Miami, spunti tecnici: Shapovalov, il dritto per diventare grande

(S)punti Tecnici

Miami, spunti tecnici: Shapovalov, il dritto per diventare grande

MIAMI – Del fantastico rovescio di Denis si è parlato pure troppo. Ma nel tennis moderno, senza il dritto, non si fa strada. Il canadese lo sta migliorando a vista d’occhio e ci lavora ogni giorno

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Come di consueto, innanzitutto, benritrovati a bordocampo, stavolta dal Crandon Park Tennis Center di Key Biskayne, Miami. Luogo che definire un piccolo paradiso naturalistico (almeno tanto quanto Indian Wells lo è del tennis in senso stretto) è riduttivo, siamo su un’isola ricoperta di vegetazione lussureggiante, nel mezzo ci sono i campi da tennis e lo stadio, basta attraversare il parcheggio, sono non più di 200 metri di passeggiata, e sei in spiaggia. Ma spiaggia seria, di quelle con la sabbia candida, le palme, l’oceano, e tutti gli annessi e connessi. Il fatto che a livello di strutture vere e proprie, e di servizi per gli addetti ai lavori, si possa rilevare qualche mancanza rispetto ad altri eventi sportivi, viene quindi abbondantemente compensato dall’ambiente da favola tropicale che ci circonda. E a parte qualche giornata di particolare afa o umidità, le temperature sono assolutamente gradevoli, l’ideale per godersi lo sport all’aria aperta.

In una bella mattinata di sole, sono passato al campo 1, un’oretta prima dell’inizio dei match programmati. E ho trovato il giovane canadese rampante Denis Shapovalov, impegnato in un allenamento molto specifico e mirato, sulle esecuzioni del dritto aggressivo in spinta da varie posizioni, ben diretto dall’ottimo coach Martin Laurendeau. Super-rovescio a una mano a parte, era da un bel po’ che seguivo l’evoluzione in positivo del dritto di Denis, che ormai sta diventando un’arma importantissima nel già ricco e brillante repertorio di “El Shapo”, come lo hanno soprannominato i p.r. di Tennis Canada. Devo dire, per quello che ho visto, e anche per quello che Denis ha saputo implementare in partita finora, che il lavoro fatto sta pagando eccome. Andiamo a vedercelo per bene. Come sempre quando ce lo permettono, tutti i video e le foto sono esclusivi e originali.

 



Qui sopra, fasi di preparazione e impatto di un dritto in open stance tirato diagonale, l’esercizio prevedeva due accelerazioni consecutive, una in cross per aprirsi il campo, e una successiva in avanzamento verso la rete a chiudere il punto, o quantomeno a mettere in estrema difficoltà il difensore per poi giocare una volée semplice. Vediamo, dall’alto, che Denis ormai ha sviluppato una ottima ovalizzazione, la testa della racchetta scorre bella fluida verso la palla, l’appoggio del piede esterno (il sinistro nel suo caso) è ben caricato, ma non “piantato giù” in modo eccessivamente statico.


Vediamo bene qui sopra perchè è necessario che l’appoggio esterno in open stance si mantenga mobile e non troppo avvitato al terreno: contemporaneamente allo sviluppo del finale windshield-wiper (a tergicristallo), che ci fa capire la direzione del colpo guardando la rotazione busto-spalle, e anche lo sguardo dello stesso giocatore, il piede sinistro, che sta scaricando la spinta verso l’alto-avanti, va in rotazione interna di 90° buoni, portando in modo automatico Denis in una postura perfetta per il successivo split-step frontale, e il movimento in avanzamento a seguire la traiettoria appena sferrata, per chiudere gli spazi e trovare la palla difensiva in arrivo dentro il campo.



Vediamo qui sopra le fasi di preparazione del dritto conclusivo, effettuate insieme a uno splendido spostamento in avanti, che parte da un passo lungo del piede destro, seguito da una bellissima dimostrazione di indipendenza e controllo tra la parta alta e bassa del corpo. La racchetta, infatti, viene portata alla distensione posteriore, mentre la gamba sinistra, dallo stesso lato, fa il passo in dinamica in direzione esattamente opposta. Quando va giù il piede sinistro (la palla è entrata nell’inquadratura), vediamo Denis che pur al temine di uno spostamento estremamente rapido, sta scatenando lo swing a colpire in equilibrio verticale perfetto. Impattare una palla in avanzamento in questo modo è di difficoltà estrema, basta sbagliare il ritmo della preparazione di una frazione di secondo, o mettere giù l’appoggio conclusivo dieci centimetri troppo avanti o indietro, e sei fortunato se la trovi col piatto corde, l’errore o la steccata diventano inevitabili.


Come vediamo qui sopra, l’amico Denis la palla la prende in pieno sweet spot, che più pieno non si può, ne esce un tracciante imprendibile, la conclusione del colpo è ottima per dinamica e fluidità, non si arresta la corsa in avanti, nel caso in cui l’avversario fosse stato in grado di ribattere Shapovalov era già pronto con lo split-step oltre la metà campo per poi andare a giocare al volo. Sequenza di alta scuola tecnica, vedendolo dal vivo e da vicino sembra di una facilità imbarazzante, ma è lui che la fa sembrare tale per la naturalezza con cui esegue una serie di movimenti di simile complessità. Che bravo.


Qui sopra, apprezziamo quella che è una delle qualità migliori di Denis, a prescindere dal colpo che esegue, ovvero la grandissima elasticità e reattività di gambe. Il canadese è uno di quelli che sul campo rimbalzano come molle, e volano in sospensione dinamica praticamente su ogni palla. Nell’allungo in recupero laterale che vediamo qui, è molto bello il modo in cui “El Shapo”, mentre esegue lo swing, lascia andare l’inerzia delle gambe verso l’esterno, trovando così gli appoggi a fine esecuzione già spostati per permettergli di avere il peso istantaneamente proiettato verso il rientro al centro del campo. Come uno sciatore che chiude la curva nello slalom.

Qui sopra, per concludere la carrellata sul bel dritto che ha ormai Shapovalov, un video in slow motion che ci fa apprezzare, come già evidenziato dalle immagini precedenti, la grande esplosività di gambe del canadese, ma soprattutto l’impeccabile lavoro degli appoggi per arrivare alla postura di caricamento ottimale. Denis qui parte con un doppio saltello laterale, di fianco, arrivando a mettere giù i piedi e allo stesso tempo ruotare il corpo di 90° con l’ultimo step, venendo così a trovarsi in posizione perfettamente frontale rispetto al campo e alla palla in arrivo. Se osserviamo la riga di fondo, e dove piazza le zampe Shapo, lo vediamo chiaramente. Da lì, si scatena la torsione del busto-spalle, con potenza moltiplicata dall’ingresso dell’anca, che è l’enorme vantaggio dell’esecuzione in open stance. Che botta, sono palle che non tornano.

In conclusione, non serve dirlo, lo so da solo: un pezzo tecnico su Denis senza che si veda il suo fantastico rovescio è inaccettabile. Per finire in bellezza, ma bellezza vera, eccolo qui, prima in foto, poi in un altro video al rallentatore.

Qui sopra, due momenti dell’allenamento in risposta. A sinistra il caricamento, guardate quanto apre il piatto corde Shapo per poter poi trovare la legnata semipiatta, a destra l’impatto, come sempre in piena sospensione e slancio laterale. Poco da aggiungere, roba di livello altissimo.


Qui sopra, a sinistra, il finale di una botta da dentro il campo talmente violenta da far finire il giocatore in semi-rotazione (senza però mai perdere il controllo dell’asse di equilibrio, che come vedete è assolutamente centrale). Guardate dove finiscono le braccia di Denis, soprattutto il sinistro, più di così si disarticola la spalla. A destra, la sempre ammirevole compostezza di un rovescio tirato, come di consueto, in volo con entrambi i piedi che staccano dal terreno per facilitare l’azione del piatto-corde, che così sale meglio sopra al top-spin appena respinto.

Qui sopra, infine, un video in alta definizione e rallentato che mostra la perfezione del caricamento, del gioco di gambe, e dello swing a colpire di Denis quando spinge il rovescio a chiudere da relativamente comodo, senza spostamenti precedenti. Si capisce bene perché farlo impattare da fermo è una cosa da evitare per tutti, gli partono fiondate come quella appena vista che lasciano chiunque a metri dalla palla. Uno spettacolo, ma questo si sapeva da un paio d’anni. Il lavoro sul dritto documentato più su, invece, ha portato a miglioramenti enormi, ben visibili, che non erano affatto scontati, e che testimoniano della serietà e dell’impegno del ragazzo per raggiungere il proprio massimo potenziale.

Non so se sarà in questo torneo, o quest’anno, o il prossimo, ma una molla umana che spinge i colpi in questo modo prima o poi il risultato che dà una svolta alla carriera lo farà. Propenderei per il prima. Vamos, “El Shapo”, facci divertire.

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La coda di Indian Wells, spunti(ni) tecnici: Hsieh, la quadrumane mai vista

Entrambi i fondamentali bimani non sono una novità. Lo è il modo in cui la simpaticissima giocatrice di Taipei impugna la racchetta eseguendoli

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da Indian Wells, il nostro inviato

Versione ridotta, più per curiosità che altro, della rubrica tecnica da bordocampo: a volte, anche piccoli dettagli fuori dalla norma possono essere interessanti da analizzare. Perchè non è affatto scontato che siano chiari a prima vista, a meno di non andare a controllare i filmati. Su-Wei Hsieh, 33 anni, 27 WTA, diversi scalpi anche eccellenti in saccoccia soprattutto nell’ultimo anno (battute Muguruza, Radwanska, Kerber, Pliskova, Halep, messa in gran difficoltà Osaka a Melbourne – era 7-5 4-2 40-0 – per citarne alcuni) appartiene a una categoria di tenniste assai marginale, ma niente affatto estinta. Parlo delle cosiddette “quadrumani”, le giocatrici che eseguono sia dritto che rovescio a due mani, che hanno avuto la massima rappresentante nella grande Monica Seles (9 Slam), poi Marion Bartoli (Wimbledon 2013), per arrivare alle attuali Luksika Kumkhum, la nostra Georgia Brescia, e appunto l’amica Hsieh.

 
Monica Seles, indimenticabile fuoriclasse serba, ritirata ufficialmente nel 2008

Rispetto a tutte le altre, però, Su-Wei ha una caratteristica unica. Le quadrumani, di norma, eseguono un rovescio a due mani normale dal lato dell’arto non dominante, e un dritto bimane con presa invertita (mano dominante in fondo al manico, mano di appoggio sopra) dall’altro, per l’ovvia ragione del non dover mollare mai la presa, potendosi semplicemente limitare a ruotare o aggiustare il grip (quando lo fanno). Hsieh, invece, esegue due rovesci bimani classici (lei è destra): la cosa richiede un mini gioco di prestigio, ovvero un fulmineo e preciso spostamento delle mani sul manico, ogni singola volta, tra un colpo e l’altro. Bizzarro, tecnicamente affascinante, notevolissimo dal punto di vista della destrezza e della coordinazione. Evidentemente, visti i gran bei risultati dell’ultimo periodo in singolare (Su-Wei è stata numero uno in doppio, specialità che prediligeva fino a due anni fa, prima della storia del suo paese ad arrivare in cima a una classifica del tennis professionistico tra l’altro), la cosa per lei funziona, e pure alla grande. Vediamocela insieme, in 30 secondi di video, è veramente una “chicca” tecnica pressoché unica.

Come possiamo vedere, Su-Wei utilizza una racchetta con manico più lungo del normale, evidentemente su misura, tiene la mano dominante nel centro, e in pratica sposta alternativamente nello spazio sopra e sotto la sinistra (anche se in realtà muove anche la destra, portandola in fondo al manico dal lato sinistro, il suo “vero” rovescio, ma il lavoro grosso lo fa con quella opposta). Una rapidità di tocco, e una sensibilità ‘da borseggiatrice’, considerata la rapidità con cui deve eseguire questi aggiustamenti. Brava Hsieh, bel personaggio tra l’altro, e divertentissima da vedere in partita, il doppio rovescio bimane le consente di fintare gli angoli, così come le rotazioni (in coda al pezzo, vedete un’affettata mica male, con la testa della racchetta che scatta sotto la palla invece di coprirla all’ultimissimo istante), in modo estremamente fastidioso per le avversarie. Oltre a questo, la rende un’incontrista fenomenale, bombardandola di servizi e accelerazioni da fondo non la sfondi praticamente mai. L’unico aspetto svantaggioso è che Su-Wei, come tutte le quadrumani, ha un minore allungo, colpendo così devi sempre essere sulla palla con le gambe vicine e veloci. Ma se ce la fai, ottieni controllo e possibilità di mascherare le traiettorie molto bene. Se ne sono ben accorte tante di quelle giocatrici che questa trottolina terribile ha fatto – sportivamente – diventare matte.

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Indian Wells, spunti tecnici: Andreescu, colpitrice moderna che usa la testa

Bianca Andreescu è la rivelazione del torneo. La tecnica è perfetta, l’istinto tattico fa la differenza

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da Indian Wells, il nostro inviato

La diciottenne canadese di origini rumene Bianca Andreescu è un gran bel personaggio, prima ancora che una tennista emergente che ci sta facendo vedere prestazioni di altissimo livello a Indian Wells. Ne potete leggere un esauriente profilo qui, a opera di Alessandro Stella. Ero molto curioso di vederla da vicino e di fianco, come si sa la prospettiva migliore per valutare le esecuzioni dei colpi dal punto di vista strettamente tecnico. Campo centrale, porte chiuse al pubblico, Bianca ci metteva piede per la prima volta. Un’oretta dopo il warm-up che stiamo per andare a vedere insieme avrebbe dato un clamoroso 6-0 6-1 a Garbine Muguruza, fuori forma finché volete, ma pur sempre di una ex numero 1 WTA e due volte campionessa Slam stiamo parlando. Diamo un’occhiata al dritto.

 

Qui sopra, un dritto “comodo”, in neutral stance (affiancata o quasi). Gran bella ovalizzazione (osservate dove inizia e dove finisce lo swing), ottima compostezza in generale del corpo, ben stabile sugli appoggi. Da notare, coppia di immagini in mezzo, la linearità del percorso che fa la testa della racchetta entrando verso l’impatto, zero energia sprecata, va tutta sulla palla.

Qui sopra, un dritto stavolta in open stance (frontale rispetto alla palla), come nel caso precedente, ovalizzazione completa anche se necessariamente più rapida, Bianca era al termine di uno spostamento laterale. Standole a tre metri, devo dire che si sentivano delle gran belle schioppettate, la traiettorie erano filanti, questa è una ragazza che cerca di tirare più piatto possibile, con solo il finale dei colpi a spazzolare la palla quel minimo necessario a trovare sicurezza. Molto bello. Vediamo il rovescio.

Preparazione praticamente in linea (“alla” Serena Williams), cioè con pochissima ovalizzazione. Come possiamo apprezzare dalle ultime due immagini, l’impatto e la prima parte dell’accompagnamento finale, il colpo è ancora più piatto del dritto, sono palle che filano tese e schizzano via dopo il rimbalzo che è un piacere. Passiamo al servizio.

Nulla da eccepire, tecnica foot-up (con il passetto della gamba posteriore che va a unirsi all’altra, per poi scatenare la spinta delle ginocchia), ottima “trophy position“, la postura con entrambe le braccia alzate al termine del caricamento, bell’ingresso in avanti dell’anca sinistra, pronazione e flessochiusura verso il basso del braccio-racchetta decise e veloci.

In definitiva, una tecnica ottima, quasi scolastica in senso moderno se vogliamo, senza una particolarità di spicco, a parte la tendenza – lodevole – a privilegiare la spinta e la velocità di palla rispetto alle rotazioni esasperate in top-spin. Ma allora, dov’è che Bianca primeggia al punto da salire i gradini del ranking dieci alla volta? Non si arriva in semifinale in un Premier Mandatory, in questo modo poi, per caso. Ricordiamo inoltre una finale a Auckland a inizio stagione, partendo dalle qualificazioni. La risposta, semplicemente, è che Andreescu questo tennis “standard” (ma di livello top, s’intende, sempre relativamente al meglio mondiale ne stiamo parlando) è in grado di applicarlo in partita, spesso e volentieri, in modo tatticamente acutissimo.

Non sono cose che si insegnano più di tanto, è una sensibilità geometrica, una visione degli spazi, dei tempi e dei ritmi di gioco che hai o non hai. Bianca è un vero e proprio “animale da tennis”, nel senso che trova le soluzioni che infastidiscono maggiormente le avversarie con lucidità e naturalezza, cosa impressionante considerata la giovane età. Alle belle botte di dritto, rovescio e servizio, poi, Andreescu è in grado di alternare palle corte o slice improvvisi molto ben portati, e in particolare messi a segno nei momenti giusti. Chissà, magari tutta questa sagacia e sensibilità strategica sono frutto anche del lavoro mentale che Bianca fa su se stessa, con la meditazione quotidiana, come potete leggere nell’approfondimento/intervista linkato nel pezzo all’inizio.

Per concludere, vediamo qui sopra un finale del dritto: dal lato destro, impressione confermata dai colleghi canadesi, Bianca è praticamente identica a Eugenie Bouchard, con questo swing portato molto di spalla, come un cazzotto, e una grande rotazione del busto, con il piano delle spalle che va ad accennare un ribaltamento in avanti, quasi fosse un servizio eseguito in orizzontale. La cosa, considerando che Andreescu si è formata a livello di alta prestazione preso gli stessi centri tecnici frequentati qualche anno fa da “Genie”, è perfettamente comprensibile. Per completezza, un breve video con due sequenze standard di allenamento, ovvero servizio più dritto e poi servizio più rovescio. Footwork buonissimo, rapidità di spostamenti, tutto ineccepibile.

Vediamo un po’ cosa saprà farci vedere, a partire dalla sfida con la tenacissima Elina Svitolina in semifinale, la simpatica ragazza con il dritto di Bouchard e il rovescio di Serena Williams. Le basi, come abbiamo ammirato, ci sono eccome, la “testa da tennis” è di primordine, il fisico è solido e potente. Benvenuta nel tennis che conta, Bianca.

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Indian Wells, spunti tecnici: Anisimova e Kyrgios, bravi e divertenti

INDIAN WELLS – Tornano gli spunti tecnici. Investitura per Amanda, che diventerà una campionessa. Kyrgios vero gentleman, altro che bad boy…

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da Indian Wells, il nostro inviato

Come di consueto, benritrovati a bordocampo, all’irrinunciabile appuntamento di marzo con le due settimane definite da tutti il “paradiso del tennis”. Indian Wells si migliora ogni anno, e il titolo di miglior torneo del circuito è ormai tanto scontato quanto attribuito in modo pressochè unanime. Da queste parti non ha alcun senso programmare le attività, o i giocatori da andare a vedere, perchè uno può pure partire convinto la mattina verso i campi di allenamento con l’obiettivo di gustarsi il dritto di Nadal, il rovescio di Djokovic, o le meraviglie di tocco di Federer, ma non fa in tempo a girare l’angolo di un vialetto che si trova costretto a fermarsi ad ammirare momenti di gioco, di tecnica, o semplicemente di divertimento in campo, tanto interessanti da rendere impossibile tirare dritto.

A proposito di dritto, e di chi è in grado di spararlo come una fucilata, mentre ieri passavo tra i “practice courts”, mi sono imbattuto nel vincitore di Acapulco Nick Kyrgios e in una delle giovani più promettenti della WTA, Amanda Anisimova, che ricordiamo protagonista di un entusiasmante Australian Open (fermata agli ottavi dalla finalista Petra Kvitova, dopo aver battuto gente come Niculescu, Tsurenko e Sabalenka). Incredibile ma vero, i ragazzi (40 anni in due) si stavano allenando insieme, anzi, non so se per cavalleria o semplicemente gentilezza, Nick faceva lo sparring ad Amanda, seguendo alla lettera le indicazioni del coach Max Fomine su cosa tirarle, sia a livello di angoli e traiettorie, sia di velocità e rotazioni. Cosa che all’australiano, in effetti, ho visto fare diverse volte, per aiutare altri giocatori che magari avevano bisogno della sua velocità di palla altissima per sistemare qualche aspetto dei colpi. Un esempio che ho documentato lo ricordo a Montreal un paio d’anni fa, con Grigor Dimitrov. Alla faccia di chi (spesso “opinionisti” più o meno di mestiere, ma sempre al di fuori dell’ambiente, oppure alcuni tra quelli che batte, che combinazione) pensa che sia un “bad boy”, ma figurarsi.

Ritornando da Amanda e dal suo palleggiatore Nick, vale la pena di analizzare nel dettaglio le straordinarie doti tecniche della teen-ager statunitense (farà 18 anni ad agosto), di genitori russi. Anisimova è 1 metro e 80 c.m. abbondanti, longilinea e slanciata, il che come è noto non è necessariamente un pregio nel tennis. Con la grande propensione per l’anticipo che ha, poi, la cosa si complica ulteriormente. Il baricentro alto rende difficile la gestione di peso ed equilibrio, le gambe lunghe possono diventare un problema a livello di precisione degli spostamenti. Amanda, però, è dotata di un istinto coordinativo che personalmente mi ricorda Venus Williams, anche lei alta, magra e dinoccolata, ma che riesce a essere precisa in modo chirurgico con gli appoggi. Un altro esempio è Karolina Pliskova, gente seria insomma. Vediamo un po’ come se la cava Anisimova.

Qui sopra, un dritto semplice, in neutral stance (posizione affiancata), peso che passa dal piede destro al sinistro in modo perfetto, bella ovalizzazione della testa della racchetta, tutto ineccepibile.

 

Qui sopra, le cose iniziano a farsi molto, molto più interessanti. Appena ricaduta dallo split-step, Amanda si rende conto che la pallata esterna di Nick in arrivo è troppo rapida per consentire una ricerca della palla con i passetti brevi e veloci “da manuale”, i cosiddetti “baby steps“. E allora, che si fa? Semplice, si butta tutto il peso sul piede sinistro (guardate l’immagine in alto a destra, siamo al limite della distorsione alla caviglia), e si proietta in piena distensione la gamba destra verso il colpo. Teniamo a mente il punto dove si appoggia il piede destro.

Ne viene fuori, lo vediamo qui sopra, un passo, anzi una zampata, di un metro buono, effettuato contemporaneamente alla prima parte del backswing di preparazione. La postura, nell’attimo prima che venga scatenato il movimento a colpire, è di una bellezza e di un’eleganza fuori dal comune, racchetta perfettamente verticale, mano sinistra in ricerca della palla, rotazione del busto-spalle, gamba posteriore decontratta con solo la punta del piede che sfiora il terreno. Che roba, Amanda. Spero si capisca che il “semplice” del paragrafo precedente era un aggettivo a dir poco ironico, qui il coefficiente di difficoltà è fuori scala.

Qui sopra, si arriva all’impatto, con un secondo passo stavolta fatto in dinamica (cioè insieme alla sbracciata della racchetta verso la palla) con la gamba sinistra. Il piede destro, potete osservare il palo della recinzione dietro alla giocatrice come riferimento, non si è mai spostato dalla posizione dove era stato messo giù precedentemente fino al contatto della palla con il piatto corde. Riassumendo, un primo slancio della gamba destra, giù l’appoggio che diventa il perno per una seconda proiezione in avanti stavolta della gamba sinistra, coordinata insieme allo swing a colpire, per un totale di due metri abbondanti coperti in due passi lunghissimi ma allo stesso tempo elastici e leggeri, il tutto in boh, mezzo secondo? Per andare a incontrare un dritto di Kyrgios, ricordo, roba che manda in affanno anche Nadal, come si è ripetutamente visto. Ero a bocca aperta, e spero che possiate comprendermi, da tecnico cose del genere non smetteranno mai di esaltarmi. Se non mi comprenderete, almeno perdonatemi, son fatto così.

Conclusione del colpo, con accompagnamento finale della racchetta, e Amanda che si ritrova, necessariamente dato il “numero” da salto triplo che ha appena fatto, in una posizione che ricorda il “telemark”, quella sorta di flessione con un ginocchio in avanti e l’altro rasoterra che effettuano all’atterraggio gli specialisti del salto con gli sci dal trampolino. Notevole, veramente notevole. Per completezza, diamo un’occhiata anche al rovescio.

Come vediamo qui sopra, anche dal lato sinistro Amanda è eccellente. Nell’esempio che possiamo analizzare con le immagini Anisimova si sfila dal colpo con il corpo (passo laterale e all’indietro) per far spazio alla palla, lo swing è perfetto, così come il trasferimento del peso. Brava, e basta, se non succederanno cose imprevedibili una carriera di livello molto alto sarà sicura per lei.

Per quanto riguarda Nick, la cosa interessante è stata che, non potendo ovviamente giocare al limite ogni palla con una compagna di allenamento femmina, su richiesta del coach di Anisimova ha optato per una serie di drittoni più liftati che spinti, dimostrando una bella padronanza dei colpi con differente intensità di rotazione. Qui sopra vediamo una sequenza di dritti, nelle immagini in basso usa con disinvoltura – pure troppa, ma Kyrgios è Kyrgios – la spazzolata in avanti-verticale tipica di Nadal, il “reverse forehand“. Se avrà voglia di mettercela davvero tutta, sarà difficile per chiunque, Djokovic compreso (si potrebbero incontrare al terzo turno), come si è ben visto prorio qui due anni fa, e la settimana scorsa in Messico.

Un paio di brevi video, scusate la qualità ma come detto passavo di lì letteralmente per caso: nel primo, Amanda fa correre Nick, e chiude con la volée smorzata.

Punto sul vivo, tre scambi dopo, Nick mette in chiaro le cose, e Amanda se la ride.

Chiudiamo con una nota leggera, ovvero la merenda a metà training che i due si sono pappati in panchina ridendo e scherzando. Alla fin fine, spettacolare tecnica del gioco di gambe di Amanda e di variazioni col dritto di Nick a parte, la cosa bella bella dello scorso pomeriggio è stata questa. Vedere due ragazzi così giovani che si ricordano di star giocando (giocando!) a uno degli sport più belli e complessi del mondo, pur se a livello professionistico, e lo fanno senza troppo stress, divertendosi e divertendoci. A presto, Nick e Amanda, continuate così.

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