Miami: Coric batte il vento e Shapovalov. Zverev c'è, Kyrgios no

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Miami: Coric batte il vento e Shapovalov. Zverev c’è, Kyrgios no

MIAMI – Borna supera Denis in un match difficile a causa del vento. Sascha ordinato e solido, Nick ha poca voglia. Carreno-Busta elimina un Verdasco acciaccato

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[4] A. Zverev b. [17] N. Kyrgios 6-4 6-4 (dal nostro inviato a Miami, Vanni Gibertini)

Si pensava potesse essere una partita memorabile, invece è stato in incontro che a malapena si può definire una partita. Piuttosto la si può chiamare una splendida sequenza di colpi, alcuni magnifici, alcuni meno, che però non ha avuto quella storia, quel “fil rouge” a collegarli l’uno all’altro per far diventare questo show una partita vera e propria. Il pubblico, tuttavia, sembra aver gradito lo spettacolo, tanto che nella stragrande maggioranza è rimasto sugli spalti fin quasi alle 23 in una serata decisamente freddina (22 gradi) anche se senza il fastidioso vento che aveva disturbato il gioco nella sessione pomeridiana.

Sascha Zverev era sicuramente quello dei due che maggiormente voleva la vittoria, mentre Kyrgios sembrava essere in preda ad una maledetta fretta che a tutti i cambi di campo lo ha fatto alzare dalla sedia 40-50 secondi prima del “time” chiamato da un sempre più divertito Mohamed Layani, quasi il giovane australiano non vedesse l’ora di andarsi a guardare gli highlights della partita NBA tra i Miami Heat ed i Cleveland Cavaliers di LeBron James in svolgimento a pochi chilometri da Crandon Park. Scambi ridotti all’osso, con tutti e due i protagonisti che hanno spinto i fondamentali da fondo a tutta velocità, sia Nick con il suo ormai proverbiale “diritto-laser” sia Sascha con la sua altrettanto letale “catenata” di rovescio incrociata. In risposta Kyrgios ha preteso di rimanere sempre vicinissimo (se non dentro) al campo, potendo soltanto produrre ribattute di mera opposizione ai siluri del tedesco. Un break in apertura ed una sequenza di tredici punti consecutivi a metà set hanno scavato il solco in favore di Zverev nel primo parziale, anche se dopo 20 minuti di traffico a senso unico, complici due doppi falli del biondo teutonico e qualche drive azzeccato di Kyrgios, l’australiano era risalito, sebbene inutilmente, da 1-5 a 4-5.

 

Nel secondo set l’equilibrio è durato un poco più a lungo, almeno per quattro game, fino a quando due palle corte sciagurate di Nick non hanno consegnato il break decisivo a Zverev per il 3-2. Un’ora e 12 minuti poco indicativi delle condizioni di forma del n.4 del seeding, atteso giovedì da un impegno di ben altro tipo con Borna Coric per giocarsi l’accesso alle semifinali del Miami Open.

[29] B. Coric b. D. Shapovalov 7-6(2) 4-6 6-4 (dal nostro inviato a Miami, Luca Baldissera)

La partita è una di quelle che in futuro potrebbero diventare davvero importanti, ancor più di quanto non lo sia oggi. Borna Coric (21 anni, 36 ATP), batte Denis Shapovalov (18 anni, 46 ATP), in un match difficile, tormentato da un vento fastidiosissimo. L’unico precedente era un match di Coppa Davis, sulla terra battuta in Croazia, vinto da Borna con un triplice 6-4. La nuova generazione sta arrivando, ed è giusto così.

Il prevedibile confronto di stili, tra il tennis tutto solidità e manovra da fondo di Borna, e l’esplosività creativa di Denis, in avvio non produce un grande spettacolo. Entrambi sbagliano diversi colpi non impossibili, ma comunque non fanno fatica a tenere i rispettivi servizi. Il vento che soffia in modo fastidioso, trasversale al campo, sicuramente non aiuta la qualità. Si arriva al tie-break senza che nessuno dei due contendenti sia mai giunto oltre il 30 sulla battuta avversaria, e qui il più giovane canadese combina il “patatrac”. Due dritti sbagliati male, una steccata a causa di una raffica di aria, e in un attimo il set è volato via, 7 punti a 2 Coric in scioltezza. L’impressione è che il vento dia più fastidio alle gran sbracciate di Shapovalov, che ai colpi più ordinati e composti – anche se nettamente meno potenti – di Borna.

Il secondo parziale vede all’inizio ancora Denis in difficoltà, con tre palle break non consecutive – le prime viste nel match – annullate nel secondo game. Poco dopo, la regola dei servizi tanto dominante fino a questo momento perde improvvisamente di importanza: break piazzato dal canadese al quinto game, controbreak Coric all’ottavo, e sul 4-4, ancora break Shapovalov, che va a servire per il set e chiude a 15, 6-4 per lui. La partita, purtroppo, continua a essere di livello tecnico non esaltante, il vento è a tratti fortissimo, e soprattutto cambia spesso di direzione, Borna e Denis cercano entrambi traiettorie cariche al centro, prendendosi pochi rischi, le steccate e gli errori in lunghezza sono molti da parte di tutti e due. Shapovalov, almeno un poco, sembra comunque aver trovato meglio il modo di giocare in queste condizioni rispetto al primo set, in particolare i suoi top-spin di dritto funzionano bene in diagonale.

Nel set decisivo, al secondo game, uno scambio mal gestito dal canadese, con dritto conclusivo sparato fuori di metri, gli costa una palla break contro, ben annullata in attacco, poi al termine di un grandissimo scambio a tutto braccio Denis pareggia 1-1. Bravi entrambi, a tratti ora il match è bello, non è facile offrire uno spettacolo tecnicamente buono quando a volte ti alzi la palla per servire, e te la ritrovi spostata di mezzo metro dal vento. In tribuna stampa sono tutti con la felpa, calato il sole fa anche abbastanza fresco. Ancora break e controbreak nel sesto e settimo game, perde il servizio Denis a causa di un brutto smash fuori di metri, e di un dritto in rete, ma è bravo a continuare ad aggredire con coraggio e pareggiare. Siamo 4-4, la palla ora pesa davvero, il pubblico si diverte. Uno scambio al cardiopalma vinto da Coric lo manda avanti 5-4, tocca Denis servire per salvare la partita. Due doppi falli consecutivi, poi un terzo, costano a Shapovalov due match point contro consecutivi: uno annullato col servizio, il secondo fallito da Borna che manda lungo il dritto. Un altro erroraccio di metri in lunghezza da parte di Denis, terzo match point, e uno scambio ravvicinato a rete manda il croato, con merito, ai quarti di finale. Bravissimo Coric ad adattarsi alle condizioni di gioco, male Shapovalov nel finale, tre doppi falli nel game in cui servi per rimanere nel match sono imperdonabili. In generale, dispiace di non aver potuto avere una partita giocata in condizioni tecnicamente valutabili, ma il vento, ovviamente, c’è per tutti e due. Ora per Borna il vincitore tra Kyrgios e Zverev.

F. Tiafoe b. [10] T. Berdych 6-7(2) 6-2 7-6(1) (Andrea Franchino e Andrea Ciocci)

I match in due atti non sono mai semplici da gestire. Figurarsi per un giocatore giovane come Frances Tiafoe. Caldo quanto si vuole, vista la fresca vittoria a Delray Beach, ma comunque infinitamente meno esperto del rivale odierno, Tomas Berdych. L’enfant du pays (risiede ad Orlando, Florida) si gioca al meglio la chance di accedere agli ottavi di finale del torneo di casa. Battendo in un match sospeso due volte per pioggia (la seconda in un momento cruciale con il ceco al servizio per salvare il match) il più quotato avversario. La maggiore esperienza consente a Berdych di partire sparato all’inizio del primo set, andando sul 3-0 con un break di vantaggio. Tiafoe non si scoraggia e comincia a macinare gioco, non teme le bordate del ceco, anzi le sfrutta al meglio per costringere l’avversario a giocare sempre un colpo in più per conquistare il punto. Grazie a questo atteggiamento il recupero del break è cosa presto fatta e si giunge al 4-4 quando il match viene interrotto per pioggia (stessa scena del precedente incontro).

Alla ripresa entrambi i giocatori mantengono il servizio per giungere al tie-break decisivo, che viene giocato d’autorità e vinto per 7-2 da Berdych. Il giovane americano dimostra un atteggiamento da veterano perché inizia il secondo set con il giusto piglio, serve bene e continua a mettere pressione all’avversario, tanto da portarsi sul 4-1, nel gioco successivo annulla tre palle break che gli consentono di pareggiare il conto dei set con una vittoria per 6 giochi a 2. La terza e decisiva partita vede iniziare meglio Berdych, che conquista un’occasione per strappare il servizio al suo contendente già nel gioco di apertura, non trasformata, poi tiene il suo turno a zero per brekkare Tiafoe nel game successivo. Ma il tennista di casa non si arrende, recupera subito e continua la sua battaglia fino al 5-4 in suo favore, quando il match viene nuovamente interrotto per pioggia, a Miami sono 2:15 di notte, i giocatori sono in campo da oltre 4 ore (2:36 il gioco effettivo).

Difficile pensare a una situazione più scomoda per Berdych al rientro in campo, 13 ore dopo la brusca sospensione. Il ceco se la cava più che bene. Recupera da un pericoloso 15-30, martellando con i suoi colpi pesanti. Qualche imbarazzo anche per Tiafoe, che annulla un altrettanto complicato 0-30. Sarà il tie-break a decidere la contesa. Un nastro decisamente a stelle e strisce beffa Berdych, mentre l’altro scappa nel punteggio. Due i mini-break per lui. La testa di serie numero 10 ci mette il carico ciccando clamorosamente una dritto. E Tiafoe chiude con un ace un tie-break privo del benché minimo pathos. Dove il più esperto dei due contendenti è clamorosamente mancato (un solo punto conquistato). L’americano è atteso ora alla classica prova del nove contro il bombardiere sudafricano Anderson.

[6] K. Anderson b. F. Tiafoe 7-6(3) 6-4 (Andrea Franchino)

Dopo la nottata passata sul Grand Stand, vittima dei capricci del tempo, e dopo il vittorioso epilogo nella mattinata dell’incontro con il ceco Thomas Berdych, di fronte all’americano Frances Tiafoe si presenta una vera montagna da scalare: Kevin Anderson (31 anni, 9 ATP) con i suoi 2 metri e 3 centimetri ed un servizio perforante è un passaggio obbligato e difficile sul cammino per la conquista del titolo a Key Biscaine. La sconfitta in 2 soli set contro un avversario non irresistibile dimostra come il giovane Frances abbia bisogno di frequentare ancora un poco certi ambienti per ambire alle posizioni di classifica che ha dimostrato di valere tecnicamente. Le energie nervose consumate ieri sera nell’attesa della ripresa del gioco non sono state ben recuperate ed hanno avuto il loro peso ma anche l’atteggiamento mostrato dallo statunitense è stato abbastanza sconcertante, questa ricerca a tutti i costi del colpo ad effetto paga poco con giocatori coriacei come il sudafricano che, malgrado la stazza, ha dimostrato di sapersi egregiamente muovere in campo e che difficilmente si lascia scappare le occasioni.

E proprio di opportunità mancate è costellato il cammino in questo match del ragazzo della Florida, dopo aver subito un break in apertura riesce agevolmente a recuperare e ad avere 3 possibilità consecutive per prendere il controllo del set, che però non vengono sfruttate e consentono a Anderson di ricalibrare il servizio e portare la partita al tie-break, suo terreno di conquista. Infatti il “jeu decisif” è senza storia, parte forte il sudafricano, Tiafoe cerca di reagire ma a Kevin basta il primo dei tre set point per aggiudicarsi la frazione. All’inizio del secondo parziale si rivede un film già visto, Frances ha la possibilità di strappare il servizio ad Anderson ma non la sfrutta di nuovo per 3 volte, questa volta non consecutive e per il vecchio adagio (adattato al tennis) “Break mancato, break subito” va poi sotto lui. Di pura rabbia recupera il break ma è evidente come stia affiorando in maniera massiccia la fatica e quando nel nono gioco arrivano altre 3 palle break la capitolazione è inevitabile e l’incontro si conclude al primo match point dei 3 conquistati da Kevin Anderson. Nei quarti il sudafricano è atteso dalla sfida con lo spagnolo Pablo Carreno Busta con buone possibilità di proseguire ancora il suo cammino in Florida.

[16] P. Carreno Busta b. [31] F. Verdasco 6-0 6-3 (Andrea Ciocci)

Li accomuna la bandiera. Li divide tutto il resto. Pablo il giovane, Fernando il vecchio. Un po’ cagnaccio, un po’ formica, Carreno Busta non spreca una stilla di talento. L’altro, Verdasco, molto più latino e assai più propenso allo sciupio – anche extra-agonistico, per quanto ormai accasato -, di occasioni ne ha buttate alle ortiche. Compensando la mancanza di continuità con picchi di prestazione che si fanno raccontare a distanza di anni. In questo derby spagnolo ha prevalso il più giovane e determinato, che non poteva farsi sfuggire la possibilità di approdare ai quarti di finale di un Masters 1000 per la seconda volta in carriera, dopo la sorprendente semifinale raggiunta la scorsa stagione a Indian Wells.

Parte deciso Carreno Busta, che sente bene la palla, specie dalla parte del rovescio. La regolarità e le capacità di incontrista del 26enne di Gijon non lasciano respiro a Verdasco. I cui unforced fanno il resto. Un primo break, seguito da un secondo letteralmente regalato dal 34enne di Madrid che affonda in rete due facilissime volée. Il tuffo nella voragine che Fernando contribuisce a scavare è vertiginoso. In appena 25 minuti, Carreno Busta rifila all’avversario un bagel davvero impietoso. Il 6-0 sembra distrarre Pablo, che concede caterve di palle break. Lasciando scappare Verdasco sul 3-1. In questa fase, a errori marchiani seguono belle chiusure a rete. Da parte di entrambi. E se lo spettacolo non ne guadagna in modo considerevole, sicuramente ora c’è partita. Molti i giochi lottati. E quando la trama tattica vira verso la battaglia da fondo campo, il favorito non può che essere il regolarista. Carreno Busta passa per la prima volta in vantaggio in questa frazione. Il madrileno chiama il fisioterapista al cambio campo per farsi massaggiare il polpaccio sinistro. Lotta, annulla una palla break. Ma cede alla seconda opportunità concessa, mostrando palesi limiti di mobilità. Il numero 19 del mondo chiude al nono gioco. Lo spagnolo su cui puntare è il più silenzioso dei due. Forte della pacata determinazione che gli ha già aperto le porte della top ten, affronterà il vincitore di Tiafoe-Anderson. D’altronde, tranquillità e sogno possono andare tranquillamente d’accordo.

Risultati:

Terzo turno:

F. Tiafoe b. [10] T. Berdych 6-7(2) 6-2 7-6(1)

Ottavi, parte bassa

[19] H.Chung b. J. Sousa 6-4 6-3
[14] J. Isner b. [2] M. Cilic 7-6(0) 6-3
[20] M. Raonic b. J. Chardy 6-3 6-4
[5] J.M. del Potro b. [22] F. Krajinovic 6-4 6-2

Ottavi, parte alta

[29] B. Coric b. D. Shapovalov 7-6(2) 4-6 6-4
[16] P. Carreno Busta b. [31] F. Verdasco 6-0 6-3
[6] K. Anderson b. F. Tiafoe 7-6(3) 6-4
[4] A. Zverev b. [17] N. Kyrgios 6-4 6-4

Gli altri incontri: del Potro domina, ma anche Chung non scherza
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ATP Montreal: Auger Aliassime profeta in patria, Tsitsipas subito fuori

Esordio vittorioso per Felix Auger-Aliassime su Yoshihito Nishioka nel torneo di casa. Subito fuori Stefanos Tsitsipas per mano di Jack Draper

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Felix Auger-Aliassime - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

All’Omnium Banque Nationale di Montreal mercoledì sera era “la” sera nella quale essere presenti al tennis. In uno degli eventi della stagione estiva per la città del Quebec, l’idolo di casa Felix Auger-Aliassime ha fatto l’esordio nel torneo affrontando il giapponese Yoshihito Nishioka, fresco finalista al CitiOpen di Washington la settimana scorsa.

Il ritardo accumulato dal programma diurno a causa delle oltre tre ore del match tra Paul e Alcaraz ha fatto sì che gli spettatori della sessione serale abbiano dovuto aspettare oltre un’ora nei ground prima di prendere posto sul Centrale (o Stadium IGA che dir si voglia) per la partita clou della serata, per la gioia delle concessioni commerciali del torneo che senza dubbio hanno fatto affari d’oro vendendo cibo e bevande ai quasi 12.000 spettatori in attesa.

Sulla carta l’esordio non era dei più semplici: come detto Nishioka era reduce da un’ottima prestazione nel torneo precedente, era in vantaggio per 3-1 nei confronti diretti contro Auger-Aliassime, e proprio il loro primo incontro in assoluto ha una valenza simbolica molto forte per il giovane canadese. Quel precedente risale al luglio 2015 in occasione del Challenger di Granby, il primo torneo professionistico in assoluto giocato da Auger-Aliassime. Ricevuta una wild card per le qualificazioni, l’allora quattordicenne Felix procedette poi ad arrivare nei quarti di finale dove perse in tre set proprio contro Nishioka in un match giocato nella prima serata di venerdì e trasmesso in diretta televisiva in tutto il Quebec.

 

Sette anni dopo, e in una situazione di esperienza e classifica completamente diversa, Auger-Aliassime ha iniziato il suo incontro inevitabilmente teso e messo alla prova dal ritmo da fondocampo imposto dal giapponese. Gli scambi erano tesi e rapidi, l’ideale per intrattenere il pubblico da tutto esaurito sullo Stadium IGA. Il primo ad andare in vantaggio era proprio Nishioka, che al quinto gioco otteneva il break alla quinta occasione, salvo poi però non essere in grado di consolidare la leadership restituendo immediatamente il controbreak.

Il primo set si è così deciso al tie-break, nel quale Auger-Aliassime è andato a tre set point sul 6-3, non riuscendo però a concretizzare la chance avuta sulla propria battuta a causa di uno smash tirato in maniera troppo cauta che ha consentito a Nishioka di recuperare. Il secondo set point, però, due punti più tardi, ha visto il più grosso boato registrato su questo campo dalla famosa notte del 2017 nella quale il 18enne Shapovalov sconfisse Rafael Nadal: un rovescio incrociato in corsa che ha infilato Nishioka a rete e ha lasciato quasi tutti i 12.000 dell’arena in piedi per una standing ovation.

Nel secondo set il nipponico è stato bravo a rintuzzare l’esuberanza di Auger-Aliassime in un game di 20 punti con cinque palle break, ma l’inerzia della partita era definitivamente girata. Il canadese ha preso il vantaggio poco dopo sul 4-2, ha mancato alcune occasioni per il doppio break, ma se pur dopo ben due ore e sei minuti di gioco, la vittoria è alla fine arrivata sancendo il passaggio al terzo turno dove sfiderà Cameron Norrie, contro il quale ha perduto la settimana scorsa a Los Cabos.

In chiusura di serata, quando ormai l’orologio aveva già passato da tempo la mezzanotte, è arrivata l’ultima sorpresa di questa lunghissima giornata: anche la testa di serie n. 3 del torneo, Stefanos Tsitsipas, è stata eliminata dal giovane qualificato britannico Jack Draper. Una vittoria in due tie-break per il classe 2001 di Londra, che ha così registrato il suo primo successo su un Top 5 raggiungendo il suo primo ottavo di finale in un Masters 1000 dove incontrerà il francese Gael Monfils.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari di Carlos si esaltano

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettante fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye è il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi (n. 2) a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Hicham Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada addirittura dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e dello svedese Mikael Tillstrom.

N. Kyrgios b. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano di ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando crescenti progressi sul piano psicologico: è riuscito ad andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n. 1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-2 in due ore esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori in ottima forma, considerando che entrambi avevano vinto un titolo la scorsa settimana – a Washington e a Los Cabos – ma allo stesso tempo molto provati fisicamente visto i due trofei back-to-back in doppio da un lato e l’inattività prolungata, che poteva far risentire maggiormente la cavalcata in un torneo, dall’altra.

 

Con questa affermazione Nick può vendicarsi della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno, a casa sua, in Australia portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, avendo vinto anche nel 2019 a Roma e nella finale di Washington. Ma probabilmente il dato più rilevante di questo match, è che per Kyrgios si tratta della seconda vittoria della carriera contro il n. 1 del ranking ATP, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento c’è sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò potremmo definire i successi in questione, due match epocali, che fanno da spartiacque segnando, per certi versi, un prima e un dopo nella sua carriera: dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo contro uno dei più grandi agonisti della storia sportiva, con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che invece di dare inizio ad una epopea imperiale di dominio e di trionfi Slam a raffica, fu solo uno dei tanti exploit – dei successivi 8 anni – privi della stabilità necessaria a raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta, a 27 anni, e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo dello stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito dal russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, funziona a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio gioco. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni, con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge così sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Daniil chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona vincente di dritto in allungo, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane folgorante in lungolinea. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire ancora, prima di preservare il proprio turno di battuta, a causa di qualche imprecisione nelle esecuzioni eppure senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game di servizio ai vantaggi per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo, regalando due mini fughe al russo. Così Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericoloso 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo perciò costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice affinché possa ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia (1-1). Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco infatti anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano, che mette in fila una serie di risposte sensazionali con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios al servizio certifica il suo approdo agli ottavi.

T. Paul b. [2] C. Alcaraz (4)6-7 7-6(7) 6-3

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevamo che un giocatore con le sue caratteristiche, non potesse reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami.

Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto perdere anche in due set se solo il 19enne murciano non avesse mancato un match point sul proprio servizio al tie-break, gioco decisivo al quale si è giunti dopo che lo stesso campione junior del Roland Garros 2015 ha gettato al vento l’opportunità di servire per il parziale sul 5-4. Ma l’intero set ha avuto un andamento abbastanza ondivago: Carlos va avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vedere sfumare in volata la vittoria, con l’avversario che ha rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare, l’ultimi scampoli in versione thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (dopo quello sprecato da lui), due di fila, e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al quinto match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz da questo punto di vista in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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