Challenger Milano: un anno dopo, Mager ritrova i quarti

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Challenger Milano: un anno dopo, Mager ritrova i quarti

Partito dalle qualificazioni, l’azzurro ha già vinto cinque partite. “Ho trovato la continuità che in passato mi è mancata”. Arnaboldi vince il derby contro Quinzi, fuori Federico Gaio

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Quest’anno ho un bilancio di 35 vittorie e 18 sconfitte”. La prima cosa che si percepisce, parlando con Gianluca Mager, è una viva lucidità. Il ragazzo di San Remo ha ben chiari gli obiettivi e – soprattutto – sta vivendo una buona stagione, in cui ha trovato la continuità che magari gli era mancata in passato. Per il secondo anno consecutivo, ha raggiunto i quarti all’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (43.000€ + H, terra battuta). Lo ha fatto con autorità, impiegando circa un’ora per battere il portoghese Joao Monteiro, numero 288 ATP. Un 6-1 6-2 che è frutto della fiducia accumulata in questi mesi. “È stata una partita equilibrata, nel senso che ogni punto era aperto – racconta Mager – si è giocato molto, ma sto giocando bene e spesso ero io a comandare durante gli scambi, riuscivo a prendere in mano il gioco. Inoltre rispondevo molto bene e questo mi ha aiutato”. Come detto, il ligure viene da una stagione positiva, fatta di tante vittorie, alcune di prestigio. Per esempio, quella contro Ernests Gulbis ad Aix en Provence. Nello stesso torneo, ha giocato alla pari contro Bernard Tomic. “Sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose – continua Mager – sto avendo quella costanza che mi era mancata negli anni precedenti. Magari vincevo una bella partita, poi perdevo quella successiva. Adesso sto vincendo diverse partite consecutive (A Milano già 5, ndr) e questo mi fa molto bene. D’altra parte si matura e si cresce. Io sono nel pieno della maturazione e sono molto soddisfatto, non tanto per i punti – aspetto che guardo relativamente – ma per il livello che sto esprimendo. Le partite di Aix en Provence mi hanno dato molto. Quella contro Gulbis è stata molto bella, sono rimasto concentrato per tutta la partita, ho prestato massima attenzione al servizio ma ciò che mi ha reso felice è stato rendermi conto che non c’è una differenza abissale, neanche con un talento incredibile come Tomic. Intendiamoci: sono stati top-10 e top-20 ma adesso veleggiano tra il numero 100 e 200. Per quanto mi riguarda ho capito che non c’è grande divario tra il sottoscritto, numero 350 ATP, e i top-200. C’è semplicemente bisogno di costanza, giocare bene ed essere sereni”.

CHALLENGER E MOTIVAZIONI – Questo Mager, in effetti, trasmette una viva serenità anche quando parla di obiettivi. Se è vero che è importante concentrarsi sul livello, i numeri sono altrettanto fondamentali. “Il mio obiettivo principale è arrivare a giocare le qualificazioni all’Australian Open 2019. Sto giocando per uscire dal limbo attuale, tra n.300 e n.450”. Anche la programmazione è incentrata in questo senso, tenendo conto che le riforme ITF dovrebbero invalidare, a partire dall’anno prossimo, i punti conquistati nei tornei Futures. “Per questo continuerò a giocare tornei Challenger. Fino a quando sarà possibile, la mia strada sarà questa”. Il torneo dell’ASPRIA Harbour Club, può certamente dargli una mano, anche perché a Milano ha spesso ottenuto buoni risultati. “A Milano mi sono sempre trovato molto bene: mia sorella studia qui, la sorella della mia fidanzata vive qui, ho tanti amici e mi sono sempre sentito a mio agio”. A chiudere, una riflessione sul grande exploit di Marco Cecchinato al Roland Garros e a tutto quello che può rappresentare per i giovani tennisti italiani. “Mi ha aiutato tantissimo. Vedere “Ceck” ottenere questo risultato è una fonte di ispirazione per tutti noi. Ci ha dimostrato che si può fare, che nulla è impossibile. Inoltre ritengo che la concorrenza sia un fattore molto positivo: se un giocatore fa buone cose, diventa una fonte di ispirazione e tutti gli vanno dietro”. Per un posto in semifinale, Mager troverà un altro portoghese: l’asticella delle difficoltà è sempre più alta, poiché sfiderà il numero 2 del tabellone Pedro Sousa, vincitore in due set su Federico Gaio. Il faentino era partito bene, con un break in avvio, ma ha pagato la scarsa concretezza nelle palle break. Ne ha avute dieci, sfruttandone solo una. Si spiega così il 6-3 6-4 che premia il portoghese, giocatore un po’ naif ma molto efficace, accompagnato a Milano dall’ex top-100 Rui Machado.

ARNABOLDI VINCE IL DERBY AZZURRO – Il secondo azzurro nei quarti sarà Andrea Arnaboldi. Per la seconda volta in quattro mesi, il canturino ha superato Gianluigi Quinzi. Visti i recenti risultati, si pensava che fossero maturi i tempi per un successo di “GQ”, invece una condotta molto attenta ha premiato Arnaboldi in una battaglia durata quasi due ore e mezzo. Per la quarta volta in stagione, Arnaboldi raggiunge i quarti di un torneo Challenger. È finita 7-5 2-6 6-3 ma il match ha avuto il picco di intensità emotiva in avvio di terzo, quando Quinzi si è trovato per due volte avanti di un break (2-1 e 3-2), ma Arnaboldi ha saputo elevare la qualità del suo tennis. Con geometrie ordinate, allargando il campo, variando tagli e rotazioni, ha impedito a Quinzi di adottare con continuità il forcing da fondocampo, soprattutto con il rovescio. Arnaboldi ha trovato il break decisivo all’ottavo game e non ha concesso nulla nell’ultimo game. Un successo importante per il morale e la classifica di “Arna”, che nei quarti avrà un match insidioso contro Thiemo De Bakker (n. 289 ATP, ma con un passato da n.40). L’olandese ha superato in tre set lo spagnolo Mario Vilella Martinez: la notizia interessante è che Arnaboldi ha vinto entrambi gli scontri diretti, il primo in un Futures spagnolo nel 2012 e il secondo tre anni fa, al Challenger di Napoli. C’è un pizzico di delusione per Quinzi, capace di adottare con continuità la tattica giusta (spingere sul rovescio di Arnaboldi, attaccarlo sul rovescio e chiudere con la volèe) soltanto nel secondo set. Arnaboldi-De Bakker chiuderà il programma di venerdì (non prima delle 17.30), mentre i match inizieranno alle 12.30 con Domingues-Djere, mentre Mager-Sousa scenderanno in campo alle 15. Programmato sul campo Grandstand il match tra Rogerio Dutra Silva e Pedja Krstin. L’ingresso sarà ancora gratuito, poi sabato e domenica i tagliandi saranno disponibili al costo di 12 euro.

 

Ufficio Stampa ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS

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Australian Open: Mladenovic e Dodig trionfano nel doppio misto

La coppia formata dal croato e dalla francese vince il suo primo Slam in coppia

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Kiki Mladenovic e Ivan Dodig con il trofeo all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Altro titolo Slam in doppio per Kiki Mladenovic e Ivan Dodig, questa volta insieme e nel doppio misto. La coppia franco-croata ha battuto in finale per 6-3 6-4 Jaimee Furlis e Jason Kubler, vincendo così il primo titolo Slam insieme; finale più tranquilla del resto del torneo, visto che sono andati tre volte al super-tiebreak in cinque match (con anche un risicato 10-8 su Polmans e Rodionova agli ottavi).

Questo è il quarto titolo Slam nel doppio misto per Dodig (gli altri al Roland Garros del 2018 e del 2019 e a Wimbledon 2019, sempre in tandem con Latisha Chan). La tennista francese, invece, vince il terzo titolo Slam in carriera nel doppio misto, specialità dove non conquistava un Major da parecchio tempo: i primi due li ha vinti a Wimbledon 2013 e all’Australian Open 2014 in coppia con il canadese Daniel Nestor.

Ora Mladenovic detiene l’invidiabile numero di ben otto Slam vinti in doppio (cinque nel femminile e tre, come detto, nel misto). Anche Dodig aumenta i trofei nel suo palmarès, con questo Australian Open che si aggiunge a quello vinto lo scorso anno nel doppio maschile (con Filip Polasek) e il Roland Garros vinto nel 2015 in coppia con Marcelo Melo.

 

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Australian Open

Ubaldo Scanagatta in radio: “All’Australian Open di Berrettini do 9. Supercoach? Magari più avanti”

Il direttore ha parlato a RAI Radio 1 Sport e a Radio Sportiva della semifinale con Rafa Nadal

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Matteo Berrettini all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Come anticipato ieri, il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta è intervenuto a “Palla al Centro” (trasmissione di RAI Radio 1 Sport) per parlare della sconfitta di Matteo Berrettini contro Rafael Nadal. La trasmissione si può riascoltare a questo link: Palla al centro | Palla al centro del 28/01/2022 | Rai Radio 1 Sport | RaiPlay Sound; l’intervento del direttore è attorno al minuto 33:00. Di seguito i passaggi salienti.

IL MATCH DI BERRETTINI

Queste le parole d’apertura: “Matteo non ha saputo spiegare nemmeno a se stesso perché all’inizio fosse, come ha detto lui, ‘mentalmente piatto’. Quando è sceso in campo non era lui, anche se è contento di aver dimostrato di non essere così inferiore come si è visto nei primi due set, quando Nadal ha fatto quello che ha voluto. Berrettini ha servito molto al di sotto dei suoi standard, basti pensare che contro Carreno Busta aveva messo in campo il 77% di prime palle con l’88% di conversione. Invece oggi, soprattutto nel secondo set, è stato al di poco sopra del 60%. In questo modo Nadal poteva trovargli il rovescio facilmente, e quello è un colpo che lui soffre perché è decisamente inferiore ai due fondamentali da fondo campo di Nadal”.

Ha poi aggiunto: “Un minimo di rimpianto c’è, perché nel quarto set è andato due volte sul 15-30 in risposta, peraltro dopo aver vinto 23 punti di fila al servizio. Se in quel frangente non avesse sbagliato quei dritti forse sarebbe riuscito a trascinarla al quinto. Ho parlato con Vincenzo Santopadre e lui mi ha detto, ‘andiamo via orgogliosi di aver tenuto sveglia l’Italia di notte, Matteo sarà N.6 ATP e si avvicina sempre di più ai migliori’. Purtroppo però [negli Slam] non è ancora riuscito a battere i Top 10“.

 

IL FUTURO DEL N.1 AZZURRO

A proposito di Santopadre, un tema che sta prendendo piede in questi giorni è quello di una potenziale supercoach da aggiungere al team del capitolino. Qualche giorno fa non sembrava fattibile, ma ora… “Vincenzo mi aveva detto di no nei giorni scorsi, mentre oggi Matteo oggi non l’ha escluso ma ha detto che magari succederà fra 6-8 mesi, lui è contento di Vincenzo e non lo ritiene necessario. A volte il supercoach è stato quasi più una scelta di marketing, per esempio con Djokovic e Becker, anche se va detto che con il teutonico Djokovic ha ottenuto forse i suoi migliori risultati, ma il suo ‘vero’ coach è sempre stato Vajda. Anche Edberg non so che impatto reale abbia avuto con Federer. Un’accoppiata che ha sicuramente funzionato è quella fra Ivan Lendl ed Andy Murray, che con lui ha vinto Wimbledon“.

Cosa aspettarsi adesso da Berrettini? “Lui ha avuto un processo di crescita più lento rispetto ad altri, solo nel 2018 era N.54. Ha sempre continuato a fare passi avanti: anche quando ha raggiunto la Top 10 nel 2019 in tanti pensavano che non meritasse di stare lì perché vedevano un rovescio non all’altezza, mentre magari con Sinner tutto sembra già ad un ottimo livello, con tanti margini di miglioramento ma senza grossi difetti. Con Berrettini invece si vede sempre questo punto debole, anche se lui l’ha migliorato molto. […] Matteo è uno che può fare punti su tutte le superfici, ma un problema rimane: negli Slam ha vinto al massimo contro il N.13 ATP Gael Monfils allo US Open 2019. Detto questo non è colpa sua se lo scorso anno l’unico Top 10 che ha trovato negli Slam ha trovato solo Djokovic, magari contro qualcun altro avrebbe vinto“.

UN PRONOSTICO PER LA FINALE

Due parole anche sull’attesissima finale di domenica che vedrà di fronte Daniil Medvedev (che ha battuto Tsitsipas) e Rafa Nadal: “Oggi ho sentito che McEnroe dà Medvedev vincitore del torneo, ma nel tennis basta un minuto di deconcentrazione e perdi la partita, come successo a Berrettini oggi. E poi come fai a dare per sfavorito Nadal alla finale N.29 in uno Slam con la possibilità di vincere il N.21 e superare Federer e Djokovic?

LE PAROLE A RADIO SPORTIVA

Verso le 15, Ubaldo ha parlato anche a Radio Sportiva, chiosando sul torneo di Berrettini in questo modo: “Gli do 9 per quanto fatto in questo torneo“. Per quanto riguarda la finale non si è sbilanciato ma ha detto: “Di sicuro Nadal non potrà fare così bene contro il rovescio di Medvedev. Di sicuro però non mi aspettavo che fosse tanto in forma dopo esser stato fermo per sei mesi: se vincesse arriverebbe a 21 Slam prima ancora di giocare il Roland Garros dove è sempre il favorito“.

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Australian Open

Australian Open, Tsitsipas mastica amaro: “Potevo vincere. Coaching? Fidatevi, lo fanno tutti”

Dopo la sconfitta in semifinale, l’ellenico non le manda a dire: “Non si può certo dire che Medvedev sia tra le persone più mature”

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Stefanos Tsitsipas all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Stefanos Tsitsipas ci prova, resiste, ma alla distanza deve cedere di fronte a un Daniil Medvedev superiore alla distanza, ben evidenziato dal 7-6 4-6 6-4 6-1 finale. Il russo conquista la sua seconda finale consecutiva all’Australian Open dopo quella dell’anno scorso – persa in tre set contro un Djokovic tirato a lucido – mentre al greco non resta che l’amaro in bocca per quella che è la sua terza eliminazione in semifinale in altrettante partecipazioni a Melbourne (questa è la prima volta che riesce a vincere un set).

Una sconfitta che a Tsitsipas certamente lascia il segno, anche alla luce dei rapporti tutt’altro che idilliaci con il suo avversario odierno. Di seguito le sue dichiarazioni più significative nella conferenza stampa al termine del match.

Hai forse avuto un po’ di sfortuna, ma considerando il breve tempo a tua disposizione nella offseason e la tua operazione, come ti sentiresti di definire il tuo torneo?

 

Tsitsipas: “Innanzitutto sono molto contento di aver avuto l’opportunità di giocare qui, davanti ai miei fans (greci e non). L’Australia ha un posto speciale nel mio cuore e io, quando gioco qui, mi sento sempre a casa. Sono fortemente convinto che riuscirò a fare molto bene qui un giorno e a dare gioia e felicità agli australiani e alla comunità greca. È un torneo che amo moltissimo e in cui voglio senz’altro crescere ancora”.

Che cosa ne pensi del tuo match? Livello alto, ma il risultato credo non sia soddisfacente. Qual è la tua visione?

Tsitsipas: “Beh, una sconfitta è una sconfitta. Chiaramente sono una persona che cerca di combattere fino all’ultimo punto, ma lui ha giocato meglio. Ha giocato davvero un buon tennis. Io cerco di trarre solamente le cose positive da questa partita, non mi focalizzerò su quelle negative. Mi aspetta una lunga stagione, con molte opportunità che credo riuscirò a cogliere per ottenere il meglio dal mio tennis, ma anche dalle mie esperienze. Mi aiuterà a migliorare fisicamente, mentalmente e, in generale, farà bene al mio gioco. Vedo la partita di oggi come una lezione che potrò usare per progredire”.

Per gran parte del match hai giocato davvero bene, ad un livello di tennis molto alto. È più facile, a livello emotivo, giocare bene e perdere o giocare male e perdere?

Tsitsipas: “Penso di aver giocato molto meglio dell’ultima volta. L’anno scorso ero completamente esausto dopo la vittoria in cinque set contro Rafa. Non sono riuscito a recuperare come volevo, mentre quest’anno sono stato in partita fin dal primo punto. Sentivo bene i miei colpi, ma mi sentivo bene anche mentalmente e in termini di convinzione e passione sul campo. È stata una partita molto lottata e il primo tie-break è stato importante, avrei potuto vincerlo. Forse avrei dovuto seguire una tattica diversa, ma di nuovo, è una lezione. Vincere il tie-break del primo set sarebbe stato molto importante. Ho avuto delle opportunità per farlo, ma non ci sono riuscito. Sarebbe stata una partita diversa se lo avessi vinto”.

Quando Medvedev perde la calma cerchi di non dare peso alla situazione o credi che, al contrario, possa esserti favorevole perché sente la pressione?

Tsitsipas: “Beh, è senz’altro divertente! Comunque, io non ci do molto peso, conosco giocatori che agiscono così per intaccarti mentalmente: potrebbe essere una tattica, per me non è un problema. In ogni caso, non si può certo dire che sia tra le persone più mature”.

Medvedev ti ha accusato di ricevere consigli dal tuo angolo e, nel quarto set, c’è effettivamente stata una sanzione nei tuoi confronti. Ti stavano dando indicazioni?

Tsitsipas: “No. Mi avete visto, ho perso il conto del risultato due volte in due partite. Non posso ascoltare tutto quello che c’è intorno a me mentre gioco, è impossibile. Il rumore del pubblico è fortissimo ad ogni punto, dovresti avere un super-udito per riuscire a sentire che cosa ti dice il tuo allenatore. L’altro giorno mi sono messo a ridere perché, credo durante la partita contro Paire, il mio coach era forse a cinque chilometri di distanza e in qualche modo ho comunque ricevuto un warning. Credo sia stato il momento più divertente dell’Australian Open”.

Ti ha dato fastidio? Perché da quanto hai ricevuto il warning non hai più vinto un game. Volevo sapere se questo fatto ti avesse irritato.

Tsitsipas: “Ci sono abituato, sono stato etichettato molto tempo fa. Credo di averne ricevuti un paio in passato, e da lì gli arbitri fanno sempre attenzione al mio angolo, mai a quello del mio avversario. Credo di essere vittima di questa situazione da tanto tempo ormai, ma del resto cosa posso farci? Non credo che gli arbitri potranno mai capire che non riesco a sentire niente quando gioco perché cerco di trovare soluzioni e di leggere le situazioni di gioco, ricreandole nella mia testa prima che inizi il punto. L’ultima cosa che voglio è che qualcuno mi dia consigli su quello che dovrei fare. Non sono il tipo di persona che ascolta consigli durante un match. Forse solo in allenamento. Forse”.

Riesci ad identificare alcune eventuali modifiche da apportare al tuo gioco per passare allo step successivo?

Tsitsipas: “Credo di essere già passato allo step successivo, mentre il prossimo sarà servire senza dolore, una cosa che non sono riuscito a fare quando il mio servizio, qualche mese fa, era nel suo momento peggiore, visto che dovevo convivere con un dolore atroce ogni volta che servivo. Sono molto felice ed orgoglioso di aver superato questo momento e di essere riuscito a tornare più forte, giocando senza dolore. Devo molto al mio servizio. Ho fatto un grande lavoro, portandolo ai suoi massimi picchi in termini di percentuali e potendolo sfruttare, più di prima, come un’arma. Oggi è andata male, lui è riuscito a coprire il campo molto bene mentre servivo, ottenendo profondità e potenza dai suoi colpi”.

Mi chiedevo, hai mai parlato con tuo padre dicendogli di non parlare?

Tsitsipas: “Sì, abbiamo già avuto questa discussione. Mio padre è una persona che, quando entra in un clima di tensione e azione, ha come unica medicina il parlare, e non lo si può fermare: è naturale. Io ci ho discusso, ho provato e ho buttato via tanto tempo cercando di trovare una soluzione insieme, ma è parte di lui. Sono sicuro che continuerò a ricevere delle sanzioni per coaching, anche se non ascolterò mai una singola parola di quello che dice lui. Possono fare quello che vogliono se credono sia la cosa giusta. Questa è stata anche una delle ragioni per cui, l’anno scorso ho rilasciato delle dichiarazioni pubbliche attraverso i miei social media, esprimendomi a favore del coaching semplicemente perché gli allenatori lo fanno comunque. La maggior parte dei giocatori riesce a ricevere indicazioni e lo fa anche in modo intelligente, ve lo garantisco. Ho visto molte situazioni in cui non viene detto veramente nulla agli allenatori, ma nel caso di mio padre non è mai successo. Consentendo il coaching, credo che ci sarebbe meno tensione e più chiarezza in ogni suo aspetto”.

Hai parlato della mancanza di maturità di Medvedev, cosa pensi di lui come persona? Come lo separi questo da quello che pensi di lui come avversario?

Tsitsipas: “Sicuramente è un grande avversario. Corre come un maratoneta, potrebbe correre per ore e ore. Non sono sicuro che questa sua caratteristica possa durare a lungo, dato che corre davvero molto. Osservando le esperienze di altri giocatori e campioni, o addirittura campioni Slam, questo modo di giocare ha avuto un grande impatto sul loro fisico. In ogni caso, rispetto il fatto che lui riesca a correre così tanto e a rendere la partita molto fisica in ogni punto. È uno dei più grandi combattenti insieme a Nadal: credo si sia guadagnato questo titolo”.

Articolo a cura di Giovanni Pelazzo

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