Cecchinato: “Il rovescio di Kuerten? Io voglio essere solo Cecchinato”

Interviste

Cecchinato: “Il rovescio di Kuerten? Io voglio essere solo Cecchinato”

Una famiglia alle spalle, un passato difficile ma superato, la fidanzata Peki. Il carattere complesso di Marco Cecchinato

Pubblicato

il

Una partita superba, la migliore della sua carriera. Del resto, è la prima volta che batte un top ten, non aveva alternative che giocare come non aveva mai fatto. Per meglio dire, esprimendo per tutto il match una continuità di livello che non aveva mai avuto. Marco Cecchinato entra così nella prestigiosa schiera di italiani che hanno centrato i quarti di finale di uno Slam. Nell’Era Open, è il nono, dopo Mulligan, Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Caratti, Furlan, Sanguinetti e Fabio Fognini, che speriamo possa raggiungere lunedì Cecchinato nella difficile sfida contro Marin Cilic. Sarebbe la seconda volta di due italiani in un quarto di un Major, dopo il Roland Garros del 1973 quando ci riuscirono Bertolucci e Panatta.

Poi, quando parla dopo il match, emerge anche una buona dose di presunzione: “Ho un rovescio simile a quello di Kuerten o di Wawrinka? Io voglio assomigliare solo a Cecchinato”. L’atteggiamento però è quello giusto, perché dopo la conferenza stampa il Direttore Scanagatta – autore del paragone col rovescio del campione brasiliano – si avvicina e lui precisa: “Non volevo apparire presuntuoso, era solo per sottolineare che penso a me stesso e basta“. Tutto sommato, un po’ di sfrontatezza è necessaria per avere una minima possibilità di superare il campione di 12 titoli Slam. Certo, il caratterino del Ceck sembra andare oltre la presunzione: contro Marco Trungelliti non ha lesinato insulti e lamenti contro il giudice di sedia e l’avversario… Ora però davanti avrà Novak Djokovic. Cecchinato ovviamente lo conosce benissimo, ma anche Nole conosce lui, perché si sono allenati molte volte insieme a Montecarlo, come ci spiega lo stesso Nole dopo la vittoria contro Fernando Verdasco: “All’Accademia di Riccardo Piatti abbiamo giocato uno contro l’altro per molto tempo e conoscere ognuno il gioco dell’altro credo escluda sorprese in questo senso. Io devo essere molto cauto nel primo set, perché Marco cercherà di rimanere rilassato e giocare il match della vita. Per lui sarà qualcosa di completamente nuovo un quarto di finale di un Major, per me no”.

Per capire cosa ha portato a questo exploit e conoscere meglio sia il tennista che l’uomo, parliamo con Marco Cecchinato: “È la giornata più bella della mia vita. Sono arrivato sin qui grazie ai miei genitori, che ringrazio sempre perché mi hanno sostenuto all’inizio della carriera (il padre è direttore dell’ASL di Palermo, nda). In particolare, quando avevo diciassette anni e sono entrato al Centro Tecnico di Caldara, che è il migliore di tutta Italia. Questo è l’anno della svolta, lo vediamo ora ma io l’ho notato già dalla preparazione invernale: sin dal primo allenamento l’attenzione e la concentrazione su ogni punto erano massime. Prima avevo molti alti e bassi, nel circuito Challenger poteva anche ansare bene, ma ora ho raggiunto una continuità indispensabile a questi livelli. Rispetto al passato, ora non mi accontento. Se un risultato come quello di venerdì, il successo contro Carreno Busta che è un grandissimo giocatore, fosse arrivato l’anno scorso, mi sarei accontentato. Invece quest’anno c’è un altro Marco Cecchinato e neanche adesso voglio fermarmi, vi assicuro che con Novak Djokovic entrerò in campo pensando di poter vincere“.

 

Soffermiamoci un momento sulle sua svolta tennistica, quando il padre lo spedisce dall’altra parte dello stivale, facendolo trasferire dalla calda e assolata Palermo alla fredda e cupa Caldaro, per formarsi con Massimo Sartori. Da lì parte una lunga traversata nel deserto dei Challenger, fino al sodalizio tecnico con coach Simone Vagnozzi e l’aiuto del preparatore atletico Umberto Ferrara. E soprattutto col supporto affettivo della fidanzata Peki, ossia Gaia, e non c’è proprio verso di cogliere il nesso tra nome e soprannome… Intanto, a meno che il tedesco Marterergiustiziere al secondo turno di Shapovalovnon si renda protagonista della sorpresa più grande dai tempi di Robin Soderling nel 2009 (l’impossibile – o quasi – eliminazione di Rafa Nadal), dalla settimana prossima sarà n.42 del mondo. Un successo al ATP 250 di Budapest cui aveva partecipato come lucky loser, poi questa entusiasmante cavalcata nello Slam rosso: “Sono molto soddisfatto di tutte le partite che ho giocato. La prima contro Marius Copil è stata estremamente importante perché la rimonta da 2 set a 0 per lui mi ha dato molta fiducia, ma anche il match con Trungelliti è stato molto buono. Ovviamente prima di oggi il ricordo migliore era per l’ottavo contro Carreno Busta”.  

A una domanda di un collega straniero sulla squalifica per scommesse (relativa al Challenger di Mohammedia del 2015), ribadisce l’intenzione di non volerne parlare, come ribadisce sul finire della conferenza stampa, trincerandosi dietro il desiderio di pensare a questo torneo e a giocarsela fino in fondo. Alle nostre domande su questo argomento, due giorni fa dopo la vittoria agli ottavi su Carreno Busta, aveva fatto lo stesso, scusandosi per la mancata risposta ma rimarcando che quella vicenda “riguarda il passato e non ci pensavo già più da un po’. Non sono arrivato fin qui per la voglia di riscatto, quello già da diverso tempo è un capitolo chiuso della mia vita“. Di sicuro, l’occasione avuta a seguito dell’estinzione del reato ha saputo ampiamente sfruttarla. Ora sotto con Novak Djokovic, che di sicuro è un mostro sacro da temere ma non è più quello che vinceva uno Slam dopo l’altro. Con la ferma convinzione che questo grande risultato non sarà l’ultimo.

Continua a leggere
Commenti

Focus

“Sonego è migliorato tanto nel rovescio e nel servizio”

Il coach Gipo Arbino entusiasta dei progressi del torinese in partenza per l’Australian Open. Il sogno delle ATP Finals forse non è una chimera

Pubblicato

il

Con una preparazione invernale del tutto inedita (per durata) e a poche ore dalla prima conferenza stampa sulle ATP Finals torinesi che tanto sogna, Lorenzo Sonego è in partenza per l’Australia con molte certezze e con un bagaglio tecnico decisamente migliorato.

Forte di un finale di stagione strabiliante (primi ottavi in un major e la finale di Vienna condita dal successo sul numero 1 Djokovic), il tennista torinese ha sfruttato al meglio le settimane di preparazione in vista della nuova stagione: “Solitamente ne abbiamo tre a disposizione, questa volta, con lo slittamento degli Australian Open, otto abbondanti. Sono contento del lavoro che abbiamo svolto”, ci confida Lorenzo a margine dell’ultimo allenamento prima della partenza.

Ed è altrettanto contento il suo storico coach Gipo Arbino: “Abbiamo lavorato per perfezionare i suoi punti forti e per migliorare qualche situazione. Lorenzo ha potenziato ancora di più il suo servizio, sia migliorando la percentuale di prime palle, sia alzando la velocità in modo particolare della seconda, che adesso viaggia intorno ai 150-160 km/h. Sono poi molto soddisfatto anche del suo rovescio: è migliorato non solo sullo scambio, ma anche in risposta”.

 

Merito, secondo Gipo, anche di un lavoro mirato sul piano atletico e tecnico (con Fabio Nervi e con il video analyst Danilo Pizzorno) e di una qualità sempre alta degli allenamenti svolti. Sui campi del Circolo della Stampa Sporting Lorenzo ha infatti incrociato la racchetta nel corso degli ultimi due mesi con l’amico e spesso compagno di doppio Andrea Vavassori, Federico Gaio (ora anche lui di stanza a Torino agli ordini del direttore tecnico del circolo Fabio Colangelo) e Roberto Marcora (oggi 180 ATP). Sono passati dallo Sporting anche l’emergente Giulio Zeppieri, seguito da Piero Melaranci e da Umberto Rianna, e il classe ’98 Enrico Della Valle (444 ATP). Senza dimenticare la settimana trascorsa a Manacor, dove l’azzurro si è confrontato con il promettente finlandese Ruusuvuori, il talentuoso Felix Auger Aliassime e ovviamente il padrone di casa, Mr. 20 Slam Rafa Nadal.

Tra i vari sparring partner (come Marco Corino e Gianluca Bellezza) si è fatto notare Edoardo Zanada, uno dei cinque talenti piemontesi, premiati con la borsa di studio Torino Tennis Talents, che cercano di seguire la strada tracciata proprio da Lorenzo. Il progetto, realizzato da I Tennis Foundation, ha l’obiettivo infatti di sostenere e aiutare concretamente quei giovani talenti che non hanno alle spalle grandissimi successi da junior ma hanno tennis e determinazione a sufficienza per tentare la scalata al grande tennis. Che poi è quanto avvenuto con Sonego: “Io credo tantissimo in questo progetto perché Lorenzo non era un predestinato – spiega ancora Gipo Arbino, parte integrante dell’iniziativa – Era un ragazzino che si è presentato qui allo Sporting a fare una prova per entrare a giocare nella SAT.  Dalla sua c’era il vantaggio che giocando a calcio aveva un grande senso del rimbalzo e grandi capacità tecniche, quindi era evidentemente portato. Sono quindi convinto che la valorizzazione dei ragazzi in età giovanile dia più chance per tirare fuori dei giocatori”.

Il progetto, portato avanti dall’associazione di Simone Bongiovanni, consentirà ai cinque ragazzi (oltre a Zanada, anche Alessia Tagliente, Chiara Fornarsieri, Ludovico Madiai e Mario Alarcon) di poter disputare tornei fuori regione e anche fuori nazione: “È importantissimo avere un aiuto economico per poter girare e fare esperienze che ti servono veramente, perché anche se perdi al primo turno comunque ogni sconfitta ti insegna qualcosa – spiega Sonego, testimonial dell’iniziativa – Per me ogni partita è un insegnamento. Lo dico sempre a Gipo: io o vinco o imparo, perché da ogni sconfitta ho imparato le cose più importanti del tennis. Non conta l’età in cui arrivi o cosa succede durante il percorso. È fondamentale applicarsi e dare tutto quello che hai, sia dentro che fuori dal campo, perché poi il campo è importante, ma sono le piccole cose che fanno la differenza ogni volta che sali di gradino e giochi ad un livello superiore. Un consiglio che mi sento di dare oggi a questi ragazzi è che nonostante l’età bisogna crederci sempre, continuare a lavorare e inseguire il proprio sogno, ma con assoluta serenità e passione”.

Impossibile non fare un accenno con Lorenzo al torneo dei Maestri, nella sua città dal prossimo 14 novembre: “Le ATP Finals sono con gli Slam il torneo più importante del mondo. Appena ho saputo la notizia che Torino avrebbe ospitato cinque edizioni, ho pensato che un giorno mi piacerebbe riuscire a qualificarmi. È un sogno, che vorrei raggiungere, perché giocare in casa sarebbe un’emozione fantastica. Ho visto da spettatore una volta quelle di Londra e sono sicuro che Torino saprà fare altrettanto bene”.

Per raggiungerlo o quantomeno mettersi nelle condizioni di rendere la rincorsa meno proibitiva, servirebbe partire subito forte in questo inizio di 2021, anche se Lorenzo ha dimostrato di giocare bene su tutte le superfici e quindi di poter far punti nel corso dell’intera stagione. Guarda caso lo Slam australiano è proprio il torneo in cui Lorenzo nel 2018 ha fatto il suo primo grande exploit, qualificandosi nel main draw da numero 219 (sconfiggendo tra gli altri Tomic) e superando il primo turno con il successo in quattro set su Robin Haase, all’epoca 43 ATP. Nell’edizione 2020 Lorenzo era stato invece stoppato all’esordio da Nick Kyrgios in tre set, ma con due di questi finiti al tie-break.

Nelle due settimane di quarantena, Sonego si allenerà con Dusan Lajovic (oggi 26esimo giocatore del pianeta ma già top 20), proprio il primo dei quattro tennisti che ha sconfitto durante la splendida settimana viennese dello scorso ottobre.

Insomma, tanti buoni auspici per un ragazzo che, tra vittorie sull’erba (Antalya 2019) e scalpi prestigiosi, ha tutte le intenzioni di continuare a stupire.

Matteo Musso

Continua a leggere

Focus

Giornata no per Berrettini tra campo e “politica”

Sconfitto da Bublik nei quarti di Antalya sprecando non poco, Matteo è molto critico con Tennis Australia per la controversa querelle della “doppia bolla”

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Matteo Berrettini è corrucciato mentre risponde alle domande dei giornalisti in conferenza stampa ad Antalya. Da pochi minuti ha ceduto ad Alexander Bublik il pass per le semifinali del 250 turco: la prima sconfitta dell’anno fa sempre un po’ fatica ad andare giù, soprattutto se le occasioni per evitarla sono state parecchie. “Ho disputato un buon primo set, ho anche avuto due palle per il doppio break, ma ho giocato un brutto game sul cinque a quattro, quando avrei dovuto chiudere. Perso il tie break sono sceso, soprattutto a livello di energie mentali. Lui ha alzato il livello, anche al servizio. È andata così“.

Il kazako d’importazione è tennista notoriamente insondabile, non disabituato a cambiare marcia quando sembra impantanato nelle sabbie mobili, e viceversa. “Però l’ho visto centrato, di solito non esserlo con costanza è il suo problema principale – continua Matteo -. Oggi Sasha è migliorato con il passare del match; le tante palle corte che nel primo set non gli riuscivano si sono trasformate in vincenti quando ha iniziato a definire meglio la tattica per giocarle. Lo sanno tutti, è un giocatore pericoloso con un gran servizio, quando è di luna buona può mettere in difficoltà chiunque“. Il primo grande obiettivo stagionale è comunque previsto qualche settimana più in là, quindi non è il caso di crucciarsi troppo. “Ho bisogno di mettere partite nelle gambe, di competere. La sconfitta che oggi fa male, si rivelerà un utile esercizio nei prossimi giorni“.

E nelle prossime ore occorrerà imballare i bagagli, perché la trasferta australiana incombe. “Andrò a Dubai e da lì, il quattordici, volo per l’Australia. Ancora non ho deciso se partire subito e trascorrere nell’Emirato un paio di giorni oppure farci solo scalo, fermandomi qui in Turchia fino a giovedì. Stiamo valutando il da farsi in questi minuti“. Se le modalità della partenza sono ancora incerte, l’approdo sicuro sarà Melbourne, nella “bolla grande”. Le modalità – e le tempistiche – scelte da Tennis Australia per gestire l’isolamento dei tennisti dopo il pasticciaccio del Westin Hotel non sembrano trovare il gradimento di Matteo. “Nulla contro i colleghi che andranno ad Adelaide, dopotutto gli organizzatori hanno garantito per loro e per noi le stesse possibilità di allenarsi, ma un altro sconvolgimento del programma a pochi giorni dalla partenza avrebbero potuto risparmiarselo. Credo che l’intera situazione non sia stata gestita nel modo migliore“.

 

Per Berrettini – che si allenerà nella prima settimana con Felix Auger-Aliassime per poi unirsi nella seconda al “contingente” Medvedev-Bautista – la trasferta australiana non significherà solo Happy Slam. “L’ATP Cup (in programma a Melbourne Park dal primo al cinque febbraio, NdR) è un appuntamento a cui tengo molto. Si gioca per il team, finalmente davanti al pubblico. Ma la gran parte dei miei pensieri è indirizzata altrove“. Facile capire dove.

Continua a leggere

Focus

L’appassionato di tennis e il sogno che si avvera

La storia di Matt Roberts: da spettatore-appassionato in pochi anni è divenuto conduttore di uno dei podcast più popolari. I problemi con i social media e lo US Open in roulotte

Pubblicato

il

I conduttori di The Tennis Podcast: Catherine Whitaker (sinistra), David Law (centro) e Matt Roberts (destra)

Ogni tanto nel tennis vediamo alcuni giocatori che dopo tanti anni di lacrime e sangue tra ITF e Challenger riescono a raggiungere quell’equilibrio che consente di raccogliere i frutti di tanto lavoro e vedersi catapultati alle luci della ribalta del circuito maggiore. Ma non capita solamente ai giocatori: qualche volta capita anche a semplici appassionati come Matt Roberts, londinese di 24 anni, che per una serie di giochi del destino è riuscito a diventare una delle voci di The Tennis Podcast, uno dei più quotati podcast in ambito tennistico a livello mondiale.

The Tennis Podcast è nato quasi nove anni fa da un’idea di David Law, ex Communication Manager dell’ATP che ora fa il giornalista freelance, e Catherine Whitaker, il principale volto tennistico di Amazon Prime Video nel Regno unito. Il podcast è cresciuto di anno in anno e nel 2017 ha iniziato a raccogliere fondi attraverso campagne Kickstarter ogni anno sempre più trionfali.

La campagna Kickstarter per la stagione 2021, lanciata all’inizio del dicembre scorso, ha raggiunto il suo target di 80.000 sterline britanniche (circa 88.500 euro) in soli due giorni e a dieci giorni dalla scadenza si trova a oltre 107.000 sterline (118.000 euro) raccolte. David, Catherine e Matt producono ogni settimana e sono seguiti da circa 25.000 spettatori ad ogni episodio, con la frequenza che diventa giornaliera nel corso dei tornei più importanti.

 

Durante questa off-season abbiamo parlato con Matt Robert per capire meglio come è riuscito a trasformare la sua passione in un lavoro.

Matt, quando hai iniziato a seguire il tennis e come sei entrato a far parte del team a The Tennis Podcast?

Ho iniziato a seguire il lo sport quando avevo 7-8 anni. A quell’epoca abitavo a pochi passi dal Surbiton Tennis Club, lo stesso che ogni anno ospita il torneo Challenger, ma durante quel periodo non avevo mostrato alcun interesse verso il tennis. È cominciato tutto appena abbiamo traslocato. A 10 anni mia nonna mi accompagno per una giornata a Wimbledon: aveva vinto il sorteggio per poter avere i biglietti per il Campo 1 il sabato della seconda settimana, quindi non c’erano match di tabellone principale, tuttavia sono riuscito a vedere Roger Federer che si allenava sui campi laterali. Mi ricordo di aver sgomitato per arrivare vicino al campo e fare qualche foto sfuocata di Federer e di Tony Roche con la mia macchina fotografica monouso; sono sicuro di avere ancora da qualche parte quelle foto. È stata un’esperienza splendida”.

Per quel che riguarda il podcast, è cominciato tutto quando ero all’Università, dove studiavo Francese e Spagnolo. Durante le vacanze pasquali del primo anno mandai un tweet a David chiedendo se avessero bisogno di uno studente per uno stage. Erano alcuni anni che ascoltavo il podcast, e come a volte capita nella vita il mio tempismo fu perfetto, perché David e Catherine avevano deciso di mantenere la frequenza settimanale per il podcast ma avevano bisogno di aiuto a portare avanti il lavoro. C’era bisogno di qualcuno che potesse dare una mano con i social media, le ricerche, insomma un po’ tutto. E quindi per i successivi tre anni ho lavorato dietro le quinte ai podcast mentre completavo gli studi per la mia laurea”.

Non ho mai avuto intenzione di diventare una voce del podcast, ma nell’estate del 2018 mi hanno assunto part-time, e a un certo punto, mi hanno messo un microfono in mano e ho iniziato a trasmettere”.

Gli ascoltatori del podcast avevano sentito parlare dello “Studente Matt” prima di sentire la sua voce, e in breve tempo lo “Studente Matt” è diventato il “Laureato Matt” per poi diventare…solo Matt!

Qual è stato il tuo primo torneo con l’accredito al collo?

È stato al Queen’s nel 2015, pochi mesi dopo aver contattato il podcast via Twitter. David voleva farmi sperimentare un torneo da dietro le quinte per la prima volta, non feci molto in quella occasione, andai a vedere un sacco di partite, assistendo anche alle conferenze stampa…

A sentir così sembra un sogno che si avvera…

Lo è stato veramente! C’era Nadal, c’era Wawrinka che aveva appena vinto il titolo a Parigi. Non riuscivo a credere di essere vicino a queste persone che prima per me esistevano solamente in televisione”.

Ho lavorato al Queen’s ogni anno da allora, mentre il primo torneo in cui sono stato accreditato come “The Tennis Podcast” è stato le ATP Finals 2018. Fu un passaggio molto importante per noi, perché non avevamo idea di come saremmo stati ricevuti a livello di ‘media’, e da quel momento in poi ci siamo resi conto che potevamo essere on-site, e produrre contenuti sul posto, che è il modo in cui rendiamo al meglio”.

C’è stato un momento in cui hai realizzato che la tua vita era cambiata?

Sì! Mentre stavo andando in Australia nel 2019, era sempre sembrato un tale volo pindarico, andare all’Australian Open, e mentre ero seduto sull’aereo andando a Melbourne ho pensato ‘Accidenti, gli ascoltatori del podcast hanno pagato per mandarmi in Australia”. È stato un momento molto intenso – ho provato insieme gratitudine, eccitazione, ansia. E una volta arrivato là c’è stata la giornata di Murray-Bautista Agut, nel quale andai a dormire dopo le 5 del mattino, puntando la sveglia per un paio d’ore più tardi per ricominciare tutto da capo. A quel punto ero talmente preso dal turbinio del torneo che non ho avuto il tempo di pensare a nient’altro. Poi, durante il mese successivo, ho cominciato davvero a realizzare quello che era successo, e non volevo far altro che partire di nuovo per andare a un altro torneo. Ho capito che potevo fare questa vita e che questa vita mi piaceva”.

Qual è l’aspetto di questa vita che di piace di più e quello che ti piace di meno?

Andare sul posto ai tornei è sicuramente la cosa che mi piace di più. Chiaramente non quest’anno… Si possono trovare contenuti migliori quando si è sul posto, si vive di adrenalina, e riusciamo a portare gli ascoltatori con noi attraverso il podcast. Inoltre, mi piace molto poter avere al mio fianco David e Catherine sia come amici sia come mentori. Trovo l’ambiente della sala stampa ancora abbastanza intimidante, giusta o sbagliata che sia ho l’impressione che tutte le persone che sono lì dentro siano più preparate ed esperte di me, che si siano guadagnate il diritto di essere lì, mentre io ci sono capitato quasi per caso. Mi rassicura molto che [David e Catherine] rappresentino il mio ‘spazio sicuro’, e sono molto felice di essere riuscito a trovare una situazione lavorativa così appagante così presto”.

Ciò che mi piace di meno… beh, i social media sono una battaglia costante e per il momento ancora difficile da risolvere. Ovviamente devo molto ai social media, è così che sono riuscito a contattare David, ci fanno arrivare tanti messaggi di supporto dagli ascoltatori, e rappresentano un’incredibile fonte di statistiche e di notizie oltre ad essere un formidabile strumento di marketing”.

Ma possono anche far affiorare i lati peggiori delle persone, abbiamo avuto la nostra dose di troll, specialmente dalle persone che non ascoltano il nostro programma. Perché quelli che ascoltano sanno che ci piace vedere il lato divertente dello sport e farci una risata ogni tanto, anche se ovviamente ci interessa molto il tennis e prendiamo il nostro lavoro molto seriamente. Riuscire a trovare il giusto tono sui social media può essere complicato. Magari è colpa mia che reagisco in maniera spropositata, ma un brutto commento può tranquillamente rovinarti la giornata se preso in maniera troppo personale”.

Catherine, Matt e David durante una registrazione (foto: The Tennis Podcast)

Essere un appassionato di tennis è una scelta di vita: richiede molte ore passate davanti alla TV, spesso ad orari poco socievoli. Come ha influenzato la tua vita negli anni dell’adolescenza?

Seguire il tennis può essere un’attività molto solitaria, a meno di non avere un gruppo di amici che anche loro hanno la stessa passione. Ma è comunque uno sport di nicchia e molto spesso si è soli a guardare le partite, ed è anche per questo che i social media hanno avuto un impatto molto importante sugli appassionati di questo sport. Ho bei ricordi delle notti passate a guardare l’Australian Open, quando mi alzavo preso per poter guardare alcune ore di tennis prima di andare a scuola, e probabilmente quello è stato il segnale che ero abbastanza dedicato e forse anche sufficientemente svitato da essere un appassionato di tennis”.

E a causa della pandemia ci ha costretto tutti a tornare le vecchie abitudini seguendo i tornei in televisione. Durante lo scorso US Open hai adottato una strategia piuttosto singolare, vero?

Sì. Il piano era quello di andare a New York, ma ovviamente la pandemia ha impedito a me e a tutti gli altri di farlo. Per produrre la copertura del torneo che avevamo in mente sarebbe stato necessario di fatto vivere con gli orari di New York pur rimanendo nel Regno Unito, e dal momento che vivo con i miei genitori, la situazione sarebbe stata abbastanza sconveniente sia per me sia per loro. Quindi David e Catherine mi hanno permesso di affittare un luogo tutto mio per poter vivere lì nel corso delle due settimane dello US Open e in questo modo poter essere più libero di seguire gli orari del torneo. E guarda caso c’è una rimessa di roulotte proprio a 10 minuti da casa mia, così sono riuscito ad affittare una di quelle roulotte per due settimane e coprire il torneo vivendo lì. Era molto più economica di qualunque altra sistemazione, e abbiamo trasformato la cosa in una specie di ‘fil-rouge’ per tutte le due settimane”.

Il tennis è uno sport che davvero dirotta la tua vita, il calendario diventa il calendario tennistico: non si pensa più in termini di mesi, aprile smette di essere aprile ma diventa l’inizio della stagione sulla terra battuta. Probabilmente è per questo motivo che ho finito per scoprire il podcast, perché avevo solo un amico che seguiva il tennis, e diversi altri che giocavano ma non erano appassionati di tennis professionistico, e quindi volevo qualcuno con cui parlare”.

Credo di aver capito che il tennis era parte di me quando, il giorno dopo la finale maschile di Roma nel 2006, quella tra Federer e Nadal durata cinque ore, andai a scuola dichiarando con grande senso di orgoglio che avevo guardato tutto il match dall’inizio alla fine”.

Per finire, ho preparato una serie di domande a raffica.

Slam preferito?
Australian Open

Torneo preferito?
Probabilmente ancora l’Australian Open, ma da un punto di vista personale direi il Queen’s perché è stato dove tutto è iniziato

ATP o WTA?
Non posso scegliere! Entrambi!

Fusione tra ATP e WTA: Sì o no?
Mi piacerebbe vedere una fusione; ma temo che non sia un’ipotesi realistica. I tornei migliori sono quelli combined, quindi credo che la fusione sarebbe una cosa positiva per il tennis, ma la vedo di difficile realizzazione.

L’autunno e i WTA Championships in Cina. È stata una decisione giusta o no?
La WTA ha probabilmente preso la decisione che aveva più senso in quel momento. Credo che sia positivo che la WTA abbia raggiunto il mercato asiatico, è dove c’è il maggior potenziale di crescita. Personalmente preferirei che i tornei di fine anno, sia ATP sia WTA, si trasferissero più spesso, diciamo ogni 2-3 anni. Capisco la logica di creare una tradizione in un luogo solo, di diventare parte del calendario locale, ma è davvero un peccato che il tennis non riesca a portare in giro maggiormente questi tornei.

Domanda classica: al meglio dei 3 o al meglio dei 5?
Non vedo perché si debba scegliere. C’è spazio per entrambi i formati. Non voglio veder sparire il meglio dei 5, dobbiamo mantenerlo.

Quale soluzione preferisci per il set decisivo di una partita tra le quattro che vengono proposte dai tornei dello Slam?
Nel caso di partite al meglio dei 3 set, vorrei vedere il set ad oltranza [come al Roland Garros]; Per i match al meglio dei 5 set, la soluzione dell’Australian Open con il tie-break a 10 punti è quella che preferisco.

Davis Cup classica o Kosmos Cup?
È una domanda difficile. Ho avuto la fortuna di assistere all’ultima finale con la formula classica nel 2018, e l’atmosfera era incredibile. Entrambe le formule hanno vantaggi e svantaggi. In definitiva, credo che una riforma fosse necessaria, quindi preferirei la versione Kosmos, ma con qualche cambiamento. Vorrei vedere un turno in più con la formula casa/trasferta, non credo che uno solo sia sufficiente, e poi fare una finale con solo 8 squadre, preferibilmente a eliminazione diretta.

Let o no-let?
Let.

Ad o no-ad?
Ad.

Coaching o no-coaching?
No-coaching.

Sessione diurna o sessione serale?
Sessione serale.

UTS o NextGen Finals?
NextGen Finals.

Djokovic, Federer o Nadal?
È un tranello? Da quale punto di vista?
Pensa al gioco della torre: chi butteresti giù dovendone eliminare due?
Così è ancora peggio! Manteniamo in vita tutti, e diciamo che in una valutazione complessiva il migliore è Nadal.

A Wimbledon, bianco o colori?
Colori.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement