Impressioni di Parigi: Cecchinato, psicosi sul Lenglen – Ubitennis

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Impressioni di Parigi: Cecchinato, psicosi sul Lenglen

Piccoli ritratti in cui passano grandi cose. Quarta e ultima puntata di una rubrica aperiodica che fonde tennis e impressionismo

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Parigi. Seconda settimana. Il cielo sembra coperto da una bolla di sapone. La terra è sangue asciutto. Per l’Italia tennistica, tolto il 76, è il giorno più importate del mondo. La Serbia si gioca il futuro. Io spengo il cellulare, dico al capo che ho una malattia contagiosa e comincio a saltellare per la stanza, facendo fu, fu, come Rocky davanti ad Apollo Creed. Il mio gatto sembra un porcospino. Un giorno così non tornerà mai più. Guardo Cecchinato entrare in campo. Ha gli occhi spiritati. I capelli elettrificati. Suda spilli e sembra avere due scorpioni radioattivi nelle scarpe. Lo sguardo sembra quello di uno a cui hanno appena detto che nello stadio c’è il suo assassino. Djokovic ha la stessa tranquillità di Annamaria Franzoni durante processo di Cogne. Dispensa ampi sorrisi presidenziali a tutti e saluta una a una ogni telecamera, telefonino, microfono, giornalista, ragazzo dell’asciugamano, e asciugamano. I capelli sembrano una pallina da tennis e il volto un triangolo isoscele. È l’ultima persona che vorresti incontrare in ascensore. Grazie ad una UP montata sul computer da un mio amico hacker posso visualizzare sullo schermo i pensieri dei giocatori.

Questo è quanto:

Cecchinato (spogliatoio): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

 

Cecchinato (palleggio di riscaldamento): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (primo set): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (secondo set): spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto-spaccotutto

Cecchinato (terzo set): respira-respira-respira-respira-respira-respira-

Cecchinato (quarto set): beeppp-beeeeppp-respira-respira-respira-beeepp-beeep-dai-deeep-dai-dai-beeep-beeep-beeep-beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeep-stop

Marco Cecchinato – Roland Garros 2018 (foto via twitter, @rolandgarros)

Epilogo:

Cecchinato si sdraia sotto il cielo di Parigi come un aquilone capovolto. Nole si dimostra un gran signore. I miei occhi diventano fontane. Mio nonno prende la racchetta di legno e corre fuori in pantaloncini. Fognini, in qualche albergo, si trasforma in una statua di sale. Nole rientra nello spogliatoio, dritto come una bandiera. E lo distrugge. Di Maio urla “questo è il governo del cambiamento”. Binaghi chiede l’impeachment del Papa. A Scanagatta ricrescono i capelli. E mentre, da domani saremo tutti Cecchinato. “Just for one day”. Mia moglie entra in silenzio nella stanza e mi abbraccia forte. Crede sia morto un vecchio amico. Uno che non vedevo da quarant’anni.

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

IMPRESSIONI DI PARIGI

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ATP

Buenos Aires: Cecchinato sale di colpi, in finale trova uno Schwartzman miracolato [AUDIO]

Senza storia la semifinale contro Pella, affronterà l’argentino che recupera un match incredibile contro Thiem salvando anche match point. In palio per Marco il best ranking

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Dopo un paio di partite vinte senza però giocare il proprio miglior tennis, Marco Cecchinato ha offerto una prova assolutamente perfetta nella prima semifinale del ATP di Buenos Aires. Poco o nulla da fare per il suo avversario, Guido Pella che finché ha potuto si è mantenuto in scia grazie al servizio, ma, persa questa sicurezza, non è più stato in grado di arginare il tennis prepotente del suo avversario. Marco raggiunge la terza finale ATP della sua carriera (dopo i successi di Budapest e Umago).

IL MATCH – Entrambi dispiegano fin dall’inizio un ottimo tennis da terra rossa, sicuramente la loro superficie preferita, alternando soluzioni liftate a palle corte mortifere. Pella serve sistematicamente sul rovescio di Cecchinato e la scelta paga alti dividendi, ma anche l’italiano si difende bene con la combo servizio e dritto. Il match scivola via piuttosto rapidamente e in 27 minuti siamo già 4-4. Un po’ a sorpresa, dopo aver servito benissimo per tutto il set, Pella incappa in un gioco a scarsa densità di prime e con quattro errori di rovescio di fatto regala il primo parziale all’italiano, che comunque sta mantenendo un buonissimo livello.

 

Nel secondo set, le cose si mettono subito bene per Cecchinato che ormai ha preso le misure al servizio di Pella e nello scambio si dimostra decisamente superiore al suo avversario. Un nastro decisamente “azzurro” fa impennare un dritto d’attacco di Pella e decreta un immediato break di vantaggio per Marco. Forte dello strappo appena operato, Cecchinato riprende a giocare con ancora più efficacia. Col dritto fa quello che vuole, il rovescio gira benissimo e le smorzate lasciano spesso di sasso Pella, costretto ad aggrapparsi al servizio e a sperare in un calo dell’italiano. Calo che però non arriva, anzi il livello di Marco se possibile sale ancora. Un secondo break chiude l’incontro, dopo appena 69 minuti di gioco. Ora Cecchinato attende di conoscere il nome del proprio avversario, che uscirà dalla sfida tra Dominic Thiem e Diego Schwartzman. In entrambi i casi sarà durissima.

‘EL PEQUE’ IN FINALE – Si è stati vicinissimi alla prospettiva di una rivincita della semifinale di Parigi, e invece Diego Schwartzman è emerso con le braccia al cielo da un match nevrotico che il campione in carica Dominic Thiem ha gettato alle ortiche non una ma due volte. Come prevedibile, per superficie e interpreti impegnati, gli scambi lunghi hanno subito assunto maggiore importanza rispetto ai colpi di inizio gioco, piuttosto deficitari per entrambi i giocatori. Tredici break complessivi, nessuno dei tre set ne ha visti meno di quattro; per assurdo però, a decidere il tie-break del terzo parziale è stato invece un solo break, quello che Thiem ha regalato sparacchiando un dritto a sventaglio in corridoio. Per tragica coincidenza, quell’unica defaillance al servizio è arrivata proprio in occasione del primo match point di Schwartzman che invece era stato costretto ad annullarne uno sul 6-5. Perché Thiem proprio non poteva perdere questo tie-break? Perché l’argentino, chiamato a servire sei volte, ha sempre faticato a superare i 150 km/h: poco più che una rimessa in gioco, che non solo l’austriaco non è riuscito a sfruttare a suo vantaggio, ma addirittura ha trasformato in colpi vincenti esibendosi in risposte parecchio rivedibile.

Incontro perso due volte, si diceva, perché Thiem nel terzo set era stato in vantaggio 4-1 prima del black-out che l’ha portato addirittura sotto 4-5. Solo e soltanto in quel game Dominic ha mostrato l’opportuna garra, ma ha finito per sciupare tutto nel modo peggiore pochi minuti più tardi. Qualche dato per esemplificare l’harakiri di Thiem: ha vinto dieci punti più del suo avversario (107 contro 97), il quale non ha saputo vincere che otto punti su ventiquattro giocati con la seconda di servizio. Gran cuore il piccolo Diego, per carità, ma il numero otto del mondo queste partite non dovrebbe perderle.

Risultati:

[4] D. Schwartzman b. [1] D. Thiem 2-6 6-4 7-6(5)
[3] M. Cecchinato b. G. Pella 6-4 6-2

Il tabellone completo

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Flash

Qualificazioni ATP: tre azzurri ci provano a Rio, Arnaboldi vola in Florida

Sonego, Giannessi e Donati a caccia di un posto nel main draw dell’ATP 500 di Rio de Janeiro

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Lorenzo Sonego - Buenos Aires 2019 (foto via Twitter, @ArgentinaOpen)

Il circuito ATP continua a viaggiare su due binari paralleli, quello della terra rossa sudamericana e quello del cemento nordamericano: per la prossima settimana sono in programma i tornei di Rio de Janeiro e Delray Beach. Il primo appartiene alla categoria dei 500, e com’era prevedibile vista la superficie di gioco, è lì che si sono concentrati maggiormente gli sforzi dei tennisti azzurri. Nel tabellone di qualificazione infatti sono presenti tre italiani, ma il solo Lorenzo Sonego (t.d.s. 2) parte con i favori del pronostico. Il 23enne numero 109 del mondo ha pescato il belga Kimmer Coppejans (25 anni, n. 195), il quale comunque ha già incamerato sei vittorie quest’anno, incluse le due sfide che hanno permesso al Belgio di qualificarsi per la fase finale di Coppa Davis. Una di queste è arrivata contro Dutra Silva e proprio il brasiliano sarà l’avversario al primo turno di qualificazione di Matteo Donati (23 anni, n. 210). L’italiano ha dalla sua l’unico precedente, giocato lo scorso anno nel Challeger di Como. Il più sfortunato nel sorteggio è stato Alessandro Giannessi: per lui c’è l’ostica sfida contro il numero 66 del mondo Juan Ignacio Londero, fresco vincitore del torneo di Cordoba.

Il torneo di Delray Beach, in Florida, appartiene invece alla categoria 250. Qui l’unico rappresentante dei colori italiani è Andrea Arnaboldi (31 anni, n. 176) che sfiderà la testa di serie numero 2 Adrian Menendez-Maceiras (33 anni, n. 121). A contendersi uno dei quattro posti per il tabellone principale – che vedrà il ritorno in campo di del Potro – c’è anche Daniel Evans. Il britannico, ancora alla ricerca di continuità nei risultati, dovrebbe avere vita facile contro il tedesco Dominik Koepfer (24 anni, n. 178).

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ATP

Cecchinato non bellissimo, ma basta per la semifinale a Buenos Aires. Fuori Lorenzi

“Giocando male sto vincendo, è molto positivo per me” racconta il Ceck, che giocherà una semifinale sul rosso (contro Pella) dopo sette mesi. Lorenzi lotta a New York ma non basta, passa Schnur

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Marco Cecchinato – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)


L’Italia ha sfiorato la doppia semifinale sull’asse Buenos Aires-New York e di questo va dato ugualmente merito a Paolo Lorenzi, capace di battagliare per quasi tre ore contro Brayden Schnur prima di arrendersi nelle battute finali del terzo set, in cui il canadese ha dimostrato di avere in mano delle carte un pizzico più consistenti. Sconfitta che lascia qualche rammarico, se è vero che l’italiano ha ripreso per i capelli il primo set – quattro set point annullati – e nel secondo, al tie-break, si è trovato a due punti dalla vittoria. Bravo, vincente anche se non sempre spettacolare Marco Cecchinato, che in Argentina ha superato Carballes Baena in due set e si è qualificato per la sesta semifinale in carriera.

LORENZIPaolino ci mette un po’ a prendere le misure al potente servizio del 23enne canadese, che tuttavia è il primo a concedere palle break sul 3-3. L’italiano nota subito le fragilità di Schnur dal lato del rovescio e le traiettorie cariche di rotazione su quel lato gli fruttano la maggior parte dei punti negli scambi prolungati. Ma quando è in svantaggio il canadese riesce a mettere la prima e a sventare il pericolo col vincente, come accade anche sul set point mancato da Paolo nel decimo game. Un set gestito meglio dall’italiano rischia però di scivolare via in men che non si dica nel tie-break. Schnur sale 5-0 a suon di vincenti, ma Lorenzi attende che passi la tempesta e poi riprende a gestire a modo suo lo scambio. Le certezze del giovane qualificato svaniscono in un lampo e il senese porta a casa un set d’esperienza dopo 56 minuti.

 

La fiducia accumulata nella settimana newyorchese (non aveva ancora vinto un match ATP quest’anno prima di lunedì) consente a Schnur di non perdere terreno a inizio secondo set. Il copione è lo stesso della prima frazione. Lorenzi sembra pronto a piazzare il break in tutti i turni, ma puntuale arriva l’ace o il servizio vincente del canadese. Stavolta Schnur si guadagna anche qualche occasione in risposta: Paolo cancella con autorità due pericolose palle break nell’ottavo game e si salva ai vantaggi nel decimo. Stavolta al tie-break ci si arriva con qualche occasione in più mancata dal n.154 del mondo rispetto all’azzurro (solo uno 0-30 sul 5-5), che non è abbastanza solido nella parte centrale del gioco decisivo. Schnur si guadagna il mini-break sul 5-5 e chiude con un ace (il diciassettesimo) il parziale, mandando al terzo set un match equilibratissimo.

Se per l’assegnazione del primo parziale era risultata decisiva l’esperienza di Lorenzi, il terzo set finisce nelle mani di chi si dimostra più vivace. L’italiano nasconde i quattordici anni di differenza finché può, precisamente fino al 5-5, quando un game inaugurato da un brutto smash si conclude una volée di dritto incerta, che consegna a Schnur la possibilità di servire per l’incontro e di conseguenza il pass per la semifinale.

CECCHINATO – “Giocando male sto vincendo, è molto positivo per me. Non ho buone sensazioni, ma è importante vincere senza brillare perché sicuramente arriverà la fiducia. Siamo a febbraio, l’anno è appena cominciato e ho bisogno di partite”. Commenta così la sua vittoria Marco Cecchinato, che centellinando i colpi migliori e pur sbagliando qualcosa di troppo, riesce a venire a capo di Carballes Baena, che di questi tempi, lo scorso anno, vinceva il suo primo e unico a titolo nel defunto torneo di Quito.

Nel primo set l’approccio più propositivo è quello dell’azzurro, che però è impreciso nel palleggio da fondo, soprattutto dal lato del rovescio dove commette diversi gratuiti con il cambio in lungolinea. La reazione arriva nel sesto game, quando recupera un break di svantaggio e va vicino all’allungo decisivo sul 4-3. La maggior fluidità nello scambio di Marco fa la differenza nel tie-break del primo, dove piazza subito un allungo sul 4-1 e poi gestisce il vantaggio chiudendo un set molto pesante, durato 67 minuti. Il secondo set si risolve nei primi tre giochi, uno scambio di break che sorride all’italiano e gli permette di limitarsi alla difesa del servizio fino al 6-4 finale, trovando anche occasione negli ultimi minuti di rispolverare il colpo che ne ha caratterizzato l’exploit parigino, la palla corta. A sette mesi dalla semifinale di Umago, torneo poi vinto, Cecchinato torna in semifinale sulla terra battuta. Affronterà Pella, nella rivincita della finale di Umago dello scorso anno vinta dall’azzurro in due set.

Risultati:

[3] M. Cecchinato b. R. Carballes Baena 7-6(3) 6-4

Il tabellone completo di Buenos Aires

B. Schnur b. P. Lorenzi 6-7(7) 7-6(5) 7-5

Il tabellone completo di New York

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