Che impresa Cecchinato. L’estasi dopo gli errori (Crivelli). Sorpresa Tsitsipas. C’è un eroe greco a sfidare Nadal (Crivelli). Intervista a Roberta Vinci: «Il mio ultimo match? Lo vorrei con Serena» (Viola). La Soprintendenza nega il centrale del tennis a Piazza del Popolo (Rossi)

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Che impresa Cecchinato. L’estasi dopo gli errori (Crivelli). Sorpresa Tsitsipas. C’è un eroe greco a sfidare Nadal (Crivelli). Intervista a Roberta Vinci: «Il mio ultimo match? Lo vorrei con Serena» (Viola). La Soprintendenza nega il centrale del tennis a Piazza del Popolo (Rossi)

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Che impresa Cecchinato. L’estasi dopo gli errori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’errore ci dona l’opportunità di diventare migliori. E con umiltà vivere il rinascimento personale fino ad arrivare alla vittoria più importante in carriera, per di più contro un avversario che hai sempre preso ad esempio. Proprio così: l’altro idolo di Cecchinato, insieme a Marat Safin, è proprio Andreas Seppi, per professionalità e applicazione. E allora deve essere un segno del destino se la prima finale in carriera di Marco matura quando dall’altra parte della rete c’è un atleta che ammiri e che riesci a domare con le doti che per solito esaltano il rivale, cioè la lucidità e l’esperienza. Quando Seppi è avanti un set e un break (2-0), il derby di Budapest pare segnato e invece Marco lo ribalta con le armi che maneggia meglio, il servizio (8 ace) e il dritto, ma anche con il rovescio a una mano che gli offre soluzioni lungolinea quando l’altro gira intorno alla palla per colpire a sventaglio e che è l’emblema più fulgido della crescita di Marco: da colpo – per sua stessa ammissione – «sotto la sufficienza», è diventato un punto di forza. Ma il cammino di Cecchinato è caratterizzato soprattutto della personalità e della consapevolezza sgorgate dalla rabbia per un’ombra che aveva rischiato di stroncargli la carriera. A luglio 2016 viene squalificato 18 mesi per aver alterato, nell’ottobre 2015, un match contro il polacco Majchrzak al Challenger marocchino di Mohammedia e per aver passato altre informazioni riservate ad alcuni amici scommettitori. Se venisse riconosciuto l’illecito sportivo, sarebbe radiato, e invece gli viene contestata la violazione dei doveri di lealtà sportiva. La sospensione viene poi ridotta a 12 mesi e alla fine del 2016 è addirittura assolto per un vizio di procedura (Fit e Coni hanno presentato richiesta di squalifica troppo tardi). Uscito in qualche modo dal baratro, Cecchinato riparte. Lui, che tre giorni prima del fattaccio del 2015 era salito al n. 82 del mondo, cioè vicinissimo ad aver la possibilità di partecipare a tutti i tornei, ricomincia dai Challenger, dalle qualificazioni, dai viaggi massacranti in posti improbabili. E cambia allenatore, scegliendo Simone Vagnozzi, fino al 2011 giocatore di discreto livello: «E’ una persona molto intelligente: sfruttava alla grande i suoi punti di forza e te lo trasmette sul piano tattico. Inoltre mi ha fatto capire che per arrivare ad alti livelli bisogna trascorrere tanto tempo sul campo». La favola richiederebbe oggi una conclusione degna del percorso di redenzione (l’altra semifinale è stata intanto sospesa per oscurità), con Cecchinato già a casa una settimana fa e adesso in finale da lucky loser. Intanto, comunque vada, domani accanto al suo nome ci sarà (almeno) un bel 68 a descriverne la nuova classifica, accompagnato dal rimpianto per gli Internazionali di Roma incombenti: Marco è rimasto fuori di qualche posizione dalle qualificazioni (sul ranking del 2 aprile) e non avrà wild card. Per consolarsi, si godrà il nuovo status di big.

 

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Sorpresa Tsitsipas. C’è un eroe greco a sfidare Nadal (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Nicholas Kalogeropoulos: chi era costui? Un annuario del tennis vi rammenterà che è stato l’unico greco a raggiungere una finale Atp, a Des Moines, nel lontanissimo 1973. Fino a ieri. Perché dopo una pletora di figli dell’Ellade emigrati (Sampras, Philippoussis e Kyrgios), a Barcellona il Next Gen Tsitsipas interrompe il lungo digiuno confermandosi teenager (compie vent’anni a agosto) di sopraffino talento e luminosissimo futuro. Il figlio di Apostolos, professore di educazione fisica che si è inventato suo allenatore (anche se adesso il ragazzo si è trasferito all’Accademia di Mouratoglou), e dell’ex giocatrice sovietica Julia Salnikova, l’anno scorso aveva vinto in tutto 4 partite Atp, ma in questa stagione è già a quota 11, di cui 6 sulla terra, malgrado la superficie prediletta sia l’erba e a inizio anno abbia raggiunto i primi quarti i carriera sul cemento di Doha. Grande appassionato fin da piccolo di tutti gli aspetti del suo sport, si era posto come obiettivo a fine 2018 l’ingresso nei primi 50: traguardo che taglierà già domani. Intanto è diventato il più giovane finalista in Catalogna dal 2005, sottraendo il primato a Nadal che quell’anno vinse il torneo per la prima volta. E oggi Nadal è a caccia dell’11° trionfo dopo la solita settimana in carrozza: non ha mai perso un set in 11 semifinali, è arrivato a 44 set consecutivi vinti sulla terra e soprattutto taglia il traguardo dei 400 successi sul rosso, raggiungendo un club esclusivo di cui fanno parte Vilas, Muster e Orantes. Ma ha trovato anche il tempo di dare un’occhiata al giovane rivale odierno: «Possiede tutte le doti per imporsi presto». Ha tutta l’aria di un’investitura.

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Intervista a Roberta Vinci: «Il mio ultimo match? Lo vorrei con Serena» (Rocco Viola, Corriere del Mezzogiorno)

Ci sono momenti che immagini da una vita. Poi non ci pensi più perché credi siano lontani, fino a quando non scopri che sono già lì. Cosi ha fatto Roberta Vinci, pensando al suo ultimo torneo, al suo ritiro. L’epilogo sarà a Roma, agli Internazionali (7-20 maggio), che faranno scorrere i titoli di coda su una carriera dove tutto, o quasi, è stato perfetto. Così, questi Internazionali in rampa di lancio hanno un sapore particolare.

Come li immagini?

Come una grande festa. Ho fatto questa scelta in maniera consapevole, perché con Roma ho un rapporto particolare. Certo, festa presume una vittoria finale, ma lo sarà comunque. Anche in caso di sconfitta. Sarei felice di avere al mio fianco la famiglia, il mio staff, i tifosi.

Contro chi vorresti giocare la tua ultima partita?

Ci ho pensato a lungo. Penso che sceglierei Serena Williams. Con lei ho giocato il match della vita agli Us Open.

Se quella con la Williams è stata la gara perfetta, qual è stata la partita che poteva finire diversamente da com’è andata?

Senza dubbio lo stesso torneo, la finale con Flavia. Dopo la semifinale sembrava tutto perfetto per il trionfo. Flavia era l’avversaria che conoscevo meglio di chiunque altra. E’ andata diversamente da come speravo. Peccato.

Hai qualche rimpianto?

Rimpianti in particolare non ce ne sono. Certo, se avessi vinto la medaglia olimpica sarei stata più felice. Sarebbe stato bello vincerla con Sara.

500 vittorie, 25 titoli fra singolari e doppi, unica Italiana a vincere su tutte le superfici. Come si diventa Roberta Vinci?

Boh! Non lo so. Avevo la fortuna di avere un po’ di talento, ma tutto il resto l’ho costruito giorno dopo giorno con sacrificio, stanchezza, rinunce, passione.

Hai mai pensato: ma chi me lo fa fare?

Mica una volta sola. Ogni volta che hai un infortunio, che rimani al palo sfiancata mentre vedi che alle altre gira tutto bene…Poi arriva quel misto di adrenalina e paura che ti fa amare e odiare questo sport allo stesso tempo, e ritrovi la forza di tornare in campo.

Torniamo a Roma. Ci pensi all’ultima volta che preparerai la sacca?

Penso spesso all’ultima borsa preparata. Chiudendo quella cerniera entrerò in un’altra dimensione. Però va bene così. So che dopo quest’ultima partita non si torna indietro e guardo avanti, col desiderio di mangiare una pizza con le amiche, di andare a letto senza l’assillo che l’indomani all’alba avrò allenamento. Mi riprenderò la normalità della vita, che poi è ciò che mi è mancato in tutti questi anni, gli affetti, la casa. Il desiderio di respirare una quotidianità diversa rispetto al ritmo frenetico dei viaggi, tornei e allenamenti.

Dove ti ritroviamo fra un anno?

Non lo so. Mi piacerebbe rimanere nel mondo del tennis, ma ancora non ho progetti in cantiere. Voglio godermi queste settimane in maniera intensa. Poi si vedrà.

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La Soprintendenza nega il centrale del tennis a Piazza del Popolo (Fabio Rossi, Il Messaggero)

In piazza del Popolo non ci saranno nemmeno i quattro mini-campi dimostrativi in erba sintetica, come era stato fatto in passato, per promuovere gli Internazionali di tennis, in programma dal 7 al 20 maggio. Per vedere match ufficiali del torneo bisognerà andare necessariamente al Foro Italico. I campi “cittadini”, che avrebbero dovuto ospitare alcuni incontri delle prequalificazioni, non si faranno. Per piazza del Popolo è arrivato il no del Tavolo tecnico congiunto fra le Soprintendenze – Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio Roma, Parco archeologico del Colosseo e Sovrintendenza capitolina – che non ha concesso il via libera alle modifiche presentate per la manifestazione “Tennis in città”, che occuperà l’emiciclo della storica piazza sul lato del Pincio. Lo stop imprevisto, considerato anche il frequente utilizzo dello spazio per eventi di diverso genere, cancellerà completamente il progetto che prevedeva di avvicinare il grande tennis al cuore della Città eterna. A rendere nota la brusca frenata è stato il Campidoglio rispondendo al Codacons, che aveva inviato una diffida a Palazzo Senatorio e un ricorso d’urgenza all’Unesco sostenendo che l’evento non sarebbe stato «compatibile con il carattere storico del bene e con gli obblighi di conservazione». Secondo i tecnici delle Soprintendenze, «le modifiche progettuali necessarie a consentire gli incontri di prequalificazione» renderebbero l’allestimento dei campi «eccessivamente impattante e inidoneo al carattere monumentale della piazza, vista anche la necessità di innalzare adeguatamente i livelli di sicurezza pubblica e di tutela degli elementi monumentali presenti». (…)

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La “decima” di Federer ad Halle nella stampa italiana (Oriani, Grilli, Clerici)

La rassegna stampa di lunedì 24 giugno 2019

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La decima di Roger. Ad Halle taglia un altro traguardo (Massimo Oriani, La Gazzetta dello Sport)

Prima o poi finirà, perché nessuno ha mai sconfitto il tempo. E allora qualche lacrimuccia ci righerà il viso. Perché veder giocare Roger Federer rappresenta la sublimazione della bellezza che lo sport esprime nelle sue diverse forme. King Roger ha fatto 10. Ma pure 102. E aggiungiamoci anche 19. Numeri con i quali si potrebbe riempire un’enciclopedia. Il trionfo sull’erba tedesca, il decimo nel torneo di Halle, è stato anche il suo 102° in camera, ormai a soli 7 dal primato di Jimmy Connors. E il 19° sulla superficie che predilige (…).

Avrebbe potuto esserci Berrettini dall’altra parte della rete, invece c’era David Goffin, sconfitto 7-6 (2) 6-1. Poco male, Matteo, 23 anni, ha tempo per rifarsi. Tempo che invece per lo svizzero sembra essersi fermato. A 37 anni, 10 mesi e 16 giorni, è il più vecchio a conquistare un torneo Atp dal 1977, quando il 43enne Ken Rosewall trionfò a Hong Kong. Roger giocò la prima volta ad Halle nel 2000. Aveva 18 anni. Allora in campo a contendergli il titolo c’erano anche Ivan Ljubicic, che ora lo allena, e Thomas Johansson, oggi coach di Goffin. «Nei primi 10 giochi è stato più bravo lui – si schermiva poi Roger -. Ha avuto delle grosse chance per chiudere il set. Poi ho disputato un ottimo tie break. Alla fine ho giocato del gran tennis, non potrei essere più felice. Ogni volta che ho vinto ad Halle poi ho fatto bene anche a Wimbledon. Certo, non è garanzia di successo, sono nel Tour da abbastanza tempo per capirlo. La cosa più importante è che sto bene fisicamente. Ora mi riposerò per un paio di giorni e poi inizierò la preparazione per Londra». Federer ha raggiunto la doppia cifra di successi in un torneo per la prima volta in carriera (a Basilea è fermo a 9, con 8 vittorie a Wimbledon e Dubai), affiancando Nadal come unico di sempre, nell’era Open, a riuscire nell’impresa: il maiorchino ha vinto 12 volte il Roland Garros, 11 Barcellona e Montecarlo. (…)

 

«Arrivare a quota 10 titoli qui è davvero qualcosa di speciale» ha chiuso Federer, che a Wimbledon dovrebbe essere testa di serie n.2 (evitando quindi Djokovic sino all’eventuale finale) per via dell’algoritmo che tiene conto del seeding e dei risultati sull’erba. (…)

Federer sente aria di Wimbledon e vince ad Halle per la decima volta (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Quell’erba così spelacchiata, e la folla adorante tutt’intorno, in attesa di un suo gesto regale, fosse un dritto a sventaglio o una carezza sotto rete, devono essergli sembrati – su scala naturalmente ridotta – troppo simili a corme apparirà il sacro Centrale di Wimbledon tra una ventina di giorni, per non approfittarne. E non poteva certo essere il buon Goffin a turbare la domenica tedesca di Roger Federer che malgrado un tennis ancora imperfetto per i suoi canoni ha conquistato per la decima volta la vittoria ad Halle, il suo torneo preferito (staccata Basilea, dove ha trionfato 9 volte), raggiungendo Nadal nell’esclusivo club dei giocatori capaci di vincere un torneo dieci o più volte (Rafa, il solito esagerato, ha vinto 12 volte al Roland Garros,11 a Montecarlo e Barcellona). Per il campione svizzero, è il terzo successo del 2019 (è il primo a riuscirci) dopo Dubai e Miami, il numero 102 (19° sull’erba) di una carriera infinita, a -7 dal record di Jimmy Connors, che non sembra più così irraggiungible come appariva qualche anno fa. Dopo aver tanto sofferto in settimana contro Tsonga e Bautista Agut, il campione svizzero è sembrato in difficoltà ande nel primo set di ieri, dove Goffin – che ha confermato i progressi già messi in nostra meno Zverev e il nostro Berrettini (da oggi 20° al mondo, suo nuovo record) – ha spesso comandato il palleggio, soprattutto quando riusciva a caricare il suo splendido rovescio a due mani. Un tie-break alla Federer, però, ha scavato un solco tra i due e nel secondo set non c’è più stata partita.

(…)

A dimostrazione che il tennis moderno è (anche) uno sport per veterani, ha fatto festa ieri un altro ragazzo dell’ ’81, quel Feliciano Lopez  (…) che sta disputando la sua ultima stagione agonistica e che abbiamo visto a maggio nelle nuove vesti di direttore del torneo di Madrid. Sceso al numero 113 della classifica mondiale (è arrivato però fino al 12° posto, nel 2015) e costretto ormai a giocare le qualificazioni nella maggior patte dei tornei, il mancino di Toledo he sfruttato al meglio la wild card regalatagli dal Queen’s Cub di Londra – l’ultimo torneo dove aveva vinto, due anni fa – e con il suo commovente tennis d’attacco ha avuto la meglio ieri, dopo quasi tre ore di lotta, di un altro giovanotto, il trentaquattrenne francese Simon. (…)

Federer cuore d’oro, regali ai raccattapalle (Gianni Clerici, La Repubblica)

Ho visto, nelle immagini tv, non soltanto Roger Federer nella sua finale, ad Halle, ma ho intuito, in uno dei motoscafi scortati da elicotteri, Barack Obama sul lago di Como. Tutti sapete chi sono i due personaggi, ma c’è una similitudine che li apparenta più di quanto si creda. Federer è il tennista che ha vinto di più. Nella cittadina tedesca, ha fatto in modo di vincere il suo 102° torneo. Obama è stato il Presidente degli Stati Uniti. Nel vederli, o quanto meno nell’intuirli, ho pensato alla loro perfetta educazione, per avere sentito più volte Obama in manifestazioni pubbliche, e molte volte Federer in conferenze stampa dal vivo. Stavolta però, dopo aver battuto il belga Goffin, Roger si è quietato e ha iniziato una sorta di cerimonia degna di Obama. Ha distribuito a tutti i raccattapalle – ripeto: a tutti, almeno 60 – una medaglia, infilandogliela al collo. Ha creato non meno di 4 discorsi per i vari organizzatori del torneo, soprattutto per Herr Weber, il cui padre, Gerry, ebbe per primo l’idea di inventare un campo in erba nell’Europa continentale.

(…) Per chi non abbia assistito alla partita di tennis, mi par giusto dire che Federer ha impiegato solo un set per convincere il suo avversario Goffin di essergli superiore.

(…). Ora Goffin, giunto quasi a 29 anni, non mi sembra più in forma del suo straordinario avversario a 38, ma tiene tuttavia un onorevole standard con il quale ha raggiunto il tie-break, prima che lo svizzero lo superasse 7 a 2. Dopo il set iniziale Federer ha trovato meno resistenza e maggior efficienza a rete per vincere, e per la 10a volta, il torneo di Halle, su 13 disputati. Arriva così, a quota 102, a minacciare Connors a 109 tornei. (…)

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Halle, Berrettini out. Federer per la 10°. Barty verso il n. 1 (Cocchi). Niente decima sull’erba. Berrettini dà buca al Re (Grilli). Federer per il 10 con lode (Guerrini)

La rassegna stampa di domenica 23 giugno 2019

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Halle, Berrettini out. Federer per la 10°. Barty verso il n. 1 (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Che David Goffin sarebbe stato un rivale pericoloso si sapeva. E infatti Matteo Berrettini ha fermato la sua corsa al secondo titolo sull’erba proprio in semifinale. Ad Halle il 23enne romano, alla prima semifinale di un torneo Atp 500 e a meno di una settimana dal successo di Stoccarda, è uscito battuto 7-6(4) 6-3 dal belga ora numero 33 al mondo. Alla nona partita in due settimane si è dunque interrotta la serie positiva di Matteo, che prima di questo confronto sui prati aveva perso un solo set, subendo un unico break nel derby di secondo turno contro Seppi, quando ha ceduto la battuta dopo 69 turni di servizio. Federer avanti Sfuma così per Matteo il sogno di una finale sull’erba contro Roger Federer che oggi, contro David Goffin tenterà di conquistare il decimo titolo ad Halle. Roger si è liberato facilmente del francese Herbert, specialista del doppio. Lo svizzero ha chiuso la pratica in un’oretta con un doppio 6-3. Per lui è la finale numero 155 in carriera, con 101 trofei, l’ultimo lo scorso marzo al Masters 1000 di Miami. «Sono davvero felice di avere un’altra occasione qui ad Halle. Quando lo scorso anno ho perso, non sapevo se sarei riuscito a tornare». Nell’anno del ritiro Feliciano Lopez, a 37 anni, batte Felix Auger Aliassime e vola in finale al Queen’s Club di Londra dove è impegnato anche in doppio con Andy Murray. Si contenderà il titolo con Gilles Simon che ha eliminato Daniil Medvedev. Ashleigh Barty è in finale oggi a Birmingham dove affronterà la tedesca Julia Goerges. Un doppio obiettivo per la campionessa del Roland Garros: vincere ll titolo e conquistare così la vetta del ranking femminile superando Naomi Osaka. Ashley scatenata

Niente decima sull’erba. Berrettini dà buca al Re (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Peccato. Niente finale da sogno contro Roger Federer per Matteo Berrettini, battuto nella semifinale del torneo di Halle dal belga Goffin, in grande progresso dopo un anno da dimenticare. Peccato, ma il ragazzo romano – reduce dal successo erbivoro di Stoccarda – ha comunque poco da rimproverarsi. Forse ieri è stato meno incisivo alla risposta (solo il 38% di punti vinti sul secondo servizio dell’avversario), non riuscendo così a mettere troppo sotto pressione il belga. Bravo Goffin a reggere con la sua agilità e facilità di corsa la potenza degli scambi dell’azzurro, anche sulla temuta diagonale del dritto, bravo a rispondere sempre meglio, gioco dopo gioco. Decisivo probabilmente è stato il primo set, perso dall’azzurro malgrado abbia ottenuto un punto in più rispetto al belga (42 contro 41). […] Nella seconda partita, Berrettini si è salvato da 15-40 sul 2-3, ma all’ottavo gioco ha perso il servizio per la seconda volta nella settimana (la prima, nel secondo turno contro Seppi). Sul 5-3 Goffin non ha tremato ed ha chiuso facilmente, conquistando la prima Cede a Goffin e manca la finale con Federer, che lo elogia: «Da tener d’occhio a Wimbledon» finale dopo un anno e mezzo. Per Matteo la consolazione del suo nuovo record in classifica (da 22° salirà alla 20^ o 21^ posizione) e la sempre maggiore considerazione da parte degli avversari, come dimostrano le parole pronunciate venerdì da Federer. «Ho seguito i progressi di Berrettini e sono rimasto molto colpito – ha affermato il campione di Basilea – Vincere a Stoccarda senza perdere mai il servizio è stato impressionante. È un tennista da tenere d’occhio anche a Wimbledon». Oggi contro Goffin l’elvetico andrà a caccia del suo decimo titolo sull’erba di Halle, il numero 102 di una carriera infinita, a -7 dal record di Jimmy Connors. Da un Re eterno a una Regina possibile. Se oggi la Barty, campionessa al Roland Garros, vincerà il torneo di Birmingham, diventerà la nuova numero 1 del tennis femminile, scavalcando la Osaka.

Federer per il 10 con lode (Piero Guerrini, Tuttosport)

Roger Federer fa 13, finali. Lui ci sarà, ma non troverà Matteo Berrettini. La lunga corsa sui prati del romano si ferma dopo 8 successi,16 set annessi e uno solo concesso, al cospetto di David Goffin. Non è tanto questione di stanchezza, piuttosto di qualità del belga che è giocatore originale, non omologato al tennis di oggi. Eppure Matteo ha lottato ancora. Ha avuto le prime palle break, due consecutive nel sesto gioco, annullate con coraggio dal belga, che poi alla terza opportunità con un ace ha ottenuto il 3-3. Berrettini è arrivato anche 5-4 e 6-5, poggiando sul solito servizio bomba. Ma al tie break ha ceduto. E poi Goffin è salito in cattedra. Berrettini anche nella sconfitta ha confermato maturità e tenuta mentale di alto livello, ma Goffin ha strappato il servizio che è valso la finale alla seconda opportunità nell’ottavo gioco. Poco da rimproverare per il romano che questa settimana non andrà ad Eastbourne e ricaricherà le pile in vista di Wimbledon, al via il primo luglio. Piuttosto, in prospettiva Wimbledon proprio Re Roger ha battuto un colpo importante, crescendo partita dopo partita ad Halle fino a raggiungere la sua tredicesima finale. Goffin ha vinto una sola volta su otto precedenti. Oggi Federer insegue il titolo 102, alla finale 155. Numeri inenarrabili che neppure illustrano la sua grandezza unica. […] La buona notizia arriva da Eastbourne al femminile, dove si registra il rientro di Camila Giorgi, nel torneo con 8 top ten. La 27enne marchigiana, numero 39 del ranking mondiale, per l’infortunio al polso ferma da tre mesi, dal torneo di Miami, è stata sorteggiata al primo turno con Su-Wei Hsieh. E’ stata l’ultima italiana a raggiungere i quarti a Wimbledon.

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Berrettini, avanti un altro inseguendo il re Federer (Cocchi, Azzolini, Grilli, Clerici)

La rassegna stampa del 22 giugno 2019

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Berrettini, avanti un altro inseguendo il re Federer (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Come si diverte questo Matteo Berrettini erbivoro. Ama il veloce, vince sulla terra e, adesso, dopo il primo titolo sui prati di Stoccarda, conquista a Halle la prima semifinale di un Atp 500 in carriera. Ieri, nei quarti di finale, ha spedito a casa (per la terza volta) Karen Khachanov in due set e oggi, in semifinale, lo aspetta David Goffin. Il folletto belga ha battuto un Sascha Zverev ancora in fase di ricostruzione dopo la lunga crisi che l’ha colpito da inizio stagione. Ora nel suo box è tornato anche Ivan Lendl pronto a risollevare il suo giocatore in prospettiva Wimbledon. Pericoli. Non sarà un match facile quello di Matteo contro il belga, veloce in risposta e pericoloso con le sue traiettorie incrociate, ma il romano ha già dimostrato di farsi trovare pronto nei momenti che contano: «E’ quello su cui stiamo lavorando e che per me fa davvero la differenza – ha detto Vincenzo Santopadre, coach di Berrettini fin da quando era un bambino -. A questo livello è ovvio che ogni rivale è pericoloso e ha qualità che possono metterti in difficoltà, ma Matteo sa bene che per prima cosa deve essere pronto lui. Se tu scendi in campo preparato e consapevole, allora puoi giocartela». Se l’è giocata eccome Berrettini: sesta semifinale in carriera, la quarta nelle ultime otto settimane, nove vittorie su nove sull’erba, compresi i match di Davis. Insomma, un exploit sui prati che pochi avrebbero immaginato: «Per fortuna o purtroppo, Matteo ci sta abituando a continue sorprese in positivo – spiega ancora Santopadre -. Su questa superficie si è trovato benissimo fin dai match a Calcutta in Davis. […] Un atteggiamento completamente diverso rispetto allo scorso anno quando aveva giocato qualche partita sull’erba prima di Wimbledon». Salta Eastbourne. Intanto, proprio in vista dell’appuntamento Slam, Berrettini si è cancellato dal torneo di Eastbourne della settimana prossima: «Bisogna preservare le energie, diciamo che l’erba adesso l’abbiamo testata, a Wimbledon bisogna arrivare freschi». Intanto, dopo la vittoria in tre set contro Bautista Agut, Roger Federer, all’inseguimento della vittoria numero 10 sull’erba tedesca, conquista la semifinale contro Herbert. Il francese ieri ha superato il campione in carica Borna Coric vittima di un infortunio alla schiena. All’orizzonte, per Berrettini, il sogno di una finale sull’erba con Roger: «Sì, sogno è la parola esatta – conclude Santopadre -. Non si sono mai incontrati, sarebbe un privilegio, un premio per tutti i bei risultati fatti fino a ora».

Matteo, erba d’oro (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

 

Koshmar: Incubo, nella lingua russa. E un autentico koshmar è diventato il sempre più strabiliante Berrettini per il moscovita Karen Khachanov, testa di serie numero 3 di Halle e 9 del mondo, battuto per la terza volta quest’anno, la seconda sull’erba tedesca in due settimane. Dopo aver dominato l’avversario negli ottavi di Stoccarda (6-4 6-2 il punteggio) ieri Matteo si è praticamente ripetuto (6-2 7-6): dopo un primo set mai in discussione, nella seconda partita c’è stato maggiore equilibrio, per merito soprattutto di Khachanov che ha alzato molto il suo livello di gioco. il ragazzo romano però non è stato mai in serio pericolo, se sorvoliamo sulle tre palle break annullate nel secondo gioco, trovando regolarmente nei momenti difficili la giusta contromossa, fosse l’ennesima bastonata da fondocampo o la smorzata di dritto che ormai esegue a memoria. Nel tie break, poi, ha sfruttato l’unico passaggio a vuoto del russo per chiudere sotto rete con un paio di ricami da Top Ten. Ecco, è difficile non esagerare con le iperboli nel descrivere il momento di questo ragazzo romano di 23 anni che si disimpegna sempre meglio sull’erba – 9 partite vinte su 9 nel 2019 su questa superficie – che nelle ultime due settimane ha perso solo un set e che nell’anno vanta un interessante bottino di 31 vittorie in 43 partite (percentuale del 72%; Fognini, il nostro numero 1, ha vinto il 59% delle gare disputate). «Sono soddisfatto perché nel secondo set Khachanov era rientrato bene in partita – ha detto Berrettini, alla prima semifinale in un Atp 500 – ma non ho mollato e ho portato a casa la partita Come mi sento? Tutto sta andando molto veloce, devo ancora rendermi bene conto di cosa sta succedendo, ma credo di star giocando un buon tennis, e giocare sull’erba mi piace tanto…». QUINTA FINALE. Berrettini – 22° nel ranking ma già sicuro della 20° posizione – insegue oggi la sua quinta finale stagionale (ha vinto il Challenger di Phoenix, poi a Budapest e Stoccarda, mentre a Monaco di Baviera è stato respinto dal cileno Garin) ma non sarà facile sbarazzarsi di Goffin (prima sfida tra i due), che ieri ha rimontato da 2-4 nel terzo set contro il sempre altalenante Z.verev. Il belga, numero 33 del mondo ma 7° due anni fa, è in ripresa dopo una serie di infortuni anche bizzarri: nel 2017, al Roland Garros, si storse una caviglia, impigliatasi nel telone a bordo campo in un tentativo di recupero, mentre nel 2018 ha perso un mese di gioco dopo che a Marsiglia una pallina lo aveva ferito all’occhio in seguito ad una volée steccata. Questa di Halle è la terza semifinale stagionale (dopo Marsiglia ed Estoril) e non arriva in finale dal Masters del 2017, il picco della sua carriera. […] David, 28 anni, risponde bene, è agile e veloce. Insomma, sarà un test probante per il Berrettini ispirato di questi giorni. Certo, all’orizzonte c’è la finale con un certo Federer.

Matteo sogna Roger (Daniele Azzolini, Tuttosport)

E’ diventato oggetto di studio, Matteo Berrettini. Non ancora per i colpi che porta, per i gesti che fa, per ciò che dice, e nemmeno per i salti sulla panca cui obbliga coach Rianna, che in queste giornate di Halle sta dando il cambio a Vincenzo Santopadre e segue Beretta con lo stesso trasporto di un vecchio rockettaro quando gli Ac/Dc indicano l’autostrada più sulfurea. Certe attenzioni, forse, verranno più in là, quando la rincorsa di Matteo ai piani alti sarà conclusa. […] L’Atp fa sapere, a titolo di esempio, che Matteo è fra i 13 tennisti che negli ultimi 20 anni hanno chiuso un torneo senza cedere il servizio. In tredici per ventuno occasioni in cui l’evento ha preso forma, con Federer a quattro tornei confezionati senza concessioni e Matteo secondo (non da solo) con due tornei, Gstaad 2018 e Stoccarda quest’anno. A questi si aggiungono altri dati significativi, più personali e non meno incoraggianti. La seconda vittoria su un Top Ten, i 69 servizi consecutivi incamerati prima del break comminato da Seppi nel derby poi risolto al terzo set, e una posizione molto vicina alla Top 20, seppure minacciata dall’incalzare di Auger-Aliassime (ieri vittorioso al Queen’s su Tsitsipas) e David Goflin, che ad Halle ha risposto eliminando Sascha Zverev, il quale quando la potenza non basta più, non sa quale strada intraprendere. I due Top Ten, si diceva. In realtà uno, battuto due volte, Karen Khachanov, alla terza disavventura con Berrettini (la prima, se non altro, in posizione esterna ai primi 10). Fatti i conti, si potrebbe dire che il russo abbia un problema con Berrettini, oppure, più semplicemente, che sia meno forte. Non è il caso di generalizzare, ma se vogliamo restare all’erba, allora sì, la risposta è affermativa, Karen è meno forte, anche perché continua ad affrontarla come fosse una superficie come le altre. Discorso inverso per Beretta, che match dopo match mostra un’attitudine sempre più vicina agli standard richiesti dai prati tennistici, usa benissimo i due colpi principali del repertorio, e non si fa stuzzicare troppo sul rovescio, che a tratti usa d’attesa, altre in approccio per andare a rete, e il più delle volte per confezionare smorzate a misura d’avversario. Con questi presupposti, Khachanov, pure sospinto dalla volontà di vendicare l’offesa di Stoccarda, non poteva pensare di avere strada facile. In più se l’è complicata non poco con un lento ingresso in partita, subito tramutato da Matteo in un violento 4-0. Nel secondo set i due si sono concessi qualche regalo. Palla break per l’italiano nel primo game, tre per il russo nel secondo, due per Berrettini nel terzo e nel quinto e una per Khachanov nell’ottavo. Tutte disinnescate, in un’atmosfera sempre più calda. Tutto risolto dal tie break, che Matteo ha giocato senza errori. Subito 3-1, ha retto all’urto disperato di Khachanov portandosi 5-2 per chiudere 7-4. Ora Goffin (ore 13, diretta Supertennis TV), studioso dei rivali mai incontrato prima, mentre dall’altra Federer ha faticato il suo per la nona vittoria (a zero) su BautistaAgut, sollevato però dal non doversi misurare contro Coric (ritiratosi contro Herbert) che lo superò ad Halle in finale 2018. L’idea di una finale Federer-Berrettini comincia a prendere forma.

Berrettini a rete ricorda Panatta e Budge Patty (Gianni Clerici, La Repubblica)

Il ragazzo che vorrebbe diventare giornalista sportivo, al quale suggerisco spesso buoni scrittori che si occupano di sport (l’ultimo è Martin Amis), nel momento in cui Matteo Berrettini batte Karen Khachanov sull’erba di Halle mi domanda, «ma lei, dottore, non ha mai visto un giocatore simile?». Per una volta m’illumina la mente il ricordo di Budge Patty, quando assistetti alla finale di Wimbledon del 1950 e vidi l’amico battervi un altro amico, Jaroslav Drobny. […] Ai tornei Budge si allenava sempre tre o quattro ore, e avendo trovato in me un ragazzo servizievole capace di tirargli decine di palle mentre volleava , mi assuefaceva ad un ruolo di allenatore, perché il termine coach ancora non era diffuso, se non negli Usa. Berrettini mi ricorda Patty, per quel suo diritto abbreviato – ma non impugnato tanto chiuso – per un colpo dal gesto limitato, un rovescio brevissimo e un conseguente drop. Budge potrebbe essere suo nonno, è nato nel 1924 e vinse solo nel ’50 realizzando una doppietta col Roland Garros. Berrettini non ha ancora la sua manina a rete, ma, nel terzo successo su Khachanov (già battuto a Stoccarda e Sofia) ha dimostrato grandi capacità offensive. A parte il primo set, la difficoltà maggiore è stata sul 2-5 nel tie-break del secondo. È solo il secondo italiano, dopo Panatta, che vada a rete istintivamente, Berrettini. Così, come l’americano di Parigi – dove era andato ad abitare – Budge Patty, non è difficile chiamare Berrettini Panatta jr augurandogli altrettanta fortuna, certo maggiore di quella che aveva avuto il fratello di Adriano, Claudio.

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