Goffin: "Ecco come gioca Cecchinato e perché ho perso"

Editoriali del Direttore

Goffin: “Ecco come gioca Cecchinato e perché ho perso”

PARIGI – Analisi tecnica ineccepibile di un top-ten. Marco può battere anche Djokovic?

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 22- Ceck this out!

da Parigi, il Direttore

I bookmaker pagavano una vittoria di Cecchinato su Goffin fra 4 volte e mezzo e 5 la posta. E quella di Goffin ad appena 1,16… cioè quasi niente più di quello che avrei scommesso. Eppure certo anche i bookmaker avevano tenuto conto di quanto avevamo segnalato ieri avvertendo che Goffin avrebbe potuto essere anche un po’ stanco dopo la battaglia contro Gael Monfils, a Roland Garros tutto schierato per il francese: “Potrei esserlo più mentalmente che fisicamente” aveva detto David rispondendo a una mia domanda, e certo riferendosi allo stress che inevitabilmente procura un match in cui si salvano quattro match point nel quarto set e c’è ancora un quinto set da lottare contro tutto e tutti. Goffin ha risposto alla prima domanda in conferenza stampa dicendo che aveva avuto anche un piccolo problemino ad un braccio “ma niente di grave. Mi sentivo un po’ stanco soprattutto a causa del match di ieri. Non ho trovato soluzioni per raccogliere le energie necessarie, è difficile battersi per 4 o 5 set. Ho dormito bene ma il match con Monfils mi ha fatto perdere troppe energie sul campo. La battaglia era stata pesante e tornare in campo poche ore dopo… non era facile sentirsi bene”.

 

Poi ha proseguito (e siccome pochi sembrano parlare il francese e pochi sono andati a sentirlo, mi pare il caso di informarvi… anche perché il quadro tecnico del match e le caratteristiche del tennis odierno di Cecchinato, nel finale dell’intervista che riporto, David  le ha descritte come meglio non si poteva: “Non sentivo le giuste energie fin dall’inizio, anche se tenevo bene il servizio non era fluido, sufficientemente dinamico. Inseguivo le palle e non sono riuscito a risollevare il mio livello di gioco e subire di meno. Lui era molto continuo, è anche cresciuto di tono, spingeva molto bene, era molto vivo, era molto dinamico. Poi quando volevo forzare un po’ e fare io il punto, che non è il mio gioco… ho cominciato a fare tanti errori, avevo male al braccio, e poi non avevo nemmeno troppe gambe, perdevo lucidità. Non è stato un gran match per me, questo è evidente”. Goffin è andato avanti un bel po’ sui suoi problemi, rispondendo a una sequela di domande dei colleghi belgi, ha spiegato perché aveva chiamato il Medical Time Out (che detto inter nos a me è sembrato soprattutto un artifizio per interrompere il ritmo a Cecchinato che gli stava montando sopra…): “Il braccio ha cominciato a farmi un po’ male quando servivo, lo sentivo pesante, speravo di trovare un po’ di sollievo… ma non riuscivo neppure con le gambe a fare quel che volevo… era più una stanchezza complessiva che un vero dolore in qualche punto”.

Gli è stato poi chiesto di quella palla break avuta sul 3-3 – quella che anche Cecchinato ha ricordato essere stata molto importante e che Marco ha cancellato con un bel servizio – e lui: “Ho fatto dei buoni colpi di tanto in tanto, ma mancavano della solita base… andavo troppo veloce, impaziente, anziché costruire con maggior calma i miei punti come faccio di solito, cercando di farlo correre… Invece era lui che faceva correre me. E ha tenuto sempre un gran ritmo… A Roma l’avevo battuto ma oggi lui era un altro giocatore, giocava molto lungo, soprattutto con il rovescio mi bombardava vicino alla riga fin dall’inizio del punto. E poi anche con il dritto era molto preciso. Ha una bella mano, una buona smorzata, viene bene a rete quando deve farlo e anche con il servizio è stato molto efficace. Magari non fortissimo, ma con molti effetti e poi stava vicino alla riga per tenere l’iniziativa. E dopo mi faceva correre, non riuscivo a prendere il controllo degli scambi”. Se vi sembra una disamina tecnica banale… beh non lo è. Le osservazione di Goffin sono quelle di un top-ten che, al di là delle sue condizioni fisiche e mentali, non si aspettava di trovarsi di fronte un avversario di questo livello.

Il Cecchinato visto oggi ha davvero sorpreso tutti. Goffin e tutti gli addetti ai lavori che l’hanno visto giocare decine di volte. Un conto, infatti, è accorgersi di un potenziale non così “scoperto” – stiamo parlando di un giocatore che a 25 anni fino a gennaio era n.109 del mondo e più che quattro Challenger e cinque Futures non aveva vinto. Poi, ok, aveva conquistato a sorpresa un torneo ATP a Budapest, ma insomma… anche lì gli avversari non erano mica del livello di un Carreno Busta o di Goffin. Con tutto il rispetto per Basic, Struff, il Seppi di questi tempi e Millman (l’avversario battuto in finale) lo spagnolo e il belga sono ben altra cosa. Allo spagnolo gli ha lasciato quattro game negli ultimi due set (terzo e quarto), al belga tre! 12 game a 4 e 12 game a 3 contro due top-ten (o quasi…Carreno Busta lo era fino a poco tempo fa). Ora sono sicuro che salteranno un sacco di esperti che diranno: “L’avevo detto io! L’ho sempre saputo io!”. Succede sempre così, a millantar credito e giurare sulle grandi doti di Cecchinato saranno in tanti. Per quanto mi riguarda io sono soltanto molto contento di quest’exploit. E in effetti non ritengo che sarà una meteora. Quando lo stavamo vedendo giocare, Luca Marianantoni mi chiedeva: “Ma non ti sembra che giochi il rovescio come Kuerten?”.

Beh, erano i primi game. E in effetti il movimento lo ricordava. Poi, in quel terzo set letteralmente dominato, Antonio Garofalo si è entusiasmato per una serie di rovesci spettacolari e mi ha detto: “Ehi, ma chi è? Wawrinka?”Insomma ci ha lasciato tutti esterrefatti e, da quel che vi ho riportato delle dichiarazioni, anche Goffin ne è rimasto impressionato. Adesso, mentre sogniamo che Fabio Fognini batta Marin Cilic per avere due italiani nei quarti come non è più accaduto dal ’73 quando ci arrivarono qui sia Paolo Bertolucci sia Adriano Panatta (e che rabbia quando persero dallo stesso croato, Niki Pilic, uno dopo l’altro… Ma Adriano aveva 22 anni e Paolo 21), siamo qui a domandarci se contro Nole Djokovic Cecchinato abbia qualche chance o meno. Si fosse trattato del Djokovic del 2011 o del 2015 non ci saremmo posti il problema. E nemmeno ce lo saremmo posti con il Cecchinato di una settimana fa, quello che con il rumeno Copil, n.94 ATP, vinse soltanto 10-8 al quinto dopo aver perso i primi due set. Ma questo Cecchinato è improvvisamente baciato da una straordinaria fiducia nelle proprie possibilità (quando gli ho chiesto se ritenesse il suo rovescio più somigliante a quello di Kuerten o Wawrinka mi ha risposto: “Non voglio assomigliare a nessuno, ma solo a Cecchinato!”… lì per lì mi è parsa una risposta un po’ presuntuosetta… ma poi l’ho interpretata come una scarsa abitudine alle domande di giornalisti). Mi sono peraltro ricordato che quando a Mats Wilander nel 1982 gli fu detto, dopo il primo di tre trionfi parigini, se si sentisse un Borg n.2 lui rispose: “No, sono un Wilander n.1”.

A questo punto non posso che augurare a Marco Cecchinato di seguire le orme di Wilander. Contro questo Djokovic, il Cecchinato che ha battuto Carreno Busta e Goffin può provare a giocarsela. Il ragazzo siciliano non cessa mai di dire quanto è determinato. Quanto lavora, quanto ci crede. L’altro giorno, dopo aver battuto Carreno Busta e incassato 222mila euro di premi, aveva detto: “Il torneo non è ancora finito, a cosa comprarmi ci penserò dopo”. Ora, con 380.000 euro, lo dirà più che mai. Secondo me lui non esclude affatto di poter battere anche Djokovic… ed è il modo migliore, forse l’unico, per batterlo davvero. Certo, ribadisco, nessuno lo avrebbe mai detto una settimana fa. Se ieri lui ha detto che gli pareva di vivere un sogno (“It is a dream”), mi piacerebbe tanto poter sognare anch’io. Con lui e grazie a lui. E, udite udite, anche con Fabio Fognini e grazie a lui. Papà Fognini, e il figlio, non ci crederanno mai, ma di questo onestamente poco me ne importa.

P.S. Zverev ha vinto un altro match al quinto, rimontando da sotto due set a uno. Contro Thiem forse non potrà permettersi una nuova rimonta. Ma chissà che stavolta invece non parta subito con il piede giusto sull’acceleratore. Certo è che lottare per 15 set per venire a capo di tre match contro giocatori non compresi tra le teste di serie rappresenta un fardello pesante da portarsi dietro. Uno Slam è anche una gara di resistenza, come ha fatto capire Goffin. E ci vuole sempre anche un po’ di buona sorte. Dopo tanti anni sembra che il vento sia girato un po’ anche verso il tennis italiano. Speriamo duri. Intanto oggi, quando si aspetta con ansia il duello Serena Williams vs Maria Sharapova (la russa non ha più vinto dal 2004, ma 18 sconfitte di fila sono avvenute contro una Serena che non era ancora mamma  ed era ben diversamente preparata), si teme fortemente che la pioggia possa ostacolare la scesa in campo di Fognini e Cilic. Sarebbe un peccato che il match venisse rinviato a martedì, perché poi il vincitore, chiunque fosse, avrebbe un handicap nel match successivo.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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