Goffin: "Ecco come gioca Cecchinato e perché ho perso"

Editoriali del Direttore

Goffin: “Ecco come gioca Cecchinato e perché ho perso”

PARIGI – Analisi tecnica ineccepibile di un top-ten. Marco può battere anche Djokovic?

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 22- Ceck this out!

da Parigi, il Direttore

I bookmaker pagavano una vittoria di Cecchinato su Goffin fra 4 volte e mezzo e 5 la posta. E quella di Goffin ad appena 1,16… cioè quasi niente più di quello che avrei scommesso. Eppure certo anche i bookmaker avevano tenuto conto di quanto avevamo segnalato ieri avvertendo che Goffin avrebbe potuto essere anche un po’ stanco dopo la battaglia contro Gael Monfils, a Roland Garros tutto schierato per il francese: “Potrei esserlo più mentalmente che fisicamente” aveva detto David rispondendo a una mia domanda, e certo riferendosi allo stress che inevitabilmente procura un match in cui si salvano quattro match point nel quarto set e c’è ancora un quinto set da lottare contro tutto e tutti. Goffin ha risposto alla prima domanda in conferenza stampa dicendo che aveva avuto anche un piccolo problemino ad un braccio “ma niente di grave. Mi sentivo un po’ stanco soprattutto a causa del match di ieri. Non ho trovato soluzioni per raccogliere le energie necessarie, è difficile battersi per 4 o 5 set. Ho dormito bene ma il match con Monfils mi ha fatto perdere troppe energie sul campo. La battaglia era stata pesante e tornare in campo poche ore dopo… non era facile sentirsi bene”.

 

Poi ha proseguito (e siccome pochi sembrano parlare il francese e pochi sono andati a sentirlo, mi pare il caso di informarvi… anche perché il quadro tecnico del match e le caratteristiche del tennis odierno di Cecchinato, nel finale dell’intervista che riporto, David  le ha descritte come meglio non si poteva: “Non sentivo le giuste energie fin dall’inizio, anche se tenevo bene il servizio non era fluido, sufficientemente dinamico. Inseguivo le palle e non sono riuscito a risollevare il mio livello di gioco e subire di meno. Lui era molto continuo, è anche cresciuto di tono, spingeva molto bene, era molto vivo, era molto dinamico. Poi quando volevo forzare un po’ e fare io il punto, che non è il mio gioco… ho cominciato a fare tanti errori, avevo male al braccio, e poi non avevo nemmeno troppe gambe, perdevo lucidità. Non è stato un gran match per me, questo è evidente”. Goffin è andato avanti un bel po’ sui suoi problemi, rispondendo a una sequela di domande dei colleghi belgi, ha spiegato perché aveva chiamato il Medical Time Out (che detto inter nos a me è sembrato soprattutto un artifizio per interrompere il ritmo a Cecchinato che gli stava montando sopra…): “Il braccio ha cominciato a farmi un po’ male quando servivo, lo sentivo pesante, speravo di trovare un po’ di sollievo… ma non riuscivo neppure con le gambe a fare quel che volevo… era più una stanchezza complessiva che un vero dolore in qualche punto”.

Gli è stato poi chiesto di quella palla break avuta sul 3-3 – quella che anche Cecchinato ha ricordato essere stata molto importante e che Marco ha cancellato con un bel servizio – e lui: “Ho fatto dei buoni colpi di tanto in tanto, ma mancavano della solita base… andavo troppo veloce, impaziente, anziché costruire con maggior calma i miei punti come faccio di solito, cercando di farlo correre… Invece era lui che faceva correre me. E ha tenuto sempre un gran ritmo… A Roma l’avevo battuto ma oggi lui era un altro giocatore, giocava molto lungo, soprattutto con il rovescio mi bombardava vicino alla riga fin dall’inizio del punto. E poi anche con il dritto era molto preciso. Ha una bella mano, una buona smorzata, viene bene a rete quando deve farlo e anche con il servizio è stato molto efficace. Magari non fortissimo, ma con molti effetti e poi stava vicino alla riga per tenere l’iniziativa. E dopo mi faceva correre, non riuscivo a prendere il controllo degli scambi”. Se vi sembra una disamina tecnica banale… beh non lo è. Le osservazione di Goffin sono quelle di un top-ten che, al di là delle sue condizioni fisiche e mentali, non si aspettava di trovarsi di fronte un avversario di questo livello.

Il Cecchinato visto oggi ha davvero sorpreso tutti. Goffin e tutti gli addetti ai lavori che l’hanno visto giocare decine di volte. Un conto, infatti, è accorgersi di un potenziale non così “scoperto” – stiamo parlando di un giocatore che a 25 anni fino a gennaio era n.109 del mondo e più che quattro Challenger e cinque Futures non aveva vinto. Poi, ok, aveva conquistato a sorpresa un torneo ATP a Budapest, ma insomma… anche lì gli avversari non erano mica del livello di un Carreno Busta o di Goffin. Con tutto il rispetto per Basic, Struff, il Seppi di questi tempi e Millman (l’avversario battuto in finale) lo spagnolo e il belga sono ben altra cosa. Allo spagnolo gli ha lasciato quattro game negli ultimi due set (terzo e quarto), al belga tre! 12 game a 4 e 12 game a 3 contro due top-ten (o quasi…Carreno Busta lo era fino a poco tempo fa). Ora sono sicuro che salteranno un sacco di esperti che diranno: “L’avevo detto io! L’ho sempre saputo io!”. Succede sempre così, a millantar credito e giurare sulle grandi doti di Cecchinato saranno in tanti. Per quanto mi riguarda io sono soltanto molto contento di quest’exploit. E in effetti non ritengo che sarà una meteora. Quando lo stavamo vedendo giocare, Luca Marianantoni mi chiedeva: “Ma non ti sembra che giochi il rovescio come Kuerten?”.

Beh, erano i primi game. E in effetti il movimento lo ricordava. Poi, in quel terzo set letteralmente dominato, Antonio Garofalo si è entusiasmato per una serie di rovesci spettacolari e mi ha detto: “Ehi, ma chi è? Wawrinka?”Insomma ci ha lasciato tutti esterrefatti e, da quel che vi ho riportato delle dichiarazioni, anche Goffin ne è rimasto impressionato. Adesso, mentre sogniamo che Fabio Fognini batta Marin Cilic per avere due italiani nei quarti come non è più accaduto dal ’73 quando ci arrivarono qui sia Paolo Bertolucci sia Adriano Panatta (e che rabbia quando persero dallo stesso croato, Niki Pilic, uno dopo l’altro… Ma Adriano aveva 22 anni e Paolo 21), siamo qui a domandarci se contro Nole Djokovic Cecchinato abbia qualche chance o meno. Si fosse trattato del Djokovic del 2011 o del 2015 non ci saremmo posti il problema. E nemmeno ce lo saremmo posti con il Cecchinato di una settimana fa, quello che con il rumeno Copil, n.94 ATP, vinse soltanto 10-8 al quinto dopo aver perso i primi due set. Ma questo Cecchinato è improvvisamente baciato da una straordinaria fiducia nelle proprie possibilità (quando gli ho chiesto se ritenesse il suo rovescio più somigliante a quello di Kuerten o Wawrinka mi ha risposto: “Non voglio assomigliare a nessuno, ma solo a Cecchinato!”… lì per lì mi è parsa una risposta un po’ presuntuosetta… ma poi l’ho interpretata come una scarsa abitudine alle domande di giornalisti). Mi sono peraltro ricordato che quando a Mats Wilander nel 1982 gli fu detto, dopo il primo di tre trionfi parigini, se si sentisse un Borg n.2 lui rispose: “No, sono un Wilander n.1”.

A questo punto non posso che augurare a Marco Cecchinato di seguire le orme di Wilander. Contro questo Djokovic, il Cecchinato che ha battuto Carreno Busta e Goffin può provare a giocarsela. Il ragazzo siciliano non cessa mai di dire quanto è determinato. Quanto lavora, quanto ci crede. L’altro giorno, dopo aver battuto Carreno Busta e incassato 222mila euro di premi, aveva detto: “Il torneo non è ancora finito, a cosa comprarmi ci penserò dopo”. Ora, con 380.000 euro, lo dirà più che mai. Secondo me lui non esclude affatto di poter battere anche Djokovic… ed è il modo migliore, forse l’unico, per batterlo davvero. Certo, ribadisco, nessuno lo avrebbe mai detto una settimana fa. Se ieri lui ha detto che gli pareva di vivere un sogno (“It is a dream”), mi piacerebbe tanto poter sognare anch’io. Con lui e grazie a lui. E, udite udite, anche con Fabio Fognini e grazie a lui. Papà Fognini, e il figlio, non ci crederanno mai, ma di questo onestamente poco me ne importa.

P.S. Zverev ha vinto un altro match al quinto, rimontando da sotto due set a uno. Contro Thiem forse non potrà permettersi una nuova rimonta. Ma chissà che stavolta invece non parta subito con il piede giusto sull’acceleratore. Certo è che lottare per 15 set per venire a capo di tre match contro giocatori non compresi tra le teste di serie rappresenta un fardello pesante da portarsi dietro. Uno Slam è anche una gara di resistenza, come ha fatto capire Goffin. E ci vuole sempre anche un po’ di buona sorte. Dopo tanti anni sembra che il vento sia girato un po’ anche verso il tennis italiano. Speriamo duri. Intanto oggi, quando si aspetta con ansia il duello Serena Williams vs Maria Sharapova (la russa non ha più vinto dal 2004, ma 18 sconfitte di fila sono avvenute contro una Serena che non era ancora mamma  ed era ben diversamente preparata), si teme fortemente che la pioggia possa ostacolare la scesa in campo di Fognini e Cilic. Sarebbe un peccato che il match venisse rinviato a martedì, perché poi il vincitore, chiunque fosse, avrebbe un handicap nel match successivo.

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Roland Garros: in ballo per Djokovic c’è il pareggio nei Major con Federer e Nadal, ma anche il Grande Slam

PARIGI – Chi sarà il rivale più agguerrito di Djokovic a Wimbledon? Forse Sascha Zverev. E c’è anche Tokyo, prima dello US Open

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Novak Djokovic con il trofeo - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

da Parigi, il Direttore

Quanto è difficile vincere uno Slam? Chiedetelo a chi non l’ha mai vinto, certo, ma anche a Novak Djokovic che ne ha vinti 19 e questo diciannovesimo se l’è sudato come forse nessun altro.

Se è vero che in passato Nole aveva vinto due Slam annullando match point a Roger Federer (Us Open 2011 e Wimbledon 2019), qui ha rimontato due volte dopo essere stato sotto due set a zero (Musetti e Tsitsipas), come nella storia degli Slam era accaduto soltanto a Wimbledon, al mousquetaire Henry Cochet nel 1927 (che di rimonte ne fece addirittura tre, nei quarti con Hunter, in semifinale con Tilden e in finale con l’altro moschettiere Borotra annullando sei match point!). Ted Schroeder nel 1949, sempre a Wimbledon, rimontò da 0-2 Gardnar Mulloy al primo turno e poi vinse tre partite al quinto set in cui era in svantaggio, ma sempre di un solo set. Sto andando a memoria, ma non credo mi sia sfuggito altro.

 

Ieri avevo scritto che non sapevo bene per chi tifare, perché c’erano motivi che mi spingevano a sperare in una vittoria di un Young Gen, e altri contrapposti in quella dell’Old Gen. Ovviamente in parecchi non mi hanno creduto. Quanto piace alla gente diffidare sempre e comunque di quanto uno dice e non ha nessun motivo per raccontare balle, mi lascia sempre stupito. Intanto ho potuto constatare che non solo molti di coloro che hanno scritto i loro post si sono espressi per Tsitsipas, ma anche la stragrande maggioranza degli spettatori presenti al Roland Garros era per il tennista greco. Fra questi, oltre naturalmente ai greci nonché ai simpatizzanti per il ricambio generazionale, la gran parte dei tifosi di Nadal e Federer che invece del ricambio non sono fan. A loro un Djokovic a un solo Slam di distanza dai loro campioni, 19 contro 20, non poteva piacere.

Anche se il mio collega e amico Stefano Semeraro, giornalista della Stampa, sottolineava ovviamente scherzando che “anche se Djokovic dovesse giocare contro Hitler… la gente troverebbe modo per fare tifo per il suo avversario!”.

Quello del gap che si sta chiudendo e non è mai stato così ravvicinato è invece proprio il motivo per cui secondo me, al di là dei tifosi di Djokovic che sarebbero stati per lui a prescindere, si poteva tifare per Djokovic anziché per la novità Tsitsipas, primo greco in finale a uno Slam con tutti i bei motivi e le belle storie che si sarebbe trascinato dietro. Il cambio della guardia, il potenziale n.1 che viene da un Paese dove la Federazione è inesistente e l’organizzazione tennistica idem, il Padreterno che bacia certi ragazzi con il talento naturale e non altri, i ragazzi greci che sposeranno il tennis invece che solo il calcio e il basket … e via discorrendo.

La situazione alla vigilia dell’imminente Wimbledon è infatti estremamente stimolante. Non sapete quanti amici mi abbiano già scritto: “Ma Djokovic non è il grande favorito anche a Wimbledon? Lo scriverai che quest’anno potrebbe scapparci il Grande Slam? È già a metà dell’opera e a Wimbledon e US Open non sarà lui il primo favorito? Mica prenderà sempre a pallate un giudice di linea…”.

Ecco, fino a ieri mattina avevo sentito parlare quasi soltanto di possibile 20 a 19, di possibile pareggio a tre fra i Fab 3. Ma già ieri sera l’ipotesi Grande Slam ha preso consistenza e con motivazioni più che plausibili, sebbene quanto accadde a Serena Williams nel 2015 (Vinci…), e quanto è accaduto dal 1969 quando a realizzare lo Slam (il secondo) fu Rod Laver, deve far ritenere che sia diabolicamente difficile realizzare quel che è riuscito due volte a Laver e una a Don Budge (1938 peraltro!).

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Nadal non sembra neppure sicuro al 100 per 100 di giocare a Wimbledon – lo si sussurra ma non ci sono conferme al riguardo – e non so se lo si dica per la sua condizione fisica o per la variante indiana del Covid-19 che preoccupa sempre più chiunque dovrebbe andare a Londra – compreso il sottoscritto, sempre che a qualcuno interessi (so bene che a molti non interessa affatto, tuttavia a me dispiacerebbe mancare il 47° Wimbledon) – Federer ha dato buona prova di sé a Parigi, ma resta una discreta incognita, i più recenti protagonisti primari, da Anderson a Cilic, da Raonic a Murray (tutti ex finalisti) non sembrano valere davvero il Djokovic attuale, Tsitsipas sull’erba lo ricordo sconfitto da Fabbiano, Thiem siamo lì (e poi il Thiem di quest’anno…), Medvedev è il primo a non credere nelle proprie qualità erbivore con quei gesti ampi che si ritrova.

Mi sbaglierò, ma il solo che mi sembrerebbe in questo momento capace di insidiare il miglior Djokovic – a parte un Federer resuscitato – è Sascha Zverev. E, ma un un pochino più sotto – udite udite – il nostro Matteo Berrettini!

Stando così le cose, e ricordando che Nole ha vinto cinque Wimbledon e tre US Open, sono proprio sicuri i fan di Federer e Nadal, che il Grande Slam sia un obiettivo irraggiungibile per un giocatore capace di giocare in 48 ore quasi nove ore di tennis come ha saputo fare Djokovic? Un Djokovic che, oltretutto, arriverà a Wimbledon con un bagaglio pieno di fiducia? Le prove di resistenza, di forza mentale e di garra che ha dato questo giocatore che potrebbe essere più che appagato da una carriera fantastica sono sotto gli occhi di tutti.

Il suo tennis è certamente meno elegante di quello di Federer, è meno originale – anche perché non è mancino – di quello di Nadal, ma i risultati dei prossimi 2/3 anni è più facile che parlino a suo favore che a favore degli altri due.

L’argomento GOAT non mi ha mai entusiasmato, anche se può essere stuzzicante, e al limite nemmeno l’argomento su chi ha vinto più Slam mi pare così importante… perché è vero che ci possono essere state circostanze che hanno favorito più un giocatore che un altro nella conquista di alcuni Major. Si va da chi valuta weak una certa era rispetto a un’altra a chi considera un periodo in cui i rivali erano due e non tre, a chi ha potuto giovarsi di un infortunio di uno degli altri due o di tutti e due, insomma se andiamo a spaccare il capello in quattro potremmo finire per dare ragione ai tifosi dell’uno o dell’altro dei 3 Fab.

Ma se usciamo da questa considerazione poggiate sui numeri, sulle statistiche, sui titoli vinti, sugli head to head (che restano sempre da interpretare correttamente e senza pregiudizi, possono essere influenzati dai periodi storici in cui sono maturati), a me pare che più degli altri Djokovic abbia tre aspetti che giocano decisamente a suo favore:

  • l’età, quello che conta meno seppure sia incontestabile: Nole ha un anno meno di Rafa e sei meno di Roger,
  • il fisico: c’è chi può mettere in dubbio il fatto che lui sia quello più resistente dei tre, il meno soggetto a infortuni?
  • la maggiore adattabilità a tutte le superfici. Djokovic è stato capace di battere pochi giorni fa Nadal sul suo campo, sulla terra rossa, così come è stato capace di battere Federer sul suo giardino.

Sono tra aspetti che, a mio avviso, non si possono contestare. E non si poggiano sul fatto che Djokovic sia il primo tennista dell’era Open – guarda caso – ad aver vinto almeno due Major di tutti i quattro Slam. Roger ha vinto solo una volta a Parigi (anche se è stata tutta colpa di Nadal!), Rafa ha vinto una sola volta l’Australian Open (anche se ci si è messo di mezzo Roger e anche Wawrinka e qualche infortunio).

Con Novak ci sono due campioni di altre epoche: Rod Laver che ha avuto… il torto di fare il primo Grande Slam nel ’62, quando il tennis non era ancora Open, e Roy Emerson che vinse sei Australian Open e due di ciascuno degli altri tre Major per totalizzarne 12: quello restò a lungo il record degli Slam, finché Pete Sampras non lo eguagliò e poi arrivò a quota 14. Una quota che sembrava insuperabile.

Quelli, come dicevo sopra, sono numeri. Non si basano neppure sulla “garra” perché anche gli altri ce l’hanno: l’hanno avuta in finale di Slam qui Lendl nel rimontare due set a McEnroe, Agassi con Medvedev, Gaudio con Coria, fuori di qui Thiem con Zverev

Il resto potrebbe essere una sensazione che io provo e che sono sicuro i fan di Nadal e Federer non condividono: Djokovic ha tutta l’aria di essere il giocatore più completo dei tre. Uno buono per tutte le superfici, per tutte le stagioni. Punti deboli, a parte lo smash (ma ha la fortuna di doverne giocare pochi), non ne ha. Il suo arsenale è vario, di più. Ci ha aggiunto anche una palla corta di rovescio (come quella che ha annullato un set point nel terzo set a Nadal, come quelle che hanno sorpreso Tsitsipas in più d’una occasione) mortifera. E quando parrebbe in leggera crisi, arriva il servizio a sostenerlo. Come contro Nadal. Ma anche con Tsitsipas vi rendete conto quanto aiuta vincere otto game di battuta a zero? Aiuta a rispondere meglio. E ad aumentare la pressione nell’avversario quando serve. Ieri contro Tsitispas rispondeva sempre, salvo che nei primi due set. Poi è diventato una macchina da guerra.

Mi chiedevo, insieme a Steve Flink con il quale abbiamo fatto una altra lunga chiacchierata nel mezzo della notte – ci vorrà un po’ per tradurla… – se Djokovic avesse ragione nel ritenere la sua partita con Nadal una delle sue tre migliori di sempre e questo torneo uno dei tre più significativi di sempre, o fosse invece la sensazione a calda di un torneo comunque effettivamente memorabile. Dovreste sentire che cosa ha detto Steve, perché effettivamente ha detto una cosa che per ora non ho sentito dire da nessun altro e non la voglio anticipare.

Abbiamo parlato anche dei diversi Djokovic che abbiamo visto a Parigi, quello con gli occhi fuori dalle orbite e dai gesti eccessivi visto con Berrettini, prima del match point e subito dopo, e quello Zen, quasi impassibile, neppure esultante a fine rimonta con Tsitsipas. Unica cosa in comune fra le due partite – ma anche in quella con Musetti – il suo “ritiro… psicanalitico” nella toilette dello Chatrier, dal quale tornava sempre un Djokovic molto più vivo, reattivo, scattante, determinato.

Se avesse perso la finale dopo aver battuto il re della terra rossa, quella sarebbe stata per lui forse… una vittoria sprecata. Così invece ne è venuto fuori il torneo perfetto, due rimonte da 0-2, una vittoria su Nadal dal quale a Parigi aveva perso sette volte su otto, una rimonta sul più rampante dei giovani che sognano il cambio della guardia.

Ha vinto un grande torneo. E non sarà certamente l’ultimo. Si tratta soltanto di vedere se il prossimo Slam sarà il suo. E se lo sarà, se il Golden Slam cui ha detto di aspirare il suo coach Marian Vajda, è fra Tokyio e New York una mission impossible oppure no. Io credo che lui sia più solido di nervi rispetto a quanto lo fu Serena Williams nel 2015, se dovesse arrivare a New York in corsa per il Santo Graal. Vedremo, la strada è ancora lunga come dice sempre Sinner… solo che quella del ragazzo della Val Pusteria è lunga davvero, i difetti su cui lavorare sono tanti e i progressi recenti non sono stati troppi. Vi racconterò nei prossimi giorni cosa mi ha detto al proposito Marc Rosset, uno che di tennis capisce parecchio, non solo la medaglia d’oro di Barcellona ’92.

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Roland Garros: difficile decidere per chi tifare. Old o new generation, Djokovic o Tsitsipas?

PARIGI – Per i bookmaker il favorito è Djokovic, anche se potrebbe essere stanco. Per molti fan, anche non greci, è arrivato il momento della cambio della guardia. 61 Slam dal 2003 in poi sono stati vinti dai Fab 4

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da Parigi, il Direttore

E oggi per chi sto, per l’ambassador della old generation, Novak Djokovic, o per quello della young generation Stefanos Tsitsipas? Capisco che ai lettori di Ubitennis non importi un fico secco. Però l’occasione mi consente di affrontare più genericamente l’argomento… partecipazione emotiva a un match al quale capiti di assistere e possa durare due, tre, quattro ore. Mio figlio infatti mi chiede sempre (quando non gioca un italiano): ma te chi speri che vinca?

Non c’è dubbio che è troppo più piacevole e coinvolgente guardare un match sperando che vinca uno dei due tennisti. Così di solito, anche se non sono rare le occasioni in cui non riesco a dare una risposta a mio figlio,  cerco – sforzandomi anche un po’ – di trovarmi delle ragioni per scegliermi un mio “favorito”. Favorito alle mie corde, intendo. Non favorito per il pronostico. Ebbene, quasi sempre il mio “favorito” è collegato alla storia giornalistica che può venirne fuori. Tanto è più bella, tanto ci tengo di più.

 

Un primo esempio: qui al Roland Garros mi sarebbe piaciuto che a trionfare fosse l’accoppiata greca. Sarebbe stato un assoluto inedito per un piccolo Paese di 11 milioni di abitanti privo di qualsiasi tradizione tennistica. A meno che si vogliano prendere in considerazione campioni discendenti di origine greche quali Sampras, Philippoussis, Kyrgios, Kokkinakis, Baghdatis… (per metà cipriota). E la Grecia con i suoi miti, dalle prime Olimpiadi in poi, con i grandi della filosofia e della storia offre una quantità infinità di argomenti in qualche modo collegabili.

Quindi fino a qualche giorno fa ero ben deciso a sperare che vincessero il torneo Sakkari fra le donne e Tsitsipas fra gli uomini. Maria sembrava avere oggettivamente più chances di Stefanos. Era la sola compresa fra le prime 20 teste di serie, delle quattro semifinaliste mai approdate prima alle semifinali, ma dopo che Maria ha perso contro Krejcikova, già la storia è diventata un po’ meno bella. Mi piace e mi eccita molto meno adesso, anche se all’inizio del torneo scrissi che… incontrando il Mago Ubaldo gli avevo sentito dire che il torneo lo avrebbe vinto Tsitsipas.  

Secondo esempio: anche se non è la prima volta che lo scrivo e quindi me ne scuso con gli habitué di Ubitennis – ma siete in continuo crescendo eh, 218.000 utenti unici domenica 6 giugno, 155.000 giovedì 9 – riguarda le sfide fra Federer e Nadal. Qualche anno fa diversi lettori avevano ribattezzato questo sito UbiNadal, persuasi che io avessi un debole per Rafa e tifassi sempre per lui. Non era vero, ma più lo smentivo e meno venivo creduto, Ho sempre tifato per Federer se i due si affrontavano sulla terra rossa. E per Nadal se dovevano giocare sull’erba e magari anche sul cemento perché consideravo Federer più forte di Nadal su quelle superfici. Quindi, ok, erano più le volte che finivo per sperare in una vittoria di Rafa che di Roger, ma per quel semplice motivo sopra esposto.

Terzo esempio: se c’è in campo un italiano non ho dubbi. Sarò provinciale, lo ammetto, ma è così. In quel caso non è neppure per una questione di interesse, anche se certo lo spirito patriottico e lo spazio che il tennis occupa sui giornali, sui siti, miei e degli altri, vanno a braccetto.

Quarto esempio: mettiamo che io nutra grande simpatia personale e grande stima tennistica per entrambi i contendenti. Allora mi dispiace tifare per uno dei due. Mi sembra di far torto all’altro. Così qualche volta “scelgo” un giocatore se penso che quello abbia più chance di fare strada al turno successivo.

MEGLIO NOLE? – L’ho fatta lunga per dirvi se preferisco che vinca Djokovic oppure Tsitsipas. Anche se non mi sono piaciute per nulla le scene semi-isteriche e di sicuro poco eleganti che Novak ha fatto in campo contro Berrettini (too bad!), prima della fine del match e subito dopo, non posso non nutrire grande ammirazione per il tennista Djokovic e non posso non pensare che se vincesse oggi il prossimo torneo di Wimbledon diventerebbe ancora più interessante perché con lui a quota 19 Major, e con Nadal e Federer a quota 20 – mai Novak gli è stato così vicino –  si potrebbe avere una situazione ex aequo fra i Fab Three.

Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

A proposito di Wimbledon altra nota – in inciso – di scarsissimo interesse per i lettori: ho ricevuto l’accredito, come pochi giornalisti per quello che sarebbe il mio quarantasettesimo Wimbledon (tutti di fila, visto che l’anno scorso è saltato per tutti e non solo per il sotoscritto), ma con Boris Johnson che non ha ancora fatto sapere se chi arriva dall’estero e dall’Italia in particolare debba o non debba fare cinque (o anche dieci) giorni di quarantena in un qualche hotel scelto a caro prezzo prima dell’inizio dei Championships, andare o non andare per me dipenderà dal Premier. Se imporrà la quarantena resto a casa, con immenso dispiacere, e guardo il torneo alla TV. Altrimenti vado anche se organizzarsi non sarà semplicissimo. Aereo, alloggio e anche a Wimbledon, come a Parigi, vorrei poter contare sull’assistenza della Piaggio che mi fornisce uno scooter fondamentale per andar via a tarda notte dall’All England Club senza dover fare affidamento sui mezzi pubblici o i taxi. Dicono che il Premier inglese potrebbe annunciarlo il 25 giugno. Con il torneo che comincia lunedì 28… non un timing ideale!

O MEGLIO TSITSIPAS? – Ora che vi ho detto, chissà perché, tutti i fatti miei, vi dirò in conclusione che forse per il tennis sarebbe meglio che a vincere fosse Stefanos Tsitsipas e non solo per i motivi filo-greci sopra descritti, ma perché anzitutto dovrebbe venire considerata una sorpresa.

Non ho ancora letto le quote dei bookmakers raccolte dal nostro Luca Chito, ma sono quasi certo che Novak sia favorito sebbene le 4 ore e 11 minuti di battaglia anti-Nadal seguite alle 3h e 37 minuti della lotta con Berrettini, potrebbero aver lasciato qualche strascico. Vero che Nole ha un fisico pazzesco e che, come ha tenuto lui stesso a precisare, “ho sempre avuto buone capacità di recupero”,  ma 34 anni sono sempre 34 anni. A sentire Fabio Fognini – che non ha fatto altro che riferirvisi per spiegare diverse sue recenti sconfitte –  a 34 anni si fa una gran fatica a recuperare una maratona, anche se passano 48 ore.

Se Tsitsi dovesse vincere, lui che aveva perso tre volte in tre precedenti semifinali ma che ha i migliori risultati quest’anno sulla terra rossa – 23 vittorie e 3 sole sconfitte, con Nadal nonostante match point a Barcellona, con Ruud a Madrid, con Djokovic a Roma 4-6 7-5 7-5 dopo aver condotto nettamente sia secondo sia terzo torneo – scavalcherebbe Rafa Nadal e diventerebbe n.3 del mondo, confermando il suo vantaggio in testa alla Race to Torino. Diciamo che Nadal n.3 a Parigi, dopo 13 trionfi, fa più scalpore che n.4 a Wimbledon, ma con Federer n.8 grazie alla classifica ancora semicongelata – che peccato per Berrettini essere n.9… – il sorteggio potrebbe anche opporre Federer e Nadal già nei quarti. Bello? Non saprei.

Intanto si è concluso il torneo femminile e ne ho parlato a lungo nel video che vedete in testa all’articolo. Barbora Krejcikova, a 25 anni e soltanto al suo quinto Slam in singolare in carriera, lo ha conquistato contro Pavlyuchenkova che ne aveva giocati 52 ed è la terza tennista ceca capace di tanto, dopo Martina Navratilova (due volte, in mezzo alle 7 di Chris Evert) e Hana Mandlikova.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Nel doppio per la seconda volta hanno vinto il Roland Garros Herbert e Mahut che avevano annulato match point nel corso del torneo e anche in finale con il duo kazako Bublik e Golubev (kazako di…Bra) sono stati a due punti dalla sconfitta perché i due kazaki, dopo aver vinto il primo set, hanno servito sul 5-4 per il secondo con Bublik ma una facile volee sbagliata da Golubev e un doppio fallo finale di Bublik – testimonial YOXOI (indirettamente di Ubitennis!) – hanno fatto sfumare la grande occasione. Inutile dire, e non è piaggeria, che Bublik ha fatto vedere le cose più belle ed è stato il migliore in campo. Ma invano.

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Roland Garros: Djokovic-Nadal, 3° set da cineteca. Macchè overdose! 58 duelli non ci bastano [VIDEO]

PARIGI – Alla fine Nadal l’invincibile non ne aveva più. Stroncato fisicamente, ma prima tecnicamente. Ora Nole è a un tiro di schioppo dallo Slam n.19, da Nadal e Federer. Ma nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Io non sono proprio così sicuro che vedrò un’altra partita così. Eppure di partite epiche – che dite? – credo di averne viste davvero tante. Potrei non vederne più così, in particolare, fra Djokovic e Nadal. Il film del terzo set nel regno di Nadal secondo me andrebbe fatto vedere e rivedere in tutte le scuole tennis.

Pur avendo apprezzato a sprazzi anche quella vinta in cinque set da Tsitsipas su Zverev (6-3 6-3 4-6 4-6 6-3 in 3h e 36 m), con il greco che ha dimostrato di possedere un tennis più completo rispetto al tedesco e se non si fosse distratto con tre errori gratuiti nel secondo game del terzo set secondo me avrebbe potuto “uccidere” il match in tre set, mi riferisco alla seconda semifinale, quella finita una decina di minuti dopo le 23, e che Novak Djokovic, vittorioso dopo quattro ore e 11 minuti (3-6 6-3 7-6 6-2) ha definito “la mia miglior partita di sempre al Roland Garros, la più bella ed emozionante, una delle mie tre migliori partite di sempre in carriera”.

Sono frasi pronunciate da uno che ha vinto 18 Slam e che di partite ne ha giocate… soltanto 1.155 nel circuito maggiore (960 vinte con ieri sera, 195 perse).  Avrà esagerato lui, esagero io? Per carità, può essere, però al ritmo in cui ho visto giocare contemporaneamente questi due fenomeni ieri sera, scambi, angoli, pallate, finezze, dal secondo set in poi, non ho ricordanza sulla terra rossa. Eppure credo di avere buona memoria. Certo la finale Lendl McEnroe del 1984 fu fantastica, la semifinale vinta da Nadal su Djokovic 9-7 al quinto nel 2013, forse Wawrinka-Djokovic nel 2015, ma era tutto un altro genere di partite, perfino quella citata del 2013 fra gli stessi contendenti.

 

Leggendo su Ubitennis nella cronaca di Vanni Gibertini che secondo lui il match “non è stato per lunghi tratti straordinario dal punto di vista tecnico” – e come detto io sono d’accordo per buona parte del primo set, nel quale Djokovic è partito malissimo, subito sotto 5-0 anche se nei primi due giochi aveva avuto la palla game e anche per l’ultima parte del quarto, perché Rafa negli ultimi game proprio non ne aveva più… –  a me viene il dubbio di essermi lasciato trasportare dalle emozioni, dall’atmosfera fantastica grazie al pubblico finalmente ritrovato. E anche, forse, dall’emozione di scoprire che anche Rafa Nadal può perdere al Roland Garros perfino se gioca bene. Anche se lui, ecco perché è umano, penserà che avrebbe potuto giocare meglio, subire di meno.

Ma, incluso il finale del primo set e l’inizio del quarto, quei due set centrali sono stati, a parer mio, giocati a un ritmo e a una intensita tale, davvero disumani, che per forza chi aveva subito di più il gioco avrebbe dovuto scoppiare. E ciò a prescindere, a parer mio (quindi discutibilissimo), dall’aspetto anagrafico, dai 35 anni di Rafa che oggi mi aspetto in tanti tirino fuori. Mi direte che due set e mezzo di una partita tre su cinque e chiusa in quattro non possono essere dipinti come un intero match davvero memorabile, e forse ci avete ragione. Ma io continuo a valutarlo eccezionale.

Certo il tennis è uno sport di centimetri e non sempre si possono cogliere senza… il metro. Basta che uno tiri più corto o meno angolato di un paio di centimetri in dieci punti importanti e l’equilibrio si sposta senza che se ne possa avere l’immediata percezione. L’ho scritto altre volte: se seguiste una gara di salto in alto e la TV non vi facesse vedere a che altezza viene messa l’asticella, sareste in grado di distinguere un salto record da uno inferiore di tre centimetri e che quindi non lo è? Basterebbe l’eleganza di un salto a farvi capire che quel salto è migliore di quell’altro?  

Parlo di stile, di eleganza, e subito mi viene in mente il più stiloso di tutti, Roger Federer. Fantastico giocatore sull’erba, mille volte grandissimo anche sulla terra rossa dove per tanti anni è stato secondo solo a Nadal – e questa inferiorità l’ha fatto passare ingiustamente per uno che sulla terra non vinceva abbastanza – ma, per intendersi, io Federer sulla terra rossa non l’ho mai visto giocare così come questi due ieri sera. Come intensità ritmo, recuperi, spinta, cioè tutti quegli aspetti del match di ieri sera messi insieme che mi hanno fatto scattare in piedi un sacco di volte, al colmo dell’ammirazione e dell’incredulità giocare?

So bene che per aver scritto questo molti la considereranno una provocazione, salteranno sulla sedia come morsi da una tarantola e mi daranno del matto, dell’anti-Federer, del nadaliano, del diokoviciano. Pazienza. La penso così, anche non mi ritengo davvero infallibile. Anzi. Eppure anche questi due fenomeni, quante volte li avrò visti? Dovrei mettermi a contarli, ora che Djokovic conduce 30 a 28 i confronti diretti, ma i 17 match giocati negli Slam li ho visti tutti (10 a 7 le vittorie per Rafa dopo ieri) e secondo me su 58 me ne possono essere sfuggiti quattro o cinque, perché salvo cinque quarti di finale e quattro sfide di Round Robin (tra Finals e Davis) gli altri duelli sono sempre stati tutte finali o semifinali.  

Rafael Nadal e Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Certo posso ritenere che il Nadal di qualche anno fa avrebbe retto meglio fisicamente, perché alla fine Djokovic lo ha proprio stroncato sul fisico facendogli fare il tergicristallo, giocando un match tatticamente perfetto, soprattutto con i cross stretti di dritto che hanno martellato il maioechino impedendogli di girare attorno alla palla per colpire di dritto. Se il merito è di Marian Vajda complimenti a lui. Anche se poi le tattiche vanno sapute eseguire.

Ma se Rafa ha subito il tennis di Djokovic e il “golpe” c’è stato, non si può dire che ciò sia accaduto perché lui abbia incontrato una cattiva giornata, come gli era capitato con Rublev a Montecarlo. Nel quarto set, pur essendo andato avanti di un break, Rafa non ne poteva proprio più, perché Djokovic sembrava quello del 2011 quando batté Rafa sette volte di fila, cedendogli appena sei set fra Indian Wells e la famosa interminabile finale di Melbourne 2012 (7-5 al quinto, 5 ore e 53 minuti. In quella serie lo batté anche a Madrid (7-5 6-4) e a Roma (6-4 6-4), quindi sulla terra battuta. Fino a Montecarlo 2012 non ci avrebbe più riperso.

Allora in tanti, ricordo uno per tutti Gianni Clerici, si persuasero che Novak fosse in assoluto più forte di Rafa per il fatto di possedere due colpi da fondocampo ugualmente efficaci al cospetto di Rafa che aveva invece uno straordinario e unico dritto ma non un altrettanto straordinario rovescio. Poi negli anni Rafa è migliorato tantissimo di rovescio (e col servizio) ed è diventato sempre più completo fino a chiudere il gap. E sulla terra nessuno, nemmeno Djokovic che ora è l’unico ad averlo battuto due volte al Roland Garros ma ancora deve vincere il torneo per la seconda volta, mentre Rafa lo ha vinto 13 volte, poteva considerarsi alla sua altezza.

Ora, così fragili sono le credenze umane, già c’è chi dice che Rafa non vincerà più il Roland Garros, che la sua leggenda si è conclusa ieri. Ebbene, io proprio non credo che sia così. Se fino a ieri era il favorito dei più, può bastare una sconfitta a darlo per spacciato nel 2022 sul suo campo?

Ora, a leggere il punteggio, si può anche pensare che sia stata una sconfitta piuttosto netta. Ma chi la pensa così dimentica che Rafa sul 6-5 per lui del terzo set ha avuto un set point. Lì Djokovic ha avuto un coraggio da leone giocando, dopo essere ricorso alla seconda di servizio (non avrebbe potuto attaccarla di più Rafa?) una smorzata bellissima e vincente, quasi che avesse cancellato dalla sua mente le precedenti smorzate boomerang, finite malissimo.

Poi Nole ha vinto il tie-break che ha finito per spostare quasi definitivamente l’equilibrio, dopo che sul 4-3 Rafa si è mangiato una volée facilissima al termine di uno scambio magnifico, incredibile, in fondo al quale forse è arrivato poco lucido dopo corse e rincorse sue e di Nole da far arrossire Usain Bolt. Lì è girato il match. Stefano Semeraro che seguiva la partita vicino a me mi sarà testimone del fatto che all’inizio del tie-break gli ho detto: “Chi vince questo set al 90% porta a casa la partita”. Niente di geniale, sia chiaro, ma lo sforzo di tutti e due era stato tale perché il perdente di quella frazione non subisse un contraccolpo psicologico terribile.

Per un attimo, nel caos della situazione, il pubblico che gridava e scandiva in coro a più riprese “On ne s’en ira pas!” (“Non ce ne andremo!”) e “Dimission Forget!” “Dimission Guy”), perché oramai erano le 22:40, l’ora in cui per Djokovic-Berrettini era stato evacuato lo Chatrier, e si è temuta una nuova sospensione e il “tutti a casa”. Sarebbe scoppiata una seconda Rivoluzione Francese, ve l’assicuro. La partita era talmente bella che nessuno voleva mollarla lì. La gente ha visto uscire Djokovic e ha cominciato a fischiare temendo il peggio. Due minuti primi i colleghi dell’Equipe, seduti davanti a me, mi avevano avvertito: “Il Governo ha decretato il permesso a continuare con il pubblico!”.

Ma la gente non lo sapeva, così quando lo speaker ha cominciato a parlare per annunciare la lieta novella, tutti hanno preso a fischiare, urla che non vi dico, coprendo la sua voce. Finché qualcuno ha sentito e ha cominciato ad esultare, ad abbracciarsi. Il ghiaccio era stato rotto. Al terzo tentativo lo speaker è riuscito a farsi sentire.

Beh, sembrava avesse fatto gol la Francia al Parco dei Principi. Anche coloro che, più rassegnati, si erano avviati verso le uscite sono ritornati giubilanti ai loro posti. Pregustando magari altri due set di spettacolo straordinario. E quando Djokovic è rientrato in campo qualcuno lo ha fischiato, ritenendo erroneamente che lui avesse preso la strada degli spogliatoi per… facilitare l’evacuazione generale. Come era accaduto con Berrettini (che ora potrebbe fare causa al Governo francese! Scherzo eh, però perché per Nadal sì e lui no? Vabbè scherzo ancora, anche se sono sicuro che Matteo un pensierino del genere lo avrà fatto).

La gente ha cominciato allora a cantare “Merci Macron, merci Macron!”. E anche così, a volte, che si guadagna il consenso popolare. Erano contenti della decisione gli spettatori, i media, le TV, i telespettatori, i giocatori. Di tennis a spalti deserti non se ne può proprio più. Insomma, come dicevo all’inizio, chissà se rivedrò sulla terra rossa – perché è un tennis diverso da quello sul cemento e sull’erba – un Djokovic-Nadal di questo livello. Io che alla vigilia temevo l’overdose da Djokovic-Nadal dopo 57 capitoli della loro telenovela, ora mi dispero all’idea che possa essere stata l’ultima. Che banderuola! Ma sapete che i due si sono affrontati in totale per 139 ore? Sì, qualcuno ha fatto le somme della durata dei loro incontri in 15 anni. Un pazzo. Cui sono grato.

Rafa ha mancato l’occasione di raggiungere il 29 pari, e forse di staccare Roger Federer nel conto degli Slam vinti. Mentre Novak ha sulla sua strada Tsitsipas, ma se lo batterà sarà per la prima volta – con 19 Major – a un solo passo dalla vetta dei 20 Slam di Roger e Rafa e in piena corsa per la famosa questione del GOAT. Anche se dubito fortemente che al Roland Garros gli venga mai eretta una statua alta tre metri come è stato fatto per Rafa Nadal. Se anche dovesse vincere il suo secondo Roland Garros, diventando così il primo giocatore dopo Rod Laver ad aver vinto due volte tutti gli Slam, Novak non potrà mai vincerne tredici.

Poiché neppure Novak è più un bambino (34 anni) viene da chiedersi se questo sforzo di 4h e 11 m e con tante tensioni, che fa seguito a quello compiuto con Berrettini (3h e 28 m), potrà minarne la freschezza domenica alle 15 quando affronterà in Stefanos Tsitsipas il primo greco della storia a giocare una finale di Slam, il più giovane con i suoi 22 anni dacché Andy Murray giocò la sua prima finale Slam all’Australian Open 2010, nonché il più giovane al Roland Garros dopo il ventiduenne Nadal nel 2008.

Non è la prima volta che mi trovo a giocare una finale di Slam dopo una grande battaglia in semifinale, non sono proprio fresco adesso, ma le mie capacità di recupero sono piuttosto buone” ha detto Djokovic perché Tsitispas non si illudesse di trovarsi di fronte un guerriero dimezzato, ferito. Su come Tsitsi abbia raggiunto la finale vi rimando all’eccellente cronaca di Antonio Ortu. Però il livello tecnico della prima semifinale, paragonato alla seconda, mi è parso decisamente inferiore. L’ha vinta il giocatore capace di fare più cose, di venire a rete a prendersi i punti importanti. Ma se non avesse annullato le tre palle break d’inizio quinto set non so come sarebbe andata a finire.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2021 (via Twitter @rolandgarros)

I precedenti parlano a favore di Novak, 5-2 e due vittorie sulla terra rossa. La prima qui a Parigi per 6-1 al quinto in una delle tre semifinali Slam fin qui perse dall’ateniese, ma nella seconda a Roma poche settimane fa, Tsitsipas, che lunedì sarà comunque n.4 del mondo – è stato a un passo dal vincere in due set e anche in tre. Nole starà in guardia. Nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno sulla terra rossa: 22 vittorie a fronte di 3 sole sconfitte (una a Barcellona con il match point con Nadal, l’altra con Djokovic a Roma 4-6 7-5 7-5 e poi con Ruud a Madrid).

Per le interviste dei protagonisti delle semifinali di ieri, Ubitennis vi offrirà come al solito la traduzione nel corso della mattinata. Oggi Ladies Day, mi aspetto, da Pavlyuchenkova (n.32 Wta) e Krejickova (n.33 e non è uno scherzo, ma uno stranissimo caso), che non si sono mai incontrate e due delle tante “ova” del circuito WTA, una battaglia più di nervi che di grande spettacolo. D’altra parte nessuna delle due aveva mai raggiunto neppure una semifinale d’uno Slam – eppure la Pavlyuchenkova di Slam ne ha giocati 52! –  che aspettarsi da una finale… se non che a vincerla, per la sesta volta consecutiva a Parigi, sarà una regina inedita, mai incoronata?

Il tabellone maschile del Roland Garros 2021 con i risultati aggiornati

Il tabellone femminile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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