi l’ingresso per la prima volta in carriera nella top 100; oggi lo troviamo al numero 70.
  • Lo statunitense Cressy non è l’unico giocatore ad avere varcato per la prima volta la soglia della Top 100 nel corso di questo mese; il tedesco Oscar Otte (96) e il danese Holger Rune (99) hanno fatto altrettanto. Non ce ne vorrà Otte ma in termini prospettici ci sembra più significativo l’exploit compiuto dal danese; con il suo arrivo, Carlos Alcaraz non è più l’unico tennista nato nel 2003 presente tra i primi 100.

Nell’ultima classifica pubblicata lo scorso anno, nove tennisti italiani occupavano una delle prime 100 posizioni; oggi ne troviamo uno in meno:

17/01/2022NOMENATO NEL
7Berrettini1996
10Sinner2001
26Sonego1995
32Fognini1987
60Musetti2002
65Mager1994
95Cecchinato1992
98Travaglia1991

Andreas Seppi è scivolato al numero 101. Inizio di stagione importante sotto il profilo statistico per il diciannovenne Flavio Cobolli; il tennista fiorentino è entrato tra i primi 200 giocatori del pianeta, al numero 199.

Un mese di gennaio indimenticabile per Thanasi Kokkinakisl’australiano in un sol colpo ad Adelaide ha vinto il primo torneo della carriera, ha ricevuto un messaggio di congratulazioni da Roger Federer e si è portato a sole tre posizioni di distanza dalla Top 100. Forse non è troppo tardi per immaginare un futuro importante per un ragazzo di 25 anni che a 20 era arrivato a occupare la poltrona numero 69 e che poi a causa di un’infinita serie di problemi fisici era caduto in una profonda depressione e sembrava perduto per il tennis che conta.

Bentornato Thanasi.

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