Bertolucci su Cecchinato: "Maturità da campione"

Interviste

Bertolucci su Cecchinato: “Maturità da campione”

Su Giorno – Carlino – Nazione Sport, l’intervista del Direttore a Paolo Bertolucci: “Una meraviglia per tutti. Con Thiem ha chance ma deve recuperare anche mentalmente”

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 24 – Marco delle meraviglie
Le parole di Cecchinato: “È scattato un clic nella testa, sono un nuovo Ceck”
Miracolo Cecchinato al Roland Garros: l’Italia torna in semifinale dopo 40 anni
Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia

PAOLO BERTOLUCCI: “MATURITÀ DA CAMPIONE. UNA MERAVIGLIA PER TUTTI” 

Bertolucci emozionato: “Partita pazzesca”

 

Paolo Bertolucci, oggi telecronista Sky dopo essere stato n.12 del mondo nell’agosto 1973, aveva giocato come Cecchinato i quarti di finale al Roland Garros. Il tennista di Forte dei Marmi non aveva ancora 22 anni e perse in 4 set contro il croato Nikki Pilic che in semifinale batté poi anche Adriano Panatta, ma in 3 set. “È incredibile quello che ha saputo fare Marco Cecchinato — dice —. Io ero giovane, ricordo che ero emozionatissimo quel giorno dei quarti, prima volta sul centrale, decine di migliaia di spettatori, mai avuti prima. Io avevo battuto Arthur Ashe, uno dei primi 5 tennisti del mondo, ma Pilic era mancino e serviva benissimo. Né io né Panatta riuscivamo a rispondere come avremmo voluto. La partita di Cecchinato è stata entusiasmante, pazzesca. Sono ancora tutto emozionato. Nel primo set Djokovic era partito male, ma dopo è tornato lui e il livello è stato mostruoso”.

Che cosa ti ha colpito di Cecchinato?
La maturità. Nei due tiebreak, entrambi vinti alla grande, sembrava un giocatore che ha già vissuto anni e anni di esperienze simili. Di fronte a uno dei giocatori più forti degli ultimi 30 anni, forse di sempre, uno stadio pieno, non ha mai tremato. Fino a poco tempo fa giocava davanti a 27 spettatori…

E poi?
Ha avuto un calo nel terzo set e all’inizio del quarto, ma poi è tornato su, e i colpi migliori li ha fatti lui. Sembrava averne di più, anche fisicamente. Vinceva anche gli scambi di 30 palleggi che di solito sono sempre di Djokovic. Per Novak è una bella mazzata… Sento dire che minaccia di non giocare a Wimbledon…

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Marco aveva già battuto Carreno Busta e Goffin, due top-ten o quasi. Ti ha sorpreso?
Può anche capitare che uno vinca un torneo a Budapest dopo aver perso nelle qualificazioni ed essere stato ripescato. E l’avevo visto piuttosto bene a Montecarlo. Ma confesso che non lo conoscevo molto. Però, se batti Busta e Goffin e il Djokovic di oggi, che non era quello di due mesi fa, non è un caso. Nel tiebreak ha giocato nei punti importanti come se avesse sempre giocato a questi livelli.

Poteva perdere qui al primo turno, è stato a due punti dal ko con il n.94 del mondo.
È venuto fuori dal nulla. Nessuno lo aveva minimamente sentito, né tecnici né giornalisti mi avevano mai detto “guarda che Cecchinato può venire su bene”.

Sono stati 160 gli Slam italiani senza mai una semifinale dal ’78, solo sfortuna?
Certo che no. Non siamo stati abbastanza bravi. I vari Gaudenzi, Camporese, Furlan e in tempi recenti Fognini hanno avuto qualche occasione, ma non abbiamo avuto un crack.

Cecchinato può vincere contro Thiem in semifinale?
Certo che ha chance. Ha due giorni per recuperare, ma gestire interviste, telefonate, che arrivano tutte all’improvviso non è facile. Se recupera mentalmente e gioca sempre così… Ma dipenderà molto da Thiem.

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Focus

Caroline Wozniacki: “Rientro? Mai dire mai”

Le amicizie, i viaggi, i ricordi del Tour e la malattia a nove mesi dall’ultimo match della campionessa danese

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Sembra passato molto più tempo dall’ultimo incontro disputato da Caroline Wozniacki, ma è stato all’Australian Open di quest’anno. Da allora, una lunga vacanza in Nuova Zelanda, la scalata del Kilimangiaro, Saint Louis (città natale del marito David Lee). “Per un po’ ho potuto godermi cose che non potevo fare mentre giocavo” commenta Caroline nell’intervista concessa a Marca.

I RICORDI – A proposito della vittoria più importante della carriera, la campionessa danese pensa a diverse pagine importanti: “Ci sono stati molti momenti e match speciali. Ovviamente, il giorno in cui sono diventata la numero uno del mondo [l’11 ottobre del 2010, ndr] e quando ho vinto in Australia. Ma ho molti ricordi: il primo torneo a Stoccolma, vincere a Montreal dopo aver lottato tanto… Mi sono divertita anche nei piccoli eventi come Charleston”. Ha affrontato la finale di Melbourne del 2018 come una delle numero 1 senza trofei Slam in bacheca, ma è riuscita a gestire la pressione. “Avevo già giocato altre finali e contro Simona mi sentivo favorita perché avevamo giocato l’anno prima e l’avevo battuta agevolmente. Eravamo entrambe molto nervose, ma poi mi sono calmata”.

SERENA E LE ALTRE – Grande amica di una Serena Williams ancora all’inseguimento del ventiquattresimo Slam per eguagliare il record di Margaret Court, Caroline non crede che quell’ultimo titolo farebbe poi una grandissima differenza. “Tutti sperano che ne vinca almeno un altro. È ovvio che ha il gioco per realizzarlo, ma non sarà facile perché ci sono tante ragazze che giocano bene. Anche se non lo vincerà, ha già dimostrato di essere la migliore tennista della storia. Possiamo sentirci fortunati ad averla vista giocare ai giorni nostri”. Oltre a Serena e a dispetto delle rivalità nel circuito, le amicizie non sono mancate e sente ancora le sorelle Aga e Ursula Radwanska, Kerber, Vekic e Karolina Pliskova, che vedo spesso quando è a Monaco. L’ultima con cui ho parlato è stata Carla Suárez quando ho saputo della sua malattia. È una persona fantastica e volevo assicurarmi che stesse bene. Siamo come una piccola famiglia e siamo sempre disponibili se l’altra ha bisogno di noi”.

 

IL TOUR – La decisione di lasciare il tennis è arrivata dopo averne parlato per diverso tempo con la famiglia e il marito: Un giorno ci siamo seduti e ho deciso che era ora di fare qualcosa di diverso racconta. E, riguardo a babbo e coach Piotr, aggiunge: “Mio padre è il migliore. Ero un po’ nervosa per lui perché doveva trovare un altro lavoro dopo aver passato tanti anni con me. Mi ha capito e mi ha detto che dovevo fare quello che volevo della mia vita. Che la decisione era mia”. Ha seguito in TV lo US Open, ma assicura di non aver sentito la mancanza di competere, probabilmente a causa delle condizioni in cui si è svolto: “Forse per il fatto della bolla o per l’assenza di pubblico, in nessun momento ho sentito di dover essere lì. Amo il tennis, ma negli stadi pieni.

Il circuito femminile è attualmente caratterizzato da grande imprevedibilità, con campionesse Slam quasi sempre diverse a differenza di quello maschile, dove la rivalità tra Federer, Nadal e Djokovic ha catalizzato l’interesse dei fan. Per il momento, però, Caro non si sbilancia su un giudizio definitivo: “Questa stagione, in particolare, è strana per tutto quello che sta succedendo. Non si sapeva se si sarebbe tornati a giocare, in alcuni paesi ci si può allenare e in altri no. Vedremo cosa succede quando il calendario sarà di nuovo normale. Anche nelle ragazze in passato ci sono state grandi rivalità e abbiamo Serena, che è l’icona del nostro circuito. Penso che stia arrivando una nuova generazione di tenniste pronte per il cambio della guardia”.

Tante ex colleghe di Caro si sono prese una pausa più o meno lunga dal tennis e dopo essere diventate madri, sono rientrate nel Tour, facendosi peraltro valere. Caroline non crede molto nella possibilità di un percorso simile per sé stessa, tuttavia non può non considerare che “in questa vita sono successe le cose più pazze, quindi non dirò mai ‘mai’. In questo momento, quello che voglio è vivere in modo rilassato.

LA MALATTIA – L’artrite reumatoide, diagnosticata due anni fa, le ha cambiato la vita. “Sono diventata una nuova Caroline. Un giorno vuoi alzarti dal letto e non puoi nemmeno muoverti. Sei una delle migliori tenniste del mondo, riconosciuta per le tue capacità atletiche e non ti muovi. È stato uno shock non riuscire nemmeno a muovere le braccia. Ho trovato un buon reumatologo e ora vivo una vita normale nei limiti del possibile. Alcune volte la malattia è più forte, ma in altre occasioni sono io che la sconfiggo. Sono felice di aiutare le persone a capire esattamente cos’è l’artrite reumatoide facendo molte cose tramite social media, interviste o conferenze. Quando ci è voluto così tanto tempo per arrivare alla diagnosi corretta, ho deciso che avrei aiutato in ogni modo, perché può colpire chiunque, giovane o vecchio.

Nonostante tutto questo, non l’ha mai considerata un handicap, anche perché “ho vinto il titolo a Pechino e giocato molto bene nel Masters. Devi imparare a conviverci. Come giocatore di tennis vuoi essere sempre al tuo livello più alto e a volte non è possibile. Lo vedevo come un modo per migliorare me stessa”. Ma, naturalmente, non era possibile allenarsi con continuità e partecipare a tutti i tornei. Ho dovuto ascoltare il mio corpo. A volte mi alzavo e non mi sentivo bene. La soluzione era riposare per un giorno. Alla fine ho imparato a gestirla.

RAFA XIII E IL GOAT – Se Daria Kasatkina ha commentato l’ultimo trionfo al Roland Garros dicendo di aver pianto mentre Nadal alzava il trofeo, per Wozniacki è “incredibile. In condizioni normali sarebbe qualcosa di impossibile da realizzare, ma Rafa ci ha insegnato che credendoci e con il duro lavoro tutto è possibile. È di grande ispirazione ciò che i migliori possono fare”. Sì, ma chi è il migliore? “È una risposta complicata. Forse adesso, sto con Federer. Dobbiamo vedere cosa accadrà nei prossimi anni. Penso che sia Nadal, Djokovic e Roger meritino quel titolo. Al tennis mancheranno quando si ritireranno”.

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Focus

Steve Flink: “Medvedev ha meritato, ma occhio a dire che sia la fine di un’epoca”

Il Direttore Scanagatta ha commentato l’epilogo delle ultime Finals londinesi in compagnia del collega. Il russo non è bello da vedere ma sa fare tutto, Thiem ha insistito troppo con il back. Djokovic e Zverev erano distratti da questioni extra-campo?

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Daniil Medvedev - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

La stagione 2020 si è chiusa con la vittoria di Daniil Medvedev, il sesto campione diverso nelle ultime sei edizioni delle Finals, conclusesi con tre match al cardiopalma. Il russo ha dominato il finale di stagione vincendo anche a Bercy, ma la sua vittoria era prevedibile? Il fondatore di Ubitennis e Mr. Flink si sono trovati per parlare del torneo e delle prospettive del tennis maschile per il 2021 nel video di seguito:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:58 – Ubaldo: “Sei sorpreso o ti aspettavi la vittoria senza sconfitte di Daniil Medvedev ATP Finals?” Steve: “Pensavo che il torneo lo avrebbe vinto Djokovic. Credevo che Tsitsipas, Thiem e Medvedev avrebbero avuto una chance e che Nadal avrebbe giocato bene (come peraltro ha fatto), ma che alla fine avrebbe trionfato Nole. Non avrei potuto prevedere che il russo battesse due set a zero Djokovic nel girone e che poi recuperasse da un set sotto contro Nadal e Thiem: le vittorie sui primi tre del mondo erano qualcosa di non preventivabile. Ritengo però che il successo a Parigi Bercy possa essere stata la miccia”.

 

3:51 – Steve: “Se Thiem aveva mollato nell’ultimo match del girone, Medvedev non lo ha fatto, mentalmente è stato di ferro. Anche in occasione della semifinale contro Nadal, che è riuscito a ribaltare nonostante il maiorchino avesse servito per chiuderla in due set“.

5:27 – Ubaldo: “Entrambe le semifinali sono state incerte. Djokovic ha perso il tiebreak decisivo in cui è stato avanti 4-0, e dopo ben 24 jeux décisifs vinti degli ultimi 26, 16 degli ultimi 17”. Steve: “Il serbo è stato sportivo alla stretta di mano, ma era anche visibilmente scioccato. Ha sbagliato molto nei momenti finali e Thiem lo ha poi sommerso di vincenti, come capitato lo scorso anno nel girone”.

7:40 – Ubaldo: “Parliamo della finale. Dominic si è buttato via in occasione delle palle break avute nel secondo set. Soprattutto in quella in cui ha messo fuori un tocco nei pressi della rete, nonostante secondo lui non fosse così facile come sembrava”. Steve: “Era un continuo serve & volley. Dopo una volée in allungo, palla senza peso poco oltre il nastro e ci arriva a seguito di una rapida rincorsa. Ma oltre a quel momento, anche il tiebreak è stato interessante”. Ubaldo: “Ho notato che ha utilizzato moltissimi slice anziché le sue favolose accelerazioni di rovescio. Certo per togliere ritmo all’avversario, ma Medvedev si è destreggiato bene”. Steve: “Nadal aveva fatto la stessa cosa, forse esagerando”.

11:46 – Ubaldo: “Thiem ha detto che rifarebbe le stesse scelte. Probabilmente è molto complicato variare con continuità ed efficacia, passando frequentemente dal back al topspin”. Steve: “Forse per l’austriaco è stata più dura riprendersi dopo la battaglia contro Djokovic. Il russo sembrava più fresco, e Medvedev è bravo a mischiare le carte in tavola”.

14:34 – Ubaldo: “Steve, sei un ammiratore di Sampras. Medvedev è efficace, spesse volte solido e concentrato, versatile, completo in tutti i fondamentali, ma non ha l’eleganza di Sampras o Federer”. Steve: “Onestamente (non voglio offendere) non assomiglia neanche a Djokovic, Nadal o Thiem. È un gran giocatore, ma esteticamente è il meno bello da vedere – è alto, ha una strana presa per il dritto. Comunque è un ottimo tennista”.

16:54 – Ubaldo: “Alcuni dicono che la vecchia generazione sia ormai in declino e che la partita di ieri rappresenti il cambio della guardia. Che ne pensi?” Steve: “Dobbiamo essere prudenti con i de profundis, come la storia recente ci insegna. Sascha Zverev ha deluso le aspettative a seguito delle Finals 2018, così come Tsitsipas dopo l’anno scorso. È certamente un tassello del puzzle, ma non dobbiamo dargli eccessiva importanza. È un’apertura ad un maggior equilibrio, questo sicuramente. Al prossimo Australian Open in molti potranno fare la voce grossa”. Ubaldo: “Ma l’Australian Open ci sarà? Il governo australiano deve ancora aprire a questa possibilità”. Steve: “Sì, è complicato azzardare una previsione in merito agli eventi in calendario“.

20:51 – Ubaldo: “Hai avuto l’impressione che Djokovic sia stato distratto dalla sfera politica e dalla carica che ha perso nell’ATP Players’ Council?” Steve: “Non credo che la causa della sua sconfitta a un passo dalla finale siano stati i suoi impegni istituzionali. Forse nel girone aveva la testa altrove, ma contro Thiem è stato merito dell’avversario”. Ubaldo: “Non lo so, ho avuto una sensazione leggermente diversa – è stato troppo passivo e poco aggressivo, sempre in difesa”. Steve: “Anch’io pensavo che potesse far girare il match, in particolar modo in risposta. Ma la qualità che ha espresso è stata alta. In generale, nelle ultime settimane, è possibile che le energie profuse durante le riunioni con l’associazione dei giocatori lo abbiano appannato. E significa che ci tiene, non è troppo preso da sé stesso”.

27:24 – Ubaldo: “Parlando ora di Alexander Zverev, pensi che i rumours oltre lo sport possano distoglierlo dal tennis?” Steve: “Difficile da giudicare. Ha vinto entrambi i tornei a Colonia, ha giocato bene a Parigi e non ha sfigurato alle Finals. È molto triste. In queste situazioni speri solo che non sia vero. È senza dubbio un periodo problematico nella sua vita, sbattuto nelle prime pagine dei quotidiani sportivi in tutto il mondo, per qualcosa non legato al suo talento”.

29:14 – Ubaldo: “Vorrei chiudere con un ricordo del primo trofeo delle Finals, chiamate allora Masters Cup, e del suo vincitore all’epoca, vale a dire Stan Smith. È un’opportunità per rammentare che lui è presidente dell’International Tennis Hall of Fame, mentre il nostro compito è aiutare a selezionare altri nomi”.  

32:08 – Ubaldo: “Per concludere, ti chiedo un’ultima parola su questo: Daniil Medvedev è il Maestro 2020”. Steve: “Se lo è meritato. Vedremo come si comporterà nel 2021, soprattutto negli Slam. Sarà ardua per lui al Roland Garros, per niente semplice a Wimbledon, le sue migliori possibilità se le giocherà sul duro”.

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Focus

Il maestro Medvedev: “La mia vittoria migliore, sono riuscito a batterli tutti”

Il russo è raggiante dopo il trionfo alle ATP Finals. A dispetto della sua mancata esultanza alla fine della partita: “Ho deciso che sarà il mio marchio di fabbrica”. Un desiderio per il 2021? “Non perdere nemmeno una partita”

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Daniil Medvedev - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Questo trionfo alle Finals ha il sapore della definitiva consacrazione per Daniil Medvedev. Non ha perso nemmeno una partita in tutta la settimana sul campo della O2 Arena di Londra. Ha dominato il n.1 del mondo Novak Djokovic nei gironi. Ha sconfitto per la prima volta in carriera Rafa Nadal in semifinale, vendicando la sconfitta patita nella finale degli US Open del 2019. Ha superato, nell’epilogo del torneo, un Dominic Thiem in forma smagliante. Insomma, ha fatto fuori tutti e tre i giocatori che occupano attualmente il podio della classifica mondiale, non perdendo nemmeno un incontro. Una vittoria alla Medvedev, un tennista che quando riesce a trovare la settimana in cui tutto funziona è semplicemente inarrestabile.

Questa è probabilmente la miglior vittoria della mia carriera. E non parlo nemmeno dell’importanza del titolo. Sono riuscito a battere Dominic che ha giocato benissimo. Ho concluso il Master da imbattuto. So di poter giocare bene ma se qualcuno me lo avesse detto ad inizio torneo non gli avrei creduto. È una grande iniezione di fiducia per tutti i prossimi tornei, soprattutto per gli Slam”, ha affermato il 24enne moscovita in conferenza stampa. C’è poi naturalmente da considerare il valore intrinseco del torneo, nel quale partecipano tutti i migliori tennisti del mondo. “Vincere un Master significa che sei in grado di battere tutti quelli che sono in Top 10. Per questo è un grande risultato”, ha proseguito. 

La finale è stata particolarmente combattuta e intensa. Due ore e tre quarti di scambi estenuanti, con una posta in palio molto alta per entrambi i tennisti in campo. Medvedev ha perso il primo set per 6-4. Ma non si è dato per vinto ed è riuscito a riportarsi sotto, conquistando il secondo al tie-break. Nel terzo set, la maggiore freschezza del russo ha fatto la differenza. Penso che oggi Thiem abbia giocato al suo meglio. O almeno questa è stata la mia sensazione”, ha commentato Medvedev. “È andato molto vicino a vincere il secondo set. Io sono riuscito a rimanere mentalmente in partita. Nel terzo set avevo la sensazione che lui fosse stanco. Ha cominciato a sbagliare qualche palla in più, e correre un po’ più lento. E stancare Dominic in un match al terzo set è un grande risultato”. 

 

La parentesi delle Finals a Londra si è così curiosamente chiusa come era cominciata nel 2009, ovvero con la vittoria di un tennista russo. 11 anni fa era stato Nikolay Davydenko ad imporsi dalla O2 Arena, battendo in finale Juan Martin Del Potro, quell’anno vincitore degli US Open a Flushing Meadows. “Non lo sapevo”, ha confessato Medvedev rispetto a questa coincidenza. “Davydenko ha commentato questa finale per la TV russa. Ci siamo parlati dopo la partita. Ero molto sorpreso e contento di poter parlare con lui perché è stato uno dei miei idoli. Mi ricordo quando ha vinto qua a Londra. Giocava in maniera incredibile”. E i due condividono in effetti la capacità di esprimere un tennis disarmante per gli avversari. Un tennis che bada poco all’apparenza e tanto alla sostanza. 

Nonostante questo fosse il più grande successo della sua carriera, Medvedev non lo ha festeggiato granché in campo. Nessuna esultanza, niente braccia al cielo. Dopo il match point, si è semplicemente avvicinato alla rete a stringere la mano al suo avversario. Il russo ha rivelato che questo modo di (non) celebrare le vittorie è assolutamente studiato, tanto quanto gli inchini di Agassi o gli applausi al pubblico di Federer.

È qualcosa che ho deciso di fare l’anno scorso. Perché ad un certo punto della loro carriera, tutti decidono di fare qualcosa di diverso, qualcosa che li distingue. Alcuni hanno una loro esultanza. Altri applaudono il pubblico. Molti tennisti fanno dei gesti con la racchetta. Agli scorsi US Open stavo vivendo un rapporto difficile con il pubblico. Così ho deciso di non esultare e che quello sarebbe stato il mio modo di festeggiare da lì in avanti”, ha raccontato. “Probabilmente sono il primo nel tennis. Ci sono alcuni calciatori che non festeggiano i loro gol. Io non festeggio le mie vittorie. È il mio tratto distintivo e mi piace. E abbiamo modo di credere che lo vedremo non esultare ancora tante volte. 

Questa sua stagione, che prima del Masters 1000 di Bercy sembrava un po’ deludente, si è conclusa con il botto. Medvedev però non è tipo che si accontenta e nel 2021 punta ancora più in alto. “I miei tre desideri per la prossima stagione? Come giocatore, la cosa che si desidera è vincere più titoli possibili. Quindi se faccio 20 tornei la prossima stagione, ne vorrei vincere 20. Non penso nessuno ce l’abbia mai fatta. Ma se mi chiedi di esprimere un desiderio per il 2020, questo è il mio desiderio”, ha spiegato, dimostrando la solita grande ambizione. “Il secondo, sempre come tennista, è rimanere in salute. Perché se non sei in salute non puoi giocare e quindi non puoi vincere le partite. Rimanere in salute è fondamentale. Penso che il motivo per il quale ora vediamo carriera molto più lunghe, con tennisti che giocano fino a 35-40 anni è che ci prendiamo molta più cura del nostro corpo. Il terzo? Ruberei il servizio a Karlovic!”. Così di certo gli toccherebbe correre un po’ meno. Anche se non sembra poi dispiacergli così tanto. 

L’ultima conferenza stampa post-partita del circuito ATP si chiude con una riflessione sul 2020 del grande tennis. Un anno assurdo, in cui, per via della pandemia di Coronavirus, Wimbledon non si è giocato, in cui Roland Garros e gli US Open sono stati spostati, in cui di pubblico sugli spalti se ne è visto poco o nulla. In cui insomma tutto è stato diverso. Ma, a sentire Medvedev, in cui tutto poteva non esserci nemmeno.

Penso che ci ricorderemo il fatto che ad un certo punto dell’anno pensavamo che la stagione fosse finita, che non ci sarebbe stato altro tennis da giocare. Fino a due settimane prima degli US Open nessuno sapeva se sarebbero davvero stati disputati. Poi è arrivata la USTA che ha messo in chiaro che il torneo si sarebbe svolto”, ha detto il nuovo campione delle ATP Finals. Penso che il 2020 debba essere quindi ricordato per tutti questi grandi incontri e grandi tornei che si sono riusciti a disputare. Sappiamo che c’è ancora incertezza riguardo a quello che succederà in Australia in gennaio. A maggiore il 2020 deve essere ricordato come un anno fantastico, anche se non ci poteva essere il pubblico alle partite”. E speriamo che nel 2021 ci si possa almeno avvicinare ad una parvenza di normalità. Sarebbe ancora più fantastico. 

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