Fognini a Parigi, tra bernoccoli e champagne

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Fognini a Parigi, tra bernoccoli e champagne

Fabio Fognini è così: “O mi amano o mi odiano”. Il match con Marin Cilic l’ultimo di una serie di sfide thrilling al Roland Garros. Il suo torneo preferito. Dove si esalta e si dispera

Antonio Garofalo

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“Il mio problema non è mai stato il tennis, il mio problema è sempre stata la capoccia”. Buttata lì, così, con disarmante onestà in una nostalgica serata parigina, dietro un sorriso dei suoi. Ha perso la battaglia Fabio, lottata sino alla fine con coraggio e tanta qualità contro un Cilic mai così forte sulla terra rossa. Ma la guerra, quella con se stesso e con i suoi limiti più che con gli avversari, è tutta ancora da giocare.

Non è perfetto Fabio, non lo è nessuno ovviamente, e lui lo sa. Sa che ha sprecato tante occasioni – “Se penso alle partite che ho perso e ai soldi che ho buttato in passato, mi verrebbe da sbattere la testa sul muro e lasciarmi il bernoccolo” – ma forse lo ha capito in tempo per un finale di carriera da ricordare. Ha sempre amato questo torneo, ampiamente ricambiato dal pubblico che è sempre impazzito per le sue piece teatrali applicate al tennis. Che sia un passante straordinario giocato dalle tribune, uno scambio con una Madame sugli spalti con baci e cuori disegnati con le mani, un droposhot da impazzire, una racchetta spaccata o un monologo dei suoi: quando c’è Fognini, c’è spettacolo e tutto il resto è noia.

 

In un’epoca di robot e di giocatori costruiti per replicare in campo gli schemi provati in ore di allenamento e offrire a stampa e pubblico le imperdibili “it was a very tough match” o “ogni avversario è uguale, io penso solo al mio gioco”, uno che ti spara “la Next Gen è una cazzata” o “quello di Pietrangeli non era mica tennis” è una manna dal cielo. “Fabio dice sempre quello che gli passa per la testa, in questo ha preso da me. Ogni tanto potrebbe farsi i cavoli suoi però!” racconta papà Fulvio, le cui coronarie sono a rischio ad ogni match da montagne russe di Fabio.

Che qui a Parigi – “È sempre stato il mio torneo preferito” – si esalta, riuscendo sempre a farsi coinvolgere in avventure romanzesche dal finale thrilling. Come dimenticare la doppia sfida con il padrone di casa Gael Monfils, la prima epica del 2010 sospesa sul 5-5 del quinto set per oscurità (in netto ritardo per la verità tra gli ululati del pubblico) dopo aver rimontato due set di handicap, un break nel terzo set, due break nel quarto, aver mancato una palla del 4-0 nel quinto, aver fallito tre matchpoint, prima della prosecuzione vincente (9-7) del giorno dopo. O la rivincita francese, questa giocata sul Lenglen, del 2014 con Fabio capace di rifilare un 6-0 a Le Monf che fingeva di essere morto, prima di risorgere al quinto, con Fabio che, con una scena degna di un Massimo Troisi d’annata, chiedeva all’arbitro di spostare un po’ il sole che lo accecava.

Il capolavoro delle fogninate in salsa parigina però resta l’allucinante match con Albert Montanes del 2011, con Fabio completamente bloccato dai crampi, incapace di servire senza commettere fallo di piede (ben nove!) eppur in grado di sparare bordate da fermo come se non ci fosse un domani (e infatti non riuscì a giocare il suo quarto di finale contro Novak Djokovic) per annullare cinque match point allo stralunato spagnolo prima di trionfare 11-9 al quinto. Fino al match di ieri, perso, ma con un tiebreak da raccontare ai figli di Federico. Contro Marin Cilic forse ha sprecato un’occasione o forse no. Ma non chiedetegli perché non ha giocato i primi due set, la risposta è dentro di lui e attorno a tutti noi. Fognini batte Cilic tre set a zero ed è ai quarti di finale. La storia siamo noi, attenzione, ma non ci saremmo mai divertiti così.

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Santopadre e il futuro di Berrettini: “Intanto la top 30. Poi vediamo”

Esclusiva con il coach del più giovane italiano in top 100. “Un anno oltre le aspettative. Giocare sul cemento ha pagato. L’importante è che Matteo continui a crescere”

Ilvio Vidovich

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Ad inizio novembre, a Milano, Vincenzo Santopadre è stato il principale relatore della prima giornata dell’International Tennis Symposium. Argomento: la sua esperienza come coach di Matteo Berrettini, tra racconti ed aneddoti, domande e risposte con i corsisti ed esercitazioni sul campo. Un intervento durante il quale è stato facile percepire tutta la passione per il tennis del 47enne allenatore romano e la professionalità, l’attenzione e l’entusiasmo con i quali affronta questa sua “seconda vita” tennistica dopo la lunga carriera agonistica che lo ha visto raggiungere il best ranking di n. 100 ATP. E proprio di cosa possiamo aspettarci dal miglior under 23 italiano – che ha concluso la stagione a ridosso dei top 50 (n. 54) e si è laureato campione d’Italia con il Circolo Canottieri Aniene – abbiamo parlato con Vincenzo al termine del suo intervento.

È arrivato il momento dei bilanci. Matteo in questa stagione è diventano un top 100 in pianta stabile, ha vinto a Gstaad il suo primo torneo ATP e dalla seconda metà dell’anno gioca stabilmente nel circuito maggiore. Qual è il tuo bilancio della stagione in qualità di suo allenatore?
Direi di partire da quelli che erano gli obiettivi, che erano quelli di giocare il maggior numero possibile di partite a livello ATP. All’inizio dell’anno non sapevamo quante ne avrebbe potute giocare: la sua classifica era attorno alla 130esima posizione all’inizio dello scorso anno, se ricordo bene (ricorda benissimo: era proprio n. 130 lunedì 8 gennaio, ndr). Quindi bisognava sempre passare per le qualificazioni, c’era da sperare che grazie ai progressi fatti sarebbe salito in classifica. E di conseguenza avrebbe avuto modo di confrontarsi con i più bravi. Devo dire che è andata bene. Ha superato subito le qualificazioni a Doha e quindi in tutto l’anno ha potuto giocare partite di livello alto. Considera che in tutto l’anno ha giocato solo tre Challenger, tra i quali quello di Irving che – giocandosi a cavallo tra i due Masters 1000 statunitensi – di fatto come livello può essere paragonato ad un ATP 250. Per cui, ecco, tra singolo e doppio ha fatto sessanta e passa partite (per la precisione, tra Circuito ATP e Challenger 64: di cui 52 in singolare, con 31 vittorie e 21 sconfitte, ndr) tutto di livello, secondo me, molto, molto alto. Che lo hanno aiutato in quel percorso di crescita a lungo termine a cui ho fatto riferimento oggi nel mio intervento al Simposio. Quindi il mio obiettivo quest’anno era quello di portare avanti questo percorso di crescita, sperando di fare questo tipo di esperienze. È andata bene: ne ha fatte tantissime e anche con ottimi risultati. È stato perciò un’annata molto soddisfacente. Anche perché ci sono state per lui tante nuove esperienze: la prima volta in Australia, la prima volta in un tabellone Slam, la prima volta in Coppa Davis, la prima vittoria in uno Slam, la vittoria di un torneo ATP 250, in singolo e anche in doppio. Insomma, ha dovuto affrontare e gestire tutte queste situazioni nuove, e credo lo abbia fatto anche molto bene. Ed è un qualcosa di cui beneficerà, a mio avviso, negli anni a venire. Perché quando affronti una situazione la prima volta devi adattarti, ti trovi un po’ a disagio. Ma poi la volta dopo l’affronti meglio, è qualcosa che già conosci. In quest’ottica, ad esempio, siamo andati a Shanghai quest’anno. Un po’ una forzatura, perché non era previsto. Ma è stato un investimento per il prossimo anno: così lui ha conosciuto il posto, l’ambiente, ci hai giocato. Sono tutte cose che ti aiutano nell’evoluzione e nella crescita.

 

Ecco, hai fatto riferimento poco fa a quel piano a lungo termine di cui hai parlato anche nel tuo intervento al Simposio. In cui hai fatto riferimento alla “costruzione” non solo del giocatore, ma anche della persona Matteo Berrettini. Se torniamo indietro all’inizio, possiamo dire che in questo momento sei nel punto in cui idealmente – magari ottimisticamente – pensavi saresti arrivato?
L’obiettivo era crescere, crescere, continuare a crescere. Senza pensare tanto a dove sono o non sono. Ovviamente siamo ad un ottimo punto. Negli ultimi due anni Matteo ha ottenuto miglioramenti incredibili, sotto tanti punti di vista. Perciò sì, se ci fossimo posti questo tipo obiettivo, sarebbe stato quello ideale. In realtà, noi abbiamo messo un mattoncino alla volta. Detto questo, ora c’è da insistere, da andare avanti. Questi risultati possono essere lo sprone per dire “ok, allora sto facendo un buon lavoro”, perché effettivamente se ne vedono i frutti.

Parlando proprio dell’andare avanti, qual è l’approccio nella definizione e gestione degli obiettivi in questo percorso con Matteo?
A me piacciono gli obiettivi raggiungibili, quelli ideali non molto. Certo, il sogno era quello che si è avverato, che Matteo diventasse un giocatore a tutti gli effetti. Ma devi rapportarti sempre con le realtà. E la realtà dice che devi impegnarti giorno dopo giorno, per cercare di raggiungere quel sogno, quell’obiettivo ideale. Ma senza star troppo a fantasticare. A me piace di più il lavoro quotidiano e non mi pongo limiti. Perché se poi mi pongo un obiettivo numerico diventa difficile. Quest’anno, ad esempio, c’eravamo dati un obiettivo numerico, pur – ripeto – non piacendomi come approccio: era quello di giocare una quindicina di partite di livello ATP. Lo abbiamo raggiunto, ma se non fosse accaduto? Metti caso un infortunio, o che avesse cominciato male la stagione… Di conseguenza tutto sarebbe stato più difficile e ci saremmo dovuti adeguare. Per questo io preferisco parlare di obiettivi in termini di crescita: della persona e del giocatore. Guardando sempre quello che sta succedendo in modo di cercare di capire cosa c’è da migliorare. Chiaro che il progetto a lungo termine era ambizioso. Facevamo determinate cose oggi per essere più forti domani. Quando a 19 anni ho programmato che giocasse i due terzi dei tornei sul duro era perché sviluppasse un atteggiamento diverso nei colpi di inizio gioco per il futuro. Matteo nasce giocatore da terra rossa, si trovava molto più a suo agio sulla terra. Lui ha capito ed ha accettato questa programmazione. Questo è stato fatto in previsione futura, perché se io avessi voluto raggiungere un obiettivo numerico di classifica avrei dovuto farlo giocare sulla terra. E invece abbiamo condiviso un programma ambizioso e scomodo: perché avrebbe potuto giocare i Challenger sulla terra in Italia e ad avere una classifica migliore.

Una scelta che ha pagato: Matteo Berrettini è ritenuto da tanti il primo tennista italiano con le caratteristiche del tennista “moderno”.
È andata bene, diciamo che è importante essere convinto e spiegare e condividere bene i motivi della scelta. Certo, ora tutti noi diciamo che ha pagato perché Matteo ha una buona classifica. Però secondo me era ed è comunque il modo giusto di agire se hai un progetto ambizioso. Senza star lì a fissarti troppo sull’obiettivo e darti troppa pressione, ma ragionando in termini di crescita. Poi chiaro che devi guardare quelle che fai. Vedi che sei migliorato nell’atteggiamento in campo, vedi che sei migliorato nella risposta, vedi che giocare sul cemento diventa quasi normale. Matteo è stato bravo a sposare questo progetto. Non è da tutti.

Quali sono gli ambiti di miglioramento di Matteo e su cosa state lavorando in funzione della prossima stagione?
Secondo me, stiamo parlando di un giocatore ormai praticamente formato. In lui si riconosce la determinazione e l’impegno e in questo senso può migliorare nel fatto che quando i risultati non sono proporzionali all’impegno, deve essere un po’ più benevolo con se stesso. L’essere volenteroso ed ambizioso, c’è da stare attenti che non diventi un boomerang… Qualche volta è capitato che lui sapesse cosa fare in campo, ma faticasse a metterlo in pratica. Ecco, in quei casi tende a prendersela con se stesso, con conseguente ulteriore calo della performance. Da questo punto di vista è già cresciuto ma può crescere ancora. Come anche nella gestione delle energie in campo, soprattutto mentali. Matteo è uno che pensa in campo e io gli chiedo di spendere energie in questo senso. Ma deve imparare a gestirle e ad essere talvolta anche più “leggero”. Ha una carriera lunga davanti, tanti anni in cui giochi da gennaio a novembre, e devi essere bravo a gestire questo aspetto. Come dicevo stamattina nel mio intervento al Simposio, lui è molto ricettivo e curioso, ha voglia di apprendere e sa ascoltare tanto. Si fida ma chiede, vuole capire. Tutto questo è la sua forza. Oltre a quanto abbiamo appena detto, dal punto di vista tattico un ambito di miglioramento è sicuramente quello di cercare di prender un po’ di più la rete, accentuare l’aggressività col dritto e lavorare in tal senso anche con la seconda palla di servizio. Ti anticipo quelli che sono gli obiettivi che ci siamo dati per le prossime sette settimane di allenamento, per la preparazione. Come anche migliorare l’imprevedibilità della prima di servizio, migliorare i tempi di reattività in risposta, migliorare l’anticipazione della rotazione del tronco sul rovescio, il gioco in verticale con lo schema dritto/volée.

Sempre parlando in previsione del 2019, ci hai detto che non ami gli obiettivi numerici, ma a ridosso della top 50 magari qualche pensierino in termini di classifica l’avete fatto.
Guarda, quando abbiamo fatto la riunione con tutto lo staff, manager compreso, per la pianificazione del 2019, abbiamo declinato gli obiettivi tecnico-tattici definiti insieme a Umberto Rianna. In questo momento non ci siamo dati obiettivi di classifica e risultati, li ritengo poco utili. Prima che inizino i tornei ci ritroveremo e, non so, se facendo il punto della situazione magari ci daremo anche degli obiettivi numerici. Io continuo ad essere reticente su questo.

Quindi, niente, non si è parlato di top 10, di top 20, di top 30…
Top 10 credo sia difficile. Matteo è un ragazzo eccezionale sotto tanti punti di vista. Ma per arrivare tra i primi dieci devi essere un fenomeno. Per cui è complicato. Poi, ti dico, magari strada facendo scopriremo che la top 10 è fattibile. C’è da dire che Matteo è un ragazzo che fa dei miglioramenti continui e costanti. Magari ci ritroviamo a fare questa stessa chiacchierata tra sei mesi e ti dirò: sai che c’è? Questo ragazzo vedo che continua a crescere, continua a migliorare… Quindi in questo momento non ti dico top 10, ma se parliamo di top 30 ti dico di sì. Poi, sia chiaro, ci vuole anche un po‘ di fortuna.

L’ultima domanda è su di te. Quando hai iniziato, smessi i panni del giocatore professionista, non eri certissimo di voler fare l’allenatore. Ti sei trovato in questa avventura, che è diventata bellissima. Ora? È questo quello che Vincenzo Santopadre vuole fare da grande?
Il mio lavoro in questi anni è cambiato. Ho avuto la fortuna di lavorare in un posto che mi ha permesso di fare questo lavoro e me lo ha reso semplice. Mi ha spronato ad andare avanti in quello che stavamo facendo. Non è da tutti: non so come sarebbe andata se mi fossi trovato in un contesto in cui invece mi sarei dovuto scontrare per portare avanti questo tipo di lavoro. Il mio obiettivo è sempre quello di mettere i ragazzi al centro del progetto, vedere le loro esigenze: l’allenatore deve essere un supporto. Detto questo, ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace moltissimo. A me basta che ci sia una palla ed una racchetta e son contento. E non ti nego che è uno stimolo, quando vedi che quello che fai con passione e con facilità ti dà ottimi risultati. Come per i ragazzi, è uno stimolo, a mio avviso, anche per l’allenatore: perché vuol dire che quello che stai facendo lo stai facendo bene. E di conseguenza diventa più semplice scegliere e decidere. Ad esempio, per me quest’anno è stato così. Poi in questi otto anni, in realtà, venendo incontro – come dicevo – alle sue esigenze, di fatto ho guardato anche a me stesso. Perché se non mi andava, di certo non lo avrei fatto. Ho trovato un ragazzo con cui mi va di farlo, mi riesce facile farlo e quindi mi rende più semplice anche fare dei sacrifici, delle rinunce, come può essere lo stare lontano dai figli. Sicuramente alla fine di questa stagione ho messo anche Vincenzo e questi aspetti sul piatto della bilancia. Cercando di trovare una soluzione. E l’ho trovata: a Doha, per la preparazione, mio figlio verrà con noi. Dico sempre a Matteo che lui deve essere egoista come giocatore e pensare ai suoi interessi, ed anch’io come coach lo devo essere. Devo essere, come dire, egoisticamente altruista. Perché se sono sereno, se so che ho del tempo per stare con mio figlio, io riesco a stare bene e riesco e a dare il meglio per Matteo.

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Mondo Futures: quarto titolo in stagione per Bonadio

L’azzurro conquista l’ottavo Futures della sua carriera in Egitto ($15,000). Julian Ocleppo semifinalista in Tunisia

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IL PUNTO SUGLI ITALIANI

Ultimi scampoli della stagione anche per il circuito Futures, in attesa della rivoluzione prevista per il 2019 con l’entrata in vigore del nuovo ITF Transition Tour. Dopo un digiuno lungo più di un mese, l’Italia torna ad alzare un trofeo a livello Futures grazie al successo di Riccardo Bonadio in Egitto (l’ultimo titolo azzurro lo aveva conquistato proprio Bonadio a Santa Margherita di Pula la prima settimana di novembre). Il 25enne azzurro ha lasciato un solo set (in semifinale contro il brasiliano Jordan Correira, terzo favorito del sedding) sulla strada verso il suo quarto titolo stagionale, l’ottavo in carriera. Al via del 15,000 dollari egiziano c’era anche il 26enne Fabrizio Ornago (seconda testa di serie, subito dietro Bonadio), fermato in semifinale per 6-2 6-1 dal ceco Kit Kopriva, che in finale ha poi raccolto due soli giochi contro Bonadio. Non molto altro da segnalare sugli altri quattordici italiani complessivamente al via nella settimana appena trascorsa, eccezion fatta per il 21enne Julian Ocleppo, semifinalista a Monastir (Tunisia, 15,000 dollari).

 

IL RESTO DELLA SETTIMANA IN PILLOLE

Quattro giocatori hanno alzato un trofeo per la prima volta in stagione: Alejandro Tabilo a Santo Domingo, Goncalo Oliveira a Doha, Wilson Leite ad Antalya (interrotto un digiuno lungo tre anni) e Corentin Denolly a Yaounde. Primo Futures in carriera invece per il 21enne Maxime Cressy (che quest’anno ha trionfato per ben otto volte in doppio), campione nel 25,000 dollari di Tallahassee. I campioni più giovani della settimana sono tre 21enni: il cileno Tabilo e i francesi Denolly e Cressy. Il più ‘vecchio’ è il 28enne koreano Cheong-Eui Kim, che in Pakistan ha conquistato il secondo titolo del 2018.

TUTTI I CAMPIONI TORNEO PER TORNEO

Santo Domingo, Repubblica Dominicana F2 – $15,000 Hard
Alejandro TABILO (CHI) b. Jose OLIVARES (DOM) 6-3 6-3

Stellenbosch, Sudafrica F3 – $15,000 Hard
Benjamin LOCK (ZIM) b. Ruan ROELOFSE (RSA) 6-7(3) 6-3 6-2

Doha, Qatar F4 – $15,000 Hard
Goncalo OLIVEIRA (POR) b. Aslan KARATSEV (RUS) 6-3 7-5

Cairo, Egitto F30 – $15,000 Clay
Riccardo BONADIO (ITA) b. Vit KOPRIVA (CZE) 6-2 6-0

Antalya, Turchia F39 – $15,000 Clay
Wilson LEITE (BRA) b. Dejan KATIC (SRB) 6-3 6-4

Islamabad, Pakistan F1 – $15,000 Hard
Cheong-Eui KIM (KOR) b. Rio NOGUCHI (JPN) 6-7(3) 6-2 6-1

Monastir, Tunisia F43 – $15,000 Hard
Steven DIEZ (CAN) b. Gabriel PETIT  (FRA) 6-2 6-3

Tallahassee, USA F35 – $25,000 Hard
Maxime CRESSY (FRA) b. Ryan PENISTON (GBR) 6-4 7-6(4)

Yaounde, Camerun F2 – $25,000 Hard
Corentin DENOLLY (FRA) b. Skander MANSOURI (TUN) 7-6(3) 6-4

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Serie A1 maschile: Aniene si conferma campione d’Italia

Quarto scudetto per il Circolo Canottieri che non lascia nemmeno un set al TC Parioli in 4 singolari. Protagonisti i fratelli Berrettini e Quinzi, il punto decisivo è di Simone Bolelli

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Serie A1 femminile: 1° scudetto per Beinasco, Genova mastica amaro

Il Circolo Canottieri Aniene si laurea campione d’Italia per la seconda volta consecutiva, imponendosi ancora una volta contro il Tennis Club Parioli. Un successo arrivato al termine di una finale dominata e chiusa con un netto 4-0 (senza perdere un set). Per Aniene è il quarto titolo dopo quelli del 2010, 2015 e del 2017.

 

LA CRONISTORIA  Già i primi due singolari di sabato avevano lasciato intravedere la supremazia dell’Aniene, firmata dai fratelli Berrettini. Prima è stata la volta di Jacopo, vittorioso su Flavio Cobolli per 7-5 6-3, e poi di Matteo, che ha lasciato solo cinque giochi all’altro numero uno, Thomas Fabbiano. Con un rassicurante 2-0 in cascina, gli altri due singolaristi di Aniene hanno potuto affrontare in tranquillità i rispettivi match, che sono in effetti poi scivolati via abbastanza facilmente. Il primo incontro di giornata ha visto Gianluigi Quinzi superare Pietro Rondoni, nello scontro tra i numeri 3 delle rispettive formazioni. Quinzi ha sofferto solo nel primo set, deciso dal tiebreak, prima di amministrare nel secondo, vinto per 6 giochi a 4. Nell’ultimo e decisivo match, Simone Bolelli ha avuto la meglio con un netto 6-3 6-4 su Miljan Zekic, sfruttando al massimo la rapidità del PalaTagliate di Lucca e non lasciando mai avvicinare l’avversario a palla break.

DICHIARAZIONI – Molta soddisfazione ovviamente per i vincitori, incluso Gianluigi Quinzi, reduce da una buona annata (due titoli challenger): “Ho iniziato un po’ contratto perché le condizioni qui sono un po’ particolari ed il campo è molto veloce. Lui non ha mai mollato. Non pensavo che servisse così bene: io da parte mia non ho giocato benissimo ma alla fine ho portato il punto a casa per Aniene e sono soddisfatto. Su questa superficie chi prende l’iniziativa fa il punto”. Si accoda anche Simone Bolelli, che ha portato a casa il punto decisivo: “Il campo era molto veloce ci sono stati pochi scambi, magari non è stato entusiasmante da vedere, ma io ho cercato di servire bene e alla fine è andata bene. Abbiamo dimostrato di essere una grande squadra, un grande gruppo e siamo ormai una famiglia“.

Pacato come sempre, Vincenzo Santopadre che però è molto fiero del suo gruppo: “Ogni titolo ha un sapore diverso ma ha il sapore della vittoria e quindi un buon sapore”. A questo punto il coach viene inzuppato d’acqua dai “suoi” ragazzi, ma non per questo perde il suo aplomb: “Sono contento che il punto decisivo lo abbia portato a casa Bolelli che fa parte della squadra da 10 anni ormai“. Inevitabilmente arriva anche una domanda su Matteo Berrettini e su quale possa essere l’obiettivo per il 2019: “Essere uno dei primi due/tre giocatori del mondo (ride). Scherzi a parte, l’obiettivo è crescere e acquisire esperienza. Farà un altro anno speciale, quello passato è stato un anno di prime volte, e proverà a riconfermarsi. La preparazione sta andando bene, lui è un ragazzo serio e sono contento di allenarlo“.

Circolo Canottieri Aniene b. Tennis Club Parioli 4-0

sabato 8 dicembre
Jacopo Berrettini (A) b. Flavio Cobolli (P) 7-5 6-3
Matteo Berrettini (A) b. Thomas Fabbiano (P) 6-2 6-3

domenica 9 dicembre
Gianluigi Quinzi (A) b. Pietro Rondoni (P) 7-6(3) 6-4
Simone Bolelli (A) b. Miljan Zekic (P) 6-3 6-4

Albo d’oro maschile

1922 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1923 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1924 – Tennis Club Napoli (Michele Avitabile, Carlo D’Avalos)
1925 – Società Lawn Tennis Genova (Mino Balbi di Robecco, Placido Gaslini)
1926 – Tennis Club Parioli Roma (Riccardo Sabbadini, Clemente Serventi)
1927 – Tennis Club Juventus Torino (Pier Giovanni Pietra, Emanuele Sertorio, Mario Sertorio)
1928 – Tennis Club Milano (Leonardo Bonzi, Uberto De Morpurgo)
1929 – Tennis Club Parioli Roma (E Barbato, Clemente Serventi)
1930 – Tennis Club Parioli Roma (Giorgio De Stefani, Clemente Serventi)
1931-1932 – non disputata
1933 – Tennis Club Parioli Roma (Oscar De Minerbi, Giovanni Palmieri, Clemente Serventi)
1934 – Tennis Club Parioli Roma (Oscar De Minerbi, Carlo Della Vida, Giovanni Palmieri)
1935 – Tennis Club Parioli Roma (Carlo Della Vida, Clemente Serventi)
1936 – non disputata
1937 – Tennis Club Parioli Roma (Marcello Del Bello, Giorgio De Stefani, Carlo Della Vida, Giovanni Palmieri)
1938 – non disputata
1939 – Tennis Club Parioli Roma (Gianni Cucelli, Gino Vido)
1940 – Tennis Club Parioli Roma (Gianni Cucelli, Marcello Del Bello, Gino Vido)
1941 – Tennis Club Parioli Roma, SS Bruno Mussolini (Gianni Cucelli, Marcello Del Bello)
1942 – Tennis Club Parioli Roma, SS Bruno Mussolini (Marcello Del Bello, Rolando Del Bello, R Monti)
1943-1945 – non disputata
1946 – Tennis Club Varese (Marcello Del Bello, Rolando Del Bello, Cralo Sada)
1947 – Tennis Club Juventus Torino (Gianni Cucelli, Carlo Sada)
1948 – Tennis Club Juventus Torino (Gianni Cucelli, Carlo Sada)
1949 – Tennis Club Milano (Giuliano Caccia, Marcello Del Bello, Fausto Gardini)
1950 – YCC Posillipo Napoli (Mario Belardinelli, Rolando Del Bello)
1951 – Tennis Club Milano (Giuliano Caccia, Marcello Del Bello, Enzo Pautassi)
1952 – TC Ambrosiano Milano (Gianni Cucelli, Fausto Gardini, Franco Zampori)
1953 – TC Ambrosiano Milano (Umberto Bergamo, Gianni Cucelli, Fausto Gardini)
1954 – Tennis Club Milano Bonacossa (Gianni Cucelli, Giorgio Fachini, Fausto Gardini)
1955 – Tennis Club Milano Bonacossa (Giorgio Fachini, Fausto Gardini, Alberto Parri)
1956 – Società Tennis Como (Antonio Maggi, Orlando Sirola)
1957 – CT Chatillon Edison Milano (Giorgio Fachini, Orlando Sirola)
1958 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1959 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1960 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Orlando Sirola)
1961 – TC Ignis Comerio (Fuasto Gardini, Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola)
1962 – TC Ignis Comerio (Fausto Gardini, Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola)
1963 – Circolo Canottieri Roma (Sergio Jacobini, Franco Olivieri, Nicola Pietrangeli, Michele Pirro)
1964 – Circolo Canottieri Roma (Edison Mandarino, Franco Olivieri, Nicola Pietrangeli)
1965 – Virtus Bologna (Giuseppe Merlo, Martin Mulligan)
1966 – Società Canottieri Olona Milano (Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini)
1967 – Società Canottieri Olona Milano (Gaetano Di Maso, Giuseppe Merlo, Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini)
1968 – Società Canottieri Olona Milano (Marco Gilardelli, Martin Mulligan, Nicola Pietrangeli)
1969 – Società Canottieri Olona Milano (Giorgio Bologna, Giordano Maioli, Martin Mulligan, Nicola Pietrangeli)
1970-1976 – non disputata (sostituita dalla Coppa De Morpurgo, campionato a squadre misto)
1977 – non disputata
1978 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Mario Caimo, Massimo Di Domenico, Fabrizio Gasparini, Enzo Vattuone)
1979 – Tennis Club Genova (Emilio Casareto, Augusto Possenti, Piero Toci, Enzo Vattuone)
1980 – Tennis Club Monviso Grugliasco (Luca Anselmi, Massimo Baiona, Stefano Bertone, Maurizio Bonaiti, Franco Merlone, Alejandro Pierola)
1981 – Tennis Club Triestino (Marco Armellini, Paolo Bertolucci, Flavio Mazzocchi, Dale Ogden)
1982 – Circolo Tennis Villa Carpena Forlì (Maurizio Aracri, Patrizio Parrini, Gianluca Rinaldini)
1983 – Circolo Tennis Certosa Calci (Paolo Bertolucci, Enzo Vattuone, Antonio Zugarelli)
1984 – Circolo Tennis Certosa Calci (Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Antonio Zugarelli)
1985 – Tennis Club Crema (Fabio Moscino, Claudio Panatta, Ferrante Rochi)
1986 – Tennis Club Crema (Simone Colombo, Claudio Panatta, Ferrante Rocchi)
1987 – Tennis Club Crema (Paolo Canè, Ugo Colombini, Simone Colombo)
1988 – TC Mozzo ’80 Bergamo (Marcello Bassanelli, Walter Bertini, Paolo Canè)
1989 – TC Mozzo ’80 Bergamo (Marcello Bassanelli, Massimiliano Narducci, Michiel Schapers)
1990-1997 – non disputata
1998 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Elia Grossi, Marzio Martelli, Massimo Valeri)
1999 – Match Ball TC Bagno a Ripoli (Elia Grossi, Marzio Martelli, Mosè Navarra, Massimo Valeri, Filippo Volandri)
2000 – CRB Club Bologna (Alberto Albertini, George Bastl, Daniele Bracciali, Cristian Brandi, Stefano Galvani, Gianluca Gatto, Marco Pontartin, Uros Vico, Adrian Voinea)
2001 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Stefano Galvani, Gianluca Gatto, Adrian Voinea)
2002 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Edwin Kempes, Dick Norman, Gianluca Gatto, Uros Vico, Filippo Volandri)
2003 – CRB Club Bologna (Daniele Bracciali, Igor Gaudi, Tuomas Ketola, Uros Vico, Filippo Volandri)
2004 – Tennis Club Cagliari (Tomas Behrend, Giorgio Galimberti, Julian Knowle, Federico Luzzi, Davide Sanguinetti, Andreas Seppi)
2005 – Geovillage SC Olbia (Florian Allgauer, Daniele Bracciali, Marcelo Charpentier, Fabio Docche, Younes El Aynaoui, Igor Gaudi, Gianluca Pozzi, Thomas Tenconi, Filippo Volandri)
2006 – Capri Sports Academy (Carlos Cuadrado, Alessandro Da Col, Giorgio Galimberti, Roko Karanusic, Giancarlo Petrazzuolo, Razvan Sabau, Davide Sanguinetti, Potito Starace)
2007 – Capri Sports Academy (Carlos Cuadrado, Giorgio Galimberti, Marc Gicquel, Roko Karanusic, Albert Montanes, Giancarlo Petrazzuolo, Razvan Sabau, Davide Sanguinetti, Pablo Santos Gonzales, Daniele Silvestre, Potito Starace)
2008 – Capri Sports Academy (Marcos Baghdatis, Adriano Biasella, Marc Gicquel, Daniele Giorgini, Pablo Santos Gonzales, Giancarlo Petrazzuolo, Davide Sanguinetti, Potito Starace, Filippo Volandri)
2009 – Capri Sports Academy (Marc Gicquel, Daniele Giorgini, Giancarlo Petrazzuolo, Andreas Seppi, Potito Starace, Filippo Volandri)
2010 – Circolo Canottieri Aniene (Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Alessio Di Mauro, Vincenzo Santopadre, Grzegorz Panfil)
2011 – Castellazzo Tennis Club (Daniele Bracciali, Alberto Brizzi, Andey Golubev, Luca Vanni, Giuseppe Montenet, Alessandro Tombolini, Riccardo Trasinelli)
2012 Tennis Club Italia Forte dei Marmi (Davide Bramanti, Daniele Giorgini, Matteo Marrai, Guillrmo Olaso, Luca Pippi, Walter Trusendi, Filippo Volandri)
2013 – Società Tennis Bassano (Andreas Seppi, Paolo Lorenzi, Jesse Huta Galung, Alessio Di Mauro, Marco Crugnola)
2014 – Circolo Canottieri Aniene (Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Matteo Berrettini, Vincenzo Santopadre, Simone Vagnozzi, Grzegorz Panfil)
2015 Tennis Club Italia Forte dei Marmi (Matteo Viola, Matteo Marrai, Walter Trusendi, Filippo Volandri,Jan Lennard Struff)
2016 Park Tennis Genova (Andrea Arnaboldi, Alessandro Giannessi, Gianluca Mager, Frederik Nielsen, Gianluca Naso)
2017 – Circolo Canottieri Aniene (Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Flavio Cipolla, Jacopo Berrettini)
2018 – Circolo Canottieri Aniene (Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Gianluigi Quinzi, Jacopo Berrettini)

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