Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia [VIDEO]

L'impresa di Marco Cecchinato al Roland Garros: gli articoli usciti oggi su Giorno - Carlino - Nazione Sport a cura di Ubaldo Scanagatta e Antonio Garofalo

Marco di trionfo. Favola Cecchinato, lacrime di gioia [VIDEO]
Marco Cecchinato - Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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MARCO DI TRIONFO

 

Lui ci ha creduto più di chiunque. Gioia dopo 160 Slam 

Quaranta anni senza un italiano in semifinale d’uno Slam, sono 160 Slam. E 160 Slam fa, quando Corrado Barazzutti perse qui a Parigi (giugno 1978) 6-0 6-1 6-0 da Bjorn Borg e nello stringere la mano all’Orso svedese gli disse «grazie per avermi fatto fare quel game», non avrei mai immaginato – soprattutto dopo che Adriano Panatta aveva vinto qui il torneo due anni prima – che ne avrei seguiti di persona 150 con sempre grande, immensa frustrazione. Non abbiamo più avuto un top-ten da allora e sono i top-ten di solito che centrano le semifinali di uno Slam, non certo il n.72 come è Cecchinato (che era n.109 a gennaio). Ci sono stati momenti in cui ci si poteva illudere: Omar Camporese che perse in Australia nel ’91 14-12 al quinto da Becker che avrebbe poi vinto il torneo diventando n.1, aveva i mezzi tecnici per imporsi e centrare il traguardo delle semifinali. Idem Fabio Fognini che l’altro giorno con Cilic, n.4, non è andato così lontano dal vincere.

Cecchinato, come dice Bertolucci, è venuto fuori dal nulla. Però le qualità del suo tennis sono indiscutibili. Non si batte Carreno Busta n.11, Goffin n.9 e un campione come Djokovic, vincitore di 12 Slam, in incontri sulla distanza dei tre set su cinque, e in uno Slam, senza grandi qualità tecniche, fisiche, caratteriali. Qualcosa deve essere scattato nella testa di questo ragazzo, fino a ieri comprimario, capace di perdere ad aprile al primo turno a Barletta dal n.189 del mondo, tal Nikola Milojevic. Il ragazzo che lasciò la Sicilia a 16 anni per allenarsi nel Sud Tirolo aveva visto più lontano di tutti quanti noi. E ci credeva più di chiunque. Non si può non crederci anche noi, dopo averlo visto giocare in questo modo fantastico. Non una, non due, ma tre volte. La quarta con Thiem venerdì? Mai dire mai. Thiem non è Nadal.

Ubaldo Scanagatta

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

FAVOLA CECCHINATO, LACRIME DI GIOIA

Marco da impazzire a Parigi: piega Djokovic e conquista una semifinale che mancava da 40 anni agli azzurri. Ora c’è Thiem

Non se l’aspettava nessuno, di certo non Djokovic che se l’era scelto più volte come sparring partner. Ma è tutto vero, Marco Cecchinato è in semifinale al Roland Garros e riporta un italiano tra i primi quattro di un major 40 anni dopo Barazzutti. Lo fa al termine di una partita incredibile, emozionante, palpitante che ha fatto abbracciare i colleghi in tribuna alla fine come fosse un trionfo mundial. Si sprecano addirittura paragoni con il celebre McEnroe-Borg del 1980 e di quello storico tiebreak vinto 18-16 dall’americano, quando, fra una standing ovation e l’altra, Cecchinato non è riuscito a chiudere 3 matchpoint nel tiebreak che ha deciso il quarto set e Djokovic, dal canto suo, tre setpoint per andare a un quinto set che probabilmente lo avrebbe visto prevalere. Sul quarto matchpoint per il siciliano, Djokovic ha rischiato il tutto per tutto, ha fatto un inconsueto serve&volley e Cecchinato lo ha infilato con un rovescio passante all’incrocio delle righe. E poi si è sdraiato a terra incredulo e piangente. Djokovic lì è stato un grande: ha abbracciato lungamente il suo ex sparring. Commovente. Marco Cecchinato, orgoglioso ragazzo siciliano di 25 anni, semisconosciuto ai più del grande tennis, mai segnalato da nessuno dei nostri tecnici come una grande promessa — o prospect come si usa dire oggi, eppure ha tutti i colpi e una smorzata micidiale — ha battuto in 4 set, 6-3 7-6 (7-4), 1-6, 7-6 (13-11) un Novak Djokovic “bestia nera” dei tennisti italiani: li aveva battuti tutti, per 34 volte, e quando perse la prima non aveva 18 anni.

Il primo set di Djokovic lo ha giocato la sua controfigura. Ma dopo il serbo è tornato vicino al suo miglior livello ed è sorprendente che, Marco, subito il ritorno di Djokovic nel terzo set e a rischio di un pesantissimo 5-1 nel quarto, quando ha salvato 3 pallebreak, sia riuscito a reagire e giocare poi con grandissimo coraggio, prendendo grandi rischi, sia con il rovescio che Jim Courier ha paragonato a quello di Wawrinka, che con servizio e dritto. «Marco ha giocato alla grande, merito a lui. Io ho faticato fin dall’inizio, anche per un piccolo infortunio. Poi, rientrato in partita, è andata un po’ meglio, ma non sono riuscito a capitalizzare le mie occasioni», ha detto Djokovic nero come la pece. Cecchinato è l’ottavo italiano in semifinale in uno Slam dopo De Morpurgo, De Stefani, Merlo, Sirola e Pietrangeli prima del ’68, Panatta e Barazzutti nell’Era Open. «Se accetterei di battere Thiem e perdere da Nadal in finale… beh, firmerei con il sangue!». ha giurato. Intanto Marco intasca 569.000 euro. Con questo risultato sale a n. 27. Sarà testa di serie a Wimbledon e ha riscritto la storia del tennis italiano. A Parigi, dove c’è qualche nuvola. Ma il cielo è sempre più azzurro.

Antonio Garofalo

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