Ostapenko morde, Sharapova sbrana. La maratona di Roma è sua

WTA

Ostapenko morde, Sharapova sbrana. La maratona di Roma è sua

ROMA – Tre ore di rimonta tirano fuori la Masha migliore, quella che ancora mancava in questa “seconda carriera”. Kontaveit lascia le briciole a Wozniacki, e Halep rimane n.1

Pubblicato

il

 
 

dall’inviato a Roma

La prima volta che Maria Sharapova raggiunse una semifinale a Roma, nel 2005, Jelena Ostapenko era una bambina di sette anni. A chi, alla vigilia della loro sfida, le aveva chiesto se fosse cresciuta nel mito della siberiana, lei aveva risposto: “Voglio essere me stessa, non imitare qualcun altro”. Pur riconoscendone il valore, al momento di affrontarla per la prima volta in carriera sul Centrale del Foro Italico Ostapenko ha provato a mandarle lo stesso messaggio fin dalle primissime palle colpite a tutto braccio.

ALLA FINE ARRIVA MASHA – Ne è venuta fuori una battaglia di oltre tre ore, dalla quale è uscita vincitrice la migliore Sharapova post-squalifica. Un test davvero tosto, forse il primo, ci dice che siamo vicini alla Masha dei tempi migliori. Sia come risultati, perché non era ancora riuscita a tornare nel weekend di un grande torneo, sia come livello di gioco espresso davanti a un pubblico che la ama – talvolta al punto da distrarla nei momenti cruciali, come accaduto con il lungo applauso prima del doppio fallo al momento di servire per il match – e che ha riempito gli spalti sempre di più ad ogni cambio campo. Nonostante il clou della giornata fosse stato già archiviato con la sconfitta di Fognini contro Nadal, nessuno si è voluto perdere un incontro che, anche se ora è impossibile saperlo, potrebbe aver spostato qualcuno dei fragili equilibri del tour femminile.

 

Come è ovvio, da una partita così lottata e così in bilico fino alla fine non può che uscire una delusa. Il primo set tira-e-molla, durato un’ora e venti, si è concluso soltanto dopo quattordici punti di tie-break ma Ostapenko avrebbe potuto vincerlo almeno in metà del tempo: partita a razzo sparando dritto e rovescio in ogni angolo, la lettone aveva trovato il vantaggio del 3-0 e lo aveva portato fino a trovare per quattro volte il set point in risposta. In quei game eterni del primo parziale Sharapova è però cresciuta, iniziando una rimonta nascosta che è uscita sempre più alla luce del forte sole romano con l’allungarsi dell’incontro. Non è un caso che ognuno dei dodici match-maratona della sua carriera, quelli durati 35 giochi o più, li abbia terminati tutti con le braccia al cielo.

COLPI E CONTRACCOLPI – Dalle qualificazioni del Roland Garros nel 2003 ad oggi, l’orologio a bordo campo e il tabellone del punteggio hanno sempre concordato sul fatto che il miglior momento per abbattere la tigre siberiana sia il prima possibile. Il piano di gioco di Ostapenko sembrava perfetto allo scopo, avendo come passaggio base frantumare la pallina ad ogni impatto con la racchetta. Ma dopo lo scossone iniziale Sharapova ha accettato la sfida. Finché, arrivato il momento del dentro o fuori, ha mostrato alla rivale di poter tirare altrettanto forte, e altrettanto bene: con un dritto coraggioso, piazzato nell’angolo alla sua destra, ha annullato nel secondo set la palla break che avrebbe mandato la campionessa del Roland Garros a servire per il successo. Poi ha ottenuto il break del pareggio – uno dei tantissimi dell’incontro – con la “sua” risposta di rovescio incrociato stretto, ed è continuata a crescere.

La fretta di chiudere, e forse la tentazione di farlo in bellezza, ha fatto sprecare a Sharapova due match point. Il vincente a due mani prima dell’urlo finale ha ricordato a tanti che quando vuole qualcosa è difficile impedirle di prenderselo. Una Ostapenko indomabile nonostante un problema alla coscia destra, a tratti maturata abbastanza da capire che alcuni punti valgono più di altri (e che può quindi servire inseguirli correndo a destra e a sinistra), ha potuto soltanto accennare un colpo nel vuoto e poi scendere a rete per la stretta di mano. E persino una Simona Halep fiduciosa e riposata, ora, potrebbe sentire un brivido lungo la schiena. Battuta Caroline Garcia in una sessione serale priva di emozioni, la romena arriva in semifinale con poco più di due ore di gioco nelle gambe e conserverà la posizione di numero uno al mondo anche lunedì grazie all’eliminazione di Caroline Wozniacki.

SCALATA IN SORDINA – Mentre tutta l’attenzione del Foro era concentrata sul Centrale, Anett Kontaveit ha messo il turbo lasciando appena tre giochi alla danese in un contemporaneo match lampo sulla Next Gen Arena. Dopo aver ripetuto il successo di Madrid contro Venus Williams, l’estone ha battuto in sordina un’altra top ten ed ex numero uno WTA (sia pure sulla superficie sulla quale è meno competitiva) e ha migliorato il quarto di finale dello scorso anno. Stavolta per giocarsela a Roma non ha avuto bisogno di passare dalle qualificazioni, a testimonianza di quanto sia cresciuta in soli dodici mesi. “Ho imparato così tanto” ha detto, “credo di essermi evoluta molto. Mi sento più calma in campo, più fiduciosa. E qui a Roma mi trovo davvero bene”.

Sui campi lungo il Tevere nessuna è ancora riuscita a strapparle un set, perciò provare a ritoccare ancora l’attuale best ranking di numero 26 non sembra fantasia neppure contro Elina Svitolina. Eliminata oggi Angelique Kerber con un duplice 6-4, che equivale addirittura al sesto successo consecutivo nei loro scontri diretti nell’ultimo anno e mezzo, la campionessa in carica ucraina punta a difendere questa settimana il secondo dei tre titoli Premier 5 vinti nel 2017 (ci è già riuscita a Dubai in febbraio). Non sarà facile, perché le quattro rimaste in gara hanno lo stesso suo desiderio. Arrivare, rimanerci, tornare: la strada che tutte vogliono percorrere è sempre e comunque verso l’alto. Roma è di strada, ma soltanto per una di loro.

Risultati:

[4] E. Svitolina b. [11] A. Kerber 6-4 6-4
M. Sharapova b. [5] J. Ostapenko 6-7(6) 6-4 7-5
A. Kontaveit b. [2] C. Wozniacki 6-3 6-1
[1] S. Halep b. [7] C. Garcia 6-2 6-3


SCANAGATTA RACCONTA [VIDEO]

Nei prossimi giorni altri video aneddoti della serie “Scanagatta racconta” incentrati su Nicola Pietrangeli, Paolo Bertolucci, Bjorn Borg e Rafa Nadal a confronto, Boris Becker.

Continua a leggere
Commenti

Flash

WTA Bad Homburg: Garcia in rimonta batte Andreescu, il titolo è suo

L’ex top10 Caroline Garcia recupera set e break per battere Bianca Andreescu; primo titolo in 3 anni e terzo su erba.

Pubblicato

il

Caroline Garcia - Bad Homburg 2022 (foto wtatennis.com)

Clicca qui per ascoltare il video intero!

C. Garcia b. B. Andreescu 6-7(5) 6-4 6-4

La francese Caroline Garcia, attuale n.75 del mondo, supera dopo due ore e 47 minuti di gran lotta la canadese n.64 Bianca Andreescu per 6-7(5) 6-4 6-4, vincendo il titolo 250 tedesco Bad Homburg Open presented by Engel & Voelkers.

 

Garcia è risalita da un set e da un break sotto contro la vincitrice degli US Open 2019 Bianca Andreescu, arrivando vincere il suo primo titolo WTA in singolo in tre anni, l’8° della carriera, anche se lei e la connazionale Kristina Mladenovic avevano collaborato per vincere il loro secondo titolo di doppio al Roland Garros all’inizio di questo mese. Andreescu era in vantaggio 7-6(5), 4-2 prima che Garcia vincesse quattro game consecutivi riuscendo a pareggiare il conto dei set, ed era anche in vantaggio di 2-0 nel terzo.

Il tabellone completo del torneo

Nell’ultimo game del match Caroline ha mantenuto il servizio da 0-30, e grazie all’arma del dritto ha battuto una comunque ottima e meritevole di applausi Andreescu. Entrambe le tenniste hanno dato tutto in campo e le fasciature alle cosce e alle spalle certificano il grande impegno profuso.

Garcia ora ha in bacheca tre titoli sull’erba, avendo già trionfato a Maiorca nel 2016 e a Nottingham nel 2019. In precedenza ha salvato il match point battendo la connazionale Alizé Cornet in semifinale, e ora per le grande fiducia in vista del primo turno di Wimbledon contro la wild card britannica Yuriko Miyazaki n.206, 26 anni.

Andreescu stava tentando di vincere il suo primo titolo dal suo famoso trionfo a New York tre anni fa. Non aveva perso un set sulla strada per la finale, eliminando la testa di serie numero 7 e semifinalista del Roland Garros Martina Trevisan nel Round 1 e eliminando Daria Kasatkina nei quarti di finale. Ha anche ricevuto un walkover dalla testa di serie numero 4 Simona Halep in semifinale, poiché l’ex numero 1 del mondo si è ritirata per un infortunio al collo.

Continua a leggere

Flash

WTA Eastbourne: Kvitova domina la finale, battuta Ostapenko

Nonostante una stagione complicata, la ceca Petra Kvitova in versione scintillante trionfa a Eastbourne per la prima volta. Battuta la campionessa in carica Jelena Ostapenko

Pubblicato

il

Petra Kvitova - Eastbourne 2022 (foto @the_LTA)

[14] P. Kvitova b. [8] J. Ostapenko 6-3 6-2

Peta Kvitova onora al meglio la 39esima finale in carriera, dimostrando con la vittoria odierna il suo feeling con l’ultimo atto dei tornei (bilancio più che positivo, 29-10). Non può nulla Jelena Ostapenko, campionessa in carica di questo torneo, che non trova il giusto apporto dal servizio (54% di prime in campo e 34% di punti vinti con la seconda) e viene travolta dallo strapotere fisico della sua avversaria, che oggi, semplicemente, è stata superiore in ogni zona del campo.

Il tabellone completo del WTA di Eastburne

 

IL MATCH – Ostapenko inizia piuttosto contratta sia in risposta che al servizio, faticando a contenere la potenza di Kvitova da fondo. La ceca approfitta della falsa partenza della sua avversaria (che concede un po’ troppo dal lato del rovescio) e sale subito 3-0. La lettone continua a faticare e anche nel quarto game concede una palla break, ma con due vincenti e un ace riesce a cavarsela. Kvitova, però, è totalmente in controllo del match: al servizio sfrutta al meglio le sue traiettorie mancine e, nel sesto gioco, ha tre nuove opportunità (non consecutive) per ottenere il doppio break. Sulle prime due è brava Ostapenko, mentre la due volte campionessa di Wimbledon ha più di una responsabilità sulla terza, che sciupa con un errore banale. Le chance non sfruttate dall’ex numero due del mondo sono parecchie, dato che anche nell’ottavo game non trasforma due palle break che sono anche set point. In ogni caso, al primo set point sul proprio servizio Kvitova chiude 6-3, risultato che avrebbe potuto essere ben più rotondo visto che in ogni game in risposta la testa di serie numero 14 ha sempre avuto almeno un’opportunità di break (sfruttandone solo una su otto). Emblematico il rendimento in battuta delle due giocatrici: la ceca lascia per strada appena 4 punti in altrettanti game, mentre Ostapenko deve fare i conti con troppe seconde, con cui ottiene appena il 40% dei punti.

La risposta di Kvitova continua a fare la differenza e, data la continua carenza di prime da parte della numero 8 del seeding, anche all’alba del secondo set la 32enne di Bilovec passa a condurre. Nel terzo game trova lo strappo potenzialmente decisivo, ma al momento di confermare l’allungo concede le prime palle break dell’intero match. Sono ben cinque in un game da 20 punti che, alla fine, vedrà prevalere ancora Kvitova, che con grande fatica riesce a portarsi sul 3-1. La partita, di fatto, termina qui, dato che nel gioco successivo la due volte campionessa di Wimbledon trova un altro break. È una versione scintillante quella mostrata dalla testa di serie numero 14, molto solida al servizio ed estremamente incisiva in risposta, che vince il 29esimo titolo in carriera, lasciando per strada appena cinque game. Il 6-3 6-2 finale non lascia appello a Jelena Ostapenko, che non riesce a difendere il titolo conquistato l’anno scorso, dicendosi comunque soddisfatta a fine partita per l’ottima settimana disputata. Decisamente più allegra Kvitova, che ricorda ancora una volta quanto le piaccia giocare sull’erba, superficie su cui ha vinto le ultime cinque finali su sei in carriera (l’unica persa proprio qui a Eastburne, nel 2011, 7-5 al terzo contro Marion Bartoli).

Il tabellone completo del WTA di Eastburne

Continua a leggere

evidenza

L’ex arbitro Tamara Vrhovec: “L’arbitraggio nel tennis è una società chiusa del 19° secolo”

La croata, ex arbitro, non le manda a dire sul suo vecchio mondo in un’intervista al Telegraph

Pubblicato

il

Giudice di sedia a Wimbledon (foto Flickr stevekeiretsu)

Un sistema chiuso, misogino, e pieno di abusi di potere: questo è il quadro fornito da Tamara Vrhovec sull’arbitraggio nel tennis, proprio nei giorni in cui Soren Friemel (ex capo dell’associazione arbitraggio ITF di recente dimessosi, come riportato anche da Ubitennis un paio di mesi fa) è pronto a tornare allo US Open. E così il Telegraph, che sta conducendo un’approfondita indagine riguardo tutti gli scheletri dentro l’armadio dell’associazione, ha intervistato un ex arbitro, una donna croata ora di 48 anni, entrata però in questo mondo a 28, dunque con qualcosina di interessante da raccontare riguardo i piani alti di questo mondo e come si comporta chi ha il potere. “Quando succede qualcosa di scandaloso (e succede, molto spesso)“, inizia Vrhovec, “pochissimi sceglieranno di parlare perché hanno paura che gli si ritorcerà contro. Cosa succede all’ufficiale in questione quando inizia l’indagine? Potrebbero perdere il lavoro per sempre e chi è al potere potrebbe rimanere. Questo è quanto accaduto con “X” (l’uomo di alto rango che ha acconsentito a lasciare il tennis come compromesso per evitare conseguenze). Ci sono state alcune precedenti accuse contro di lui che non sono mai state trattate. Scoraggiava le persone dal provare a parlare dei loro casi“.

Questo “mister X”, che Vrhovec per motivi legali non vuole nominare, si sarebbe anche reso protagonista di discriminazioni sessiste, invitando la croata ad “essere meno sessuale fuori dal campo“(e non indossava gioielli né metteva trucco). E partendo da questo avvenimento, si arriva anche a tracciare un’identità in parte anche misogina dell’associazione arbitraggio dell’ITF e dell’ATP: “Sono stata la prima donna a unirsi alla squadra arbitraria ATP Challenger nel 2002. Era una cosa importante all’epoca nel settore, e non posso dire di essere stato ben accolta da molti degli arbitri maschi. Anche Giulia Orlandi, che era a capo della squadra arbitraria WTA, non è apparsa entusiasta. Mi ha detto che credeva che l’ATP sperasse di mostrare che le donne in realtà non erano in grado di fare il loro lavoro“.

Dunque non era ben vista lei come anche altre donne in questo particolare mestiere, e addirittura gli abusi, nelle pesanti parole di Vrhovec, trascendono il campo del potere: “Si parlava sempre molto tra gli arbitri di chi andava a letto con chi ma, in generale, ero vista come una donna tosta, qualcuno a cui i ragazzi non avevano le palle di avvicinarsi, motivo per cui il commento ‘troppo sessuale’ era così strano. C’erano un paio di uomini che mi hanno fatto delle proposte e che si aspettavano di ottenere ciò che volevano perché erano più anziani di me. Uno ha lasciato l’azienda ora; l’altro è stato recentemente promosso in una posizione di alto rango anche se tutti sanno che è un predatore, e non si è mai nemmeno preoccupato di nasconderlo; mi ricordo di questo tizio che è venuto dietro di me e mi ha afferrato il sedere una volta al Roland Garros. Più tardi, ha avuto un litigio pubblico con un’altra arbitro donna, e quando ho preso le sue parti, si è arrabbiato molto con me. Almeno voleva dire che non mi toccava più“.

 

Queste parole, questa testimonianza, mostrano chiaramente i sintomi di un sistema malato, chiuso, che ha bisogno di ripartire, di essere rifondato, anche in base alle promozioni e alla meritocrazia. Attualmente, l’arbitro con il Gold Badge (il livello più alto) giudica chi ha quello d’argento e così a catena, in una valutazione tra interna che spesso assume più i contorni di un patrocinio, come rimarca la croata: “C’era un arbitro donna nota per uscire con alcuni dei più anziani, e quando le ho dato tre (su sette) come valutazione per una partita, è stato aggiornato a quattro dal supervisore WTA sul posto. Ricordo almeno altri due esempi di supervisori che cambiavano le mie valutazioni sulla base del proprio “input”, tutti nel WTA Tour. Il sistema è troppo facile da manipolare per le persone al vertice, che conoscono il risultato che cercano e lavorano per raggiungerlo con qualsiasi metodo. Ad esempio, non c’è un record preciso di quali partite vengono valutate, quindi se un arbitro favorito commette un errore, puoi semplicemente ignorarlo e non mettere alcun segno. Nel corso della mia carriera, ho lavorato per diventare un Gold Badge, ma non è mai successo per un motivo o per l’altro, e sono rimasta Silver Badge per 16 anni, che è un record. Vi ho parlato del commento ‘troppo sessuale’ prima. Un’altra volta, nel 2011, il WTA non mi aveva dato alcuna valutazione durante l’intera stagione, e questo è stato usato come motivo per cui non potevo essere promossa“.

La conclusione è un appello al cambiamento, a migliorare un sistema che si fonda su favoritismi e meccanismi sessuali anche gravi, in cui il merito è sempre messo all’ultimo posto, dove si ha paura di parlare per le conseguenze(!). “Ho scritto un appello nel gennaio 2012, ma non è successo nulla. Ho continuato a sperare che il mio duro lavoro e le mie prestazioni avrebbero vinto“, le accalorate e fiere parole di Vrhovec, “ho avuto colleghi con il distintivo d’oro che mi hanno sostenuto e hanno parlato ai massimi livelli dell’intera situazione, alcuni a tempo pieno con ITF e altri con ATP. Ma io volevo avere una carriera dove sarei stata premiata secondo la mia etica lavorativa e performance, motivo per cui invece mi sono trasferita alla finanza. Inoltre, essere un arbitro è molto dura per la vita privata e volevo sistemarmi e avere una famiglia. Molte persone hanno suggerito di intraprendere azioni legali, ma io non ho voluto. È passato e non ci penso più, ma credo di dover parlare ora per chi è ancora nel sistema e non ha la possibilità di farlo“.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement