Berrettini e Travaglia no, Errani sì: “Mi sto ritrovando”. A Madrid fuori Venus e Ostapenko – Ubitennis

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Berrettini e Travaglia no, Errani sì: “Mi sto ritrovando”. A Madrid fuori Venus e Ostapenko

MADRID – Nelle quali bella vittoria di Sara al terzo, sconfitte senza grandi attenuanti per Travaglia e Berrettini. Eliminate al primo turno Williams, Ostapenko e Vandeweghe

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da Madrid, Luca Baldissera e Ferruccio Roberti

È stato un primo turno di qualificazioni maschili del Masters 1000 di Madrid decisamente negativo per i tennisti italiani. Sulla “pista 7” dello splendido impianto della Caja Magica hanno giocato prima Stefano Travaglia, opposto a Evgeny Donskoy, alle 11 di mattina, poi a seguire Matteo Berrettini contro Mikhail Youzhny. Il doppio confronto Russia-Italia, purtroppo, ha visto i due giocatori moscoviti prevalere in modi simili, salendo alla distanza con il livello di gioco ed eliminando i due azzurri.

NIENTE DA FARE PER STEFANO E MATTEO – Travaglia gioca un bel primo set contro l’ormai celebre giustiziere di Roger Federer a Dubai 2017, colpendo e lottando bene, ma lo perde al tie-break. E a quel punto, arrivano 4 game consecutivi per Donskoy, uno strappo che Stefano non riuscirà più a ricucire, tradito a ripetizione dal suo colpo migliore, il dritto. Molti errori non forzati per l’italiano in situazioni di vantaggio nello scambio, la risposta semplice che gli vola lunga un metro sul match-point ne è un esempio, il 6-2 conclusivo per il russo è inevitabile. Bravo e solido comunque Evgeny, quando sta in campo così è un brutto cliente per chiunque. Berrettini il primo set lo vince, un buon 6-4 frutto di ottimi servizi, grandi accelerazioni con il dritto, e una buonissima resa anche dal lato sinistro, con il rovescio che tiene in manovra e spinge quando è necessario. Ma da quel momento è il turno di Mikhail salire in cattedra, spingendo spesso e in modo moilto efficace con il suo gran rovescio a una mano. Matteo perde progressivamente fiducia, campo, e percentuali, finendo per sparacchiare fuori diverse pallate senza senso nel tentativo di chiudere presto gli scambi. Va detto che il veterano russo, ex top-10 (n°8 ATP nel 2008), se lo si trova in buona giornata, anche ora che è verso la fine della carriera, è in grado di far filare la palla che è un piacere. Peccato per Berrettini, ma era una partita molto più rognosa di quanto si potesse pensare. Ora, sia per Matteo che per Stefano, avanti verso gli Internazionali di Roma.

 

SARA MAI DOMA – Salva la giornata dei colori azzurri, lottando da par suo, Sara Errani, che alle 14 ha affrontato sul campo 6 la belga Kirsten Flipkens. Il match a tratti è stato molto divertente, dato il contrasto di stili che caratterizza il gioco delle due. Sara, abbastanza continua con il suo famigerato “mezzo servizio”, almeno quanto basta per non farsi aggredire sistematicamente in risposta, ha piazzato una ottima prestazione di cuore e grinta, condita da una lucidità tattica notevole “Sto ricostruendo il mio gioco con Pablo (Lozano, n.d.r.), quello che avevo prima, e sta funzionando“. Flipkens, come di consueto, ha variato il più possibile con il suo ottimo slice, e ha messo a segno diverse palle corte molto spettacolari. Ma dall’altra parte aveva una Errani in formato “guerriera da terra battuta”, che anche dopo aver perso il primo set per 7-5, non ha smesso di correre, mettere pressione, e contrastare ogni attacco dell’avversaria. Come detto, gli spettatori – piuttosto numerosi – hanno avuto modo di divertirsi, assistendo a una partita ben diversa dalle solite sparatorie tipiche delle picchiatrici moderne. Rotazioni sopra e sotto la palla, drop-shot, contropiedi, discese a rete, pallonetti, recuperi e passanti non sono mancati, anche se intervallati da qualche errore gratuito di troppo specialmente da parte di Kirsten. “Ma io oggi avevo più tennis, lo sentivo, anche se mi è scappato il primo set“, analizza l’azzurra. La belga, apparsa nervosa, con qualche lancio di racchetta, e anche non brillante fisicamente sotto il sole ben caldo che brillava oggi su Madrid, ha ceduto praticamente di schianto nel secondo e nel terzo set, vinti dall’italiana 6-1 6-0. Brava Sara, una piccola rivincita contro il tennis belga dopo le sconfitte con Mertens in Fed Cup e in Marocco, e un meritatissimo ingresso nel tabellone principale.

Sara Errani e Kirsten Flipkens – Madrid 2018

WTA AL VIA – Erano ben undici i singolari del primo turno femminile programmati in questo calda giornata madrilena, nel quale, durante le prime ore del pomeriggio, si sono raggiunti i 25 °. Lo status di Premier Mandatory permette del resto al Mutua Madrid Open -a differenza di quanto avviene a Roma con gli Internazionali femminili, torneo appartenente alla categoria inferiore per importanza, quella dei Premier 5 – di poter programmare nell’ordine di gioco del sabato del week-end inaugurale non solo le quali maschili e femminili (che qui partono il venerdì, altra differenza col torneo romano) ma anche diversi singolari del tabellone principale. In campo sono così scese oggi ben cinque top ten e complessive otto teste di serie, una delle ragioni per le quali questa giornata inauguarale della decima edizione del ricchissimo torneo femminile (sei milioni e oltre seicento mila dollari di montepremi) madrileno ha avuto una bella risposta di pubblico, affollatosi non solo nei campi laterali della Caja Magica per assistere agli allenamenti di Nadal, Djokovic e del Potro.

AVANZANO SVITO E KARO – Le prime top ten a scendere in campo in apertura del programma sul centrale intitolato a Manolo Santana, sono state Elina Svitolina, 4 WTA, e Caroline Garcia, 7 WTA. L’ucraina campionessa in carica degli Internazionali d’Italia ha sconfitto Alize Cornet, 34 WTA, contro la quale era due pari nei precedenti, col netto punteggio di 6-2 6-2 in 71 minuti di gioco. Qualche difficoltà in più ha invece incontrato la settima giocatrice al mondo per avere la meglio su Cibulkova, 33 WTA, che proprio qui nel 2016, quando perse solo in finale dalla Halep, aveva vinto l’unico dei quattro precedenti con Caroline. La transalpina, dopo aver vinto facilmente il primo set, si è trovata sotto di un break nel secondo parziale, prima di chiudere col punteggio di 6-1 7-5 in 1 ora e 40 minuti di gioco. Continua il difficile rientro nel circuito di Kuznetsova dopo l’operazione subita nell’ultima parte dell’anno scorso: ormai scesa al 28° posto del ranking, la russa, alla quarta eliminazione al primo turno nei cinque tornei giocati nel 2018, è stata battuta col punteggio di 6-4 6-2 da Petra Martic, 40 WTA. Sono scese in campo – a distanza di meno di una settimana dal match che le ha viste contrapposte – anche le finaliste del Premier di Stoccarda, Karolina Pliskova e Coco Vandeveghe. L’ex numero 1 del mondo affrontava Elena Vesnina, 43 WTA, avversaria già sconfitta dalla ceca nell’unico precedente. A fare da scenario all’incontro è stato l’Arantxa Sanchez,  secondo campo per capienza e importanza della Caja Magica, gremito in ogni ordine di posto, con tanta gente che coi nostri occhi abbiamo visto costretta ad aspettare per lunghi periodi del primo set prima di entrare e trovare un posto a sedere. Karolina ha faticato non poco nel primo set prima di prendere il largo sulla 32enne russa, mai in carriera vincitrice di titoli sulla terra. Una serie di giochi molto lunghi ed equilibrati, sino al 4 pari ha caratterizzato l’incontro, prima che la ceca prendesse il largo, chiudendo 6-4 6-2 in 1 ora e 26 minuti.

DASHA OK, COCO E OSTA KO – Uno dei primi turni più interessanti e dall’alto livello tecnico era quello che contrapponeva Vandeweghe, 13 WTA, a Kiki Mladenovic, 22 WTA e finalista a Madrid lo scorso anno, quando si arrese solo alla Halep. I precedenti facevano pensare a una partita equilibrata: la statunitense aveva vinto in quattro delle sei circostanze nelle quali si erano affrontate, ma la francese aveva vinto le ultime due, l’ultima delle quali appena due settimane fa in Fed Cup. Dopo un primo set piuttosto lottato, e vinto per 7-5, Kiki ha preso il largo, approfittando di un evidentissimo calo dell’avversaria, molto nervosa e incapace di reagire. Il 6-0 subìto nel secondo parziale dall’allieva di Pat Cash è pesante, e dovrà far riflettere sia la statunitense che il suo coach. Saranno parecchi anche i punti persi in classifica da CoCo, che l’anno scorso qui aveva raggiunto i quarti di finale. Nel pomeriggio ha compiuto il suo dovere anche Daria Kasatkina, 14° testa di serie del seeding e 15 WTA, che ha impiegato poco meno di due ore per avere la meglio, col punteggio di 7-5 7-6(6) su Quiang Wang, 65 WTA, una tennista, battuta due volte, ma che le ricordava anche una dolorosa eliminazione al primo turno degli US Open 2016. In chiusura di giornata brutta sconfitta per la campionessa in carica del Roland Garros Jelena Ostapenko. La quinta giocatrice del mondo cede abbastanza nettamente alla rumena Irina-Camelia Begu, numero 36 del ranking WTA. Due break a zero nel primo parziale e cinque complessivi nel secondo set (tre per Begu e due per Ostapenko tra il quarto e l’ottavo game) permetteno a Irina di chiudere con un doppio 6-3. Al secondo turno attende la vincente di Sharapova-Buzarnescu.

VENUS SALUTA MADRID  Il programma serale prevedeva il piatto forte del ritorno nel torneo, dopo tre anni, di Venus Williams: la numero 8 del mondo, alla quinta partecipazione al Mutua Madrid Open, affrontava la 22enne estone Anett Kontaveit, 29 WTA, sempre superata (senza perdere un set) nei due precedenti head to head. Venus, qui finalista nel 2010 (quando venne sconfitta da una sorprendente Rezai) ha in effetti attirato una buona cornice di pubblico anche sul Manolo Santana. Complici anche i prezzi molto popolari (al ground oggi si accedeva con 5 euro), nonostante fosse solo un primo turno e si giocasse ad orario di cena di un sabato baciato da una splendida temperatura primaverile, qualche migliaio di persone non ha perso l’occasione per assistere a un buon match. Un break per set ha portato per la prima volta un incontro tra le due al terzo e decisivo parziale. A seguito di una prima fase equilibrata, un esiziale doppio fallo di Venus, dopo 1 ora e 45 minuti, mandava sul 3 a 2 e servizio Kontaveit. L’estone non si lasciava sfuggire l’occasione e, complice un tracollo della sua avversaria, apparsa anche stanca, chiudeva la pratica e conquistava la prima vittoria in carriera contro una top ten.

Risultati:

Primo turno WTA

[4] E. Svitolina b. A. Cornet 6-2 6-2
P. Martic b. S. Kuznetsova 6-4 6-2
[7] C. Garcia b. D. Cibulkova 6-1 7-5
[WC] L. Arruabarrena b. [WC] M. Kostyuk 6-3 4-6 6-2
[6] Ka. Pliskova vs E. Vesnina 6-4 6-2
K. Bertens b. M. Sakkari 6-4 6-4
[11] J. Goerges b. T. Babos 6-2 6-4
[14] D. Kasatkina b. Q. Wang 7-5 7-6(6)
K. Mladenovic b. [12] C. Vandeweghe 7-5 6-0
A. Kontaveit b. [8] V. Williams 3-6 6-3 6-2
I.C. Begu b. [5] J. Ostapenko 6-3 6-3

Secondo turno qualificazioni WTA

[2] A. Sabalenka b. [WC] O. Danilovic 6-4 6-2
S. Soler-Espinosa b. [6] M. Barthel 6-2 2-0 rit.
[15] N. Vikhlyantseva b. [8] M. Linette 7-5 6-7(8) 7-6(2)
[1] D. Collins b. [14] J. Larsson 6-3 6-1
[16] A.K. Schmiedlova b. [ALT] B. Mattek-Sands 4-6 6-2 7-5
B. Pera b. [12] S. Vickery 6-4 6-4
S. Errani b. [9] K. Flipkens 5-7 6-1 6-0
[10] Kr. Pliskova b. [7] A. Bogdan 3-6 7-5 6-2

Primo turno qualificazioni ATP

[12] N. Kicker b. J. Zopp 6-4 7-6(4)
[6] F. Delbonis b. [ALT] M. Semmler 6-4 6-1
[4] P.H. Herbert b. R. Ramanathan 6-4 6-3
[8] E. Donskoy b. S. Travaglia 7-6(4) 6-2
[2] V. Troicki b. [ALT] P. Cachin 4-6 6-3 7-5
[13] M. Kukushkin b. N. Mahut 6-3 6-4
[11] D. Lajovic b. [WC] D. Gimeno-Traver 6-2 6-4
[1] T. Fritz vs [WC] b. A. Davidovich Fokina 3-6 6-4 6-4
[7] M. Copil b. I. Ivashka 6-4 3-6 6-3
[WC] J. Munar b. [9] D. Istomin 7-6(5) 6-0
[14] M. Youzhny b. M. Berrettini 4-6 6-3 6-2
[5] N. Basilashvili b. B. Fratangelo 4-6 3-2 rit.
[10] M. Basic b. [WC] N. Alvarez Varona 3-6 7-6(2) 6-2
[3] F. Mayer b. M. Granollers 7-6(1) 7-6(8)

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Il sogno di Seppi si infrange su De Minaur

Qualche rammarico per Andreas, avanti di un break sia nel primo che nel secondo set. A Sydney arriva il primo titolo in carriera per il 19enne australiano, che chiude 7-5 7-6. Sesta finale ATP persa da Seppi

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Alex de Minaur - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5] A. de Minaur b. [8] A. Seppi 7-5 7-6(5)

Si è da poco conclusa la finale dell’edizione 2019 del Sydney International, tradizionale appuntamento di avvicinamento al primo Slam stagionale che si disputa fin dal lontano 1885. A contendersi il titolo sono stati l’esperto azzurro Andreas Seppi, uno che in Australia storicamente si trova a proprio agio, e Alex de Minaur, papà uruguaiano e mamma spagnola ma nato proprio di Sydney diciannove anni fa, alla seconda finale consecutiva nel torneo di casa dopo la sconfitta rimediata dodici mesi or sono contro Daniil Medvedev. Nona finale della carriera invece per Seppi, con tre vittorie in bacheca, l’ultima nel 2015 persa contro Roger Federer. Nessun precedente tra i due in un main draw. Primo favorito per il computer era il greco Tsitsipas, sconfitto proprio da Andreas, qui accreditato della testa di serie numero 8. Percorso senza sbavature per de Minaur, il quinto favorito del seeding, e nemmeno un set lasciato per strada nel cammino verso l’atto conclusivo. Lo scontro generazionale, quindici anni la differenza tra i due, al termine di una partita che ha progressivamente perso di intensità è andato ad appannaggio di de Minaur, bravo a tenere a bada un avversario che ha saputo far da lepre in entrambi i set ma ha sempre mancato il colpo risolutivo.

 

LA CRONACA – È Seppi a uscire meglio dai blocchi, due game ai vantaggi vinti in un avvio durissimo e primo allungo di giornata per l’azzurro. De Minaur, non un gigante, ha piedi veloci, copre bene il campo e si incita a gran voce a ogni quindici, forse troppo, ma in questo frangente, sul ritmo, Andreas colpisce che è una meraviglia e, anche soffrendo, tiene il naso avanti, forte del break conseguito a freddo. Mezz’ora di gioco, solo quattro game a referto: una battaglia. Il bolzanino non ricava un granché con la battuta dove le percentuali sono troppo basse, in compenso quando può liberare il diritto in corsa è una sentenza. Nel corso del sesto game, però, Seppi è ancora in difficoltà con il servizio a disposizione – purtroppo per lui punti diretti se ne vedono pochi – e qualche titubanza nel prendere la rete in situazioni di inerzia favorevole gli costa prima l’aggancio sul 3 pari e poi il controsorpasso.

La sensazione è che per l’azzurro sarebbe funzionale non farsi agganciare in lunghi scambi da un avversario che dà invece l’impressione di poter correre per giorni senza decadimento della prestazione. Invece è lo stesso Seppi che prova ad addormentare il gioco ma l’uso del back di rovescio è per lui fonte di qualche errore di troppo. Il parziale segue l’ordine dei servizi e, sotto per sei giochi a cinque, l’allievo di coach Sartori è chiamato a rifugiarsi nel tie-break. Il dodicesimo gioco, però, è aperto da un brutto errore dell’italiano a cui fa seguito un vincente di de Minaur con il rovescio. Seppi sbaglia ancora, questa volta con il diritto, e per l’australiano sono tre le palle set. La terza è quella buona e l’enfan du pays incamera così in rimonta un parziale nel quale, avvio a parte, ha avuto le maggiori occasioni per prevalere. Decisiva la scelta (o l’esigenza, magari un momentaneo calo di energie) di abbassare i ritmi operata da Seppi nella seconda parte del set.

De Minaur ha una capacità difensiva che rasenta l’eccellenza e non deve essere facile per Andreas vedersi restituire con continuità palle apparentemente definitive. L’azzurro, con mestiere, alla ripresa delle ostilità esce indenne da un primo turno di servizio complicato nel quale annulla tre palle break e resta in scia. La seconda partita è meno spettacolare di quella che l’ha preceduta ma ha il pregio di mantenersi in equilibrio. De Minaur col servizio cerca spesso il diritto dell’avversario, da destra soprattutto, scelta arguta che si traduce in una fucina di punti. Ma è proprio il servizio a tradire inaspettatamente il Next Gen nel corso del settimo game quando, costretto a difendere un break point, affossa, una seconda in rete: doppio fallo. Per Seppi, fin qui, due chance di break e due capitalizzazioni, un cecchino.

Il game del possibile allungo, però, è un pasticcio, con de Minaur che si ritrova sul quattro pari praticamente senza giocare, tanti sono gli errori ravvicinati commessi dall’altoatesino. Tutto da rifare, una disdetta. I giochi scorrono via rapidi in virtù di scambi ora meno intensi e decisi da rally abbreviati e, analogamente al primo set, Andreas ha il compito disagevole di dover acciuffare il tie-break. Questa volta la missione è compiuta. Il jeu decisif si apre con un mini-break per parte e con l’evidenza che sfidare de Minaur con la palla corta, un felino, non sia mai un buon affare. Seppi, agevolato da una prima di servizio finalmente continua, va al cambio di campo sul 4 a 2 ma un doppio fallo sanguinoso rimette in corsa l’aussie che, tuttavia, restituisce immediatamente il favore. Situazione incerta. De Minaur, nonostante un pizzico di comprensibile tensione alla vista del traguardo, è il giocatore più propositivo in campo e si assicura così il match point. Lo scambio che ne fa seguito, per la verità nulla di particolarmente spettacolare, si conclude con un nastro beffardo che trattiene la palla nella metà campo azzurra e con il pupillo di Gutierrez che si lascia cadere a terra dalla gioia. Profeta in patria, un momento da ricordare.

Per Alex de Minaur (che diventa il più giovane campione di Sydney dai tempi del trionfo di Lleyton Hewitt nel 2001, anche lui 19enne), è dunque il primo meritato successo della carriera, non sarà l’ultimo. Qualche rimpianto per il nostro Seppi, quest’oggi in vantaggio di un break in entrambi i parziali e poi sempre superato sul filo di lana, ma la sua resta comunque un’ottima settimana in vista dell’Happy Slam di Melbourne.

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Tennys Sandgren festeggia: primo titolo ad Auckland

Lo statunitense supera Cameron Norrie con una prestazione superba alla battuta. A 27 anni conquista il primo titolo della sua carriera

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Tennys Sandgren - Auckland 2019 (foto via Twitter, @ASB_Classic)

T. Sandgren b. [WC] C. Norrie 6-4 6-2

La finale dell’ASB Classic di Auckland vede affrontarsi due giocatori ancora a caccia del primo titolo ATP: Cameron Norrie, numero 93 e classe 1995, in tabellone con una wild card, e lo statunitense Tennys Sandgren, numero 63, proveniente dal Tennesse. Questo è il loro primo scontro nel circuito maggiore, ma come rivelerà Sandgren durante la premiazione, i due si conoscono bene dal circuito Challenger. Sarà proprio l’americano ad alzare il trofeo, il primo di una curiosa carriera, sbocciata un po’ tardi ma spesso sotto i riflettori, forse per il nome insolito o per le curiose esternazioni. Entrambi i finalisti hanno eliminato sulla strada giocatori del calibro di Kohlschreiber, Cecchinato e Taylor Fritz, sbaragliando i pronostici.

Inizia Norrie al servizio ma è Sandgren a breakkare subito, con l’inglese che utilizza un hawk-eye già al secondo punto, rivelando un nervosismo da prestazione che lo porterà a commettere numerosi non forzati. Norrie infatti non ricerca bene la palla, sembra non trovare la giusta distanza al momento del colpo e soffre molto la solidità e la pesantezza dei colpi di colui che di nome fa Tennys, che in questo emisfero ha totalizzato la percentuale maggiore dei suoi punti attuali e che finora non ha lasciato per strada neanche un set.

 

Un bel passante di Norrie apre il quarto game che si conclude con il controbreak del britannico: 2 a 2 e l’iniziale doccia fredda sembra averlo scosso dal torpore. È la sua prima finale d’altronde e ci sta una partenza lenta. Norrie infatti è un giovane professionista, dal 2017 appena, ma dimostra di avere nervi d’acciaio quando è sotto nel punteggio. Nonostante ciò questa è una brutta giornata per lui e il suo rovescio, e infatti con una prima a 199kn/h il suo avversario sfrutta il primo set point a disposizione e archivia il primo parziale 6-4 in 41 minuti.

Il primo game del secondo set è l’unico in cui il britannico nato a in Sudafrica sarà avanti nel punteggio, perché, dopo un attimo di pausa dovuto a una pallina forse sgonfia, Sandgren inizia il suo turno di battuta e fa apprezzare a tutti il suo gioco, prima vincendo uno scambio tirato da 17 colpi, poi con un attacco a rete concluso con una bella volée e infine con uno schiaffo al volo di dritto, siamo 1 a 1.

Norrie finora ha commesso 18 non forzati ed è in leggera confusione, a distanza di due punti si gioca due Hawk eye sprecandoli entrambi; annulla un break point e si carica, ma Sandgren spezza il momento fermando il gioco per sostituire l’antivibrazioni che è saltato via. Questa interruzione basta a deconcentrare Norrie che esaurisce le chiamate del falco e subisce il primo break del set. Mentre a 2000 km di distanza de Minaur sta servendo per il match per andare a raggiungere il nostro Seppi nella finale di Sydney, Tennys Sandgren sta preparando il terreno per andare a vincere il suo primo torneo, grazie a una tenuta solida dei turni di battuta, dando l’impressione di essere lo stesso giocatore che l’anno scorso ha spedito a casa Wawrinka e Thiem all’Australian Open.

Intanto avviene un siparietto comico nel quale il dj, ingannato dai giocatori che vanno a cambiare entrambi le racchette, fa partire la musica ma viene stoppato dal giudice di sedia Bernardes, che ringraziandolo gli ricorda che siamo ancora sul 4-2 e non al cambio campo. A questo punto del match Sandgren ormai sta dilagando e breakka di nuovo Norrie sul 5-2. Il britannico annulla il primo match point, dopo un ottimo scambio dove Sandgren colpisce ancora una volta in elevazione.

Norrie non demorde e si procura una palla break per evitare la capitolazione ma spreca: di nuovo 40 pari e stavolta l’americano non fallisce il secondo vantaggio e in un’ora e 19 minuti vince il suo maiden title su due finali conseguite (la prima risale lo scorso anno a Houston contro Steve Johnson). Sandgren ha dominato un match e un torneo impressionando per la resa del servizio. Nessuna grande manifestazione di gioia da parte sua se non le braccia alzate a cielo, la testa è probabilmente già a Melbourne, dove affronterà Yoshiito Nishioka per iniziare a difendere i 360 punti dei quarti di finale conquistati lo scorso anno, mentre Cameron Norrie ritorna ad affrontare Taylor Fritz, battuto proprio questa settimana.

Michele Blasina

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Il solito Seppi d’Australia: battuto Schwartzman, giocherà la finale a Sydney

Ennesimo exploit australiano per il tennista italiano, che batte un altro top 20 e vola in finale (la nona della sua carriera). Affronterà uno tra Simon e De Minaur, per ora bloccati dalla pioggia

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Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

1301 giorni dopo quella persa ad Halle contro Federer, Andreas Seppi tornerà a disputare una finale del circuito maggiore. Il 34enne di Caldaro ha sconfitto in due set Diego Schwartzman nella semifinale del torneo di Sydney, vincendo un primo set molto lottato e resistendo al ritorno del suo avversario sul finire del match, quando sembrava che la partita potesse improvvisamente cambiare direzione. Per Seppi, che con la vittoria del titolo può tornare in top 30 dopo tre anni, si tratterà della nona finale ATP in carriera: sinora ne ha vinte tre.

ANDREAS D’AUSTRALIA – Ormai dobbiamo smettere di stupirci. Quando arriva l’Australia, Andreas Seppi diventa un altro giocatore. E sono direttamente i numeri a raccontarlo: se il totale dei 989 incontri disputati dall’altoatesino in carriera – challenger e ITF compresi – contempla una percentuale di vittorie del 52%, che si abbassa al 48% se limitiamo l’analisi al circuito maggiore, relativamente ai soli tornei disputati in Australia il giocatore italiano vince sei partite su dieci, con una percentuale del 60,6%. Compresa la vittoria di questa mattina contro Diego Schwartzman, Seppi ha giocato 66 partite down under vincendone ben 40: contro uno tra Simon e De Minaur giocherà la sua seconda finale australiana – lo scorso anno ha vinto il challenger di Canberra – e ci riuscirà per la prima volta a Sydney dopo esserci andato vicino nel 2006 e nel 2013, quando si fermò in semifinale.

LA PARTITA – Si affrontano due giocatori che amano contrattaccare, per questo non deve stupire l’inizio parecchio tribolato per i servizi. Nei primi cinque game le palle break (otto, tre delle quali convertite) superano le palle game (tre, due delle quali convertite): Seppi sciupa le prime due occasioni con altrettanti dritti fiacchi, va sotto 2-0 ma si vede restituire il break da un goffo rovescio sotto rete di Schwartzman, che si avvicina alla palla per imitare Nalbandian e finisce per ricalcare l’esecuzione del primo Roddick. Qualche minuto e Andreas capisce che sul servizio del ‘Peque‘ c’è molto margine di manovra. Gioca un game di risposta molto aggressivo e passa a condurre, tenendo le distanze in modo agevole fino al momento in cui deve capitalizzare il vantaggio. Sul 5-4, Schwartzman ricorda all’italiano perché ha sfiorato la top 10 nonostante fatichi a raggiungere il metro e settanta e si procura tre palle break consecutive; Seppi tampona le prime due, ma sulla terza l’argentino si inventa un rovescio profondissimo che Seppi pretende incautamente di aggirare, finendo per affossare il dritto anomalo in rete.

 

Non c’è più tempo per offendersi e si arriva al tie-break, a cui Seppi accede riuscendo nell’impresa non certo improba di lobbare il suo avversario. Qui l’italiano sfrutta la sua superiorità nei colpi di inizio gioco, vola 6-3 e chiude alla prima occasione con lo schema servizio e schiaffo al volo di dritto, scaraventato al centro del campo con violenza.

Diego prova a cambiare la maglietta ma, come è vero che l’abito non fa il monaco, non ne risulta alcun tangibile miglioramento nel suo tennis. Seppi non patisce quando è al servizio e dà la sensazione di poter entrare in campo piuttosto agevolmente in risposta, senza peraltro alcuna fretta di attaccare. L’occasione si presenta al sesto game: Andreas inaugura con una risposta vincente di dritto, sfrutta un nastro fortunato e quindi si inventa un ottimo passante di rovescio su un attacco per la verità molto prevedibile di Schwartzman. Anche in questo caso la terza palla break è quella buona per chi risponde, con l’argentino che spedisce lungo un dritto in corsa.

Forse eccessivamente tranquillo per la superiorità nello scambio, con il suo avversario spesso costretto ad alzare le traiettorie per non affondare, Seppi commette il pericoloso errore di solleticare l’orgoglio ferito di Diego. L’argentino sguaina ancora la spada a un passo dal baratro e toglie il servizio a Seppi sul 5-3 senza lasciarlo arrivare a match point, ben intenzionato a riaprire la partita. E quasi ci riesce: nel game successivo annulla il primo match point con un gran dritto lungo linea prima di commettere un gratuito di rovescio nel punto che avrebbe potuto portarlo sul 5-5. Seppi capisce che non c’è più da scherzare e piazza una brusca sterzata, questa volta decisiva perché il suo inseguitore perda contatto e veda infrangersi i suoi propositi di rimonta sull’ennesimo rovescio in rete.

Battendo solo giocatori compresi in top 40 – ranking medio 27,5 – e due top 20 consecutivi (Tsitsipas e Schwartzman) Andreas Seppi vola in finale, regalandoci un prezioso sorriso in questa mesta giornata funestata dal ritiro di Andy Murray. Se e quando a Sydney dovesse smettere di piovere, scopriremo se il suo avversario sarà Simon o De Minaur: la seconda semifinale è stata rinviata a sabato, lo stesso giorno della finale. Per certo Andreas dovrà vedersela con un altro discreto lottatore, ma il doppio impegno del suo avversario gli consegna già oggi il ruolo di favorito.

Risultati: 

[8] A. Seppi b. [3] D. Schwartman 7-6(3) 6-4
[4] G. Simon vs [5] A. De Minaur rinviata

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