ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

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ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

MADRID – Grande prestazione di Dominic, schiantato Rafa a suon di vincenti. Federer n. 1 da lunedì. Semifinale con Anderson per Thiem. Shapovalov supera Edmund in 3 set: seconda semifinale Masters 1000. Avrà Zverev. Nota del direttore

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da Madrid, il nostro inviato

[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3

 

Lo “schema Wawrinka” ha funzionato. Quando di là hai un fenomeno apparentemente imbattibile, la soluzione è solo una: non fargli toccare la palla. Dominic Thiem, con una prestazione semplicemente mostruosa, è riuscito ad abbattere il monumento del tennis su terra battuta, l’uomo da 50 set consecutivi vinti, il padrone di casa, Rafa Nadal. Il piano tattico “alla Stan” è terribilmente semplice, tirare tutto, a velocità assurde, da ogni angolo del campo. Onestamente, il Rafa sceso in campo oggi pomeriggio sul centrale della Caja Magica di Madrid è sembrato un minimo sottotono rispetto all’inarrivabile livello mostrato finora, in queste settimane di tennis sul rosso, ma è difficile valutare la partita di chi si trova a fronteggiare un bombardamento di vincenti come quello messo in atto da uno dei migliori Dominic di sempre. Il primo set vede l’austriaco andare avanti di un break, fallire un set point con un dritto fuori di un centimetro, subire il controbreak, tornare in vantaggio, e alla fine chiudere con un ace a 226 kmh, 7-5. La violenza del dritto e del rovescio di Dominic è spaventosa, siamo davvero ai livelli del miglior Stan-The-Man, Rafa combatte e cerca di contenere da par suo, ma una certa difficoltà a tenere profondi i colpi, e un numero inconsueto di errori gratuiti soprattutto con il rovescio non gli consentono di reggere il ritmo forsennato di un avversario in stato di grazia totale se ce n’è uno.

Nel secondo set la musica non cambia, a tratti dalla tribuna sentiamo borbottare lo spagnolo, quasi incredulo per quello che gli sta succedendo. Dominic va avanti di nuovo, 3-1, un grintoso Nadal lo riaggancia, ma cede ancora la battuta, va sotto 5-3, e schiantato sotto una gragnuola di pallate sia lungolinea che incrociate, si arrende con il terzo break subìto nel parziale, 6-3. Thiem la chiude con uno sventaglio di dritto a uscire che lascia lo spagnolo a sei metri dalla palla, e lo costringe a cedere, da lunedì, la prima posizione mondiale a Roger Federer. Pazzesco “Dominator”, non ci sono altri aggettivi, era stato l’ultimo a battere Rafa sulla terra l’anno scorso a Roma, lo ha fatto di nuovo qui. Chapeau, giocare così con continuità è semplicemente impossibile, ma quando viene azzeccata una giornata simile, si può solo applaudire. Per lui, semifinale con Kevin Anderson. Per Nadal, pochi rimpianti, non c’era nulla da fare.

Difficile controllare la palla veloce e carica in queste condizioni“, ammette Rafa a fine match. “Ho sbagliato troppo, non sono stato fortunato a volte, ma lui è stato più determinato, giusto sia andata così, congratulazioni a lui. Perdere una partita non è un dramma, non era la mia giornata, ma lo sport è così. Non credo che avrei potuto fare molto di più o di diverso, forse essere più aggressivo, ma non mi sento di rimproverarmi niente. La classifica? Da Shanghai a Montecarlo non ho praticamente finito un torneo, non potevo pretendere di rimanere numero uno“. Dominic è raggiante in conferenza stampa: “La cosa più importante è stata entrare in campo convinto di potercela fare, voglio dire, due settimane fa a Montecarlo mi aveva fatto fare due game, dovevo cambiare e provare a essere positivo, e dovrò farlo anche nei prossimi tornei. Le condizioni qui mi piacciono, non è un caso che io abbia fatto la mia prima finale 1000 qui l’anno scorso. Galo Blanco, oltre a Gunther, mi ha aiutato per affinare il gioco su terra. Rafa è in grandissima forma, il record di 50 set e tutto, per batterlo dovevo giocare una partita straordinaria. Ed è quello che ho fatto“.

Note del direttore: Cogliamo l’occasione per ringraziare alcuni lettori che con grande tempestività hanno fatto osservazioni sulla situazione post k.o. di Nadal con Thiem, la terza con l’austriaco, e che meritano attenzione. L’unica possibilità per Nadal di tornare numero uno prima dei tornei sull’erba è quella di vincere a Roma perchè lo scorso anno franò nei quarti. Poi, per restarci Rafa dovrà confermare il titolo al Roland Garros… I soli altri giocatori che possono vantare almeno 3 vittorie contro Nadal sulla terra sono Gaudio  (tre ma fatte quando Rafa era molto giovane) e Djokovic che lo ha battuto 7 volte. Questo l’elenco dei giocatori che hanno sconfitto il maiorchino sulla terra ross: 7 Djokovic,3 Gaudio, Thiem
2 Murray, Federer, Fognini, Ferrer, 1 Wawrinka, Soderling, Cuevas, Moya, Gonzalez, Verdasco, Coria, Zeballos, Andreev, Ferrero, Almagro, Rochus, Mutis, Lapentti, Corretja.

Davvero comunque quest’anno, vuoi anche per l’assenza di Murray dall’inizio dell’anno, di Federer dal torneo di Miami, e per la crisi di Djokovic che ha giocato 12 partite perdendone la metà esatta, e non andando mai oltre il terzo turno (raggiunti soltanto in Australia quando perse da Chung), cogliendo in tutto tre vittorie “decenti” Monfils, Coric e Nishikori, ma perdendo oltre che da Chung, poi sempre al primo (per lui)  o al secondo turno con Taro Daniel, Paire, Thiem, Klizan, Edmund.  Buoni giocatori ma che una volta lui avrebbe scherzato (salvo forse il Thiem di Madrid) sembra proprio la fine di un’era. I tornei che vedono l’assenza dei fab four/five  (il five sarebbe Wawrinka, altro grande “malato” stagionale) nelle fasi finali cominciano ad accumularsi.  Infine va anche espressa qualche perplessità sul ranking. Nadal era stato fermo parecchio a suo tempo – dopo l’Australian Open – e Federer non gioca da Miami. E ora è di nuovo lui il n.1 del mondo…così aggiorna il record del n.1 più anziano della storia ATP.  Ma, a prescindere dal fatto che sia Roger Federer il n.1 adesso (da lunedì…) oppure Rafa Nadal…se Rafa è stato sempre favorevole a un sistema di classifiche che tenga conto non di un anno ma di due, io invece ritengo che sarebbe giusto che le classifiche attribuissero progressivamente meno valore alle partite più antiche (quelle di 12, 11, 10 mesi fa) e ci fossero quindi coefficienti collegati alla cronologia degli avvenimenti. Il ranking serve a determinare l’ordine delle teste di serie nei tornei, che dovrebbero piazzare i favoriti tenendo conto dello stato di forma dei giocatori, e non dello stato di forma di 12 mesi fa. Certamente così i calcoli sono più semplici da fare per tutti, e questa è stata certo la ratio dell’attuale sistema, però secondo me qualcosa stride. E ciò sia detto, si rasserenino i tifosi di Federer, senza riferimenti a chi è oggi oppure domani il numero uno. Ub.Sca.

D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4 (Vanni Gibertini)

Aveva iniziato la sua campagna sulla terra battuta dicendo che voleva imparare a giocare su questa superficie. E sembra proprio che Denis Shapovalov stia apprendendo molto velocemente i segreti della terra rossa, visto che al suo secondo Masters 1000 sulla superficie è riuscito a raggiungere la semifinale. La sua vittoria nei quarti contro un buon Kyle Edmund è arrivata dopo 2 ore 27 minuti di battaglia da fondocampo, spesso incostante, a tratti irresistibile, che ha messo in mostra le grandi doti soprattutto mentali del giovane canadese, totalmente incurante del match point perduto nel secondo set dopo un episodio controverso e capace di portare a casa il match al terzo con grande autorità.

L’inizio del match è stato nervoso, stentato, da parte di entrambi i protagonisti, che si sono scambiati  break nei giochi iniziali (2-0 Edmund rapidamente tramutatosi in 3-2 Shapovalov). Sempre pronto a infilare un tracciante nelle zone di campo lasciate sguarnite dall’avversario, il canadese ha preso progressivamente il controllo degli scambi facendo leva sul suo temibilissimo servizio mancino e sull’esplosività dei suoi colpi da fondo che ha la capacità di lasciare fermo chi sta dall’altra parte della rete. Edmund, dal canto suo, è entrato progressivamente nel match facendo leva molto bene sulla propria battuta, ed in particolare gli slice che finivano sul rovescio avversario, ma lasciava spesso troppo campo agli angoli di Shapovalov rimanendo a palleggiare un paio di metri dietro la linea di fondo per darsi il tempo di smanettare con il suo ubriacante diritto. Un passaggio a vuoto nel suo turno di servizio sul 5-6 è costato a Edmund il primo set: uno smash in rete sul primo “quindici”, seguito da altri tre gratuiti da fondocampo si sono dimostrati troppi da rimediare solo con la prima di servizio, ed in 49 minuti Shapovalov ha conquistato il primo set per 7-5.

Il secondo set continuava sulla falsariga del primo fino al 4-4 quando, quasi a specchio rispetto a quanto era accaduto nel set precedente, Shapovalov si inguaiava 15-40 commettendo qualche errore banale, ma ribaltando la situazione con grande autorità vincendo quattro punti consecutivi. Due game più tardi un fattaccio che ha rischiato di rovinare il match: sul 5-5 30-30, una spettatrice urla “Come on Denis” mentre il canadese alza la palla per il servizio. La battuta è un ace, Edmund però si era fermato: il giudice di sedia Moscarella non ha dubbi, dice al britannico che “non è la Coppa Davis, non posso fare nulla” e chiama il 40-30. Le inevitabili discussioni quasi costavano il match ad Edmund, che perdeva quel game, iniziava il turno di battuta successivo sul 5-6 con due doppi falli, ma grazie anche a qualche gratuito d’impazienza di Shapovalov (compresa una risposta di rovescio lunga sul match point del 30-40) trascinava il set al tie-break. Si passava dal 2-0 Edmund al 3-2 Shapovalov al 5-3 per il britannico, che rovesciava una situazione di difesa con un bellissimo diritto lungolinea. Un errore di diritto bloccava ancora Kyle sul 5-5, che mancava anche la risposta sul set point del 6-5. Ma sul 6-6 era la volta di Shapovalov ad affossare il rete un comodo diritto a metà campo, e dopo 1 ora e 50 minuti si andava al terzo set.

La maturità del 19enne dell’Ontario veniva fuori tutta all’inizio del parziale decisivo, quando incurante dell’occasione sprecata pochi minuti prima, rientrava in campo dopo una pausa fisiologica ricalcando il copione aggressivo recitato fino a quel momento e sull’1-1 approfittava della prima palla break per prendere il comando nel punteggio e non mollarlo mai più cedendo solamente tre punti negli ultimi quattro turni di battuta.

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3

Si fa davvero sul serio, ormai, nel tabellone maschile siamo ai quarti di finale. Sul “Manolo Santana” iniziano Kevin Anderson e Dusan Lajovic, che hanno dovuto lottare entrambi moltissimo per arrivare a questa partita, in particolare il serbo, che ha eliminato al tie-break decisivo Del Potro ieri sera. Sta giocando benissimo, Dusan, tennis classico, bella adattabilità alla terra battuta, movimenti eleganti, soprattutto il rovescio a una mano, gambe veloci. Kevin mette in campo, come di consueto, l’artiglieria pesante, super-servizio e gran dritto a chiudere abbreviando gli scambi non appena ne ha la possibilità. Break e contro-break un po’ regalati da tutti e due tra sesto e settimo game (brutta palla corta Lajovic a offrirsi all’avversario, poco dopo drittaccio semplice fuori due metri di Anderson), e a parte questo il primo set scorre con regolarità fino al 6-6. A tratti belle cose mostrate da entrambi, conclusione giusta. Ma nel tie-break, una piccola discussione con l’arbitro distrae un po’ troppo Lajovic, che perde male un paio di punti sul suo servizio, il che è letale contro un battitore come Kevin, che ringrazia, tira giù tre legnate e un drittone, e chiude 7-3.

Secondo parziale che riprende con  regolarità per chi va al servizio, bravo Dusan a lasciarsi subito alle spalle la parentesi del brutto tie-break, Anderson da parte sua ormai è in ritmo con la prima palla ed è difficile infastidirlo in risposta. Per riuscirci, Lajovic deve inventarsi un passante lungolinea di rovescio da urlo nel sesto game, che gli viene poi consegnato da Kevin con un grave doppio fallo. Dusan rischia due volte nei turni di servizio successivi di restituire il favore, ma riesce a reggere, e a portarsi avanti il vanteggio fino a chiudere 6-3. Si va al terzo, giusto così. La continuità di Lajovic alla battuta oggi si inceppa troppo spesso, però, e la frittata arriva al quarto game, con un break subìto a zero. Prova a reagire il serbo, ha un’occasione di rientrare nel match, ma è bravo Anderson, che mette spesso delle gran prime palle nei momeni importanti, è una qualità non da poco. Sempre splendido da vedere lo schema rovescio in cross – vincente lungolinea di Dusan, ma è troppo tardi, senza tremare Kevin chiude 6-3 e si prende la semifinale.

[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5 (Raffaello Esposito)

ALEX DE LUXEAlexander Zverev (3 ATP, tds 2) raggiunge in serata la semifinale a Madrid battendo netto in due set John Isner (9 ATP, tds 7). È una rivincita che ha il sapore di uno sciapo brodino dopo la scoppola ricevuta nella finale di Miami, potete giurare che il tedesco avrebbe fatto volentieri a cambio.I tempi allungati di un match sul rosso non giocano mai a favore di John, che già era crollato al terzo nella semifinale di Roma 2017, ma per certo nella sua ondivaga prestazione odierna hanno pesato anche i tre selvaggi tie break necessari per avere la meglio ieri su quel volpone di Cuevas. Stavolta però il mantra del grande Jack Kramer – “first hold your serve” non ha funzionato per niente.

Sono da poco passate le dieci di sera quando i giocatori entrano sul Santana e iniziano il riscaldamento.Isner vince il sorteggio e serve per primo ma appare subito chiaro che la sua prima palla non è la consueta sentenza. E non è che difettino gli aces – cinque nei primi due turni –, è come se mancasse di incisività. Grande merito è di Zverev che trova da subito il tempo in risposta obbligandolo a sudarsi ogni quindici e quando batte non concede nulla di nulla. Perderà l’unico punto nel game finale del primo set sparacchiando largo un dritto. Il tedesco è perfetto nel tenere sempre lunga la palla in difesa, così facendo rende difficile a Isner comandare col dritto com’è abituato a fare. Lo statunitense prova anche qualche serve and volley ma la palla gli torna sempre sulle stringhe, nei primi tre turni di battuta perde più punti di quanti spesso ne perda in un match intero e per lui l’aria comincia a farsi pesante. John fronteggia continuamente palle break e nel settimo gioco capitola con due dritti sballati, il primo largo di metri e l’altro in rete. Zverev governa da par suo la situazione, rimane intoccabile in battuta e manca pure un set point sul 30-40 del nono gioco prima di chiudere al decimo un parziale oggettivamente dominato.

Isner non riesce ad avere games tranquilli in battuta, persiste la sensazione che il servizio non abbia la consueta devastante potenza ma ciò non toglie nulla alla mostruosa prestazione in risposta del tedesco. Felino ed elastico in allunghi e recuperi, rimanda sempre tutto per poi guadagnar campo e chiudere. Anche il suo dritto stasera funziona alla grande. Il secondo set non cambia la situazione, Zverev sul velluto, Isner sulla carta vetrata. John riesce in qualche modo a limitare l’emorragia di punti in battuta e solo questo lo tiene nel match perché in risposta non esiste. Quando serve sul quattro pari per lui sembra finita ma prima salva il quasi match point del 30-40 con un ace, poi sul vantaggio pari il nastro gli regala il punto mentre era in apnea. È solo il prologo a quanto stasera era scritto, nell’undicesimo gioco è la solita agonia per Isner che si suicida sul 30 pari con un improbabile smorzata che atterra larghissima. Sul break point consueta risposta d’incontro di Zverev che poi costringe all’errore l’avversario. È finita. Sascha in gran spolvero signori, super semifinale contro Shapovalov. Forse qualcosa si muove.

Risultati:

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3
[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3
D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4
[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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Thiem completa la finale dei rovesci a una mano: fuori il campione Zverev

LONDRA – L’austriaco conferma il suo grande stato di forma e batte Sascha con pieno merito. Il titolo delle Finals sarà un affare tra ‘monomani’

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[5] D. Thiem b. [7] A. Zverev 7-5 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Basta un Thiem furbo e regolare a eliminare la versione di Zverev più adatta al migliore dei mental coach in circolazione. Furbo perché capisce che la risposta bloccata è il modo migliore per contrastare il servizio monstre (76% di prime) dell’avversario, nonché l’unico per far partire lo scambio, dove è superiore. Nonostante questo accorgimento tattico, per l’assegnazione del primo set è decisivo un orrendo dodicesimo gioco di Zverev, che al secondo set-point si suicida con un doppio fallo. Quando poi nel secondo set la prima di servizio scende oltre il livello che il tedesco si può permettere, Sascha ricorre al serve&volley, ma alcuni errori lo portano a concedere troppe palle break, che sovente gioca bene. Peccato che dopo rovini tutto, mostrando quasi una schizofrenia che lo porta a giocare bene i punti vitali, ma malissimo quelli immediatamente successivi.

 

Dominic non gioca una gran partita, almeno rispetto al livello siderale contro Federer e Djokovic – come nei primi due match, oggi è tornato a incitarlo dal box coach Massu, assente contro Berrettini per seguire i primi allenamenti della nazionale cilena – ma è bravo nel variare i colpi e nell’andare a rete con grande efficacia (9 punti su 13 al net). Zverev abbandona la difesa del titolo troppo mestamente per come aveva cominciato il torneo, sotto gli occhi tristi di Becker presente nel suo box. La finale con Tsitsipas è la più giusta per quanto visto finora, e sarà anche la prima da Federer-Blake del 2006 nella quale si affronteranno due giocatori con il rovescio a una mano.

Dominic Thiem e Alexander Zverev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SUICIDIO SASCHA – Thiem sa che è arrivato fin qui col vento in poppa e che mai come quest’anno ha l’occasione di diventare Maestro, forte anche del 5-2 nei precedenti con Sascha. Impossibile non risentirne, così la partenza migliore è di Zverev, che ha a disposizione le prime palle break, una nel terzo e una nel quinto gioco. Principalmente per merito del tedesco, che ha un rendimento al servizio molto alto (del resto se non si attesta sopra almeno il 75% di prime bomba sa di avere poche chance). Dominic però ci mette poco a scrollarsi di dosso la pressione (è pur sempre un asburgico) e il match offre un buon livello di gioco. Zverev sembra mostrare una piccola crepa quando sul 5-4 Thiem serve sul 40-30 e s’imbatte in un doppio fallo, ma rimedia subito. I servizi portano il match fino al 6-5 per l’austriaco, quando il campione in carica dimostra la sua tenuta mentale non proprio rocciosa. Una stecca e due colpi fuori lo condannano al 15-40, salva il primo set-point ma il doppio fallo sul secondo è imperdonabile e delittuoso. Come definire altrimenti un set perso con l’84% di prime in campo? Il vincitore di Ginevra lo sa bene, ma l’unica soluzione che trova, già accomodatosi al box, è scaraventare a terra la racchetta.

DOMINATOR CHIUDE – Nel secondo set il livello del servizio del n.5 ATP cala parecchio, ma il fatto che reagisca adottando sovente il serve&volley è lodevole sia per coraggio che per esecuzione. Sul 3-2 Thiem, il ventiduenne di Amburgo ribadisce la sua distanza siderale dal teutonico di ghiaccio e la sua analogia – sul piano squisitamente mentale – con il compatriota Jurgen Klinsmann, capace di grandi cose e grosse ingenuità. Un tranquillo 40-15 diventa un game di 14 scambi, dove alla terza palla break la perdita del servizio è inevitabile. Come l’ex bomber dell’Inter (altra entità sportiva mentalmente analoga, non a caso definita ‘pazza’), gioca benissimo i primi due break-point, giustamente caricandosi, ma i punti a seguire torna a sbagliare l’impossibile. Thiem difetta in particolare col dritto (12 gratuiti nel secondo set), concede sul 4-2 due palle del contro break, ma le annulla confermando la sua prestazione di buona sostanza. Più che sufficiente per battere questo Zverev, che deve lavorare molto sulla testa. Non una novità, ma lo sarebbe un’altra stagione così grigia.

Alexander Zverev sconsolato – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Thiem giocherà la 25esima finale della sua carriera (settima in stagione), nella quale andrà a caccia del titolo numero 17. Quest’anno di finali ne ha perso soltanto una, quella quasi proibitiva contro Rafa a Parigi; a conferirgli ulteriormente i favori del pronostico ci sono i sei precedenti con Tsitsipas, nei quali è uscito vincitore quattro volte.

PRECEDENTI THIEM-TSITSIPAS (4-2)

  • 2018 Doha (Qatar) Hard QF Dominic Thiem 7-5 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Indian Wells (USA) Hard R64 Dominic Thiem 6-2 3-6 6-3
  • 2018 Barcelona (Spain) Clay QF Stefanos Tsitsipas 6-3 6-2
  • 2018 Roland Garros (France) Clay R64 Dominic Thiem 6-2 2-6 6-4 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R32 Stefanos Tsitsipas 6-3 7-6(6)
  • 20019 Beijing (China) Hard F Dominic Thiem 3-6 6-4 6-1

Il tabellone del torneo
Il ranking ATP aggiornato

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