Indian Wells, Federer: "Avrei dovuto perdere"

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Indian Wells, Federer: “Avrei dovuto perdere”

INDIAN WELLS – Roger salvato da fiducia ed esperienza: “Non devi farti prendere dal panico. Fisicamente sto bene”. Coric ammette: “Pensavo fosse fatta”

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Ci ho messo un po’ a migliorare il mio record di inizio anno. Questo incontro è stato una battaglia, per cui sono dovuto andare a prendermelo, ed ho avuto anche un po’ di fortuna“, ha detto Federer a proposito del suo 17-0 di inizio stagione, il migliore che abbia mai fatto registrare nella sua carriera. Ancora molto lontano dal poter insidiare le 42 vittorie consecutive di John McEnroe nella prima metà del 1984 (senza Slam, poiché l’Australian Open si disputava a novembre) o le 42 di Djokovic nel 2011, serie peraltro interrotta proprio dallo svizzero nella splendida semifinale del Roland Garros, Roger può portarsi a 18 battendo del Potro in finale; lo stesso numero di partite vinte da Rod Laver a inizio 1970, prima di essere sconfitto agli ottavi di Wimbledon. Lo stesso Rod Laver che con sguardo vigile ha seguito dagli spalti di Indian Wells la rimonta su Borna Coric.

Quando sei in fiducia ed hai esperienza è possibile uscire da questi match. Non c’è bisogno di farsi prendere dal panico quando vai sotto nel punteggio, sapevo che lui stava giocando meglio, c’era vento, non era semplice giocare in maniera offensiva. E quando ci riuscivo lui era molto bravo in difesa. Facevo troppi errori. L’incontro è stato combattuto anche nel secondo set, sarebbe potuto andare da una parte o dall’altra. I margini sono sottili. Credo che Borna abbia giocato molto bene, è stato molto solido, capisco perché causi così tanti problemi a così tanti giocatori e diventerà sempre meglio“.

Credo che questo sia stato il match più difficile dell’anno, perché anche nella finale degli Australian Open con Marin sono stato in vantaggio per gran parte dell’incontro, a parte forse quando ho avuto palle break contro all’inizio del quinto set. Qui invece è stato completamente diverso, sono stato sotto due volte di un break nel terzo set, ed anche nel secondo. Avrei dovuto perdere questa partita“. Eppure non è accaduto, e lo stupore di cui è sempre difficile liberarsi ogni volta che il Federer 36enne dimostra di non accettare un verdetto del campo a lui sfavorevole, si alimenta persino quando viene toccato il tasto della condizione atletica e dell’effetto di disputare un match in piena mattinata. “Fisicamente sto bene. Forse dover giocare così presto la mattina (a Federer non capitava dal 2006 di dover giocare alle 11 del mattino n.d.r.) non mi ha aiutato. Poi stavo cercando di capire il gioco di Borna, che riesce ad assorbire la potenza con grande facilità. Speravo di migliorare anche in difesa con il passare dei game perché all’inizio il mio gioco difensivo non c’era. Credo che sia stato più merito suo che demerito mio“.

 

Ora la finale contro del Potro, con il quale ha giocato quattro volte nel 2017: il bilancio gli è stato favorevole (3-1), ma ha perso lo scontro più importante, quello dell’US Open. “La nostra rivalità in generale? Beh, abbiamo giocato grandi match, partite lottate. Penso alla semifinale del Roland Garros e alla finale dell’US Open (entrambe nel 2009, ndr), la semifinale olimpica, le finali a Basilea, sono tante partite ragazzi (24, per la precisione, bilancio 18-6 Federer, ndr); alcune partite alle Finals, a Shanghai. Penso sia una rivalità interessante. Entrambi sappiamo cosa l’altro proverà a fare e proveremo a impedirglielo. Quando entrambi siamo al massimo diventa difficile, in pratica è un braccio di ferro. Ci conosciamo bene e ci rispettiamo e siamo contenti per l’altro quando fa bene, in generale. È bello rivederlo in 10 e penso che disputerà una grande stagione. Sono molto contento per lui“. Quella di Indian Wells sarà la sesta finale in cui lo svizzero e l’argentino si affrontano (qui il bilancio è 3-2 in favore di Delpo).

Chiaramente deluso, Borna Coric si è presentato ai giornalisti insolitamente dopo Federer (il vincitore è solitamente quello che arriva per secondo): “Credevo di avercela fatta. Sentivo che stava tornando, ma quando ho vinto quel game da 0-40 sul 3-2 nel secondo set pensavo di avercela fatta, pensavo sarebbe calato, invece è rimasto in partita, e non sono più riuscito a stargli dietro. Sul 4-3 ha giocato in maniera molto intelligente, ho mancato alcuni colpi ed il set mi è scappato via. Poi nel terzo sono stato avanti di un break per due volte, ma lui è un campione non per nulla“. Una sconfitta dura da digerire, ma che non deve cancellare la straordinaria settimana del 21enne croato, capace di raggiungere la prima semifinale della sua carriera in un Masters 1000: “È stato un torneo molto duro, non sono abituato a giocare così tante partite in pochi giorni. Ma porterò con me a Miami tanta fiducia. Alla fine non credo di aver sbagliato niente oggi. Ho tirato i miei colpi, non sono stato passivo, ho sempre fatto la scelta giusta. Ho seguito i miei dettami tattici. È stato un grande incontro, sono sorpreso di quanto bene abbia giocato, di come sia riuscito a mettergli pressione”.

“Devo prendere le cose positive, di questa partita e di tutto il torneo. Non sono stato sfortunato, non si può dire che sia stato sfortunato. Lui è semplicemente stato il giocatore migliore nei momenti che contavano“, ammette candidamente Borna. Che parlando poi di Federer aggiunge: Non ha punti deboli. All’inizio della partita non stava giocando bene. Molti giocatori nella sua situazione avrebbero mollato il match. Ma lui è rimasto lì. È come se mi avesse detto: ‘Ok, devi vincerla tu. Io non mollo’. Contro di lui non sai mai cosa aspettarti. Non sai quale colpo giocherà, con quale effetto, in quale angolo. È tutto un altro livello. Ma credo di averlo spinto al limite… di sicuro lui lo ha fatto con me (ride, ndr)”.

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Zverev: “Ho vinto a tutti i livelli, tranne uno. Spero che l’anno prossimo sia quello buono”

Alexander Zverev dopo il successo alle ATP Finals di Torino: “Contro i migliori devo giocare al mio meglio. Oggi ci sono riuscito”

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

È naturalmente un Sascha Zverev felicissimo quello che si presenta di fronte ai microfoni dei giornalisti dopo il trionfo alle Nitto ATP Finals di Torino. La sua prestazione in finale contro Daniil Medvedev è stata impeccabile.

“Sono entrato nella partita sapendo che avrei affrontato uno dei due migliori giocatori al mondo – ha esordito il tedesco – Sapevo di dover giocare al meglio e ci sono riuscito oggi. Credo di aver giocato molto bene. Sono molto contento del livello che sono riuscito a esprimere. Contro di lui, se si entra nello scambio troppe volte diventa difficile perché da fondocampo è uno dei migliori del mondo. Bisogna prendere subito il controllo dei punti e oggi ci sono riuscito. Il risultato è stato molto positivo”.

Per lui questa è stata l’ultima partita della stagione, dato che non parteciperà alle Davis Cup Finals della prossima settimana. “Non potrebbe andare molto meglio, onestamente. Sono felice della mia stagione, sono felice del modo in cui è finita. Naturalmente è stato un grande anno e vincere il titolo qui è stato incredibile. Spero che [nel 2022] si possa tornare alla normalità a un certo punto. Le regole COVID, il prize money COVID, spero che queste cose possano finire. Credo che tutti lo sperino”.

 

In questa stagione Zverev ha vinto oltre alle Nitto ATP Finals anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, i due Masters 1000 di Madrid e Cincinnati e gli ATP 500 di Acapulco e Vienna. Ma ancora nessun successo nei tornei del Grande Slam, dove è stato fermato per due volte da Novak Djokovic, ma anche da Stefanos Tsitsipas e Felix Auger-Aliassime. “Sono riuscito ad ottenere il successo con il mio tennis a tutti i livelli, tranne uno. Spero che il prossimo anno possa essere l’anno buono.

Nel corso del discorso di ringraziamento sul campo, Sascha ha ringraziato tutto il suo team e in particolar modo l’unica persona che non era lì con lui a Torino, ovvero suo padre Alexander Sr. Già cagionevole di salute e colpito dal COVID nel corso di quest’anno, il padre del tennista ha preferito non effettuare il viaggio in Italia per proteggere la sua salute. “Spero che possa migliorare presto. Mi ha chiesto di non parlare della sua situazione, per cui non lo farò”.

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ATP Finals, Medvedev: “Non so perchè, ma contro Zverev non ho servito come sempre”

Le parole del russo numero due al mondo: “Il tennis continuerà anche dopo il ritiro di Novak, Roger e Rafa”

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Daniil Medvedev si presenta in conferenza stampa dopo la sconfitta contro Zverev in finale alle ATP Finals di Torino 2021 e analizza così quanto andato in scena al PalaAlpitour di Torino.

Oggi non hai servito come sei solito fare. Cosa non ha funzionato?

“Su questo campo il servizio è veramente importante. In semifinale ho servito meglio, oggi difficile dire cosa non sia girato per il verso giusto. Difficile dire quale sia stato problema, forse di tipo mentale. Ma qualcosa mancava. Non ho la risposta su cosa mancava, ma questo ha fatto la differenza. Sascha è un grande giocatore, ha avuto l’opportunità di brekkarmi per due volte e quando servi come lui poi vinci. La chiave è stata sicuramente il servizio”.

 

Vi siete incontrati per la seconda volta in questo torneo, la terza in questa settimana.

“Ovviamente ogni volta che ci incontriamo ci prepariamo differentemente, cerchiamo di fare qualcosa di diverso, ho sentito che lui provava a fare questo. E ci ho provato anche io, ma semplicemente non riuscivo a rispondere perché lui serviva troppo bene. Sul piano psicologico, per me non è così difficile ma anzi è interessante. Ogni volta sai che lui cercherà di fare qualcosa di diverso, e tu devi essere pronto, e lo stesso vale per lui”.

Il 2022 sarà l’anno della transizione definitiva tra l’era di Djokovic e Federer e quella della tua generazione?

“Difficile da dire. Penso però che quando finì l’era di Borg e McEnroe tutti pensavano che non sarebbero più arrivati giocatori così forti, e così quando Sampras e Agassi si ritirarono. Non è stato così, altri giocatori forti sono arrivati. Io non penso che il tennis non sarà più interessante quando Novak, Roger e Rafa non ci saranno più. Magari non vinceremo 20 Slam, ma del resto non lo fecero neppure Sampras e Agassi, quindi non sarà vergognoso non riuscirci. Posso parlare per me, dirò che cercherò di vincere quanti più titoli possibili”.

Sorpreso del fatto che Zverev non abbia ancora vinto uno Slam?

“Ci sono ancora tanti grandi giocatori che non hanno vinto uno Slam. Penso anche a Tsitsipas. Zverev ha servito per il match in finale allo US Open. Lui è capace di vincere contro chiunque, è certamente capace di vincere uno Slam. Ma non è l’unico. Quest’anno in semifinale ha perso per un soffio, magari in finale mi avrebbe battuto. Chissà, bisogna vincere sette partite per vincere uno Slam, e ogni torneo ha un suo scenario e sue dinamiche”.

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ATP Finals, il bilancio di Binaghi: “Soffriamo per chi non è entrato. Vogliamo lasciarvi a bocca aperta”

Il presidente federale svela: “Il giovedì prima del torneo ci siamo accorti che l’acqua piovana filtrava dal tetto: che fortuna avere evitato questa brutta figura”

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Angelo Binaghi, il presidente della Federazione Italiana Tennis, si presenta in conferenza stampa al PalaAlpitour di Torino per tracciare il suo bilancio a conclusione della prima, storica edizione delle ATP Finals italiane. Tantissimi i temi toccati dal numero uno del tennis italiano nel suo consuntivo finale, tra le problematiche affrontate e i buoni propositi per il futuro.

Binaghi: “Il giovedì sera prima del torneo e quei problemi con la pioggia sul campo”

Binaghi parte con un discorso introduttivo: “Siamo molto contenti di questa nostra prima volta a Torino. Permettetemi di ringraziare il nostro staff e quello di Sport e Salute, dalla nostra più giovane segretaria al direttore generale. E al direttore generale di Sport e Salute, Diego Nepi, devo i più grandi ringraziamenti. Tre manifestazioni di così grande rilevanza – le NextGen ATP Finals di Milano, le ATP Finals di Torino e l’imminente Coppa Davis, hanno sottoposto la nostra struttura a uno stress più che doppio rispetto allo standard a cui siamo abituati, relativamente agli Internazionali d’Italia. Siamo ancora sotto-dimensionati, ma il nostro staff ha fatto un lavoro egregio e siamo tutti gratificati dai giudizi lusinghieri che abbiamo letto. Primo tra tutti quello di Andrea Gaudenzi e dei membri del board ATP che mi ha fatto conoscere; poi quelli dei giocatori presenti, in primis Zverev e Djokovic, i quali hanno detto di preferire Torino rispetto a Londra. Anche i giocatori non presenti, come Federer, parlano in termini molto positivi di Torino e addirittura altri direttori di tornei che con noi non sono mai stati molto teneri, come Ion Tiriac, tessono le lodi di questa nuova avventura. Si parla quindi di gente che conosce l’argomento e sa cosa vuol dire organizzare una manifestazione di questa rilevanza e visibilità. Gente onesta intellettualmente, che capisce anche il clima di difficoltà nel quale abbiamo dovuto lavorare nell’ultimo anno-anno e mezzo. Il tennis italiano trarrà un’ulteriore grande spinta per la sua crescita da quello che è stato fatto questa settimana”.

Binaghi poi parla di ciò che ha proposto la competizione, con il focus ovviamente sui tennisti italiani, Sinner e Berrettini: “Dal punto di vista tecnico abbiamo assistito a un livello fantastico, bellissima la semifinale tra Djokovic e Zverev, ma anche i match di Sinner e il primo set di Berrettini e tanti altri incontri che sono stati combattutissimi, e credo abbiano reso onore al livello della manifestazione. Noi italiani siamo stati protagonisti in campo e fuori. Abbiamo avuto due giocatori alle Finals, qualcosa che nessuno di noi poteva sognare neanche nei momenti di maggior entusiasmo. Direi che i nostri due ragazzi sono stati sfortunati: Berrettini lo è stato già dal sorteggio, il che è confermato dal fatto che i due finalisti erano nel suo girone. Bisognava prendere il girone di Tsitsipas, che si sapeva non fosse al meglio, era più facile arrivare secondi. Credo che non avremmo rubato niente se insieme ai tre giocatori che oggi sono i più forti al mondo (Djokovic, Zverev e Medvedev) il quarto fosse stato un italiano. Anche Jannik ha perso con Medvedev con due match-point per qualche centimetro”.

 

Il presidente federale poi svela un retroscena relativo all’organizzazione. “Ma di fortuna ne abbiamo avuta molta, soprattutto il giovedì sera prima dell’inizio della manifestazione. Quando, dopo tanti mesi, ha piovuto a Torino e la notte abbiamo dovuto mettere delle bacinelle dentro al campo perchè pioveva dentro il palazzetto per problemi al tetto. Tra l’altro, sull’acqua che filtra dal tetto avevamo un precedente; a Napoli una volta in Fed Cup al PalaVesuvio abbiamo dovuto sospendere un Italia-Spagna. Se non avesse piovuto giovedì, avremmo rischiato di mandare questa bella cartolina in giro per il mondo da domenica, quando poi la pioggia è tornata durante il torneo. Chissà quante polemiche, chissà cosa avrebbero detto le Iene che ieri sera mi sono ritrovato in albergo a mezzanotte e mezza. C’è stato un pronto intervento della società che gestisce il palazzetto la quale ha ripristinato l’impermeabilizzazione del tetto affinché ci fosse la piena praticabilità”.

Binaghi continua, parlando del pubblico che ha frequentato il PalaAlpitour in questi giorni: “Siamo stati protagonisti anche fuori dal campo: tutti hanno espresso grandi opinioni sul pubblico che è stato esemplare per quantità e correttezza. Certo, abbiamo sofferto e soffriamo per chi non è potuto entrare. Credo di dover chiarire un concetto: abbiamo combattuto come dei leoni, e abbiamo perso, per ottenere quel famoso 3% per cento in più di capienza; e se lo avessimo ottenuto ci avrebbe procurato un danno di un milione e 450mila dollari. Sia chiaro che noi abbiamo tutto l’interesse a favorire l’accesso al tennis. L’obiettivo della federazione, oltre ai risultati dei giocatori professionisti, deve essere la massima diffusione del nostro sport nel nostro paese, e gli spettatori per noi sono fondamentali nel senso che è altamente probabile che se uno viene a vedere il tennis poi lo possa praticare. Ciononostante la festa continua. Domani abbiamo il Galà del Tennis, in cui premieremo tutti i nostri grandi exploit dei nostri giocatori in giro per il mondo. Poi abbiamo una settimana di Coppa Davis, con ospiti migliaia di bambini. Questa è la nostra nuova frontiera, credo che siamo già la federazione che più spende per investimenti con la scuola dell’obbligo. Ne discuterò con il Consiglio Federale ma credo che gli sforzi vadano moltiplicati. Andrea Gaudenzi, il presidente ATP, vuole che il tennis sia il secondo o terzo sport di ogni paese del mondo. E’ il leader che mancava al tennis mondiale. Noi in Italia però siamo già il secondo e puntiamo al primo posto, insieme al padel. Non possiamo avere obiettivi e ambizioni che siano inferiori rispetto a quelli che oggi hanno i nostri più forti giocatori”.

Binaghi: “Dal punto di vista economico il futuro delle ATP Finals è salvo”

Partono poi le domande dei giornalisti presenti. Che partono dagli spunti di miglioramento per il futuro: “Certo, miglioramenti da fare ce ne sono. La lista è lunghissima. Ma noi sappiamo migliorare in corso d’opera, come abbiamo dimostrato con gli Internazionali di Roma. I suggerimenti più interessanti negli anni li traevo proprio durante le conferenze stampa. Gli interventi dei giornalisti vecchia scuola, dell’altra generazione, erano sempre interessanti. Tante cose, che erano state dette in modo costruttivo, sono state prese e rese concrete. Guardiamo invece abbastanza divertiti a queste piccole polemiche lette sulla stampa locale, mi riferisco a tutte queste associazioni locali con un presidente che dice che, se lo coinvolgiamo, faremo fuoco e fiamme nei prossimi anni. A Roma però ho cercato collaborazione, per vent’anni, e non l’ho trovata. Adesso a Torino improvvisamente vogliono tutti dare un contributo… Che dire, noi dobbiamo essere bravi per cercare di trarre il meglio, insieme a Comune e Regione, da questa grande spinta che hanno i torinesi, che sono molto strani. Scherzi a parte, ho scoperto una città e una Regione con delle positività che ignoravo, ci sono declinazioni che non sono sempre così positive ma io credo che nell’interesse della federazione dobbiamo essere capaci di trarre tutti gli elementi positivi che possono arrivare anche dal territorio. Tornando a ciò che c’è da migliorare, è evidente che ci vuole una ristorazione di buon livello anche per il pubblico indistinto. Il corporate deve esser protetto in altro modo. Ho visto anche code troppo lunghe ai bagni. Però è troppo facile parlare adesso. Quando noi abbiamo creato il format definitivo di questa manifestazione, da aprile a giugno, la domanda più importante era: ci daranno il pubblico? E se sì, quanto? Abbiamo una serie di osservazioni a cui adempiere, magari dateci una settimana per riposare. Non riusciamo, tra l’altro, ad adeguare il nostro staff dal punto di vista numerico. Non ho ad esempio un responsabile della comunicazione. Ne approfitto per dire che lo cerchiamo. In ogni caso, eravamo molto preoccupati a causa della presenza di una fidejussione di 44milioni e mezzo di dollari che ora è salva. Da questa esperienza trarremo grandi energie per sviluppare il tennis in Italia. Abbiamo una base di grande successo e con tutte le persone di buona volontà vogliamo crescere fino a lasciarvi a bocca aperta”. Binaghi continua, parlando del piano economico delle Finals: “Abbiamo raccolto 11milioni e mezzo dalla biglietteria e, sommando i ricavi sul fronte corporate, si arriva a 15 milioni. Potenzialmente ci aspettiamo, in una edizione “normale”, di arrivare a 20 milioni. Vorrei spiegare una cosa ai torinesi: i dati ci dicono che ad essere mancato quest’anno è la parte di turisti di provenienza estera, a causa dell’incertezza sulla possibilità di fare viaggi. E comunque i commercianti, i tassisti, gli albergatori sono già contenti oggi. Bisogna che tutti si preparino alla prima edizione “normale” alla quale saranno invasi da chi arriva dall’estero. Faccio un esempio: il title sponsor Nitto, in pieno stile giapponese, era abituata a portare mille persone ogni anno a Londra, e sono mille persone high-spender. Quest’anno la Nitto ha ridimensionato la sua presenza, non ha portato praticamente nessuno dal Giappone. A proposito di Tokyo, vi ricorderete che noi abbiamo vinto il bando contro 40 nazioni. Credo che alla fine l’alternativa principale fosse proprio Tokyo. E allora dico che l’ATP è stata fortunata. Se questo torneo si fosse disputato in Giappone, avrebbe avuto il 60% di capienza? Anzi, si sarebbe disputato? L’ATP la ringrazio per averci fatto i complimenti ma anche loro un po’ fortunati sono stati, come è successo a noi con la vicenda del tetto”.

Caos biglietti ATP Finals, Binaghi: “Cosa avremmo dovuto fare? Decisione CTS irrazionale e tardiva”

A Binaghi viene chiesto se il caos biglietti sarebbe potuto essere gestito meglio. “Siamo veramente dispiaciuti, anche per il fatto c’è qualcuno che strumentalizza la questione in modo vigliacco. Mi chiedo e vi chiedo: cosa avrei dovuto fare? E cosa dovremmo fare da domani? Per gli Internazionali di Roma del prossimo maggio abbiamo già aperto la vendita dei biglietti, come Madrid e Montecarlo, i Masters 1000 sulla terra rossa, e abbiamo 2 milioni già incassati. Nessuno di noi, come Madrid e Montecarlo, ha la più pallida idea di cosa succederà a maggio con il virus e di che capienza ci potrà essere. Possiamo solo avvisare gli acquirenti del fatto che il posto lo si potrà avere con certezza solo tra qualche mese. Cosa dovremmo fare? Non vendere i biglietti a differenza di quello che si fa in tutto il mondo, facendo sì che un turista tedesco sia spinto a prenotare a Madrid o Montecarlo perché la biglietteria degli Internazionali la dovremmo aprire solo un giorno prima del torneo, quando il CTS ci dirà quando potremmo entrare? Non capisco, ho letto molto sull’argomento ma non riesco a trarre indicazioni che siano degne di essere prese in considerazione”. Binaghi ricostruisce gli eventi sull’argomento: “La decisione del CTS di rifiutare l’allargamento al 75% è arrivata il venerdì pomeriggio prima del torneo. Dopo questo sconvolgimento abbiamo cercato una ottimizzazione delle percentuali concesse. Abbiamo capito che sponsor, giornalisti, ecc. non erano compresi nella percentuale concessa, questo ci ha permesso di poter richiamare altre persone rispettando sempre il 60% di capienza. La seconda ottimizzazione è stata fatta nei giorni successivi; grazie a un attento monitoraggio dei numeri ci siamo resi conto che il ritorno degli spettatori che avevano un biglietto annullato ma poi di nuovo validato non era del 100% e questo ci ha permesso di fare entrare persone che venivano ai cancelli con biglietto non valido. Questo da un certo punto in poi non è stato possibile perché a seguito del passaparola si sono presentate troppe persone ai cancelli. Quindi abbiamo dovuto far restare fuori in molti. Ma non potevamo non rispettare ciò che aveva imposto il governo”.

Binaghi: “Il tennis italiano merita attenzione, non siamo più delle pippe”

In merito, Binaghi risponde così a una domanda del direttore Scanagatta sul fatto che in qualche occasione l’afflusso sugli spalti è sembrato superiore al 60% della capienza: “La decisione ahimè sciagurata del CTS è avvenuta un giorno e mezzo prima che il CTS potesse vedere il pubblico all’interno. Il 75% della capienza, che mi risulta fosse stato paventato anche dal CTS, è stato ridotto al 60% il venerdì pomeriggio. Si è trattato di una decisione irrazionale che può spingere a riflessioni sbagliate, perché non si è mantenuto lo stesso metro di giudizio con altri eventi sportivi. Tornando alla sua osservazione, il match a cui c’è stata affluenza apparentemente maggiore del 60% è quello di Berrettini con Zverev. Ciò è accaduto per due motivi: in primis, nel momento in cui le linee guida escludono dal conteggio gli addetti ai lavori e gli accreditati è evidente che la percentuale reale di persone presenti all’interno del palazzetto non è del 60%. Se gioca il giocatore italiano è difficile dire al cameriere di stare nel ristorante se non c’è nessuno o alla maschera che si affaccia per vedere cosa sta facendo Berrettini che non lo deve fare. Seconda questione: i seggiolini vuoti del centrale con la piena luce del giorno si vedono di più di quanto si possa percepire di notte, quando la gente può aver appoggiato il cappotto. Comunque abbiamo chiesto che ci fosse un conteggio esatto di tutte le persone che hanno varcato le soglie del palazzetto e ogni giorno siamo stati abbondantemente sotto alla soglia del 60% che ci ha imposto il governo”. Riguardo i rapporti con il CTS, Binaghi conferma le dichiarazioni infuocate degli scorsi giorni: “Hanno ricevuto il presidente del calcio e quello del basket, ma non me. Se il CTS si materializzasse e venisse a discutere con noi io sarei a disposizione in qualunque momento, perché credo di avere delle competenze e delle ragioni, e me lo ha riconosciuto anche l’ex ministro Spadafora – che credo abbia fatto un lavoro meritorio seppur contestato – il quale ci ha fatto i complimenti perché nella fase più acuta della pandemia, abbiamo fatto capire che il tennis fosse diverso dagli altri sport e che potesse trarre da questa disgrazia generale della pandemia un vantaggio. Il governo ci ha messo mesi, ha poi capito che il nostro sport, all’aperto e non di contatto, meritava delle differenziazioni. Il tennis esce dalla pandemia forte come non lo era stato mai nella sua storia. Siamo stati fortunati nella disgrazia, forse qualche cosa intelligente la abbiamo fatta. Il CTS viaggia però su un livello che non è quello dei comuni mortali. Se decidesse di degnarsi di scendere in mezzo a noi potremmo parlare e valutare delle peculiarità di questo sport, di impianti come questo, dei suoi volumi d’aria. Ma per parlarne ci vuole un confronto. Se poi le nostre teorie si rivelassero sbagliate ci ritireremmo in buon ordine. Ora noi rimborseremo i possessori dei biglietti e cercheremo di fare delle agevolazioni. Ma subire decisioni irragionevoli grida vendetta. Siamo un movimento grande, che è cresciuto in Italia e adesso fa grandi risultati e non siamo più delle pippe: meritiamo più attenzione”.

Binaghi: “Aperti a collaborazione con la nuova amministrazione di Torino”

Binaghi conclude parlando del rapporto col nuovo sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, entrato in carica pochi giorni prima delle Finals: “Il cambio di giunta è stato fatto in corsa. Ho conosciuto il sindaco e l’assessore Carretta al quale abbiamo chiesto di partecipare alla prima riunione subito dopo il parere negativo del CTS. Apprezzo il doveroso rispetto e la distanza con cui hanno assistito da lontano a questa prima faticosa esperienza. Io rappresento una grandissima federazione, una grandissima comunità, Lo Russo rappresenta a buon diritto una comunità ancora più grande e ancora più importante. Io credo che ci siano tutte le condizioni perché da domani, sin dalla programmazione della prossima edizione, insieme – come abbiamo fatto col vecchio Comune e la Regione che hanno pure colori politici differenti – si possa continuare con questa sinergia preziosissima. Siamo pronti e aperti alle loro idee. Noi vogliamo diffondere il tennis a Torino e nella regione, loro vogliono moltiplicare e favorire l’indotto. Noi ci siamo anche resi disponibili a creare campi pubblici in ogni campo della città, di tennis o di padel. Abbiamo coinvolto migliaia di bambini, con il tennis in piazza, per cercare di far penetrare questo sport anche nelle fasce sociali meno abbienti. Tutto questo in piena pandemia quando non eravamo ancora sicuri se questa manifestazione si potesse fare o no: qualcosa lo abbiamo già fatto, qualcosa lo faremo. Tutto quello che l’amministrazione locale vorrà proporci, in piena onestà intellettuale, abbiamo le braccia aperte per riceverlo”.

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