Yannick Noah: "Coppa Davis guai a toccarla. Non ci sono solo i soldi"

Interviste

Yannick Noah: “Coppa Davis guai a toccarla. Non ci sono solo i soldi”

Noah tassativo sulla riforma: “Noi capitani siamo contro una decisione scandalosa. Magnifica atmosfera a Genova e a Valencia”. Pouille: “Che ascoltino anche noi giocatori”

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Capitan Noah non le manda a dire. Dopo la vittoria di Lucas Pouille contro Fabio Fognini che regala alla Francia l’accesso alla semifinale, Yannick ha tenuto una lunga conferenza stampa in cui, oltre a esprimere tutta la soddisfazione per il successo ottenuto a Genova, si è dilungato sulla questione spinosa del futuro della Coppa Davis. Yannick ha espresso tutto il suo attaccamento alla tradizione, al valore sentimentale e, in fondo, anche “sociale” del campionato a squadre. Ma, prima di affrontare il discorso Davis, il campione del Roland Garros del 1983 parla dell’exploit di Lucas Pouille.

Molto amichevole Noah con il Direttore Scanagatta: “Ti conosco da 40 anni e anche in passato mi chiedevi sempre un parere sul quinto match ma, a volte, come vedi, al quinto incontro non ci si arriva. Oggi Lucas è stato molto forte mentalmente. Ha messo a segno ottimi servizi e ottimi punti; è stata una buona prestazione da parte sua”.

Noah e Ubaldo (foto di Roberto Dell’Olivo)

Che significato ha la vittoria di oggi per Yannick?Ogni incontro ha una sua storia. Non conosco le statistiche, ma abbiamo una squadra un po’ diversa rispetto a quella con cui abbiamo vinto l’anno scorso. Siamo costantemente in evoluzione, ci adattiamo alle varie situazioni, oggi avevamo un match difficile. È contato molto l’approccio mentale. Non è facile giocare fuori casa. È speciale perché abbiamo vinto con l’Italia fuori casa per la prima volta dal 1927, questo è molto importante. Oggi siamo stati forti. E sono stati forti soprattutto i nostri tifosi! Quando hanno intonato l’inno italiano prima dell’ultimo match, sono stati bravissimi. È stato un bellissimo gesto e sono fiero di loro. Come capitano sono felice perché possiamo continuare questa avventura almeno fino a settembre. E sono felice per Lucas, per il suo percorso, per tutto quello che dà alla squadra e qui a Genova ha vinto due punti fondamentali, siamo molto contenti per lui“.

 

Ed ecco che si affronta la questione della riforma della Davis: “Noi abbiamo dato il massimo. È stato un bellissimo incontro di Coppa Davis e questa atmosfera la possiamo vivere solo durante la Davis. Se la proposta di riformularla completamente verrà accettata, non ci sarà più tutto questo e sarà tutto finito. È un gran peccato! So che la maggior parte dei capitani condivide la mia idea. Si tratta della nostra tradizione, della nostra storia. Questa è una manifestazione che dovrebbe essere intoccabile. Adesso aspetto che si concludano tutti gli incontri e poi cercherò di sentire via sms anche gli altri capitani per vedere se riusciamo a impedire questa ingiusta trasformazione“.

Ma anche senza stravolgerla del tutto, a quale cambiamento sarebbe favorevole Noah? E cosa pensa del fatto che i più forti tennisti del mondo abbiano chiesto di modificarne alcuni aspetti come per esempio il calendario?

Provate a immaginare se i calciatori più forti dle mondo come Messi o Cristiano Ronaldo, che giocano sempre la Champions, non volessero più giocare in Coppa del Mondo, la Fifa non ne cambierebbe le regole. I sette-otto giocatori più forti hanno dato molto al tennis ma anche il tennis ha dato loro tantissimo. È difficile criticare atleti del calibro di Messi o Ronaldo, così come i grandi tennisti, però la Coppa Davis è una situazione straordinaria. Tanti giocatori hanno tratto vantaggio dall’essere campioni e oggi vogliono ancora di più. È troppo. È una questione di denaro? I soldi non sono tutto. Se Nadal gioca a Valencia, lo stadio è pieno, la stessa cosa vale per Federer in Svizzera ed ecco che i soldi entrano nelle casse delle Federazioni. Ma niente potrà ripagare, per esempio, l’autografo fatto da Fognini  al ragazzino qui a Genova che cresce sognando di giocare a tennis guardandolo gareggiare in Davis. Attenzione, anche per me è importante l’aspetto economico, come per tutti; quando vinco la Coppa Davis poi voglio sapere quanto ho guadagnato. Ma non si può  sempre tradurre tutto in denaro. Con la Coppa Davis è diverso, è una competizione ma direi che è anche una questione sentimentale, di tradizione e, in fondo, anche “sociale” per come coinvolge il pubblico di tutte le nazioni“.

LA CONFERENZA STAMPA DI LUCAS POUILLE

Molto soddisfatto Lucas Pouille della prestazione contro Fognini pur riconoscendo di non aver disputato uno dei suoi migliori match. Ma, alla fine, il più forte in campo è stato lui: “Mi sento molto positivo” dichiara Lucas, “ho cercato di aumentare sempre di più l’intensità dei colpi. La cosa fondamentale è che sono rimasto calmo e ho cercato di tenere duro. Sono molto contento di aver portato il punto alla squadra“. Come spiega i tanti break? “È abbastanza normale sulla terra battuta, per quanto mi riguarda non ho servito molto bene“.

E sulla questione Coppa Davis, anche Lucas non ha dubbi, la nuova formula sarebbe inaccettabile. Il francese aveva già espresso negli ultimi giorni tutto il suo rammarico qualora si applicassero i cambiamenti proposti dall’ITF: “Mi aspetto da Giudicelli che ci ascolti, è la prima cosa che gli ho detto; certo, capisco che vada fatta qualche modifica ma in generale la situazione deve restare così. Il presidente deve essere solidale con i suoi giocatori e non contro di loro. Io sono completamente contrario alla riforma e non sono il solo. Spero ci ascolti. Ieri ho trascorso il pomeriggio a guardare il doppio tra la Spagna e la Germania ed è stato un match pazzesco, con un’atmosfera straordinaria. Spero che non si faccia questa riforma perché la Davis è speciale proprio per questo“.

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Flash

Iga Swiatek: “Non giocherò la Billie Jean King Cup. Troppo vicina alle Finals: delusa da WTA e ITF”

Le parole della n.1 al mondo durante il Media Day del torneo di Ostrava: “Mi piace molto qui, è più tranquillo e rilassante”. E intanto salta la BJK Cup

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Iga Swiatek - US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Ad Ostrava, in Repubblica Ceca, tornerà in campo, a poco più di 20 giorni dalla vittoria allo US Open, secondo Slam della sua incredibile annata, la n.1 del mondo Iga Swiatek, in un torneo non come gli altri. Infatti Ostrava è molto vicina al confine polacco, c’è aria di familiarità per la giovane campionessa (anche se il torneo di Varsavia in estate non le portò molto fortuna) che ha rilasciato interessanti dichiarazioni, anche di questo tipo, durante il Media Day del torneo di categoria 500 (del quale è anche semifinalista uscente). “É stato abbastanza divertente“, spiega la n.1 del mondo, “perché di base la maggior parte delle persone presenti erano polacche, quindi mi sono sentita come a casa. Mi piace molto che qui è così calmo perché dopo città come New York è buono andare in un posto in cui puoi davvero riposarti. Forse i miei amici verranno, ma solo se arriverò in semifinale. Quindi sono sotto pressione“.

Non sarà però un torneo facile in campo, dato l’alto livello del tabellone, in cui lei esordirà contro Tomljanovic o Zhang, e della voglia di molte giocatrici di far punti preziosi in vista delle WTA Finals. Inoltre Swiatek sarà presente senza il suo coach, Wiktorowski, e senza tutto il suo staff, a cui ha preferito concedere un break in vista del rush finale della stagione negli USA, dove si giocheranno le Finals a Fort Worth. “Abbiamo fatto qualcosa di simile a Dubai e Stoccarda“, chiarisce Iga, “abbiamo già le nostre abitudini. Lui è sempre a disposizione. Lavoreremo ancora in termini di tattica e preparazione alla partita. Sento che sia buono per loro stare un po’ di più a casa ed essere più freschi per il nostro viaggio negli USA“. E proprio oltreoceano, con la grande affermazione nell’ultimo Major dell’anno, la polacca ha avuto un’ulteriore iniezione di fiducia: “Mi ha dato la sensazione che possa vincere in qualsiasi condizione. Anche se non mi sento al meglio, posso comunque fare bene e mettere pressione sulle mie avversarie“.

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 500 DI OSTRAVA

 

Si è però permessa di riposarsi una sola settimana Swiatek, tornando subito poi ad allenarsi a Varsavia, dunque in casa. E fa notizia in questo senso la rinuncia di rappresentare la propria nazione, con cui ha un certo legame e per la quale spesso spende parole dolci, durante le BJK Cup Finals. Scelta però abbastanza obbligata, dato che si terranno dall’8 al 13 novembre a Glasgow, quindi subito dopo le WTA Finals, dal 31 ottobre al 7 novembre a Fort Worth, uno degli eventi più attesi e per una tennista più desiderati, che saranno anche l’ultimo torneo del 2022 per la polacca. A tal proposito, Iga è intervenuta in tackle, con una storia su Instagram: “Ci ho pensato molto e ne abbiamo discusso parecchio con il mio team, ma non riuscirò a giocare a Glasgow per la Billie Jean King Cup. E ciò mi rattrista molto. Mi spiace, perchè gioco per la Polonia ogni volta che ciò è possibile dando sempre il massimo. Giocare in Polonia quest’anno è stato un onore e speravo di rifarlo a fine stagione. Sono delusa dal fatto che gli enti governanti del tennis non siano giunti a un accordo su qualcosa di così basilare come il calendario dei tornei, dando alle giocatrici solo un giorno per viaggiare attraverso il mondo e cambiare il fuso orario. Questa situazione non è sicura per la nostra salute e potrebbe causare infortuni. Ho intenzione di parlare con WTA e ITF per cercare di cambiare qualcosa. Questa situazione è difficile non solo per le giocatrici come me, ma soprattutto per i fan che supportano il nostro sport”.

Swiatek, in ogni caso, non rinuncia ai campi di casa per prepararsi all’ultimo, intenso mese di tennis, partendo da Ostrava: “Le condizioni (a Varsavia) sono simili a quelle che abbiamo qui. Questo torneo potrebbe essere difficile perché non ho giocato neanche una partita in tre settimane, e tornare dopo aver vinto un Grande Slam è sempre difficile. Ma dal punto di vista tennistico mi sento pronta“.

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 500 DI OSTRAVA

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ATP

Guido Pella prova il rientro: “Non ho cartilagine nel ginocchio ma ho voglia di giocare ancora”

L’argentino ha ripercorso in un’intervista per “El Grafico” gli ultimi dodici mesi: dalla pausa coincisa con la paternità alla rieducazione del ginocchio dopo aver pensato al ritiro

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Guido Pella - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Il tennis può creare dipendenza. Una dipendenza che prende la forma di voglia di competere, anche quando le condizioni fisiche cercano di incanalare su una strada lontana dai campi. Guido Pella e il suo tentativo di rientrare nel circuito sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile dire addio allo sport amato. Anche Federer ci ha provato fino in fondo, continuando a interrogare il proprio ginocchio prima di annunciare definitivamente il ritiro. Pella, adesso, si trova in una fase che lo svizzero ha già vissuto e spera di ottenere risposte diverse. Anche per lui il tormento è rappresentato dal ginocchio, privo di cartilagine e rieducato praticamente da zero – come raccontato dallo stesso argentino a Pablo Amalfitano di El Grafico.

Guido non gioca una partita ufficiale da ottobre dell’anno scorso, ma i problemi fisici erano evidenti già prima: nel 2021 aveva infatti giocato 26 partite perdendone 18. La causa prima è una lesione cronica al ginocchio destro: “Non esiste una cura per quello che ho. Alla fine dell’anno scorso ho avuto una ricaduta molto forte, un dolore che mi impediva praticamente di camminare sul campo. Ho deciso di prendermi una pausa. Un mese dopo ho scoperto che sarei diventato padre. Tutto si è riunito per permettermi di fare un passo indietro per un po’”.

Presto, però, si è fatta sentire la mancanza della racchetta, della terra rossa (indubbiamente la superficie più adatta alle caratteristiche di Pella) e della tensione che ogni match porta con sé: “Ho iniziato ad allenarmi ad aprile e il ginocchio ha iniziato a farmi molto male. Ne ho parlato con il mio chinesiologo e gli ho detto che non potevo più giocare perché non riuscivo ad allenarmi bene; mi faceva male persino alzarmi dal letto. Abbiamo avuto due consulti e mi hanno detto che dovevo rieducare il mio ginocchio da zero, dall’alzarmi da una sedia al camminare in modo diverso, solo per far sì che il ginocchio sentisse sollievo dalla lesione”.

 

L’argentino non si è fatto spaventare da questa prospettiva e, con pazienza, ha fatto tutto l’indispensabile per darsi un’altra possibilità. Nel corso di questa settimana, l’ex numero 20 del mondo è tornato a frequentare gli ambienti del tennis professionistico, allenandosi a margine del Challenger di Buenos Aires. Ora proverà a giocare alcuni tornei in Sudamerica, in modo da gettare le basi su cui costruire il ritorno effettivo nel circuito ATP che gli sarà facilitato dal ranking protetto (sarà virtualmente numero 75 del mondo). A motivarlo c’è la dipendenza da competizione ma non solo: “Ora che sono papà voglio tornare per dimostrare a mia figlia, anche se è piccola e non può capire, che se si vuole si può giocare di nuovo, dopo un anno, nonostante il dolore. Ci sto provando e sono felice. Sento che sto giocando bene per il tempo in cui sono stato fuori”.

Se le cose non dovessero andare nel verso giusto, Pella sarebbe comunque entusiasta di vivere un tipo di vita che ha già sperimentato nei mesi di stop forzato: “Ho ritrovato la mia famiglia, i miei amici, un tenore di vita normale. Anche essere normali è bello. Non tutto è fatto di viaggi, alberghi e tornei. Essere un normale essere umano è fantastico. Se avrò un’altra possibilità, cercherò di sfruttarla. Se non posso, sono felice di rimanere a casa a mangiare con la mia famiglia”.

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ATP

Niente Astana per Sinner: “Mi dispiace molto per questo infortunio, amo la stagione indoor”

L’infortunio alla caviglia impedirà a Sinner di partecipare all’Astana Open la settimana prossima. In forse anche l’ATP di Firenze

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Il torneo che tre anni fa aveva consegnato Jannik Sinner alla lista dei giocatori capaci di vincere almeno un torneo professionistico quest’anno non è stato troppo fortunato per Jannik Sinner. L’altoatesino si è dovuto ritirare nel corso della semifinale contro il danese Holger Rune a causa di una distorsione occorsa alla caviglia destra che ora mette in forse tutto il resto della stagione per il giovane italiano.

Sinner ha fatto sapere attraverso il responsabile dell’ATP a Sofia che rinuncerà alla trasferta in Kazakistan della prossima settimana dove avrebbe dovuto prendere parte all’Astana Open, un torneo ATP 500 in programma ad Astana (città che è recentemente tornata ad assumere il suo precedente nome di Astana dopo che nel 2019 era stata ribattezzata Nur-Sultan). Si tratta di uno dei tornei con licenza annuale che sono stati organizzati quest’anno per sostituire le competizioni in programma in Cina: la settimana prossima infatti avrebbe dovuto disputarsi il China Open a Pechino, tradizionale e ricchissimo appuntamento per gli ATP 500, in contemporanea con la Rakuten Japan Open Tennis Championships di Tokyo, che invece è regolarmente in programma.

L’italiano effettuerà le verifiche mediche del caso e si è detto speranzoso di poter partecipare quantomeno all’Unicredit Firenze Open al via nel capoluogo toscano il 10 ottobre prossimo.

 

Sinner era in tabellone a Nur-Sultan con la testa di serie n. 6 ed era stato sorteggiato contro il tedesco Oscar Otte.

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