Wimbledon, i numeri: Federer è il re della rete, Nadal sul podio – Ubitennis

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Wimbledon, i numeri: Federer è il re della rete, Nadal sul podio

Le statistiche della prima settimana. Roger e Rafa molto bene al volo, Camila Giorgi luci e ombre al servizio

Luca Baldissera

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dal nostro inviato a Londra

Domenica di mezzo ai Championships, tempo di dare un’occhiata alle dettagliatissime statistiche che ci vengono fornite riguardo alla prima settimana. Sono le più indicative, soprattutto quelle relative al totale degli incontri disputati, perchè avendo avuto in campo almeno una volta ogni singolo tennista maschio e femmina, possono dare un’idea abbastanza precisa di come si è giocato quest’anno sui prati di Church Road. Iniziamo con le tabelle dei servizi.



Come vediamo, nessuna sorpresa, Isner e Raonic dominano (insieme a Karlovic), attenzione a Khachanov, prossimo avversario di Djokovic, terzo per ace messi a segno, ma anche quarto come doppi falli commessi. Doppi falli che vedono piuttosto in alto Gulbis, bene invece la velocità della prima di Berrettini, è ai livelli di del Potro. Passiamo alle donne.



Julia Goerges comanda come ace, bene Serena Williams, anche come velocità di punta. La nostra Camila Giorgi è ben messa sia nella classifica delle battute imprendibili, sia in quella dei chilometri all’ora. Purtroppo, è la prima in quella dei doppi falli commessi, 31 in tre match sono tanti.
Vediamo ora come si sono comportati maschi e femmine nei pressi della rete, iniziando dagli uomini.


Roger Federer è stato il migliore come percentuale di realizzazione (ben l’84%), su un campione abbastanza rappresentativo (63 discese). Sorprendente il secondo posto di Denis Istomin, che però ha giocato una sola partita, ottimo – se ci fosse bisogno di sottolinearlo ancora – Rafa Nadal, terzo assoluto, appena sotto Federer come percentuale (82%), è addirittura sceso a rete 3 volte più dello svizzero. I dati sul serve&volley vedono in testa i soliti noti, tra quelli ancora in gara Raonic e Isner seguono direttamente il servizio un quarto abbondante delle volte. Bella propensione all’attacco anche del nostro mitico Paolino Lorenzi. Vediamo le donne.


Qui, come prevedibile, i dati sono riferiti a numeri talmente piccoli e disomogenei da dare poche indicazioni attendibili. L’unica che è andata a rete una quantità significativa di volte è Julia Goerges, 63 discese come Federer, con un’ottima realizzazione del 78%, come Pliskova, ma Karolina ha toccato la palla al volo metà delle volte. Sul serve&volley a livello femminile, meglio stendere un velo pietoso, e rivolgere un pensiero nostalgico a Navratilova, Mandlikova e Novotna.

Per concludere la carrellata di numeri, vediamo le tabelle totali relative a ogni singolo incontro disputato nei primi tre turni del torneo. Ci possono dare indicazioni attendibili sulle tendenze generali, su come si gioca sull’erba oggi insomma.


Il quadro generale che emerge vede diversi dati a mio avviso interessanti (i numeri sono percentuali rispetto al totale dei punti giocati): gli uomini fanno più vincenti che errori (17% winners contro 13% unforced), le donne il contrario (15% winners contro 16% unforced). Si fanno più punti (e si sbaglia di più) con il dritto che con il rovescio, prevedibilmente. Sia gli uomini che le donne hanno buone percentuali a rete (64% di realizzazione per entrambi), così come nè gli uomini (46%) nè le donne (48%) arrivano a vincere la metà degli scambi giocati da fondocampo. Insomma, non di molto, ma conviene attaccare. D’altronde, se non lo si fa su erba…

 

Tutti questi numeri, alla fine, ci hanno consegnato 16 ragazze e 16 ragazzi che da oggi si giocheranno il sogno di chiunque abbia mai preso in mano una racchetta da tennis: vincere Wimbledon. Buona seconda settimana a tutti.

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Numeri: la continuità di Medvedev, il titolo inatteso di Londero

Da ottobre a oggi, nessuno ha vinto più partite di Medvedev: la top 10 sembra il prossimo passo. A Londero riesce invece una piccola impresa riuscita solo tre volte in Era Open. Berrettini? Il futuro nasconde insidie

Ferruccio Roberti

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Daniil Medvedev - Brisbane 2019 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

0 – le partite vinte nel circuito maggiore da Juan Ignacio Londero prima del Cordoba Open. Il 25enne tennista argentino, sino alla scorsa settimana, aveva sconfitto in carriera solo due volte tennisti nella top 100: Schwartzmann nel novembre 2015 (allora 72 ATP) e Millman lo scorso maggio. Mai era emerso a un livello superiore al circuito Challenger: lo scorso aprile era ancora fuori dai primi 350 giocatori del mondo, vantava solo una fugace apparizione nella top 200 (nel 2014, quando era salito sino al 187 ATP) e appena due partecipazioni a main draw di eventi ATP. Proprio dieci mesi fa, vincendo il primo Challenger della carriera a Città del Messico, è arrivata la vera svolta: sempre sulla terra rossa, bissava poi il successo a Marbourg, raggiungendo anche una finale sulla sua superficie preferita, ancora nel circuito minore, a Tampere. Con una serie di altri buoni piazzamenti nei challenger ha conquistato a inizio 2019 il best career ranking di 112 ATP, una classifica che gli ha permesso di farsi notare e di diventare il settimo argentino nel ranking, meritandosi così una wild card alla prima edizione del torneo di Cordoba. Nemmeno lui poteva immaginare di vincerlo e, invece, è diventato il terzo tennista dell’Era Open a conquistare un torneo senza prima aver vinto una partita a livello ATP, dopo i titoli di Ventura nel 2004 a Casablanca e di Darcis ad Armersfoort nel 2007. Un cammino, il suo, iniziato sconfiggendo ai sedicesimi il primo top 50 della carriera, Jarry (6-2 7-6), proseguito con l’eliminazione di Sonego (7-5 6-3) e coronato con la vittoria, dai quarti in poi, di tre derby albiceleste contro, nell’ordine, Cachin, 280 ATP, (6-4 7-6) e due top 100, Del Bonis (6-1 6-0) e Pella (3-6 7-5 6-1). Le prossime settimane ci diranno se si tratterà della bella favola di una meteora o dell’inizio di una carriera in pianta stabile tra i migliori tennisti del mondo.

3 – le partite vinte da Camila Giorgi nei nove incontri di singolare giocati in Fed Cup. Un amore mai nato tra la 27enne marchigiana e la nazionale italiana: non solo per i lunghissimi 26 mesi (tra aprile 2016 e giugno 2018) di durata della battaglia legale tra lei e la Federtennis, seguiti al suo rifiuto di partecipare nella primavera di tre anni fa al play-off del World Group di Fed Cup in programma a Lleida tra Spagna e Italia. La numero 1 azzurra tornava dopo tre anni esatti nello scorso weekend a giocare per l’Italia a Biel (Svizzera), in un tie del World Group che, se vinto, avrebbe consentito alla rappresentativa azzurra di provare ad aprile a rientrare nella serie A della Fed Cup. Non è andata così: l’Italia ha perso molto nettamente per 5-0, nonostante avesse la migliore classificata – Giorgi appunto – tra le dieci convocate per l’incontro giocato alla Swiss Tennis Arena di Biel. La numero 28 del mondo aveva la responsabilità di trascinare una rappresentativa azzurra debole. Oltre a lei, poco ci si poteva attendere da Errani al rientro nell’attività agonistica dallo scorso giugno -a causa di una squalifica per doping da lei sempre rinnegata- e da altre tre azzurre (Trevisan, Paolini, Chiesa) nemmeno presenti nella top 150 WTA. Camila ha invece deluso sia contro Bencic, 45 WTA, (contro la quale era due pari nei confronti diretti), raccogliendo appena sei game, che, soprattutto, contro Golubic, 1o1 WTA, vincitrice contro di lei col punteggio di 6-4 2-6 6-4. Giorgi aveva già risposto a cinque convocazioni e solo in una, la prima, il suo contributo era stato decisivo per il passaggio del turno: cinque anni fa nei quarti del World Group sconfisse una 19 enne Keys, già nella top 40 WTA. Per sua fortuna, ora torna il circuito e di Fed Cup non si parlerà che ad aprile.

4 – i tennisti italiani presenti nell’attuale top 50 del ranking ATP: un ottimo risultato, il cui raggiungimento è stato permesso dalla splendida settimana vissuta a Sofia da Berrettini, capace di sconfiggere prima Istomin (6-4 7-6), poi, per la prima volta nello stesso torneo, due top 30, tra l’altro superati entrambi in rimonta: Khachanov (6-7 6-3 6-4) e Verdasco (4-6 7-5 6-4). Curiosamente, la settimana che ha preceduto questo positivo traguardo è stata molto negativa per i primi tre giocatori azzurri, tutti sconfitti all’esordio. Se Seppi, reduce dal rientro dalla trasferta indiana di Davis, aveva subito una eliminazione per tanti versi accettabile (6-2 7-6) dal top 50 Fucsovics, ben peggiori erano state le quelle rimediate da Fognini e Cecchinato, prime due teste di serie nella prima edizione dell’ATP 250 argentino di Cordoba. Il ligure ha perso malamente (6-1 6-4) da Bedene, tra l’altro sempre sconfitto negli otto precedenti; il siciliano è invece incappato nella terza sconfitta consecutiva all’esordio nel 2019, venendo eliminato da Jaume Munar (6-3 3-6 6-1). Una settimana che aveva visto anche le eliminazioni all’esordio di Fabbiano (contro Ivashka per 4-6 6-4 6-3) a Montpellier, del lucky loser Lorenzi (6-1 6-3 da Pella) a Cordoba e di Travaglia a Sofia (sconfitto 6-4 6-3 da Struff), con il marchigiano quantomeno bravo a qualificarsi (sconfiggendo Ward e Gerasimov). Stefano è stato uno dei due italiani (Arnaboldi, Caruso, Donati, Gaio, Quinzi e Vanni non ce l’hanno fatta) a riuscirci nei tre tornei della scorsa settimana. L’altro è stato Giannessi, bravo a imporsi al tie break del terzo sulla wc, il 18 enne brasiliano Seyboth Wild, e a strappare un set al top 20 Schwartzman. Sempre a Cordoba, il numero 6 azzurro, Sonego, è tornato a sconfiggere un top 100, come non gli accadeva da Roma 2018: dopo aver eliminato Andujar (6-3 6-2), si è però fatto fermare dalla wc locale Londero (7-5 6-3).

 

10 – le partite vinte da Tomas Berdych nel 2019, appena una in meno delle vittorie raccolte complessivamente nel per lui disgraziato 2018, terminato fuori dai primi 70 del mondo a causa dell’infortunio alla schiena che lo aveva costretto a interrompere la stagione dopo il Queen’s. Nonostante non debba essere facilissimo ritrovarsi con quella classifica dopo aver terminato per otto stagioni (dal 2010 al 2017) nella top ten e per dodici nella top 20 (2006-2017), il 33enne ceco – ex 4 ATP , vincitore di 13 titoli in carriera e finalista a Wimbledon nel 2010 – ha saputo ritrovare gli stimoli giusti e la fiducia per tornare ad esprimersi ad alti livelli. Reduce da un 2018 con una sola semifinale all’attivo, nel piccolo ATP 250 di Marsiglia ,ha inaugurato il 2019 raggiungendo a Doha la finale, un turno che non centrava da maggio 2017 (Lione) e ben diciannove tornei ai quali aveva partecipato. I punti della finale in Qatar e gli ottavi a Melbourne (grazie a tre vittorie contro top 20 come Edmund, Cecchinato e Schartzman), erano una buon indizio della ritrovata competitività, confermata a Montpellier, un torneo vinto nel 2012, anno della sua unica partecipazione al Open Sud de France. Accettando la wild card degli organizzatori, ha prima rimontato Bachinger (5-7 6-3 6-3), poi ha avuto vita facile su Paire (6-2 6-0). Per raggiungere la semi, nei quarti ha dovuto annullare due match point e lottare per 2 ore e 44 minuti per avere la meglio su Krajinovic (7-6 6-7 7-5). Arrivato senza troppe energie alla semifinale, si è arreso a Herbert, vincitore col punteggio di 6-2 7-5.

16 – le top 30 WTA impegnate lo scorso week-end nelle sfide del primo turno del World group I e del World Group II della Fed Cup. Oltre a Barty, Buzarnescu, Collins, Garcia, Giorgi, Kasatkina, Keys, Kontaveit, Mertens, Ostapenko, Sevastova, Tsurenko e Vekic, la massima competizione a squadre nazionali femminili del tennis è stata nobilitata dalla presenza di una freschissima top 10, Sabalenka, e di due top 5 e ex numero 1 come Halep e Karolina Pliskova. Queste ultime due si sono affrontate in un piacevolissimo match nel corso della sfida di Ostrava tra Repubblica Ceca e Romania (con Simona trascinatrice della sua selezione, passata in semifinale anche grazie alla sua serie aperta di sei singolari vinti in Fed Cup). Un’entry list non eccezionale, ma comunque degna di un buonissimo torneo WTA della categoria Premier. Inutile nasconderlo: anche nella versione femminile della Coppa Davis non sono mancate defezioni importanti, ma il livello medio è stato ben maggiore di quello visto la settimana scorsa negli spareggi d’accesso alle finali della nuova Davis e anche a quello di un primo turno della Davis nel vecchio formato degli scorsi anni. La dimostrazione migliore che -qualunque sarà il successo della nuova formula in programma il prossimo novembre a Madrid – per far tornare a giocare i migliori tennisti con le loro rappresentative non per forza l’unica soluzione plausibile era rappresentata da quella adottata dal gruppo Kosmos.

25 – le partite vinte da inizio ottobre a oggi da Daniil Medvedev, un bottino di successi negli ultimi cinque mesi numericamente superiore a tutti gli altri tennisti del circuito. Sebbene nel tennis conti di certo maggiormente la qualità dei successi e degli avversari sconfitti (nemmeno un top ten figura nell’elenco degli avversari battuti da Daniil), va anche notato che, contemporaneamente, Medvedev abbia rimediato solo sei sconfitte nello stesso lasso temporale. Per capire il livello del tennis raggiunto negli ultimi mesi dal 23enne russo, aiuta infatti notare come tutte le partite da lui perse siano arrivate contro tennisti nell’attuale top 15 del ranking: due volte Federer (a Shanghai e Basilea), Djokovic (Melbourne), Nishikori (Brisbane), Khachanov (Mosca) e Coric (Bercy). L’attuale 16 ATP, che pure nella prima parte del 2018 aveva messo in bacheca i primi due titoli della carriera (Sydney e Winston Salem), portandosi a ridosso della top 30, ha incamerato il 65% degli attuali 2140 punti della sua classifica da ottobre in poi. Ha trionfato all’ATP 500 di Tokyo in finale su Nishikori e la scorsa settimana a Sofia, raggiungendo la finale a Mosca e Brisbane, la semifinale all’ATP 500 di Basilea e gli ottavi a Melbourne (dove ha strappato un set a Djokovic, risultando in assoluto il tennista ad averlo messo maggiormente in difficoltà). Nella capitale bulgara ha incontrato difficoltà (5-7 6-2 6-2) solo nel suo esordio contro Haase, per poi condurre in porto senza troppi patemi le partite contro tre tennisti tra la 30° e la 50° posizione: nell’ordine Klizan (6-4 6-1), Monfils (6-2 6-4) e Fucsovics (6-3 6-4). A 23 anni appena compiuti, sembra pronto a lanciare l’assalto alla top 10.

46 – la nuova posizione di Matteo Berrettini nel ranking ATP, la migliore sinora mai raggiunta in carriera. Un piazzamento che promette bene per il prosieguo della sua carriera: senza voler caricare di inutili pressioni Matteo, fa ben sperare vedere quanto in alto sia già arrivato grazie al duro lavoro compiuto assieme al suo staff. Uno dei luoghi comuni del tennis è che non sia uno sport adatto ai maschi italiani, troppo mammoni e viziati per fare la dura vita richiesta per emergere ad altissimi livelli in questo sport. Berrettini però, molto centrato mentalmente sulla sua carriera, sta provando a sfatarlo. Per provare a capire quali siano le potenzialità della sua crescita, una qualche indicazione può darla osservare quanto avessero fatto alla sua attuale età, 22 anni e 10 mesi, i due migliori tennisti azzurri degli ultimi trent’anni, per continuità ad alti livelli e risultati raggiunti: Fabio Fognini e Andreas Seppi.

Entrambi arrivati prima di Berrettini nella top 100, hanno fatto più fatica del romano a superare il gradino successivo, l’accesso nelle top 50, avvenuto a quasi 24 anni sia per il ligure che per l’altoatesino. Ma se Matteo ha già vinto un torneo (Gstaad) e Seppi e Fognini hanno dovuto aspettare i 26 anni per riuscirci, il romano, con tre partite vinte contro top 20 su tre superfici diverse (Baustista Agut a Gstaad, Sock a Wimbledon, Khachanov sull’ Hard indoor), ha fatto meglio di Fognini ma non di Seppi. Prima dei 23 anni, Seppi aveva infatti già vinto sette volte contro top 20 (e due contro top 10). Ovviamente il nostro è più un esercizio utile a ripercorrere la prima parte delle carriere dei nostri ultimi migliori tennisti che per ricavare serie indicazioni per il futuro di Matteo. Per integrare queste curiosità statistiche, aggiungiamo solo che altri tre azzurri entrati fugacemente nella top 20, Camporese (22 anni e 3 mesi), Gaudenzi (20 anni e 10 mesi) e Furlan (21 anni) sono riusciti prima dell’allievo di Vincenzo Santopadre ad entrare nella top 50. Comunque sia, il tennista romano è il primo a sapere che adesso, rispetto all’ottimo lavoro già svolto, si fa tutto infinitamente più difficile per lui: glielo potrebbe ricordare un altro azzurro ancora in attività, Bolelli, entrato nella top 50 in età più giovane di Berrettini, ma autore di una carriera, anche a causa degli infortuni, prevalentemente fuori da questo range di classifica.

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Il circuito maschile ai raggi X: Berrettini è più ‘arrotino’ di Nadal

I dati raccolti durante la stagione 2018 dimostrano come il dritto di Berrettini sia quello con più topspin di tutto il circuito. In generale l’Italia si piazza con diversi ‘arrotini’. Djokovic, come sempre, è nel mezzo

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Nadal è il giocatore che imprime più topspin? Mannarino quello che arrota di meno? Il rovescio di Kyrgios supera la dieci rotazioni al minuto? Tutte le curiosità sui giocatori del Tour maschile trovano risposta in un semplice grafico. Grazie ai dati forniti da Tennis TV è stato possibile mettere nero su bianco il tasso medio di rotazione dei colpi dei primi cento giocatori del mondo (esclusi i 26 elencati a lato) durante la stagione 2018. Le informazioni sono state raccolte nell’arco di sei tornei, tre su cemento outdoor e tre su terra battuta, ovvero i Masters 1000 di Miami, Montecarlo, Roma, Madrid, Cincinnati e Toronto. Lungo l’asse verticale (ordinate) è indicata la media delle rotazioni al minuto dei rovesci del giocatore, mentre l’asse orizzontale (ascisse) riporta la media delle rotazioni al minuto dei dritti.

(clicca per ingrandire)

L’ANALISI – La rappresentazione cartesiana conferma che tra i Fantastici Quattro Rafael Nadal è il giocatore che imprime maggiore rotazione ai suoi fondamentali, soprattutto, come risaputo, al dritto (in media circa 3200 rotazioni al minuto). Ciò che va sottolineato è invece l’indice medio di topspin del rovescio di Nadal, che è il primo tra tutti i rovesci bimani dell’ATP. Lo spagnolo è ottavo nella classifica generale del rovescio: la top 10 è monopolizzata dai monomani con a capo Richard Gasquet (quasi 3000 rpm). Federer tra i Fab Four fa registrare la differenza meno marcata tra topspin di dritto (circa 2800 rpm) e topspin di rovescio (circa 2300), mentre Novak Djokovic ed Andy Murray hanno medie quasi identiche dal lato sinistro ma si differenziano molto per le rotazioni dal lato del dritto. Il colpo di Murray è quello con meno topspin tra i Fab Four, possibile indicazione del fatto che sia stato proprio il suo dritto – imperfetto tecnicamente – a logorare la sua anca fino al ritiro dalle competizioni. C’è da precisare però che i dati su Murray sono riconducibili a una sola partita, quella persa a Cincinnati contro Lucas Pouille. Quanto a Djokovic colpisce la sua collocazione nel centro quasi esatto del grafico, a dimostrazione dell’equidistanza del serbo dagli eccessi che è probabilmente la chiave principale dei suoi straordinari successi.

ITALIA ARROTINA? – Dividendo l’area del grafico in quattro quadranti si possono classificare quattro gruppi di tennisti distinti: quello in basso a sinistra ospita i colpitori più ‘piatti’ con topspin di dritto e di rovescio poco marcati, quello in basso a destra topspin di dritto marcato e topspin di rovescio modesto, quello in alto a sinistra topspin di dritto modesto e topspin di rovescio marcato, in quello in alto a destra trovano spazio topspin di dritto e di rovescio marcati. Proprio in quest’ultimo quadrante, quello degli ‘arrotini’, finiscono ben tre tennisti italiani. Marco Cecchinato è il secondo giocatore per rotazione impressa al rovescio, mentre si colloca poco oltre la media dalla parte del dritto. Nel lato destro invece primeggiano Fabio Fognini e Matteo Berrettini. Matteo ha addirittura il dritto più arrotato del circuito (3320 rpm circa), davanti a Sock, Kokkinakis e Nadal. Sarà l’omogeneizzazione delle superfici o la tendenza dei tennisti di questa generazione ad essere tecnicamente più completi, ma tra i primi otto dritti con più topspin trovano spazio solo tre tennisti dei quali si possa dire con certezza che si esprimono meglio sulla terra battuta: Fognini e Nadal, appunto, e Thiem.

 

Il dritto di Fognini è poco dietro a quello di Rafa Nadal. L’Italia è dunque un paese di “arrotini”? I dati confermerebbero questa ipotesi, ma non solo. I grandi risultati ottenuti dagli azzurri nel 2018 sono arrivati in larga misura su terra battuta (Ceck al Roland Garros, Fabio a San Paolo, Matteo a Gstaad), superficie che tende a premiare di più chi imprime tanta rotazione ai colpi.

Di sicuro questo dato è la conferma di come la scuola tennistica italiana, almeno finora, abbia impresso come indirizzo di riferimento quello della ‘net clearance‘ marcata. Nella formazione di un tennista l’esercizio cospicuo sul colpo molto arrotato può creare qualche problema quando si passa al professionismo e la necessità di imprimere maggiore potenza ai colpi definitivi si scontra con la difficoltà di controllare l’esecuzione, laddove invece nello scambio a velocità media un dritto profondo con molta rotazione aiuta a tenere l’avversario lontano dalla riga e quindi dalla possibilità di trovare un colpo vincente. Un tasso di topspin elevato non è però necessariamente correlato a un gioco conservativo o meno offensivo, anzi il grafico nel suo complesso dimostra come le tipologie di tennisti siano distribuite in modo piuttosto uniforme in tutti i quadranti. La conferma arriva dedicando attenzione ai ‘piattisti‘.

PIATTISTI – Concentrandoci invece sul quadrante in basso a sinistra, si notano diverse curiosità. Il rovescio di Kyrgios, per quanto possa sembrare con rotazione pari a zero, non è tra quelli più piatti. Juan Martin del Potro ha un tasso di rotazione minore di quello di Nick dal lato sinistro e lo stesso discorso vale per il dritto. Il gioco potente di DelPo è una delle poche eccezioni tra i non “arrotomani”, posto anche che dopo le operazioni al polso l’argentino tende a non esasperare il topspin dalla parte sinistra e a preferire il rovescio tagliato. Daniil Medvedev e Adrian Mannarino, pur essendo fisicamente molto diversi hanno le stesse medie da entrambi i lati del campo, molto simili a quelle di Roberto Bautista Agut. Il gruppo dei giocatori con tassi di topspin modesto è perciò formato in parte da regolaristi e in parte da giocatori che hanno buona attitudine sull’erba, come Gilles Muller e lo stesso Mannarino. In generale, il trend più evidente di questo quadrante è l’assenza di giocatori da terra battuta.

All’estrema sinistra figura Gilles Simon, che ha il dritto con meno rotazione del circuito ATP. Infine, se al vertice alto del grafico si posiziona Rafael Nadal, i colpi più piatti del circuito sono quelli di Mikhail Kukushkin, sotto le 1000 rotazioni al minuto col rovescio e poco meno di 2000 dal lato del dritto.

Mikhail Kukushkin

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Focus

Federer-Tsitsipas a Melbourne: è stato un passaggio di consegne?

La vittoria del giovane greco sul leggendario campione svizzero ha riportato alla mente la vittoria dello stesso contro Sampras a Wimbledon 2001. Ma il parallelo è giustificato?

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Roger Federer e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

La campagna australiana di Roger Federer si è mestamente conclusa quest’anno negli ottavi di finale con il next gen Tsitsipas dopo due cavalcate vittoriose nel 2017 e nel 2018; un paio di spunti d’analisi intimamente correlati stuzzicano l’attenzione degli appassionati: è stata vera gloria quella di Stefanos, e siamo in presenza di un passaggio di consegne come quello avvenuto nel 2001 nel celebre ottavo di finale fra Federer e Sampras? O si tratta per lo più di un inciampo del campione svizzero dovuto a una sua giornata storta?

Cominciamo allora con il confrontare i dati della partita Federer-Tsitsipas con quelli esibiti da Federer nelle ultime due vittorie down under.

 
Federer AO 2017 AO 2018 FED-TSI
1st serve in % 63,00% 62,72% 67%
Point won on 1st serve 79,00% 81,23% 79%
Percentage of total point won on 1st serve 49,77% 50,95% 52,93%
Point won on 2st serve 56% 59,45% 61%

Sotto il profilo del rendimento al servizio non c’è niente da dire: contro Tsitsipas il servizio di Federer ha sicuramente girato più che bene, sotto tutti i punti di vista. Le percentuali di trasformazione sia della prima che della seconda sono assolutamente in linea con quelle delle performance medie del 2017 e 2018. Anzi, si può dire che sotto il profilo del rendimento al servizio Roger ha giocato una partita addirittura migliore rispetto a quelle giocate in media nei due anni precedenti.

Andiamo allora a vedere come sono andate le statistiche sui colpi di rimbalzo.

Federer AO 2017 + AO 2018 FED-TSI
W/UF forehand ratio 105,10% 27,27%
W/UF backhand ratio 57,00% 70,00%
Net points won % 72,50% 76,00%

Quello che ovviamente emerge (e si poteva facilmente notare anche guardando la partita) è che il dritto… è andato completamente a farfalle. Ora, un Federer che non può fare affidamento sul proprio diritto è un Federer a mezzo servizio. Sfortunatamente, si è portato in campo la versione ‘shank‘ di quel colpo. La sensazione è che avrebbero potuto continuare a giocare altre due ore ma i vincenti di dritto sarebbero rimasti una chimera. La cosa meno evidente, è che invece negli altri colpi la competitività di Federer c’è stata eccome: il tanto decantato rovescio di 12/24 mesi fa ha girato più che bene, e se andiamo a vedere il rapporto vincenti-errori non forzati sul lato del rovescio è risultato essere migliore che negli anni vincenti. Anche a rete le cose giravano più che bene.

L’ultimo indicatore della bontà generale della partita di Federer è il confronto delle palle break giocate rispetto a quelle di Tsitsipas, 12 a 3. Prendendo un campione significativo di partite (i match ATP maschili giocati dal 2005 al 2017) solo in 246 casi su 52152 chi ha avuto almeno il quadruplo delle palle break del suo avversario è riuscito a perdere. Stiamo parlando di meno dello 0,5% dei casi, non siamo a livelli di cigno nero ma poco ci manca… La sensazione – indimostrabile, ma appunto di sensazione si parla – è che se quella partita la rigiocano 10 volte, Federer ne esce vincente il più delle volte.

Andiamo allora a vedere le differenze con l’altro match famoso, quello fra Sampras e Federer del 2001.

A titolo informativo ricordiamo che Federer di anni ne aveva 19, mentre Sampras 29. Era un Sampras molto più giovane del Federer odierno, ma che si trovava solo a un anno dal suo ritiro agonistico, cosa che presumibilmente per lo svizzero nel 2019 non sarà (ahinoi) molto diversa dal vero. Per il resto vediamo un po’ di confronti per capire quanto sia sensato parlare di vero passaggio di consegne. Sia chiaro, con questo non si vuole sminuire il valore di Tsitsipas, che quasi certamente diventerà un Grand Slam Winner: si vuole solo stabilire quanto sia sensata l’idea declamata da più parti, ovvero che il match del 2001 sia paragonabile a quello del 2019. E soprattutto, vedere se il valore dell’avversario battuto in quell’occasione dal giovane rampante sia paragonabile a quello del Federer odierno.

Sampras 01 Federer 19
1st serve in % 70% 67%
Point won on 1st serve 77% 79%
Percentage of total point won on 1st serve 54% 53%
Point won on 2st serve 51% 61%
W/UF forehand ratio 164% 27%
W/UF backhand ratio 90% 70%
Break point saved 79% 0%
Break point ratio 79% 400%

Tralasciando il discorso delle palle break, che non richiede ulteriori spiegazioni, si può notare in generale come la prestazione di Sampras sia stata nettamente superiore nei colpi di rimbalzo e paragonabile al servizio. Il dato della seconda di servizio pur essendo favorevole al Federer ’19 è invece significativo perché gli si può dare una lettura non convenzionale: ovvero, nonostante la qualità dei colpi di rimbalzo di Sampras fosse più che buona, il dato di trasformazione sulla seconda di servizio è stato sorprendentemente basso. Viceversa il Roger del ’19 pur con una giornata storta sul colpo a rimbalzo principe, il dritto, è riuscito comunque a portare a casa una buona difesa della seconda di servizio. Ciò significa che pur potendo contare su un buon servizio e dei buoni colpi a rimbalzo Sampras non è riuscito a prevalere. Per avere un’idea di quanto sia stata significativa la performance di Federer nel 2001 sull’erba in risposta basti considerare il dato storico delle percentuali di successo su prima e seconda di servizio a Wimbledon (fonte IBM Watson, Luglio 2017)

Se confrontiamo infine il plus/minus su vincenti ed errori non forzati infatti Sampras aveva chiuso il match con un bilancio positivo, mentre Federer nella sconfitta con Tsitsipas ha finito il match in territorio negativo.

Confrontando ora la prestazione del Tsitsipas ‘19 con quella del Federer ’01 – ovvero i due giovani usciti vincenti dallo scontro con i vecchi leoni – abbiamo ulteriori indicazioni.

Andando a vedere i vari indicatori, gli unici compartimenti in cui Tsitsipas ha mostrato una performance migliore rispetto a quella del Federer ’01 sono quello delle palle break salvate (fondamentale per l’esito della partita) e il successo nel salvare la seconda di servizio. Per il resto, la brillantezza del Federer ’01 appare evidente.

In conclusione, torniamo all’obiettivo dell’articolo: questo match può essere davvero il sigillo del passaggio della guardia? Potrebbe essere, specie se la carriera di Stefanos risulterà luminosa come tanti appassionati di tennis gli augurano. Tuttavia, mettere sullo stesso piano la sua vittoria di quest’anno agli Australian Open con quella ottenuta da Federer nel 2001 su Sampras appare un tantino azzardato. La qualità della prestazione offerta da Roger nel 2001 è stata senz’altro superiore sotto il punti di vista tecnico, battere un Sampras a Wimbledon che serve il 70% di prime palle è roba per pochi, specie con un dritto e rovescio che girano più che discretamente. Sotto il punto di vista mentale invece le due performance si assomigliano, entrambi giocavano contro i loro idoli e sono riusciti a giocare splendidamente i punti importanti.

Federico Bertelli

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