Oltre la racchetta: a che punto siamo con gli eSports nel tennis?

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Oltre la racchetta: a che punto siamo con gli eSports nel tennis?

Il tennis non è lo sport più all’avanguardia sotto il profilo delle innovazioni, ma vuole mettersi al pari. Oggi vi parliamo dell’universo degli eSports, che a breve potrebbero contare quanto gli sport ‘reali’

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Al crocevia fra sport, management e diritti di proprietà intellettuale si stanno sviluppando numerose tematiche di economia industriale. Attività quali il branding, il merchandising, le licenze ecc. comportano lo sfruttamento dei vari diritti di proprietà intellettuale delle società sportive. Gli eventi sportivi portano ormai con se un’enorme quantità di proprietà intellettuale. A questo argomento saranno dedicati una serie di focus su specifiche tematiche: il primo capitolo di questa serie sarà dedicato agli eSports.

E-SPORTS: COSA SONO, COME NASCONO

In occasione di un vertice del 28 ottobre 2017 a Losanna, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso che gli “eSports” competitivi potevano essere considerati un’attività sportiva e “gli attori coinvolti si preparano e si allenano con un’intensità che può essere paragonabile agli atleti negli sport tradizionali”. Il CIO ha anche affermato che qualsiasi eSport avrebbe dovuto adattarsi alle regole e ai regolamenti del movimento olimpico al fine di ottenere il riconoscimento di disciplina olimpica, accettando di portare avanti discussioni con l’industria dei giochi e i giocatori insieme all’Associazione globale delle federazioni sportive internazionali (GAISF). La parola chiave nella decisione del CIO è “competitiva” .

 

Allora perché il CIO e l’industria sportiva sono tanto interessati al fenomeno eSport? Potenziale. Gli eSports offrono grandi opportunità per attrarre e mantenere un seguito globale, specialmente tra i più giovani. Lo sport tradizionale ha un problema: la frammentazione dei media – la crescente scelta e il consumo di contenuti attraverso diversi media –  sta cambiando il modo in cui gli appassionati di sport desiderano ricevere e interagire con contenuti sportivi. Qualsiasi contenuto che possa creare un livello più profondo di coinvolgimento dei fan, in particolare con un pubblico più giovane, è considerato desiderabile dagli organi  sportivi. Negli Stati Uniti gli eSports sono già un fenomeno con grande seguito presso le fasce più giovani della popolazione. I principali sport hanno i loro titoli eSports ufficiali e sebbene fra i titoli più venduti compaiono nomi legati agli sport tradizionali, vale a dire FIFA 18 e NBA2K, emerge come vi sia un netto gap quando si va a vedere quali siano i titoli più popolari nelle leghe eSports. Per dare un’idea questo è un riepilogo dei montepremi relativi alle principali leghe di eSports:

Anche a livello italiano il fenomeno degli eSports sta cominciando a prendere piede: al Comicon di Napoli 2018 si stima che per i tornei di FIFA 18 e Call of Duty il seguito di spettatori in streaming sia stato di circa 300.000 contatti, mentre sul posto si contavano 15.000 persone. La stessa Gazzetta dello Sport ha aperto le sue pagine e soprattutto la nuova sezione online dedicata al mondo degli eSports. Per cui se da un lato le opportunità commerciali sono potenzialmente allettanti, dall’altro lato queste non sono ancora pienamente colte dal lato della gestione dei diritti sportivi.

IL MODELLO EVOLUTIVO

Ma come si configura il modello evolutivo degli eSports quando questi sono collegati a sport reali? Possiamo dire che la traiettoria che stiamo vedendo attualmente copre quattro fasi:

1. Una prima fase embrionale, nella quale per vari motivi (una base di gamer insufficiente, nessuna killer application collegata, mancanza di coordinazione con la lega che detiene i diritti dello sport reale) non esiste ancora un circuito professionistico e non vi è alcun tipo di gestione strategica dei diritti. Il tennis è ancora in questa fase.

2. Una seconda fase in cui il prodotto virtuale acquista momentum e seguito, cominciano a nascere leghe di giocatori e il “prodotto virtuale” è considerato da chi gestisce lo sport “reale” come un elemento ancillare che ne favorisce la promozione. Un esempio di sport che si trovano in questa fase è il motociclismo.

3. Una terza fase è quella della maturità del prodotto virtuale che acquista vita propria e comincia ad acquisire una legittimazione sufficiente per vivere di vita propria e sganciarsi dall’orbita dello sport tradizionale. In questa fase la base di giocatori e appassionati è sufficientemente ampia da rendere le competizioni appetibili anche ad un pubblico di spettatori. Un esempio è il calcio con le serie FIFA che trovano riconoscimento anche in canali TV di nicchia, specie nelle tv a pagamento e via internet. Nel 2014, Amazon ha acquistato la principale piattaforma multimediale di eSports Twitch, dimostrando che le big companies dell’internet vedano delle opportunità negli eSports.

4. Una quarta fase, a cui al momento ancora nessun eSport è giunto, è quello di diventare un vero e proprio competitor rispetto agli sport tradizionali, arrivando a picchi di interesse tali da giustificare anche investimenti ingenti per l’acquisizione dei diritti; la lotta per l’attenzione diventerebbe così a tutto campo con Sport, ed eSports che si trovano quindi a battagliare nell’arena globale dell’entertainment per guadagnarsi l’attenzione dei fruitori di contenuti. La competizione diventa quindi a tutto campo, anche ad esempio con le serie Netflix.

Per chiudere la disamina sugli eSport infine può essere utile confrontare la situazione fra tennis e motociclismo. Si tratta di due Sport che presentano alcune caratteristiche che li rendono comparabili:

  • sono sport di medie-grandi dimensioni. Non raggiungono le vette di popolarità globale quali il calcio o il basket, ma il bacino di fruitori è comunque rilevante
  • le star dello sport sono marchi riconoscibili a livello globale. Valentino Rossi ad esempio fra gli sportivi mondiali si potrebbe dire che vanta una riconoscibilità che spannometricamente possiamo classificare compresa fra quella di un Nadal o di un Federer e quella di un Djokovic. Su questo aspetto, ovvero l’impatto mediatico di un team o di uno sportivo, vi sono comunque analisi econometriche condotte da società specializzate
  • non hanno dietro una killer application come ad esempio le serie FIFA e NBA2K, che muovono platee consistenti di player. Entrambe vantano titoli decisamente di buona fattura, ma che a livello di volumi di vendite sono ancora probabilmente al di sotto della massa critica
  • entrambi gli sport sono basati su un calendario organizzato intorno ad un circuito di eventi che si dipana lungo l’arco dell’anno solare e in entrambi i casi vi è una pausa invernale
  • in entrambi i casi vi è un soggetto terzo rispetto ai professionisti che detiene i diritti: in un caso Dorna, nell’altro ATP.

Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio i due casi studio.

MOTOCICLISMO 

Nel caso del motociclismo Dorna sta portando avanti una strategia volta in prima battuta a creare un prodotto di supporto al prodotto reale. Da un lato la collaborazione con Milestone, l’azienda italiana che sviluppa il prodotto software è consolidata: addirittura le beta delle versioni future del videogioco vengono fornite in anteprima a Valentino Rossi, piuttosto che a Marc Marquez, che forniscono utili feedback sul realismo della simulazione. Nel 2017 il campionato virtuale si componeva di 6 gare (strettamente collegate a quelle del campionato di MotoGP reale) sui circuiti di Jerez, Austria, Silverstone, Misano, Aragon e Phillip Island e ha visto i giocatori vestire i panni di diversi piloti a seconda della gara. La finale – che si è giocata a Valencia nel weekend dell’ultima gara di MotoGP – è stata trasmessa in TV dai partner televisivi di Dorna.

Per quanto riguarda il futuro invece l’idea è quello di perfezionare lo spin-off dando al campionato virtuale una vita autonoma, magari da svolgersi nella stagione invernale, al fine di mantenere viva l’attenzione sullo sport. E in una prima fase l’intenzione sarebbe quella di creare team virtuali a specchio di quelli reali, con gamer che vivono di “luce riflessa” e prendono i panni dei vari Valentino, Marquez, Dovizioso e così via. Ma in una seconda fase, lo spin-off potrebbe perfezionarsi con la creazione di veri e proprie scuderie virtuali professionistiche che nulla hanno a che vedere con quelle reale; si arriverebbe così alla creazione di una lega professionistica virtuale in cui i gamer diventano essi stessi delle star con un seguito di fan proprio. Ovviamente il perfezionarsi di tali strategie e l’evoluzione dipende da molti fattori, il primo dei quali è la capacità di creare massa critica sia nella platea dei gamer che nella platea degli appassionati, garantendo un circolo virtuoso di travaso dei fruitori dal reale al virtuale e viceversa.

TENNIS

Nel caso del tennis invece siamo come detto ad uno stadio ancora primordiale, sotto il profilo degli eSports. L’ATP ancora non ha sviluppato una strategia chiara come Dorna, lasciando all’azione individuale dei singoli tornei la possibilità di proporre eventi spot, legati appunto al singolo evento. Nel caso del torneo ATP 500 di Barcellona ad esempio, quest’anno per la prima volta è stato proposto un torneo parallelo basato su Virtua Tennis 4, con un tabellone di 128 partecipanti e una finale che si è disputata nella stessa area del torneo. Parlando con gli organizzatori abbiamo scoperto che l’anno prossimo l’evento sarà trasmesso in streaming, per raggiungere ovviamente una platea più ampia, e che per il momento si tratta di un’iniziativa del torneo stesso che ne sta testando il possibile ritorno mediatico. La platea dei giocatori era amatoriale e gli stessi premi – due biglietti per le finali, per un valore di circa 300 euro complessivi – lasciano capire come anche le risorse siano ancora limitate.

Un passo in avanti è stato fatto in occasione del Roland Garros 2018. Lo Slam francese ha organizzato la prima edizione delle “Roland-Garros eSeries by BNP Paribas”, una  competizione di gaming basata sulla piattaforma del nuovo videogiocoTennis World Tour” che è stato presentato al pubblico proprio grazie a questa manifestazione. Le Final Eight si sono disputate il 25 maggio all’interno dell’impianto del Roland Garros: gli otto finalisti sono stati selezionati tramite gironi di qualificazione tra marzo e maggio negli otto paesi partecipanti: Belgio, Brasile, Cina, Spagna, Francia, Gran Bretagna, India e Italia. Il primo campione di un torneo di e-tennis organizzato da uno Slam è stato lo spagnolo Carlos Che, che battuto l’italiano Lorenzo Cioffi. La finale è andata in onda in streaming su France TV Sport, e se va la siete persa potete rivederla qui di seguito (attenzione: sono due ore ad alto tasso di Goffin).

https://www.youtube.com/watch?v=ZETQmt2gQ-k

Si tratta evidentemente di primi tentativi, che come minimo dovrebbero essere messi a fattor comune o da un torneo capofila o ancor meglio dalla stessa ATP. Il modello potrebbe essere quello avviato da Dorna e sarebbe auspicabile l’applicazione delle best practice e la costruzione di un piano di sviluppo almeno di medio termine volta alla creazione di una nicchia di mercato.

Federico Bertelli

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ATP

ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios continua, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari si esaltano contro Carlos

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettanti fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e di Tillstrom.

N. Kyrgios n. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano per ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando i crescenti progressi sul piano psicologico: ha saputo andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n.1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-4 in due esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori molto in palla, entrambi vittoriosi la scorsa settimana a Washington e Los Cabos.

 

Si vendica così Nick della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno a casa sua in Australia, portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, ha vinto anche a Roma e nella finale di Washington tre stagioni fa. Ma probabilmente il dato più rilevante è che questa è la seconda vittoria della carriera contro un n. 1 per Kyrgios, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento ce sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò è un match epocale e spartiacque che segna un prima e un dopo per certi versi nella sua carriera, dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che è stato uno dei tanti exploit dei successivi 8 anni privi di stabilità per raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta a 27 anni e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo sullo stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito del russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, sta funzionando a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e sempre di più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Danill chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona in allungo vincente di dritto, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane lungolinea folgorante. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: sono opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire un altro po, a causa adesso di qualche imprecisione nelle esecuzioni ma senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game ai vantaggi in battuta per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo. Così’ Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericolo 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo così costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice per ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia, e va sull’1-1. Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano; che mette in fila una serie di risposte insensate con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios può approdare agli ottavi al servizio.

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevo che un giocatore del suo tipo, non poteva reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami -. Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto far suo anche in due set se solo non avesse gettato al vento l’opportunità di servire per la sfida sul 5-4 del secondo e non avesse mancato i due match point avuti entrambi sul proprio servizio al tie-break, un set nel quale Carlos era avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vincere in volata nel gioco decisivo dopo aver rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare l’ultimi scampoli thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (6 in totale), due di fila e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al settimo match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP

ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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Flash

WTA Toronto: Giorgi alza il livello, niente da fare per Mertens

Prestazione ancora convincente di Camila, senza perdere set, e tenendo sempre in pugno la belga

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10 agosto 2021, Camila Giorgi batte a Montreal Elise Mertens, nona testa di serie del 1000 del Canada, e dà inizio alla settimana migliore della sua carriera. Esattamente un anno dopo, in seguito alla vittoria sulla n.9 del seeding Raducanu all’esordio, l’azzurra batte Mertens nuovamente, stavolta a Toronto, con il punteggio di 6-3 7-5, centrando il terzo turno nel torneo in cui ha una bella cambiale da 1000 punti in scadenza. Dall’inizio la n.29 del mondo è apparsa in controllo, più vogliosa di spingere e di attaccare, soprattutto solida al servizio, non lasciando scampo alla belga, che ha giocato un buon secondo set, al suo livello quasi, ma sempre con una marcia in meno rispetto a Camila. Di cui va evidenziato l’ottimo 61% con di conversione con la seconda (più della prima, 58%), dato che per una come lei che serve sempre con percentuali di prime non altissime può, come è stato oggi, fare la differenza, essendo un servizio ben lavorato. Inoltre, tra Toronto e Montreal per la n.2 d’Italia si tratta dell’ottava vittoria di fila, evidente che farebbe bene una bella casetta piccolina in Canada.

Il match – inizio promettente di Giorgi, decisamente migliore anche al servizio rispetto a ieri, più prime e più regolarità, mentre mantiene il livello alto in risposta, con il rovescio che fa scintille. Non carbura invece Mertens, che nel secondo game regala il break con un doppio fallo. Prosegue a giocare su una nuvoletta l’azzurra, vincendo il quarto game di fila e operando il doppio break, con un ritmo insostenibile per la belga, che alla lunga non può tenere troppo la difesa. C’è un piccolo calo nel game successivo però di Camila, che restituisce un break di deconcentrazione. I due game che seguono sono sulla falsariga dei precedenti, con break e contro-break l’uno di fila all’altro, ancora dipendenti dalle lune di Giorgi sicuramente, che rischia un po’ troppo, ma dovuti anche a un certo miglioramento da parte di Mertens, più precisa al servizio e decisa da fondo, rispondendo addirittura meglio alla prima che alla seconda. Non basta però questo a recuperare anche l’altro break, e così Camila chiude al nono parziale il primo set, senza neanche strafare ma sfruttando uno dei peggiori game del set dell’avversaria, con soli errori.

Continua benissimo la partita Camila, con il break che arriva all’inizio del secondo set, ancora sfruttando il lato del rovescio, pur attaccando non tanto la rete, ma forzando bene da fondo, rischiando non eccessivamente. Peccato che compia un brutto passaggio a vuoto nel game successivo, sbagliando e perdendo il sostegno della prima, permettendo un immediato contro-break a Mertens, cinica e in ritmo in questo parziale. Dopo un set equilibrato, in cui nessuna delle due brilla particolarmente più dell’altra, nell’undicesimo game è Giorgi a mettere la freccia conquistando un importante break, figlio di un ennesimo scoppiettante game in risposta, la vera chiave del suo match. Alla fine non trema, e chiude 7-5 un set duro, in cui ha dovuto più faticare, ma tra le due è sempre apparsa la più in palla, la più convinta e determinata ad andare avanti in questa difesa del titolo. Attende al terzo turno (salvo clamorose sorprese) Jessica Pegula, n.7 del seeding e anche lei battuta nella strada verso il titolo lo scorso anno, ma in semifinale. Se Camila gioca così in risposta, e riesce ad alzare un po’ la percentuale di prime, unendo il tutto alla sua capacità di attaccare la rete ed essere propositiva, una replica non è impossibile.

 

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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