Scanagatta racconta: "Il vero n.1 d'Italia, Adriano Panatta" [VIDEO]

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Scanagatta racconta: “Il vero n.1 d’Italia, Adriano Panatta” [VIDEO]

L’ultimo re italiano del Foro. Il personaggio descritto dal Direttore in un video ricco di aneddoti e ricordi

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SCANAGATTA RACCONTA [VIDEO]

Nei prossimi giorni altri video aneddoti della serie “Scanagatta racconta” incentrati su Nicola Pietrangeli, Paolo Bertolucci, Bjorn Borg e Rafa Nadal a confronto, Boris Becker.

 

I 110 campioni di 28 diversi sport  raccontati nelle 256 pagine complessive, illustrati da oltre 600 foto, sono due per anno:

1957 Coppi-Bartali, 1958 I fratelli Mangiarotti, 1959 Pietrangeli-Gardini, 1960 Berruti-Consolini, 1961 Monti-Nones, 1962 Ragno-Lonzi, 1963 Rivera-Mazzola, 1964 Menichelli-Pamich, 1965 Gimondi-Adorni, 1966 Di Biasi-Cagnotto, 1967 Benvenuti-Mazzinghi, 1968 Zoff-Albertosi, 1969 De Magistris-Pizzo, 1970 Riva-Boninsegna, 1971 Thoeni-Gros, 1972 Raimondo e Piero D’Inzeo, 1973 Calligaris-Lamberti, 1974 Agostini-Ubbiali, 1975 Ferrari-Alboreto, 1976 Panatta-Barazzutti, 1977 Bettarello-Munari, 1978 Simeoni-Dorio, 1979 Saronni-Lanfranco, 1980 Mennea-Da Milano, 1981 Giuseppe,Carmine,Agostino Abbagnale, 1982 Rossi-Conti, 1983 Cova-Panetta, 1984 Moser-Argentin, 1985 Maldini-Bergomi, 1986 Canins-De Zolt, 1987 Meneghin-Riva, 1988 Bordin-Maenza, 1989 Baresi-Scirea, 1990 Bernardi-Lucchetta, 1991 Bugno-Chiappucci, 1992 Compagnoni-Kostner, 1993 Baggio-Vialli, 1994 Di Centa-Fauner, 1995 Tomba-Ghedina, 1996 Trillini-Rossi, 1997 Chechi-Cassina, 1998 Pantani-Ballerini. 1999 Belmondo-Piccinini, 2000 Rosolino-Fioravanti, 2001 Idem-May, 2002 Cipollini-Bartoli, 2003 Rossi-Biaggi, 2004 Vezzali-Baldini, 2005 Sensini-Magnini, 2006 Cannavaro-Buffon, 2007 Bettini-Ballan, 2008 Totti-Del Piero, 2009 Pellegrini-Filippi, 2010 Schiavone-Pennetta, 2011 Zoeggeler-Kostner.

ADRIANO PANATTA, L’OTTAVO RE DI ROMA

Non è un caso se il boom del tennis in Italia è coinciso con gli Anni Settanta, quelli di Adriano Panatta. Un po’ come per lo sci, quando il boom sarebbe venuto con gli anni Novanta di Alberto Tomba. Due grandi campioni, due artisti, due irripetibili personaggi ricchi di classe, di talento, di carisma, di fascino, amatissimi, quasi idolatrati da tutti gli sportivi, anche di altre discipline. In Italia come all’estero. Campioni eccezionali AP e AT. Così popolari da uscire dal microcosmo del loro sport e da far dimenticare il proprio passaporto. Entrambi parevano danzare con la leggerezza di un Nureyev fra le righe bianche della terra rossa come fra i paletti rossi e blu piantati nella neve.

Parigi finì per adorare Adriano Panatta come Roma che lo aveva eletto ottavo re, gli indimenticati cori “Aaa-driaaa-nooo, Aaa-driaaa-noo” uscirono anche dal Foro. Adorò Adriano Stoccolma dove nel ‘75 lui nascose la palla a Ashe e Connors, e così Houston dove nel ’77 regolò uno dopo l’altro Connors, Rosewall, Dibbs e Gerulaitis. Tutti sanno che Adriano Panatta, più vicino alla gente di Nicola Pietrangeli (un tantino più snob e più vincente quando però molti dei più forti professionisti erano banditi dal tennis dei finti dilettanti), avrebbe potuto vincere molto di più.

La sua resta comunque una carriera straordinaria, coronata da un 1976 davvero magico che gli valse il quarto posto nelle classifiche mondiali grazie alle rocambolesche vittorie in due Slam, gli Internazionali d’Italia e gli Internazionali di Francia. Un anno concluso con la conquista in Cile dell’unica Coppa Davis italiana, sofferta più per motivi politici, con la “sinistra” schierata contro la trasferta nel Paese del dittatore Pinochet, che per problemi tecnici. Jaime Fillol e Pato Cornejo erano più deboli di Adriano e del n.2 azzurro Corrado Barazzutti, e in coppia non valevano davvero lui e Paolo Bertolucci, l’inseparabile amico d’infanzia grande doppista. “Le nostre quattro finali le abbiamo giocate in trasferta. In casa ne avremmo vinto altre due”, dice convinto Adriano, il primo a saper bene che con il suo talento avrebbe potuto stare alla pari con Borg, battuto 6 volte in 15 duelli.

“Non mi rompete più le scatole con Borg!” – sbotta ancora oggi Adriano che allo svedese inflisse le sole due sconfitte patite in otto partecipazioni a Parigi (1973 e 1976). “Io non ero disposto a sacrificare tutti i santi giorni della mia vita per il tennis…”. Difatti Panatta rimase fra i primi dieci del mondo soltanto per pochi mesi, tant’è che a fine 1976 non riuscì nemmeno a qualificarsi per il Masters, come invece gli era successo l’anno prima. Un giocatore con il suo talento avrebbe dovuto restare fra i primi dieci del mondo almeno quattro o cinque anni, come riuscì a tennisti quali i tenaci americani Dibbs e Solomon molto meno dotati di lui. “Borg pensava al tennis anche quando stava seduto sulla sdraio!” diceva sempre Mario Belardinelli, il “Geppetto-Dumas” che creò i quattro moschettieri del tennis azzurro, Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli.

“Belarda” non c’era nel ’68 a Brisbane quando Panatta, 18 anni, colse la prima grande vittoria, a spese dell’occhialuto americano Clark Graebner uno dei più forti tennisti del mondo. Adriano che esaltava quando vinceva e deprimeva quando perdeva, voleva vivere. Gli occhi di una bella donna valevano, talvolta, più di una vittoria, un weekend a Forte dei Marmi più di una semifinale, una vacanza a Porto Cervo in agosto più di una preparazione accurata per l’US Open. Playboy in gioventù, imprenditore (di minor successo), padre affettuoso di tre figli, capitano di Davis, direttore degli Internazionali d’Italia, campione mondiale di motonautica offshore.

Non aveva un fisico naturale. Base atletica e resistenza andavano costantemente costruite. Soprattutto per la terra battuta, superficie prediletta. Il suo tennis era border-line, sempre a rischio, al contrario di quello praticato in tutta sicurezza da un Borg e da un Vilas che con colpi arrotati, liftati facevano passare la palla un metro sopra la rete. I suoi erano attacchi spesso tagliati in controtempo, con la palla che passava a fil di rete. La palla doveva cadere negli ultimi centimetri di campo per essere efficace. La smorzata sfiorare e valicare appena la rete. Il vero tennis è sulla terra rossa, perché è lì che il tennis dice la verità. C’è tutto, pathos, tattica, calore, sudore, polvere. Sull’erba, invece, bisogna soprattutto servire bene, è come il tiro al piccione” esagerava.

Rino Tommasi coniò la parola “veronica” – presa a prestito dalla tauromachia – per la volée alta di rovescio, spalle alla rete, che Adriano sapeva giocare con inimitabile eleganza ed efficacia. Unica. “Mi piace inventare i colpi, così la gente si diverte”. I suoi tuffi a rete precedettero per acrobazia e spettacolarità quelli di Boom Boom Becker. Ecco perché lo chiamavano ancora a disputare esibizioni con i primi tre del mondo quando lui era già sceso a n.65.

Romano de Roma, figlio di Ascenzio custode del tennis Parioli, e romanista sfegatato, Adriano ricorda il trionfo del Foro Italico come il suo momento più emozionante. “Ero nato lì come tennista, fra quelle statue di marmo” e non ha dimenticato gli undici matchpoints annullati al primo turno all’australiano Warwick: “Dieci li salvai sul suo servizio! Ma non ho mai pensato di perdere” si lasciò scappare dopo. Era fatto così. Mai però avrebbe immaginato in quei momenti terribili, neppur lui così guascone, di vincere addirittura il torneo “che sognavo fin da bambino”, mettendo in fila poi Zugarelli, Franulovic, Solomon, Newcombe e infine il mancino argentino Vilas, un braccio grande come una clava. Domato dal virtuoso della racchetta.

Roma stravedeva per il suo enfant du pays, uno dei primi a vestire magliette colorate, i capelli lunghi come le rockstar dei suoi tempi. Pochi giorni dopo e Adriano era a Parigi, di fronte a un cecoslovacco, Pavel Hutka, che si era conquistato un matchpoint. Adriano lo annullò allungandosi in tuffo e agganciando una palla semi-imprendibile, un cross stretto e un rimbalzo subito dopo la rete. Vinse Adriano, 10-8 al quinto. Tanto bastò ad infiammare i parigini che avrebbero fatto il tifo per lui fino alla vittoria finale, di nuovo su quel piccolo infaticabile americano, Harold Solomon, con il quale a Roma per poco non era venuto alle mani per una palla contestata. “Un attimo prima della finale di Parigi, in mutande negli spogliatoi, la tensione saliva. Quasi per scaricarla presi Solly, quer sorcio maledetto, per un braccio e lo portai davanti allo specchio: ‘Ma vedi come sei piccolo e brutto? – gli dissi – come puoi pensare di battermi?’”. E giù una gran risata. Di Adriano. Non di Solomon. Che se fosse riuscito a vincere il quarto set al tiebreak, quando Adriano sembrava cotto, al quinto sarebbe stato favorito. Chissà. “Me lo sono sempre chiesto… però io sul campo sembravo sempre morto e non lo ero mai davvero”. Ecco perché Gianni Clerici, testimone di tanti martirii del nostro, arrivò a ribattezzarlo “il Cristo del Parioli”.

“Se avevo una qualità era interpretare bene i momenti, fare la cosa giusta al momento giusto”. Il pubblico, che ne apprezzava lo stile, il tocco di palla divino, il gioco d’attacco, il coraggio, non poteva non innamorarsi di un campione così. Per capire meglio il tipo Panatta ricordo quando a Wimbledon, quarti di finale della Davis del ’76, Adriano voleva prendersi gioco di David Lloyd, mediocre “Brit” del tutto privo di rovescio. Panatta alle raccomandazioni di Bertolucci che gli diceva “dai batti, sul rovescio!” replicò: “No, a quello gli voglio togliere il vizio di rispondere con il dritto”. Andò a finire che Panatta e Bertolucci, sprecato un matchpoint, persero al quinto dai fratelli Lloyd.

Un tipo così faceva la gioia della stampa internazionale, sempre a caccia di personaggi e gossip. L’Italia non ha più avuto, nei successivi 30 anni, un tennista che sfiorasse anche da lontano il suo stesso successo, la sua straordinaria popolarità. Qualunque cosa facesse Adriano, era uomo-copertina. Le love-stories con Mita Medici, Loredana Bertè prima del matrimonio con la bellissima Rosaria, la ragazzina conosciuta al CT Firenze, le serate con il costruttore Franco Pesci, con il miliardario Gaetano Caltagirone, sullo yacht a Montecarlo con l’ex ministro della giustizia Martelli, le notti della Dolce Vita romana, poi le gare di motonautica, l’amicizia con il defunto marito di Caroline di Monaco, Stefano Casiraghi, il pauroso incidente sul lago di Iseo che poteva costargli la vita. Conclusa l’attività agonistica Panatta avrebbe dimostrato grande carisma anche come capitano di Coppa Davis, un ruolo che ha assolto con maggiore fortuna che non quello di dirigente sportivo in seno alla federtennis dalla quale è uscito bruscamente e male. Poi il tuffo nella politica, assessore allo sport della provincia nelle file del PD di Veltroni. Sempre all’attacco, sempre a rete, ma senza rete. Rischiando sempre il massimo. Una vita tutta serve&volley. Non avrebbe mai immaginato che per 15 anni non avrebbe più avuto nemmeno il piacere di entrare un giorno nel suo adorato Foro Italico, il teatro delle sue grandi gesta. Piccinerie umane (federal-sarde) glielo avrebbero negato.

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Coppa Davis

Coppa Davis, convocazioni: i cinque azzurri scelti da Volandri

Matteo Berrettini e Jannik Sinner guidano l’Italia per il girone di Bologna. Fognini, Bolelli e Musetti completano il roster

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

In vista della fase a gironi delle Davis Cup by Rakuten Finals 2022, che si svolgerà
dal 13 al 18 settembre prossimi sul veloce indoor della Unipol Arena di Casalecchio di Reno a Bologna,
il capitano della Nazionale italiana, Filippo Volandri, ha convocato i seguenti giocatori:

  • Matteo Berrettini
  • Simone Bolelli
  • Fabio Fognini
  • Lorenzo Musetti
  • Jannik Sinner

La Davis Cup by Rakuten torna dopo 46 anni nella città di Bologna ospitando uno dei quattro gironi della
fase finale e vedrà protagoniste quattro squadre: oltre all’Italia, Argentina, Croazia e Svezia. Il ritorno
della più antica competizione sportiva mondiale per squadre nazionali nel capoluogo regionale coincide
con un anniversario storico: ricorre infatti quest’anno il centenario dalla prima partecipazione della
Nazionale italiana alla Coppa Davis.

Filippo Volandri, capitano della Nazionale italiana di Coppa Davis:
“Quello di Bologna è un girone molto duro, probabilmente uno dei più equilibrati, ma allo stesso tempo
molto stimolante. Ritrovare la Croazia, contro cui abbiamo perso lo scorso anno a Torino, sarà un motivo
ulteriore di rivincita e faremo tesoro dell’esperienza del 2021. Sono sicuro che la squadra si farà trovare
pronta e darà il massimo per centrare la qualificazione ai quarti e volare così a Malaga per la fase
decisiva. Giugno e luglio hanno visto i nostri tennisti conquistare bellissimi successi in singolare con
Matteo, Lorenzo e Jannik e abbiamo anche una coppia di doppio competitiva e affiatata come quella
composta da Fabio e Simone, che di recente hanno vinto il torneo a Umago e giocato la finale a Bastad:
non a caso sono in corsa per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino in doppio. C’è un grande
entusiasmo per il nostro sport, come testimoniano lo spazio sempre più ampio sui media,
i dati
dell’audience televisiva e, soprattutto, il fatto che si sente parlare sempre più di tennis e non soltanto di
calcio. È ovvio che questo ti dà delle responsabilità in più però per me queste rappresentano un
privilegio: gestire una squadra importante e forte come la nostra mi rende molto fiducioso, anche per
l’attaccamento che i ragazzi dimostrano quando vestono la maglia azzurra: in Coppa Davis la coesione
del gruppo è un elemento fondamentale che può anche essere decisivo”.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Gli incontri della fase a gironi si giocheranno in quattro differenti città: oltre a Bologna, le sedi sono
Amburgo, Glasgow e Valencia. Le 16 squadre partecipanti sono state suddivise in quattro gironi da
quattro, con le prime due classificate che accederanno alla fase finale. La formula prevede per ogni
incontro la disputa di due singolari e di un doppio, tutti al meglio dei due set su tre.
Fase a gironi:
Gruppo A (Bologna): Croazia, Italia, Argentina, Svezia
Gruppo B (Valencia): Spagna, Canada, Serbia, Corea del Sud
Gruppo C (Amburgo): Francia, Germania, Belgio, Australia
Gruppo D (Glasgow): Usa, Gran Bretagna, Kazakhstan, Olanda

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Tutti i match della fase a gironi saranno visibili su SuperTennix, la piattaforma di streaming on line della
Federazione Italiana Tennis.
Questo il calendario del Gruppo A, con gli incontri che prenderanno il via alle ore 15:
13 settembre: Argentina-Svezia
14 settembre: Italia-Croazia
15 settembre: Croazia-Svezia
16 settembre: Italia-Argentina
17 settembre: Croazia-Argentina
18 settembre: Italia-Svezia
È possibile acquistare online i biglietti per i sei match del girone di Bologna collegandosi al sito web
tickets.italy.daviscupfinals.com e su quello di Ticket One (www.ticketone.it).

UFFICIO STAMPA FIT

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ATP

ATP Cincinnati: Fognini perde ma è ripescato, si qualificano Sonego e Musetti. Si conosce l’avversario di Sinner

Si aggiungono tre italiani al tabellone principale, dopo Berrettini e Sinner. L’altoatesino affronterà il qualificato Kokkinakis

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Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)
Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)

Si sono completati ieri domenica 14 agosto i turni decisivi delle qualificazioni per il Masters 1000 di Cincinnati, in cui erano impegnati tre italiani. In pallio i sette posti per il tabellone principale (sorteggiato nei giorni scorsi, con Berrettini e Sinner inclusi) e, in un modo o nell’altro, tutti gli azzurri hanno centratol’obiettivo. Fabio Fognini, Lorenzo Muetti e Lorenzo Sonego prenderanno parte al Western & Southern Open. Il tennista ligure numero 61 era tuttavia stato sconfitto – 7-6(9) 7-5 perdendo la battuta tre volte in totale – dallo statunitense Marcos Giron, una manciata di posizioni più in alto di lui nel ranking. La defezione di Alexander Bublik ha comunque liberato un posto, e il sorteggiato fortunato è stato proprio Fabio Fognini il quale esordirà contro Alberto Ramos Viñolas nella giornata di martedì.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

I due Lorenzo invece hanno rispettato senza grosse difficoltà il loro pronostico. Il primo è stato Sonego, vittorioso 6-2 6-4 sul 31enne Bradley Klahn (ex n.63, attualmente sprovvisto di classifica dopo l’operazione alla schiena nel dicembre 2020). Per Sonego sono bastati 76 minuti, durante i quali ha concesso una sola palla break, annullata, e ha brekkato tre volte il suo avversario; per il torinese ora ci sarà un’altra wild card locale, Ben Shelton (19 anni, n.229). Lorenzo Musetti invece, che con la posizione n.33 era testa di serie n.1 nelle qualificazioni, ha battuto il sempre ostico Dusan Lajovic con un doppio 6-4 in un’ora e 36. Ora per il 20enne carrarese la sfida col croato Borna Coric, sul quale aleggiano ancora interrogativi sulle sue condizioni, visto che di fatto è ancora in fase di recupero.

 

Altri nomi di spicco che hanno preso parte al tabellone cadetto sono l’ex top10 David Goffin – vittorioso su Chun Hsin Tseng per 3-6 6-3 6-0 – e Thanasi Kokkinakis – che ha battuto contro pronostico Ilya Ivashka per 7-5 1-6 7-5. Il belga Goffin ora esordirà al primo turno del tabellone principale contro un altro qualificato, Giron, mentre l’australiano Kokkinakis sarà avversario di Jannik Sinner.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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ATP

ATP Montreal: Fognini e Bolelli eliminati nel doppio agli ottavi di finale

I due azzurri, campioni a Umago, perdono da Glasspool e Heliovaara, ma la qualificazione al Masters è possibile. Fuori i numeri 1 Ram/Salisbury

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Fabio Fognini e Simone Bolelli - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Anche il torneo di doppio del Masters 1000 di Montreal conosce già i nomi di chi parteciperà nei quarti di finale. Tra queste otto coppie, purtroppo non figurano Fabio Fognini e Simone Bolelli. I due partivano con buone prospettive e anche buone sensazioni. Infatti prima di partire per la trasferta transoceanica i ‘Cicchi’ hanno conquistato il torneo ‘250’ di Umago, rimontando il tie-break finale da 0-6, un successo memorabile. Purtroppo però entrambi non sono riusciti ad adattarsi e farsi strada nel ‘Mille’ del Quebec. Negli ottavi, hanno ceduto a Lloyd Glasspool e Harri Heliovaara abbastanza nettamente, 6-3 6-4 in poco più di un’ora di partita. La sconfitta ha delle ripercussioni anche nella classifica Race to Turin, nella quale al momento gli azzurri occupano l’ottava posizione, proprio dietro a Glasspool e Heliovaara. Ora il britannico e il finlandese sono davanti di 135 punti. Tuttavia ci sono ancora margini: pensare che il quinto posto è lontano 445 punti e c’è ancora uno Slam da disputare.

Nel tabellone era presente anche un altro italiano, Jannik Sinner, in coppia con il più esperto Vasek Pospisil. I due hanno perso al primo round contro la coppia francese formata da Benjamin Bonzi e Gael Monfils, 4-6 6-2 10-8. Nei quarti di finale figura invece un giocatore che con Jannik ha diviso il campo in passato, ovvero Hubi Hurkacz. Insieme al connazionale Zielinski, il campione del Miami Open ’21 sfiderà Rojer e Arevalo. Il vincente del match affronterà Evans (nei quarti anche in singolo, come Hurkacz)/ Peers e Granollers/Zeballos (t.d.s 2). Nella parte alta la prima coppia del ranking, formata da Ram e Salisbury è stata sconfitta a sorpresa negli ottavi, 6-4 7-6(3) da Behar ed Escobar. I due sudamericani se la vedranno con Krawietz e Meis, mentre l’altro quarto di finale vedrà impegnati Koolhof e Skupski contro i due giustizieri della coppia italiana, Glasspool e Heliovaara.

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