ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

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ATP Madrid: ancora Thiem, un anno dopo. Nadal si arrende

MADRID – Grande prestazione di Dominic, schiantato Rafa a suon di vincenti. Federer n. 1 da lunedì. Semifinale con Anderson per Thiem. Shapovalov supera Edmund in 3 set: seconda semifinale Masters 1000. Avrà Zverev. Nota del direttore

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da Madrid, il nostro inviato

[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3

 

Lo “schema Wawrinka” ha funzionato. Quando di là hai un fenomeno apparentemente imbattibile, la soluzione è solo una: non fargli toccare la palla. Dominic Thiem, con una prestazione semplicemente mostruosa, è riuscito ad abbattere il monumento del tennis su terra battuta, l’uomo da 50 set consecutivi vinti, il padrone di casa, Rafa Nadal. Il piano tattico “alla Stan” è terribilmente semplice, tirare tutto, a velocità assurde, da ogni angolo del campo. Onestamente, il Rafa sceso in campo oggi pomeriggio sul centrale della Caja Magica di Madrid è sembrato un minimo sottotono rispetto all’inarrivabile livello mostrato finora, in queste settimane di tennis sul rosso, ma è difficile valutare la partita di chi si trova a fronteggiare un bombardamento di vincenti come quello messo in atto da uno dei migliori Dominic di sempre. Il primo set vede l’austriaco andare avanti di un break, fallire un set point con un dritto fuori di un centimetro, subire il controbreak, tornare in vantaggio, e alla fine chiudere con un ace a 226 kmh, 7-5. La violenza del dritto e del rovescio di Dominic è spaventosa, siamo davvero ai livelli del miglior Stan-The-Man, Rafa combatte e cerca di contenere da par suo, ma una certa difficoltà a tenere profondi i colpi, e un numero inconsueto di errori gratuiti soprattutto con il rovescio non gli consentono di reggere il ritmo forsennato di un avversario in stato di grazia totale se ce n’è uno.

Nel secondo set la musica non cambia, a tratti dalla tribuna sentiamo borbottare lo spagnolo, quasi incredulo per quello che gli sta succedendo. Dominic va avanti di nuovo, 3-1, un grintoso Nadal lo riaggancia, ma cede ancora la battuta, va sotto 5-3, e schiantato sotto una gragnuola di pallate sia lungolinea che incrociate, si arrende con il terzo break subìto nel parziale, 6-3. Thiem la chiude con uno sventaglio di dritto a uscire che lascia lo spagnolo a sei metri dalla palla, e lo costringe a cedere, da lunedì, la prima posizione mondiale a Roger Federer. Pazzesco “Dominator”, non ci sono altri aggettivi, era stato l’ultimo a battere Rafa sulla terra l’anno scorso a Roma, lo ha fatto di nuovo qui. Chapeau, giocare così con continuità è semplicemente impossibile, ma quando viene azzeccata una giornata simile, si può solo applaudire. Per lui, semifinale con Kevin Anderson. Per Nadal, pochi rimpianti, non c’era nulla da fare.

Difficile controllare la palla veloce e carica in queste condizioni“, ammette Rafa a fine match. “Ho sbagliato troppo, non sono stato fortunato a volte, ma lui è stato più determinato, giusto sia andata così, congratulazioni a lui. Perdere una partita non è un dramma, non era la mia giornata, ma lo sport è così. Non credo che avrei potuto fare molto di più o di diverso, forse essere più aggressivo, ma non mi sento di rimproverarmi niente. La classifica? Da Shanghai a Montecarlo non ho praticamente finito un torneo, non potevo pretendere di rimanere numero uno“. Dominic è raggiante in conferenza stampa: “La cosa più importante è stata entrare in campo convinto di potercela fare, voglio dire, due settimane fa a Montecarlo mi aveva fatto fare due game, dovevo cambiare e provare a essere positivo, e dovrò farlo anche nei prossimi tornei. Le condizioni qui mi piacciono, non è un caso che io abbia fatto la mia prima finale 1000 qui l’anno scorso. Galo Blanco, oltre a Gunther, mi ha aiutato per affinare il gioco su terra. Rafa è in grandissima forma, il record di 50 set e tutto, per batterlo dovevo giocare una partita straordinaria. Ed è quello che ho fatto“.

Note del direttore: Cogliamo l’occasione per ringraziare alcuni lettori che con grande tempestività hanno fatto osservazioni sulla situazione post k.o. di Nadal con Thiem, la terza con l’austriaco, e che meritano attenzione. L’unica possibilità per Nadal di tornare numero uno prima dei tornei sull’erba è quella di vincere a Roma perchè lo scorso anno franò nei quarti. Poi, per restarci Rafa dovrà confermare il titolo al Roland Garros… I soli altri giocatori che possono vantare almeno 3 vittorie contro Nadal sulla terra sono Gaudio  (tre ma fatte quando Rafa era molto giovane) e Djokovic che lo ha battuto 7 volte. Questo l’elenco dei giocatori che hanno sconfitto il maiorchino sulla terra ross: 7 Djokovic,3 Gaudio, Thiem
2 Murray, Federer, Fognini, Ferrer, 1 Wawrinka, Soderling, Cuevas, Moya, Gonzalez, Verdasco, Coria, Zeballos, Andreev, Ferrero, Almagro, Rochus, Mutis, Lapentti, Corretja.

Davvero comunque quest’anno, vuoi anche per l’assenza di Murray dall’inizio dell’anno, di Federer dal torneo di Miami, e per la crisi di Djokovic che ha giocato 12 partite perdendone la metà esatta, e non andando mai oltre il terzo turno (raggiunti soltanto in Australia quando perse da Chung), cogliendo in tutto tre vittorie “decenti” Monfils, Coric e Nishikori, ma perdendo oltre che da Chung, poi sempre al primo (per lui)  o al secondo turno con Taro Daniel, Paire, Thiem, Klizan, Edmund.  Buoni giocatori ma che una volta lui avrebbe scherzato (salvo forse il Thiem di Madrid) sembra proprio la fine di un’era. I tornei che vedono l’assenza dei fab four/five  (il five sarebbe Wawrinka, altro grande “malato” stagionale) nelle fasi finali cominciano ad accumularsi.  Infine va anche espressa qualche perplessità sul ranking. Nadal era stato fermo parecchio a suo tempo – dopo l’Australian Open – e Federer non gioca da Miami. E ora è di nuovo lui il n.1 del mondo…così aggiorna il record del n.1 più anziano della storia ATP.  Ma, a prescindere dal fatto che sia Roger Federer il n.1 adesso (da lunedì…) oppure Rafa Nadal…se Rafa è stato sempre favorevole a un sistema di classifiche che tenga conto non di un anno ma di due, io invece ritengo che sarebbe giusto che le classifiche attribuissero progressivamente meno valore alle partite più antiche (quelle di 12, 11, 10 mesi fa) e ci fossero quindi coefficienti collegati alla cronologia degli avvenimenti. Il ranking serve a determinare l’ordine delle teste di serie nei tornei, che dovrebbero piazzare i favoriti tenendo conto dello stato di forma dei giocatori, e non dello stato di forma di 12 mesi fa. Certamente così i calcoli sono più semplici da fare per tutti, e questa è stata certo la ratio dell’attuale sistema, però secondo me qualcosa stride. E ciò sia detto, si rasserenino i tifosi di Federer, senza riferimenti a chi è oggi oppure domani il numero uno. Ub.Sca.

D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4 (Vanni Gibertini)

Aveva iniziato la sua campagna sulla terra battuta dicendo che voleva imparare a giocare su questa superficie. E sembra proprio che Denis Shapovalov stia apprendendo molto velocemente i segreti della terra rossa, visto che al suo secondo Masters 1000 sulla superficie è riuscito a raggiungere la semifinale. La sua vittoria nei quarti contro un buon Kyle Edmund è arrivata dopo 2 ore 27 minuti di battaglia da fondocampo, spesso incostante, a tratti irresistibile, che ha messo in mostra le grandi doti soprattutto mentali del giovane canadese, totalmente incurante del match point perduto nel secondo set dopo un episodio controverso e capace di portare a casa il match al terzo con grande autorità.

L’inizio del match è stato nervoso, stentato, da parte di entrambi i protagonisti, che si sono scambiati  break nei giochi iniziali (2-0 Edmund rapidamente tramutatosi in 3-2 Shapovalov). Sempre pronto a infilare un tracciante nelle zone di campo lasciate sguarnite dall’avversario, il canadese ha preso progressivamente il controllo degli scambi facendo leva sul suo temibilissimo servizio mancino e sull’esplosività dei suoi colpi da fondo che ha la capacità di lasciare fermo chi sta dall’altra parte della rete. Edmund, dal canto suo, è entrato progressivamente nel match facendo leva molto bene sulla propria battuta, ed in particolare gli slice che finivano sul rovescio avversario, ma lasciava spesso troppo campo agli angoli di Shapovalov rimanendo a palleggiare un paio di metri dietro la linea di fondo per darsi il tempo di smanettare con il suo ubriacante diritto. Un passaggio a vuoto nel suo turno di servizio sul 5-6 è costato a Edmund il primo set: uno smash in rete sul primo “quindici”, seguito da altri tre gratuiti da fondocampo si sono dimostrati troppi da rimediare solo con la prima di servizio, ed in 49 minuti Shapovalov ha conquistato il primo set per 7-5.

Il secondo set continuava sulla falsariga del primo fino al 4-4 quando, quasi a specchio rispetto a quanto era accaduto nel set precedente, Shapovalov si inguaiava 15-40 commettendo qualche errore banale, ma ribaltando la situazione con grande autorità vincendo quattro punti consecutivi. Due game più tardi un fattaccio che ha rischiato di rovinare il match: sul 5-5 30-30, una spettatrice urla “Come on Denis” mentre il canadese alza la palla per il servizio. La battuta è un ace, Edmund però si era fermato: il giudice di sedia Moscarella non ha dubbi, dice al britannico che “non è la Coppa Davis, non posso fare nulla” e chiama il 40-30. Le inevitabili discussioni quasi costavano il match ad Edmund, che perdeva quel game, iniziava il turno di battuta successivo sul 5-6 con due doppi falli, ma grazie anche a qualche gratuito d’impazienza di Shapovalov (compresa una risposta di rovescio lunga sul match point del 30-40) trascinava il set al tie-break. Si passava dal 2-0 Edmund al 3-2 Shapovalov al 5-3 per il britannico, che rovesciava una situazione di difesa con un bellissimo diritto lungolinea. Un errore di diritto bloccava ancora Kyle sul 5-5, che mancava anche la risposta sul set point del 6-5. Ma sul 6-6 era la volta di Shapovalov ad affossare il rete un comodo diritto a metà campo, e dopo 1 ora e 50 minuti si andava al terzo set.

La maturità del 19enne dell’Ontario veniva fuori tutta all’inizio del parziale decisivo, quando incurante dell’occasione sprecata pochi minuti prima, rientrava in campo dopo una pausa fisiologica ricalcando il copione aggressivo recitato fino a quel momento e sull’1-1 approfittava della prima palla break per prendere il comando nel punteggio e non mollarlo mai più cedendo solamente tre punti negli ultimi quattro turni di battuta.

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3

Si fa davvero sul serio, ormai, nel tabellone maschile siamo ai quarti di finale. Sul “Manolo Santana” iniziano Kevin Anderson e Dusan Lajovic, che hanno dovuto lottare entrambi moltissimo per arrivare a questa partita, in particolare il serbo, che ha eliminato al tie-break decisivo Del Potro ieri sera. Sta giocando benissimo, Dusan, tennis classico, bella adattabilità alla terra battuta, movimenti eleganti, soprattutto il rovescio a una mano, gambe veloci. Kevin mette in campo, come di consueto, l’artiglieria pesante, super-servizio e gran dritto a chiudere abbreviando gli scambi non appena ne ha la possibilità. Break e contro-break un po’ regalati da tutti e due tra sesto e settimo game (brutta palla corta Lajovic a offrirsi all’avversario, poco dopo drittaccio semplice fuori due metri di Anderson), e a parte questo il primo set scorre con regolarità fino al 6-6. A tratti belle cose mostrate da entrambi, conclusione giusta. Ma nel tie-break, una piccola discussione con l’arbitro distrae un po’ troppo Lajovic, che perde male un paio di punti sul suo servizio, il che è letale contro un battitore come Kevin, che ringrazia, tira giù tre legnate e un drittone, e chiude 7-3.

Secondo parziale che riprende con  regolarità per chi va al servizio, bravo Dusan a lasciarsi subito alle spalle la parentesi del brutto tie-break, Anderson da parte sua ormai è in ritmo con la prima palla ed è difficile infastidirlo in risposta. Per riuscirci, Lajovic deve inventarsi un passante lungolinea di rovescio da urlo nel sesto game, che gli viene poi consegnato da Kevin con un grave doppio fallo. Dusan rischia due volte nei turni di servizio successivi di restituire il favore, ma riesce a reggere, e a portarsi avanti il vanteggio fino a chiudere 6-3. Si va al terzo, giusto così. La continuità di Lajovic alla battuta oggi si inceppa troppo spesso, però, e la frittata arriva al quarto game, con un break subìto a zero. Prova a reagire il serbo, ha un’occasione di rientrare nel match, ma è bravo Anderson, che mette spesso delle gran prime palle nei momeni importanti, è una qualità non da poco. Sempre splendido da vedere lo schema rovescio in cross – vincente lungolinea di Dusan, ma è troppo tardi, senza tremare Kevin chiude 6-3 e si prende la semifinale.

[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5 (Raffaello Esposito)

ALEX DE LUXEAlexander Zverev (3 ATP, tds 2) raggiunge in serata la semifinale a Madrid battendo netto in due set John Isner (9 ATP, tds 7). È una rivincita che ha il sapore di uno sciapo brodino dopo la scoppola ricevuta nella finale di Miami, potete giurare che il tedesco avrebbe fatto volentieri a cambio.I tempi allungati di un match sul rosso non giocano mai a favore di John, che già era crollato al terzo nella semifinale di Roma 2017, ma per certo nella sua ondivaga prestazione odierna hanno pesato anche i tre selvaggi tie break necessari per avere la meglio ieri su quel volpone di Cuevas. Stavolta però il mantra del grande Jack Kramer – “first hold your serve” non ha funzionato per niente.

Sono da poco passate le dieci di sera quando i giocatori entrano sul Santana e iniziano il riscaldamento.Isner vince il sorteggio e serve per primo ma appare subito chiaro che la sua prima palla non è la consueta sentenza. E non è che difettino gli aces – cinque nei primi due turni –, è come se mancasse di incisività. Grande merito è di Zverev che trova da subito il tempo in risposta obbligandolo a sudarsi ogni quindici e quando batte non concede nulla di nulla. Perderà l’unico punto nel game finale del primo set sparacchiando largo un dritto. Il tedesco è perfetto nel tenere sempre lunga la palla in difesa, così facendo rende difficile a Isner comandare col dritto com’è abituato a fare. Lo statunitense prova anche qualche serve and volley ma la palla gli torna sempre sulle stringhe, nei primi tre turni di battuta perde più punti di quanti spesso ne perda in un match intero e per lui l’aria comincia a farsi pesante. John fronteggia continuamente palle break e nel settimo gioco capitola con due dritti sballati, il primo largo di metri e l’altro in rete. Zverev governa da par suo la situazione, rimane intoccabile in battuta e manca pure un set point sul 30-40 del nono gioco prima di chiudere al decimo un parziale oggettivamente dominato.

Isner non riesce ad avere games tranquilli in battuta, persiste la sensazione che il servizio non abbia la consueta devastante potenza ma ciò non toglie nulla alla mostruosa prestazione in risposta del tedesco. Felino ed elastico in allunghi e recuperi, rimanda sempre tutto per poi guadagnar campo e chiudere. Anche il suo dritto stasera funziona alla grande. Il secondo set non cambia la situazione, Zverev sul velluto, Isner sulla carta vetrata. John riesce in qualche modo a limitare l’emorragia di punti in battuta e solo questo lo tiene nel match perché in risposta non esiste. Quando serve sul quattro pari per lui sembra finita ma prima salva il quasi match point del 30-40 con un ace, poi sul vantaggio pari il nastro gli regala il punto mentre era in apnea. È solo il prologo a quanto stasera era scritto, nell’undicesimo gioco è la solita agonia per Isner che si suicida sul 30 pari con un improbabile smorzata che atterra larghissima. Sul break point consueta risposta d’incontro di Zverev che poi costringe all’errore l’avversario. È finita. Sascha in gran spolvero signori, super semifinale contro Shapovalov. Forse qualcosa si muove.

Risultati:

[6] K. Anderson b. [Q] D. Lajovic 7-6(3) 3-6 6-3
[5] D. Thiem b. [1] R. Nadal 7-5 6-3
D. Shapovalov b. K. Edmund 7-5 6-7(6) 6-4
[2] A. Zverev b. [7] J. Isner 6-4 7-5

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ATP Eastbourne: Fritz piega Cressy in una finale da erba d’altri tempi

Dopo un primo set dominato dal N.14 del mondo, zero palle break concesse da entrambi nei due successivi. La spunta Taylor al tie-break decisivo

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[3] T. Fritz b. M. Cressy 6-2 6-7(4) 7-6(4)

Se avete nostalgia dell’erba dei tempi che furono e passate le giornate su Youtube per ritrovare il prato spelacchiato nei pressi della rete probabilmente la finale di Wimbledon che si giocherà tra due settimane non vi renderà felici. Potete però ripiegare sulla finale del torneo di Eastbourne che hanno disputato Taylor Fritz e Maxime Cressy in un derby americano inatteso quanto old-fashioned.

 

Il campione di Indian Wells aveva già vinto questo torneo tre anni fa da giovanissimo ed evidentemente ha un rapporto speciale con questi campi. Cressy è senza alcun dubbio il miglior giocatore di serve&volley sistematico al mondo in questo momento, almeno in singolare. Non solo è il migliore ma è probabilmente anche l’unico sotto i 2 metri di altezza.

Alla fine ne è venuto fuori un match da 1992 più che da 2022: Fritz ha dominato il primo set con due break nel primo e nel settimo gioco sfruttando 2 palle break su 3. Da lì in avanti nessuno dei due giocatori ne vedrà più una fino alla fine.

In questo modo Fritz ha chiuso l’incontro, vinto al tie-break decisivo, non concedendo nemmeno una palla break in tutto l’incontro cedendo appena 10 punti complessivi alla battuta su 83 (12%). Paradossalmente 2 di questi 10 punti li ha persi nel tie-break del secondo set e gli sono costati dunque l’allungamento del match al terzo.

Nel tie-break decisivo invece i ruoli si sono invertiti: è stato Fritz a portare a casa due mini-break che gli sono valsi il terzo titolo della carriera, il secondo della stagione dopo il Masters 1000 in California e anche il secondo sui prati di Eastbourne.

Una cosa è sicura però: non prendete impegni per martedì perché Auger-Aliassime contro Cressy rischia di essere di gran lunga il primo turno più spettacolare di Wimbledon 2022.

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ATP Maiorca: Tsitsipas rischia più volte ma si impone al fotofinish contro Bautista Agut, 1° titolo su erba

Stefanos Tsitsipas spreca un vantaggio di un set e un break, serve per il match, non chiude ma vince comunque. Nono titolo in carriera, il primo sui prati

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Stefanos Tsitsipas - ATP 250 Maiorca 2022 (foto Twitter)

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[2/WC] S. Tsitsipas b. [5] R. Bautista Agut 6-4 3-6 7-6(2)

I grandi complimenti di Toni Nadal, in veste di direttore dell’ATP 250 di Maiorca, sono emblematici della finale che Stefanos Tsitsipas e Roberto Bautista Agut hanno interpretato. Un ultimo atto pieno di colpi di scena, in cui il greco è sempre stato avanti nel punteggio ma ha subito per ben due volte il ritorno dello spagnolo. Il tiebreak del terzo set, tuttavia, è stato un assolo del numero 6 del mondo, che lo ha dominato dal primo all’ultimo punto.

 

IL MATCHBautista Agut parte in maniera fallosa sia con le volée che col dritto, concedendo subito tre palle break consecutive al greco. Tsitsipas ha dalla sua anche la fortuna e un nastro beffardo gli smorza la palla quel tanto che basta per mandarla dall’altra parte, ritrovandosi 1-0 e servizio. Vantaggio mantenuto grazie ad un grande controllo degli scambi da fondo; Bautista Agut prova a fare restare a galla con palle arrotate e profonde, ma la potenza del dritto del 23enne di Atene continua a fare seri danni e in 11 minuti è 3-0 pesante. Poco dopo i punti vinti dal numero 20 del mondo eguagliano i game di Tsitsipas e si va 4-0. Per la prima volta Bautista riesce a vincere due quindici consecutivi e a sbloccarsi e, inaspettatamente, anche a recuperare uno dei due break di svantaggio. Aiutandosi con il servizio l’iberico risale fino al 3-4, accompagnando il tentativo di rimonta con diversi “Vamos!”. Bautista Agut è definitivamente entrato in partita e Tsitsipas rischia un po’ troppo, finendo subito sotto 0-30 anche per via di un doppio fallo. Da quel momento, però, il greco chiama in causa il suo gran servizio, conquistando quattro punti di fila e mantenendo il vantaggio. La testa di serie numero 5 prova a rimanere in scia, ma nel decimo game l’ellenico trova due ace e due prime vincenti e archivia 6-4 la prima frazione in cui, come spesso accade, ottiene molto dalla battuta (79% di punti vinti con la prima).

Il tabellone completo dell’ATP250 di Maiorca

Il secondo parziale parte in modo più equilibrato rispetto al primo, ma quando sembra che possa esserci una partita vera Bautista Agut spegne nuovamente la luce. Nel terzo game, infatti, l’iberico commette tre gratuiti di rovescio e concede altrettante palle break (seppur non consecutive): sulle prime due è bravo a cancellarle, ma sulla terza sbaglia una comoda volée di rovescio sopra la rete. In men che non si dica Tsitsipas si porta in vantaggio 3-1 e sembra totalmente in controllo del match, ma Bautista Agut non è certo un giocatore arrendevole. Prima un suo gran rovescio lungolinea, quindi due non forzati del numero 6 del mondo gli valgono due palle break per rientrare in partita. La seconda chance è quella giusta, con il 34enne di Castellon De La Plana che riesce ad agguantare il suo avversario sul 3-3. Qualcosa sembra essersi inceppato nel gioco del greco, che smarrisce la prima, va spesso fuori giri e regala altre due chance di break a Bautista Agut. Lo spagnolo se le procura al termine di uno scambio spettacolare, facendo giocare a Tsitsipas una complicata volée bassa e infilandolo successivamente con il dritto. Alla prima possibilità la testa di serie numero 5 opera l’allungo e, al momento di chiudere, tira fuori il meglio si sé con un pallonetto millimetrico, una smorzata vincente e un ace. Diventano cinque i giochi consecutivi vinti da Bautista Agut, che chiude 6-3 e rimanda tutto al terzo set.

Il match si fa decisamente più combattuto, con i due giocatori che sono ben consci di quanto sia importante partire bene. Tsitsipas non ha problemi nei suoi primi due giochi al servizio, tenuti entrambi a 15, mentre Bautista Agut difende il suo primo turno ai vantaggi. Nel quarto gioco l’iberico si porta comodamente sul 40-0, ma abbassa la concentrazione e subisce il rientro del suo rivale, che con cinque punti consecutivi ottiene il break. Abbastanza clamoroso il modo in cui Tsitsipas opera l’allungo, dato che – esattamente come nel primo set – è un nastro beffardo a mettere fuori giri Bautista Agut, che stava per mettere a segno una comoda volée di rovescio. La palla, tuttavia, bacia il net e ricade tra i piedi dello spagnolo, bravo a salvarsi rapidamente ma impotente sul colpo successivo del numero due del seeding, che si scusa in tutti i modi. L’ellenico ne approfitta, sale velocemente 4-1 e poco dopo ha un’opportunità del doppio break, ma l’iberico è bravo a cancellarla a rete. Si procede on serve fino al 5-3, quando Tsitsipas è chiamato a chiudere. Il numero 6 del mondo avverte la tensione del momento, concede una chance di break e, questa volta, la fortuna sorride al suo avversario. Il numero 20 del mondo, infatti, risponde come può ad una corposa prima della testa di serie numero due, che manca completamente l’impatto con la palla per via di un rimbalzo irregolare e viene ancora raggiunto da Bautista Agut, che impatta sul 5-5. Tsitsipas si fa riprendere da 40-0 ma non concede break point, mentre lo spagnolo tiene a zero il suo ultimo turno di battuta: sarà il tiebreak a decretare il vincitore del torneo. Il primo minibreak è del greco, che trova un importante dritto sulla riga e proprio con questo colpo fa la differenza, portandosi sul 4-1. Con un altro punto spettacolare il numero 6 ATP allunga il suo vantaggio, si procura quattro match point consecutivi e chiude subito con una seconda vincente un tiebreak dominato dall’inizio alla fine. Termina 6-4 3-6 7-6 in 2h31 per Tsitsipas, che si è trovato prima avanti di un set e un break, poi ha servito per il torneo nel terzo set, ma in entrambe le occasioni era stato rimontato da un mai domo Bautista Agut. Questo successo è il 40esimo in stagione, che gli valgono anche il nono titolo in carriera, il primo in assoluto sull’erba. Grazie alla vittoria odierna, inoltre, l’ellenico scavalca Alcaraz e torna al secondo posto nella race, alle spalle soltanto di Rafael Nadal. Al termine di Wimbledon Tsitsipas salirà al numero 4 ATP, poiché usciranno a Novak Djokovic i 2000 punti ottenuti grazie alla vittoria dell’anno scorso. Il serbo scenderà dunque al numero 7 del ranking.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Maiorca

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Brutta caduta per Pierre-Hugues Herbert: costretto a un periodo di stop

Come riportato sul suo profilo Instagram, il francese sarà obbligato a stare lontano dai campi

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Herbert Marsiglia

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Una brutta caduta, ma in senso anche fisico, e non solo tennistico, costerà a caro a Pierre-Hugues Herbert, uno dei migliori doppisti degli ultimi anni, in coppia con il connazionale Nicolas Mahut. I francesi, che hanno completato il Career Grand Slam in doppio e vinto due volte le ATP Finals(tra cui la prima edizione giocatasi a Torino lo scorso novembre) già non stavano vivendo una buona stagione sul campo, causata anche dalla decisione di Herbert di non vaccinarsi, e la conseguenza di dover rinunciare a vari tornei in questa prima parte di stagione. Le cose da venerdì scorso sono dunque andate solo peggiorando: durante il match di quarti di finale del Challenger di Ilkley contro Costant Lestienne, una caduta a metà terzo set lo ha costretto al ritiro. E ieri, una settimana esatta dopo, l’annuncio della convalescenza sul suo profilo Instagram.

Ciao ragazzi, purtroppo devo condividere una brutta notizia su di me. Venerdì scorso ho subito una brutta caduta a Illkley e mi sono dovuto ritirare; mi sono infortunato gravemente al ginocchio e starò fuori per un certo periodo di tempo. Spero di tornare in pista il più velocemente possibile!”. Queste le parole, sotto ad una foto che lo ritrae in stampelle ma sorridente, dell’ex n.2 al mondo in doppio, che dunque auspicabilmente tornerà in campo in autunno. Ciò vuol dire, inoltre, che molto probabilmente si romperà quella che è quasi una tradizione delle recenti ATP Finals di doppio: infatti lui e Mahut giocano consecutivamente dal 2015(eccezion fatta per il 2020) il torneo dei maestri, ma considerando che sono 45esimi nella Race, e che Herbert starà fuori a tempo indeterminato, difficilmente riusciranno nella settima qualificazione in otto anni.

 

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