ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

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ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

MADRID – Grande prestazione di Dominic, schiantato Rafa a suon di vincenti. Federer n. 1 da lunedì. Semifinale con Anderson per Thiem. Shapovalov supera Edmund in 3 set: seconda semifinale Masters 1000. Avrà Zverev. Nota del direttore

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da Madrid, il nostro inviato

[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3

 

Lo “schema Wawrinka” ha funzionato. Quando di là hai un fenomeno apparentemente imbattibile, la soluzione è solo una: non fargli toccare la palla. Dominic Thiem, con una prestazione semplicemente mostruosa, è riuscito ad abbattere il monumento del tennis su terra battuta, l’uomo da 50 set consecutivi vinti, il padrone di casa, Rafa Nadal. Il piano tattico “alla Stan” è terribilmente semplice, tirare tutto, a velocità assurde, da ogni angolo del campo. Onestamente, il Rafa sceso in campo oggi pomeriggio sul centrale della Caja Magica di Madrid è sembrato un minimo sottotono rispetto all’inarrivabile livello mostrato finora, in queste settimane di tennis sul rosso, ma è difficile valutare la partita di chi si trova a fronteggiare un bombardamento di vincenti come quello messo in atto da uno dei migliori Dominic di sempre. Il primo set vede l’austriaco andare avanti di un break, fallire un set point con un dritto fuori di un centimetro, subire il controbreak, tornare in vantaggio, e alla fine chiudere con un ace a 226 kmh, 7-5. La violenza del dritto e del rovescio di Dominic è spaventosa, siamo davvero ai livelli del miglior Stan-The-Man, Rafa combatte e cerca di contenere da par suo, ma una certa difficoltà a tenere profondi i colpi, e un numero inconsueto di errori gratuiti soprattutto con il rovescio non gli consentono di reggere il ritmo forsennato di un avversario in stato di grazia totale se ce n’è uno.

Nel secondo set la musica non cambia, a tratti dalla tribuna sentiamo borbottare lo spagnolo, quasi incredulo per quello che gli sta succedendo. Dominic va avanti di nuovo, 3-1, un grintoso Nadal lo riaggancia, ma cede ancora la battuta, va sotto 5-3, e schiantato sotto una gragnuola di pallate sia lungolinea che incrociate, si arrende con il terzo break subìto nel parziale, 6-3. Thiem la chiude con uno sventaglio di dritto a uscire che lascia lo spagnolo a sei metri dalla palla, e lo costringe a cedere, da lunedì, la prima posizione mondiale a Roger Federer. Pazzesco “Dominator”, non ci sono altri aggettivi, era stato l’ultimo a battere Rafa sulla terra l’anno scorso a Roma, lo ha fatto di nuovo qui. Chapeau, giocare così con continuità è semplicemente impossibile, ma quando viene azzeccata una giornata simile, si può solo applaudire. Per lui, semifinale con Kevin Anderson. Per Nadal, pochi rimpianti, non c’era nulla da fare.

Difficile controllare la palla veloce e carica in queste condizioni“, ammette Rafa a fine match. “Ho sbagliato troppo, non sono stato fortunato a volte, ma lui è stato più determinato, giusto sia andata così, congratulazioni a lui. Perdere una partita non è un dramma, non era la mia giornata, ma lo sport è così. Non credo che avrei potuto fare molto di più o di diverso, forse essere più aggressivo, ma non mi sento di rimproverarmi niente. La classifica? Da Shanghai a Montecarlo non ho praticamente finito un torneo, non potevo pretendere di rimanere numero uno“. Dominic è raggiante in conferenza stampa: “La cosa più importante è stata entrare in campo convinto di potercela fare, voglio dire, due settimane fa a Montecarlo mi aveva fatto fare due game, dovevo cambiare e provare a essere positivo, e dovrò farlo anche nei prossimi tornei. Le condizioni qui mi piacciono, non è un caso che io abbia fatto la mia prima finale 1000 qui l’anno scorso. Galo Blanco, oltre a Gunther, mi ha aiutato per affinare il gioco su terra. Rafa è in grandissima forma, il record di 50 set e tutto, per batterlo dovevo giocare una partita straordinaria. Ed è quello che ho fatto“.

Note del direttore: Cogliamo l’occasione per ringraziare alcuni lettori che con grande tempestività hanno fatto osservazioni sulla situazione post k.o. di Nadal con Thiem, la terza con l’austriaco, e che meritano attenzione. L’unica possibilità per Nadal di tornare numero uno prima dei tornei sull’erba è quella di vincere a Roma perchè lo scorso anno franò nei quarti. Poi, per restarci Rafa dovrà confermare il titolo al Roland Garros… I soli altri giocatori che possono vantare almeno 3 vittorie contro Nadal sulla terra sono Gaudio  (tre ma fatte quando Rafa era molto giovane) e Djokovic che lo ha battuto 7 volte. Questo l’elenco dei giocatori che hanno sconfitto il maiorchino sulla terra ross: 7 Djokovic,3 Gaudio, Thiem
2 Murray, Federer, Fognini, Ferrer, 1 Wawrinka, Soderling, Cuevas, Moya, Gonzalez, Verdasco, Coria, Zeballos, Andreev, Ferrero, Almagro, Rochus, Mutis, Lapentti, Corretja.

Davvero comunque quest’anno, vuoi anche per l’assenza di Murray dall’inizio dell’anno, di Federer dal torneo di Miami, e per la crisi di Djokovic che ha giocato 12 partite perdendone la metà esatta, e non andando mai oltre il terzo turno (raggiunti soltanto in Australia quando perse da Chung), cogliendo in tutto tre vittorie “decenti” Monfils, Coric e Nishikori, ma perdendo oltre che da Chung, poi sempre al primo (per lui)  o al secondo turno con Taro Daniel, Paire, Thiem, Klizan, Edmund.  Buoni giocatori ma che una volta lui avrebbe scherzato (salvo forse il Thiem di Madrid) sembra proprio la fine di un’era. I tornei che vedono l’assenza dei fab four/five  (il five sarebbe Wawrinka, altro grande “malato” stagionale) nelle fasi finali cominciano ad accumularsi.  Infine va anche espressa qualche perplessità sul ranking. Nadal era stato fermo parecchio a suo tempo – dopo l’Australian Open – e Federer non gioca da Miami. E ora è di nuovo lui il n.1 del mondo…così aggiorna il record del n.1 più anziano della storia ATP.  Ma, a prescindere dal fatto che sia Roger Federer il n.1 adesso (da lunedì…) oppure Rafa Nadal…se Rafa è stato sempre favorevole a un sistema di classifiche che tenga conto non di un anno ma di due, io invece ritengo che sarebbe giusto che le classifiche attribuissero progressivamente meno valore alle partite più antiche (quelle di 12, 11, 10 mesi fa) e ci fossero quindi coefficienti collegati alla cronologia degli avvenimenti. Il ranking serve a determinare l’ordine delle teste di serie nei tornei, che dovrebbero piazzare i favoriti tenendo conto dello stato di forma dei giocatori, e non dello stato di forma di 12 mesi fa. Certamente così i calcoli sono più semplici da fare per tutti, e questa è stata certo la ratio dell’attuale sistema, però secondo me qualcosa stride. E ciò sia detto, si rasserenino i tifosi di Federer, senza riferimenti a chi è oggi oppure domani il numero uno. Ub.Sca.

D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4 (Vanni Gibertini)

Aveva iniziato la sua campagna sulla terra battuta dicendo che voleva imparare a giocare su questa superficie. E sembra proprio che Denis Shapovalov stia apprendendo molto velocemente i segreti della terra rossa, visto che al suo secondo Masters 1000 sulla superficie è riuscito a raggiungere la semifinale. La sua vittoria nei quarti contro un buon Kyle Edmund è arrivata dopo 2 ore 27 minuti di battaglia da fondocampo, spesso incostante, a tratti irresistibile, che ha messo in mostra le grandi doti soprattutto mentali del giovane canadese, totalmente incurante del match point perduto nel secondo set dopo un episodio controverso e capace di portare a casa il match al terzo con grande autorità.

L’inizio del match è stato nervoso, stentato, da parte di entrambi i protagonisti, che si sono scambiati  break nei giochi iniziali (2-0 Edmund rapidamente tramutatosi in 3-2 Shapovalov). Sempre pronto a infilare un tracciante nelle zone di campo lasciate sguarnite dall’avversario, il canadese ha preso progressivamente il controllo degli scambi facendo leva sul suo temibilissimo servizio mancino e sull’esplosività dei suoi colpi da fondo che ha la capacità di lasciare fermo chi sta dall’altra parte della rete. Edmund, dal canto suo, è entrato progressivamente nel match facendo leva molto bene sulla propria battuta, ed in particolare gli slice che finivano sul rovescio avversario, ma lasciava spesso troppo campo agli angoli di Shapovalov rimanendo a palleggiare un paio di metri dietro la linea di fondo per darsi il tempo di smanettare con il suo ubriacante diritto. Un passaggio a vuoto nel suo turno di servizio sul 5-6 è costato a Edmund il primo set: uno smash in rete sul primo “quindici”, seguito da altri tre gratuiti da fondocampo si sono dimostrati troppi da rimediare solo con la prima di servizio, ed in 49 minuti Shapovalov ha conquistato il primo set per 7-5.

Il secondo set continuava sulla falsariga del primo fino al 4-4 quando, quasi a specchio rispetto a quanto era accaduto nel set precedente, Shapovalov si inguaiava 15-40 commettendo qualche errore banale, ma ribaltando la situazione con grande autorità vincendo quattro punti consecutivi. Due game più tardi un fattaccio che ha rischiato di rovinare il match: sul 5-5 30-30, una spettatrice urla “Come on Denis” mentre il canadese alza la palla per il servizio. La battuta è un ace, Edmund però si era fermato: il giudice di sedia Moscarella non ha dubbi, dice al britannico che “non è la Coppa Davis, non posso fare nulla” e chiama il 40-30. Le inevitabili discussioni quasi costavano il match ad Edmund, che perdeva quel game, iniziava il turno di battuta successivo sul 5-6 con due doppi falli, ma grazie anche a qualche gratuito d’impazienza di Shapovalov (compresa una risposta di rovescio lunga sul match point del 30-40) trascinava il set al tie-break. Si passava dal 2-0 Edmund al 3-2 Shapovalov al 5-3 per il britannico, che rovesciava una situazione di difesa con un bellissimo diritto lungolinea. Un errore di diritto bloccava ancora Kyle sul 5-5, che mancava anche la risposta sul set point del 6-5. Ma sul 6-6 era la volta di Shapovalov ad affossare il rete un comodo diritto a metà campo, e dopo 1 ora e 50 minuti si andava al terzo set.

La maturità del 19enne dell’Ontario veniva fuori tutta all’inizio del parziale decisivo, quando incurante dell’occasione sprecata pochi minuti prima, rientrava in campo dopo una pausa fisiologica ricalcando il copione aggressivo recitato fino a quel momento e sull’1-1 approfittava della prima palla break per prendere il comando nel punteggio e non mollarlo mai più cedendo solamente tre punti negli ultimi quattro turni di battuta.

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3

Si fa davvero sul serio, ormai, nel tabellone maschile siamo ai quarti di finale. Sul “Manolo Santana” iniziano Kevin Anderson e Dusan Lajovic, che hanno dovuto lottare entrambi moltissimo per arrivare a questa partita, in particolare il serbo, che ha eliminato al tie-break decisivo Del Potro ieri sera. Sta giocando benissimo, Dusan, tennis classico, bella adattabilità alla terra battuta, movimenti eleganti, soprattutto il rovescio a una mano, gambe veloci. Kevin mette in campo, come di consueto, l’artiglieria pesante, super-servizio e gran dritto a chiudere abbreviando gli scambi non appena ne ha la possibilità. Break e contro-break un po’ regalati da tutti e due tra sesto e settimo game (brutta palla corta Lajovic a offrirsi all’avversario, poco dopo drittaccio semplice fuori due metri di Anderson), e a parte questo il primo set scorre con regolarità fino al 6-6. A tratti belle cose mostrate da entrambi, conclusione giusta. Ma nel tie-break, una piccola discussione con l’arbitro distrae un po’ troppo Lajovic, che perde male un paio di punti sul suo servizio, il che è letale contro un battitore come Kevin, che ringrazia, tira giù tre legnate e un drittone, e chiude 7-3.

Secondo parziale che riprende con  regolarità per chi va al servizio, bravo Dusan a lasciarsi subito alle spalle la parentesi del brutto tie-break, Anderson da parte sua ormai è in ritmo con la prima palla ed è difficile infastidirlo in risposta. Per riuscirci, Lajovic deve inventarsi un passante lungolinea di rovescio da urlo nel sesto game, che gli viene poi consegnato da Kevin con un grave doppio fallo. Dusan rischia due volte nei turni di servizio successivi di restituire il favore, ma riesce a reggere, e a portarsi avanti il vanteggio fino a chiudere 6-3. Si va al terzo, giusto così. La continuità di Lajovic alla battuta oggi si inceppa troppo spesso, però, e la frittata arriva al quarto game, con un break subìto a zero. Prova a reagire il serbo, ha un’occasione di rientrare nel match, ma è bravo Anderson, che mette spesso delle gran prime palle nei momeni importanti, è una qualità non da poco. Sempre splendido da vedere lo schema rovescio in cross – vincente lungolinea di Dusan, ma è troppo tardi, senza tremare Kevin chiude 6-3 e si prende la semifinale.

[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5 (Raffaello Esposito)

ALEX DE LUXEAlexander Zverev (3 ATP, tds 2) raggiunge in serata la semifinale a Madrid battendo netto in due set John Isner (9 ATP, tds 7). È una rivincita che ha il sapore di uno sciapo brodino dopo la scoppola ricevuta nella finale di Miami, potete giurare che il tedesco avrebbe fatto volentieri a cambio.I tempi allungati di un match sul rosso non giocano mai a favore di John, che già era crollato al terzo nella semifinale di Roma 2017, ma per certo nella sua ondivaga prestazione odierna hanno pesato anche i tre selvaggi tie break necessari per avere la meglio ieri su quel volpone di Cuevas. Stavolta però il mantra del grande Jack Kramer – “first hold your serve” non ha funzionato per niente.

Sono da poco passate le dieci di sera quando i giocatori entrano sul Santana e iniziano il riscaldamento.Isner vince il sorteggio e serve per primo ma appare subito chiaro che la sua prima palla non è la consueta sentenza. E non è che difettino gli aces – cinque nei primi due turni –, è come se mancasse di incisività. Grande merito è di Zverev che trova da subito il tempo in risposta obbligandolo a sudarsi ogni quindici e quando batte non concede nulla di nulla. Perderà l’unico punto nel game finale del primo set sparacchiando largo un dritto. Il tedesco è perfetto nel tenere sempre lunga la palla in difesa, così facendo rende difficile a Isner comandare col dritto com’è abituato a fare. Lo statunitense prova anche qualche serve and volley ma la palla gli torna sempre sulle stringhe, nei primi tre turni di battuta perde più punti di quanti spesso ne perda in un match intero e per lui l’aria comincia a farsi pesante. John fronteggia continuamente palle break e nel settimo gioco capitola con due dritti sballati, il primo largo di metri e l’altro in rete. Zverev governa da par suo la situazione, rimane intoccabile in battuta e manca pure un set point sul 30-40 del nono gioco prima di chiudere al decimo un parziale oggettivamente dominato.

Isner non riesce ad avere games tranquilli in battuta, persiste la sensazione che il servizio non abbia la consueta devastante potenza ma ciò non toglie nulla alla mostruosa prestazione in risposta del tedesco. Felino ed elastico in allunghi e recuperi, rimanda sempre tutto per poi guadagnar campo e chiudere. Anche il suo dritto stasera funziona alla grande. Il secondo set non cambia la situazione, Zverev sul velluto, Isner sulla carta vetrata. John riesce in qualche modo a limitare l’emorragia di punti in battuta e solo questo lo tiene nel match perché in risposta non esiste. Quando serve sul quattro pari per lui sembra finita ma prima salva il quasi match point del 30-40 con un ace, poi sul vantaggio pari il nastro gli regala il punto mentre era in apnea. È solo il prologo a quanto stasera era scritto, nell’undicesimo gioco è la solita agonia per Isner che si suicida sul 30 pari con un improbabile smorzata che atterra larghissima. Sul break point consueta risposta d’incontro di Zverev che poi costringe all’errore l’avversario. È finita. Sascha in gran spolvero signori, super semifinale contro Shapovalov. Forse qualcosa si muove.

Risultati:

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3
[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3
D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4
[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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