Internazionali di Roma: cosa va e cosa non va nell'organizzazione

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Internazionali di Roma: cosa va e cosa non va nell’organizzazione

Gli stand commerciali – più numerosi che in passato lamentano numeri in calo nei primi giorni e qualità dei locali non sempre all’altezza dei 23.000 euro richiesti. 90 auto Peugeot per portare avanti e indrè tutti i VIP con 90 autisti

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Come al solito, noi di Ubitennis cerchiamo durante il torneo di tennis più importante che si svolge in Italia, gli Internazionali d’Italia di evidenziare sia le migliorie riscontrate rispetto agli anni precedenti sia le cose che invece palesemente non vanno e che si potrebbe organizzare meglio per far sì che questo torneo davvero sia al livello dei migliori Master Series (senza parlare di quinto Slam perchè …non siamo la federazione e ai vari Masters 1000 siamo stati). Ripartiamo da quanto segnalato nel 2017 e nel 2016 ed analizziamo cosa abbiamo riscontrato

STAND – ORGANIZZAZIONE ESTERNA

Quest’anno i vari stand previsti all’interno della struttura del Foro Italico hanno subito una modifica logistica. Nel senso che se prima erano tutti a ridosso del vialone principale, quest’anno sono suddivisi su due file differenti, un po’ più interni rispetto al vialone stesso. Secondo alcuni questo ha danneggiato i potenziali acquisti, secondo altri invece si è creato un vero e proprio quartiere commerciale che facilita di più il passaggio, nel senso che chi vuole fare acquisti va diretto dove sono gli stand. Abbiamo fatto un giro per i vari punti vendita chiedendo un loro parere sull’andamento di questa edizione sia da un punto di vista organizzativo che di numeri.

 

Molti hanno concordato su un apparente decremento degli spettatori rispetto all’anno scorso, soprattutto nei primi giorni. Colpa Poca gente nei viali, soprattutto da lunedì 14 a mercoledì 16, poi incremento progressivo di afflussi (e di conseguenza di affari). Le lamentele solite riguardano i servizi, pochi e non sempre in condizioni decenti. Ci riferisce una addetta ai lavori:”Per noi che lavoriamo qui e che abbiamo solo 5 minuti a disposizione per allontanarci e rientrare sul lavoro, arrivare ai bagni e trovare davanti 10 persone non è una situazione ideale. Non solo, a volte i bagni sono in condizioni disastrose e soprattutto per le esigenze di noi donne non è proprio il massimo”.

Voci discordanti invece per quanto riguarda altri aspetti organizzativi. C’è chi ha mostrato soddisfazione per lo stato dei propri stand, chi invece ne ha lamentato l’eccessivo costo (23.000 euro+IVA) e condizioni strutturali non all’altezza (mancanza wi-fi, infiltrazioni d’acqua in caso di pioggia, moquette interne che si sollevano e che comportano rattoppi improvvisati, luce che salta, ecc.). Voci univoche sul servizio di pulizia che almeno all’interno dei viali risulta effettuata con buona frequenza, c’è chi loda l’impegno dell’organizzazione che si mostra comunque solerte in caso di richieste di aiuto, chi invece ne lamenta la lentezza.

Da un punto di vista dell’andamento degli affari durante questa settimana, alcuni come i ragazzi della Head parlano di numeri non buoni ma specificano che “per noi però la presenza del punto vendita è soprattutto una vetrina in un appuntamento sportivo di rilevanza internazionale, se dovessimo pensare a recuperare i costi non potremmo essere soddisfatti”. Moderatamente soddisfatti invece i ragazzi della Diadora che erano anche contenti della posizione logistica del loro stand e del servizio organizzativo ricevuto. Molto soddisfatti i ragazzi dello stand Tacchini.  Soddisfazione nello stand Babolat. Ma anche Yonex, Joma e Hydrogen (felice per gli exploit di Fognini) non si lamentano. Cisalfa raccoglie tante firme…quindi qualunque giocatore vinca…va bene. 

Altro aspetto da rivedere è probabilmente quello della programmazione dei match sui vari campi. Ai più sembra mal sfruttata la Next Gen Arena con costi dei biglietti molto alti, sempre pochi spettatori presenti e tennisti che non sono contenti di andarci a giocare. Inoltre, ma qui ci sarebbe da capire quanto conta il ruolo delle televisioni, a volte la cattiva suddivisione degli incontri ha portato a nottate interminabili sul Centrale (Muguruza-Gavrilova è finita alle 2 di notte, Zverev-Goffin alle 1.30) quando forse si sarebbe potuto sfruttare meglio il Pietrangeli (ma qui è anche una questione di biglietti venduti, relativi prezzi e programmazione prevista).

Altro aspetto affrontato quello della sicurezza. Molta soddisfazione in generale espressa dai vari addetti ai lavori, opinioni contrastanti sull’accesso gratuito alla struttura previsto dalle 19.30 in poi. In molti ne hanno sottolineato la possibilità di avere un maggiore afflusso e di conseguenza la possibilità di poter effettuare più vendite, qualcuno ha invece obiettato (anche se non si registrano episodi in tal senso) che liberare l’afflusso dai controlli potrebbe portare all’interno dei viali persone poco affidabili che potrebbero mettere a segno rapine approfittando degli incassi della giornata dei vari punti vendita. Ma ripetiamo, ci sono sembrate voci solitarie rispetto a chi invece ne ha sottolineato gli aspetti positivi.

TRANSPORTATION PEUGEOT  90 macchine di vari modelli e 90 autisti suddivisi in 3 turni per coprire tutta la giornata  e trasportare giocatori, dirigenti, vip. Ieri fra gli altri c’erano Fedez, Accorsi, Edoardo Leo, nei giorni scorsi Mancini, Bocelli, Totti con Ilary Blasi, Gigi Proietti, Marco Fassone direttore sportivo del Milan, i laziali Caceres e Luis Alberto, accanto alle vecchie glorie del tennis Ian Kodes, Manolo Santana, Ion Tiriac, Bebe Vio e Nanni Moretti.

In conclusione l’impressione è che qualche passo avanti sia stato fatto ma che si possa e si debba fare qualcosa in più per portare a livello organizzativo gli Internazionali allo stesso livello dei maggiori tornei del circuito.

SALA STAMPA

Avevamo segnalato nelle passate edizioni alcuni problemi organizzativi che in assoluto permangono, analizziamoli uno per uno:

1) Durante le conferenze dei giocatori c’è sempre un solo microfono e quando ci sono molti giornalisti l’addetto che deve portare il microfono prima ad uno e poi ad un altro è sempre costretto ad abbassarsi e quasi a piegarsi per non impallare fotografi e telecamere che stanno riprendendo il tutto;
2) Rimane davvero inconcepibile come al contrario degli altri tornei principali del circuito a Roma non venga riconosciuta una diaria giornaliera a tutti gli accreditati. Il punto ristoro c’è ma è a pagamento, mentre ad esempio a Wimbledon per esempio c’è un contributo di 35 sterline al giorno, a Miami 20 dollari al giorno, a Shanghai 80 yuan (la valuta locale), a Indian Wells 17 dollari al giorno, a Montecarlo bar gratuito per i giornalisti mentre nel ristorante con 20 euro puoi mangiare di tutto, a Bercy punto ristoro gratuito per i giornalisti, alle ATP FINALS due pasti gratuiti al giorno. Unica cosa alla quale si ha diritto gratuitamente qui a Roma è l’acqua;
3) Accessibilità servizi igienici. Solito punto dolente, se si arriva la mattina abbastanza presto (diciamo verso le 9.30 quando i match iniziano verso le 12) la pulizia deve essere ancora fatta, quindi niente carta per le mani, niente carta igienica, niente sapone, a stento puoi entrarci. Durante la giornata le cose migliorano nettamente, ma dopo le 22 non sempre c’è un ripasso. Crediamo si possa fare di più.

Citiamo però anche le cose positive. Quest’anno (forse memori delle disavventure in Coppa Davis dove ad un noto fotografo furono rubate importanti e costose attrezzature) sui piani della sala stampa ci sono molte signorine/ragazzi facenti parte dell’organizzazione che presenziano e che sorvegliano continuamente che sia tutto a posto, che ci siano solo accreditati, insomma che abbia accesso alla struttura solo chi è debitamente autorizzato. Non è una cosa da poco, oltretutto ne va rimarcato il sacrificio perché seppur divisi in due turni (fino al primo pomeriggio/oltre) seguono gli orari delle partite e quindi se la sera ci si trattiene fino all’1.30/2, loro rimangono con noi giornalisti.

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Wimbledon, esclusiva con coach Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco”

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Tele più gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio  parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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Wimbledon: Nadal soffre solo un set con Van de Zandschulp [VIDEO]

Rafael Nadal si inceppa sul traguardo, ma chiude in tre set. Nei quarti per lui Taylor Fritz che non ha ancora perso un set

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Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (foto Twitter @CopaDavis)

[2] R. Nadal b. [21] B. Van de Zandschulp 6-4 6-2 7-6(6) (da Londra il nostro inviato)

C’era mancato poco che non si ripetesse il punteggio di Parigi tra Rafael Nadal e Botic Van de Zandschulp. Al Roland Garros il maiorchino si era imposto 6-3, 6-2, 6-4, mentre qui a Wimbledon Nadal ha servito per il match sul 6-4, 6-2, 5-3: lo stesso risultato, quindi, al netto della proprietà commutativa che nel tennis tende a valere, cosa che invece non succede per la proprietà transitiva.

 

Nadal ha giocato un match meno frettoloso di quanto fatto vedere contro Sonego, ma sempre molto accorto, alzando l’attenzione e il livello quando necessario per mantenersi sempre in vantaggio e condurre in porto il match con il minimo sforzo. Sarebbe stato vero se non fosse incappato in una serie di errori proprio sulla dirittura d’arrivo, vedendosi così costretto ad allungare il set al tie-break e vincerlo proprio in volata. Una distrazione che in questa partita Nadal è riuscito a rimediare, ma che contro altri avversari potrebbe avere conseguenze molto più serie.

Van de Zandschulp si è confermato l’ottimo giocatore nel quale si è trasformato dopo l’exploit dello scorso anno allo US Open (quando raggiunse i quarti dalle qualificazioni), ma nella giornata ha pagato i troppi errori di diritto, probabilmente forzato oltremodo visto il rango dell’avversario, e un paio di indecisioni fatali in momenti topici, tra cui anche lo smash messo in corridoio che ha chiuso la partita.

IL MATCH – Per un tennista che fino a 10 mesi fa era abbondantemente fuori dai primi 100 della classifica e aveva sempre visto le luci delle grandi ribalte tennistiche da lontano, Botic Van de Zandschulp ha gestito il suo esordio sul Centrale contro una leggenda come Rafael Nadal con la freddezza di un veterano, con la sua solita faccia da poker e un tennis che sembrava abbondantemente in controllo e per nulla concitato. Annullate con il servizio due palle break del secondo game della partita, l’olandese ha proceduto tenendo con bella autorità i suoi turni di servizio piazzando con grande accuratezza le battute mettendo in grande difficoltà la risposta di Nadal. Meno sicuri però apparivano i colpi da fondocampo di Van de Zandschulp, soprattutto il diritto che, un po’ per voglia di spingere un po’ più del solito, un po’ per la difficoltà di raccattare su il rovescio di Nadal che “sguisciava” via sull’erba, finiva fuori misura qualche volta di troppo.

Nadal era una roccia in battuta, concedendo le briciole all’avversario, ma soprattutto piazzava la zampata al momento giusto: sul 5-4 approfittava del solito diritto sbagliato dell’avversario, condito da un doppio fallo, e al primo set point confezionava il 6-4 in 42 minuti.

L’inizio del secondo set non è stato meno importante nell’economia del match: Nadal si salvava con due servizi vincenti dalla prima palla break concessa nel match e capitalizzava altri due gratuiti di Van de Zandschulp per scattare subito sul 2-0 quando l’orologio segnava l’ora di gioco. Il resto del parziale è sembrato scivolare molto tranquillamente in direzione del campione maiorchino che ha allungato senza patemi per vincere anche il secondo set per 6-2 portandosi avanti per due set a zero dopo 80 minuti.

Il primo, unico sussulto della partita si è avuto in avvio di terzo set, quando un Nadal particolarmente stizzito per l’accaduto si è fatto rimontare da 40-0 concedendo l’unico break della giornata, propiziato da un doppio fallo e due insoliti gratuiti da fondo. Il brivido però è stato di breve durata, perché Van de Zandschulp ha restituito immediatamente il controbreak mancando la chance di allungare nel parziale e togliersi un po’ di pressione di dosso.

Un passante di rovescio incrociato stretto molto bello, condito dalla solita celebrazione “con il freno a mano” ha dato l’allungo finale a Nadal per il 4-2 proprio mentre il sole scompariva del tutto anche sull’ultimo frammento del centrale e la luce calava improvvisamente. Si pensava che la luce (quella vera) non sarebbe stata un problema per molto a lungo, ma tutto d’un tratto si è spenta la luce (quella metaforica) in casa Nadal: servendo per il match sul 5-3 il maiorchino ha commesso un doppio fallo e tre errori gratuiti, subendo un parziale di 10 punti a 2.

Si è arrivati così al tie-break, nel quale Nadal era sempre in vantaggio: prima 2-0, poi 4-2 con uno scambio da 30 colpi chiuso da un drop shot di Van de Zandschulp in rete, quindi 6-3 e tre match point, tutti però rigorosamente annullati. Sulla quarta palla match, tuttavia, l’olandese non chiudeva un diritto vicino a rete e poi sbagliava lo smash successivo consegnando la vittoria a Nadal.

Vittoria con brivido finale quindi per lo spagnolo, che prenota l’appuntamento nei quarti di finale con Taylor Fritz, l’unico a non aver ancora ceduto un set nel torneo, contro il quale il bilancio dei precedenti è in parità con una vittoria per parte. Nadal sì è aggiudicato facilmente la finale del torneo di Acapulco del 2020, mentre Fritz si è preso la rivincita in marzo scorso nella finale del BNP Paribas Open di Indian Wells, una partita che l’americano giocò con una caviglia in disordine e Nadal invece disputò con quella che poi si scoprì essere una incrinatura ad una costola.

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Wimbledon: l’ammazzagrandi Cornet, sfiancata, cede il passo a Tomljanovic. Rybakina regola Martic

La tds n. 17 centra i secondi quarti Slam della carriera. Se la vedrà con l’australiana, capace di rimontare la francese, vittima del nervosismo e di un problema muscolare

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Ajla Tomljanovic - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Nel secondo match di giornata, sul Campo 2, si sono fronteggiate per la quinta volta in carriera – tre dei quattro H2H si sono giocati negli Slam – la francese Alize Cornet e l’australiana Alja Tomljanovic. Quest’ultima è riuscita nell’intento di qualificarsi per il secondo anno consecutivo ai quarti di SW19 – il suo secondo quarto in assoluto nei Major – rimontando per 4-6 6-4 6-3 dopo 2h37 di lotta stoica, nella quale le due protagoniste hanno messo sul campo tutto quello che avevano, dando vita ad un grandissimo match sul piano dell’agonismo e del pathos. Abbandona perciò il torneo, alla sua 15esima partecipazione, (meglio di lei in termini di presenze nel torneo soltanto Kuznetsova e le sorelle Williams) l’ammazzadei dal naso all’insù – per la seconda volta gli ottavi dei prati inglesi le sono fatali – dopo aver compiuto l’impresa più ardua dell’anno: fermare dopo 37 vittorie consecutive la n. 1 WTA Iga Swiatek, peraltro scalpo non isolato visto che sempre al terzo round di Wimbledon – ma di otto anni fa – soppiantò l’allora capofila del tennis femminile Serena Williams. I primi due precedenti erano andati in scena oltreoceano, nel 2013 allo Us Open vinse la 32enne nizzarda con un periodico 6-2. La n. 44 WTA replicò sei anni dopo in California, ad Indian Wells infatti fu la tennista di origini croate a spuntarla, anche in quella circostanza in due set. Poi l’anno scorso, tra Melbourne e Londra, le ultime due sfide prima di oggi: all’Australian Open il match se lo aggiudicò in rimonta la veterana transalpina, mentre a Wimbledon fu la nativa di Zagabria ad uscire vittoriosa dopo tre frazioni molto dure.

INIZIALMENTE PREVALE LA CLASSE DI CORNET SULLA POTENZA DI TOMLJANOVIC – La partita fin da subito propone un netto confronto di stili, da un lato la potenza dei colpi della 29enne aussie e dall’altro la varietà di soluzioni da parte dell’ex n. 11 del ranking mondiale, la quale si fa preferire anche per una maggiore intelligenza tattica. Questa spiccata capacità strategica di Alizé, ovviamente è una conseguenza del fornitissimo ventaglio di esecuzioni di cui dispone e nella prima parte dell’incontro la completezza tecnica della n. 37 è la vera protagonista della sfida. Cornet riesce infatti ad impiegare tutto il campo, sapendo sapientemente variare le altezze dei suoi colpi, le rotazioni e gli angoli. Inoltre fa uso sovente anche della propria eccelsa manualità, con puntuali e chirurgici uno-due attraverso la smorzata e il successivo pallonetto o usufruendo del suo innato tempismo nell’attaccare in controtempo la rete e nel chiudere il punto con volée smorzate di pregevolissima fattura.

Questa distanza qualitativa tra le due giocatrici si tramuta in un 4-1 iniziale per la peperina della Costa Azzurra. La n. 1 di Francia però permette il rientro alla sua avversaria, a causa di un eccessivo nervosismo, che viene raffigurato da continui monologhi in cui l’esperta 32enne si lamenta per il suo lancio di palla troppo avanzato. L’ammazzagrandi si riprende un break di vantaggio, ma poi nel momento di servire per il set sul 5-3 riaffiora la tensione emotiva e questa volta il battibecco è con la giudice di sedia per via di una mancata chiamata sul set point. Però appena ritrova concentrazione e attenzione, la tennista francese si dimostra perennemente dominante e non a caso centra il terzo break del parziale, ponendo fine al set nel decimo game in risposta dopo 49 minuti. Infatti, un’altra chiave del match finora è stato il focus mentale della giocatrice più anziana in campo, perché quando c’è stato Tomljanovic è sempre stata costretta a correre e a doversi difendere. Chiaramente controbattere non è la migliore delle attitudini della 29enne di Zagabria e quindi se deve colpire in corsa incontra grandissima difficoltà. Perciò manovrando a proprio piacimento, Cornet fa il bello ed il cattivo tempo.

 

NON RIESCE LA VENDETTA AD ALIZE, DOPO IL KO DEL 2021 AL TERZO TURNO, FRENATA DA GUAI MUSCOLARI – Ma se si distrare l’ex n. 11, allora ecco che l’ex fidanzata di Berrettini potendo lasciare andare, da ferma, i suoi fendenti piatti diventa micidiale. Alja difatti reagisce immediatamente al set perso, breakkando nel primo gioco della seconda partita anche complice un calo fisiologico della classe ’90, nativa della “Baia degli Angeli”. Sembrerebbe rivelarsi solo un fuoco di paglia, poiché Alizé dopo aver trovato subito il contro-break ha ben due occasioni per salire 3-2 e servizio. Ma l’australiana adesso ha alzato i giri del motore in battuta e soprattutto ora attacca a più non posso a braccio totalmente sciolto. La transalpina accusa il colpo delle chance mancate, e ritorna ad esibirsi in soliloqui di Kyrgiosiana memoria, inoltre inizia a commettere anche scelte scriteriate e confusionarie. E così in men che non si dica, è 4-2 in favore della n. 44. La partita in questa fase è veramente una battaglia, con scambi massacranti dove le due si sfidano a colpi di comodini brutali.

Ma come ormai si è capito, a poter realmente decidere questo match in un senso o nell’altro, è Cornet, la quale ritrovando almeno in parte il suo tennis mette a segno l’ennesimo ribaltamento di fronte in questo incontro vincendo due game consecutivi. Purtroppo per lei, nell’ottavo gioco lo sforzo profuso per recuperare, fa sì che ceda per la terza volta nel set il servizio dando il là all’avversario per trascinare la sfida alla frazione decisiva. La sensazione è che, in questo frangente di gara la nizzarda sia grandissima difficoltà fisica. E’ chiaramente in apnea, non riesce più a comandare e se lascia l’iniziativa a Tomljanovic, dovendo a quel punto remare, il match cambia totalmente il proprio verso. Probabilmente sta influenzando la prestazione della francese il problema che l’ha fatta scendere in campo con una doppia fasciatura ad ambo le cosce. Non sembra averne veramente più, si piega costantemente sulle ginocchia. Solamente il suo spirito combattivo la convince a non ritirarsi: prima di alzare bandiera bianca però la 32enne transalpina ha un ultimo moto d’orgoglio, riemerge dal 5-1 fino al 5-3, ma a quel punto deve abdicare al terzo match ball.

[17] E. Rybakina b. P. Martic 7-5 6-3

Ad aprire il programma odierno sul Court 1 di Wimbledon, alle 14:00 italiane, è stato lo scontro nel secondo ottavo di finale della parte alta del tabellone tra la tds n. 17 del seeding Elena Rybakina e la croata Petra Martic. Le due giocatrici, entrambe ex Top 15, si affrontavano per la seconda volta, dopo il primo confronto diretto andato in scena due anni fa a Dubai. Nella semifinale del ‘500’, che si disputa negli Emirati Arabi, prevalse la n. 23 WTA con un doppio tie-break. Anche nella sfida sui prati londinesi, la contesa è stata decisa in due parziali e ancora una volta ad avere la meglio è stata la tennista russa, ma di passaporto kazako. La 23enne di Mosca si è infatti imposta con il punteggio di 7-5 6-3 in poco più di un’ora e venti minuti di gioco.

Il primo set è stato certamente più equilibrato, anche se Elena avrebbe potuto farlo suo in maniera molto più agevole vista la partenza a razzo, che gli aveva subito permesso d’involarsi sul 3-0. A questo avvio fulmineo di Rybakina, però, aveva risposto prontamente la 31enne di Spalato, la quale a sua volta ha piazzato un filotto di quattro game consecutivi con cui la n. 80 delle classifiche ha ribaltato l’inerzia della sfida, centrando il secondo break di fila e mettendo per la prima volta nel match la testa avanti. Sul 4-3 in suo favore, però, Petra ha restituito immediatamente il favore e facendosi strappare il secondo turno di servizio, ha rimesso nuovamente in parità l’incontro. Dunque, a questo punto dopo svariati break da ambedue le parti – precisamente 4 nei primi 8 giochi della partita – finalmente le battute sono state registrate e per qualche minuto l’andamento del duello ha seguito la normale alternanza dei servizi. Poi d’improvviso nel dodicesimo gioco, l’ex n. 14 del mondo, chiamata a servire per rimanere nella frazione, ha visto il proprio fondamentale d’inizio gioco perdere di nuovo solidità. Martic si è irrigidita nel momento decisivo, e la n. 1 del Kazakistan non si è fatta pregare cogliendo l’occasione e mettendo in ghiaccio il set d’apertura.

Il secondo set ha avuto un’andatura decisamente più logica. Le battute sono state perfette, salvo in un game: il sesto, quando sul 3-2 la kazaka ha saputo sfruttare le uniche due chance materializzatesi per le giocatrici in ribattuta nell’intero parziale – negli altri giochi del set nessuna palla break offerta – e per di più nell’unico turno di servizio andato ad oltranza. Allungo, come detto, determinante ai fini del risultato e che ha permesso a Rybakina di staccare il pass per i suoi secondi quarti di finale a livello Slam dopo quelli raggiunti al Roland Garros nel 2021. Sfuma invece, per la tennista balcanica, l’obbiettivo del terzultimo atto sul manto erboso britannico, che anche nel caso di Petra sarebbe stato il suo secondo quarto nei Major dopo quello parigino del 2019. Si ferma perciò al quarto turno, per la terza volta in carriera, la corsa della classe ’91 spalatina sui campi del Sacro Graal tennistico, dopo che già le edizioni del 2017 e del 2019 l’avevano vista soccombere a questo punto del torneo. Da evidenziare da un punto di vista statistico il grande rendimento con il fondamentale d’inizio gioco della kazaka, autrice di ben 6 ace, i quali sono stati accompagnati da ottime percentuali: 65% di prime in campo, il 73% di conversione e il 73% di punti portati a casa con la seconda – un favoloso 14/20. E si comprende pienamente come la performance al servizio, sia stato un fattore cruciale per indirizzare il match nelle mani della medaglia di “legno” degli ultimi Giochi Olimpici, osservando i numeri in battuta della sua avversaria: Petra ha raccolto il 50% con la seconda e ha messo in campo solo il 51% di prime. Premiata anche nel computo vincenti-gratuiti l’ex n. 12 WTA: 26/17 contro il -9 (13/22) della croata.

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