Gli USA fermeranno le ceche? Italia respinta senza rimpianti

Focus

Gli USA fermeranno le ceche? Italia respinta senza rimpianti

Tra la Repubblica Ceca e la sesta Fed Cup in otto anni ci sono le campionesse in carica. Azzurre ko, ma le belghe erano più forti. La Russia sprofonda in C

Pubblicato

il

 
 

Il torneo di Montecarlo ha dato il là alla stagione dei Masters 1000 sulla terra rossa per il circuito maschile. I tornei Premier femminili scattano invece questa settimana con il torneo di Stoccarda, preceduto come ormai da tradizione dal week-end di Fed Cup. Oltre alle due semifinali erano in programma anche i play-off per il World Group e World Group II 2019. Vediamo che bilancio possiamo tracciare di quanto visto nella due giorni riservata alle rappresentative nazionali femminili. Suddividiamo l’analisi per argomenti, partiamo dall’Italia per poi passare alle semifinali e ai match dei play-off.

ITALIA

Niente da fare nemmeno con la Fed Cup, la sede di Genova non riesce a portare fortuna alle nazionali di tennis azzurre. Dopo lo stop in Coppa Davis contro la Francia di un paio di settimane fa arriva anche quello contro il Belgio in Fed Cup, ma in modalità un po’ differenti. Se infatti con la Francia è rimasto il rammarico che forse almeno al quinto incontro si poteva arrivare (senza parlare dell’andamento del doppio visto che Bolelli e Fognini lo hanno perso abbastanza nettamente e la settimana dopo sono arrivati in semifinale a Montecarlo), contro il Belgio le nostre ragazze pur dando fondo a tutte le loro energie hanno dovuto soccombere in maniera alquanto netta.

 

Più forti le belghe rispetto alle nostre ragazze. Mertens è addirittura nr.9 nella Race (classifica che tiene conto dei risultati di questa stagione), Van Uytvanck è 50, mentre delle nostre solo la veterana Errani è nelle prime 100 (posizione nr.91). La nostra capitana sta giustamente intraprendendo la via del ricambio generazionale, ma non si può (come è giusto che sia) pretendere subito i risultati. Eppure la giovane Jasmine Paolini rispetto alla sfida di Chieti contro la Spagna è sembrata comunque cresciuta, soprattutto da un punto di vista mentale. La nr.145 del mondo dopo un brutto inizio ha rischiato addirittura di portare al terzo la più quotata Mertens (tre set point consecutivi mancati sul 5-4 del secondo set), chiederle di più sarebbe stato ingeneroso. Così come ha provato a fare del suo meglio Sara Errani. Il rammarico più grande è sicuramente la sconfitta della prima giornata contro Van Uytvanck, che nella sostanza ha spianato la strada al successo belga. Dicevamo che un po’ di rammarico resta perché la “vera” Sara Errani il match lo avrebbe portato a casa, ma la nr.1 azzurra è sembrata giocare con una marcia in meno rispetto ai suoi standard. La stessa Sara è stata poi schiantata nel secondo giorno da Mertens, ma in questa occasione poteva davvero ben poco. Oltretutto la tennista italiana ha anche ammesso (non chiarendo del tutto il mistero) dell’esistenza di problemi di carattere personale che non la farebbero stare tranquilla in campo. Insomma, tenendo conto di tutto questo mix di componenti negative non è il caso di arrabbiarsi più di tanto, onore al Belgio che rimane nel World Group.

Noi rimaniamo in B di Fed Cup anche per l’anno prossimo (salvo diverse decisioni del Board ITF che potrebbe anche decidere per il 2019 di allargare il World Group a 16 squadre). Il problema però non è questo, si potrebbe anche finire in C (vedi la Russia che qualche anno fa dominava assieme a noi la competizione) ma l’importante sarà poi avere delle tenniste che ci consentano di riemergere, dopo tutto il resto verrà di conseguenza. Per il momento ci teniamo strette Paolini e Chiesa che con l’aiuto di Errani stanno facendo un po’ di esperienza, bisogna dare tempo a Garbin per portare a termine la sua “mission”.

SEMIFINALI

La sfida più equilibrata (sulla carta) era quella di Stoccarda nella stupenda Porsche Arena, tra le padrone di casa e la Repubblica Ceca. Ma Kvitova e Pliskova hanno nella sostanza fatto un sol boccone delle tedesche chiudendo la contesa 3-1 e guadagnandosi la sesta finale negli ultimi 8 anni del loro fantastico ciclo. Davvero non esistono più parole per spiegare il dominio della R.Ceca in Fed Cup. Un movimento capace di fornire ricambi continui, il resto poi lo completa Petra Kvitova che in Fed non sbaglia quasi mai un colpo. E adesso sarà finale in casa con gli USA (probabilmente a Praga), chissà che spettacolo se in quell’occasione tornassero anche le sorelle Williams, sarebbe davvero il meglio che si possa desiderare per l’atto conclusivo della manifestazione.

Scariche Kerber e Goerges, era davvero una buona occasione per conquistare davanti al pubblico amico la finale, ma i risultati sono stati davvero insufficienti. Pessima e completamente fuori fase Kerber, Goerges dopo aver ceduto nettamente a Kvitova nella prima giornata ha quanto meno salvato l’onore contro Pliskova, ma ormai la sfida era compromessa. Le tedesche al completo potenzialmente potrebbero essere subito dietro le ceche ed allo stesso livello delle americane, ma bisogna dimostrarlo sul campo.

Sembrava invece più scontata l’affermazione degli USA contro la Francia ad Aix-En-Provence, ma per poco Yannick Noah (che ha dichiarato nella conferenza al termine delle partite che sarebbe stata l’ultima come capitano in Fed) non realizzava l’ennesimo miracolo. Motivata come si deve, Pauline Parmentier ha fatto quel che ha potuto giocando ben al di sopra della proprie possibilità. Purtroppo per i sostenitori francesi la nr.2 locale ha dilapidato importanti vantaggi nella prima sfida contro Stephens e sprecato qualcosa anche nel secondo match contro Keys. Maldenovic ha provato a reggere la baracca il primo giorno (battuta Vandeweghe) ma poi è stata letteralmente asfaltata da Stephens alla ripresa delle ostilità la domenica. Non le si può sempre chiedere di portare 3 punti, la maggiore ampiezza della rosa americana ha fatto stavolta la differenza.

Così continua il cammino imbattuto come capitana di Katie Rinaldi, che da quando l’anno scorso è divenuta capitana a stelle e strisce non ha conosciuto sconfitte e con la vittoria in Francia ha riportato la sua nazionale in finale, pronta a difendere il titolo conquistato l’anno scorso. Certo stavolta il compito sarà più improbo della vittoria in Bielorussia del 2017. Vincere contro le ceche (in trasferta) sarà davvero un’impresa, ma ci sono i presupposti per poter assistere ad una finale spettacolare.

Ha fatto piacere dopo tanto tempo ritrovare la Stephens dei tempi migliori, quella per capirci vincitrice degli US Open. Nella prima giornata la nr.1 americana ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per venire a capo della ostica Parmentier, ma è stata bravissima nell’attendere in entrambi i set il momento giusto per piazzare le rimonte che le hanno consentito di portare a casa il primo punto fondamentale. Domenica invece Stephens è stata pressoché perfetta, lasciare appena due game a Mladenovic a casa sua non è cosa da poco. Una dimostrazione di forza davvero eccellente. Bene anche Keys che doveva sì affrontare una giocatrice nettamente alla sua portata, ma l’entrare in campo come sostituta (ha giocato al posto di Vandeweghe) e soprattutto per dare il punto del 3-1 non è mai cosa facile, la tennista americana con buona tenacia ha portato a termine il compito.

Se Stephens e Keys a novembre saranno queste e con un doppio di tutto rispetto (Vandeweghe/Mattek Sands) davvero le americane possono provare a fermare le ceche e confermare il titolo del 2017, ma ci vorrà il massimo impegno da parte di tutte perché come detto la R.Ceca sta dominando la Fed da quasi un decennio e non ha alcuna intenzione di abdicare.

ALTRI PLAY-OFF

Torna nel World Group la Romania che liquida agevolmente la Svizzera con Simona Halep protagonista. Soffre invece un po’ l’Australia contro l’Olanda priva delle migliori, ma alla fine Barty e Gavrilova hanno sistemato le cose (male Stosur). Si salvano invece con il doppio le vice campionesse in carica della Bielorussia che battono una buona Slovacchia. Sfida molto equilibrata alla fine messa in cascina dalla coppia più esperta nella specialità, Marozava e Lapko. Nel World Group II ci saranno anche la Lettonia (Ostapenko e Savastova) che ha addirittura mandato in C la Russia, il Canada che ha ritrovato Bouchard e ha battuto in volata 3-2 la pericolosa Ucraina, la Spagna che con Muguruza ha eliminato il Paraguay, il sorprendente Giappone che al doppio decisivo ha rispedito in C la Gran Bretagna di Watson e Konta, sconfitte nell’epilogo della sfida da due sconosciute giapponesi.

LE AVVERSARIE DELL’ITALIA PER IL SORTEGGIO DEL WORLD GROUP II

L’Italia non sarà testa di serie in sede di sorteggio per il tabellone 2019 tenendo conto dell’ultimo ranking pubblicato e potrebbe essere accoppiata con Giappone (sede da sorteggiare), Spagna (in trasferta), Slovacchia (in trasferta) e Lettonia (sede da sorteggiare), insomma non proprio una passeggiata di salute, forse tranne il Giappone di Naomi Osaka che però proprio facile non è. Per quanto invece riguarda il World Group le teste di serie saranno R.Ceca, USA, Bielorussia e Francia che potranno essere accoppiate con Germania, Belgio, Svizzera e Olanda. Chiaramente tutto ciò se il format rimarrà questo perché come sappiamo, così come per la Davis, si stanno studiando nuove soluzioni anche per la Fed ed una di queste sarebbe l’allargamento del World Group a 16 squadre. Vedremo cosa succederà.

Continua a leggere
Commenti

Focus

Wimbledon, il ritorno al top di Halep: dall’onore mancato del primo martedì all’obiettivo del bis a Londra

Nei quarti di finale la tennista rumena affronterà Amanda Anisimova a cui ha concesso tre game a Bad Homburg due settimane fa

Pubblicato

il

Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Per Simona Halep le premesse per questo Wimbledon non erano delle migliori. Era reduce dal forfait di Bad Homburg, per quel problema al collo che l’ha costretta al ritiro prima della semifinale con Andreescu: “Mi dispiace, ma sfortunatamente stamattina mi sono svegliata con il collo bloccato. Non avrei potuto giocare al massimo“. Con queste parole la campionessa 2019 di Wimbledon si congedava dal torneo, accompagnata da una dose di scetticismo circa il suo stato di salute in vista dei Championships.

Poi il rientro, e la speranza di aprire il programma sul Centre Court nella seconda giornata del torneo, un onore che solitamente spetta alla vincitrice uscente, ovvero Ashleigh Barty, che nel frattempo si è ritirata. La possibilità per Halep di aprire la seconda giornata dell’edizione 2020 da campionessa in carica se l’era portata via il Covid, lo scorso anno è stato un infortunio al polpaccio, mentre quest’anno Iga Swiatek. Non erano pochi coloro che pensavano fosse giusto assegnare ad Halep l’onore di aprire il programma del primo martedì di Wimbledon.

 

Simona ha accettato la decisione degli organizzatori senza battere ciglio. Poi è scesa in campo e ha messo in fila: Muchová, Flipkens, Fręch e Badosa. Ma sono stati mesi duri per Halep ““È stato l’anno più difficile della mia vitaha detto del suo 2021. Il ritiro sembrava un porto sicuro per non essere travolta dalla tempesta. Poi il cambio di allenatore, l’arrivo del guru Mouratoglou che l’ha aiutata a credere in se stessa, a darle la possibilità di realizzare i suoi sogni: “Mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

E poi la vita restituisce sempre, a Simona ha restituito il suo agognato centrale ieri contro Paula Badosa. Si è trattato di un assolo della rumena che alla spagnola n.4 del ranking ha concesso solo 3 game. Una prova di forza su un palcoscenico che aspettava da tre anni; quanta vita trascorsa da allora, quante cose le sono capitate. Ora secondo gli addetti è lei la favorita per il torneo, e anche per le maggiori agenzie di scommesse. Intanto c’è da giocare un quarto di finale contro Anisimova: sarà il quinto quarto di finale giocato a Wimbledon, terza tra le tenniste in attività dietro alle sorelle Williams, il sedicesimo a livello major. Il match sarà complicato, ma le due si sono affrontate poche settimane fa a Birmingham e la romena rifilò all’americana un 6-2 6-1. “Sarà un match complicato rispetto a quello – si schermisce Halep -. Mi concentro su me stessa, l’obiettivo è replicare il livello di gioco visto contro la Badosa. Sono pronta e carica“. Anisimova e le altre sono avvisate: Simona Halep sembra tornata al suo top della forma. E per le avversarie non è una bella notizia.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

Pubblicato

il

Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

Continua a leggere

ATP

Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

Pubblicato

il

Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement