Nadal, 50 da record. Quarti a Madrid. Lajovic sorprende Delpo

ATP

Nadal, 50 da record. Quarti a Madrid. Lajovic sorprende Delpo

50esimo set consecutivo vinto. Record in Era Open su una singola superficie (superato McEnroe). Ora Thiem. Delpo fuori al tie-break decisivo. Shapovalov si prende il derby

Pubblicato

il

dal nostro inviato a Madrid

RAFA E UN RECORD DURATO 34 ANNI – In conferenza stampa ieri aveva detto che non era un suo pensiero, ma Rafa Nadal, battendo uno Schwartzman che ha mostrato di meritare la sua classifica di top 20, ha stabilito stasera l’ennesimo record della sua carriera. Da oggi infatti, il maiorchino, vincendo gli ultimi 50 set giocati sulla terra, ha superato John McEnroe (che vi era riuscito sui tappeti indoor) nella miglior serie di parziali vinti sulla stessa superficie. Soprattutto, contro un avversario che non ha mollato nulla, ha mostrato il suo eccellente stato di forma e di fiducia, il miglior viatico possibile per affrontare questo che storicamente è il mese più importante della sua stagione.

Si è dovuto attendere l’esordio nel programma serale di Rafa Nadal per vedere il primo pienone nel centrale della Caja Magica. Gli oltre diecimila spettatori che hanno riempito il Manolo Santana non saranno certamente venuti per l’avversario del beniamino di casa, ma Rafa aveva di fronte un tennista dall’ottimo ranking: Diego Schwartzman, 16 ATP. Era rassicurante per il numero 1 del mondo il bilancio degli head to head: il maiorchino aveva affrontato l’argentino già quattro volte, perdendoci solo un set, a gennaio in Australia. L’inizio di partita non è stato certamente facile per Nadal, che anzi, dopo non aver capitalizzato due palle break nel secondo game, nel terzo ne ha dovuto annullare a sua volta una. Schwartzman in questa fase mostra il meglio delle sue qualità, contro colui che, sebbene abbia appena sei anni di più, ha dichiarato essere il suo idolo tennistico. Diego si muove velocissimo per il campo, lottando su ogni palla con una “garra” ammirevole, senza rinunciare a cercare anche punti vincenti. Il problema, contro questo Nadal, è però restare su ritmi altissimi e non sfiancarsi, quando invece il campione di dieci Roland Garros resta ancora fresco come se avesse appena iniziato il riscaldamento. Dopo la prima mezz’ora di gioco, molto equilibrata, Rafa va al cambio campo sul 3-2, ma, sino a quel momento, l’equilibrio è sovrano. Del resto Schwartzman, in conferenza stampa post-vittoria contro Lopez, ieri aveva affermato che l’unica maniera per poter vincere contro Nadal era quella di partire molto forte, per provare quantomeno a scalfire la grande fiducia con cui in questo mese sta giocando il campionissimo spagnolo. Arrivava però, non appena Diego calava leggermente d’intensità, quasi inevitabilmente il break, più precisamente nel sesto gioco. Uno strappo nel punteggio che consentiva poi a Nadal di chiudere sul 6-3 in 45 minuti.

 

Un tennista come Schwartzman, anche davanti a un Everest da scalare come quello rappresentato dal vincere due set consecutivi sulla terra a Nadal, non ci pensa minimamente a mollare. L’argentino è coraggioso nel corso del primo gioco del secondo parziale ad annullare – costringendo Rafa a sbagliare un passante di rovescio – una palla break che psicologicamente sarebbe stata pesantissima. Per un paio di volte, non solo il Manolo Santana, ma anche Rafa Nadal, lo applaude, per due passanti molto spettacolari. Come accaduto nel primo set, i giochi iniziali del secondo parziale sono divertenti e ben giocati: il pubblico si diverte ad ammirare, da un lato la forza strabordante del suo campione, dall’altra, la voglia di non arrendersi dell’argentino. Impiega mezz’ora Rafa per brekkare il 16 del mondo e portarsi sul 3-2 e servizio. Un tennista normale desidererebbe la doccia. Invece, Schwartzman è così un lottatore nato da non mollare nemmeno un set e un break sotto contro un campione che non perde un parziale sulla terra da 49 volte. Nell’ottavo gioco Diego conquista addirittura due palle break: la prima Rafa l’annulla con un servizio vincente; la seconda, chiudendo con una stop volley di dritto uno spettacolare scambio. Non c’è due senza tre: il 25enne argentino conquista una terza palla break e questa volta la converte, chiudendo con un dritto a rete un lungo scambio.

Il nono gioco racconta benissimo cosa voglia dire attualmente giocare contro Nadal: Schwartzman fa grandi punti, corre come un matto da una parte all’altra del campo e, nonostante un Rafa determinatissimo a ristabilire il vantaggio, guadagna due palle per andare sul 5-4. Un tale sforzo, che con altri tennisti avrebbe portato ben altri risultati, che non viene però premiato. In quel momento persino un lottatore indomito come Schwartzman si sente scorato prima e stanco poi. Non crediamo che a un giocatore dalle sue caratteristiche sia capitato molte volte, come successo stasera, di fare in una situazione delicatissima di punteggio come questa, doppio fallo sulla palla break per l’avversario. Nel pugilato sarebbe k.o. tecnico, nel tennis si devono aspettare altri cinque minuti: Rafa chiude senza problemi nel game successivo e dopo un’ora e quarantacinque minuti, nel fragoroso boato del Manolo Santana, conquista l’accesso ai quarti, concedendo quantomeno all’argentino il momento per l’ammirato applauso che giustamente il pubblico gli concede. Domani lo attende Dominic Thiem, l’ultimo tennista ad averlo battuto sulla terra, l’anno scorso a Roma. Ma erano entrambi giocatori diversi da adesso, in un differente stato di forma psico-fisica, come si è già visto all’ultimo Roland Garros e, soprattutto, tre settimane fa a Montecarlo. Domani sarebbe davvero una grandissima sorpresa se Rafa non si prendesse la terza rivincita contro l’austriaco.

LAJOVIC SUPER, DEL POTRO SPRECONE – Esce dal Mutua Madrid Open il più accreditato antagonista di Nadal: Juan Martin del Potro perde una partita che più volte aveva dato l’impressione di avere in pugno. Era stato padrone del campo sino a metà del secondo set, ma, soprattutto, deve recriminare per come ha sprecato un vantaggio di 4-0 nel tie-break decisivo. Il gigante di Tandil è dunque rimandato per l’ennesima volta sul rosso (non raggiunge una semi su questa superficie da Madrid 2012), ma va dato il giusto onore a Lajovic, autore di una prova coraggiosa e tignosa, nella quale ha mostrato al pubblico di Madrid tutto il talento e le qualità di cui dispone. E dire che l’inedito match con Lajovic, pur essendo il 27enne serbo solo 95 ATP, sulla carta nascondeva le sue insidie, avvisaglie che avrebbero dovuto mettere in allarme Delpo. L’allievo di Jose Perlas – ex coach tra gli altri di Fabio Fognini – proveniva dalla qualificazioni e in questi giorni a Madrid ancora doveva perdere un set, nonostante avesse sconfitto ben quattro giocatori, alcuni dei quali di buonissimo livello (Gimeno-Traver, Florian Mayer, Khachanov e Gasquet).

Dopo 21 minuti di partita si è già sul 3 pari: nessun gioco arriva ai vantaggi e il match vive la più classica delle prolungate fasi di studio. Il settimo gioco, come vuole una vecchia regola non scritta del nostro sport, è quello dove arriva la prima svolta: del Potro deve fare poco più che assistere, perché Lajovic si produce in una serie di gratuiti che concedono all’argentino il break. Delpo prima conserva facilmente il servizio, poi strappa nuovamente la battuta al serbo: senza quasi sudare, il numero 6 del mondo conquista in appena 32 minuti il primo set. Il pubblico ama il gigante di Tandil. Nonostante questa sia l’ultima partita del programma diurno, tifa per lui: nel catino del Manolo Santana, rimbombano i “Vamos Delpo!”. La prima parte del secondo set segue la stessa falsariga di quella del primo: nei primi sei giochi chi è al servizio concede complessivamente solo quattro punti a chi riceve. Nel settimo game, ancora come accaduto nel primo parziale, arriva la svolta: Juan Martin si distrae, mentre Dusan spinge sull’acceleratore e arriva a palla break. L’argentino se la cava con lo schema servizio-dritto, ma Lajovic guadagna una seconda chance, che con una bella accelerazione di dritto converte. Il numero 6 del mondo nel game successivo avrebbe due palle per mettere a posto le cose, ma Lajovic con il servizio le annulla. Si percepisce il nervosismo di del Potro per essersi lasciato sfuggire una partita che controllava facilmente: l’argentino prova a ingranare le marce, ma intanto Lajovic si è come sciolto dalla tensione. Il serbo ha preso fiducia e gioca bene: serve ottimamente (nel secondo set conquista l’81% di punti con la prima e il 69% con la seconda), spara belle accelerazioni da fondo campo, alternate con buoni colpi di tocco. Dopo 1 ora e 14 minuti, si va giustamente al terzo set, un epilogo impensabile appena venti minuti prima.

Chi immagina che il più titolato dei due subito rimetterà a posto le cose, rimane basito dall’inizio del decisivo parziale. Lajovic guadagna due palle break nel gioco iniziale, che del Potro è bravo ad annullare. Ne arriva però la terza, sulla quale giunge la stecca di dritto del gigante argentino: l’immagine migliore della crisi inaspettata che il 6 ATP sta vivendo in campo. Il serbo conquista una palla del 2-0, grazie a una discesa in controtempo conclusa con una splendida volée di rovescio, un punto testimoniante appieno il suo buonissimo potenziale, ancora non uscito fuori a 27 anni. Tuttavia, subito dopo, Lajovic ricorda a tutti anche perché abbia una classifica modesta e regala, senza che del Potro faccia nulla di rimarchevole, il controbreak. Dopo i primi due set nei quali si aveva la percezione di una partita asettica – soprattutto a causa della sensazione che Delpo avesse sempre e comunque la partita in pugno, anche quando era in svantaggio -, il terzo parziale si fa davvero coinvolgente. Si vedono bei punti e banali errori da ambo le parti del campo e, soprattutto, si avverte un vero equilibrio in campo, perché Lajovic, da metà secondo set in poi, sta finalmente giocando (molto bene) come fatto nei precedenti turni di Madrid. Dopo l’1 pari non ci sono più sussulti, nessun game arriva ai vantaggi e così il tie-break diventa l’epilogo inevitabile per decidere chi dei due andrà ai quarti di finale. Il gioco decisivo non tradisce l’andamento del resto del match e va ad ondate: un servizio vincente dell’argentino e tre errori banali del serbo mandano Delpo sul 4-0 e il match sembra assegnato. Non è così e Lajovic, con la complicità del gigante Tandil, apparso pigro e lento, rimette in piedi la partita e anzi, si porta sul 6-5. Delpo annulla il primo match point con un servizio vincente, ma una risposta profonda di Dusan gli garantisce la seconda palla per il match. Dopo un lungo scambio, un rovescio lungo dell’argentino, manda ai quarti di finale Lajovic, miglior risultato, sin qui, della carriera (mai era arrivato così avanti in un Masters 1000). Domani il 27enne serbo affronterà Kevin Anderson, 8 ATP, contro il quale, sul cemento di Miami, l’anno scorso ha perso l’unico precedente.

THIEM SUPERA CORIC E VA DA NADAL  Un Dominic Thiem lunatico trionfa alla distanza contro un solidissimo Borna Coric, che è persino andato a servire per il match sul 5-4 nel secondo set. È proprio allora che l’austriaco, dopo un set e mezzo dove ha alternato molti gratuiti (frutto della sua endemica impazienza) a pochi vincenti di qualità, ha ritrovato se stesso sfoderando una prestazione magistrale. Riavvolgendo il nastro, è lampante come quel decimo game sia stato la sliding door dello scontro: fino a quel momento Coric aveva dominato l’incontro sfruttando un’ottima percentuale di prime (82% nel primo set), che, combinata alla posizione eccessivamente arretrata di Thiem in risposta, ha conferito al croato una tremenda efficacia nell’uno-due e la possibilità di giocare in scioltezza i game in risposta, dove ha sempre giocato alla regola cercando di allungare gli scambi e far puntualmente sbagliare l’avversario. Dopo aver salvato il match però il nr.2 su terra del 2017 gioca un ottimo tiebreak e nel terzo set è insolitamente assennato sino all’ottavo game, il più bello del match, quando sopperisce alla scomparsa della prima di servizio usufruendo del suo pazzesco rovescio monomane a tutta potenza che salva due palle break e provoca lo stupore del pubblico e dell’avversario. Quest’ultimo vicendevolmente non regge più il ritmo altissimo del suo avversario ed è costretto ad alzare bandiera bianca nel finale, siglando un solo punto negli ultimi due game prima di concedere partita e incontro.

CANADA GIOVANE – Il primo capitolo della rivalità canadese tra i due migliori tennisti del grande paese nord-americano viene vinto – con buon margine – da Shapovalov, il più inesperto e peggio classificato, ma anche quello maggiormente dotato di talento. Senza esperienza specifica sulla terra, Denis, ad appena 19 anni compiuti il mese scorso, sfodera una prova quasi perfetta, fatta di grande personalità, colpi spettacolari e una sensazione, lasciata in chi lo vede, che davvero abbia ancora ampi margini di crescita.

Il cielo di Madrid non presenta nuvole, fa caldo (23 °) quando i due giocatori scendono in campo. Che sia primavera e non estate lo capiamo solo dalla tempesta di polline che a più riprese si scatena nel secondo set. Il terreno di gioco della Arantxa Sanchez presenta, a causa del suo tetto richiudibile, il solito antipatico gioco di luci e ombre. Vivendolo in prima fila dalle tribune riservate alla stampa nel secondo impianto per importanza della Caja Magica, va però detto come appaia meno fastidioso per i tennisti, rispetto almeno all’impressione che se ne ricava dagli  schermi della televsione. Pronti-via e subito si capisce che aria tira: Milos nel gioco inaugurale spara tre ace. Inizialmente i due concedono poco al servizio e si vede pochissimo tennis – dopo 12 minuti si è sul 2 pari – ma poi due spettacolari accelerazioni da fondo campo di Shapovalov regalano al più giovane dei canadesi in campo due palle break consecutive. Milos non ci sta e col servizio guadagna quattro punti consecutivi, che gli levano le castagne dal fuoco. Questi si rivelano essere i prodromi del break per Denis, che concretizza il miglior avvio di partita due giochi dopo: sul 30 pari, con uno splendido passante di rovescio incrociato, guadagna la terza palla break della sua partita, che poi converte anche con un pizzico di fortuna. La sua risposta al servizio atterra sulla riga, mandando fuori tempo Raonic. Milos prova a rientrare in partita, ma nel primo set riesce solo nell’ottavo gioco ad andare ai vantaggi, senza pero’ conquistare alcuna palla break. Nei momenti delicati, Denis risolve la contesa con splendide accelerazioni con entrambi i fondamentali. Con merito, Shapovalov conquista il primo set dopo 39 minuti di partita.

Il quinto è il primo gioco significativo del secondo set: con un passante di rovescio al fulmicotone, dopo 56 minuti, Shapovalov ha due palle break molto pesanti: il più maturo tra i due canadesi – sebbene abbia solo 27 anni – ne esce molto bene con ace e servizio vincente, tenendo viva la partita. Nel gioco successivo, come paradossalmente tante volte avviene nello sport, Milos si ritrova ad avere la più grande occasione della partita, la sua prima palla break, ma Denis si aiuta con l’effetto mancino sul servizio e l’annulla. Il treno perso costa caro a Milos: sul 3-3 30 pari, affossa in rete una non impossibile volée di rovescio. Shapovalov, come già accaduto nel primo set, non si lascia sfuggire la seconda occasione e vola sul 4-3 e servizio. Dieci minuti dopo è l’ora delle strette di mano. In appena 1 ora e 22 minuti, tra l’entusiasmo e l’ammirazione del pubblico, Denis accede per la prima volta ai quarti di finale a Madrid – e per la seconda in un Masters 1000 dopo Montreal 2017 – dove affronterà in una sfida tra nuove leve (ma il britannico ha 23 anni) Edmund.

I CHILI DI KYLE – Nel solo precedente, finale Davis 2015, Goffin (10 ATP, tds 8) finì sotto di due set contro Edmund (22 ATP) prima di vincere 6-0 al quinto. Questa volta il tennista inglese si prende una meritata rivincita mettendo in mostra notevoli miglioramenti da quel dì. Sempre pesantissimo con servizio e dritto – colpo che ricorda vagamente quello di Jim Courier –, Kyle oggi difende alla grande anche il lato del rovescio e si aggiudica agevolmente il primo set strappando due volte la battuta al rivale. Nel secondo qualcosa sembra cambiare quando Goffin sale subito 15-40 in risposta ma Edmund non crolla, annulla due volte col drittone e tiene la testa. David appare svagato e poco incisivo nelle traiettorie, i troppi errori gli costano il match in un sesto gioco che era iniziato bene. Dal 30-15 invece due dritti larghissimi e un terzo a mezza rete anticipano la sentenza, scritta poco dopo dall’ennesima combinazione servizio-dritto dell’inglese. Al prossimo turno quinto incrocio (parità) con la mano fatata di Denis Shapovalov. La prima volta, in Davis, ci andò di mezzo l’arbitro, Ricordate?

KEVIN PICCHIA DURO – Forse sarà stata l’altitudine o la terra veloce, probabilmente il ricordo della recente maratona  persa in Davis contro Ferrer, sta di fatto che le mazzate di Kevin Anderson (8 ATP, tds 6) hanno sgretolato le difese di un remissivo Philipp Kohlschreiber (28 ATP). Primo set quasi perfetto fino al 5-1 per il sudafricano, che con la risposta in allungo per il secondo break mostra di non essere tutto servizio. Musica simile nel secondo parziale soprattutto perché il tedesco non riesce ad essere incisivo in battuta e continua a soffrire la maggior velocità della palla avversaria. In più perde spesso anche gli scambi lunghi. Anderson rimane tremendamente efficace in risposta e quando sul 15-40 del quinto gioco un dritto incrociato di Kohlschreiber atterra in corridoio i giochi sembrano fatti. Sul più bello però Anderson cede la battuta e si imbarca in un tie-break lungo e nervoso. Il tedesco risponde come un ossesso ma sul set point del 6-5 stecca malamente un dritto. Ne avrebbe un altro ma Kevin rintuzza con due aces consecutivi e chiude 8-6.

SASCHA SENZA AFFANNI – La scritta “next gen contender” nella sua pagina sul sito ATP fa un po’ ridere, ma Alexander Zverev ha poca voglia di scherzare e si libera in due set di Leonardo Mayer, 45 ATP, vincendo oltre l’80% dei punti anche con la seconda di servizio. Primi quattro giochi di studio, poi due errori a rete di Leo offrono la possibilità di allungare a Sascha che ne approfitta prontamente. Sul punto di disunirsi, Mayer evita il doppio break, resta in scia e, con due soli punti strappati in risposta fino a quel momento, sul 4-5 si procura la palla per rientrare, ma Zverev salva e chiude il set a forza di prime. Il tedesco detta il ritmo dall’inizio del secondo parziale e piega agevolmente la resistenza argentina guadagnando così i quarti come lo scorso anno quando fu fermato da Cuevas. Ma questa volta non troverà l’uruguaiano, bensì John Isner che ha fatto suo il match dopo tre tie-break.

UNA BATTAGLIA LUNGA TRE TIEBREAK – John e Pablo, 33 anni l’uno e 32 l’altro, non si sono mai incontrati prima: differenti frequentazioni, probabilmente. I turni di servizio non sono mai in discussione perché, se Isner veste i panni di sé stesso, Cuevas non gli è da meno, tanto da arrivare al tie-break vantando il 100% di punti con la prima. Pur con un paio di sbavature che gli costano immediatamente i mini-break di vantaggio, Pablo resta concentrato e fa suo il gioco decisivo al ventesimo punto con una risposta bloccata su cui John sbaglia il dritto. Il secondo set ricalca il precedente tranne che per una discussione a causa di un segno che l’arbitro non vuole verificare dicendo che lo ha perso, ma poi, come raramente accade benché previsto dalle regole, scende e si fa aiutare dal giudice di linea dopo le insistenze di Cuevas che comunque perde il punto. E tranne per il fatto che il tie-break scivola agevolmente dalla parte di Isner, mentre Pablo deve accontentarsi di vincere lo scambio più bello. Due break point a inizio terzo set che Cuevas non può giocarsi per colpa del servizio di Long John e si arriva al prevedibile epilogo: un passante di rovescio a testa per infiammare il pubblico, poi è una catenata di dritto in risposta da parte di Isner a decidere il match a favore dell’americano, sotto 1-3 nei precedenti con Zverev.

con la collaborazione di Raffaello Esposito, Niccolò Masiero e Michelangelo Sottili

Risultati:

K. Edmund b. [8] D. Goffin 6-3 6-3
[6] K. Anderson b. P. Kohlschreiber 6-3 7-6(7)
D. Shapovalov b. M. Raonic 6-4 6-4
[Q] D. Lajovic b. [4] J.M. del Potro 3-6 6-4 7-6(6)
[5] D. Thiem b. B. Coric 2-6 7-6(5) 6-4
[2] A. Zverev b. L. Mayer 6-4 6-2
[7] J. Isner b. P. Cuevas 6-7(9) 7-6(3) 7-6(4)
[1] R. Nadal b. [13] D. Schwartzman 6-3 6-4

Il tabellone maschile

Continua a leggere
Commenti

ATP

A Medveded più di Nadal fanno soffrire i ‘visti’

I genitori di Daniil non sono a Londra per problemi burocratici: “Ma non ho perso per questo”. E sulla partita dice: “Dovevo chiudere, è andato tutto male dal punto di vista mentale. Rafa poteva arrendersi… ma non è proprio il tipo”

Pubblicato

il

Daniil Medvedev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

La seconda partita della sua carriera giocata al Masters, Daniil Medvedev non la dimenticherà tanto facilmente. Dopo aver deluso all’esordio contro Tsitsipas, il russo sembrava davvero a un passo dalla prima vittoria alle Finals contro il numero 1 del mondo Rafa Nadal, che lo aveva sempre sconfitto nei due precedenti (la finale della Rogers Cup e quella splendida giocata allo US Open). 4-0 e palla del 5-0, 5-1 e match point sul servizio di Nadal, due volte alla battuta per chiudere il match sul 5-2 e sul 5-4 del set decisivo. Ma non è bastato. “Avrebbe potuto arrendersi e concedermi quel punto sull’1-5, ma conosciamo tutti Nadal. Non è proprio il tipo, ha riconosciuto Daniil nella conferenza stampa post match, durante la quale ha parlato anche delle sue lacune mentali e del problema dei visti rilasciati dalla Russia verso altri Paesi (per chiarimenti sul tema, vi rimandiamo a questo articolo pubblicato a luglio in occasione del caso Kuznetsova).

Rafael Nadal e Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Hai uno psicologo nel tuo team?
Sì.

Non c’è bisogno di sottolineare che hai avuto molte chance di vincere oggi. Su cosa ritieni di dovere lavorare per fare sì che simili situazioni non ricapitino in futuro?
Non so rispondere. Devo semplicemente chiuderli certi match. Devo continuare a lavorare sulla parte mentale come sto già facendo giorno dopo giorno. Oggi è andato tutto male sotto quel punto di vista. Spero proprio che non mi ricapitino mai più incontri così in futuro. Farò di tutto per evitarlo.

I tuoi genitori non sono a Londra. Puoi spiegarci il perché e quanto è stato scoraggiante per te non averli qui con te a causa dei visti.
È sempre un problema parlare di visti rilasciati dalla Russia verso altri Paesi. In passato furono un problema per me prima, poi per la mia ragazza e ora è toccato ai miei genitori. Non conosco le leggi in materia, quindi non posso dare una risposta alla domanda. A tutt’oggi non lo hanno ottenuto. Io devo concentrarmi sul mio gioco. Oggi non ho perso perché loro non c’erano.

A che punto del terzo set hai sentito che la partita stava andando verso Rafa?
A essere sincero l’ho sentito dopo che lui ha vinto, dopo il match point, perché io ci ho provato sino in fondo, anche se mi sono fatto riprendere da 5-1 in vantaggio. Spero non mi ricapiti più, ma questo è il tennis. Rafa ha dato il meglio di sé in quei frangenti. Avrebbe potuto arrendersi e concedermi quel punto sull’1-5, ma conosciamo tutti Nadal. Non è proprio il tipo.

Al termine del secondo set si è avuta la sensazione che ti stessi già concentrando sull’imminente terzo parziale e che stessi quindi lasciandolo andare. È solo un’impressione oppure è davvero andata così?
Non si buttano mai via i punti. Sarebbe stupido, soprattutto contro un giocatore come Nadal. Se lo fai ti stritola. Quindi no, non ho lasciato andare il set. Il punto è che quando giochi a tennis hai sempre davanti un avversario e quando si tratta di Rafa e sei sotto 3-5, lui dà il meglio di sé per chiudere. È stata dura. Ho avuto la palla del 4-5. Non ho messo molte prime in quel game e subito dopo era finita 6-3 per lui. Concludendo: era una sensazione. Sono cose che capitano spesso in una partita di tennis.

Pensi di avere giocato meglio oggi oppure contro Tsitsipas lunedì?
Ho giocato molto meglio oggi. Ancora lontano dal livello a cui vorrei giocare, ma in ogni caso ho giocato meglio. Ho ancora un incontro da disputare. Non so se servirà a portarmi in semifinale (Daniil ha ancora una possibilità, ma non dipende solo da lui: qua tutti i possibili scenari di qualificazione, nda), ma voglio comunque provare a giocare ancora meglio. Se avrei vinto giocando in questo modo contro Stefanos? Non lo so. È difficile a dirsi. Forse avrei avuto qualche chance in più ma non significa che avrei vinto. Ho perso e non c’è altro da aggiungere.

 

Continua a leggere

ATP

Finals, fate largo al greco: Tsitsipas domina Zverev e vola in semifinale

LONDRA – Stefanos ha qualche grattacapo solo nel primo parziale, poi mette il turbo e lascia al palo Sascha. Il tedesco può ancora qualificarsi, ma deve battere Medvedev per stare tranquillo

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe lista d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili


[6] S. Tsitsipas b. [7] A. Zverev 6-3 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffre (poco) per un set per poi salire in cattedra e infliggere una pesante sconfitta ad Alexander Zverev, la quarta in cinque confronti diretti. Grazie a questa vittoria il greco taglia un altro traguardo storico per la sua prima nazione, dopo la prima partecipazione alle Finals e la prima vittoria: Tsitsipas è infatti già matematicamente promosso alle semifinali mentre il tedesco per arrivarci dovrà battere Medvedev venerdì, risultato che estrometterebbe Nadal dal torneo.

Il match del pomeriggio tra Nadal e Medvedev era stato vissuto dal pubblico con grande partecipazione, soprattutto per le straordinarie sensazioni suscitate dal suo epilogo. La sfida tra tra Sascha e Stefanos non ha neppure vagamente regalato le medesime emozioni per involontaria colpa di Zverev, questa sera lontano parente di quello ammirato contro Nadal. La partita ha però avuto almeno il pregio di offrire agli spettatori, nettamente schierati al fianco del greco, momenti di puro godimento estetico suscitati dai rovesci lungo linea vincenti giocati dall’uno e dall’altro: veri e propri miracoli balistici. O, almeno, sono queste le sensazioni che ha destato in noi la quinta sfida tra Tsitsipas e Zverev conclusasi con la quarta vittoria consecutiva dell’attuale numero 6 del mondo in appena un’ora e quindici minuti; un tempo più consono a un primo turno di Federer che non a una partita tra due avversari che, sulla carta, avrebbero dovuto equivalersi. Si fosse trattato di un incontro di pugilato e non di tennis, sospettiamo che l’angolo di Zverev avrebbe lanciato la spugna prima della fine.

 
Alexander Zverev sconsolato – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

LA CRONACA – Ottima la partenza di Zverev che, forte di un servizio intoccabile nei primi game e di un diritto per una volta apparentemente all’altezza del rovescio, ha costretto Tsitsipas ad annullare una palla break nel corso del quinto game. Per quanto strano possa sembrare, nella sostanza la partita del tedesco è terminata qui. Nell’ottavo game i suoi meccanismi di servizio si sono infatti inceppati. Tsitsipas è stato pronto ad approfittarne per portarsi in vantaggio e chiudere il set nel game successivo. Nel secondo parziale la partita c’è stata solo nei fatti ma non nella sostanza: Tsitsipas ha strappato due volte il servizio a Zverev, nel primo e nel quinto gioco e si è poi rapidamente recato a rete per stringere amichevomente la mano al suo rivale senza mai minimamente correre il rischio di perderlo a sua volta.

Un dato fotografa la meglio di tante parole l’essenza del confronto: Tsitsipas ha vinto complessivamente 62 punti contro i 41 di Zverev; trenta a diciassette nel secondo set. Straordinario Tsitsipas o deludente Zverev? Ci viene riferito che qualche commentatore televisivo nel corso della partita ha paragonato il vincitore a Borg per la mobilità e a McEnroe per il tocco. Ci pare un giudizio un pizzico eccessivo e sicuramente prematuro. Sicuramente Stefanos ha giocato una grande partita confermando ciò che già era emerso nella vittoria contro Medvedev, ovvero che è in uno stato di forma eccezionale. È stato solidissimo in tutti i fondamentali e ha mostrato importanti progressi nel gioco al volo. Dall’altra parte della rete ha però trovato un avversario che questa sera – a differenza per esempio di quanto ha fatto Nadal poche ore prima in una situazione di punteggio persino peggiore della sua – alla prima difficoltà si è educatamente fatto da parte. Difficile capire il perché, soprattutto alla luce della dimostrazione di potenza che il tedesco aveva offerto contro Nadal. Forse ce lo spiegherà in conferenza stampa. L’unica cosa certa è che ora per raggiungere le semifinali Zverev sarà costretto a battere Medvedev, giocatore contro il quale ha vinto i primi quattro confronti ma perso l’ultimo in maniera molto netta a Shanghai.

Tsitsipas grazie a questa vittoria è invece sicuro del passaggio alle semifinali me non del primo posto nel girone. Infatti, se venerdì perderà contro Nadal e Zverev verrà a sua volta battuto da Medvedev, sarà scavalcato in testa al gruppo proprio dallo spagnolo. Per chiarezza d’esposizione, riassumiamo tutti i possibili scenari in questa tabella.

Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Medvedev la butta via, Nadal risorge e si salva per miracolo
La situazione aggiornata del Gruppo Agassi
Gruppo Agassi, day 1le vittorie di Zverev e Tsitsipas

Continua a leggere

ATP

ATP Finals: Medvedev la butta via, Nadal risorge e si salva per miracolo

LONDRA – Il russo perde la testa in vantaggio 5-1 nel terzo set e finisce per perdere al tie-break. Nadal annulla anche un match point e si rilancia nel gruppo Agassi

Pubblicato

il

Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali hai sempre un consulto telefonico con un nutrizionista e migliori le tue performance sportive


[1] R. Nadal b. [4] D. Medvedev 6-7(3) 6-3 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Rafael Nadal supera Daniil Medvedev al termine di un incontro combattutissimo che, soprattutto nel terzo set, è stato a tratti meraviglioso e folle. Con questa vittoria lo spagnolo in un solo colpo ravviva le sue chance di approdare in semifinale e al contempo di conservare la prima posizione nel ranking mondiale al termine della stagione. Medvedev, che ha ormai invece poche possibilità di superare il girone di qualificazione, dovrà meditare a lungo sulle modalità con le quali è maturata l’odierna sconfitta, la terza in altrettanti confronti contro il maiorchino.

Alla vigilia dell’edizione 2008 di Wimbledon a Nadal fu chiesto quali fossero le sue aspettative al riguardo. Rafael rispose così: “Due anni fa in finale ho vinto un set; lo scorso anno due; quest’anno spero di vincerne tre”. Non ne abbiamo la certezza, ma crediamo plausibile che – mutatis mutandis – Daniil Medvedev oggi fosse sceso in campo per affrontare Rafael Nadal, che nel corso di questa stagione gli ha impedito prima la conquista dell’Open del Canada e poi quella dello US Open, con il medesimo obiettivo. Obiettivo fallito al termine di una partita dai tre volti: bella nel primo set; discreta nel secondo; meravigliosamente folle nel terzo. Senza volere togliere nulla alla classe immensa di Nadal costituzionalmente incapace di darsi per vinto, nel corso dell’intero incontro abbiamo avuto la forte impressione che l’esito di ogni set sia dipeso nel bene e nel male principalmente dalla tenuta mentale di Medvedev, che sotto questo aspetto ha dimostrato di avere ampi margini di miglioramento.

 
Rafael Nadal e Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

LA CRONACA – Sandro Ciotti in occasione di questo match non avrebbe potuto definire “gremiti in ogni ordine di posti” gli spalti della O2 Arena, come era solito fare con quelli di calcio in occasione dei derby, dal momento che c’erano molti spazi vuoti. Ma avrebbe potuto facilmente indovinare il nome del beniamino dei presenti, a cominciare dal nostro indemoniato vicino di postazione, Mauro, 22 anni, giunto apposta da Catania per sostenere Nadal e allo stesso tempo diventare afono urlando incessantemente il suo nome per quasi tre ore. Non pervenuti i fan di Medvedev.

Daniil vince il sorteggio iniziale e decide di lasciare al numero 1 del mondo l’onore-onere di battere per primo. Onere che Nadal si assume senza alcuna esitazione e svolge da par suo: in tutto il primo set avrà solo un momento di difficoltà nel corso del settimo game, quando annullerà una palla break con un grande passante di diritto al termine di uno scambio infinito (35 colpi). Da sottolineare la sua performance anche a rete dove, se non abbiamo contato male, lo abbiamo visto uscire vincitore in dieci occasioni su undici tentativi. Purtroppo per lui e per i suoi fan (tra i quali si è distinta per sonorità una nutrita pattuglia di bambini spagnoli), Medvedev al servizio è altrettanto autorevole, se non di più: quattro i turni di servizio consecutivamente tenuti dal russo senza perdere un punto.

Le sue roncolate di diritto – che tale pare in mano a Medvedev la racchetta in certi momenti: roncola più che Durlindana – scavano solchi nel cemento e il rovescio non sarà forse da manuale del tennis ma è efficacissimo. A ciò si aggiunga una battuta notevole e una mobilità laterale e verticale sbalorditiva in un atleta vicino ai due metri e si otterrà un giocatore in grado di vincere il primo set, seppure non senza sudare, contro una buona versione di Nadal. Punto a nostro avviso più importante e più bello del primo parziale quello colto da Medvedev nel tie-break con un sontuoso diritto in corsa sul punteggio di 4-3; così bello – soprattutto sotto il profilo atletico – da strappare l’applauso e il seguente ammirato commento al nostro non imparziale vicino di poltrona, Mauro: “Bravo. Quando uno è bravo è bravo e bisogna riconoscerlo”. Sottoscriviamo il giudizio.

Rafa Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Non certo meno bravo di Medvedev è però Nadal, che nel secondo set approfitta di un attimo di distrazione (o rilassamento) del suo avversario per togliergli una prima volta il servizio in apertura e poi una seconda nel nono gioco, senza mai rischiare nulla durante i suoi turni di battuta. In occasione del secondo break si è avuta netta la sensazione che Medvedev per qualche insondabile ragione non vedesse l’ora di passare subito a quello decisivo e che Nadal non vedesse l’ora di accontentarlo.

Set decisivo che – se non proprio di Omero – meriterebbe almeno la penna di Salgari per essere narrato, tale è stato l’intreccio di pathos e emozioni al quale abbiamo avuto la fortuna di assistere e che non è semplice comunicare nella sua interezza al lettore. Proviamo comunque. Si comincia con Medvedev straripante capace di togliere il servizio per due volte consecutive al suo apparentemente rassegnato avversario, di procurarsi due palle per il 5-0 e, poi sul punteggio di 5-1, un match point annullato da Nadal con una smorzata tanto delicata quanto coraggiosa. Pareva il canto del cigno quella smorzata. Invece, proprio da lì è iniziata la discesa agli inferi di Medvedev e il crescendo rossiniano di Nadal, interrotto soltanto da una reazione rabbiosa del primo che, sul punteggio di 5-6 0-30, ha messo a segno tre ace rabbiosi e raggiunto il tie-break.

A questo punto però, all’interno di un’arena ormai trasformata in una bolgia infernale interamente schierata a favore di Nadal, crediamo che neppure la mamma di Medvedev avrebbe scommesso rublo sulla vittoria del suo labile bambino che ha infatti resistito sino al 4 pari per poi lasciare il passo al suo avversario dopo l’ennesimo errore gratuito di diritto, il quarantesimo complessivo. Un dato molto insolito per Daniil. Nadal torna così prepotentemente in lizza per un posto in semifinale che gli verrà conteso da Stefanos Tsitsipas venerdì e rende più complessa e avvincente la lotta per il titolo di miglior giocatore del ranking, anche alla luce della sconfitta subita ieri da Djokovic.

Daniil Medvedev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Medvedev, uscito dal campo in evidente stato di shock, si giocherà le residue chance contro Alexander Zverev, ammesso e non concesso che il match di questa sera gliene lasci qualcuna. Al di là di questo fatto contingente, resta però forte la sensazione che Medvedev debba ricaricare le pile – fisiche e mentali – al termine di una stagione che, oltre ad essere stata straordinariamente positiva, è stata altresì massacrante e che, se ne sarà capace, la prossima possa portarlo a raggiungere traguardi ancora più importanti.


NOTA PER I LETTORI – In relazione allo scambio di battute avuto con Rafael Nadal durante la conferenza stampa del suo primo incontro, c’è stato un franco chiarimento con lo spagnolo subito dopo la sua partita con Medvedev. Ci siamo entrambi spiegati i motivi che hanno portato al reciproco equivoco e a espressioni non consone, in buona parte dovuto all’inglese imperfetto – in particolare in questo episodio – di entrambi per reciproca ammissione. Basta così. Cambiamo argomento con soddisfazione generale e, fra Nadal e il sottoscritto, permane la immutata stima di sempre. Quanto ai lettori pensino, come sempre, quel che si sentono di pensare, ma a questo punto ogni ulteriore commento mi parrebbe davvero superfluo, con buona pace per tutti. Grazie a tutti per la partecipazione. (Ubaldo Scanagatta)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi
Gruppo Agassi, day 1le vittorie di Zverev e Tsitsipas

GLI SCENARI DI QUALIFICAZIONE (aggiornati dopo la vittoria di Tsitsipas)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement