Coppa Davis: Croazia, Germania e Belgio sul 2-1. Kazaki ai quarti

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Coppa Davis: Croazia, Germania e Belgio sul 2-1. Kazaki ai quarti

Cilic/Dodig rimontano 2 set a Nestor/Pospisil. Puetz/Struff sorprendono Ebden/Peers. Il Kazakistan chiude i conti con la Svizzera, l’Ungheria (grande Balazs) li riapre col Belgio

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

CROAZIA-CANADA 2-1 (dal nostro inviato ad Osijek Ilvio Vidovich)

M. Cilic/I. Dodig b. D. Nestor/V. Pospisil 2-6 3-6 6-4 7-5 6-2

 

“Oggi è la nostra festa, oggi si beve vino”.
Festeggiano così, intonando il ritornello di una tipica canzone di queste parti, i tifosi croati, subito dopo l’ultimo punto del match che consegna alla squadra di casa la vittoria nel doppio. Cantano e probabilmente dopo berranno sul serio (in sala stampa i giornalisti croati una bottiglia l’hanno aperta, per poi nasconderla con garbo quando sono arrivati la coppia canadese ed il ct Dancevic per la conferenza stampa), perché la paura è stata tanta: Cilic e Dodig si sono trovati sotto di due set e di un break nel terzo contro la coppia canadese Nestor/Pospisil, che fino a quel momento stava giocando un match praticamente perfetto, prima di iniziare la rimonta che li ha portati a trionfare al quinto set.

Per la prima ora e mezza infatti non c’è stata storia. Sarà stato che le condizioni meteorologiche di Osijek sembravano quelle di casa loro, vista la neve che da stamattina cade copiosamente sulla cittadina croata, sta di fatto che la coppia canadese si trova subito che è una meraviglia sul campo in terra rossa posato sul parquet del palazzetto “Gradski Vrt”. Chi invece non si trova per niente a suo agio e fa, in negativo, la differenza è Marin Cilic: lento e macchinoso, il tennista croato per un’ora abbondante sembra proprio che debba ancora smaltire il jet leg e non riesce ad entrare in partita. Dall’altra parte della rete, come dicevamo, Nestor e Pospisil fanno vedere come si deve giocare il doppio: variano la battuta, rispondono basso, a rete sono ineccepibili. Cosa quest’ultima che invece non si può dire del n. 3 del mondo, che proprio con due errori a rete consegna il primo break dell’incontro nel terzo game, sul servizio del suo compagno. Dodig cerca di tamponare l’emorragia rendendosi conto che il suo compaesano (sono entrambi nativi di Medjugorje) deve ancora entrare in partita, ma con il passare dei minuti, nel tentativo di fare più del dovuto, finisce anche lui per perdersi un po’. Altro break nel quinto gioco per un parziale di 4-0 che indirizza la prima frazione. Nonostante un attimo di rilassatezza che permette ai croati di arrivare alla prima palla break, poco dopo è 6-2 Canada, siglato da un ace di Nestor.

La trama del secondo set non si discosta da quella del primo parziale, se non per il fatto che i canadesi salgono ulteriormente di livello, entusiasmando il gruppetto dei loro connazionali – che anche se in pochi rispetto ai quasi tremila croati, continuano a fare un baccano incredibile – e il loro compagno di squadra Shapovalov, che è praticamente sempre in piedi tra un punto e l’altro. Esattamente come nel primo set, nel terzo game c’è il break sul servizio di Dodig. Stavolta sul 3-1 Canada Cilic tiene il servizio, ma una fantastica risposta vincente di Pospisil su una sua prima fa capire che in questo momento non c’è proprio partita, il Canada è evidentemente superiore. Cilic si prende un “toilet break” e Dodig mentre lo aspetta un po’ sconsolato discute con i suoi compagni di squadra in panchina, ma se l’intento era quello di girare l’inerzia del match non lo ha fatto capire a Pospisil che nel game successivo piazza 3 ace e continua a giocare in maniera impeccabile. Nestor nasce jugoslavo (si trasferì dalla Serbia in Canada col la famiglia nel 1976, quando aveva quattro anni) e forse inconsciamente vuole aiutare lui i suoi ex connazionali in difficoltà quando centra il partner con la prima di servizio poco dopo. Ma neanche questo ferma il 27enne di Vernon che subito chiude un punto con una stupenda volée di rovescio. A giudicare invece da come gioca il game successivo, il desiderio inconscio di Nestor era quello di essere il protagonista principale, dato che con una incredibile volée di riflesso e due stupende risposte al servizio di Cilic, è lui a sigillare il 6-3 Canada del secondo set.

Quando dieci minuti dopo i due canadesi giocano l’ennesimo sontuoso game alla risposta e strappano per la seconda volta consecutiva il servizio a Cilic, che era sul 40-0, neanche i due tifosi croati che continuano a battere i loro tamburi ci sperano più. Le espressioni sui volti dei tifosi croati al cambio campo, sul 4-1 Canada, rivelano tutta la loro delusione. E invece comincia, inaspettatamente, un’altra partita. Nestor e Pospisil si rilassano un pochettino e quel poco è sufficiente, perché dall’altra parte all’improvviso Marin Cilic si ricorda di aver messo in difficoltà Sua Maestà Roger Federer neanche una settimana fa, si sveglia dal suo torpore ed inizia a rispondere come sa. Dodig, da esperto doppista, fiuta subito che il vento sta cambiando e ci mette del suo con un paio di lob al bacio che sorprendono i due avversari a rete. Insomma, la Croazia si riprende subito il break (“Qui è cambiato il match” dirà uno sconsolato Pospisil in conferenza stampa) e lo bissa subito dopo: cinque game di fila ed è 6-4 Croazia. Veramente inimmaginabile solo un quarto d’ora prima.

Ora il Gradski Vrt è una bolgia. I canadesi non mollano e cercano di rimanere aggrappati con tutte le loro forze al match. Pospisil si prende anche un warning nel terzo game per proteste, ma riesce a portare a casa comunque il servizio al termine di un gioco combattutissimo. L’atmosfera però non si surriscalda più del dovuto: lo stesso Pospisil al termine del game sorride verso Shapovalov e Polansky in panchina e fa capire che tutto è finito lì. Si procede con tutti i giocatori che tengono il proprio servizio, ma si capisce che l’inerzia è dalla parte croata. Le risposte di Cilic fanno sempre più male (ad un certo punto ne ha messo una larga di un soffio, su una seconda di Pospisil, che ad occhio nudo chi scrive ha fatto fatica a vedere) e permettono a Dodig di rendersi protagonista a rete, mentre la coppa nordamericana sbaglia qualche colpo che fino a mezz’ora prima non si sognava di sbagliare. Si percepisce nell’aria che è solo questione di tempo ed infatti all’undicesimo game ecco puntuale il break croato che fa esplodere di gioia il pubblico di casa. E Dodig a seguire con un ace sigla il 7-5 Croazia che porta la sfida al quinto set.

Il parziale decisivo parte con i giocatori che tengono la battuta nei primo giro di servizi. Ma è ormai evidente che il match è ora in mano alla coppia di casa. Cilic e Dodig sono carichi, si incitano ad ogni punto, mentre i canadesi continuano lentamente, ma inesorabilmente, a calare di livello. Soprattutto è il loro servizio a fare sempre meno male e un po’ anche i 45 anni di Nestor, dopo più di tre ore di gioco, si fanno sentire. Ma c’è da dare merito ai croati: Marin adesso si muove benissimo e la conseguenza è che è ingiocabile alla risposta e da fondo. Dodig, che ad ogni punto incita il pubblico, non è da meno dalla parte del rovescio. Ed infatti il break del 3-2 si materializza grazie a due risposte lungolinea fotocopia – una di dritto e una di rovescio – dei due croati. La partita si chiude di fatto qui, i canadesi alzano bandiera bianca e anche Shapovalov non si alza più dalla panchina. Inesorabile arriva poco dopo un altro break e a seguire Dodig tiene il servizio che mette la parola fine al match: 6-2 Croazia. Che ora diventa la logica favorita del tie, considerando che potrà schierare eventualmente nel quinto match Marin Cilic.


AUSTRALIA-GERMANIA 1-2 (Andrea Franchino)

T. Puetz/J.L. Struff b. M. Ebden/J. Peers 6-4 6-7(1) 6-2 6-7(4) 6-4

Quando si sente parlare di modifiche al regolamento della Davis viene da domandarsi se chi le propone ha mai assistito ad un doppio di Davis…. Si vedono giocatori che diventano dei giganti, che trovano capacità ed energia in modo inspiegabile, che rovesciano risultati che apparivano già scritti. Come anticipato ieri la Germania aveva l’obbligo di vincere per consentire al suo n.1 Alexander Zverev di giocare il singolare di domani contro Kyrgios con la consapevolezza di poter chiudere la sfida con l’Australia. Si era vociferato della presenza del medesimo Zverev in campo per rinforzare il doppio teutonico, invece il capitano Kohlmann ha voluto schierare lo sconfitto di ieri Struff con Tim Puetz per affrontare la collaudata coppia Peers-Ebden e cercare di portare l’incontro sul 2-1.

Per quanto si è visto in campo, mai scelta è stata più azzeccata, i tedeschi partono decisi e conquistano il primo set grazie ad un break al settimo gioco. Secondo set per gli australiani al tie break, terzo set segnato dai 2 doppi falli al sesto gioco che hanno concesso il break a Struff/Puetz che hanno poi vinto la frazione per 6-2, quarto set chiuso al tie break da Peers-Ebden. Nel set decisivo tutto si risolve nel settimo gioco, quando i tedeschi ottengono 3 palle break consecutive, reazione australiana che le annulla tutte, ma sulla successiva occasione Struff esplode una risposta che consente alla sua nazionale di avvantaggiarsi e concludere poi la contesa con il punteggio di 6-4 grazie ad un perfetto turno di servizio di Puetz, vero uomo match. Domani tutte le speranze aussie saranno riposte nelle indubbie doti di Nick Kyrgios, chiamato all’impresa di sconfiggere il numero 5 delle classifiche mondiale Zverev per mandare la sfida al quinto incontro e continuare a sperare.


BELGIO-UNGHERIA 2-1 (Ruggero Canevazzi)

A. Balazs/M. Fucsovics b. R. Bemelmans/J. De Loore 6-3 6-4 6-7(2) 4-6 7-5

Una partita infinita, tecnicamente povera ma emotivamente infuocata, come da classico copione di Coppa Davis. Che dimostrerà tutti i suoi anni, ma continua a regalare grande spettacolo. Dopo 4 ore e 10 minuti un’indomita Ungheria riapre la sfida, dopo essere scappata avanti due set a zero e poi venire ripresa sul 2 pari, prima di un quinto set caratterizzato da tensione ed equilibrio. Ruben Bemelmans e Joris de Loore ce l’hanno messa tutta, dopo una prima parte decisamente fallosa e opaca, a chiudere la pratica oggi, ma si sono dovuti inchinare all’efficacia a rete di Marton Fucsovics e soprattutto all’eroe per un giorno Attila Balazs, strepitoso dal fondo per sagacia tattica, trascinatore dei rumorosi e pittoreschi supporter ungheresi e autore di alcune giocate superbe, soprattutto i lob di rovescio tagliato. Tutto rimandato a domani.

Non c’è il tutto esaurito oggi pomeriggio alla Country Hall di Sart-Tilman, provincia di Liegi (come scritto sul veloce indoor del palazzetto), evidentemente i belgi pensano che il tie sia già vinto ma si sbagliano. I tifosi ospiti sono in netta minoranza, visibili nell’unico spicchio verde – in un palazzetto a forti tinte rosse – alle spalle della loro panchina, ma estremamente variopinti (superbo l’improbabile copricapo da gallo biancorossoverde di un attempato supporter, che fa quasi passare inosservata la generosa parrucca tricolore del suo pingue compagno di scorribande). Nel primo set, sul break per loro del 3-1 e servizio, suggellato da una gran risposta incrociata di Balazs, sale il classico coro magiaro Ria-Ria-Hungaria!. Basta questo agli ospiti per vincere il primo set dopo aver annullato due palle del contro break sul 4-2, mentre nel secondo il break ungherese arriva in apertura, al termine di un game spettacolare chiuso prima da una gran volèe di dritto di De Looore (sul 15-40) e poi da un punto da badminton, con prima Fucsovizs e poi Balazs che indovinano due lob difensivi davvero formidabili. La torcida belga ad ogni cambio scandisce il ritmo rullando i numerosi tamburi e intonando Belgium, Belgium, ma l’unica palla break che si vede è a favore degli ospiti sul 4-3 30-40, prima che il n.1 magiaro Fucsovics, unico in campo nei primi 100 ATP – è il n.63 – esattamente come nel primo set, chiuda sicuro al servizio: 6-4 6-4 Ungheria.

Sembra andare tutto per il verso giusto agli ungheresi, che anche nel terzo parziale strappano il servizio agli avversari al quinto gioco, con Balazs autore di una risposta molto fortunosa che si trasforma nell’ennesimo lob vincente (ma subito prima Bemelmans aveva malamente sparacchiato a rete una volèe in avanzamento). Qui però i belgi trovano due ottime risposte consecutive sul 15-30 per costruirsi l’immediato contro break, fino al tie-break dove non sbagliano nulla, a differenza degli avversari, e chiudono 7-2 con una pregevole veronica di rovescio di De Loore. Sul 2-1 1 pari del quarto set scorgiamo l’agghiacciante mascotte di casa: una tifosa molto in là con gli anni che si alza in piedi e batte le mani, agghindata con un panama tricolore belga e una T-shirt rossa con stella centrale cerchiata di nero che fa molto revolución: per un attimo la fredda Liegi si trasforma nell’assolata Havana…  Il match segue i servizi fino al 4 pari, ma i belgi sono molto cresciuti, riducendo al minimo i gratuiti e sfruttano con un una gran risposta di dritto di De Loore l’unica palla break fin qui concessa dagli avversari, prima di agganciarli sul 2 set pari annullando due palle del controbreak ungherese.

Il quinto e decisivo set vede break ungherese e controbreak belga, fino al 5-4 Ungheria, quando una gran risposta di dritto di Fucsovics dà due match-point annullati dai belgi. La Country Hall esplode credendo nella vittoria, ma due giochi più tardi la coppia magiara scappa 0-40 e al quinto match-point un colpo al volo del n.1 ungherese rimanda il verdetto a domani.


KAZAKHSTAN-SVIZZERA 3-0 (Paolo Di Lorito)

T. Khabibulin/A. Nedovyesov b. M. Huesler/L. Margaroli 6-4 6-4 3-6 6-7(5) 6-3

La più quotata coppia svizzera composta da Luca Margaroli e Marc-Andrea Huesler (rispettivamente numero 161 e 324 del mondo in doppio) è stata sconfitta dal duo di casa formato da Timur Khabibulin e Aleksandr Nedovyesov (numeri 274 e 326). Il leader della coppia giallo-azzurra è indiscutibilmente Nedovyesov, che compirà 31 anni questo mese e oggi ha disputato il suo ottavo match di doppio in Davis, mentre per il suo compagno di squadra 22enne è solamente il secondo. Il supporto del pubblico di Astana è stato così insistente che all’inizio dell’incontro più volte i giocatori rosso-crociati si sono diretti sotto il seggiolone dell’arbitro per scambiare qualche parola con lui, e anche Severin Luthi ha passato parecchio tempo a confabulare col supervisor. Risultato: annunci dagli alto-parlanti in lingua russa prontamente fischiati dai presenti.

Il match inizia subito bene per la nazione asiatica e con l’aggressività di Nedovyesov (il serve-and-volley è una costante per lui) e l’esplosività fisica di Khabibulin riescono a far loro il primo set. Nel secondo parziale c’è una partenza lampo del duo svizzero che sale prepotentemente 3-0 ma la coppia kazaka, facendo ancora una volta leva sul sostegno del pubblico risale alla grande e con 5 game consecutivi chiude con un’altro 6-4. Gli svizzeri riescono finalmente a prendere le misure dei loro avversari e se riescono ad accorciare le distanze con relativa facilità, per pareggiare i conti devono sudare molto di più. Il quarto set si chiude al tie-break e per poco Margaroli e Huesler non restano beffati: chiudono 7-5 ma si sono visti annullare ben 4 set point consecutivi. Nel set decisivo i kazaki riprendono le redini del gioco e la distanza dalla rete torna a ridursi: gran parte degli scambi si svolgono al volo e spesso sono i tennisti di casa a conquistarli. Gli svizzeri cedono all’unisono e si fanno brekkare due volte consecutivamente; dopo poco meno di 3 ore e mezza si chiude il match con la vittoria meritata del team capitanata da Dias Doskarayev. Il Kazakhstan giunge ai quarti di finale per la quinta volta dal 2010 – quando è entrata nel gruppo principale – e per oltrepassare questo scoglio mai superato prima affronterà la vincente di Croazia-Canada, mentre con questa sconfitta il team svizzero, orfano da 3 anni di Federer e Wawrinka, è costretta per il quarto anno consecutivo a giocare i play-off per restare nel World Group.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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