WTA Lugano: prima la pioggia, poi irrompe Camila Giorgi

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WTA Lugano: prima la pioggia, poi irrompe Camila Giorgi

Camila dilaga nella prosecuzione dell’incontro sospeso ieri sul 3-2, lasciando solo un gioco per strada. Troverà Sabalenka. Mertens al fotofinish contro Vondrousova

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Il cielo non vuole proprio dare tregua a Lugano con il programma odierno che inizia con ben due ore di ritardo. Il primo verdetto è il successo di Elise Mertens, numero 2 del seeding e prossima avversaria dell’Italia in Fed Cup, contro Marketa Vondrousova, numero 52 del mondo. Confronto tra le due molto rocambolesco con la pioggia che più volte ha fatto capolino sul campo, rendendolo parecchio insidioso soprattutto nelle battute finali. Senza storia il primo set: Vondrousova non è per nulla centrata al servizio (5 doppi falli di cui 3 nel gioco inaugurale), Mertens non perdona e vola subito 4-0, chiudendo agevolmente il parziale poco più tardi per 6-2. La confusione tecnica prosegue per la diciottenne ceca, ma questa volta la semifinalista di Melbourne non è fredda nell’uccidere definitivamente l’incontro, facendosi riprendere più volte fino all’interruzione per pioggia sul 4-4. Al rientro in campo Marketa si fa più incisiva, riuscendo a trascinare la contesa al terzo set dopo essersi aggiudicata 7-5 la seconda partita. La sfida si fa sempre più dura con la belga che va avanti di un break per ben due volte servendo per chiudere la contesa, ma Vondrousova prontamente riesce a rimettersi in carreggiata; ancora un break a favore di Elise le da la possibilità di servire nuovamente per il match: Mertens salva due palle break, prima di riuscire finalmente al secondo match a chiudere 7-5 questo match sofferto sotto una pioggia tornata ad essere battente. La numero 20 WTA estromette la campionessa uscente del torneo (disputato sul veloce indoor a Biel lo scorso anno), qualificandosi per i quarti di finale.

Dopo una lunga sospensione dovuta al maltempo, finalmente è il momento per Camila Giorgi. Ed è una grande versione di Camila, che concede solo tre giochi, dominando letteralmente un’altra giocatrice che affronteremo nel prossimo weekend in Fed Cup come Alison Van Uytvanck (tds n.9), certificando il successo con un perentorio 6-2 6-1, dopo che ieri le operazioni erano state sospese sul 3-2 per Camila; si tratta della seconda vittoria in altrettanti scontri diretti, dopo che nel 2015 la tennista ventiseienne si era imposta a Miami. Giorgi entra in campo col piglio giusto, strappando in apertura la battuta alla sua avversaria, confermando il break ai vantaggi e infine andandosi a prendere in risposta il parziale al secondo set point col passante di diritto che coglie impreparata la tennista belga, certificando il 6-2 in suo favore. L’azzurra non allenta la presa, anzi continua a bombardare da fondo, prendendosi definitivamente la vittoria dominando anche il secondo parziale per 6-1. Domani affronterà nei quarti di finale per la prima volta in carriera Sabalenka. Un piccolo rammarico non poter contare su questa Camila nel prossimo impegno di Fed Cup dell’Italia contro il Belgio.

Negli altri incontri, conclusisi in netto ritardo sul programma, spicca la sconfitta di Alizè Cornet, in tre set di battaglia contro la padrona di casa Voegele. Prosegue invece il cammino della qualificata Korpatsch: dopo la vittoria per ritiro su Mladenovic, sempre più oggetto misterioso, la tedesca supera un’altra provniente dal tabellone cadetto, la giocatrice del Liechtenstein, Deichmann.

 

Risultati:

[2] E. Mertens b. M. Vondrousova 6-2 5-7 7-5
V. Lapko b. D. Kovinic 6-2 6-3
K. Flipkens b. [8] A. Sasnovich 4-6 6-4 6-2
M. Barthel b. D. Vekic 6-3 4-6 6-4
C. Giorgi b. [9] A. Van Uytvanck 6-1 6-2
S. Voegele b. [6] A. Cornet 2-6 7-5 6-3
T. Korpatsch b. K. Deichmann 7-6(2) 6-4

Il tabellone completo

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Serie A1 2020, Tennis Park Genova a Massalombarda per continuare a vincere

Dopo il 5-1 inflitto al CT Vela Messina, la squadra ligure guidata da Giannessi prova a ipotecare il primo posto nel girone. Pareggio per le campionesse in carica del TC Prato

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Simone Bolelli - Park Tennis Genova

Domenica 12 luglio scatterà la seconda giornata del campionato di Serie A1 2020. Per ovvie ragioni quest’anno la competizione si svolge in versione ridotta con sole 16 squadre al maschile e 8 al femminile (QUI trovate tutte le informazioni). La notizia è che abbiamo la sede delle ultime sfide: tutto si concluderà il 12 e 13 agosto a Todi, che dopo aver ospitato i Campionati Italiani Assoluti sarà sede anche delle finali scudetto.

CAMPIONATO MASCHILE – Nella prima giornata, i campioni in carica del Selva Alta Vigevano hanno superato 4-2 il TC Match Ball di Siracusa, appaiandosi allo Sporting Club Sassuolo che ha avuto vita facile con il CT Maglie. I due circoli vincenti si giocheranno la vetta della classifica domenica, a partire dalle ore 15.

Vuole continuare a fare bene anche il Tennis Park Genova di Andujar, Giannessi, Mager, Musetti e Bolelli, che si presenterà al CT Massalombarda (sconfitto nella prima giornata dal TC Parioli per 4-2) forte del 5-1 inflitto al CT Vela Messina. Soddisfatto e ottimista il presidente del Tennis Park Genova, Paolo Givri: “Abbiamo chance importanti di passare il turno con entrambe le formazioni (il circolo ha anche una squadra femminile in A2, ndr), che stanno giocando un ottimo tennis. Per il Circolo sarebbe una soddisfazione, la strada è ancora lunga e le insidie sono tante, sta di fatto che l’affiatamento nelle rispettive rose è forte e questo mi lascia bene sperare in vista di un lungo week end di tennis“.

Doppio pareggio nel girone 3 con la new entry Vicenza che nonostante la presenza di Aljaz Bedene e Marco Cecchinato, vincitori in singolare e anche in doppio, non è riuscita a centrare la vittoria contro il TC Sinalunga. 3-3 anche tra TC Crema e TC Genova. I ragazzi del Tennis Comunali Vicenza ci riproveranno in casa contro Crema, mentre il TC Sinalunga andrà in trasferta a Genova. Nel quarto e ultimo girone maschile, vittorie convincenti per il New Tennis Torre del Greco (4-2 contro SG Angiulli Bari) e il Tennis Club Italia di Forte dei Marmi (5-1 contro Circolo del Tennis Palermo) che si sfideranno domenica a partire dalle ore 15.

CAMPIONATO FEMMINILE – La prima giornata di Serie A1 femminile ha visto una sola vittoria, quella del TC Beinasco che ha rifilato un inequivocabile 4-0 al CT Siena, prendendosi così momentaneamente la testa del girone uno in virtù del pareggio tra TC Genova e TC Parioli. Beinasco proverà a bissare il successo domenica in casa del Parioli. Nel girone 2, pareggio un po’ amaro per le campionesse in carica del TC Prato che, avanti 2-1, hanno perso il doppio decisivo 11-9 al supertiebreak contro il Bal Lumezzane. Le ragazze del club toscano cercheranno di rifarsi in trasferta contro la Società Canottieri Casale, che ha pareggiato 2-2 contro il TC Lucca la scorsa settimana.

 

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Sconfitta indolore per Berrettini al Thiem’s 7. Tornerà in campo domenica all’UTS

Matteo cede in due set a Khachanov l’ultimo match del suo girone: passa comunque come primo classificato e in semi avrà Rublev. Sabato non sarà presente alla Mouratoglou Academy

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Matteo Berrettini - Ultimate Tennis Showdown 2020 (via Twitter, @UTShowdown)

Grazie alle due vittorie nei primi due match a Kitzbuhel, Matteo Berrettini aveva già conquistato l’accesso alle semifinali nelle prime due giornate del Thiem’s 7, il torneo organizzato dallo stesso numero uno austriaco. Nell’ultimo incontro del gruppo B, il romano ha sfidato il russo Karen Khachanov, battuto tre volte su tre nel 2019. Stavolta – in amichevole – l’ha spuntata il moscovita. Matteo ha ceduto 8-6 il tie-break del primo set nonostante un’ottima partenza (3 punti a 0) e ha poi mollato nel secondo set, vinto 6-4 da Khachanov. Una vittoria inutile però ai fini della qualificazione, dal momento che a passare come secondo classificato è Roberto Bautista Agut dopo un’agevole vittoria su Novak. Berrettini invece era già sicuro del primato.

Oggi, venerdì 10 luglio, è il giorno delle semifinali. L’azzurro sarà l’avversario di Andrey Rublev, che ha agguantato la qualificazione battendo al tie-break decisivo Casper Ruud. Dall’altro lato del tabellone incroceranno la racchetta Dominic Thiem e Bautista Agut. Il numero uno del torneo deve ancora perdere un set, ma lo spagnolo sarà il suo primo avversario di discreta cilindrata a Kitzbuhel.

In questo weekend si chiuderà anche la prima tappa dell’Ultimate Tennis Showdown, organizzato nell’accademia di Patrick Mouratoglou in Francia. Berrettini ha già strappato il pass per le semifinali e scenderà in campo solo nella giornata di domenica per le Final Four. C’è infatti la concreta possibilità che possa arrivare in finale in Austria, ma anche in caso di sconfitta contro Rublev si prenderà un giorno libero prima di (ri)passare repentinamente al cemento dopo quattro match su terra battuta. Lo sostituirà nella giornata di sabato il campione junior Holger Rune, che si allena alla Mouratoglou Academy.

 

Risultati:

K. Khachanov b. M. Berrettini 7-6(6) 6-4
R. Bautista Agut b. D. Novak 6-0 6-1
D. Thiem b. J.L. Sruff 6-4 7-6
A. Rublev b. C. Ruud 6-2 3-6 [10-4]

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Adriano Panatta, settant’anni di citazioni

“Non voglio insegnare un tipo di gioco frustrante”. Ripercorriamo alcune frasi del campione romano su come vede il tennis e su come vorrebbe insegnarlo

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Adriano Panatta, oggi settantenne, è certamente il più grande tennista italiano (uomo) dell’Era Open, l’unico in grado di conquistare uno Slam (o di raggiungerne la finale) e l’unico ad aver procurato frequenti dispiaceri ad uno dei più grandi, vale a dire Bjorn Borg, tanto da essere l’unico ad aver battuto l’Orso a Bois de Boulogne, e per ben due volte.

Anche dopo il ritiro dalle scene, Panatta è riuscito a rimanere una figura familiare alla gran parte del pubblico italiano, non solo per i suoi trascorsi sui campi (e ora pure al cinema…), ma piuttosto per due caratteristiche da sempre molto nette della sua dialettica: da un lato, la schiettezza, che l’ha spesso portato a prendere posizioni controverse su vari temi; dall’altro, la deprecatio temporum dello stile di gioco contemporaneo, un aspetto che l’ha reso il paladino di una vena nostalgica comune a tanti appassionati, e per questo ancora più amato. Il suo gioco (che con espressione vetusta viene sempre definito “dei gesti bianchi”) e il suo approccio al professionismo sono passati, grazie alle sue affermazioni successive, a incarnare un idealismo tennistico fondato sulle sue sfumature più ludiche ed estetizzanti, lontane dal podismo della pressione da fondo e dalla velocità delle racchette moderne.

La combinazione dei due tratti, non comune fra i grandi del tennis, quasi sempre dediti all’encomiastica dello sport in quanto ben consapevoli che la storicizzazione del presente ne consoliderà la genealogia e quindi il loro ruolo all’interno di essa, ha reso le sue affermazioni motivo di interesse e di scalpore, seppur non sempre condivisibili (motivo per cui microfoni ed editori continuano a cercarlo con notevole frequenza), ed è per questo che UbiTennis ha deciso di celebrarlo con una raccolta delle sue migliori frasi, frasi che più di tutto raccontano Adriano Panatta, un uomo che guarda il tennis come l’ha giocato.

 

“A me piace parlare dello sport allegro. Il tennis di Nastase è allegro, il tennis di Noah è allegro. […] Lo sport professionistico non fa bene a nessuno, perché i giocatori sono macchine da corsa portate all’estremo. In più nel tennis sei sempre solo, e giocando tanto inevitabilmente diventi un po’ matterello [sic]”, La7, presentazione di “Il tennis è musica” del 2018 con Gaia Tortora.

“Ah, la veronica non si insegna: viene naturale. Quella per annullare il match point a Pavel Hutka, seguita da una volée in tuffo, al primo turno di Parigi ‘76, è forse la più celebre. Il nome veronica lo inventò il giornalista Rino Tommasi. Forse, per non alimentare la mia falsa fama di seduttore, era meglio chiamarla Filiberto!”, Corriere, 2020.

“Mica ce l’ho con il rovescio a due mani. Ho solo detto che a una mano è più elegante e che, se posso, lo insegno così. Ma se arriva un bimbo che naturalmente attacca l’altra mano e colpisce bene, non sarò certo io a staccargliela, per carità di Dio. Quello che volevo dire è che nella mia scuola vorrei insegnare un tennis facile e voglio che i miei collaboratori la pensino come me, e non come si fa altrove. Perché le cose facili sono per certi versi le più complicate da insegnare, ma anche quelle che rendono felici. Se un ragazzino inizia a giocare, cresce, si diverte e ha tante soluzioni in campo, difficilmente smetterà. Non voglio insegnare un tipo di gioco frustrante, cioè quello che oggi fanno quasi tutti […] non è una questione ideologica, è che per fare quel tennis lì, botte di dritto e botte di rovescio e corse forsennate, servono qualità fisiche e forza mentale straordinarie, e mica tutti ce l’hanno. […] Chi diffonde quel tipo di gioco, secondo me, non fa il bene della maggior parte dei giocatori. Crei molti infelici”, in un’intervista di oggi a Federico Ferrero su Tennis Magazine Italia.

“Borg e Vilas hanno rovinato una generazione di giocatori. Oggi non c’è più un giocatore d’attacco, capace di ammorbidire la palla. Andre Agassi è stato l’evoluzione di questo tennis. Ha inventato un nuovo modo di giocare, primo attaccante a fondo campo. Oggi trovi degli energumeni che impugnano l’attrezzo. Il tennis è un’altra cosa. Guardo Federer. Lui gioca troppo bene. Lui è un illuso, vorrebbe battere quella belva di Nadal giocando bene a tennis. Impossibile, Panorama, 2006.

“Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Parioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi”, Corriere, 2020.

“Al Roland Garros in particolare giocai il miglior tennis della mia vita, dopo aver annullato con un tuffo un match point dell’avversario e surclassato Borg nei quarti di finale. Sessanta secondi di pienezza totale, di felicità, alla fine della finale con Harold Solomon e poi basta. La sera, nella cena di gala, ricordo, ero già molto triste. Un senso di vuoto. Quasi una depressione, che mi è durata tre settimane di seguito, Panorama, 2006.

“[P]er Berlinguer dovevamo andare in Cile. E voleva lo sapessimo. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un liberatutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest’ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer. La Repubblica, 2009.


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