Nadal, 50 da record. Quarti a Madrid. Lajovic sorprende Delpo

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Nadal, 50 da record. Quarti a Madrid. Lajovic sorprende Delpo

50esimo set consecutivo vinto. Record in Era Open su una singola superficie (superato McEnroe). Ora Thiem. Delpo fuori al tie-break decisivo. Shapovalov si prende il derby

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dal nostro inviato a Madrid

RAFA E UN RECORD DURATO 34 ANNI – In conferenza stampa ieri aveva detto che non era un suo pensiero, ma Rafa Nadal, battendo uno Schwartzman che ha mostrato di meritare la sua classifica di top 20, ha stabilito stasera l’ennesimo record della sua carriera. Da oggi infatti, il maiorchino, vincendo gli ultimi 50 set giocati sulla terra, ha superato John McEnroe (che vi era riuscito sui tappeti indoor) nella miglior serie di parziali vinti sulla stessa superficie. Soprattutto, contro un avversario che non ha mollato nulla, ha mostrato il suo eccellente stato di forma e di fiducia, il miglior viatico possibile per affrontare questo che storicamente è il mese più importante della sua stagione.

Si è dovuto attendere l’esordio nel programma serale di Rafa Nadal per vedere il primo pienone nel centrale della Caja Magica. Gli oltre diecimila spettatori che hanno riempito il Manolo Santana non saranno certamente venuti per l’avversario del beniamino di casa, ma Rafa aveva di fronte un tennista dall’ottimo ranking: Diego Schwartzman, 16 ATP. Era rassicurante per il numero 1 del mondo il bilancio degli head to head: il maiorchino aveva affrontato l’argentino già quattro volte, perdendoci solo un set, a gennaio in Australia. L’inizio di partita non è stato certamente facile per Nadal, che anzi, dopo non aver capitalizzato due palle break nel secondo game, nel terzo ne ha dovuto annullare a sua volta una. Schwartzman in questa fase mostra il meglio delle sue qualità, contro colui che, sebbene abbia appena sei anni di più, ha dichiarato essere il suo idolo tennistico. Diego si muove velocissimo per il campo, lottando su ogni palla con una “garra” ammirevole, senza rinunciare a cercare anche punti vincenti. Il problema, contro questo Nadal, è però restare su ritmi altissimi e non sfiancarsi, quando invece il campione di dieci Roland Garros resta ancora fresco come se avesse appena iniziato il riscaldamento. Dopo la prima mezz’ora di gioco, molto equilibrata, Rafa va al cambio campo sul 3-2, ma, sino a quel momento, l’equilibrio è sovrano. Del resto Schwartzman, in conferenza stampa post-vittoria contro Lopez, ieri aveva affermato che l’unica maniera per poter vincere contro Nadal era quella di partire molto forte, per provare quantomeno a scalfire la grande fiducia con cui in questo mese sta giocando il campionissimo spagnolo. Arrivava però, non appena Diego calava leggermente d’intensità, quasi inevitabilmente il break, più precisamente nel sesto gioco. Uno strappo nel punteggio che consentiva poi a Nadal di chiudere sul 6-3 in 45 minuti.

 

Un tennista come Schwartzman, anche davanti a un Everest da scalare come quello rappresentato dal vincere due set consecutivi sulla terra a Nadal, non ci pensa minimamente a mollare. L’argentino è coraggioso nel corso del primo gioco del secondo parziale ad annullare – costringendo Rafa a sbagliare un passante di rovescio – una palla break che psicologicamente sarebbe stata pesantissima. Per un paio di volte, non solo il Manolo Santana, ma anche Rafa Nadal, lo applaude, per due passanti molto spettacolari. Come accaduto nel primo set, i giochi iniziali del secondo parziale sono divertenti e ben giocati: il pubblico si diverte ad ammirare, da un lato la forza strabordante del suo campione, dall’altra, la voglia di non arrendersi dell’argentino. Impiega mezz’ora Rafa per brekkare il 16 del mondo e portarsi sul 3-2 e servizio. Un tennista normale desidererebbe la doccia. Invece, Schwartzman è così un lottatore nato da non mollare nemmeno un set e un break sotto contro un campione che non perde un parziale sulla terra da 49 volte. Nell’ottavo gioco Diego conquista addirittura due palle break: la prima Rafa l’annulla con un servizio vincente; la seconda, chiudendo con una stop volley di dritto uno spettacolare scambio. Non c’è due senza tre: il 25enne argentino conquista una terza palla break e questa volta la converte, chiudendo con un dritto a rete un lungo scambio.

Il nono gioco racconta benissimo cosa voglia dire attualmente giocare contro Nadal: Schwartzman fa grandi punti, corre come un matto da una parte all’altra del campo e, nonostante un Rafa determinatissimo a ristabilire il vantaggio, guadagna due palle per andare sul 5-4. Un tale sforzo, che con altri tennisti avrebbe portato ben altri risultati, che non viene però premiato. In quel momento persino un lottatore indomito come Schwartzman si sente scorato prima e stanco poi. Non crediamo che a un giocatore dalle sue caratteristiche sia capitato molte volte, come successo stasera, di fare in una situazione delicatissima di punteggio come questa, doppio fallo sulla palla break per l’avversario. Nel pugilato sarebbe k.o. tecnico, nel tennis si devono aspettare altri cinque minuti: Rafa chiude senza problemi nel game successivo e dopo un’ora e quarantacinque minuti, nel fragoroso boato del Manolo Santana, conquista l’accesso ai quarti, concedendo quantomeno all’argentino il momento per l’ammirato applauso che giustamente il pubblico gli concede. Domani lo attende Dominic Thiem, l’ultimo tennista ad averlo battuto sulla terra, l’anno scorso a Roma. Ma erano entrambi giocatori diversi da adesso, in un differente stato di forma psico-fisica, come si è già visto all’ultimo Roland Garros e, soprattutto, tre settimane fa a Montecarlo. Domani sarebbe davvero una grandissima sorpresa se Rafa non si prendesse la terza rivincita contro l’austriaco.

LAJOVIC SUPER, DEL POTRO SPRECONE – Esce dal Mutua Madrid Open il più accreditato antagonista di Nadal: Juan Martin del Potro perde una partita che più volte aveva dato l’impressione di avere in pugno. Era stato padrone del campo sino a metà del secondo set, ma, soprattutto, deve recriminare per come ha sprecato un vantaggio di 4-0 nel tie-break decisivo. Il gigante di Tandil è dunque rimandato per l’ennesima volta sul rosso (non raggiunge una semi su questa superficie da Madrid 2012), ma va dato il giusto onore a Lajovic, autore di una prova coraggiosa e tignosa, nella quale ha mostrato al pubblico di Madrid tutto il talento e le qualità di cui dispone. E dire che l’inedito match con Lajovic, pur essendo il 27enne serbo solo 95 ATP, sulla carta nascondeva le sue insidie, avvisaglie che avrebbero dovuto mettere in allarme Delpo. L’allievo di Jose Perlas – ex coach tra gli altri di Fabio Fognini – proveniva dalla qualificazioni e in questi giorni a Madrid ancora doveva perdere un set, nonostante avesse sconfitto ben quattro giocatori, alcuni dei quali di buonissimo livello (Gimeno-Traver, Florian Mayer, Khachanov e Gasquet).

Dopo 21 minuti di partita si è già sul 3 pari: nessun gioco arriva ai vantaggi e il match vive la più classica delle prolungate fasi di studio. Il settimo gioco, come vuole una vecchia regola non scritta del nostro sport, è quello dove arriva la prima svolta: del Potro deve fare poco più che assistere, perché Lajovic si produce in una serie di gratuiti che concedono all’argentino il break. Delpo prima conserva facilmente il servizio, poi strappa nuovamente la battuta al serbo: senza quasi sudare, il numero 6 del mondo conquista in appena 32 minuti il primo set. Il pubblico ama il gigante di Tandil. Nonostante questa sia l’ultima partita del programma diurno, tifa per lui: nel catino del Manolo Santana, rimbombano i “Vamos Delpo!”. La prima parte del secondo set segue la stessa falsariga di quella del primo: nei primi sei giochi chi è al servizio concede complessivamente solo quattro punti a chi riceve. Nel settimo game, ancora come accaduto nel primo parziale, arriva la svolta: Juan Martin si distrae, mentre Dusan spinge sull’acceleratore e arriva a palla break. L’argentino se la cava con lo schema servizio-dritto, ma Lajovic guadagna una seconda chance, che con una bella accelerazione di dritto converte. Il numero 6 del mondo nel game successivo avrebbe due palle per mettere a posto le cose, ma Lajovic con il servizio le annulla. Si percepisce il nervosismo di del Potro per essersi lasciato sfuggire una partita che controllava facilmente: l’argentino prova a ingranare le marce, ma intanto Lajovic si è come sciolto dalla tensione. Il serbo ha preso fiducia e gioca bene: serve ottimamente (nel secondo set conquista l’81% di punti con la prima e il 69% con la seconda), spara belle accelerazioni da fondo campo, alternate con buoni colpi di tocco. Dopo 1 ora e 14 minuti, si va giustamente al terzo set, un epilogo impensabile appena venti minuti prima.

Chi immagina che il più titolato dei due subito rimetterà a posto le cose, rimane basito dall’inizio del decisivo parziale. Lajovic guadagna due palle break nel gioco iniziale, che del Potro è bravo ad annullare. Ne arriva però la terza, sulla quale giunge la stecca di dritto del gigante argentino: l’immagine migliore della crisi inaspettata che il 6 ATP sta vivendo in campo. Il serbo conquista una palla del 2-0, grazie a una discesa in controtempo conclusa con una splendida volée di rovescio, un punto testimoniante appieno il suo buonissimo potenziale, ancora non uscito fuori a 27 anni. Tuttavia, subito dopo, Lajovic ricorda a tutti anche perché abbia una classifica modesta e regala, senza che del Potro faccia nulla di rimarchevole, il controbreak. Dopo i primi due set nei quali si aveva la percezione di una partita asettica – soprattutto a causa della sensazione che Delpo avesse sempre e comunque la partita in pugno, anche quando era in svantaggio -, il terzo parziale si fa davvero coinvolgente. Si vedono bei punti e banali errori da ambo le parti del campo e, soprattutto, si avverte un vero equilibrio in campo, perché Lajovic, da metà secondo set in poi, sta finalmente giocando (molto bene) come fatto nei precedenti turni di Madrid. Dopo l’1 pari non ci sono più sussulti, nessun game arriva ai vantaggi e così il tie-break diventa l’epilogo inevitabile per decidere chi dei due andrà ai quarti di finale. Il gioco decisivo non tradisce l’andamento del resto del match e va ad ondate: un servizio vincente dell’argentino e tre errori banali del serbo mandano Delpo sul 4-0 e il match sembra assegnato. Non è così e Lajovic, con la complicità del gigante Tandil, apparso pigro e lento, rimette in piedi la partita e anzi, si porta sul 6-5. Delpo annulla il primo match point con un servizio vincente, ma una risposta profonda di Dusan gli garantisce la seconda palla per il match. Dopo un lungo scambio, un rovescio lungo dell’argentino, manda ai quarti di finale Lajovic, miglior risultato, sin qui, della carriera (mai era arrivato così avanti in un Masters 1000). Domani il 27enne serbo affronterà Kevin Anderson, 8 ATP, contro il quale, sul cemento di Miami, l’anno scorso ha perso l’unico precedente.

THIEM SUPERA CORIC E VA DA NADAL  Un Dominic Thiem lunatico trionfa alla distanza contro un solidissimo Borna Coric, che è persino andato a servire per il match sul 5-4 nel secondo set. È proprio allora che l’austriaco, dopo un set e mezzo dove ha alternato molti gratuiti (frutto della sua endemica impazienza) a pochi vincenti di qualità, ha ritrovato se stesso sfoderando una prestazione magistrale. Riavvolgendo il nastro, è lampante come quel decimo game sia stato la sliding door dello scontro: fino a quel momento Coric aveva dominato l’incontro sfruttando un’ottima percentuale di prime (82% nel primo set), che, combinata alla posizione eccessivamente arretrata di Thiem in risposta, ha conferito al croato una tremenda efficacia nell’uno-due e la possibilità di giocare in scioltezza i game in risposta, dove ha sempre giocato alla regola cercando di allungare gli scambi e far puntualmente sbagliare l’avversario. Dopo aver salvato il match però il nr.2 su terra del 2017 gioca un ottimo tiebreak e nel terzo set è insolitamente assennato sino all’ottavo game, il più bello del match, quando sopperisce alla scomparsa della prima di servizio usufruendo del suo pazzesco rovescio monomane a tutta potenza che salva due palle break e provoca lo stupore del pubblico e dell’avversario. Quest’ultimo vicendevolmente non regge più il ritmo altissimo del suo avversario ed è costretto ad alzare bandiera bianca nel finale, siglando un solo punto negli ultimi due game prima di concedere partita e incontro.

CANADA GIOVANE – Il primo capitolo della rivalità canadese tra i due migliori tennisti del grande paese nord-americano viene vinto – con buon margine – da Shapovalov, il più inesperto e peggio classificato, ma anche quello maggiormente dotato di talento. Senza esperienza specifica sulla terra, Denis, ad appena 19 anni compiuti il mese scorso, sfodera una prova quasi perfetta, fatta di grande personalità, colpi spettacolari e una sensazione, lasciata in chi lo vede, che davvero abbia ancora ampi margini di crescita.

Il cielo di Madrid non presenta nuvole, fa caldo (23 °) quando i due giocatori scendono in campo. Che sia primavera e non estate lo capiamo solo dalla tempesta di polline che a più riprese si scatena nel secondo set. Il terreno di gioco della Arantxa Sanchez presenta, a causa del suo tetto richiudibile, il solito antipatico gioco di luci e ombre. Vivendolo in prima fila dalle tribune riservate alla stampa nel secondo impianto per importanza della Caja Magica, va però detto come appaia meno fastidioso per i tennisti, rispetto almeno all’impressione che se ne ricava dagli  schermi della televsione. Pronti-via e subito si capisce che aria tira: Milos nel gioco inaugurale spara tre ace. Inizialmente i due concedono poco al servizio e si vede pochissimo tennis – dopo 12 minuti si è sul 2 pari – ma poi due spettacolari accelerazioni da fondo campo di Shapovalov regalano al più giovane dei canadesi in campo due palle break consecutive. Milos non ci sta e col servizio guadagna quattro punti consecutivi, che gli levano le castagne dal fuoco. Questi si rivelano essere i prodromi del break per Denis, che concretizza il miglior avvio di partita due giochi dopo: sul 30 pari, con uno splendido passante di rovescio incrociato, guadagna la terza palla break della sua partita, che poi converte anche con un pizzico di fortuna. La sua risposta al servizio atterra sulla riga, mandando fuori tempo Raonic. Milos prova a rientrare in partita, ma nel primo set riesce solo nell’ottavo gioco ad andare ai vantaggi, senza pero’ conquistare alcuna palla break. Nei momenti delicati, Denis risolve la contesa con splendide accelerazioni con entrambi i fondamentali. Con merito, Shapovalov conquista il primo set dopo 39 minuti di partita.

Il quinto è il primo gioco significativo del secondo set: con un passante di rovescio al fulmicotone, dopo 56 minuti, Shapovalov ha due palle break molto pesanti: il più maturo tra i due canadesi – sebbene abbia solo 27 anni – ne esce molto bene con ace e servizio vincente, tenendo viva la partita. Nel gioco successivo, come paradossalmente tante volte avviene nello sport, Milos si ritrova ad avere la più grande occasione della partita, la sua prima palla break, ma Denis si aiuta con l’effetto mancino sul servizio e l’annulla. Il treno perso costa caro a Milos: sul 3-3 30 pari, affossa in rete una non impossibile volée di rovescio. Shapovalov, come già accaduto nel primo set, non si lascia sfuggire la seconda occasione e vola sul 4-3 e servizio. Dieci minuti dopo è l’ora delle strette di mano. In appena 1 ora e 22 minuti, tra l’entusiasmo e l’ammirazione del pubblico, Denis accede per la prima volta ai quarti di finale a Madrid – e per la seconda in un Masters 1000 dopo Montreal 2017 – dove affronterà in una sfida tra nuove leve (ma il britannico ha 23 anni) Edmund.

I CHILI DI KYLE – Nel solo precedente, finale Davis 2015, Goffin (10 ATP, tds 8) finì sotto di due set contro Edmund (22 ATP) prima di vincere 6-0 al quinto. Questa volta il tennista inglese si prende una meritata rivincita mettendo in mostra notevoli miglioramenti da quel dì. Sempre pesantissimo con servizio e dritto – colpo che ricorda vagamente quello di Jim Courier –, Kyle oggi difende alla grande anche il lato del rovescio e si aggiudica agevolmente il primo set strappando due volte la battuta al rivale. Nel secondo qualcosa sembra cambiare quando Goffin sale subito 15-40 in risposta ma Edmund non crolla, annulla due volte col drittone e tiene la testa. David appare svagato e poco incisivo nelle traiettorie, i troppi errori gli costano il match in un sesto gioco che era iniziato bene. Dal 30-15 invece due dritti larghissimi e un terzo a mezza rete anticipano la sentenza, scritta poco dopo dall’ennesima combinazione servizio-dritto dell’inglese. Al prossimo turno quinto incrocio (parità) con la mano fatata di Denis Shapovalov. La prima volta, in Davis, ci andò di mezzo l’arbitro, Ricordate?

KEVIN PICCHIA DURO – Forse sarà stata l’altitudine o la terra veloce, probabilmente il ricordo della recente maratona  persa in Davis contro Ferrer, sta di fatto che le mazzate di Kevin Anderson (8 ATP, tds 6) hanno sgretolato le difese di un remissivo Philipp Kohlschreiber (28 ATP). Primo set quasi perfetto fino al 5-1 per il sudafricano, che con la risposta in allungo per il secondo break mostra di non essere tutto servizio. Musica simile nel secondo parziale soprattutto perché il tedesco non riesce ad essere incisivo in battuta e continua a soffrire la maggior velocità della palla avversaria. In più perde spesso anche gli scambi lunghi. Anderson rimane tremendamente efficace in risposta e quando sul 15-40 del quinto gioco un dritto incrociato di Kohlschreiber atterra in corridoio i giochi sembrano fatti. Sul più bello però Anderson cede la battuta e si imbarca in un tie-break lungo e nervoso. Il tedesco risponde come un ossesso ma sul set point del 6-5 stecca malamente un dritto. Ne avrebbe un altro ma Kevin rintuzza con due aces consecutivi e chiude 8-6.

SASCHA SENZA AFFANNI – La scritta “next gen contender” nella sua pagina sul sito ATP fa un po’ ridere, ma Alexander Zverev ha poca voglia di scherzare e si libera in due set di Leonardo Mayer, 45 ATP, vincendo oltre l’80% dei punti anche con la seconda di servizio. Primi quattro giochi di studio, poi due errori a rete di Leo offrono la possibilità di allungare a Sascha che ne approfitta prontamente. Sul punto di disunirsi, Mayer evita il doppio break, resta in scia e, con due soli punti strappati in risposta fino a quel momento, sul 4-5 si procura la palla per rientrare, ma Zverev salva e chiude il set a forza di prime. Il tedesco detta il ritmo dall’inizio del secondo parziale e piega agevolmente la resistenza argentina guadagnando così i quarti come lo scorso anno quando fu fermato da Cuevas. Ma questa volta non troverà l’uruguaiano, bensì John Isner che ha fatto suo il match dopo tre tie-break.

UNA BATTAGLIA LUNGA TRE TIEBREAK – John e Pablo, 33 anni l’uno e 32 l’altro, non si sono mai incontrati prima: differenti frequentazioni, probabilmente. I turni di servizio non sono mai in discussione perché, se Isner veste i panni di sé stesso, Cuevas non gli è da meno, tanto da arrivare al tie-break vantando il 100% di punti con la prima. Pur con un paio di sbavature che gli costano immediatamente i mini-break di vantaggio, Pablo resta concentrato e fa suo il gioco decisivo al ventesimo punto con una risposta bloccata su cui John sbaglia il dritto. Il secondo set ricalca il precedente tranne che per una discussione a causa di un segno che l’arbitro non vuole verificare dicendo che lo ha perso, ma poi, come raramente accade benché previsto dalle regole, scende e si fa aiutare dal giudice di linea dopo le insistenze di Cuevas che comunque perde il punto. E tranne per il fatto che il tie-break scivola agevolmente dalla parte di Isner, mentre Pablo deve accontentarsi di vincere lo scambio più bello. Due break point a inizio terzo set che Cuevas non può giocarsi per colpa del servizio di Long John e si arriva al prevedibile epilogo: un passante di rovescio a testa per infiammare il pubblico, poi è una catenata di dritto in risposta da parte di Isner a decidere il match a favore dell’americano, sotto 1-3 nei precedenti con Zverev.

con la collaborazione di Raffaello Esposito, Niccolò Masiero e Michelangelo Sottili

Risultati:

K. Edmund b. [8] D. Goffin 6-3 6-3
[6] K. Anderson b. P. Kohlschreiber 6-3 7-6(7)
D. Shapovalov b. M. Raonic 6-4 6-4
[Q] D. Lajovic b. [4] J.M. del Potro 3-6 6-4 7-6(6)
[5] D. Thiem b. B. Coric 2-6 7-6(5) 6-4
[2] A. Zverev b. L. Mayer 6-4 6-2
[7] J. Isner b. P. Cuevas 6-7(9) 7-6(3) 7-6(4)
[1] R. Nadal b. [13] D. Schwartzman 6-3 6-4

Il tabellone maschile

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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ATP

Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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