Da Murray a Nadal, da Djokovic a Zverev. Verso Montecarlo, un anno dopo

È tutto pronto per l’inizio del primo Masters 1000 su terra. Rispetto alla vigilia dell’edizione 2017 niente è rimasto uguale. Murray e Wawrinka non ci saranno, Djokovic è un’incognita. L’unico punto fermo? Nadal indiscusso favorito

Da Murray a Nadal, da Djokovic a Zverev. Verso Montecarlo, un anno dopo

Il torneo di Montecarlo è indiscutibilmente uno dei più affascinanti del circuito. Sarà per la splendida cornice di cui dispone il Montecarlo Country Club o per il fatto che dopo quattro mesi di cemento si inizia a fare sul serio anche sulla terra, nel lungo percorso che culmina poi con il Roland Garros. Inoltre, come in qualsiasi primo torneo su una nuova superficie, le incognite sono tante e se i giocatori che hanno iniziato bene la stagione cercano conferme, quelli che hanno deluso tentano di invertire la rotta.

Per l’edizione 2018, un dettaglio salta subito all’occhio: facendo il confronto con la vigilia dello scorso anno, molti scenari sono cambiati. E da un certo punto di vista, data la continua ricerca di nuovi giovani talenti che possano sostituire o quanto meno contrastare il dominio dei fab four, questa nuova incertezza può essere accolta in maniera positiva. Riavvolgiamo allora il nastro ed andiamo a vedere com’era la situazione lo scorso anno, quando ci apprestavamo ad assistere al primo Masters 1000 sulla terra battuta.

 

L’inizio del 2017 aveva visto l’incredibile ritorno di Roger Federer, capace di piazzare un “triplete” con le vittorie degli Australian Open, di Indian Wells e di Miami. Anche Rafael Nadal dopo un 2016 non eccezionale stava tornando a convincere, mentre i primi due giocatori del mondo Andy Murray e Novak Djokovic erano chiamati al riscatto dopo un avvio di stagione deludente. Dietro di loro intanto, cominciavano ad ottenere buoni risultati le nuove leve: Alexander Zverev e, soprattutto, Nick Kyrgios avevano dimostrato sul cemento americano di essere i giocatori più pronti per insidiare gli extraterrestri. Anche un altro baldanzoso princnipe arrivò in salute a Montecarl: Grigor Dimitrov: il bulgaro stava  riuscendo a staccarsi la fastidiosa etichetta di baby-Federer e l’ottima prestazione contro Nadal nella semifinale degli Australian Open faceva ben sperare alla vigilia della stagione sul rosso, considerando la sua capacità di adattarsi a qualsiasi superficie. Tra gli specialisti del mattone tritato spiccavano Dominic Thiem, Roberto Bautista Agut e Pablo Cuevas (sembra essere passata un’eternità ma solamente 365 giorni fa il tennista uruguaiano era uno dei più tennisti più forti e temuti sulla terra): inseguiti da altri due spagnoli, Pablo Carreno Busta e Albert Ramos, che da gregari stavano gradualmente avanzando tra le prime linee come testimoniava la semifinale raggiunta da Carreno ad Indian Wells.

Come era abbastanza prevedibile, il torneo fu vinto agevolmente da Rafael Nadal che trionfò a Montecarlo per la decima volta, perdendo un solo set nell’incontro di esordio contro il britannico Kyle Edmund. Il match più significativo per far comprendere il dominio del toro di Manacor fu quello contro Alexander Zverev, nella rivincita dell’incontro fantastico vinto in cinque set da Nadal pochi mesi prima in Australia. Zverev subì una delle sconfitte più dure della sua giovane carriera, conquistando appena due giochi in una partita che  ridimensionava almeno per il momento le sue ambizioni. Il declino dei primi due giocatori del ranking mondiale, Andy Murray e Novak Djokovic, continuò anche a Montecarlo. Se nel 2016 lo scozzese aveva tanto stupito sulla terra con le vittorie di Madrid, Roma e la finale di Parigi, non riuscì a confermarsi, uscendo al terzo turno contro il futuro finalista e rivelazione del torneo Albert Ramos. Andò leggermente meglio a Novak Djokovic, superato nei quarti di finale dal belga David Goffin dopo una maratona conclusasi 7-5 al terzo. Un altro dei favoriti per la vittoria finale era Stan Wawrinka, che come Murray e Djokovic avrebbe poi vissuto una stagione tremenda, tra infortuni e sconfitte premature. Lo svizzero venne superato abbastanza agevolmente da Pablo Cuevas, con un duplice 6-4. Assente giustificato Roger Federer, che dopo le fatiche della prima parte di stagione scelse di saltare la stagione su terra per preparare al meglio Wimbledon; se quest’anno la decisione è stata contestata dalla maggior parte degli addetti ai lavori, nel 2017 si dimostrò sicuramente una scelta azzeccata visto il successivo trionfo ai Championships.

Dopo questo tuffo nel passato, torniamo ai giorni nostri con il torneo di Montecarlo alle porte. Come anticipato tante cose sono cambiate. È assente la testa di serie numero 1 della scorsa edizione Andy Murray. Novak Djokovic da numero 2 del seeding è retrocesso al numero 9 e se lo scorso anno poteva essere annoverato tra i favoriti del torneo, questa volta dopo le deludenti prestazioni nei due Masters 1000 americani e le rotture con Agassi e Stepanek, sarebbe una sorpresa vederlo arrivare in fondo. Il tabellone, uscito nella giornata di ieri, vede ai nastri di partenza nuovi protagonisti in cerca di conferma dopo un buon avvio di stagione. È il caso di Borna Coric, che in dodici mesi è passato dallo status di eterna promessa, a giocatore rivelazione della prima parte di stagione e si presenta nel torneo del Principato da possibile outsider; Pablo Carreno Busta, tennista oramai ostico su qualsiasi superficie, trova nella terra la superficie dove poter esprimere al meglio le sue qualità. E se nella prima parte della scorsa stagione Alexander Zverev era uno degli outsider nei tornei più importanti del circuito, adesso c’è sempre molta attesa e pressione nei suoi confronti. Nonostante il match perso in Davis contro Rafael Nadal, Sascha arriva comunque a Montecarlo in ottima forma, come testimonia la severa lezione impartita ad un vecchio specialista del rosso come David Ferrer. Da non sottovalutare anche Dominic Thiem; l’austriaco è uno dei più forti giocatori del mondo sul lento e, dopo qualche problemino fisico nella prima parte della stagione, la speranza è che sia in ottima condizione per poter competere al meglio.

E gli italiani? Se tra il 2017 e il 2018 sono cambiate tante cose, tutto è rimasto invariato nel tennis azzurro, con solo due giocatori italiani presenti nel Main Draw. Fabio Fognini quest’anno è accreditato della tredicesima testa di serie, mentre nel 2017 fu costretto ad affrontare subito Pablo Carreno Busta. Non si presenta invece nel migliore dei modi l’altro azzurro in tabellone Paolo Lorenzi, proveniente da 4 uscite al primo turno e che affronterà all’esordio un cliente non semplice come Filip Krajinovic. La speranza è che Fognini e Lorenzi siano raggiunti da almeno uno dei due giocatori rimasti nelle qualificazioni: Andreas Seppi (tds n.1), e Marco Cecchinato.

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