Budapest: Cecchinato vince il derby, prima finale ATP in carriera

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Budapest: Cecchinato vince il derby, prima finale ATP in carriera

Nella semifinale tutta azzurra è Marco a imporsi in rimonta contro Seppi. Da lunedi sarà sicuramente tra i primi 70 del mondo. Attende Bedene o Millman (match sospeso)

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CECK D’ACCIAIO  Non si ferma qui la settimana da sogno di Cecchinato. Eliminato nelle qualificazioni qui a Budapest, ripescato come lucky loser, Marco è stato in grado di eliminare tutti i suoi avversari, presentandosi alla sua prima semifinale in un tabellone principale e riuscendo a prevalere contro l’altro italiano in campo Andreas Seppi, numero 8 del seeding e alla sua ventottesima semifinale. Già proprio Seppi, con la sua maggiore esperienza, si pensava che con un set e un break di vantaggio, potesse far suo il confronto e arrivare a giocarsi una finale in un torneo dal lontano 2015 ad Halle quando perse contro Federer (3 le vittorie e 5 le sconfitte il bilancio per lui); invece Marco è stato in grado di dare fondo a tutte le sue forze, riuscendo a ribaltare l’esito che appariva quasi segnato, trovando la sua tanto agognata prima finale che lo proietterà sicuramente tra i primi 70 giocatori nel ranking mondiale, ma con questa voglia un ulteriore salto non è certamente utopia. Prima di questo match c’era solo un precedente tra i due, con la vittoria di Seppi sulla terra rossa di Umago nel 2014.

Andreas Seppi e Marco Cecchinato, l’abbraccio di fine partite – Budapest 2018 (via Facebook, @huntennis)

SEPPI SORNIONE – Le prime fasi dell’incontro sono all’insegna della maggiore solidità del ritmo da fondocampo di Seppi, mentre Cecchinato si difende con la prima di servizio che gli permette di mantenere il controllo nello scambio; quando non riesce ad essere incisivo al servizio Marco rischia sia nel secondo che nel quarto game di perdere la battuta, ma per sua fortuna riesce ad annullare entrambe le occasioni di break rimanendo agganciato sul 2 pari. Una volta rotto il ghiaccio, arrivano le prime palle break anche per il tennista siciliano nel settimo gioco: se sulla prima l’attuale numero 55 del mondo è bravo col diritto vincente in contropiede, non lo è altrettanto sulla seconda dove incappa in un errore col diritto che finisce lungo, consegnando il servizio a Cecchinato che ora conduce 4 a 3. Il trentaquattrenne di Bolzano non si lascia certo intimidire, riuscendo immediatamente a recuperare lo svantaggio, rilanciando poi le sue velleità sul 5-4 in suo favore con un game al servizio conquistato a zero; quando i due protagonisti sembrano avviati verso il tie-break ecco che nel dodicesimo gioco arriva il passaggio a vuoto di Cecchinato, rappresentato da uno smash debole che Andreas rimanda al di la della rete con il rovescio vincente a una mano e che gli permette di arrivare al doppio set point: il primo viene cancellato, ma sul secondo Cecchinato stampa un diritto sul nastro e per la frustrazione scaglia la racchetta per terra. Primo set Seppi 7-5.

MARCO NON MOLLA – Si rientra in campo con il venticinquenne di Palermo che inizia a disunirsi con il terzo break subito consecutivo e il secondo lancio di racchetta; Andreas sembra poter sfruttare il momento avendo anche due occasioni di andare avanti 3-0, ma Cecchinato reagisce bene recuperando il break di svantaggio e rientrando sul 2 pari. Il giocatore altoatesino sa che deve mantenere alto il suo livello per non rischiare capovolgimenti, prova a dare una spallata al suo avversario quando nell’ottavo gioco si procura due palle break consecutive, ma il numero 92 del mondo serve bene nel momento del bisogno, rimanendo agganciato sul 4 pari; Cecchinato per due volte si trova a servire per restare nel match, riuscendoci senza patemi e forzando il parziale al tie-break: si gira con Seppi che sembra mettere il punto esclamativo con una risposta di rovescio lungolinea vincente per il 4 a 2, Marco non arretra e va a ribaltare la situazione con cinque punti consecutivi (tra cui un gran passante di rovescio), aggiudicandosi così il tie-break per 7 punti a 4 e rimandando il verdetto finale alla terza partita come a Umago nel 2014.

 

LA FINALE È REALTÀ – Cecchinato ora sembra sempre più a suo agio in campo, oltre ad essere maggiormente in fiducia rispetto all’avversario; il palermitano fa le prove generali di allungo nel secondo game, vanificando due palle break, ma non fallisce nel quarto gioco quando a zero strappa la battuta a zero a un Seppi remissivo e falloso, allungando poi col servizio fino al 5-2. Game interlocutorio per Andreas prima dell’opportunità a favore di Cecchinato di servire per il match: arrivano 3 match point consecutivi e basta il primo per suggellare con il 6-3 conclusivo la vittoria dopo quasi due ore e venti minuti di battaglia. Marco Cecchinato, un po’ incredulo, può festeggiare la vittoria che lo porta per la prima volta in una finale ATP, dove affronterà il vincente della sfida tra Bedene (1 a 0 lo svantaggio nei precedenti) e Millman (sarebbe il primo confronto).

MILLMAN IN SEMI, CHI IN FINALE? – La giornata era iniziata con la prosecuzione del match tra John Millman e Yannick Maden, interrotta ieri sul 2-6 6-1 5-4 a favore dell’australiano. Millman è riuscito a chiudere i giochi vincendo il suo game iniziale di servizio, centrando la semifinale contro Aljaz Bedene (altro match sospeso a inizio terzo set, si riprenderà domenica alle 12:30. La finale si giocherà a partire dalle 15:00).

Risultati:

Semifinali

[LL] M. Cecchinato b. [8] A. Seppi 5-7 7-6(4) 6-3
[5] A. Bedene vs J. Millman 6-2 6-7(3) sospesa

Quarti di finale

J. Millman b. [LL] Y. Maden 2-6 6-1 6-4

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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