Halep: “Pensavo fosse finita, ma non ho mai mollato. Un sogno” – Ubitennis

Interviste

Halep: “Pensavo fosse finita, ma non ho mai mollato. Un sogno”

Gioia Halep: “Volevo il Roland Garros. Per fortuna non ho vinto a Melbourne!”. Stephens: “Brava Simona, ha alzato il livello e meritato. Sono davvero felice per lei”

Pubblicato

il

SIMONA HALEP E UN SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ

IL PRE PARTITA – “La scorsa notte onestamente ho dormito davvero bene. Quindi è iniziato tutto nella maniera più giusta. Lo scorso anno non avevo dormito affatto. Poi ho fatto una buona colazione e ho mangiato qualcosa prima della partita. Sentivo che tutto era al suo posto. Dovevo soltanto rimanere tranquilla dal punto di vista mentale e non pensare troppo al trofeo. Sapevo di avere le mie chance. Per quanto riguarda Sloane, sapevo cosa attendermi. Ero pronta per giocare anche tre ore. Sapevo che sarebbe stata una partita dura, con tanti scambi lunghi e che non avrei mollato anche se mi fossi trovata sotto nel punteggio”.

LE PAROLE DI CAHILL – “Prima delle altre finali, anche prima dell’Australian Open, mi aveva detto: ‘È una grande cosa giocare una finale, goditi la partita’. Questa volta invece mi ha detto: ‘La devi vincere. Andrai in campo pensando soltanto che la vincerai tu, senza aspettare che sia la tua avversaria a dartela’. In questo modo mi ha dato grande fiducia e mi ha anche messo un po’ di pressione addosso, per il fatto di dover andare là fuori e vincerla. Probabilmente ha funzionato, ed è il motivo per cui ce l’ho fatta”.

 

Simona Halep e l’abbraccio con Darren Cahill – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LE EMOZIONI DELLA VITTORIA“È un momento fantastico, speciale. Un momento che ho sognato da quando ho iniziato a giocare a tennis. Il Roland Garros è il mio torneo dello Slam preferito. L’ho sempre detto: ‘Se mai ne vincerò uno, voglio che sia Parigi’. Quindi sono molto felice di non aver vinto all’Australian Open (ride). Adesso il sogno è realtà… voglio ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre supportato, gli amici, gli allenatori e tutte le persone con le quali ho lavorato in questi 20 anni. Senza tutti loro, forse non sarei mai riuscita a farcela dopo aver perso, lo sapete, tre finali Slam. Ma adesso voglio dimenticare il passato e godermi questo momento speciale. Il bacio al trofeo rimarrà nel mio cuore per sempre. È pesante… è bellissimo! Quando vedevo le foto delle giocatrici con il trofeo in mano, sognavo di averlo io, di toccarlo. Adesso è mio”.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LE CHIAVI DEL MATCH“Sotto di un set e un break ho pensato che fosse finita. ‘Non accadrà nemmeno questa volta’, mi sono detta. ‘Ma va bene comunque, continua a giocare’. Poi ho iniziato a vincere qualche gioco, e allora ho pensato che lo scorso anno era successo a me, a parti inverse, io in quel caso ero stata io ad essere avanti di un set e un break prima di perdere la partita. Per cui mi sono detta che c’era un’opportunità di ribaltare il risultato e vincere. Ci ho creduto, e ho iniziato a giocare in maniera più rilassata. Dal punto di vista tecnico-tattico, a inizio partita colpivo la palla troppo piatta, mentre la sua saltava molto in alto. Quello che dovevo fare era calmarmi, iniziare ad aprire maggiormente il campo, giocare più palle. E ad un tratto ho sentito che la mia avversaria forse stava iniziando ad essere un pochino stanca e a sbagliare qualche colpo in più. Così sono stata paziente, ho iniziato ad alzare un po’ la traiettoria e a commettere meno errori. La chiave però è stata rimanere concentrata, ci ho creduto e non ho mai mollato”.

E ADESSO?“Intanto mi aspetto una grande festa stasera… gli amici e le persone che mi stanno vicino si stanno occupando di organizzare il tutto. E poi mi prenderò una bella vacanza. Non penso all’erba, è lontana… Ma alla fine non cambia niente. Sì, sono una campionessa Slam, ma domani è un altro giorno, e presto dovrò ripartire di nuovo. Per il momento voglio godermi questo successo e non vedo l’ora di tornare a casa e incontrare i miei tifosi rumeni”.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

L’ORGOGLIO E I “SASSOLINI” DI SLOANE STEPHENS

RIMANERE POSITIVI“La partita è cambiata perché Simona ha semplicemente alzato il livello del suo gioco e iniziato a giocare meglio. Qualche volta capita quando giochi c’è un’avversaria dall’altra parte. Non ho potuto fare molto di più. Ho giocato al mio massimo, e la giocatrice migliore oggi ha vinto la partita. Capita. Si impara dalle sconfitte, si va avanti. E provi a fare meglio la prossima volta. Io penso che, in generale, se hai una buona attitudine e se concedi a te stessa l’occasione di fare qualcosa di grande, quel qualcosa accadrà. E per esperienza personale, tutto è andato bene quando ho affrontato le varie situazione con l’attitudine giusta. Continuerò a farlo, sperando che in futuro possano arrivare altri buoni risultati. Non sono soddisfatta del risultato, ma sono orgogliosa di me stessa”.

L’AVVERSARIA“Credo che il suo sia stato un percorso molto duro. Immagino che per lei vincere qui sia speciale e sono felice che abbia conquistato il suo primo Slam. È una cosa bellissima. Non importa quanti ostacoli troverai sulla tua strada, ci sarà sempre una luce alla fine del tunnel. Mi fa piacere che Simona abbia finalmente trovato la sua luce. È una bella storia e un grande momento per lei”.

Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RISALITA IN UNA PAROLA E VIA I SASSOLINIPerseveranza. Devi continuare ad andare avanti anche quando le cose si fanno difficili. Devi credere sempre in te stessa quando gli altri non lo fanno. Per la cronaca, tutti voi qui presenti avete ‘twittato’ tantissimo sul fatto che non avessi un record positivo al di fuori degli Stati Uniti. Per arrivare in finale qui a Parigi, credo di aver fatto abbastanza bene… Magari ‘twittate’ anche questo, mi fareste felice, magari vi faccio anche ‘retweet’. Sì, tu, tu e tu (esclama indicando alcuni giornalisti presenti in sala stampa). Siete i miei più grandi ‘haters’ (aggiunge ridendo)”.

IL FUTURO – “Come ben sapete, faccio le cose a modo mio, quando lo ritengo giusto, nel modo in cui voglio farlo e nella maniera migliore per me. Continuerò a farlo, sperando in questo modo di prendere le decisioni giuste e fare bene a Wimbledon. Sempre prendendomi cura di me stessa, che è la cosa più importante, e mettendomi al di sopra di qualsiasi cosa. Quando faccio così, arrivano i buoni risultati. Quindi vedremo, non lo so. Forse giocherò Eastbourne e poi Wimbledon. Forse solo i Championships, non lo so. Come prima cosa dovrò prendermi cura di me stessa e decidere quale sia la cosa migliore da fare”.

Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Australian Open

Australian Open: Halep, lupa solitaria. Azarenka crolla, Genie sfida Serena

Così lontane, così vicine. Cosa hanno in comune Bouchard e Williams? La numero uno del mondo si vendica di Kanepi: “Non ho aspettative”. Vika Azarenka in lacrime: “Perché tutto questo?”

Pubblicato

il

Tra lacrime, vendette e felici ritorni si è chiusa la seconda giornata dell’Australia Open 2019, che ci consegna il quadro completo dei primi turni. Serena Williams dopo due anni ha rimesso piede su quella Rod Laver Arena in cui festeggiò il 23esimo Slam della sua carriera. Un ritorno a Melbourne sul velluto il suo. Solo due giochi concessi a Tatjana Maria, un’ottima prestazione per iniziare al meglio la rincorsa al record di 24 Slam ancora nelle mani di Margaret Court. Al secondo turno però gli occhi non saranno tutti puntati su di lei. Ciò non capita molto spesso, ma quando dall’altro lato della rete c’è Eugenie Bouchard è più che comprensibile. L’amatissima tennista canadese, tornata in top 100 da pochi mesi, ha battuto in meno di un’ora Shuai Peng in un match che sembrava ben indirizzato già dai primi punti.

Genie ha qualche chance di sorprendere Serena in un secondo turno Slam? Le speranze sono esigue, la fiducia non è al massimo, ma Bouchard ha – finalmente – buone sensazioni: “Ora sono felice. Mi diverto in campo e sento che negli ultimi mesi ho fatto dei miglioramenti importanti. Ho giocato in modo solido negli ultimi tornei, mi sono goduta le partite e anche gli allenamenti. Questo è molto importante, perché ho avuto molti momenti in cui non mi sono divertita tanto.” Se guardassimo solamente i due palmares, la sfida avrebbe pochissima risonanza mediatica, ma l’enorme seguito di tifosi che sperano di vedere una versione di Bouchard nuova – e soprattutto vincente – amplifica in modo anche eccessivo le voci sulla prossima partita. E i media cavalcano l’onda.

Le domande dei giornalisti hanno tuttavia evidenziato un tratto comune tra Serena e Genie, le quali apparentemente condividono davvero poche cose. “Sarà un gran match” ha detto Williams, “lei gioca molto bene. Apprezzo molto il fatto che non abbia mollato. La gente la dà per finita e lei non si lascia turbare da questo. Continua a lottare e a fare ciò che deve.” La voglia di rialzarsi sempre e di non mollare mai nonostante le mille voci in circolazione è un tratto caratteristico non solo della canadese anche della carriera di Serena, sebbene quest’ultima lo abbia fatto sempre a livelli straordinari. Bouchard ha elogiato così la sua prossima avversaria: “Ammiro la longevità della sua carriera e il suo dominio negli anni, ma ovviamente ammiro anche il fatto che sia ritornata forte così tante volte, dopo gli infortuni, dopo la gravidanza”.

 

Dopo aver deluso così tante aspettative (spesso troppo elevate) è complicato parlare di una Bouchard pronta al grande salto. Ma a volte proprio un match apparentemente impossibile da vincere può determinare la svolta. Chi può dire che sia troppo tardi?

Serena, come all’ultimo US Open, si trova nell’ottavo della prima testa di serie, Simona Halep. Anche a Flushing Meadows la rumena si era trovata di fronte l’estone Kaia Kanepi al primo turno e il match si era concluso piuttosto male per lei, così tanto da liquidare in questo modo le domande dei giornalisti su quell’incontro: “E’ passato. Quel torneo per me non esiste più.” I brutti ricordi di quel perentorio 6-2 6-4 e la striscia aperta di cinque sconfitte consecutive rendevano l’esordio di Simona all’Australian Open un’autentica trappola, dalla quale è dovuta uscire senza l’aiuto di Cahill. La finalista uscente affronterà questa prima parte di stagione senza un allenatore, dopo aver chiuso l’esperienza con il coach che l’ha fatta diventare grande: “Com’è venire in Australia senza Darren? Strano e difficile (sorride). Lui però è qui, mi dà qualche consiglio e gli sono grata per essermi così vicino. Siamo amici anche se non abbiamo più il rapporto coach-giocatore.

Ora spetta solo a lei ricercare il giusto approccio al match e in questo primo turno l’ha fatto nel modo giusto. Dopo essere stata bombardata per più di un’ora da Kanepi, Halep ha vendicato la sconfitta patita qualche mese fa rimontando un set e un break di ritardo e ha raggiunto il secondo turno: “Sì, non vincevo un match da Cincinnati, ma se penso a tutte queste cose prima di un match non potrei più giocare a tennis. Ho preso un rischio arrivando tardi in Australia, ma avevo bisogno di passare del tempo a casa. Mi sono detta di non avere aspettative venendo qui. Nessuna pressione. Solo dare il mio meglio e trovare il ritmo giusto. Ora ho fatto un passo in avanti, non mi sento a un alto livello, ma sono motivata.”

Non è stata una buona giornata invece per Victoria Azarenka, due volte campionessa a Melbourne nel 2012 e 2013. La bielorussa è stata eliminata da Laura Siegemund dopo aver vinto il primo, un brutto colpo per Vika, che si è presentata in conferenza stampa con il morale sotto i piedi. Non l’ha aiutata affatto la domanda di un giornalista, che le ha chiesto cosa le dà la forza di superare tutte le sfide che sta affrontando da quando è nato suo figlio. La tennista è scoppiata in lacrime:Ho dovuto affrontare molte brutte cose nella mia vita. Mi chiedo perché, penso che questo mi renda più forte. Almeno vorrei crederci. A volte ho solo bisogno di tempo, di pazienza e un po’ di supporto”.

Continua a leggere

Australian Open

Shapovalov tra Twitter e court dopo l’esordio: “Sto giocando alla grande”

Espulso dalla nota rete social per presunte irregolarità nella comunicazione anagrafica, il canadese ha brillantemente superato il primo turno dell’Australian Open. E in conferenza ha chiacchierato parecchio

Pubblicato

il

Tutto sotto controllo per Denis Shapovalov, apparso fresco come un fiore di campo nella conferenza stampa seguita alla facile vittoria su Pablo Andujar nel giorno dell’esordio a Melbourne. Il (quasi) ventenne canadese è apparso in forma sfolgorante, con tanto di taglio di capelli rimodellato sul corto, dopo il passo falso commesso ad Auckland un paio di settimane fa, quando Denis ha dovuto ingoiare un’inopinata sconfitta contro Joao Sousa, non certo il principe delle superfici rapide. “Ma lui in Nuova Zelanda ha giocato bene, e io mi stavo ancora rodando”. In effetti, com’è arcinoto, Shapovalov si è sottoposto a una preparazione invernale molto severa, accompagnato nel raggiungimento dello scopo dal nuovo coach Rob Steckley: a quanto pare la collaborazione tra i due si è rivelata prodiga di frutti, dal momento che Steckley, ingaggiato ad interim lo scorso settembre, avrebbe dovuto “provare” solo fino al termine della passata stagione. “Ci stiamo trovando bene, abbiamo studiato varie soluzioni per portare il mio gioco a un livello successivo e più alto e forse proprio per questo motivo ho faticato sia contro Sousa ad Auckland, sia contro Sock al Kooyong Classic. Soprattutto in Nuova Zelanda avevo ben preciso in mente quello che dovevo fare, ma semplicemente non riuscivo a portare il lavoro a termine, soprattutto a causa di errori con il dritto. Quando si prova qualcosa di nuovo è normale che sia così: gli stessi dritti che con Sousa uscivano oggi sono entrati”.

Ha voglia di interloquire, Denis, forse perché detta possibilità gli è stata preclusa su Twitter: secondo quanto ha fatto sapere il giocatore, apparso scherzosamente (ma non troppo) preoccupato dalla faccenda, il noto social fondato a San Francisco gli avrebbe sospeso l’account per verifiche sui suoi dati anagrafici. “Hanno messo in piedi delle complicazioni assurde perché ritengono che io mi sia iscritto quando ero troppo giovane, quindi mi hanno chiesto di spedire una lettera con la certificazione di un genitore. Fa ridere vero? Se qualcuno di influente è in ascolto, mi aiuti a essere riammesso!”.

Di buon umore, e ci mancherebbe altro: dei sessantaquattro qualificati al secondo round, “Shapo” è parso tra i più brillanti, e il corridoio verso i sedicesimi con presumibile vista su Novak Djokovic pare essere piuttosto sgombro: “Ma Taro Daniel – il suo prossimo rivale – è pericoloso. Dovrò prestare molta attenzione, del resto lui a New York qualche anno fa è stato sopra di un set e un break contro Rafa Nadal”.

 

Dichiarazioni di circostanza in favore del terraiolo giapponese a parte, Denis può fare un buon torneo, ed entro la fine del 2019 in molti si attendono da lui il grande salto. In primis i vertici dell’ATP, sempre alla spasmodica ricerca di nuove star da affiancare alle veterane leggende over 30, che vedono nel canadese una delle vedette in grado di vendere, e vendere bene, il prodotto nel futuro prossimo. “Sono entusiasta di quello che sta avvenendo e avverrà nel circuito in termini di ricambio generazionale. Ci sono molti talenti, provenienti da molte nazioni diverse, che adottano stili parecchio differenti. Io, Tsitsipas, Tiafoe, De Minaur: naturalmente i primi della classe dominano ancora e saranno in giro per molto tempo, quindi dobbiamo salire di livello”.

Shapovalov promette di installarsi ai vertici di un circuito in fase di piena trasformazione, una trasformazione che lo aggrada, a quanto pare: “Dall’anno prossimo l’ATP Cup permetterà a tutti di preparare meglio l’Australian Open, e girerà a tutti i giocatori molti soldi utili a foraggiare l’attività professionistica. In generale il mondo delle competizioni a squadre si sta evolvendo in un modo che sono molto curioso di esplorare”. Il tutto sotto l’occhio vigile dei grandi rappresentanti dei giocatori in seno al fatidico Council: “Sono molto giovane, e anche se ho le mie idee non mi sento di entrare in una stanza e svelare il mio punto di vista con decisione. Ciò non vuol dire che non ragioni su moltissimi aspetti della vita nel Tour, ma non mi sento ancora arrivato a quella fase della carriera in cui posso pretendere di essere ascoltato con attenzione. Del resto oggigiorno mi sento tutelato da grandi uomini come Novak Djokovic, Kevin Anderson, Robin Haase e Vasek Pospisil, non potrei chiedere di meglio”.

Forse solo una cosa, giusto per essere onesti: “La settimana scorsa ho fatto una seduta d’allenamento con Roger e mi dicevo è impossibile, quello dall’altra parte della rete si chiama Roger Federer e ritiene che il mio livello sia sufficiente ad allenarlo, ero in stato di shock”. Pare che Roger abbia espresso pareri entusiastici sullo stile di gioco del canadese: “Lo ringrazio, ma mi ha distrutto”. Per superare i vecchietti ce ne vuole ancora un po’.

Continua a leggere

Australian Open

Federer: “Sapere di Andy è stato uno shock”. Djokovic: “Sono stato male per lui”

MELBOURNE – Nelle dichiarazioni pre-torneo tutto il rammarico di Roger e Novak per il ritiro di Murray

Luca Baldissera

Pubblicato

il

Roger Federer nella conferenza stampa pre-torneo - Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen Twitter)

da Melbourne, il nostro inviato

ROGER FEDERER

Cosa pensi del ritiro di Andy Murray? Quanto è stato difficile, secondo te, prendere questa decisione?
Beh, purtroppo credo che in questo caso sia stato il suo corpo a prendere la decisione per lui. Devono essere stati due anni duri per lui. Mi ricordo quando abbiamo giocato a Glasgow, sapevo quanto non stesse bene allora. Facevo fatica a credere che riuscisse a giocare, ma era per una buona causa, e sentiva di essere in grado di farlo. Credo che tutti possano capire, quando ti rendi conto che non potrai mai tornare al 100% è comprensibile arrivare a questa decisione. Ero triste, deluso, è stato uno shock sapere che lo avremmo perso, ma sappiamo che prima o poi una fine arriva per tutti.

 

Com’è andata la preparazione invernale? Hai cambiato qualcosa quest’anno?
Non ho fatto alcun cambiamento, ho potuto lavorare più intensamente di quanto mi aspettavo, ma non ho fatto variazioni in vista di un’eventuale stagione sulla terra rossa. Dopo mi sono sentito bene, il mio corpo mi ha consentito di allenarmi come programmato e anche di più.

Come sono cambiate le tue sensazioni fisiche, da atleta di oltre 37 anni? Rispetto a 10 anni fa cos’è cambiato?
Con l’età si impiega più tempo a recuperare dai piccoli traumi, dai doloretti. Probabilmente ogni giocatore ha un punto debole, per alcuni è l’anca, per altri il ginocchio, o la spalla, eccetera. E gli infortuni a quelle parti del corpo impiegano di più per guarire.

La Hopman Cup ti ha dato più convinzione?
Ha funzionato tutto molto bene, come nell’ultimo paio di anni. Sempre molto divertente giocare in squadra con Belinda, il pubblico a Perth è incredibile. E poi, logisticamente, venendo da Dubai è comodo, il fuso orario non è pesante da assorbire.

Lo scorso anno dicesti di non avere la sensazione che avresti vinto. Come ti senti quest’anno?
Sento di stare giocando bene, certo Denis (Istomin n.d.r.) è un avversario pericoloso, gioca bene sui campi veloci, me lo ricordo quando battè Novak qui due anni fa.

Ritornando al discorso riguardante la forma fisica, durante la loro carriera Rafa, Novak e Stan hanno avuto problemi più seri dei tuoi. Qual è il motivo della tuo essere così in forma alla tua età, secondo te?
C’è bisogno di un po’ di fortuna, magari qualche anno fa un piccolo intoppo l’ho avuto con l’incidente al ginocchio in bagno. Ma ormai conosco e capisco bene il mio corpo, so quando posso giocare, so quando devo fermarmi. In parte può anche essere il mio stile di gioco, ma anche se tutti mi dicono che sono fluido nei colpi, per ottenere questo ci vuole moltissimo lavoro.

NOVAK DJOKOVIC

Cosa si prova a giocare uno Slam che senti quasi come casa tua?
Lo chiamano lo Slam felice (Happy Slam) per un motivo! L’atmosfera è fantastica, anche in giro per la città ci sono un sacco di vibrazioni positive, e poi qui a Melbourne c’è una numerosa comunità serba, che mi sostiene tutti gli anni.

Domanda inevitabile su Andy Murray: vi siete allenati insieme l’altro ieri, ti sarai sicuramente accorto delle sue difficoltà, hai forse trattenuto un po’ il braccio?
No, ho spinto come al solito. Era ovvio che avesse dei problemi, Andy è stato per anni uno dei giocatori più in forma del circuito, uno di quelli che ti rimanda sempre una palla in più. Le nostre carriere sono state simili, fin dagli junior. Siamo nati a una settimana di distanza, abbiamo giocato insieme e contro per tutta la vita, anche tecnicamente il suo tennis è simile al mio. Sono stato male per lui a vederlo così in difficoltà. Andy è amatissimo e rispettato da tutti negli spogliatoi, è una leggenda del nostro sport, plurivincitore Slam, due ori Olimpici, la Coppa Davis.

Hai vinto qui la prima volta 10 anni fa. Cosa si prova a difendere un titolo Slam?
Nel 2008 ero un ragazzino che sgomitava per emergere, vincere qui è stato incredibile. La seconda volta è stata molto diversa, le prospettive cambiano. Ho dovuto aspettare diverso tempo per fare nuovamente un exploit simile.

Ieri il player’s council ha votato per la sostituzione del presidente ATP a fine anno. In qualità di presidente del council, credi che ci sia voglia di cambiamento da parte dei giocatori?
Non so come tu abbia avuto questa informazione, sono cose riservate, non posso commentare nulla al riguardo. Sul prize money, siamo soddisfatti dell’andamento generale. C’è una discussione in corso con gli Slam, lo scopo è ottenere più montepremi per i primi turni, e per le qualificazioni. Dovrebbero esserci più di un centinaio di giocatori che possono permettersi di viaggiare per il tour e vivere bene di tennis.

Andy era incredibilmente rispettato anche dalle giocatrici e dalla WTA. Cosa credi si possa fare per far sì che ci sia un’armonia maggiore tra ATP e WTA?
Credo che uomini e donne siano parte della stessa squadra, dovremmo tutti essere in armonia, rispettandoci a vicenda, e facendo del nostro meglio per far prosperare il tennis.

Come si inserisce in questo contesto il fatto che uno come Stakhovsky, noto per le sue posizioni negative e controverse, sia nel player’s council?
Hai puntualizzato le cose negative su Sergiy, ma ce ne sono anche molte di positive, come il suo contributo e il suo impegno nel migliorare le condizioni dei giocatori oltre la 50ma posizione. Riguardo a Justin Gimelstob, prima di esprimere delle valutazioni bisogna attendere che l’inchiesta che lo coinvolge si concluda. Lui è molto rispettato tra i giocatori, e ha fatto parecchie cose importanti. Non posso dire di più, il processo è ancora in corso.

Alla fine delle domande in inglese, mentre i giornalisti internazionali si allontanavano dalla stanza, Novak, sorridendo, ha detto in serbo: “Che razza di prima conferenza stampa, abbiamo parlato più di politica che di tennis!“.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement